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Prima in Parlamento, non dopo

CRONACHE&COMMENTI

Più attento all’opinione pubblica preoccupata dal nostro coinvolgimento bellico

di Aldo Pirone
draghi ansa 390 minIeri Draghi ha parlato all’europarlamento di Strasburgo. Tutta la parte del suo discorso sul federalismo europeo, pratico e ideale, “che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso, dall’economia, all’energia, alla sicurezza”, sul rapido superamento del principio intergovernativo dell’unanimità fino alla revisione dei Trattati istitutivi dell’Ue, è condivisibile. Bisognerebbe aggiungere a quegli ambiti anche quello sociale, ambientale e del lavoro, non riassumibili semplicemente nella categoria “economia”. Com'è condivisibile quanto detto, a proposito della guerra in Ucraina, sugli obiettivi dell’Italia. “L’Italia, come Paese fondatore dell’Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella pace, - ha detto - è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica”, “Aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco, per salvare vite e consentire quegli interventi umanitari a favore dei civili che oggi sono e restano ancora molto difficili”. Inoltre, ha sottolineato che “una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati. L’Europa può e deve avere un ruolo centrale nel favorire il dialogo”.

Diciamo che queste affermazioni si collocano più vicino al discorso di Mattarella al Consiglio d’Europa di mercoledì scorso – manca il forte riferimento alla necessità di una nuova Helsinkj e al multilateralismo come metodo di governo del mondo - che non alla strategia angloamericana di una guerra fino all’umiliazione di Putin e della Russia emersa nel vertice di Ramstein, svoltosi al suono dell’inno dei marines Usa. Discorso di Mattarella non a caso pubblicato integralmente sul sito dell’Anpi, citato dal segretario della Cgil Landini e da tutti quelli che chiedono un’iniziativa di pace urgente con proposte concrete da parte dell’Unione europea. Richiesta che viene anche da chi non è d’accordo con l’invio di armi, e da chi è contrario anche all’emanazione di sanzioni alla Russia. Mentre il discorso presidenziale è stato, e anche qui non a caso, pressoché obliterato dagli atlantisti pro Nato forever di casa nostra. Gli aiuti all’Ucraina dell’Italia, perciò, dovrebbero essere traguardati a questa iniziativa europea ancora assente che è cosa diversa dall’impostazione angloamericana.

Il luogo in cui Draghi ha svolto il suo intervento, l’europarlamento, è significativo. Le stesse cose dovrebbe dirle al Parlamento italiano, magari con una qualche respiro mattarelliano in più, andando incontro alle preoccupazioni maggioritarie dell’opinioni pubblica circa un nostro coinvolgimento bellico, senza se e senza ma, al seguito di Usa e Gran Bretagna.

Prima di andare a Kiev da Zelensky e a Washington da Biden per fargliele presenti, non dopo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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