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8 marzo: un giorno di rivendicazioni e di lotte

 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

 

di Angelino Loffredi
8 Marzo 390 min8 marzo. Questa data erroneamente viene chiamata Festa della donna. E’ un persistente e deviante tentativo per rendere festaiola e consumistica un giorno che deve essere di rivendicazioni e di lotte, a cominciare da quella per il lavoro. Originariamente e per tanto tempo ed anche oggi merita di essere chiamata "Giornata Internazionale della donna". Oggi deve esserlo più di ieri se leggiamo e comprendiamo gli inequivocabili dati forniti dalla Fondazione Di Vittorio.

Secondo la ricerca dal 2008 al 2021 il tasso di occupazione femminile è cresciuto in Italia soltanto del 2,6% (dal 47,3 al 49,9%). Quello di disoccupazione è aumentato di 2,5% (dal 7,9 al 10,4%). Il tasso di inattività femminile si attesta oggi al 44,2%, superando quello maschile in Italia del 18,5% e quello femminile medio dell’Eurozona del 14%. Il salario medio lordo annuo delle donne si attesta a 16,3 mila euro, con un differenziale di genere che le penalizza nella misura del 31,7%.

Numeri davvero impietosi. C’è anche da rilevare che il Covid ha aggravato una situazione già grave perché nella pandemia sono state le donne a pagare il prezzo più alto in termini di occupazione. E’ pertanto necessaria una concreta politica economica e sociale per migliorare la condizione occupazionale e salariale delle donne.

Un’altra terribile verità riguarda la qualità del lavoro delle donne.
La ricerca della Fondazione Di Vittorio evidenzia che la ripresa occupazionale registrata nel 2021, pur avendo aspetti quantitativamente positivi rileva anche un altro dato, quello riguardante la penalizzazione delle donne più giovani, con figli piccoli. Inoltre, quando le donne lavorano, lavorano in condizioni peggiori rispetto agli uomini
Tutto ciò è causato da una persistente arretratezza culturale esistente nel nostro paese costruita su un modello sociale che assegna alle donne un ruolo fondato su stereotipi quali il lavoro di cura, sostanzialmente gratuiti.

Due infatti sono ancora oggi le questioni che non si riescono a sradicare: il lavoro femminile considerato aggiuntivo rispetto a quello maschile e l’altro riguardante le imprese che continuano a scaricare sulle lavoratrici il “rischio” della maternità.
E’ in Italia infatti che il lavoro di accudimento dei figli grava ancora quasi esclusivamente sulle donne, riguarda pochissimo gli uomini, quasi per nulla la società.

 

8 Marzo650 min

Ceccano 8 Marzo 2022

 

 

 

 

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"Questione Femminile Paradigma di Liberazione"

OPINIONI

Raccogliere le sollecitazioni migliori dell'8 marzo

di Ivano Alteri
lottadonne 360 minTrascorso l’8 marzo con le sue ritualità e le sue retoriche, conviene raccoglierne le sollecitazioni migliori, soprattutto quella che invita ad estendere la discussione sulle donne, fatalmente commemorativa in quella giornata, a tutto l’anno; quindi, anche ad oggi, senza per ciò considerarla fuori tempo. In questo modo, anzi, abbiamo l’occasione di cogliere a mente fredda una peculiarità nella sua ricorrenza nel 2021 (ma forse era vero anche gli altri anni): la voce delle donne non è stata univoca; al contrario, si sono registrate articolazioni diverse tra donne e donne, producendo un notevole avanzamento nella discussione complessiva.

Questa mia affermazione, in mancanza di ulteriori specificazioni, potrebbe risultare contraddittoria, se non paradossale: come è possibile parlare di avanzamento della discussione sulle tematiche di genere, a fronte delle divisioni registrate? Ebbene sì, c’è un avanzamento, invece, in quanto le rilevate “differenze” non sono relative solo allo specifico vissuto delle donne ma, grazie ad una riflessione a tutto campo che ha coinvolto oramai da anni il movimento femminista planetario, colgono la totalità dell’oppressione materiale, ideologica e culturale della società capitalistica nella sua totalità.

Tra le divergenze di opinione che possiamo prendere ad esempio come strettamente legate al femminile, c’è senz’altro quella suscitata dal “direttore d’orchestra” Beatrice Venezi, la quale ha affermato a Sanremo che così vuole essere chiamata, direttore, e non direttrice d’orchestra, poiché quello d’orchestra non è un direttore qualsiasi, che possa essere declinato impunemente al femminile come in tutti gli altri casi (direttrice di un museo, di una scuola, di un’azienda, ecc.), ma il nome specifico di un mestiere, di una funzione, di un’arte, a cui lei, evidentemente, tiene molto. Molte donne si sono invece risentite per le sue affermazioni, poiché ritengono, non a torto, che esse possano essere strumentalizzate a fini reazionari e regressivi. Tuttavia, se questa specifica discussione è senz’altro utile all’emersione e all’avanzamento della condizione femminile, risulta essere del tutto estranea alla condizione del maschio, il quale, anche a fronte della declinazione al femminile di tutti i direttori in direttrice, infatti, continuerebbe a chiamarsi direttore.

