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Latina Borghi Riuniti - Ceccano Calcio 1920 1-1

CECCANO CALCIO

Promozione girone E - 12ª giornata del girone di ritorno

Lt BorghiRiuniti Ceccano 650 min

di Valentino Bettinelli*
Finisce 1-1 la partita allo stadio Zonzin di Latina, con un Ceccano che spreca tante palle gol e viene raggiunto dai pontini al 97’ con un autogol.

Primo tempo in cui i rossoblù tengono il campo con grande ritmo e belle trame. Mole di gioco che, però, non trova la giusta concretizzazione negli ultimi 20 metri di campo. Due nitide occasioni non sfruttate e alcune potenziali azioni pericolose in cui è mancato un po’ di cinismo nella zona calda del rettangolo verde. Una prima frazione che poteva chiudersi con un vantaggio ampio per i ragazzi di Carlini, che si è chiusa invece a reti bianche.

Nella ripresa il Ceccano rientra in campo ancor più volitivo, ma sembra ancora stregata la porta del Latina.
Al 55’ Simone lancia Liburdi che si invola sulla destra e dal fondo mette al centro una palla rasoterra verso il secondo palo. Sulla sfera arriva Maura che però manca lo specchio della porta dalla corta distanza.

Al minuto 60’ i rossoblù capitalizzano e sbloccano la gara. Adamo trova in profondità Pompili, che con uno stop a seguire di testa si lancia verso la porta e in estirada supera Girolamo in uscita.
Il Ceccano prova ad aumentare lo sforzo per raddoppiare. Al 65’ Pompili veste i panni dell’uomo assist e dalla destra scarica per l’accorrente Simone che viene tradito da un cattivo rimbalzo e calcia debolmente verso la porta.

Al 70’ è Manuel Micheli a compiere un grande intervento. Il Latina calcia una punizione dalla destra; la palla viene deviata dalla corta distanza, ma il portierone rossoblù con un colpo di reni alza la sfera sopra la traversa.
Nella fase finale di gara il Ceccano prova a controllare i ritmi, non disdegnando qualche scorribanda offensiva. Fasi di attacco che, però, non portano i rossoblù al raddoppio.

Si arriva al 90’ e l’arbitro Messi assegna 5’ di recupero. Le lancette segnano il minuto 97’ quando lo stesso fischietto di Albano Laziale inspiegabilmente non decreta la fine. Dalla metà campo arriva uno spiovente in area sul quale salta Vitti. La palla rimbalza sulla spalla del terzino rossoblù e si deposita all’angolino, beffando il Ceccano ben oltre il termine del recupero.

Un pareggio che gela la squadra e i tifosi presenti a Latina. Un duro scherzo del destino che punisce oltremodo i ragazzi di Carlini, ancora protagonisti di una gara in cui hanno espresso un’ottima qualità di gioco.
Domenica prossima, tra le mura amiche del Popolla, il derby contro il Tecchiena, per provare ancora a credere in una possibile rimonta sulla seconda classificata.

 

Tabellino

Latina: Girolamo, Zanetti, De Angelis, De Luca (38’ Sassi), Cassanelli (66’ Siragusa), Notarpietro, Gori, Veneziani, Terrazzino, Frezzotti, Matteo (90’ Zanolli).
A disposizione: Gallo, Belli, Di Vito.
Allenatore: Ivan Omizzolo

Ceccano: Micheli, Bignani, Vitti, Celenza, Cestra, Adamo, Liburdi ( 85’ Bucciarelli), Lillo, Pompili, Simone, Previtera (50’ Maura).
A disposizione: Pietropaoli, Consalvo, Rotondi, Riccardi, Avdiu.

Arbitro: Marco Messi di Albano Laziale
Assistenti: Federico Spinetti (Albano Laziale), Tommaso Rutigliano (Albano Laziale)

Ammoniti: De Angelis (Latina), Vitti, Celenza, Lillo, Maura (Ceccano)

Marcatori: 60’ Pompili, 97’ Vitti (autogol)

*Valentino Bettinelli, Ufficio Stampa

 

 

 

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Monte San Biagio - Ceccano Calcio 1920 1-1

 CECCANO CALCIO

Promozione girone E - 10ª giornata del girone di ritorno

di Valentino Bettinelli*
MS.Biagio Ceccano 390 minIl big match di Monte San Biagio finisce con un nulla di fatto, ma con un Ceccano che esce dal campo con l’amaro in bocca per la sfortuna che impedisce ai rossoblù di espugnare il campo della capolista.

