fbpx
  • 8 marzo sciopero internazionale

1905: Berta von Suttner Premio Nobel per la pace

DONNE.STORIE E FUTURO

"Abbasso le armi"...Solo il sangue lo si vuol lavare sempre col sangue

Fiorenza Taricone
1.Una pacifista senza tentennamenti
Bertha von Suttner DW.com 390 minA Berta von Suttner e alla sua opera maggiore, "Giù le armi", un vero best seller dell’epoca, il panorama editoriale italiano non ha dedicato una grande attenzione; il personaggio e l’opera di Berta von Suttner non sono molto noti presso il grande pubblico; attenzione tanto più parziale se si considera che fu la prima ad essere insignita del Nobel per la pace.

Alla metà del XIX secolo, nel 1843, dai conti Kinsky von Chinic und Tettau, nasce Berta Sophia Felicita, figlia postuma dell’Imperial regio tesoriere e feldmaresciallo Franz Joseph, morto pochi mesi prima a 78 anni, e di Sophia Wilhelmine di 28 anni, discendente della famiglia del poeta della libertà tedesca Theodore von Korner. La giovane Berta riceve a Vienna, dopo il trasferimento della famiglia voluto dalla madre, un’educazione impartita secondo le regole dell’aristocrazia asburgica; studia francese, inglese, italiano, poi russo. A trent’anni, nel 1873, decise di rendersi indipendente, considerate anche le non più floride condizioni economiche della madre. S’impiegò quindi presso la famiglia del barone von Suttner, come insegnante accompagnatrice delle figlie; s’innamorò però, ricambiata, del figlio minore, Artuhr Gundaccar, di sette anni più giovane.

L’avversione della famiglia von Suttner a questo legame fece decidere Berta nel 1876 ad abbandonare Vienna per Parigi, dopo aver risposto ad un annuncio lavorativo di Alfred Bernhard Nobel (Stoccolma 1833-Sanremo 1896), il chimico e industriale svedese che nel 1867 aveva scoperto la dinamite; Nobel deciderà successivamente per testamento di destinare l’enorme ricchezza accumulata alla nascita di una Fondazione omonima e all’attribuzione del prestigioso premio per la Pace per testimoniare la sua convinzione che anche le scoperte più temibili come quelle della dinamite, dovevano essere indirizzate al progresso e non alla distruzione; assunta in qualità di segretaria e governante, dopo una settimana, Berta, dietro invito di Arthur e delle sorelle, tornò a Vienna, e sposò segretamente Arthur, partendo per il Caucaso. Vi restarono nove anni, dal 1876 al 1885. Arthur esercitò la professione d’ingegnere, Berta diede lezioni di letteratura e musica, iniziando a scrivere le prime opere; in esse, si trovava già l’idea di una società in cui pace e progresso andavano di pari passo. Nel 1885 i coniugi fecero ritorno a Vienna, dove Berta scrisse la maggior parte dei suoli libri e partecipò al Congresso degli scrittori a Berlino.

Durante la stagione invernale del 1886, Berta tornò a Parigi e rincontrò Alfred Nobel, rimasto in contatto epistolare con lei, lo informò dei suoi progetti per la pace e sentì parlare per la prima volta di società per la pace e per la Corte d’arbitrato.
Fra il 1888 e il 1889, terminò di scrivere L’era delle macchine, contro l’esagerato nazionalismo e l’eccesso d’armamenti. Pubblicò nello stesso anno Giù le armi!, che ebbe subito un successo enorme, e fu tradotto in molte lingue. Nella sua frenetica attività pacifista, fonda nel 1891 la Società austriaca per la pace di cui restò Presidente fino alla morte nel 1914, e che durante il terzo Congresso mondiale della pace, a Roma, rappresentò, tenendo il suo primo discorso pubblico, con meraviglia dei presenti, alla vista di una oratrice. Arthur da parte sua, contribuì alla fondazione a Vienna della Società per la difesa contro l’antisemitismo. Anche a Berlino, i due coniugi diedero vita alla Società tedesca per la pace.

