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8 marzo: un giorno di rivendicazioni e di lotte

 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

 

di Angelino Loffredi
8 Marzo 390 min8 marzo. Questa data erroneamente viene chiamata Festa della donna. E’ un persistente e deviante tentativo per rendere festaiola e consumistica un giorno che deve essere di rivendicazioni e di lotte, a cominciare da quella per il lavoro. Originariamente e per tanto tempo ed anche oggi merita di essere chiamata "Giornata Internazionale della donna". Oggi deve esserlo più di ieri se leggiamo e comprendiamo gli inequivocabili dati forniti dalla Fondazione Di Vittorio.

Secondo la ricerca dal 2008 al 2021 il tasso di occupazione femminile è cresciuto in Italia soltanto del 2,6% (dal 47,3 al 49,9%). Quello di disoccupazione è aumentato di 2,5% (dal 7,9 al 10,4%). Il tasso di inattività femminile si attesta oggi al 44,2%, superando quello maschile in Italia del 18,5% e quello femminile medio dell’Eurozona del 14%. Il salario medio lordo annuo delle donne si attesta a 16,3 mila euro, con un differenziale di genere che le penalizza nella misura del 31,7%.

Numeri davvero impietosi. C’è anche da rilevare che il Covid ha aggravato una situazione già grave perché nella pandemia sono state le donne a pagare il prezzo più alto in termini di occupazione. E’ pertanto necessaria una concreta politica economica e sociale per migliorare la condizione occupazionale e salariale delle donne.

Un’altra terribile verità riguarda la qualità del lavoro delle donne.
La ricerca della Fondazione Di Vittorio evidenzia che la ripresa occupazionale registrata nel 2021, pur avendo aspetti quantitativamente positivi rileva anche un altro dato, quello riguardante la penalizzazione delle donne più giovani, con figli piccoli. Inoltre, quando le donne lavorano, lavorano in condizioni peggiori rispetto agli uomini
Tutto ciò è causato da una persistente arretratezza culturale esistente nel nostro paese costruita su un modello sociale che assegna alle donne un ruolo fondato su stereotipi quali il lavoro di cura, sostanzialmente gratuiti.

Due infatti sono ancora oggi le questioni che non si riescono a sradicare: il lavoro femminile considerato aggiuntivo rispetto a quello maschile e l’altro riguardante le imprese che continuano a scaricare sulle lavoratrici il “rischio” della maternità.
E’ in Italia infatti che il lavoro di accudimento dei figli grava ancora quasi esclusivamente sulle donne, riguarda pochissimo gli uomini, quasi per nulla la società.

 

8 Marzo650 min

Ceccano 8 Marzo 2022

 

 

 

 

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Pubblicato in Forum Lina Paniccia
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