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La ruta, una sconosciuta panacea

 SALUTEBENESSRE Rubrica

La rutina è una sostanza naturale con molteplici attività farmacologiche

di Dr. Antonio Colasanti
ruta 390FrescoAroma minLa rutina è un flavonoide dal quale deriva la quercitina. I flavonoidi furono scoperti durante il processo di isolamento dalla vitamina c dal prof Albert Szent Gyorgy scienziato ungherese, premio Nobel nel 1937 per aver scoperto ed isolato la vitamina "c".

Fu proprio durante la ricerca sulla vit c che scoprì i flavonoidi. Ad un amico che soffriva di emorragie gengivali aveva somministrato un preparato grezzo di vitamina c isolata dal limone riuscendo ad arrestare l'emorragia. Chiamò questa sostanza vitamina p in quanto riduceva la permeabilità vascolare. In pratica rafforzava i vasi sanguigni capillari. E' attraverso di essi che le cellule ricevono ossigeno, nutrienti, ormoni, anticorpi e  smaltiscono i rifiuti. Affinché il tutto avvenga, le pareti dei capillari devono essere permeabili, ma non troppo. Quando i capillari sono troppo fragili si rompono e si manifestano le ecchimosi e gli edemi. I flavonoidi contribuiscono a diminuire la fragilità capillare ed a prevenire una anormale permeabilita.

Tutte le cellule dipendono dalla capacità dei capillari di eliminare i rifiuti. I flavonoidi ad oggi scoperti sono piu di 5000 e tutti favoriscono l'assorbimento dei principi attivi delle piante. La vitamina c insieme alla rutina inibisce le cellule cancerose. Si è scoperto che solo la combinazione di vit c e bioflavonoidi è efficace. i bioflavonoidi si trovano nella polpa bianca degli agrumi che normalmente viene scartata, insieme al torsolo bianco.

La rutina non è frequente nei vegetali. Oltre agli agrumi la troviamo nel grano saraceno, the nero, buccia delle mele, inoltre è quasi insolubile in acqua. La rutina ha attività antiossidante, antinfiammatoria, anticancerogenica, antibiotica, citoprotettiva, vasoprotettiva ed edema venoso. Rafforza i capillari, protegge contro le tossine, previene l'ossidazione della vitamina c, ha effetti sulla dislipidemia.

Inoltre:
1 - previene la neuroinfiammazione, la rutina dimostra un effetto neuroprotettivo sull'ischemia cerebrale;
2 -  promuove la sopravvivenza delle cellule della cresta neuronale, promuovendo la sopravvivenza delle cellule potenziali neuronali e mesenchimali;
3 - ha un'attività anticonvulsivante. Previene le convulsioni e sembra un ottimo coadiuvante dei farmaci piu importanti;
4 - ha un'attività anti-alzheimer, infatti sopprime l'attivita delle citochine proinfiammatorie, tale effetto è utile nel trattamento dell alzheimer;
5  - ha effetti antidepressivi, in quanto dal favorisce l'aumento e la disponibilità della serotonina, ormone antidepressivo;
6  - è un analgesico che agisce sui sistemi nervosi centrale e periferico;
7 - ha effetti antiartritici, decrementa l'artrite reumatoide, rallenta i marcatori della cartilagine infiammata;
8 - ha effetti antidiabetici in quanto decrementa il glucosio plasmatico, aumenta i livelli di insulina, ringiovanisce le cellule pancreatiche;
9 - agisce sul colesterolo diminendone i livelli del colesterolo totale e di quello ldl, ha effetto protettivo su fegato ed arterie;
10 - riduce l'ipertensione perché aumenta la quantita di ossido nitrico e previene il danno ossidativo, migliora le funzioni endoteliali;
11 - ha funzioni: antibatterica-antifungina-antimalarica-antivirale-anti fatica-neuroprotettiva, come evidenziano studi internazionali.

La rutina è una sostanza fitochimica, flavonoide: con molteplici attività farmacologiche.
L'antico detto: "una mela al giorno toglie il medico di torno"... sembra essere vero, ma bisogna mangiarla con la buccia dato che la rutina è presente in essa.

