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Urge consapevolezza di avviare un nuovo corso della storia del mondo

2021. Che potrà accadere?

 Le disuguaglianze rimangono. I conflitti sociali si intensificano. La democrazia è a rischio

di Ermisio Mazzocchi
diseguaglianze 390 minNel 1951, secondo gli ultimi dati Istat, l'età media era di 32 anni, nel 2019 questa è salita a 45 anni. Non possiamo che rallegrarci di questo aumento di vita. Dobbiamo, tuttavia, tenere conto anche del declino delle nascite che, come rileva sempre l'Istat, nel 2008 sono state 576mila, mentre nel 2019 sono scese a 420mila.

E' innegabile che in un futuro prossimo il rischio reale sia quello di non avere un sufficiente numero di lavoratori con gravi conseguenze in termini di sostenibilità economica, finanziaria e sociale di quanto è accaduto e di quanto sta accadendo oggi.
A fronte di questa situazione è indispensabile una risposta della politica, e in particolare di quelle forze che intendono impiantare un progetto che riqualifichi le garanzie di sostegno al lavoro e abbiano come obiettivo la creazione di una società equa e giusta.

Queste osservazioni non sono disgiunte da condizioni più contingenti che interessano realtà territoriali.
La classifica della "Qualità della vita" pubblicata da Il Sole 24 Ore, relega la provincia di Frosinone all'85 posto su 104 postazioni, mentre significativamente segna un calo di nascite (67° posto), e un tasso di occupazione molto basso (86° posto).
Una provincia che rimane ferma in un'area dalle caratteristiche meridionali ed è da molto tempo tra le ultime nella classifica.
Fenomeni di una società in profonda e continua mutazione, la quale viene accelerata dal Covid-19 che ha messo a nudo le criticità già esistenti.
Si sono alimentate credenze che nulla sarebbe stato più come prima.

In realtà le esperienze ci dicono che si ripropongono questioni mai risolte e che il Covid-19 non ha fatto altro che inasprire i conflitti e accrescere paure e diffidenze. Di fatto rimangono intatte la cultura e la pratica di un neo-liberismo, favorito dalla globalizzazione in cui il capitalismo ha conservato la sua matrice di sfruttamento e prodotto disuguaglianze.
Queste ultime sono continuate a crescere oltre che per una cultura neo-liberista anche per altre cause, tra le quali non ultima gli effetti del Covid-19, con la riduzione della produttività, la conseguente perdita di posti di lavoro e l'incertezza del futuro.
La stessa pandemia ha spazzato via l'illusione neo-liberale secondo cui la crescita del PIL e i meccanismi del mercato basterebbero da soli a risolvere tutti i problemi.
Le disuguaglianze si sono aggravate e il capitalismo autoritario si è inasprito.

La fragilità del sistema produttivo e il prevalere degli interessi individuali - nella sua accezione non solo rivolta a persone, ma anche alle grandi e potenti multinazionali - ha fatto crescere il numero dei poveri.
La Caritas rileva che è raddoppiato il numero delle persone assistite nel periodo del lockdow. Il tema della disuguaglianza rimarrà la questione prioritaria nel mondo post-Covid-19.

Una sfida decisiva rivolta alle forze progressiste e in particolare alla sinistra.
La sinistra si è adagiata sulla convinzione che il sistema democratico liberale sia il migliore modello possibile, in cui sono invariate se non cresciute le forme di disuguaglianze è aumentata la povertà e le differenze sociali.
La pandemia provocherà una svolta per il fatto che si accentuerà la violenza dei sistemi finanziari globali e di un capitalismo sempre più vorace, volto a trarre il maggiore profitto da un indebolimento delle strutture democratiche e dalla insufficiente e inefficace risposta delle forze di sinistra e di quelle progressiste.

Quello che non sarà più come prima è la dimensione del processo di ristrutturazione del sistema, il quale manterrà saldi i riferimenti del capitalismo liberale.
La pandemia non ha fatto tabula rasa del passato e non ha livellato il presente.
Le disuguaglianze rimangono. I conflitti sociali si intensificano. La democrazia è a rischio.
Se quei dati Istat hanno rivelato uno scenario preoccupante per le future generazioni, si può immaginare quale sorte e quale condizione esse dovranno subire.

La sinistra in Italia, come in Europa, arriva impreparata, priva di una sua prospettiva e di una visione nuova per le realtà territoriali, complessivamente per il mondo.

La vera sfida è la definizione di una sinistra progettuale che riposizioni la sua funzione nel post-pandemia.
Se le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze che si manifestano in Italia, e sono diffuse in tutto il mondo, saranno più forti e profonde, sarà possibile eliminarle solo se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversaria delle nuove forme di disuguaglianze sociali, territoriali, etniche.

