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Non dimenticare il 3 ottobre 2013

NON dimenticare  

3 ottobre 2013. A pochi metri dalla costa di Lampedusa perdono la vita 368 persone

di Rossana Germani
dal libro di PietroBartolo3 ottobre 2013
A pochi metri dalla costa di Lampedusa perdono la vita 368 persone. Uomini, donne, bambini, neonati.
368 persone morte annegate.

367 bare. Già, ne abbiamo risparmiata una perché qualcuno dal grande cuore non ha voluto separare quella mamma col bambino appena nato e ancora attaccato al suo cordone ombelicale.
Quella strage l'ha vissuta dal vivo lui, Pietro Bartolo. Ha aperto lui tutti quei sacchi per fare le ispezioni cadaveriche. Tutte lui. E le ha fatte anche sui bambini e sui neonati. Su quei bambini, belli, vestiti a festa con magliette rosse perché i loro genitori volevano che in caso di naufragio venissero visti subito e subito salvati.

E invece no. Non sono stati salvati. Sono stati "ripescati". Questo nessuno deve dimenticarlo...nessuno. Tutti dobbiamo ricordare questa data: 3 ottobre 2013. Poteva essere la data dalla quale cominciare una nuova politica sull'immigrazione, sugli sbarchi e verso un nuovo modo di vedere quelle persone - perché ricordiamoci che quei numeri sono persone - e magari anche trovare un modo intelligente per far ripartire il nostro Paese e non solo il nostro. Sappiamo infatti che l'Italia è un paese di anziani e loro potrebbero essere anche una risorsa. Insomma, se proprio non li si vuole vedere dal punto di vista umano, potremmo essere egoisti e vederli dal lato economico in un'ottica lungimirante.

Ma oggi, almeno, ricordiamole quelle vittime e stringiamoci al dolore dei familiari e di chi ha provato in tutti modi a salvarli. Uniamoci al dolore di chi porterà per sempre nella sua memoria tutte quelle persone a cui ha dovuto dare un'identità affinché non fossero ricordati solo come dei numeri. E questo, badate, non è un lavoro come un'altro. Si tratta di aprire dei sacchi dove sai che dentro c'è un tuo simile che però ha terminato bruscamente la sua vita e al quale devi prelevare un pezzo del suo corpo per identificarlo ( un dito, una costola o addirittura la testa del feto, sì, proprio così, la testa, pensiamoci un po'...). E ti senti responsabile perché il medico dovrebbe salvare vite non accertarne la morte. Soprattutto un medico che ha studiato per diventare ginecologo. Avrebbe solo voluto prendere in braccio bambini appena nati e scuoterli per fargli fare il primo pianto e il primo respiro. E invece lui, Pietro Bartolo, quei bambini li scuote, sì, li guarda negli occhi disperatamente alla ricerca di un accenno di vita che sa di non trovare e che lo fa disperare facendogli fare gli incubi peggiori che si possano fare. L'ho sentito dire: "sai, non l'avessi mai fatto! Quel bambino, sembrava vivo e l'ho scosso mentre lo guardavo negli occhi perché non potevo credere che fosse morto"...non l'avessi mai fatto!"

Dunque ricordiamoci questa data e ripensiamo al nostro modo di vivere nel mondo in quanto tutti facenti di una grande famiglia, quella umana, e dove nessuno dovrebbe decidere o sentirsi responsabile della morte di qualcun altro.

3 ottobre 2013
3 ottobre 2020
Rossana Germani
#sardinecreative

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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