 

 

 

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Chi si ammala e chi no

 SALUTEBENESSERE. Rubrica

 La differenza è legata alla capacità di difesa del sistema immunitario

di Dr. Antonio Colasanti

7 mosse per rinforzare il sistema immunitario UGEI 400 minLa vera causa del contagio è generata da diversi motivi: alimentazione scorretta, troppo lavoro, stress fisico ed emozionale prolungato, momenti difficili, eventi traumatici. Becham medico del 1800 ed anche Hahnemann padre dell omeopatia, affermavano: il germe non è nulla il terreno è tutto.

Per loro, la naturale resistenza alle malattie era conseguente allo stato di salute del corpo, dell'igiene alimentare, dei nutrienti necessari e della vitalità del sistema immunitario.

La salute è il risultato del nostro modo di essere. Il pensiero, il respiro, gli alimenti, l'esercizio fisico, la meditazione. Da due anni stiamo vivendo momenti di forte tensione dovuti al bombardamento mediatico che ci costringe a concentrare tutta la nostra attenzione sul pericolo del covid. Facilmente si genera paura che diventa pensiero fisso e comporta indebolimento del sistema immunitario.

Dalle ricerche internazionali si è notato che la differenza di contagio e legata alla produzione innata di interferone, molecola che viene prodotta contro le infezioni ed è praticamente la prima linea di difesa, chiamata immunità innata costituita da molecole che neutralizzano e bloccano il virus.

Dalle statistiche si è rilevato che tra i fattori di rischio il gruppo sanguigno zero si ammala con piu difficoltà, mentre quello "a" è piu facilmente attaccabile. L'obesità, l'età, le cardiopatie, e le polmoniti ed anche i geni hanno un peso sui rischi maggiori o minori di contrarre l'infezione. Questa variabile individuale non è prerogativa solo del covid, ma esiste anche per altre malattie infettive, come la tbc, la lebbra, aids ed altro. Anche chi si vaccina puo infettarsi, perché i virus presenti nei vaccini sono un risultato di studio non tenendo conto della mutazione genetica.

Gli individui si contagiano dal 20 al 50% e come mai non tutti si ammalano? Dipende dal sistema immunitario. L'alimentazione ha un ruolo primario nell'attivazione e nell'integrita del sistema immunitario. Per la prevenzione bisogna lavorare sul terreno, cioé modificare il ph della matrice extracellulare. Un terreno acido è alla base di tutte le patologie.

Modificare il ph potenziale redox e la resistività elettrica in modo naturale e non tossico per preparare la strada alla guarigione ed immunizzazione.

Il medico saprà aiutarci.

 

 

 

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Chi bisogna ascoltare

CRONACHE&COMMENTI

Gli operai della Gkn... e Papa Francesco

di Aldo Pirone
delocalizzazionI 390 minNelle scorse settimane non ha fatto notizia, soprattutto sui giornali di “lorsignori”, la proposta di legge contro le delocalizzazioni selvagge elaborata dai lavoratori in lotta della Gkn di Campi Bisenzio insieme a un folto gruppo di giuristi democratici. A me ha ricordato quando nel secolo scorso si discuteva nelle sedi del Pci con gli operai delle sezioni o cellule di fabbrica sugli articoli della legge 300 denominata Statuto dei diritti dei lavoratori. Nella mia sezione di Cinecittà rammento bene gli incontri fra il nostro deputato Mario Pochetti e gli operai della Fatme, la puntigliosità di quei lavoratori che rappresentavano al deputato comunista le insidie possibili in alcuni articoli e i loro suggerimenti per modificarli. Quelle puntigliosità erano il frutto di un’esperienza vissuta che Pochetti assorbiva non passivamente ma discutendo con quegli operai. A questa partecipazione e alle lotte operaie e popolari di allora si deve se lo Statuto - voluto fortemente anche dal socialista “ministro dei lavoratori” come voleva essere considerato Giacomo Brodolini - ha resistito per oltre mezzo secolo. Ed è grazie alle clausole dell’art. 28 se i lavoratori della Gkn hanno potuto godere della sentenza del tribunale di Firenze che annullava i licenziamenti ricevuti via mail dai dirigenti della multinazionale.

