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Ripensando alla diretta sul femminismo

FEMMINISMO OGGI

La domanda oggi: una società ridisegnata sulle esigenze delle donne

di Nadeia De Gsperis
TgTourism 20198 marzo e la continua lotta del femminismo 350 minLo scorso 7 aprile UNOeTRE.it ha tenuto una diretta dal tema “Femminismo tra passato e presente, cosa è cambiato dal XIX al XXI secolo” inserita tra gli eventi della rubrica PCICENTANNI. La diretta ha visto protagoniste/i Luciana Castellina, politica giornalista, scrittrice, Fiorenza Taricone, docente universitaria di dottrine politiche, già consigliera di Pari Opportunità e Paolo Zanone, artista di teatro (ARS Teatrando) e promotore del primo flash mob al maschile contro la violenza di genere tenutosi a Biella lo scorso 8 marzo.

Ritengo che le sollecitazioni sollevate dai nostri ospiti siano state molte e vorrei sottolinearne alcune.
La prima a cogliere un elemento di novità, nelle parole di Paolo Zanone, è stata Fiorenza Taricone che si è detta sorpresa dell’affermazione dell’artista
“di sentirsi piccolo”. Molti uomini, infatti, ammettono la NON conoscenza dei temi attinenti la questione femminile. Carla Ravaioli, nel suo libro “maschio per obbligo” cercava di capire gli infiniti condizionamenti dell’uomo in questo senso. Occorrerebbe, da parte degli uomini, un minimo di umiltà, la stessa che ha mostrato Zanone con la sua presa di coscienza, eppure, probabilmente, per il mondo maschile, aver avuto a che fare molto col potere non gli ha reso congeniale nel tempo il concetto di “umiltà”.
Paolo Zanone ha sostenuto che la forza di uno sguardo maschile su un altro uomo ha più incisività sebbene la “rieducazione” degli uomini sia un passo da fare insieme. Come la massa degli uomini, il suo sguardo di fronte a ogni tipo di violenza o disparità si risolveva in una indignazione che non aveva una dignità. Finchè un giorno, incalzato dalla domanda di una giornalista in tv che chiedeva “perché gli uomini non fanno nulla?” ha sentito di dover riacquisire quella dignità mancata. Confrontandosi poi con le nuove generazioni ha notato la stessa attenzione e necessità. Ecco dunque che bisognerebbe dedicarsi alla educazione dei maschi, e fornire ai bambini gli strumenti sin da piccoli.

Per quanto meravigliosa la nostra Costituzione, ha riferito invece Luciana Castellina, c’è un imbroglio di fondo, che ci vorrebbe tutti uguali di fronte alla legge, tutti uguali di fronte ai diritti. Ma tutti uguali non siamo, non nascono bambini neutri, nascono femmine e maschi e si è pensato che l’organizzazione della società fosse stata pensata per un bambino neutro ma il neutro corrispondeva al maschile che rappresentava il modello universale. Ora il punto di fondo non è l’accesso, ma la società si è organizzata socialmente e giuridicamente attorno a questo concetto che è la vera difficoltà da superare.
Le donne nel mondo e in Italia hanno fatto passi avanti, in magistratura, scuola, in campo manageriale, ecc. ma se andiamo a vedere più a fondo gli uomini manager per il 95 % hanno figli, le donne al 35 %, dunque le donne hanno dovuto rinunciare ad avere figli perché il lavoro è stato pensato per orari, ecc. solo per gli uomini.

C’è stata una donna nel PCI, Livia Turco, responsabile femminile del PCI che pose al centro la questione delle donne e il fatto che tutto fosse disegnato sui tempi degli uomini e non delle donne.
Oggi Le quote rose hanno valore simbolico, e probabilmente è giusto dimostrare che possiamo essere tutto ma non è questo il punto. Bisogna valorizzare le differenze e pretendere che la nostra società sia ridisegnata sulle esigenze delle donne.
La grande contraddizione tra virtuale e materiale, continua la Taricone è che il lavoro di cura delle donne è costantemente sottovalutato e sottopagato è reale e non virtuale.

Il femminismo è stato costruzione di una identità che era mediato da uno sguardo maschile, il termine sorellanza era un termine politico, condivisione di ideali e non di sangue, sorella di sangue. Il confronto nei collettivi femministi non era tra donne ma politico. Oggi è di nuovo desueto, rimpiazzato da una strategia mediatica che somiglia più a una lotta tra galline che un confronto tra donne, sostiene la Taricone. La sorellanza era utile politicamente. Perfino la fraternitè non ha un equivalente femminile eppure le donne sono state spesso protagoniste nella Rivoluzione francese.

Oggi come allora il linguaggio non è neutro così come non lo sono i bambini, ma esprime sempre un rapporto di potere.
E il femminismo non è un “ismo” morto, ma si è dovuto confrontare nel tempo con l’individualismo e con il qualunquismo e poi ancora con una pandemia che ha acuito le storture, e con la più grande contraddizione, la violenza di genere. Quest’ultima è una stortura evidente di un rapporto relazionale che non funziona e che Paolo Zanone sembra aver colto molto bene che con gli altri artisti ha sfilato indossando gli abiti migliori.

Quello che doveva contraddistinguerli era una paradossale professionalità e serietà, una processione lenta non solo per rispetto delle normative anticovid, ma interpretare una interpretazione scenica, una passeggiata di un’ora prima del flash mob, in un sabato cittadino molto frequentato, dove l’attenzione verso un uomo ben vestito con le scarpe rosse è stato uno sguardo di curiosità che poi è diventato di riflessione. “Eravamo una compagnia teatrale e dovevamo intercettare tutti gli occhi maschili e non siamo riusciti a incrociare nessuno sguardo, il senso di disagio era alto. Era quello che speravamo, destare un punto interrogativo.”

 

Il video trasmesso in diretta

 

 

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