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Non basta il salario minimo nel precario lavoro italiano

DIRITTI DEI LAVORATORI

“direttiva sul salario minimo” e “ruolo della contrattazione collettiva”

di Donato Galeone*
sindacati 400 minLeggiamo da più giorni che il nostro Parlamento non si trova impreparato sulla introduzione di un “salario minimo” proposto con l'accordo politico del 7 giugno scorso in sede istituzionale europea che, peraltro, rafforza il “sistema delle contrattazioni collettive nazionali” nel contesto delle relazioni tra le organizzazioni più rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Sappiamo che il nostro Parlamento - già con legge del 14 luglio 1959 n. 741 - approvò il riconoscimento della contrattazione collettiva, limitata nel tempo, e con rispetto dell'articolo 39 della Costituzione che sancisce il principio - come noto - della libertà di associazione sindacale e rinvia alla legislazione la disciplina di un “modello di contratto collettivo erga omnes” stipulato dalle rappresentanze unitarie dei sindacati dei lavoratori.

Su questo giornale online www.unoetre.it - nei mesi di maggio e luglio 2019 con i miei articoli “salari dei contratti di lavoro e salario minimo” - testimoniavo dopo oltre 60 anni e in attuazione della legge 741/1959, la consegna formale presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Matera dei contratti collettivi integrativi provinciali per “garantire i minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori della Provincia di Matera.”

Quel Parlamento e Governo di oltre 60 anni fa nell'adempiere il dovere istituzionale di “garantire a tutti i lavoratori italiani un più sicuro e definito livello minimo di trattamento economico e normativo” riconfermavano e riconoscevano la primaria validità dell'azione sindacale nel regolare le condizioni di lavoro con la “contrattazione collettiva”.

Ritengo e ripeto - ancora oggi - di considerare molto positivo che dal 1959 e con il sostegno di milioni di lavoratori la CGIL,CISL,UIL hanno coperto dalla contrattazione collettiva oltre l'80% del lavoro italiano e in quel 15-20% dei “lavori e lavoretti poveri” sono coinvolti sia il lavoro nero che il caporalato non sempre controllato dagli organi di vigilanza dello Stato.

A seguito dell'accordo politico del 7 giugno il Parlamento europeo e gli Stati nazionali attendono a giorni – entro fine giugno 2022 – la emanazione della “direttiva sul salario minimo” entro cui la cornice di riferimento e l'obiettivo per definire il salario minimo non è quella di uniformare i sistemi nazionali ma di di promuovere la contrattazione collettiva sulla determinazione del salario rispettando le specificità di ogni ordinamento interno e favorendo, nel contempo, il dialogo tra le parti sociali rafforzando, ancora di più, il “ruolo della contrattazione collettiva”.

Nel nostro Paese non partiamo dall'anno zero ma da lontano: esattamente 9 anni fa con proposte tra parti sociali condivise (accordo sulla rappresentatività tra Confindustria e CGIL,CISLUIL e con l'adesione della UGL del 31 maggio 2013) e con la indicazione, anche, delle sedi istituzionali (INPS e CNEL) oltre le modalità con cui misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e le regole per validare e rendere esigibili i contratti nazionali di lavoro.
Il 14 gennaio 2014 - otto anni fa - con il “Testo Unico sulla rappresentanza sindacale” si concludeva un percorso iniziato ancora più lontano – accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 proseguito con quello del 28 giugno 2011 – e successivamente integrati dagli accordi sia del 4 luglio 2017 che del 28 febbraio 2018.
Aggiornati gli accordi sottoscritti in data 9 marzo 2018 - relativamente ai “nuovi contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva“ - mediante queste importanti modifiche in previsione di una misurazione certificata della rappresentanza anche delle organizzazioni dei datori di lavoro (come previsto anche dall'accordo interconfederale del 24 novembre 2016 tra datori lavoro associati in Confcommercio e CGIL,CISL,UIL); che in previsione di una possibile regolazione per legge di tutta la materia relativa alla rappresentanza e rappresentatività sindacale volta ad assicurare efficacia generale ai contratti collettivi; c) nella promozione, attraverso l'estensione della contrattazione di secondo livello, di processi di cambiamento culturale capaci di accrescere nell'impresa le forme e gli strumenti della partecipazione organizzativa.

Richiamati i precedenti storici ultra decennali si tratta, ora, di procedere sia in sede ministeriale del lavoro che parlamentare, con una “ricognizione conoscitiva e consensuale” della vigente contrattazione collettiva prodotta tra sindacati dei lavoratori più rappresentativi della CGIL,CISL,UIL e le associazioni dei datori di lavoro, quali sottoscrittori dei contratti collettivi di lavoro vigenti intercategoriali - parte economica e parte normativa - entro cui “ricostruire un salario minimo” da adeguare, volta a volta, alla evoluzione della contrattazione collettiva del lavoro italiano nella dimensione europea.

Ma se il “salario minimo” potrà dare garanzia legale ad un diritto previsti dall'articolo 36 della nostra Costituzione per un lavoro dignitoso equamente compensato sarà ed è necessario – sempre ed innanzitutto – una “sistematica azione di vigilanza coordinata territorialmente” di controllo continuo, nella considerazione che di fatto, sia in presenza di un salario riconosciuto anche con legge che di una persistente precarietà lavorativa per vivere tra disoccupati disperati in assenza di sicurezza in ambiente di lavoro - resta fondamentale e lo ripeto - che non basta soltanto contrattare e sottoscrivere condizioni economiche e normative tra organizzazioni sindacali dei lavoratori e associazioni dei datori di lavoro più rappresentativi ma, anche, prevedere e sanzionare “l'obbligo di regolare ed erogare in busta paga il salario nella quantità spettante contrattato” da validare con legge per settori produttivi e territori.

E' questa, oggi, con il basso livello di “salario minimo” italiano la complessa e vera questione sociale e del lavoro contrattato e partecipato da riprendere con il Governo al Ministero del Lavoro per definirne i contenuti – rispettando le parti sociali del nostro Paese – così come sono rispettate nell'accordo parlamentare europeo del 7 giugno 2022 nella previsione della imminente “Direttiva Europea” di fine mese.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

salariomin UE 600 min

 

 

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