La proposta degli operai della Gkn – ma nella loro condizione ci sono anche i lavoratori Whirlpool a Napoli, Gianetti ruote di Ceriano Laghetto in Brianza e si teme per la Vitesco di Pisa e la Timken di Brescia - e dei giuristi che li hanno aiutati è senz’altro migliore di quella in elaborazione del governo. Lo è perché, senza alcuna demagogia populistica, nasce dall’esperienza vissuta di tanti lavoratori che si son visti all’improvviso messi sul lastrico da multinazionali senza scrupoli in cerca di profitti sempre maggiori facendo dumping salariale e normativo nei paesi europei ed extraeuropei. Gli articoli previsti dalla proposta di legge degli operai sono otto. Ma quello più cogente è il 7 che recita. “L’eventuale cessione dell’azienda deve prevedere un diritto di prelazione da parte dello Stato e di cooperative di lavoratori impiegati presso l’azienda anche con il supporto economico, incentivi ed agevolazioni da parte dello Stato e delle istituzioni locali. In tutte le ipotesi di cessione deve essere garantita la continuità produttiva dell’azienda, la piena occupazione di lavoratrici e lavoratori e il mantenimento dei trattamenti economico-normativi. Nelle ipotesi in cui le cessioni non siano a favore dello Stato o della cooperativa deve essere previsto un controllo pubblico sulla solvibilità dei cessionari”.

Sempre in tema di lavoro, pochi giorni fa, coperto dall’assordante cacofonia elettorale, Papa Francesco ha proposto “Un reddito minimo o salario universale, affinché ogni persona in questo mondo possa accedere ai beni più elementari della vita” aggiungendovi la riduzione dell’orario di lavoro. “Nel XIX secolo – ha detto - gli operai lavoravano 12, 14, 16 ore al giorno. Quando conquistarono la giornata di 8 ore non collassò nulla, come invece alcuni settori avevano previsto. Allora – insisto – lavorare meno affinché più gente abbia accesso al mercato del lavoro è un aspetto che dobbiamo esplorare con urgenza. Non ci possono essere tante persone che soffrono per l’eccesso di lavoro e tante altre che soffrono per la mancanza di lavoro”.

Il problema del lavoro ha tanti risvolti, a cominciare dalla piena e buona occupazione legata al PNRR e agli investimenti e delle 18 forme di lavoro, fonte di precariato, da ridurre. Poi ci sono all’ordine del giorno scadenze imminenti: riforma degli ammortizzatori sociali, legge sulla rappresentanza sindacale legata alla contrattazione e all’eliminazione dei contratti pirata e al salario minimo e, fondamentale, la Legge su un nuovo Statuto dei lavoratori e altro ancora. Ce n’è materia sulla quale saldare l’alleanza progressista, sia come programma che come azione dentro al governo, nel parlamento e nel paese. Sarebbe questo un modo serio per selezionare le forze da aggregare nel “perimetro” di cui parla Letta, invece di almanaccarsi sul nuovo Ulivo, su Renzi e Calenda, cespugli e cespuglietti centristi e moderati e neoliberisti fuori tempo e fuori di testa.

Le elezioni di domenica scorsa, tra tanti risultati positivi per i progressisti e gli antifascisti, hanno portato alla luce non una mucca ma un elefante nel corridoio: l’astensionismo. Il popolo delle periferie sociali non ha votato. Forse la sinistra e il Pd di Letta per riportarlo alle urne sotto le insegne progressiste dovrebbero ascoltare gli operai della Gkn e Papa Francesco.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Chi si opporrà alla normalizzazione talebana?

 DONNE AFGHANE E TALEBANI

La massa delle donne per noi senza volto cosa deciderà di fare? 

di Fiorenza Taricone
 coraggio e lotta delle donne afghane 380 minFare previsioni sulla geopolitica internazionale a caldo è rischioso, al quadro mancano troppe tessere, anche se qualche certezza di fondo è sempre valida. Il collante è costituito in ogni tempo dai rapporti di forza e dai profitti, il che starebbe quasi a significare la stessa cosa, visto che nelle società attuali, e non da ora, chi ha più danaro è più forte. Non ha per adesso insegnato nulla che il profitto fine a sé stesso ha distrutto un pianeta che si calcola abbia 4,5 miliardi di anni, corrispondenti approssimativamente ad un terzo dell'età dell'universo, vicino all’autodistruzione raggiunta in circa quattro secoli. La cosiddetta rivoluzione industriale, neonata in Inghilterra nel ‘600, espansa in Europa tra il secolo successivo e l’800, l’uso sconsiderato di materie prime, di sostanze chimiche, di rapina ambientale ha molto contribuito, e l’atomica ha fatto il resto. Insomma lo stupro ambientale, come spesso mi è capitato di definirlo, come sostantivo ci porta dritti al cuore della questione odierna: la rinascita talebana, scoppiata con le scelte della politica americana che giustamente si ritira dopo anni, ma senza una adeguato piano preventivo, e della politica cinese, che di capitalismo se ne intende, rassicurando sulla moderazione talebana; ma anche l’Europea deve fare i conti con i limiti pratici delle dichiarazioni di principio riguardanti le donne e i diritti umani; nell’aprile scorso la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stata lasciata in piedi senza un posto a sedere dal Presidente turco Erdogan, mentre il suo omologo maschile, presidente del Consiglio europeo Charles Michel, è stato evidentemente riconosciuto come un suo simile con tutto il diritto di essere messo a suo agio. L’Europa sopporta anche troppo, rispetto alle fondamenta sulle quali è nata, i principi di non discriminazione e pari opportunità, paesi conservatori per non dire fascisti, misogini e a loro modo talebani, come la Polonia e l’Ungheria. Quest’ultima, infatti, si è affrettata ad annunciare disponibilità zero per i profughi talebani.

Altrettanto rischioso è un commento a caldo perché noi italiane stiamo rassicurate dalle conquiste del femminismo, attente a denunciare i ritorni all’indietro, sempre possibili e alcuni dietro l’angolo; pensare alle donne afghane può generare sentimenti contrapposti: la sorellanza di genere, in cui i buoni sentimenti trionfano, e uno opposto, in cui ci si chiede, rispetto alle immagini viste, dove sono le donne afghane. I commenti televisivi ci informano che tutti sono il più possibile nelle loro case, aspettando lo svolgersi degli eventi; di fatto, all’aeroporto di Kabul, attaccati in ogni modo agli aerei per poter partire, c’erano solo uomini; qualche altra rara immagine mostra uno sparuto gruppo femminile che sfida apertamente con i cartelli i talebani armati; qualche altrettanta rara donna, che finora ha avuto un ruolo pubblico o nell’informazione, esprime tutta la pericolosità della situazione attuale. La massa dov’è? Suppongo che data la diversità di trattamento riservata ai due generi dai talebani non sia indifferente a ciò che accade, come gli uomini dell’esercito che hanno opposto una resistenza assai scarsa. Si può arrivare a pensare che non si oppongono a uomini che comunque hanno la stessa, sacra fede, l’Islam? Perché in questo caso si aprirebbe davvero un solco rispetto all’Occidente in cui le donne hanno cominciato assai presto un percorso di liberazione e autoliberazione doloroso e pericoloso rispetto ai dogmi religiosi. Oppure le donne sottovalutano i rischi di quello che significa il ritorno alla normalità per i talebani? Difficile da credere, ascoltando Lucia Annunziata che in diretta argomentava un video appena arrivato sul suo cellulare: una donna non più giovane e neanche sessualmente attrattiva è stata fatta inginocchiare e uccisa con un colpo alla testa.

Da qualche anno è sulla bocca di molti progressisti che il grado di civiltà di un popolo o di un paese si misura dalla condizione femminile, qualcuno/a si ricorda che è un concetto appartenuto a Charles Fourier, socialista dell’Ottocento, e il fatto che sia stato anche un pensatore utopista è in totale sintonia con la frase che solitamente produce molto compiacimento, ma pochi effetti pratici. Senza arretrare così nel tempo, possiamo ricordare le proteste del neo-femminismo degli anni Novanta, in tutto l’Occidente, e le accuse contro il patriarcato, che non è mai morto, come i recenti avvenimenti dimostrano. Al tempo le femministe erano accusate di dogmatismo, di radicalismo, di estremismo, oggi gli aggettivi sembrano complimenti. Ma il femminismo sosteneva anche la conquista di una soggettività femminile che si faceva protagonista della sua liberazione, come la resistenza partigiana femminile in Italia, in un certo senso madre del femminismo stesso, sta lì a ricordarcelo. La lezione senza tempo è che nessuno s’incaricherà per te della tua liberazione.

Come la globalizzazione ha dimostrato ampiamente, oltre al fallimento di un capitalismo dal volto umano quando si tratta di profitti, le donne sono la chiave di volta su tutto il pianeta per il cambiamento; resistere, opporsi alla visione talebana può costare la vita, come hanno dimostrato da decenni, fra le altre, le donne iraniane costrette a espatriare per continuare la loro lotta; ma le donne sono la chiave di volta anche per la conservazione. Sulla loro obbedienza poggia il sistema patriarcale, ma al contrario, dalla loro disobbedienza nascono i cambiamenti; dalla obbedienza alla procreazione nascono figli maschi che saranno magari i nemici delle donne, come ricorda la scrittrice femminista Adrienne Rich nel suo libro ‘nato di donna’, ma sostanzialmente un estraneo; ma anche le figlie femmine possono essere educate in maniera diversa.

Le donne formano un corpo politico indispensabile per potersi garantire la sottomissione, e ascoltando notizie sulla auto clausura nelle case, penso per contrasto all’ultimo libro di Ritanna Armeni che ho presentato recentemente a Sant’Elia Fiume Rapido: "Per strada è la felicità"; mostrarsi, stare fuori dal perimetro della sottomissione, significa poter scegliere quale tipo di vita e di morte voler fare. I corridoi umanitari sono basilari, ma sono un’emergenza; la massa delle donne per noi senza volto cosa deciderà di fare, per sé stesse e per le proprie figlie che affermano di amare e voler mettere in salvo?

 

 

 

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Referendum. Dichiarazioni di chi vota "NO"

Votano NO.

Sono in ordine di data dalla più recente alla più vecchia

paolo ciofi 350 260 minPaolo Ciofi - Al Referendum costituzionale vota NO. È arrivato il momento di dire basta alla diceria che la Costituzione è il bacillo che inocula tutti i nostri mali. E perciò va cambiata e resa inoffensiva.
Un motivo in più per dire NO.
NO perché la Costituzione si attua, non si cambia.
NO perché è un trucco furbesco, e un palese inganno, far credere che le cose vanno male a causa del numero degli eletti.
NO perché il vero problema non è tagliare i rappresentanti, ma dare rappresentanza a chi oggi non ce l’ha. A tutte le persone – uomini e donne, giovani e anziani – che per vivere devono lavorare.
Vota NO.
E intanto organizzati e lotta per un effettivo cambiamento.
Paolo Ciofi - www.paolociofi.it

Luciana Castellina

 

Luciana Castellina - «Un No non basta, ma... Referendum. Diritto universale al voto, libertà di opinione e Parlamento sono beni essenziali, ma di per sé non bastano affatto. E il SI sarebbe un ulteriore colpo alla democrazia.
Certo il No non risolverà tutti questi problemi, ma la vittoria del Sì non comporterebbe solo una riduzione dei parlamentari con tutte le ripercussioni negative che quasi tutti i costituzionalisti ci hanno indicato nella battaglia che stanno conducendo». vai all'articolo https://www.unoetre.it/lavorosocieta/opinioni/item/8788-e-necessario-un-no-per-impedire-una-brutta-svolta.html

 

LogovotoNO refer2020 minDomenica 6 settembre 2020 alle ore 10.30 presso la Vecchia Pesa (ex campo Boario) si terrà un incontro sulle ragioni del NO al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre.
Sono previsti gli interventi di Maurizio Acerbo (Segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea), Francesca Ciotoli (Segretaria provinciale PSI), Alessandra Maggiani (Assemblea Nazionale del PD).
A seguire la presentazione del Comitato per il NO di Cassino. Interverranno la portavoce Annunziata Sanseverino e Giovanni Carrino Junior.
Vi aspettiamo per un aperitivo nel pieno rispetto della normativa COVID-19.
IL COVID NON SI NEGA. SI COMBATTE. I partecipanti devono rispettare tutti i Provvedimenti e le Ordinanze previste dalla normativa PREVENZIONE CORONAVIRUS

emanuele macaluso 350minEmanuele Macaluso, novantasei primavere di lotte, esperienza e lucidità. Annuncia il suo “no” alla riforma costituzionale.
Anzi, riformuliamo: ecco il più giovane di tutti, che ancora si arrabbia, si indigna, combatte, e nel corso di questa conversazione più volte pronuncia la parola “battaglia politica”, con lo spirito di chi la sta facendo ancora, dopo averne fatte tante: i braccianti, il Pci di Togliatti che lo volle a Roma, con Enrico Berlinguer alla guida dell’Unità, con Napolitano nella corrente migliorista. Ed è proprio una lezione dal sapore antico quella che ricorda spiegando il suo voto ostinato e contrario: «STUPIDA LA SCELTA DEL PD. LEGARE GOVERNO E COSTITUZIONE È UNA SCELTA SBAGLIATA. I GOVERNI PASSANO, LE COSTITUZIONI, CON LE LORO REGOLE E PRINCIPI DI FONDO, RESTANO».