Al Quarto Congresso mondiale della pace a Berna, tenne una relazione insieme a Teodoro Moneta, futuro Nobel italiano, su La Confederazione degli Stati Uniti d’Europa. Nel 1896 morì Alfred Nobel, il cui testamento stabiliva l’assegnazione di un premio per la fisica, la chimica, la medicina, la letteratura e la pace. In uno scritto del 1897 Bertha ricordò il testamento di Nobel come un avvenimento di massima importanza per il movimento della pace: dinanzi a tutto il mondo per la prima volta fu dichiarato che “l’affratellamento dei popoli, la riduzione degli eserciti e la sfida dei congressi della pace” si presentavano come eventi che potevano significare la felicità dell’umanità. Ma il cammino delle idee di pace e fratellanza era denso di ostacoli: tre anni dopo la morte di Nobel, alla Prima conferenza per la pace all’Aja, dove i governi si confrontano sulle proposte avanzate dallo zar Nicola II, la von Suttner si rammaricava per “le generali incomprensioni, apatica insensibilità e ancora peggio, per l’ostilità nascosta e aperta, durante la Conferenza”.

Nel 1902 morì il marito Arthur, ma Berta intensificò comunque la sua attività pacifista, partecipò al Congresso Mondiale per la Pace a Boston, cui fece seguito un lungo giro di conferenze negli Stati Uniti, che replicò nel 1912; fu ricevuta a Washington dal Presidente Roosvelt. Nel 1905, ottenne il Premio Nobel per la pace, ma in seguito si allontanò dalla cosiddetta pace armata di Nobel, per sostenere il disarmo totale di tutte le nazioni, con l’istituzione di una corte d’arbitrato che risolvesse i conflitti internazionali.
Qualche anno dopo partecipò alla Seconda Conferenza dell’Aja dalla quale nacque la Corte Permanente d’Arbitrato.

Nel 1910, André Carnegie, industriale americano, istituì una Fondazione per la pace su ispirazione di Berta von Suttner e tre anni dopo, al XX Congresso Universale all’Aja, venne inaugurato il Palazzo della Pace dovuto alla generosità di Carnegie per il quale venne prescelta l’Olanda come sede della corte arbitrale, offrendo il terreno, mentre gli altri Stati contribuirono al decoro della costruzione e all’arredamento. L’Italia fornì i marmi per il magnifico vestibolo, la città dell’Aja costruì a sue spese il superbo scalone, la Germania offrì le porte monumentali in ferro battuto, l’Austria, i grandi candelabri dorati ai piedi della scala, l’Ungheria vasi di porcellana, la Danimarca una fontana, l’Inghilterra le vetrate a colori, il Mikado, arazzi giapponesi, il Belgio, il carillon della torre.

Appena un anno dopo, si manifestavano le avvisaglie della Prima guerra mondiale, e la scrittrice era sfiduciata: Il movimento pacifista borghese –scriveva- è da noi così fiacco che è condannato all’insuccesso. Dove sono i giovani pieni d’energie e di entusiasmo? E alla guida non c’è che una donna anziana…

La data di morte, 21 giugno 1914, una settimana prima di Sarajevo, in fondo fu per lei una salvezza. Secondo le sue volontà, il corpo venne cremato. A testimonianza della sua ininterrotta attività pacifista, con l’introduzione della nuova moneta europea nel 2001, la sua effige è stata posta sulla moneta da 2 euro del conio austriaco.

La via per la pace che Berta von Suttner aveva sempre privilegiato era stata quella di individuare un sovrano o un presidente di uno Stato neutrale che fungesse da mediatore, quindi una sorta di arbitrato internazionale, per assicurare la pace e la prosperità all’intera Europa, che da molto tempo non era più “in mezzo alla più profonda pace” espressione utilizzata per descrivere la felice condizione in cui il continente in altri tempi si era trovato, rispetto alla situazione attuale. In uno scritto del 1896, Bertha analizzava infatti la situazione di diversi Paesi sul finire del XIX secolo. Faceva riferimento alla questione della Turchia, in cui era in atto una carneficina nei confronti degli armeni; della Spagna in lotta contro Cuba negli anni 1895-1898, aiutata dagli Stati Uniti per sottrarsi al dominio spagnolo; della Francia, che aveva dichiarato guerra al Madagascar per l’annessione, e dell’Italia che tra il 1894 e il 1896 si era avventurata nella guerra in Abissinia per una colonia in Africa. Rispetto ai popoli condotti alla disperazione per l’aumento delle tasse, dei prezzi al consumo e dei diritti doganali, la risposta della Germania era stata quella di potenziare l’esercito, cui la Francia aveva risposto con la proposta di reintroduzione del servizio militare triennale. Il denaro doveva invece essere utilizzato per sconfiggere i nemici interni quali la miseria, la rozzezza, la disoccupazione, e il vizio, rinunciando al militarismo stesso.