Di tutt’altro valore, invece, sono le divergenze d’opinione seguite a un post della femminista Lorella Zanardo a proposito del diritto delle donne di rinunciare alla maternità, col seguito di perplessità e dissensi che esso ha suscitato in altre donne, per il timore, fondato, che quel diritto di scelta possa essere conculcato. Dice provocatoriamente la Zanardo: “Cosa pensereste se in un Paese in carestia io rivendicassi il mio diritto di mettermi a dieta?”, volendo con ciò intendere che è del tutto pleonastico rivendicare il diritto a rinunciare alla maternità nel momento in cui si registra una progressiva riduzione delle nascite e addirittura un loro crollo a causa della pandemia; per poi aggiungere molto significativamente, come riportato da Nadeia De Gasperis su questo stesso giornale, che “bisognerebbe rimuovere ostacoli sociali, economici, culturali [alla maternità, NdA], prima di affermare di non voler diventare madri”. Come si può notare, la Zanardo introduce nella propria riflessione di femminista concetti di grande valore, già noti alla riflessione generale, come nell’art. 3 della Costituzione (“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli…”), i quali, ancorché non pedissequamente applicati, hanno già rivoluzionato l’intera visione del vivere associato, dal dopoguerra ad oggi, checché se ne dica.

La problematizzazione della discussione femminile e femminista, quindi, tutt’altro che deleteria ai fini propri, consente di porsene di più alti e coinvolgenti per tutti, e anche ad individuare, attraverso sé, la fonte originaria della sopraffazione generale di moltissimi esseri umani ad opera di pochissimi altri.

Infatti, nel prosieguo della discussione, quella problematizzazione consente ad una femminista come Roberta Pompili anche di indicare chiaramente il mondo femminile quale possibile ambito di “soggettivazione” del lavoro vivo, politicamente frammentato e de-soggettivizzato, oggi intento a difendersi inanemente dalle aggressioni del lavoro morto, accaparrato nei secoli dal Capitale (per il concetto di “soggettivazione”, v. Sandro Mezzadra, “Un mondo da guadagnare”, Meltemi Editore 2020). Ella, infatti, afferma: “La trasversalità del femminismo è stata la chiave che ha messo in discussione i meccanismi con cui si produceva (e si produce) la segmentazione del lavoro vivo: unire ciò che il capitale divide, uno strumento importante che costruisce un dualismo di potere, mentre trasforma l’idea stessa di potere”. E a questa sua affermazione si potrebbe aggiungere che quella stessa trasversalità ha consentito anche il processo di soggettivazione dei migranti, dei soggetti di discriminazione raziale ed etnica, dei popoli spogliati dal colonialismo e dal neocolonialismo, ecc., consentendo ad essi di dotarsi di strumenti di difesa, nonché di elaborazione tattica e strategica per avanzamenti sostanziali.

In tale modo, perciò, si può passare, concettualmente e nella prassi, dalla “liberazione della donna” alla “liberazione di tutti”, con la donna in primo piano; la quale, ben lungi dal considerarsi una specie nella specie, si considera bensì il paradigma della specie tutta intera, come si diceva; con ciò ponendosi come eccellente soggetto, strumento e luogo di analisi, prima, e di sintesi, poi, per la scoperta e il conseguimento di una auspicabile, possibile e necessaria civiltà di livello superiore.

 

 

 

 

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Oggi 8 marzo #noinonstiamozitte

8 MARZO 2021

La mortificazione del linguaggio non è violenza fisica ma è una morte civile

nonstozitta 370 min“Stai zitta” è il titolo di un libro di Michela Murgia, ma da qualche giorno si è trasformato in un hashtag, #iononstozitta”, appunto, scaturito da una conversazione tra la scrittrice e Raffaele Morelli, noto psichiatra, che intervistato dalla Murgia e incalzato su alcune frasi dal tono un po’ oscurantista l’ha ammonita con un irritante “stai zitta, fammi parlare”.

Qualcuno ha commentato l’accaduto chiosando che oggi affermare che tra uomini e donne esistono delle differenze ontologiche è vietato. Si viene presto redarguiti e tacciati di maschilismo, anche se a farlo è uno psichiatra di fama che ha scritto molti libri.
Io penso che sia doppiamente deplorevole che una caduta di stile di tale arroganza provenga proprio un uomo dotato di una “tale caratura culturale” che fa del suo lavoro divulgazione e, diciamolo pure, chiacchiera da salotto.

Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. A me è capitato di essere ospite con un mio libro a una rassegna letteraria. Quando mi hanno chiesto “chi è lo scrittore di oggi”? e ho risposto di essere io, ho ricevuto una fragorosa risata.
La scienziata Rita Levi Montalcini raccontò che a una conferenza dove lei era protagonista le chiesero chi fosse il marito, chi fosse insomma l’ospite d’onore che lei stava accompagnando. Lei rispose “sono io mio marito”. Una mia cara amica, laureata in ingegneria mi racconta che ogni volta che arriva su un cantiere le ridacchiano “l’ingegnera” schernendola con tono dispregiativo o almeno riduttivo del suo ruolo. Non entro nel merito delle polemiche che la direttrice di orchestra, ospite di Sanremo ha innescato, chiedendo di essere chiamata direttore e rivendicando con quella parola il suo ruolo. Ognuno si faccia chiamare come vuole, sebbene la Treccani, tomo della cultura italiana, inserisce le parole direttrice, scienziata, ecc. non come parole maschili declinate al femminile, non come neologismi, ma come parole coniate per essere pronunciate tali e quali nel gergo e nelle intenzioni.

La mortificazione del linguaggio non è violenza fisica ma è una morte civile, e non per questo fa meno male. È con le parole che ci precludono accesso a luoghi pubblici, ci fanno sparire dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa attraverso l’uso di un linguaggio mortifica la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni disuguaglianza di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto». Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima “sei anche mamma?, che brava!”. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando solo a voi danno del tu. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di fare più sesso, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta.

Esiste così un legame mortificante tra le ingiustizie che ogni giorno subiamo e le parole che vorrebbero parlare di noi.
Allora oggi, noi donne della redazione, ci mettiamo la faccia, ci facciamo conoscere per le nostre intenzioni, quelle sì, declinate al femminile, con la sensibilità, la determinazione, la cura dell’altro, la premura del linguaggio che ci rappresentano e con un video, annunciamo il nostro prossimo lavoro, la diretta dedicata alle donne in pandemia. Cercheremo di capire con le nostre ospiti come e quanto l’emergenza sanitaria abbia inasprito le disuguaglianze. Tra le persone vittime di discriminazioni le donne sono state tra le più colpite, nel lavoro, dal punto di vista economico, in famiglia, dove hanno dovuto fare rinuncia per accudire i figli, le prime a perdere il lavoro, e tutto questo perché esisteva, ancor prima del covid-19, una crisi strutturale dell’occupazione femminile, concettuale, sociale, economica e sanitaria.
In certi contesti anglofoni è stata addirittura coniata la parola Shecession, unione di “she” e “recession”, per indicare come siano state le donne ad averne subito (e a subirne tuttora) in modo prevalente gli effetti sociali ed economici. Ma la shecession sembra essere un problema globale. Se è vero che i settori più colpiti dalla pandemia sono stati quelli più “frequentati” dalle donne, è vero anche che la tipologia di contratto destinati alle donne ha influito pesantemente su chi ha perso il lavoro e chi no.
Dovrà necessariamente esserci un cambio di paradigma per superare la segregazione settoriale del lavoro, troppi settori sono ancora preclusi alle donne e in tempo di crisi, qualunque sia la sua genesi, le donne pagano il peso maggiore. Il cambio di paradigma, dunque, mette accanto alla necessità di una maggiore occupazione femminile e alle politiche attive sul lavoro un cambiamento culturale, per esempio nell’accesso delle donne alle discipline scientiche, cosiddette STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica). Nonostante le numerose eccellenze nel mondo scientifico, il covid ci ha dato esempio della loro presenza e del loro valore, non c’è quella parità che solo politiche di orientamento allo studio potrebbero iniziare a risolvere. Non dovremmo più sentire frasi del tipo “ha isolato per prima il covid ed è perfino donna!”
La pandemia sta inasprendo disuguaglianze preesistenti e rischia di vanificare, almeno in parte, i passi avanti degli ultimi decenni sul fronte della parità di genere.
Ne parleremo nella diretta “donne in pandemia” di venerdì 12 marzo con le nostre ospiti alle ore 17. Vi aspettiamo.
Buon 8 marzo a tutte le nostre lettrici e a tutti i nostri lettori che camminano accanto a loro per i diritti di tutte e tutti.

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Tutte a casa

IN TV STASERA 8 marzo '21

Il documentario delle donne durante la quarantena

di Serena Galella
Foto 1 tutteacasa 390 minVoglio mettervi a parte di una bella sorpresa che mi è accaduta qualche giorno fa. Apro la mia casella di posta elettronica e trovo questo messaggio da parte del collettivo TUTTE A CASA, con le quali sono stata in contatto durante il lockdown.