Gli ospiti partono forte. Al 5’ Previtera riceve palla al centro dell’area, si gira e calcia bene ma Ristic è prontissimo ad allungarsi alla sua sinistra.

Al 17’ la capolista reagisce. Palla infilata per Mallozzi che trova un super Manuel Micheli ad ipnotizzarlo.
Dopo un minuto i rossoblù passano. Al 18’ Pompili viene lanciato in profondità. Il bomber rossoblù fa scorrere il pallone e dal limite lascia partire un destro incrociato e trova l’angolino. È 0-1 e il settore ospiti, gremito da circa 150 tifosi ceccanese, esplode di gioia.

Al 36’ è ancora Ceccano a provare a raddoppiare. Azione tambureggiante con la palla che scorre da destra a sinistra e viceversa. La sfera arriva ad Adamo che esplode un tiro a giro che non trova lo specchio della porta per pochi centimetri.
Il primo tempo termina con il Ceccano in vantaggio e che ha visto Il predominio dei rossoblù per qualità e intensità di gioco.

Nella ripresa i padroni di casa tornano in campo vogliosi di reagire. Al 47’ Di Marco riceve in profondità e di testa prova a scavalcare Micheli in uscita, ma il numero uno rossoblù di via in angolo con un grande colpo di reni e salva il risultato.

Al 64’ Ancora Monte San Biagio protagonista di una buona azione. Faiola mette al centro per Parise che si gira bene ma colpisce la base del palo.

Al 65’ I padroni di casa pareggiano grazie ad un grandissimo goal di Gionta che dai 25 metri calcia e trova l’incrocio dei pali.
Negli ultimi 20 minuti il Ceccano rialza la testa e torna ad esprimere la sua tipica qualità di gioco anche grazie ad una enorme spinta proveniente dai propri tifosi, presenti in massa allo stadio.

La grande occasione arriva sui piedi di bomber Pompili al minuto 93’. L’attaccante rossoblù da posizione defilata al limite dell'area calcia mirando l’incrocio dei pali, ma Ristic compie un intervento prodigioso deviando la palla in calcio d’angolo e salvando i suoi.

Si spengono così le velleità di vittoria Del Ceccano, che non può recriminare nulla dalla prestazione espressa nei 90 minuti. Ritmo, intensità, carattere e tanta qualità di gioco. Un Ceccano già pronto domenica prossima ad ospitare il Real Cassino in un Popolla che sicuramente sarà una bolgia.
La matematica dà ancora possibilità al Ceccano e la squadra ha tutta la voglia di provare a compiere l’impresa.

 

Tabellino

Monte San Biagio: Ristic, Lubrano, Fedeli (45’ Parisella Luca), Stravato (83’ Di Lieto), Parisella Giuseppe, Altobelli, Gionta (87’ Mezzomo), Faiola, Di Marco (72’ Pernarella), Mallozzi, Fanelli.
A disposizione: Simonelli, Beccari, Coda, Caporiccio, Di Palma.
Allenatore: Francesco Del Prete

Ceccano: Micheli, Bignani, Vitti Marco, Cestra, Celenza, Adamo, Federico, Lillo, Pompili, Simone, Previtera (70’ Maura).
A disposizione: Pietropaoli, Consalvo, Vitti Manuel, Bucciarelli, Incitti, Buono, Martelli.
Allenatore: Mirco Carlini

Arbitro: Christian Ferruzzi di Albano Laziale
Assistenti: Stefano Scarangella (Cassino), Giuseppe Falcetta (Aprilia)

Ammoniti: Ristic, Altobelli, Faiola (Monte San Biagio), Bignani, Vitti Marco, Adamo, Lillo (Ceccano)

Marcatori: 18’ Pompili (Ceccano), 65’ Gionta (Monte San Biagio)

Note: Spettatori 350 circa con circa 150 tifosi rossoblù

Valentino Bettinelli, Ufficio Stampa

 

 

 

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11 settembre. Ricordo amaro

11 SETTEMBRE 2001

Brandire le armi non serve, anzi, è controproducente.

