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Trasloco in tempo di guerra

PENSIERI D'AMORE PER LA VITA..

Pensieri di un'italiana mentre c'è guerra in Ucraina

di Lorerdana Ferri
il riposo di repin minIl primo marzo gli operai della società dei traslochi alle 8:00 erano davanti al mio cancello della mia casa di campagna. Dentro, pronti da giorni le scatole di cartone dove ho riunito oggetti vari. Tra questi anche cose che sono diventati ricordi difficili da eliminare, anzi rinunciare. In auto, le valigie, che di solito uso per andare in vacanza non erano mai state così ricolme di indumenti, mentre nel retro, ho sistemato le due gabbiette dei miei amati gatti. Finalmente dopo due anni di stallo, mi riferisco alla pandemia, sono pronta per tornare nella mia città, quella dove sono nata. La solitudine va presa in piccole dosi e lì in campagna, durante il lockdown ne avevo abusato. So che questo sarà per me un grande cambiamento, in quanto dentro di me alberga una contadina, emersa fin da subito. Tuttavia nella nuova casa c’è un altro giardino che mi aspetta, ma questo però è stato ‘il primo amore’. Così, il giorno prima del trasloco, ho dato un ultimo saluto alle mie piante del giardino, un atto da parte mia doveroso per ringraziarlo della sua pace che ogni giorno mi ha donato e per la sua infinita generosità nell’essersi fidato di me quando vangavo la sua terra fertile. In cambio, lui, tutti gli anni mi ha offerto i suoi frutti preziosi.

Facendo ad ognuno un piccolo inchino e abbracciando i loro tronchi, ho iniziato il mio itinerario, dal gigantesco e vecchio pino argentato, per poi continuare nel sentiero che porta alle camelie, una rosa e una bianca. Di sicuro, non potevo non salutare le tre folstizie, che adesso mentre scrivo saranno in piena fioritura, tre soli abbaglianti. Poi nel retro della casa, un fico piantato cinque anni fa. Quanto mi mancheranno i suoi dolci frutti! Nel congelatore ne conservo gelosamente ancora un sacchetto. Per finire il mio roseto. Le sue spine sfiorandole si sono impigliate al mio maglione, come volermi dire: “ Non lasciarmi! Non mi dicevi, quando mi potavi a febbraio tutti gli anni di amarmi e che mai mi avresti abbandonato?” Già, ha ragione, come darle torto, ma come far capire ad una pianta che noi umani abbiamo le gambe e che nel corso della nostra vita non facciamo altro che spostarci da una parta all’altra sperando di trovare una piccola isola dove trovare la felicità?

Comunque alle 11:30 mi trovavo nella nuova casa. La porta è nuova di zecca, così il mazzo di chiavi. Mentre gli operai si apprestavano a sistemare i mie mobili, dalle ampie finestre ho visto le montagne. Le cime di solito in questo mese sono ancora coperte di neve invece sono brulle come fosse il mese di Agosto. Sulle colline, sugli alberi si intravede una primavera ancora acerba, mentre la siccità di questi mesi a prosciugato i fiumi.

Per fortuna la natura non mi ha abbandonato, ho pensato attraversando il nuovo giardino, dove tra poche settimane le mie mani affonderanno in una nuova terra. Sono contenta che il vecchio proprietario lo abbia trascurato, così posso dare sfogo alla mia creatività. Nel frattempo il mio stomaco ha iniziato a brontolare. Il mezzogiorno è arrivato in un baleno. Non ho sentito il batacchio che rintocca la campana. Troppo lontana la chiesa. Troppo lontana la mia casa di campagna. In poche ore era già tutto lontano, sfocato. Non voglio dimenticare, ho imparato molte cose in campagna, ma la nuova casa ha bisogno di me delle mie cure. Il pranzo è stato fugace:un panino con la frittata. Le uova erano della galline della vicina. Un regalo molto apprezzato. Tra un morso e l’altro ho seguito un TG. Le immagini arrivavano dall’Ucraina. La guerra dell’esercito russo si è abbattuta sulle le case ucraine. Un fiume umano scappava spaventato dalle loro amate città: donne con i loro bambini e vecchi, gli uomini più giovani sono rimasti a difendere il vasto territorio. Chi fugge ha portato con se pochi bagagli. Forse qualche ricordo a cui è difficile separarsi? E poi cani al guinzaglio e nelle gabbiette gatti spaventati. I miei sono rimasti nascosti per una settimana sotto il letto. Tuttavia, vedendo quelle immagini un brivido mi ha attraversato la schiena. Ho spento amareggiata e impotente tanto che, quel gesto mi era sembrato poco rispettoso.

Poi la stanchezza a preso il sopravvento. Sentivo il bisogno di una pausa, di un breve riposo. Così, aggirando gli scatoloni sparsi in camera da letto ho raggiunto la vecchia poltrona rossa di velluto. Nella penombra il sonno tardava ad arrivare, mi tornavano alla mente le immagini di quella fuga disperata. Come il mio roseto anche quelle città martoriate non si aspettavano di essere abbandonate così all’improvviso dai loro abitanti. Non era un trasloco, niente di tutto questo. E’ la guerra, quella vera : carri armati, missili, sirene, coprifuoco e per chi è rimasto fame e freddo. E poi i morti, civili e soldati e tanti, tanti, troppi bambini Ucraini e soldati Russi. La guerra si sa non guarda in faccia nessuno. Accidenti! Non è bastata la pandemia, che tra l’altro è ancora tra noi. Ora è il momento di costruire, non di distruggere. Di pensare al clima e altre infinite cose che il virus in questi anni ha fatto emergere vergognosamente. E poi… chi ha scatenato tutto questo non è stanco come tutti? Non sente il bisogno di riposarsi e riflette? E poi... la guerra è una cosa obsoleta, inutile, cosa di altri tempi... ho esclamato delusa.

Per quelli che fuggono, ahimè, sarà un viaggio senza ritorno? Chi può dirlo! La guerra è appena iniziata. Durante la fuga non hanno sentito suonare il mezzogiorno della campana del loro paese. Erano già lontani per sentire il suoi rintocchi. Lungo la strada si saranno fermati per fare un pasto fugace, mentre mangiavano avranno pensano a quelli che sono rimasti e alla loro sorte. Solo la voglia di democrazia li salverà, certo ora li porterà al di là, oltre, ma un giorno si spera non troppo lontano, troveranno la loro isola felice dove affonderanno le mani un una nuova terra per ricominciare.

 

Il quadro a olio è un ritratto della moglie del pittore Russo Il’ja Efimovic Repin dal titolo: “Il Riposo”. Nato a Cuguev, oggi in Ucraina, il 5 agosto del 1844. I suoi ideali erano la libertà, uguaglianza, e fratellanza.
Chi è l'autrice/l'autore
Loredana Ferri
Author: Loredana Ferri
Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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