“Care,
abbiamo contato i giorni, le ore, i secondi prima di inviarvi questa e-mail perché questa notizia che stiamo per darvi non riuscivamo più a tenercela e ogni giorno diventava sempre più “grande”.
Ma ora finalmente ci siamo!
Il film “Tutte a casa” sarà trasmesso in prima serata (ore 21:30) sul La7d l’8 marzo, giornata dedicata alle donne e allo stesso tempo anniversario del lockdown…”

La lettera continua e parla della gioia di questo traguardo, ma facciamo un passo indietro, o meglio torniamo a un anno fa.

Abitavo in un piccolo paesino della provincia di Viterbo, ma già da tempo stavo programmando il mio trasferimento alla casa al mare.
È stato così che ho colto la palla al balzo e quando il 5 marzo ci è arrivata la notizia che avrebbero tenuto le scuole chiuse per due settimane, ho deciso di preparare un po’ di materiali da mostrare ai ragazzi tramite il registro elettronico e sono partita per Sabaudia.
Ricordiamo tutti quel periodo, le notizie si susseguivano sempre più allarmanti, fino a quell’otto marzo, quando per decreto si chiudeva il Paese.

Incastrata, mi sono detta: faccio le prove!
Del resto chi fa teatro è abituato a ragionare così, si fanno le prove e poi lo spettacolo. Si può cambiare piano sempre, abituati agli imprevisti e cambi di rotta.
E con il passare dei giorni e poi dei mesi, mi rendevo conto che forse non sarei più tornata indietro, di aver dato veramente una svolta alla mia vita, anche se lì non conoscevo nessuno. Ma proprio l’idea della scoperta di nuove cose, sguardi, mondi mi affascinava, come sempre. E così ho chiesto il trasferimento.

Sappiamo tutti come sono trascorsi quei due mesi di lockdown, ognuno nella propria casa e nella propria realtà deformata da una storia che ci ha ribaltati; tutti sospesi, in attesa di notizie, di cercare di capire quello che stava moltiplicandosi in ogni luogo del mondo e in attesa di tornare ad uscire di casa. Un solo nome: Corona Virus.

Poi un giorno un’amica mi ha contattata dicendomi che un gruppo di sardine su FB, al quale avevo aderito, aveva appena creato una rivista online e mi chiedeva di scrivere. Inizialmente mi sono rifiutata categoricamente, affannata e stanchissima dopo tante ore di quella che ormai conosciamo tutti come DAD, passate a lavorare davanti al PC in una modalità di insegnamento del tutto nuova. Successivamente ci ha riprovato, mi ha proposto di partecipare almeno al numero tutto dedicato all’arte e agli artisti, toccando un nervo già scoperto, visto che costantemente pensavo a loro, bloccati per primi. Foto 2 Manifesto 390 min
Accetto, ma propongo di creare una rubrica, dedicata a presentare tutti quegli artisti perlopiù sconosciuti, gli artisti di strada e quelli dei circuiti meno noti al grande pubblico. Durante questo strano anno scrivere è diventato una valvola di sfogo e un’eccezionale opportunità di incontro. Sono stati tanti gli amici, frequentati per anni in giro per il mondo, che ho raggiunto online e intervistato per raccontare la loro e anche un po’ la mia storia. Così in una di queste conversazioni, un’amica attrice mi dice: "Serena, alcune amiche hanno deciso di fare un documentario con i video fatti con il cellulare dalle donne in quarantena, in casa, al lavoro... come un video-diario, raccontano una loro giornata tipo, perché non mandi un video, ti presenti e parli di te? Hai così tante cose da dire!"
Rispondo che non sono capace neanche di farmi un selfie decente e lei dice che in realtà non è poi così difficile: "Provaci!". Ci provo. Il primo tentativo fatto per provare sembra buono, lo invio e me ne chiedono altri. Mi filmo al risveglio, a colazione, mentre sono a lavoro con i miei adorati alunni (unico momento di allegria della giornata) e li mando tutti. Passa un anno, trascorso in modo assurdo per tutti.
Ricordo tutti i discorsi sui social, in tv… ma chi è single come farà? Mi veniva da ridere. Pensavo che chi è single è abituato a stare solo, il problema era per tutto il resto del mondo. Coppie che non si sopportano e abituate a vedersi poco sono state costrette alla convivenza, uomini disabituati a stare con i propri figli travolti dalla paternità, mamme costrette a scegliere se restare a casa con i figli in DaD o lavorare, tutti in smart working, con un casino di sottofondo o contendendosi il computer tra fratelli e genitori. Insomma un gran caos!
Io ero quasi felice.