di Aldo Pirone
11 settembre TGCom24 Mediaset 390 minSabato scorso l’America ha ricordato solennemente l’attacco terroristico di Al Qaeda dell’11 settembre. Un attacco atroce contro civili inermi, costato migliaia di vittime innocenti nel cuore stesso degli Stati Uniti. Con lo schiantarsi degli aerei contro le Twin Towers di New York e contro l’edificio del Pentagono a Langley in Virginia cadde il dogma dell’inviolabilità del suolo americano e ogni americano improvvisamente capì che la sua superpotenza non era più tanto tale. A rendere più cocente l’amaro ricordo è il modo fallimentare in cui è avvenuta l’uscita dall’Afghanistan delle truppe americane e occidentali nei giorni scorsi, sotto l’incalzare del ritorno del regime talebano più forte di prima. Di lì, infatti, il senso di un fallimento complessivo della strategia americana, interventista e armata, per “esportare la democrazia” in terre islamiche.

Ho sempre ipotizzato che quell’attacco fosse politicamente mirato a provocare la reazione statunitense che poi ci fu: attirare la superpotenza statunitense nella trappola medio orientale. Solleticare e indurre le forze più imperialiste del partito repubblicano a mettere piede in Afghanistan prima, e poi, soprattutto, a rimetterlo in Iraq per controllare da vicino la situazione geo politica (Russia, Cina, Iran) e le fonti del petrolio, non bastando più la politica di sostegno alle petromonarchie reazionarie come l’Arabia Saudita. Insomma, offrire un atroce e corposo pretesto a forze che erano già di loro più che disposte a insediarsi da quelle parti mediorientali, già di per sé incandescenti e avvelenate dal conflitto arabo-palestinese-israeliano e da una guerra di religione islamica tra sciiti e sunniti.

“Esportare la democrazia” fu solo la copertura ideologica d'interessi imperiali ben più corposi. Del resto l’Afghanistan aveva già dimostrato, con l’intervento sovietico del ’79, che non era esportabile neanche la rivoluzione socialista e laica. Anzi, quella guerra era stata uno dei fattori non secondari dell’implosione e del crollo del socialismo reale sovietico. Anche lì “l’esportazione del socialismo” aveva coperto la politica di potenza dell’Urss che nella seconda metà degli anni ’70 aveva approfittato, sbagliando, della crisi dell’altra superpotenza gravata dalla sconfitta nel Vietnam in Indocina, con un’espansione geo politica di cui l’invasione dell’Afghanistan fu il frutto ultimo più evidente e velenoso.

Tra l’intervento in Afghanistan, coperto dall’Onu che approvarono l’operazione enduring freedom - ironia dell’aggettivo visto com’è andata - e quello in Iraq non approvato dall’Onu per la contrarietà di tanti paesi e per il veto francese, ci sono state differenze, ma la filosofia interventista della coalizione dei volenterosi per l’intervento in Iraq – circa 30 stati - messa in piedi da Bush figlio con lo spagnolo José Maria Aznar, il britannico laburista Tony Blair e Berlusconi al seguito, era già segnata; ricordiamo tutti la pantomima farsesca sulle armi chimiche in possesso di Saddam Hussein che non furono mai trovate, Un interventismo aggravato dall’ignoranza crassa dei servizi segreti americani sui gruppi islamici, i loro contrasti - vedi la questione dei Kurdi -, le loro differenze, la loro cultura, che indussero la superpotenza statunitense a muoversi in Medio Oriente come un elefante in un negozio di cristalli.

Ma non è ancora finita, perché gli Usa hanno già deciso ai tempi di Obama e concordato con l’attuale governo dell’Iraq guidato da un loro protetto, Mustafà al-Kadhimi, il ritiro entro l’anno anche da lì. Non avverrà, probabilmente, come in Afghanistan perché in Iraq ora la situazione è controllata dalla maggioranza sciita e in parte kurda che ha avuto il potere grazie all’intervento americano.