L’unica soluzione era costruire un sistema dei rapporti fra i popoli di un’Europa unita che proclamava l’abolizione della violenza, della difesa personale e del diritto di conquista. Il disarmo sarebbe stato conseguente solo al disarmo stesso. “Chi ama la gloria guerresca –scriveva la Suttner- sente che il mantenimento della pace europea concede una gloria maggiore di una guerra combattuta contro i diversi nemici”. Le responsabilità della stampa erano pesanti: la von Suttner condannava al contempo la stampa nazionalista, liberale e moderata che appoggiava il sistema militarista, e mostrava il sistema della pace armata come un qualcosa di naturale e immutabile.

Anche il progresso esibiva un volto bifronte. Tanto le moderne conquiste come le ferrovie, il telegrafo, e la stessa dinamite scoperta da Alfred Nobel, erano indici positivi, ma altrettanto, applicati alla guerra, si rivelavano nemici del progresso stesso. In uno scritto del 1907, Berta s’interessò anche di una delle più importanti scoperte degli inizi del‘900, il dirigibile, presto messo a servizio della tecnica militare, come strumento di guerra, monopolizzando a fini bellici un nuovo sistema di trasporto.
Ci poteva essere forse in altri tempi una certa poesia nella marcia di un’armata che sfilava a perdita d’occhio su una grande strada, si legge nelle pagine del suo romanzo Giù le armi!, ma “vedere ai nostri giorni le ferrovie, questo simbolo del progresso scientifico che non dovrebbero servire che all’avvicinamento delle nazioni, favorire così lo scatenamento della barbarie … è troppo assurdo. Come stona qui la suoneria di questo telegrafo, segno magnifico dei trionfi dell’intelligenza umana che è arrivata a lanciare il pensiero da un paese all’altro con la rapidità del lampo. Tutte queste scoperte meravigliose della modernità, fatte per attivare lo scambio tra i popoli, facilitare, arricchire, abbellire la vita, eccole ora al servizio dell’antico principio dell’odio, che tende a dividere i popoli e a distruggere la vita. Vedete le nostre ferrovie, i nostri telegrafi, noi siamo veramente nazioni civili predichiamo ai selvaggi e intanto ci serviamo di queste cose per sviluppare al centuplo la nostra ferocia selvaggia. La guerra, essendo negazione del progresso, fa dire la von Suttner alla sua protagonista in Abbasso le armi! è naturale che sopprima tutte le acquisizioni della civiltà e riconduca l’uomo allo stato selvaggio, fra le altre a quella cosa così rivoltante per le nature ingentilite: la sporcizia” .

 

2. Un esempio di ottima comunicazione
Il suo scritto più famoso, Abbasso le armi! in edizione originale comparve alla fine del 1889 a Dresda, ed ebbe un immediato successo, fu tradotto in tutte le lingue europee, e raggiunse nel 1905, anno in cui la von Suttner ottenne il Nobel, la trentasettesima edizione in Germania; qualche mese prima, sempre nel 1889, era apparso Era delle macchine. Previsioni sul nostro tempo. Di fatto, la Suttner superò il marito nella propaganda attiva, diventando lei stessa un esempio di quella emancipazione femminile di cui almeno in Italia, si sapeva ben poco ed era poco più di un fenomeno strettamente elitario. Fu lei stessa a sperimentarlo: nel novembre del 1891, in una sala del Campidoglio, in cui si inaugurava a Roma il Congresso della Pace, dopo un discorso di Ruggero Borghi, lo stesso ministro liberale che aveva autorizzato l’accesso femminile a tutte le facoltà universitarie, nel 1874, dopo il saluto del sindaco, “una donna, di nobile e severo aspetto, elegante nel vestire, chiese la parola per spiegare in nome di quali principi ella si presentava. Tutti gli sguardi conversero su di lei, e per la sala corse, bisbigliato, un nome già celebre: baronessa Berta de Suttner; parlò in francese, con l’efficacia della convinzione, in uno stile vivo e colorito, in favore dell’ideale della sua vita, la fratellanza fra i popoli, la guerra alla guerra, l’arbitrato internazionale. Prese parte a tutte le sedute del Congresso, vi fu eletta vice presidente, vi parlò spesso e cercò di mettere l’accordo fra le varie tendenze. Che una donna potesse prendere la parola era inaudito”.