Video delle donne in quarantena: https://youtu.be/62-pHqF56Os

La lettera della redazione:
“Siamo felicissime perché abbiamo lavorato tenacemente da marzo affinché tutto questo diventasse quello che oggi è: un film 'documento', una poesia delicata, un punto di vista importante sulla pandemia.
Ma dobbiamo ancora una volta ringraziarvi, una a una, perché con i vostri video diari ci avete creduto, ci avete fatto emozionare, riflettere e ci avete donato un’intimità così bella e straordinaria che avevamo l’obbligo di onorarla.
I video che ci sono arrivati sono quasi 8000 da più di 500 donne.
Il lavoro di montaggio è stato difficilissimo e, purtroppo, abbiamo dovuto fare delle scelte per poter creare un filo conduttore armonico.
Per questo, molte di voi non compariranno, ma 'ci sono' comunque in ogni singolo frame.”

In essa, inoltre, mi si annunciava che, insieme a tante donne, avrei partecipato anch'io. Sono ansiosa di vedere questo documento, certa che parlerà di tutte, perché noi donne siamo tante cose diverse, angeliche e diaboliche, belle e brutte, stanche e felici. Con tutte le difficoltà del caso.

La redazione poi conclude così:

“Sì perché siamo emozionate, curiose e speriamo davvero che il nostro lavoro vi piaccia.
Grazie ancora a tutte e... ci vediamo in TV!”

La notizia è proprio questa, ci vediamo in TV, questa sera, 8 marzo, festa della donna ad un anno esatto dal lockdown nazionale.
Siamo state pronte e in grado di raccontarci anche TUTTE A CASA.
Sintonizzatevi e fate sintonizzare.

Video promo TUTTE A CASA: https://youtu.be/HQwv-AvPw44

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell'arte

 

 

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Per l’8 marzo, festa della donna

8 marzo

iol8ognigiorno 350 minLa strada verso la parità di genere in Italia è ancora in salita, i numeri non lasciano spazio alle interpretazioni. Ma le italiane sono pronte e i tempi sono maturi.

È necessario mettere al centro la persona, consentendo a ciascuno di realizzarsi nella pienezza del proprio valore, perché donne e uomini insieme ricomincino a sperare e a proiettarsi verso il futuro.
Serve una visione complessiva accompagnata dalla consapevolezza che questa sfida si può vincere solo se affrontata insieme.
Gli strumenti legislativi, necessari, devono però essere accompagnati da processi di tipo produttivo, culturali e sociali all’interno di una strategia complessiva.

Dobbiamo avere la capacità di immaginare un sistema sociale in cui le politiche di investimento sulla famiglia e sull’inclusione delle donne nel mon-do del lavoro siano capaci di tenere insieme i tempi della vita personale con i tempi della comunità, diventa indispensabile quindi potenziare le norme per poter conciliare gli spazi per il lavoro e quelli di cura personale al fine di restituire all’uomo uno spazio nella vita privata e alla donna uno spazio in quella pubblica dando finalmente realizzazione ad una relazione più autentica se non addirittura equa nella distribuzione di ruoli e compiti.

Investire inoltre sulle donne in campo professionale deve essere una priorità per lo sviluppo dell’Italia, i dati ci informano che i Paesi più sviluppati sono quelli dove vi è minore disparità di genere, il lavoro delle donne fa aumentare il PIL e tutto questo rappresenta, sicuramente una convenienza economica pubblica oltre che soggettiva.

Realizzare una società giusta a misura dei nostri desideri è doveroso.

Italia Viva lo sta facendo facendo, il primo provvedimento fortemente voluto che sancisce con chiarezza il posizionamento sociale del Partito Renziano è stato proprio il Family Act che riscrive il sistema Welfar, sì!, perché occorre maggiore attenzione alla vita concreta delle donne che da sempre si sono fatte carico dei bisogni della famiglia per mancanza di servizi adeguati.
Si tratta di una vera e propria azione educativa che Italia Viva mette in campo quotidianamente che parte dall’estirpare le radici dei tanti e troppi stereotipi che sono alla base di ogni discriminazione e violenza contro le donne.

Le donne nel nostro Paese devono potersi sentire libere di fare scelte per-sonali e di realizzazione di sé sia in ambito familiare che lavorativo. Apriamo la strada perché questo sia possibile.

Tutti noi viviamo le difficoltà di una quotidianità precaria e affannata, da donna impegnata in politica, nel lavoro e con una famiglia, posso dire di aver incontrato, sicuramente maggiori difficoltà rispetto ad un mio coetaneo con il pizzetto, da quelle propriamente organizzative al pregiudizio diffuso. Per questo ritengo e mi batto con forza perché la vera battaglia di civiltà, è quella educativa, un invito e un appello a tutte le donne di qualsiasi estrazione e credo politico ad essere unite perché si arrivi, in un futuro prossimo, alla pienezza nella realizzazione della Persona. E’ il mio modo di ricordare l’8 marzo, per le donne che lottano che combattono che soffrono che costruiscono che sognano, per coloro che soffrono che vivono nella paura che cadono ma che si rialzano, tutte le donne vincono.

