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Quando strinsi la mano a Pietro Bartolo

Il mio supereroe è apparentemente un uomo normale, ma tanto speciale.

PietrBartolo libro 390 minIl mio supereroe non è un giovanotto dai muscoli scolpiti, non è altissimo né molto atletico come tutti i supereroi.
Lui è apparentemente un uomo normale invece è tanto speciale.
Nasce in un'umile famiglia di pescatori a Lampedusa, un'isoletta sperduta ribattezzata "porta d'Europa".
Ed è lì che torna, dopo aver studiato, per fare il supereroe.

Lui è Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa, ora europarlamentare.
Io l'ho scoperto quasi per caso vedendo un suo video che mi ha lasciato sconvolta. Mi sono documentata, ho visto tutti i suoi interventi registrati, ho letto i suoi due libri e sono andata ad ascoltarlo e a vederlo per stringergli la mano. Quella mano che ha visitato più di trecentomila persone. Quella mano che ha fatto più ispezioni cadaveriche al mondo.
Non ce l'ho fatta al primo incontro perché piangevo. Eravamo tutti in lacrime in quella sala dell'hotel Testani a Frosinone, lui compreso. Ascoltarlo è stato peggio che ricevere un pugno allo stomaco. Ci ha raccontato di tutte quelle atrocità che ha dovuto vedere e che ha dovuto sentire da quei poveri “Cristi”.

Ci ha raccontato delle torture che subiscono in quei lager. E non per sentito dire ma proprio perché ha visto i segni ancora vivi sulla loro pelle, sulla loro carne. Sì, anche carne viva, perché loro, in quei lager, vengono pure scuoiati vivi per il semplice divertimento dei loro carcerieri. Ci ha detto che la traversata in mare è solo l'ultimo dei problemi che devono affrontare durante il loro lungo viaggio: l’Africa è un continente vasto e pieno di pericoli. Ci ha raccontato di come siano costretti a fuggire da carestie, fame, guerre e da quei miliziani che senza motivo entrano nelle case (per chi ne possiede una) e ammazzano decapitando come se fosse una cosa normale. Del viaggio nel deserto, di quello da un paese all'altro, da una nazione all'altra, di quanti compagni di viaggio vedono perire, della permanenza disumana in quei lager e infine di quel viaggio spesso della morte.

Ci ha raccontato che vengono imbarcati in gommoni scadenti dal costo irrisorio di 20 euro ai quali aggiungono un motore che però poi, una volta al largo, vanno a recuperare per riutilizzarlo per altre partenze. Questo è il loro modo di gestire quel traffico di esseri umani.

Li lasciano su gommoni senza più motore in mezzo a quel vasto mare che non conosce pietà. Quella pietas che nemmeno noi Europei oramai sappiamo più cosa sia. Quella pietas che, se l'avessimo, non ci farebbe rimanere impassibili di fronte ad una richiesta di aiuto. Quella pietas che ci farebbe fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per salvare vite umane. Quella pietas che appartiene ormai al passato e che si dovrebbe cercare di recuperare per non far morire del tutto la nostra civiltà.
Ecco cos'ha visto, cosa ha sentito e cosa racconta e porta a far vedere in giro per il mondo quest'uomo. Ha documentato tutto, salvando in quella sua pen-drive che tira fuori al momento opportuno in ogni convegno. Perché tutti vedano e tutti sappiano così che un giorno nessuno potrà meravigliarsi e discolparsi. Nessuno.

Guardando i suoi occhi, vedendo la sua espressione mentre commenta le immagini che fa scorrere sul monitor, si comprende quanta sofferenza deve aver passato quell'uomo. Quell'uomo che adesso sta cercando di sensibizzare l'Europa per cercare di fermare tutta questa disumanità.

Ecco perché lui è il mio supereroe.
Sì, perché chi salva vite umane, chi cerca di riportare il mondo nella retta via, chi dedica la sua esistenza agli altri, per me, e spero non soltanto per me, è un supereroe.

 

 

 

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