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Scambio di ruoli tra partiti e media sullo scenario della politica

OPINIONI

Il rapporto diretto dei partiti con i cittadini va ripristinato

di Ermisio Mazzocchi
nadia urbinati ilriformista.it 400 minL'articolo di Nadia Urbinati pubblicato su Domani del 7 giugno invita a una riflessione rivolta a un argomento centrale nella storia politica del XXI secolo.
Le sue considerazioni sono condivisibili e di estrema attualità.

Il rapporto tra gli strumenti di informazioni e i partiti è stato sempre determinante sia nei sistemi democratici sia in quelli dittatoriali.
Nella democrazia la libertà di informazione ha prodotto una crescita del ruolo dei media che a poco a poco hanno sostituito quelle forme di comunicazione che erano proprie dei partiti. Quanto è avvenuto ha precise cause legate all'evoluzione della società e alla funzione dei partiti.

La Costituzione assegna a essi uno specifico ruolo nell’ambito delle istituzioni democratiche.
Questo comporta la definizione della loro identità culturale e progettuale che ne stabilisce la distinzione.
Sulla base di tali “differenze” ognuno compie le proprie scelte.
I partiti dovrebbero presentarsi come interpreti dei cambiamenti e la politica essere il regista attraverso le sue rappresentanze.
Queste nell'esercizio delle proprie funzioni, delegate dai cittadini con il loro voto, siano artefici della costruzione di un modello di sviluppo dell'intera società.
In verità nei tempi più recenti i partiti hanno perso la percezione della realtà.

Non più in grado di esserne referenti, hanno preferito rinunciare alla critica del modello in cui viviamo che è pur sempre necessaria per costituire un soggetto capace di indicare una strada per il paese.

Se si vuole il consenso dei cittadini, essi dovrebbero stare "dentro" la società. Un impegno che implica la strutturazione di un partito il quale sia in sintonia con il paese e sia in grado di assumere una collocazione definita e chiara tale da escludere posizioni ondivaghe.

La fine del sistema partitico ha prodotto una trasformazione delle strutture organizzative e ha dato vita a forme leadiristiche e personali in cui l'eletto è divenuto il perno della politica del suo partito. Tutto ciò comporta che egli abbia bisogno di una tribuna di suo esclusivo utilizzo, la quale è rappresentata dai media che di fatto sostituiscono le funzioni proprie del partito.

Questi hanno avuto la capacità di adattarsi alle nuove forme di comunicazione e hanno finito per gestire l'informazioni con una nova modulazione.

Una cultura leaderistica ha sostituito quella di partito intesa come forza organizzata su basi democratiche e radicata sul territorio, che vive per la partecipazione diretta dei suoi iscritti. Il "partito" che è una scelta di campo dovrebbe essere di massa, nel senso di un coinvolgimento della più ampia comunità nazionale, la quale dovrebbe esercitare la sua funzione in modo democratico e organizzato. In questa prospettiva sarebbe fondamentale la collocazione politica di un partito rispondente a categorie consolidate quali quelle della sinistra e della destra.

La sinistra più della destra, la quale conserva le sue originarie radici storico-culturali, paga l'assenza di una sua identità in quanto ha cancellato i riferimenti culturali della sua funzione che ha avuto nella storia d'Italia.
Incapace di "vedere" i nuovi bisogni, ha dimostrato di non sapersi adeguare alla realtà, non rispondendo in termini di alternativa alla crisi del paese e venendo meno al suo compito di difesa delle garanzie di equità e di giustizia. Una debolezza che produce incertezza e che porta a utilizzare i media come strumento per ottenere consenso e trasmettere le proprie posizioni politiche.

La situazione italiana è incontestabilmente complicata e contraddittoria, ma non tale che non si possano cogliere in essa, oggi più di ieri, spinte e aspirazioni di larghi strati della società italiana volte al cambiamento e a ritrovare garanzie di uguaglianza, di solidarietà, di sicurezza.

Per questa ragione non credo che lo "status vivendi" denunciato da Urbinati possa perdurare. I partiti, soprattutto quelli che hanno una maggiore consistenza organizzativa, hanno bisogno di riprendere una propria iniziativa per qualificare la loro proposta e stringere un legame solido con i cittadini.

La lotta politica, che si profila e che in parte è già in atto, non è solo quella di ottenere compiti di governo. Essa assume dei connotati precisi finalizzati all'affermazione di un'egemonia politico-culturale dalle diverse matrici come quelle conservatrici, populiste, liberiste, così come quelle progressiste, democratiche, costituzionali.

Il rapporto diretto dei partiti con i cittadini diventa fondamentale, se non vitale, per ottenere un'affermazione della loro funzione nell'interesse dell'intera comunità italiana.

16 giugno 2022

Urbinati - articolo apparso su "DOMANI", martedì 7 giugno 2022
Il passaggio che ha impegnato Ermisio Mazzocchi per esporre il suo pensiero.

(...) La guerra in Ucraina ha rilanciato il soft/hard power e ha messo in luce quel che gli studiosi di politica documentano da qualche anno: lo scambio dei ruoli tra partiti e media sul set della politica. La guerra ha mostrato che i media sono sempre più spettacolari e partigiani, e i partiti meno di parte. I primi fanno l'audience dalla quale i secondi dipendono. Questo spiega, tra l'altro, perché i partiti siano diventati un terreno fertile per lo stile populista, il cui preferito slogan è che "tutti i partiti sono uguali" e vogliono dividere il popolo per meglio dominarlo. I partiti sono sempre più restii a mostrarsi di parte dunque, e si posizionano in quel luogo senza sigla e colore che è "il pubblico". Al contrario, i media hanno assunto il ruolo dei partiti: con i talk show generano narrative partigiane, lanciano campagne e proclami, fanno schierare. L'inversione dei ruoli è funzionale alla democrazia dell'audience, con il risultato che, nonostante il peso dei sondaggi sulle scelte dei leader, il potere dei cittadini diminuisce. Perché i media che si fanno partigiani indeboliscono la loro funzione di controllo e monitoraggio del potere, e i partiti che si trasformano in acchiappa-audience impoveriscono la funzione rappresentativa del dar voce ai problemi dei cittadini.

Guerra in Ucraina, lo scambio dei ruoli tra partiti e media sul set della politica (editorialedomani.it)
https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/guerra-in-ucraina-lo-scambio-dei-ruoli-tra-partiti-e-media-sul-set-della-politica-bwsg7937

 

 

 

 

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