L’edizione successiva del ’92 di "Abbasso le armi!" recava aggiunte e modifiche. In Italia era comparso per la prima volta nel 1897, sempre con il titolo Abbasso le armi, per le edizioni dei Fratelli Treves, basato sull’edizione del 1892, l’unica autorizzata. Il romanzo si presenta a tratti come un apparente feuilleton, un avvincente romanzo d’amore, che a conti fatti sembra però trasformarsi in un’abile operazione letteraria, tesa ad avvicinare le lettrici ad un tema politico-militare, attraverso i sentimenti. Berta vuole istruire in pratica, come si sarebbe detto nell’Ottocento, dilettando, e se a prima vista, il romanzo sembra un commovente romanzo basato sui sentimenti, nella sostanza è un magistrale esempio di strategia della comunicazione. La protagonista del romanzo, Martha Althaus, è la voce narrante, che sembra identificarsi con l’autrice, anche per chi leggeva, tanto che l’associazione inglese della pace, come è riferito nella prima traduzione italiana, del 1897, invitandola ad un congresso, le chiese di portare con sé il figlio Rudi, in realtà il bambino di Martha nel romanzo. Le analogie biografiche vanno cercate piuttosto nella comunione d’ideali della protagonista del romanzo con il secondo marito e nella vita reale della von Suttner con Arthur.

Nel romanzo, Martha ha un padre completamente convinto dell’etica guerresca, che ai figli e figlie raccontava della vita militare e dei suoi aneddoti; i discorsi però erano di fatto subiti dalle donne poiché la cultura femminile tradizionale le escludeva da una comprensione piena di ciò che veniva detto e da parte loro mai sperimentato. “Che ingiustizia vietare al sesso femminile di partecipare al sentimento più elevato dell’onore e del dovere … se per caso udivo parlare dell’aspirazione della donna all’uguaglianza dei diritti, cosa di cui si parlava poco nella mia giovinezza e per lo più con biasimo o tono canzonatorio, io comprendevo del desiderio dell’emancipazione soltanto quest’aspetto: anche le donne dovevano avere il diritto di andare armate in guerra … la storia, è proprio la storia, a suscitare l’ammirazione per la guerra. S’imprime nella mente dei ragazzi che il signore degli eserciti vuole continue battaglie, che queste sono per così dire, il veicolo che trascina attraverso il tempo i destini dei popoli; che esse sono l’adempimento di un’inevitabile legge di natura e devono quindi facilmente succedere come le tempeste e i terremoti; che gli orrori e lo spavento, da cui esse sono accompagnate, sono ampiamente compensati dall’importanza dei risultati per la società in generale e per l’individuo dalla gloria, oppure dalla coscienza di aver adempiuto il più sublime dei doveri … ciò risulta chiaro ed unanime da tutti i manuali e libri di lettura ad uso scolastico dove, accanto alla storia propriamente detta, rappresentata soltanto come una lunga catena di avvenimenti bellici, anche i racconti più svariati e le poesie non sanno riferire che eroici fatti d’armi … le ragazze benché non debbano andare in guerra sono istruite con gli stessi libri fatti per questa generazione di ragazzi soldati e così nasce nella gioventù femminile lo stesso concetto, che genera nel loro cuore una forte invidia di non poter fare altrettanto ed una esagerata ammirazione per ciò che riguarda le armi. E’ davvero uno spettacolo piacevole vedere delle ragazze gentili peraltro educate alla carità e alla dolcezza, essere invitate ad assistere a tutte le guerre antiche e moderne, da quelle bibliche macedoniche e puniche fino a quelle dei trent’anni e di Napoleone, e a contemplare le città incendiate, gli abitanti passati a fil di spada,i vinti torturati!” .