Speriamo che da questo ritiro militare dal Medio Oriente serva agli Stati Uniti, innanzitutto, come alle altre potenze globali (Cina e Russia) a imparare una lezione che era già evidente decenni fa: il mondo è multilaterale e non si governa esportando i propri ordinamenti politici, per quanto liberali e democratici essi siano. Si governa con la pazienza della cooperazione non con le alleanze l’una contro l’altra armata a cominciare da quella Atlantica e dalla Nato. I diritti umani, ad iniziare da quelli delle donne, bisogna aiutarli ad avanzare facendoli lievitare all’interno di società e religioni che sono ostiche e integraliste. Partendo da quelle genti, dal loro sentire, stimolandone l’evoluzione e la partecipazione politica, facendo pressioni di varia natura sui governi nell'ambito di relazioni sempre più interdipendenti gestite da un Onu riformata e rinnovata.

Brandire le armi non serve, anzi, è controproducente.

 

 

 

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L'11 manifestiamo perchè in gioco c’è il bene comune

collefagiolara 2 400 mindi Ina Camilli - Inizia con una iniziativa di protesta il 2020. Buon anno alla redazione di UNOeTRE.it e ai suoi lettori! Esprimiamo anche un ringraziamento per aver dato spazio e quindi voce alle attività che abbiamo portato avanti in tanti anni di costante iniziativa.

Siamo cittadini resilienti e attenti a ciò che succede nel nostro territorio, la valle del Sacco, e nell’anno appena trascorso le situazioni critiche non sono mancate, purtroppo. Un territorio che non conosce risanamento e bonifica (ancora in alto mare) e preda di appetiti e attività economiche non sempre lecite,poco contrastate dalla politica e quasi per nulla controllate dagli enti di vigilanza.

La valle del Sacco continua ad essere un terreno di conquista ma non per questo gettiamo la spugna!
Sabato 11 gennaio alle ore 11 saremo davanti la discarica di colle Fagiolara a Colleferro per protestare contro il piano rifiuti regionale che “sbarca” in ciociara - avvelenata, disastrata, fragile ed esondabile - progetti ad alto impatto ambientale e lascia affondare la sanità pubblica, gli ospedali, non apre il Registro tumori nè il Pre.S.A. ad Anagni e non avvia studi e monitoraggi epidemiologici, dopo anni di annunci.

Invitiamo tutti a partecipare e ad essere presenti per dare una risposta al bisogno di sanità pubblica e di tutela dell’ambiente. Vogliamo giustizia e pretendiamo i controlli ambientali!
In questo giorno di protesta Colleferro sarà il luogo simbolo delle contraddizioni della politica locale che da un lato si contrappone a Roma Capitale e ai rifiuti romani, e dall’altra permette i progetti determinanti e condizionanti della Regione Lazio, come il compound industriale!collefagiolara 400 min

La discarica di Colleferro ha ricevuto per un oltre un anno la monnezza romana senza alcuna opposizione da parte del Comune di Colleferro e ora in parte sequestrata per mancata ottemperanze delle disposizioni di legge. Oggi da piazza Italia si protesta per il noto principio “se non li puoi convincere li puoi confondere”. Vogliono infatti far passare sotto silenzio il fatto che il compound industriale previsto nel piano rifiuti regionale dal 2022 tratterà gli scarti non della Capitale ma di tutti i TMB regionali!

Chiusi a Colleferro inceneritori e discarica, senza che risulti, almeno fino ad ora, la chiusura “vera” con un provvedimento formale a garanzia che non ci saranno in futuro successivi loro utilizzi, questi impianti sono stati aperti con una autorizzazione della Regione Lazio e devono essere chiusi allo stesso modo, ovvero con un provvedimento amministrativo regionale definitivo.

A parte gli aspetti burocratici che tuttavia sono una certezza giuridica, sul piano politico, economico e sociale il progetto di riconversione degli inceneritori con il compound industriale è un impianto che localizza a Colleferro un polo industriale dei rifiuti con gravi ripercussioni sugli altri paesi vicini come Paliano, Anagni, Valmontone, Olevano Romano e Genazzano.

La presenza del nuovo cantiere Vailog Amazon ha già avuto una ricaduta ambientale devastante e la messa a regime del polo logistico si ripercuoterà sull’economia locale e sulla qualità dell’aria, già pessima, e quindi sulla salute di tutti!