 

 Valentina Calcagni Coordinatrice Provinciale Frosinone Italia Viva

 

 

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'Luce' e il suo messaggio per l'8 marzo

LUCE LucianaRomoli minLuciana Romoli - Siamo di nuovo all'8 marzo, e non accettiamo caramelle né dagli sconosciuti né da Trenitalia.
Per favore anche quest'anno niente auguri, oggi ricordiamo il sacrificio di tante di noi che si sono sacrificate per la famiglia, per il lavoro e per il sociale e per tenere tutto questo ed altro insieme.

Ancora una volta un grazie a tutte voi, e a tutte quelle che ci hanno insegnato la strada della liberazione, troppe per ricordarle tutte.
Rita Levi Montalcini diceva alle sue ricercatrici "la vita è un esperimento. Non va mai vissuta nel disimpegno. Dobbiamo pensare in modo diverso se vogliamo che l'umanità si salvi. Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto".

Sono tante le nostre differenze: di età, di esperienze e di speranze; più importanti sono le cose che ci accomunano: gli impegni, la tenacia, la solidarietà e il desiderio di un mondo migliore. E un mondo migliore è possibile se saremo capace di rimanere unite nella lotta per la libertà per tutte le donne del mondo.
Oggi e sempre.

Luce (Luciana Romoli Baglioni)

 

 

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L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone

Non una di meno 350 260 min

L'Associazione Oltre l'Occidente ha aderito all'appello della USB.

 Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone in Via Marittima 217 incontro di organizzazione della giornata.

 

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE

Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da "Non Una di Meno".
Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori.
Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti.

biancoenero 350 minGli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro.

Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti.

A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini.

Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse.
Frosinone 27/02/2019

Coordinamento Provinciale USB Frosinone

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L'8 marzo non solo mimose di Famiglia Futura

famigliafutura 350 260 mindi Chiara Alessandrini - Venerdì 23 gennaio 2018, presso la casa della cultura di Frosinone si è svolto l’evento organizzato dall’associazione famiglia futura di Ceccano dal titolo “8 marzo non solo mimose”. L’associazione, attiva nel sociale Sul nostro territorio e non solo, da anni si occupa del tema riguardante La violenza di genere in particolare quella sulle donne.

L’evento di oggi ha visto protagoniste diverse scuole del territorio che hanno partecipato al progetto dell’associazione cercando di raccontare la DONNA in mille sfaccettature, riflettendo allo stesso tempo sul forte problema sociale del dramma delle violenza subita.

Tanti sono stati gli interventi che si sono susseguiti durante la mattina; molte le figure istituzionali presenti tra cui anche il prefetto emerito sua eccellenza Dott. Piero Cesari che ha invitato i ragazzi a riflettere sul tema della donna nella Costituzione facendo riferimento agli articoli 37 e 4, mettendo in evidenza la PASSIONE con la quale le donne negli anni, anche storicamente parlando, si sono contraddistinte.

Le scuole sono state premiate da importanti donne che si sono distinte nel sociale e non solo : Professoressa Tiziana Cerroni (professoressa di educazione fisica e istruttrice, giudice e dirigente del settore femminile di ginnastica artistica e trampolino elastico) Giovanna Santodonato (allenatrice di baseball, sport generalmente declinata al maschile) Dott. ssa Gemma Gemmiti (fondatrice della casa editrice Gemma Edizioni), Prof. Margherita Savà Pullano (presidente della università delle tre età di Frosinone), Dott.ssa Lucia Fabi (scrittrice e professoressa), Dott.ssa Franca Marzella (dirigente ASL, responsabile del servizio salute mentale donne), e da Micaela Conti (studentessa della classe 2A del liceo linguistico e scientifico di ceccano, giocatrice come difensore centrale di calcio), dottoressa Gabriella Sarandrea (presidente e allenatrice presso la scuola di scherma di Frosinone). Le alunne della scuola di scherma hanno effettuato sul palco una piccola esibizione: un incontro di scherma vero e proprio tutto al femminile, che ha appassionato ed incuriosito l’intero pubblico.

Una pluralità di eccellenze che Famiglia Futura ha particolarmente ringraziato con un ulteriore premio, una creazione artigianale realizzata nel nostro territorio.

L’associazione Famiglia Futura ha cercato di illustrare, insieme alle scuole che hanno partecipato, gli aspetti più rilevanti del problema della violenza sulle donne e la pluralità di attività svolte nel corso degli anni.

Un evento davvero significativo quello di oggi che ha particolarmente sensibilizzato e fatto riflettere i tanti partecipanti presenti in sala.

Gli studenti si sono contraddistinti in maniera particolare facendo emergere proprio il messaggio di questa giornata: La comunicazione è l’arma vincente nel contrasto agli episodi di violenza domestica e di genere.

Un plauso quindi va a questa associazione che cerca di sensibilizzare alla prevenzione partendo dall’educazione dei ragazzi, e a tutte le scuole e i professori per la calorosa partecipazione e per tutti i lavori realizzati.

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Studenti, Spi-Cgil e 8 marzo

Teatro Spi Studentidi Fausta L’Insognata Dumano - La location questa volta è l'Auditorium comunale che diventa teatro per ospitare gli studenti delle scuole superiori di Frosinone. “Sensibilizzare alla diversità di genere, al valore e al rispetto nella società contemporanea” organizzato dallo SPI-CGIL
Per chi fosse perplesso chiariamo subito che i pensionati della Cgil hanno sempre creato un ponte con i giovani, molto più della Cgil-scuola, questo duole dirlo, ma nella nostra realtà con il riordino territoriale la Cgil-scuola senza un segretario a Frosinone non è più riferimento, ma questa è un'altra storia.
Lo Spi da sempre l'abbiamo visto a fianco degli studenti. Dopo i saluti di Guido Tomassi, Fernanda DI Mambro e Ailanda Giraldi dello Spi-Cgil lo spettacolo teatrale: “Suona solo per me” ...teatro, provocazione teatrale, ma tanto coinvolgimento. Valerie Freiberg, la regista, cattura studenti e docenti, tutti con il fiato sospeso e l'acqua in gola, un silenzio tombale, silenzio che rimane come atmosfera per almeno dieci minuti dopo. Solo usciti fuori qualche studente all'unisono dice “Prof, ma a casa tua ci fai venire ancora o hai paura adesso?”
Uno spettacolo che le prof donne dovrebbero vedere almeno tre volte.... la prima per soffocare di ansia e paura, sentendosi la prof idealista; la seconda per assaporare ogni passaggio, ogni battuta; la terza per capire in quale contesto scolastico, quale target di studenti sono i protagonisti. Spettacolo avvincente, con qualche ma .... che provo a narrarti con il mio punto di vista da docente.
Una sera d'estate durante gli esami di maturità 4 studenti piombano a casa di una prof idealista, che vive sola (potrei essere io) per festeggiare a sorpresa il suo compleanno. Prof che aprono la casa agli studenti ci sono, ma dio, neanche la prof più sfigata la sera del suo compleanno sta sola. All'inizio è una festa, ma poi la serata si fa cupa e ostile, gli studenti lottano per scopi nobili utilizzando la meschinità.
Le ragioni che li spingono a tentativi di inganno sono comprensibili in una società che offre ben poco ai giovani, una società che comunica ai giovani che la raccomandazione funziona, che i corrotti vanno avanti, l'immoralità della politica, il clientelismo, parentopoli, il fascino dei soldi ...sta bene a predicare la prof idealista, a combattere contro i mulini a vento come Don Chisciotte. Bisogna corrompere la prof per strappare un buon voto, ricorrendo a tutte le forme, degenerando in violenza.
Con l' acqua in gola assisti, attorno a te gli studenti, sei la prof idealista, ti sei immedesimata in ogni particella, ti senti lei ricattata e delusa .Ma....cominciano i ma volevano dapprima corromperti con un tablet , lo sa anche lo studente più sprovveduto che il 99 per cento dei docenti con il bonus di RENZI ha comprato il tablet ...Ti senti la prof braccata ...ma anche la prof più libertaria aprendo agli studenti tira fuori al massimo una bottiglia per un brindisi ...ti senti braccata, ma....ascolta i discorsi dei 4 studenti sebbene liceali, quando parlano tirano fuori discorsi di strategie psicologiche, manco fossero laureandi in psicologia. Ti senti braccata, bella la complicità di solidarietà che nasce tra l'unica studentessa del gruppo e la prof.
Squarciata nello stomaco assisti senza parole al finale. Esci fuori.... un silenzio tombale, interrotto da ''Prof paura.....? Sorridi, ''la nostra storia è stata bella, finisce qua, ognuno a casa sua, ah siccome so disordinata, non ho mai in consegna la chiave di casseforti con i plichi dei compiti.
Uno spettacolo che fa discutere e fa riflettere , i giovani sono il prodotto degli adulti, “per curare i giovani bisogna prima curare gli adulti”.

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8 marzo, da Anagni con rabbia

mimose di Antonella Necci - Partiamo subito dal punto che mi ha spinto, stavolta, a scrivere per l'otto Marzo: l'ultimo articolo, in ordine di tempo, ma magari mentre sto scrivendo ne starà già programmando un altro, di quel Franco Ducato, conte del Piglio, corrispondente per alessioporcu.it e forse anche residente nella Città dei Papi.

Premetto che Franco Ducato o soffre di bipolarità oppure è semplicemente un nome fittizio per "nascondere" sotto giornalistiche spoglie una serie di amici bontemponi legati ad Alessio Porcu, ma ancora di più dall'antipatia per il sindaco Fausto Bassetta. A testimonianza di quanto affermo ci sono i diversi stili e tagli giornalistici che escono sempre sotto il suo nome.

Prendiamo gli argomenti che più lo appassionano in questo momento: la caccia alle streghe che secondo lui si sta mettendo in atto nella pigra e catartica città di Anagni per scoprire la sua reale identità, e chi sarà il successore dell'ingegner Salvatori come dirigente dei Lavori Pubblici e dell'Ufficio tecnico del Comune di Anagni.

Bene, nell'articolo carnevalesco, nel quale "istigava" l'amministrazione anagnina a scoprire la sua reale identità, il giornalista Franco Ducato faceva bella mostra delle sue abilità dialettiche, e anche didattiche, spiegando per filo e per segno i motivi della sua delusione nei confronti dell'amministrazione che lui stesso dichiara di aver votato(non fa, stavolta, il nome di Bassetta, in un moto di cavalleresca delicatezza. Tanto lo aveva massacrato altrove...)
In quell'articolo, tanto di cappello. Nel senso: Bravo Ducato, sei stato limpido e lineare nel discorso, come solo un vero giornalista, abile del mestiere sa essere. Caratteri essenziali, dignità nell'offesa, arguzia nell'istigare tutti a capire chi si nasconde sotto alla maschera di Conte del Piglio e, infine, accento didattico nel bacchettare chi, secondo te si è lasciato avvinghiare dalle maglie gattopardesche dell'amministrazione anagnina, subendone le lentezze se non i clientelismi, anche a causa di una naturale propensione all'onestà. Sempre Fausto Bassetta nella sua testa.

L'altro punto che non fa dormire Franco Ducato è l'enigma dell'ufficio tecnico. L'amministrazione avrà fatto bene a far scadere il contratto-Salvatori o avrà sbagliato?
Ora, prima di commentare quanto scritto dal Ducato, devo precisare, da non-anagnina, da non-votante, da "esterna", che a nominare ing. Salvatori, nella città dei Papi, si scatena una contorta reazione di diffidenza. I volti si oscurano, le bocche tacciono.
Ora, mi domando e dico, sempre da "esterna", perchè non aspettare per giudicare l'architetto Pulcini, che per quel poco che ho conosciuto mi sembra una persona seria e lavoratrice, potrà mai osare fare peggio? Secondo me, no. E Anagni ci ha guadagnato. Scusate se è poco.

E ora giungo finalmente al punto che mi ha fatto perdere le staffe.
Il giornalista Franco Ducato, nell'ultimo articolo sulla questione dell'ufficio Tecnico, parla di telenovela. Fa riferimento a questa per indicare ed accattivarsi, crede lui, il pubblico femminile. Rincara la dose confrontando le telenovele dei nostri giorni con i fotoromanzi che le nostre mamme leggevano.

LE NOSTRE MAMME????

Franco Ducato, per tua norma e regola ti ricordo che utilizzare simili mezzucci per indicare il pianeta femminile è da maschilisti puri. Anni di emancipazione femminile buttati nelle ortiche di un giornalista, che in questo articolo è sceso davvero in basso, anche nello stile, a riprova che questo Ducato qui è il più scadente tra i giornalisti che si firmano con lo stesso nome.

Signor Ducato voglio ricordare che a casa mia, né io né mia madre abbiamo mai letto fotoromanzi o visto telenovele, e che prima di additare simile spazzatura come appartenente prettamente all'universo femminile, sarebbe il caso di usare maggiore sensibilità.
Infine io stessa, come donna, mi ritengo offesa di essere additata come un essere dotato di intelligenza di serie B, visto che il signor Ducato, nel nominare simili media, fa espressamente riferimento alle donne.
Le ricordo, signor Ducato, che anche il Frosinone si trova in B, ma sta facendo molto male ai suoi avversari!
Signor Ducato, la invito a riconsiderare i termini di riferimento quando si rivolge al mondo femminile e, se le è possibile, a scrivere articoli con maggiore fondamento di verità.
E se proprio non ci riesce, per una naturale propensione al gossip, faccia scrivere gli articoli a quello "bravo".......lei resti a guardare.

 
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