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"Ho deciso di disertare il congresso fondativo di Sinistra Italiana"

Via da SIdi Marco Procino, (lettera inviata a L'Inchiesta) Gentile Direttore,
sono giorni che seguo con appassionato interesse l’animato dibattito sulla sinistra e la sua missione che si è acceso sulle colonne del vostro giornale. Volevo ringraziare l’intera redazione da lei guidata per questa scelta. Penso che mai come oggi (visto che entrambe le storiche correnti politiche interne al mondo della sinistra, quella massimalista e quella riformista, sono costrette a fare i conti con fallimenti inauditi e sconfitte storiche) sia importante parlare di sinistra per interrogarsi su quale sia la strada migliore per riportare al centro del dibattito pubblico e, soprattutto, delle agende politiche dei governi e delle amministrazioni locali i diritti, la democrazia e la lotta alla povertà e alle diseguaglianze.
Da dove la si guardi, la situazione della sinistra italiana non è eccellente. Ma, come ha già ricordato qualcuno su questo giornale, è proprio “quando tutto sembra perduto [che] bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”, come sosteneva dalla prigione fascista Antonio Gramsci. E il tempo per rimettersi all’opera non solo è poco ma è anche assai stringente. I fallimenti, le cantonate e gli errori delle sinistre, infatti, hanno contribuito all’imporsi delle agende neoliberali. E l’egemonia culturale neoliberista è stata talmente forte da superare persino la disastrosa crisi economica iniziata nel 2009.
Quasi per assurdo, la reazione al depauperamento dei diritti e dei salari, la precarizzazione del lavoro e l’ascesa dei flussi migratori imposti dall’ordine neoliberale e dai processi di globalizzazione e finanziarizzazione delle economie ha portato a un pericoloso e inarrestabile successo delle forze nazionalistiche e protezionistiche (Trump, Brexit) o l’ascesa di movimenti marcatamente xenofobi (Le Pen, La lega di Salvini, l’Ungheria di Orban).
Ma una lettura totalmente negativa sulla situazione attuale delle sinistre non né corretta né veritiera. In europea e nel mondo le forze democratiche, progressiste e radicali stanno provando a superare le sacche nelle quali erano precipatate innovandosi e costruendo storie ed esperienze, tra loro molto differenti (anche per ragioni “geografiche”), penso a Podemos, alla Syriza di Alexis Tsipras e la possibilità reale di cambiamento e alternativa tratteggiata da Sanders e Corbyn.
Anche in Italia, ad essere un po’ ottimisti, si sta aprendo un importante spazio. Dopo il governo Monti, sostenuto persino da una parte del mondo progressista italiano (Fassina eraresponsabile economico del Pd bersaniano), la vittoria mutilata di “Italia. Bene Comune”, il ritorno alle larghe intese e, infine, il pericoloso e audace percorso (contro)riformatore intrapreso dal Governo Renzi, qualcosa sta avvenendo. Innanzitutto, l’esito e le ripercussioni politiche del referendum costituzionale del 4 dicembre. Referendum che ha prodotto: la caduta di Renzi, una crepa nelle politiche del Governo Renzi e nello stesso partito democratico.Crepe che hanno causato un fatto che chi ha cuore un rilancio della sinistra e di un campo democratico e progressista non può ignorare: la fuoriscita di D’Alema, Bersani, Rossi, Speranza ed Errani, insieme a una trentina di Parlamentari dal Pd, nonché all’ormai prossima costituzione di un gruppo parlamentare composto dalla maggioranza dei deputati che componevano il gruppo Sinistra Italiana e dagli scissionisti Pd.
Questo scombussolamento dell’ordine costituito e del quadro politico italiano, a pochi mesi dagli importanti referendum (da vincere per abbattere anche il Jobs Act dopo la riforma costituzionale) promossi dalla Cgil su lavoro e voucher, sta portando finalmente a quel processo, tanto atteso da me (e non penso e spero di essere il solo), di unificazione delle forze di sinistra e progressiste.
Assieme a molti compagni in provincia, dopo 8 anni di militanza nella comunità di SEL, ho deciso di disertare, a malincuore, il congresso fondativo di Sinistra Italiana, perché convinto che questo paese non abbia bisogno di un soggetto che ulula alla luna; duro e puro; che scopiazza i modi e i linguaggi violenti e aggressivi dei grillini; o che, ancora peggio, è attratto da ipotesi di fuoriuscita dall’euro e dal ritorno a politiche sovraniste e protezioniste; bensì abbia bisogno di un campo largo. Un campo di speranza. Un campo ecologista. Libertario. Socialista. Democratico. Un campo che valorizzi il lavoro ma anche le ottime esperienze imprenditoriali che investono nell’innovazione. Che investa esso stesso in innovazione, nel sapere e nella ricerca. Sono persuaso che questo paese abbia bisogno del campo Progressista. Quel campo che si pone dalla parte della democrazia e dei diritti. Che si pone di sfidare, per la guida del paese, Renzismo, destre xenofobe e pentastellati, perché, come dimostrano alcune realtà locali, penso alle assunzioni dei medici non obiettori nel Lazio di Zingaretti, una sinistra al governo potrebbe dare più corpo al cambiamento, a patto che quest’ultima porti avanti un sano riformismo radicale.

 

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