CarloCottarelli min

CON IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI SI RISPARMIEREBBE LO 0,007 PER CENTO DELLA NOSTRA SPESA PUBBLICA. PARI A UN EURO ALL’ANNO PER CIASCUN ITALIANO: IL PREZZO DI UN CAFFÈ
A sorpresa, Carlo Cottarelli – il paladino della spending review – con un’intervista si pronuncia per il no nel referendum costituzionale: «Con il taglio dei parlamentari si risparmierebbe lo 0,007 per cento della nostra spesa pubblica. Pari a un euro all’anno per ciascun italiano: il prezzo di un caffè. Non si stravolge la Costituzione per un beneficio tanto irrisorio: farlo non è solo pericoloso, è stupido». E spiega: «Finiremo per avere un numero di parlamentari insufficiente per far funzionare bene le due Camere. E, soprattutto, avremo sottratto tempo ed energie per una riforma costituzionale inutile e dannosa, anziché pensare a cose più serie».

Luciano Canfora

Luciano Canfora. «Tagliare gli eletti è la più stupida delle riforme. Meglio ridurre gli stipendi che il numero dei rappresentanti. Effetto devastante. Già il 27 luglio 2019 un bravissimo commentatore come Antonio Polito lanciò un allarme con il titolo "Il cambio del gioco" in cui anticipava un dato oggi di dominio comune: il nuovo sistema porta con sé un effetto maggioritario perché alza le soglie che si devono superare per conquistare seggi. Ridurre il numero degli eletti significa ingrandire i collegi elettorali. A quel punto è evidente che le formazioni politiche meno consistenti vengono sbattute fuori.» val all'articolo https://www.unoetre.it/lavorosocieta/opinioni/item/8787-canfora-la-piu-stupida-delle-riforme.html

 

 

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Per "chi" non c'è... il Natale

natale shopping igndi Daniela Mastracci - Stupore. Il verbo COMPRARE.
Oggi è ancora tempo di comprare. I negozi resteranno aperti quasi fino alla cena della vigilia. Domani no. Domani non ci sarà il tempo di COMPRARE. Però dobbiamo comprare qualcosa di carino. Di bello. Ma soprattutto mica può costare poco? Quanto spendiamo per i regali di natale? È beh, deve fare la sua figura.

Regali, oggetti, chi li produce e chi non può comprarli

E noi compriamo noi stessi e cerchiamo il prezzo più alto per fare bella figura! La cosa acquistata deve costare. Ma chi ce l’ha messa là quella cosa acquistata? Chi l’ha messa nella vetrina? Chi l’ha trasportata nel negozio? Chi l’ha ordinata? Chi l’ha immagazzinata? CHI L’HA PRODOTTA? E tutti questi “chi” quanto costano? Senza di loro la mia cara cosa costosa non ammiccherebbe dietro alle vetrine. E non comprerei il mio regalo che fa scena. Tutti quegli anonimi “chi” DEVONO esserci e ci sono: non tutti sono sostituiti da macchine, da robot, da ingranaggi, da circuiti, da bit, e guarda un po’, pur sempre da un linguaggio, quello degli 1 e 0 (ebbene il chi sta anche lì). Dietro il mio regalo che affannosamente cerco e per cui mi do tanto da fare, c’è uno e tanti “chi”. Per questo noi compriamo noi stessi. L’uomo compra l’uomo. Ma io non li vedo, quei “chi”, non li considero, non li “calcolo”. Ma ci sono e qualcuno li “calcola” al mio posto. E li “calcola” poco lo stesso. Non nulla, ma poco. A volte troppo poco. Tanto poco che quei “chi” stentano a comprare, loro stessi, a loro volta, i nostri tanti rincorsi regali di natale.
E così il natale non è per tutti
E soprattutto non è per le migliaia di “chi” che nemmeno fa il “chi” della nostra catena natalizia. Non è più “chi” di nessuna fabbrica, di nessuna negozio, di nessuna agenzia, di nessuna società, di nessuno e basta. Perché non lavora più. Non partecipa più alla nostra catena. E’ slegato, solo, senza reddito.
E tutti loro il natale lo rincorrono come la fine di un ennesimo anno di dolore. Di mancanza di lavoro. Di mancanza di euro, pochi, abbastanza, tanti non se parla proprio, per fare il natale: la cena, il pranzo, i regali, i fiocchetti e le palline colorate, la carta che scricchiola sotto le dita mentre la fissi ai lati di un bel pacco e poi la incerotti con lo schotc.
Dietro i regali ci sono tanti “chi”. Ma dietro questi “chi” ce ne sono migliaia di altri, che non sono “chi” per nessuno
E allora non c’è solo il natale che non c’è, c’è la vita, c’è la società, che non c’è.