Mio padre, narrava Martha, aveva una serie di tesi predilette in favore della guerra che non era possibile confutare: 1 La guerra è una istituzione divina; è voluta dal Dio degli eserciti, vedi la Sacra Scrittura. 2 Ci sono sempre state guerre e di conseguenza ve ne saranno sempre. 3 Senza la guerra che decima ogni tanto la popolazione del globo, questa si moltiplicherebbe smisuratamente. 4 Una pace continua infiacchirebbe e snerverebbe la razza umana; acqua stagnante produce putrefazione, pace eterna produce decadenza dei costumi. 5 La guerra è il miglior mezzo per la manifestazione dei sentimenti più elevati come l’abnegazione, l’eroismo; essa serve a ritemprare il carattere. 6 Sorgeranno sempre delle contestazioni fra le nazioni; una concordia universale è impossibile. L’opposizione d’interessi condurrà sempre a dei conflitti; l’idea di pace perpetua è un nonsenso .

Martha, oltre ad essere figlia di militare, si sposa giovanissima con il primo marito, anch’esso militare; quando scoppia una guerra, la von Suttner, nel descrivere il commiato fra i due, delinea perfettamente la divisione tradizionale di ruoli fra i due sessi. La giovanissima moglie, prima di lasciarlo andare gli dice: potessi venire anch’io, combattere al tuo fianco e vincere o morire, mentre il marito risponde che erano sciocchezze; il suo posto era accanto alla culla del piccino: “Noi uomini dobbiamo combattere appunto per proteggerlo e garantirlo dagli assalti del nemico e per conservare la pace alla nostra casa e alle nostre donne” ; ma la vera spiegazione per Martha era un’altra: se il marito desiderava combattere non era per la necessità di difendere le donne, i bambini, la patria, ma per amore dei cambiamenti avventurosi che la vita in guerra offriva, per un desiderio di mettersi in mostra, avanzare di grado, insomma per ambizione. “Quando parecchi cani si disputano un osso, i cani stessi si sbranano fra di loro; ma nella storia dei popoli, la maggior parte delle volte sono gli stupidi ossi che vengono buttati gli uni contro gli altri, che reciprocamente si distruggono per difendere le pretese di governanti avidi” .

Nasceva quindi come conseguenza di una ribellione di Martha il grido: "Abbasso le armi" che dà il titolo al romanzo. La maggior parte della gente, afferma la protagonista del romanzo, non sa perché e come una guerra nasca; la vede soltanto giungere a poco a poco. E quando è giunta, non si occupa più dei piccoli interessi e delle semplici divergenze d’opinione che l’hanno prodotta, ma solo degli avvenimenti importanti che ne sono il risultato che assorbono l’attenzione. Poi, una volta passata, ci si ricorda tutt’al più dei travagli personali e delle perdite sofferte, ma non si pensa più alle ragioni politiche che le hanno dato origine.

"Quando una volta si è presi dalla sete dell’orribile, non c’è più riposo, finché essa non sia placata con un massimo d’orrore. C’è, infatti, qualche cosa di più orrendo di un campo di battaglia durante l’azione: è il campo di battaglia dopo l’azione … non si sentono altro che i gemiti del dolore e i rantoli della morte. Sul terreno sconvolto ovunque pozzanghere dai riflessi rossastri dei veri stagni di sangue, tulle le case devastate, villaggi, prima ridenti, trasformati ora in mucchi di rovine, gli alberi delle foreste abbattuti o carbonizzati, le siepi devastate dalle cartucce, sul suolo migliaia e migliaia di morti o di morenti che agonizzano senza soccorso. Proprio vicino ai cannoni, la cui gola è tutta nera di fumo, il suolo è più insanguinato: è lì che si trovano in maggior numero i morti, i feriti e quelli che sono stati i più atrocemente mutilati” .

"Bisogna, afferma Martha, che in base alle proprie forze ogni essere umano, aiuti, non fosse che di un millesimo di linea, l’umanità ad avvicinarsi a questa meta. Non è mai venuto in mente a nessuno di togliere le macchie d’inchiostro con l’inchiostro, o le macchie d’olio con l’olio. Solo il sangue lo si vuol lavare sempre col sangue …” .

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

con una carta oppure con l'App PayPal dal tuo smartphone, scansionando il QR Code che segue qrcode

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici