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La "sorveglianza" è ineluttabile

TV E WEB DI STEFANO BALASSONE

Lasciamo i nostri byte sequestrati dai server d’oltre oceano e non ne garantiamo la disponibilità piena per la libera ricerca

di Stefano Balassone
5g 370 minInternet è l’unico, efficace e permanente osservatorio di della vita associata sotto ogni prospettiva perché supporta, senza farsi percepire, miliardi di funzioni quotidiane come spedire lettere, “portarsi” un film a casa, smuovere il conto in banca, lavorare per l’ufficio senza lasciare il domicilio. La possibilità di fare tutte queste cose, e un’infinità di altre ancora, senza passare dall’Ufficio delle Poste o dal negozio, affascina i solipsisti, fondamentalisti della disintermediazione, che detestano di rivolgersi a qualcuno e sognano di fare a meno di chiunque.

Ma, fuori dal sogno, Internet è la più organica, diffusa e profonda “intermediazione” che sia mai esistita perché, se il sistema è detto Rete, il protagonista del servizio è, piuttosto, il “Centralino” che connette le persone a quanto vogliono.

Il Centralino è peraltro la inaggirabile funzione che ipso facto conduce alla possibilità, o meglio alla ineluttabilità dello spiare. Negli anni ‘20 la signorina con le cuffie sui capelli alla maschietta era in grado non solo di connetterti, ma anche di dedurre dai tuoi contatti l’evidenza di alcune relazioni; oggi l’Algoritmo che smista le richieste è il terzo funzionale ad ogni connessione digitale e coglie non solo le relazioni dei soggetti tra di loro o la propensione a specifiche materie, ma “legge” costantemente i testi che si muovono, come se ai suoi tempi la signorina con le cuffie oltre a infilare lo spinotto fosse restata ad ascoltare. È grazie all’accumulo di questa conoscenza che le imprese che gestiscono la Rete affinano senza posa l’algoritmo per conoscere sempre più a fondo sia quello che pensiamo sia il nostro stesso modo di pensare.

Da qui discende l’assortimento degli orrori da parte dello Stato e del Denaro. Il Potere dello Stato è esemplificato dal caso cinese, autentico e raccontato dal New York Times, della giovane Chen che, all’estero per studiare, si rendeva anonima e chattava solidale con Hong Kong, quand’ecco che una notte i genitori la chiamano dopo cinque ore di polizieschi ammonimenti a badare maggiormente alla figlia scapestrata. Il Potere del Denaro è quello dei miliardari di Cambridge Analytica che nel 2015 s’erano procurati da Facebook, come e quanto non è chiaro, i dati di decine di milioni di utenti per forzargli la mano alle elezioni americane.

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La capillarità del comunicare

Tuttavia, fatto lo sconto degli orrori, Internet è nato per restare, insieme con la conseguente “sorveglianza” perché, dopo lo sviluppo degli smartphone, è divenuta la forma di comunicazione più capillare che si possa immaginare. La capillarità che spalanca la via ai social grazie alla propensione umana al dirsi e darsi e nel contempo crea le condizioni strutturali per i cataloghi on line e il just in time globale, che stanno alla produzione di merci almeno quanto l’aratro al coltivare.

Just in time vuol dire “giusto in tempo”, ma anche “al tempo giusto” e per la produzione delle merci significa realizzarle solo quando i clienti sono assicurati. Quando la cosa riesce, non serve accumulare scorte e costruire magazzini, si risparmia un monte di quattrini e si scansa il rischio mortale dell’invenduto e del naufragio delle imprese.

La capillarità di internet pare fatta apposta per sventare questi rischi sostanzialmente in due maniere: con gli avvisi pubblicitari su misura riguardo a merci mirate a uno specifico profilo se non addirittura a singoli individui; con i “campionari consortili” esposti in rete, relativi agli articoli ad alta diffusione e basso prezzo che, forti dell’efficacia dei grandi numeri, inventariano le scelte, colgono i trend dell’immediato futuro e danno le dritte alle manifatture distribuendo ricavi e sforzo produttivo.

Con Internet in sostanza, comunicare e produrre si confondono dando luogo a due rilevanti conseguenze. La prima è la messa a terra della astratta idea di perfetta concorrenza, che postula produttori numerosi e trasparenti di fronte a una folla di clienti potenziali, competenti e liberi di scegliere. Ma quest’idea, se giunge a terra grazie alla capillarità globale di una Rete sempre attiva, cancella il rischio delle imprese, ovvero l’unico fattore che, alla fin fine, legittimi la remunerazione del capitalista agli occhi delle masse. Il fatto è oggettivo e ci limitiamo a evidenziarlo, tralasciando per ora di fantasticare su quanto e come possa intervenire nelle narrazioni fra politica ed elettori.

 

Politica e Ricerca sociale

La conseguenza seconda, non per importanza, della capillarità di internet è che i movimenti “sorvegliati” in rete riguardano e rappresentano tutte le dimensioni della società dall’A alla Z. Un esito formidabile, a cui però siamo arrivati guardando tutto con l’occhio del commercio e accecando nel contempo le capacità cognitive della Politica e della filosofia sociale ridotte al ruolo di utenti più o meno intelligenti come, nel suo torbido, è dimostrato dalla stessa eccezionalità della forzatura attuata da Cambridge Analytica.

Così per la Politica Internet è quel miracolo tecnico e maldestro che fa di sicuro tante cose interessanti, ma ha anche accelerato l’evaporazione delle “classi” novecentesche e privato i Partiti della polpa. Dopo di che le loro sigle fanno quel che possono latrando con le Bestie e tirando a cavalcare, sostanzialmente a naso, i movimenti della Rete. Per questo vediamo la leadership di idee rimpiazzata dai leader usa e getta mentre non percepiamo la presenza di un uso della Rete a fini cognitivi, invece che banalmente diffusivi.

Simile alla Politica ci pare al momento la posizione della “filosofia sociale” e non per caso giacché, se la Politica è a secco di visioni, la responsabilità sta a monte, nelle mancate elaborazioni intellettuali che dovrebbero fornire le sponde adeguate per l’azione.

Ma qui casca il vero asino di questa storia. Per un uso cognitivo della Rete volto ad analizzare i comportamenti sociali e coglierne le “regole” servono infatti non i dati (pochi e raccolti con fatica) di ricerche estemporanee, ma quelli perennemente rinfrescati del metamondo chiuso nei server delle Big Tech americane. È ovvio che Google, Facebook, Amazon, Netflix e compagnia si tengano stretto questo ben di Dio e che lo condividano semmai (lo diamo per scontato) con i poteri concittadini dell’FBI e della CIA, anche quando sono generati dall’azione di utenti non americani.

Ma possono la Politica e la Ricerca sociale italiane (lo stesso vale con ogni probabilità per spagnoli, tedeschi francesi e tutti gli europei fino a comprendere gli inglesi), fare la parte dei gattini ciechi, in stato di minorità perenne rispetto al mondo interno e, sul piano dei rapporti di potenza, rispetto agli Usa che invece hanno sotto gli occhi l’intero panorama? È sopportabile che, mentre discipliniamo con ogni cura la materia degli archivi per non sottrarre documenti alla riflessione degli storici, lasciamo i nostri byte sequestrati dai server d’oltre oceano e non ne garantiamo la disponibilità piena per la libera ricerca? Esiste, infine, un altro modo per riuscire di rendere adulta la Politica, se non mettere a fuoco nei fondamenti e nelle variazioni giornaliere, la visione di noi stessi, rimbalzando senza posa fra una adeguata empiria e la relativa riflessione?

 

fonte: "DOMANI" del 20 aprile 2022

 

 

 

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