E' necessario, questo passaggio, nella consapevolezza del salto epocale che stiamo vivendo, una rifondazione identitaria capace di rappresentare e governare la nuova sfida che ha provocato la pandemia.
E' lecito pensare a una sinistra della globalizzazione che rompe e supera le categorie e i confini della sua cultura novecentesca, per rinnovarsi e confrontarsi con il nuovo mondo (non quello del mercato finanziario globalizzato, ma quello delle fragilitità di intere popolazioni in tutti i continenti del pianeta).

Il sistema economico ha segnato una più marcata differenza sui livelli delle condizioni sociali, in cui emergono le grandi questioni in termini di libertà e di progresso e la necessità di soddisfare i bisogni elementari della vita umana.
Sono aspetti evidenti di un processo che si traduce in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con la creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo per gli abitanti di questo mondo, ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza.

Il Covid-19 ha solo aperto una porta spalancata sulle miserie del mondo, prodotte da un modello di sviluppo falsamente ritenuto capace di sollevare le sorti dei popoli.

I ricchi saranno ancora più ricchi e i poveri, forse, alcuni un po' meno poveri e sempre più sfruttati.

In questa immensità di ingiustizie, prevalgono l’assenza di tutele e di stabilità lavorativa e la cancellazione dei diritti sui quali si fonda il neoliberismo con lo smantellamento dello Stato sociale.

Si è aperta la vera questione dell'equo governo della globalizzazione che conserva per intero le sue caratteristiche esaltate ancora di più dalla pandemia.
Oggi non è chiaro come sarà possibile governare un mondo senza frontiere, non quelle geografiche, ma della finanza, dell'informazione, delle tecnologie (dalle armi ai sistemi informatici), dell'ambiente, delle risorse energetiche e quelle alternative delle diverse culture, delle storie dei popoli.
Di fronte a questo nuovo ordine, che ha ridisegnato le differenze sociali e rimesso nel circuito categorie inedite nel rapporto uomo - lavoro, si (ri)propongono i valori della libertà e delle democrazia.
La pandemia ha confermato l'esistenza di un ordine costituito che vorrà trarre maggiore vantaggio dagli effetti destabilizzanti del post Covid-19.
La globalizzazione ha rafforzato le libertà per giustificare le nuove forme di dominio, prima di tutto quelle economiche, ma anche quelle culturali.
La logica del mercato senza frontiere, ha rimesso in discussione, se non cancellato, le regole, o meglio, gli strumenti che intervengono nei rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
Un cambio di prospettiva che ha prodotto una crisi della sinistra, che fatica a darsi un nuovo pensiero in grado di leggere le mutazioni socio - economiche dell'intero pianeta.
Oggi necessariamente più di ieri.

Proprio perché tutta la sinistra è di fronte al dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti, che non ha confini.
Valori che si dilatano sul terreno del conflitto tra la potenza dei mercati e di chi controlla la conoscenza e quello che dovrebbe essere il potere della politica volto a svolgere un ruolo unificante di quelle che sono le aspettative e le speranze per milioni di uomini, di popoli e di gente delle diverse realtà territoriali.
La sinistra, oggi, deve riposizionare la sua funzione in modo da essere in grado di "vedere" i nuovi conflitti, i nuovi bisogni e rigenerarsi per essere strumento necessario nella realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

Il PD sarebbe dovuto essere, per quanto riguarda l'Italia, l'erede di quelle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Si sarebbe dovuto orientare nella ideazione di un nuovo modello di costruzione dell'assetto socio -.economico con la consapevolezza di essere dentro un nuovo corso della storia del mondo.
Avrebbe dovuto adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste e le maglie soffocanti della globalizzazione.

La sua qualifica di partito di sinistra dovrà essere certificata dalla sua tipologia in rapporto agli avvenimenti mondiali e alle disuguaglianze territoriali, anche interne ai paesi più ricchi o di un singolo paese.
Evocare un socialismo in prospettiva di una giustizia sociale diverrebbe inutile se la sinistra non adeguasse, anzi non rivoluzionasse dalle fondamenta, la sua capacità di coinvolgimento, di orientamento, di partecipazione con modalità che richiedono una flessibilità nei rapporti e che costituiscono una rete di coinvolgimento la più ampia possibile.
Per quello che ci attende non ci sono ricette precostituite.

Conclusa la fase dell'emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le forze progressiste e di sinistra e quelle oscurantiste e nazionaliste.
C'è un mondo in continua trasformazione, in cui si ampliano le differenze e si affinano le regole di governo dei processi di sviluppo.

La sinistra dovrà essere capace, pena la sua emarginazione, di essere referente di quel mondo che si trova dalla parte più debole e meno protetta dalle violenze dei diritti umani sia nei paesi di assoluta miseria, Asia e Africa, sia in quelli progrediti e di maggiore ricchezza, Europa e America del Nord.

In Italia la sinistra dovrà approdare a una piattaforma politico-programmatica, capace di essere alternativa alla semplice ed esclusiva governabilità e rappresentativa dei valori insostituibili della dignità degli uomini, del lavoro e della democrazia.

lì 30 dicembre 2020
Pubblicato in Capodanno 2021, Commenti
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