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Iran oggi: dove una donna può essere fermata, imprigionata, "rieducata"...e...uccisa

LOTTA DI DONNE LOTTA DI POPOLO

Perché nonostante le diuturne e poderose proteste il regime iraniano non crolla?

di Angelino Loffredi
MashaAmini 390 minEra il 16 settembre 2022 quando Masha Amini, una giovane ventiduenne proveniente dal Kurdistan iraniano, in visita di parenti, venne uccisa a Teheran, mentre si trovava in custodia della polizia morale. Masha Amini infatti qualche giorno prima era stata arrestata dalla polizia religiosa per non avere correttamente indossato il velo. Alcuni testimoni hanno detto che sia stata uccisa in un successivo pestaggio da parte della polizia durante una sessione chiamata ipocritamente “di rieducazione“. Una foto proveniente dall’Ospedale la mostra con diverse bende attorno al volto, come se avesse subito tanti colpi.

Questa storia è diventata di dominio pubblico grazie alla testimonianza della giornalista Niloofar Hamedi una volta che è riuscita ad accedere dentro l’ospedale Kasra di Teheran. E’ stata la diffusione della foto dei genitori di Amini mentre piangevano la morte della figlia a scatenare le proteste in tutta la nazione.

Le autorità governative affermano che la giovane sia morta per un infarto ma i familiari ricordano che Masha non avesse problemi di salute. Al di la del contenzioso va ben evidenziato che in Iran una donna può essere fermata, imprigionata, rieducata se non ha i capelli ben coperti dal velo.

Dopo il suo funerale sono iniziate le proteste, pacifiche e simboliche, delle donne iraniane che in piazza hanno iniziato a tagliarsi i capelli, bruciare l'hijab, pubblicare video sui profili social per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale. A fronte della repressione del regime, le proteste si sono estese a macchia d'olio in tutto il paese: oggi sono 156 le città coinvolte nelle proteste, oltre 18.000 i manifestanti incarcerati, 440 i manifestanti uccisi. Il 23enne Majidreza, condannato a morte quando gli è stato chiesto quali fossero le sue ultime volontà ha detto: «Non piangete, non leggete il Corano, non pregate. Siate gioiosi. Suonate musica allegra».

Le vicende iraniane fortunatamente sono ben seguite anche in Italia. La petizione avente come tema Donne, Vita, Libertà sta ottenendo un grande successo. Non intendo dilungarmi per elencare le tante adesioni ricevute, mi limito solamente ad indicare il giorno 21 gennaio quando è prevista una nuova manifestazione a Roma, alle ore 17, presso l’Officina Pasolini.

Mi preme inoltre evidenziare che, secondo me, il punto più alto di dissenso verso la repubblica islamica iraniana sia stato raggiunto con le dichiarazioni espresse dal presidente Mattarella in occasione dell’incontro avuto con l’ambasciatore iraniano, qualche giorno fa. Il presidente infatti ha dichiarato “La ferma condanna della Repubblica italiana per la brutale repressione delle manifestazioni e le condanne a morte di molti dimostranti” E’ molto significativo il fatto che non esista alcuna pubblicazione di una foto fra i due, a differenza di quello che di solito avviene in casi come questo. E’ opportuno inoltre tenere presente che il nostro Presidente ha precisato “Il rispetto con cui l’Italia guarda ai partner internazionali ed ai loro ordinamenti trova un limite invalicabile nei principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo“.

Su quando sta accadendo in Italia ed in Iran non intendo riproporre notizie ed informazioni che tanti di voi già conoscono. Le immagini quotidiane che ci vengono proposte sono sotto gli occhi di tutti.
Riconosco che l’attenzione attorno al tema è continua ma vorrei approfittare della presenza fra di noi di Reza Olia e della sua lunga e tormentata esperienza per sollevare alcune questioni che meritano di essere affrontate. Prima fra tutte la domanda di conoscere quali sono i punti di forza, di consenso del regime. Perché, pur di fronte a quattro mesi di ininterrotte proteste, di scontri di piazza, ad un isolamento internazionale il regime è ancora in piedi e non si vedono segnali di crisi?

E’ possibile ipotizzare allora che il regime dei Mullah nella sua storia, iniziata nel febbraio del 1979, pur dopo l’ eliminazione dal governo di forze laiche e marxiste, e penso al Presidente Bani Sadr, abbia svolto una funzione progressiva e nazionale? E’ un dubbio che mi assale se penso che le ricchezze naturali, petrolio e gas sono di proprietà statali, se penso, e non dobbiamo mai dimenticarlo che le donne costituiscono una popolazione universitaria superiore a quella degli uomini, che in Iran esiste una gioventù la più istruita di tutta la regione. Quanti sono stati gli errori dell’Occidente? Quanto ha influito positivamente a favore degli ayatollah la volontà di Tramp di contrapporsi e sanzionare l’Iran per la volonta di realizzare un nucleare per destinazione pacifica?

La mia non è una provocazione, è una domanda non di parte ma piena di interrogativi posta per spingere a guardare in profondità, a non limitarci a fare solamente l’apologia del martirio e dell’eroismo. Pongo queste domande perché le questioni nazionali, in particolar modo in paese con una ricca storia, ritengo siano determinanti, insomma contino tanto.

Vedete che prima del 1979, sotto lo Scià la condizione della donna non era così sottomessa, eppure quel regime venne travolto. Era un regime che non ho difficoltà a chiamarlo “cane da guardia” dell’imperialismo americano. Era un regime che attraverso un colpo di stato anglo americano nel 1953 aveva abbattuto Mossadeq, legittimo governante che provò a fare in modo che la gestione del petrolio fosse nazionale. E per questo venne abbattuto!

Io ho fatto parte di una generazione che per anni quando si parlava di Iran veniva proposto solo l’immagine di Soraya, la regina triste per non essere in grado di dare un erede al sovrano. Successivamente si parlava di Fara Diba, per motivi simili: era stata in grado di dare un successore alla dinastia. Tali notizie sempre ben diffuse costituivano una distrazione di massa. Non si diceva che il regime dello Scià imprigionava i rappresentanti operai, i suoi dirigenti politici, che metteva in azione permanente i torturatori della polizia segreta, la famigerata Savak. Poi, improvvisamente, le televisioni di tutto il mondo ci inondarono di immagini che vedevano milioni di persone che scendevano in piazza contro la monarchia e contro gli americani.

In quel 1979 si unificarono le forze religiose con quelle proletarie. L’apporto della classe operaia per la dissoluzione del regime non fu decisivo ma fu comunque importante.

Si ho letto che la protesta di questi mesi ha messo insieme ricchi e poveri, che le rivendicazioni appaiono ampie ed inclusive. Dichiarazioni certamente positive ma anche molto generiche. Credo pertanto sia giusto capirci di più, se possibile è importante conoscere, anche nei particolari, la posizione degli ultimi, quelli che vivono ai margini della società e negli angoli più lontani dalla metrolpoli. Non per fare della sociologia ma se vogliamo che il regime teocratico dei Mullah venga abbattuto è necessario guardare più in profondità, in particolar modo conoscere la condizione dei lavoratori, il loro grado di coesione, le battaglie che stanno combattendo, quali diritti sociali stanno chiedendo. Termino pertanto questo sintetico intervento chiedendo a Reza Olia, al compagno Olia, se si possono ottenere i diritti civili senza unificarli con i diritti sociali e se oggi in Iran esistano le condizioni per tale decisivo solto di qualità della battaglia politica.

Ceccano, 14 Gennaio 2023

 

 

 

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Pubblicato in Forum Lina Paniccia
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