Al di là dei motivi della protesta, che non hanno avuto tregua come gli odori nauseabondi, disconosciuti dall’Amministrazione comunale ma riconosciuti dalla Asl, da forme di illegalità con cui viene gestita la discarica e la mancanza di trasparenza dell’azione amministrativa verso i cittadini, qui appena accennati, è importante ribadire il carattere civico e apartitico della dimostrazione di sabato mattina 11 gennaio promossa da cittadini in collaborazione con comitati e associazioni. Invitiamo tutti ad essere presenti ed essere “parte” di una protesta civile che chiede condivisione delle decisioni che ricadono sul territorio.

La dimostrazione mette al centro la salute e l’ambiente e questa, come altre iniziative che si svolgeranno sullo stesso tema, è un valore positivo, su cui vogliamo essere interlocutori della politica e se è in grado anche la nostra sostenitrice.
Questa dimostrazione nasce dall’impegno di chi non si vuole arrendere e chiede giustizia e rispetto della dignità di tutti. Uno sforzo nobile di mobilitazione con il territorio che speriamo non sia mortificato ma veda la collaborazione e la solidarietà di tutti in favore di una rivendicazione che salvaguardi il presente ma soprattutto il futuro di chi verrà dopo di noi.

È un appuntamento da non mancare, in cui parleremo di noi e di cosa ci aspetta domani, convinti che ogni forma organizzata di protesta che parta dai cittadini è degna di considerazione. In gioco c’è il bene comune.

 

 

 

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Da due procedure legislative a 9, 10 o forse 11

votoNO 350 260IL PERCHE’ “NO” DI QUESTA DOMENICA 23 OTTOBRE 2016


Spesso si dimentica di segnalare che con la riforma Boschi il parlamento passerebbe da due possibili procedure legislative a un numero non ancora ben individuato di procedure alternative (secondo alcuni 7, secondo altri 9, secondo altri ancora 10 o 11). Anche questa incertezza sul numero di procedure è di per sé rivelatrice: gli stessi costituzionalisti, infatti, non sono in grado di elaborare un’interpretazione certa e unanime del nuovo testo costituzionale.

In conclusione, dietro un’apparente semplificazione in nome della “governabilità” a noi sembra si celi il pericolo di un caos istituzionale in cui a restare al comando sia di fatto un solo potere: quello dell’esecutivo. Un rischio accresciuto dal legame tra l’Italicum e la riforma Boschi, che amplifica i suoi perniciosi effetti in termini di concentrazione del potere nel capo del governo e di indebolimento dell’autonomia delle istituzioni di garanzia. Ricordiamo, infine, che osservazioni molto simili a queste sono state mosse da un appello di 56 costituzionalisti (tra cui ben 11 presidenti emeriti della corte).

 
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11 punti di Canfora per seminare nuovi orientamenti

lucianocanfora 350 260di Luciano Canfora da ilmanifesto.info - Che fare. Tra nuove schiavitù e sfruttamento intellettuale. Per scegliere come agire conviene partire dalla conoscenza dei dati di fatto.

Eccone alcuni, a mio avviso rilevanti:

a) Sta tornando, anche nel cuore di società ricche, la schiavitù; secondo una stima della Cgil in tale condizione si trovano (ma le stime sono riferite a ciò che è visibile, non al sommerso) già 400.000 esseri umani, in larga parte extraco¬munitari; il "profitto" se ne giova enormemente.

b) Strettamente connesso è il potere incontrastato dei grandi e meno grandi centri mafiosi equamente diffusi nel pianeta. (Con la vittoria della "libertà" a Mosca, anche Mosca è diventato un epicentro mafioso). Le banche riciclano indisturbate il "denaro sporco", di cui droga, prostituzione, caporalato, ecc. sono l'alimento. Così l'intreccio tra capitale finanziario e malavita si è compiuto. Nella totale passività e complicità dei poteri politici.
c) Il cosiddetto fenomeno migratorio ha carattere strutturale ed epocale. Ogni trovata mirante a interromperlo (respingimenti, interventi nei luoghi di par¬tenza) è risibile. E' come voler svuotare il mare col mestolo. L'Occidente — fabbricanti di armi sempre pronti a commuoversi, interventi imperiali in Irak, Siria, Libia ecc. — ha creato i disastri, una cui conseguenza è tale migrazione di popoli.
d) La mutazione della Cina in paese ipercapitalistico a carattere nazionalsociali-sta ha chiuso il ciclo novecentesco del "socialismo".
e) La fine del movimento comunista ha comportato anche il declino delle socialdemocrazie.
f) Il meccanismo elettorale pluripartitico (caratteristica e vanto dell'Occidente) è defunto. Ciò grazie a dinamiche liberticide irreversibili: delega dei poteri decisionali a strutture tecniche non elettive, e per di più massiccia introduzione di sistemi elettorali di tipo maggioritario. Il de profundis è stato il formale misconoscimento della volontà espressa dal referendum greco di luglio da parte dello stesso governo che lo aveva indetto. Ciò, per ordine e ricatto di una entità priva
di qualunque legittimazione elettorale quale l'Eurogruppo.
g) Il soggetto sociale tradizionale dei partiti di sinistra è, numericamente, in via di estinzione. Mi riferisco all'operaio di fabbrica, o meglio a quella parte che veniva un tempo definita "operai coscienti". Sono subentrati per un verso la nuova schiavitù, per l'altro un gigantesco ceto medio condannato ad un crescente impoverimento, in alcuni paesi appesantito dalle rigidità della moneta unica.
h) Una formazione politica di sinistra dovrebbe dunque decidere se: (i) scegliere di rappresentare i nuovi diseredati, ovvero (2) puntare, con qualunque alleato, ad andare al governo a qualunque costo per fare una qualunque politica. Da tempo, la ex-sinistra (in Italia, Francia, Germania, ora anche Grecia) ha scelto tale seconda opzione.
i) La sola battaglia possibile in questa situazione è di carattere culturale, il più possibile di massa. Descrivere scientificamente il "capitale" del XXI secolo e smascherare la cosiddetta "democrazia occidentale"; diffondere la consapevolezza della sua vera natura. I luoghi di intervento non sono molti. La grande stampa funziona sulla base di una costante censura del pensiero critico nei con fronti dell'Occidente. Ma c'è un grande terreno di lotta culturale, che è la scuola. E' lì che si può indirizzare una lotta tenace in favore del pensiero critico.
j) Verrà sollevata la questione: ma qual è la classe sociale di cui la sinistra dovrebbe rappresentare gli interessi? Lo sfruttamento non è affatto scomparso, ma è ormai soprattutto sfruttamento del lavoro intellettuale che costituisce la parte essenziale del ciclo produttivo. E persino ai quadri medio/alti — per ora ben pagati — andrebbe fatto capire che anch'essi sono degli sfruttati e che chi li sfrutta è meramente parassitario.
k) Nell'epoca del dominio mondiale del capitale finanziario, "il nemico" è quasi invisibile.

 

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A proposito della "Banda degli 11". Dalla Cina a Ceccano

Ceccano palazzo antonellidi Giovanni Proietta - Precisazioni su "La Banda degli 11' - Molto clamore ha destato sia il titolo che il contenuto del mio ultimo articolo. Su quest'ultimo punto, brevemente, rivendico il diritto concesso a tutti noi di esprimere la propria opinione come scritto nella prima parte della nostra Costituzione all'articolo 21. Mi permetto di aggiungere dall'alto della mia scarsa esperienza che spesso la politica e i partiti dovrebbero tentare di capire le ragioni delle critiche piuttosto che montare su inutili impalcature di giustificazioni, come sta avvenendo in questi giorni per arginare la larga protesta contro il gesto dei famigerati undici. Spesso vedere dietrologie inutili ci protegge dalla verità o comunque dal dubbio che potrebbe strapparci dalla nostra di verità. Indipendentemente da quanto ne pensi io, che sono un osservatore e un cittadino, bisognerà pure guardare a cosa ne pensa tutto il resto delle elettorato. Sul titolo ho forse rincorso una metafora alta risultando poco chiaro. Chi contesta il grillismo deteriore del mio 'banda degli 11' semplicemente non mi conosce o molto più probabilmente sconta una mancata chiarezza che é la ragione di questo commento. La banda dei 4 era il gruppo di gestori del potere fino alla morte di Mao in Cina. Persone che all'indomani della fine del leader della Repubblica popolare vennero fortemente condannate. Un morto e dei condannati, politicamente per carità. Ho peccato di altezza e ho perso la chiarezza facendo una pessima allitterazione, infine. Ma di altro non voglio essere accusato.

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