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Perché la diretta-web su Recovery plan e territori?

Il Recovery plan

Se il Recovery Plan sarà soltanto un progetto calato dall’alto non funzionerà

di Ivano Alteri
nextgenerationitalia minVenerdì 19, alle 17,00, Donato Galeone, Francesco Notarcola, Fausto Pellecchia ed io terremo una diretta facebook su Unoetre.it, sul tema “Recovery Plan e Territorio del Frusinate”. L’iniziativa segue e rinnova un appello rivolto alle forze sociali, politiche, sindacali del territorio affinché provvedano a coinvolgere la cittadinanza ciociara nell’ambito delle trattative per l’allocazione delle ingenti risorse previste dal piano per il Paese e il territorio provinciale.

I firmatari, fra i quali mi annovero, considerano tale coinvolgimento dirimente ai fini del buon esito di quegli investimenti, poiché ritengono che nessun piano calato dall’alto, per quanto ben congegnato, possa sostituire le dinamiche sociali positive prodotte dalla partecipazione diretta dei cittadini alla definizione del proprio avvenire.

D’altronde, il nostro territorio ha già un’amara esperienza di “piani” calati dall’alto e accolti acriticamente dal basso, risalenti agli anni Settanta del secolo scorso, quando con la Cassa del Mezzogiorno arrivarono nel Frusinate finanziamenti a pioggia per anni.

Senza voler negare le indubbie ricadute positive di tali interventi, sono altrettanto indubbie e sovrabbondanti quelle negative, all’esito finale del fenomeno, dopo cinquant’anni: inquinamento di aria, acqua e suolo, con conseguenti malattie letali, la cui incidenza risulta duplicata, triplicata, quadruplicata rispetto ai dati regionali e nazionali, che hanno colpito sin dalla gravidanza le popolazioni locali; dis-urbanizzazione e neo-urbanizzazione selvaggia, con svuotamento dei centri storici, scivolamento a valle dei centri abitati, imbrattamento delle campagne e del paesaggio, conseguente crescita esponenziale dei costi di gestione urbanistica, disgregazione sociale; interruzione della trasmissione culturale di tradizioni e mestieri, depauperamento dei saperi…

Ad ogni modo, per quanto tutto ciò sia servito a redistribuire un po’ di ricchezza tra i ciociari attraverso il lavoro produttivo, il fenomeno di industrializzazione coatta, e non partecipata, non è riuscito né a creare una “cultura industriale” autoctona, se si considera che buona parte delle imprese presenti in loco sono “mono-cliente”, cioè legate mani e piedi a questa o a quella grande azienda nazionale o multinazionale; né una “cultura operaia” autoctona, considerata la non brillante sindacalizzazione dei posti di lavoro, il lavoro nero dilagante, le pratiche di caporalato, la scarsa consapevolezza dei diritti dei cittadini-lavoratori…

Se poi si aggiunge a tutto ciò (che costituisce il danno) l’attuale, inarrestabile processo di de-industrializzazione e le decine di migliaia di disoccupati che porta con sé (che costituisce la beffa), possiamo concludere che quel piano calato dall’alto ignorando le popolazioni locali non ha di certo emancipato il territorio dalla sua miserrima condizione di minorità rispetto agli altri territori del Paese.

Di qui la nostra insistenza di firmatari di quell’appello affinché le organizzazioni sindacali, innanzitutto, si adoperino sollecitamente a coinvolgere i lavoratori e i cittadini nella discussione che prelude le trattative per il Recovery Plan. Solo esse, con le loro strutture e diramazioni, possono garantire una discussione e partecipazione “organizzata”, che non si risolva in un chiacchiericcio su facebook; solo esse possono aiutare i ciociari a trasformarsi da soggetti passivi a produttori della propria storia; solo esse possono aiutarli ad aiutarsi, per emanciparsi da una condizione che non meritano.

Ma se la loro iniziativa è necessaria, non è affatto sufficiente. È urgente invece che in tale coinvolgimento rientrino le giovani generazioni e le loro associazioni, a partire da quelle studentesche: quando si parla di futuro non si può tener fuori proprio chi dovrà viverlo. Penso, quindi, che il loro coinvolgimento possa essere l’impegno, nell’immediato futuro, di noi partecipanti a quella diretta su Unoetre.it e dei firmatari dell’appello.

Frosinone 17 febbraio 2021

 

 

 

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