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Democrazia: chi la studia e chi la rappresenta

StefanoPetruccianidi Anna Capogna - Nel pomeriggio inoltrato, alle 18.30, di venerdì 20 marzo, in una sala gremita ed attenta dell' Hthel Astor a Frosinone si è svolto un dibattito pubblico a partire dall'ultimo libro "Democrazia" del prof. Stefano Petrucciani, ordinario di filosofia politica presso l'Università La Sapienza di Roma e presidente della Società italiana di filosofia politica.
A patrocinare l'iniziativa di arricchire la cultura critica ciociara, sono stati il dott. Antonio Cecere, fondatore di filosofiainmovimento . it e conduttore dell'incontro e il dott. Angelo Pizzutelli, presidente dell' Associazione Frusina "bene comune".
Quale e come Democrazia? Questo il quesito su un tema tanto presente quanto sfuggente all'attenzione e al bisogno di risposte per garantire qualità di vita nel nostro tempo di crisi e di grandi trasformazioni culturali, in Occidente, e, a me piace pensare, anche non?
Per una possibile risposta, l'intento è stato "mettere a confronto chi la Democrazia la studia e la pensa", il prof. Stefano Petrucciani e il prof. Giorgio Cesarale, suo autorevolissimo collega dell'Università di Venezia e "chi la Democrazia la rappresenta nelle istituzioni", il Senatore Francesco Scalia ed il dott. Angelo Pizzutelli.
Dalla analisi degli oratori filosofi la realtà della crisi della democrazia oggi, sia rispetto al modo di "sentire" dei cittadini, sia rispetto alla forza e alla credibilità nelle sue funzioni politiche ed istituzionali, trova più d'una motivazione.
Dalla debolezza culturale e morale della rappresentanza parlamentare; all'affermarsi del verticismo e leaderismo delle istituzioni esecutive che, insieme, lasciano pochi o inutili margini alla discussione democratica; alla incertezza e parziale coerenza del segno e del mandato popolare dei governi nazionali rispetto alle tecnocrazie internazionali.
E ancora, dal mutamento nel rapporto tra le classi sociali e la politica che, sempre più mostra di lasciare il popolo senza rappresentanze; alla crisi economica che non genera più quel crescente benessere che il sistema democratico sembrava garantire.
Come affrontare tali patologie e quali proposte prima che sia troppo tardi per la qualità della democrazia?
Il prof Petrucciani, nel sui libro, agile e denso, bello da leggere e da rileggere per continuare a pensare, si sofferma su un tema, di particolare interesse e centralità, rilevando e citando interpretazioni e prospettive che vanno da J. Locke a J. J. Rousseau, da J. Dewey a N. Bobbio, a J. Habermas al sociologo Ph. Urfalino..
Far parte di una comunità politica significa accettare il principio di maggioranza che "deve essere considerato come una deliberazione all'unanimità", diversamente la comunità non è e l'azione sarebbe priva di ogni valore decisionale e operativa.
Se però, la regola della maggioranza è, di fatto, condizione unica per prendere le decisioni, la legittimità democratica della decisione stessa non può scaturire dalla somma di una molteplicità di aggregati individuali, ma invece attraverso un dibattito vero dove la partecipazione di ognuno significa vagliare e superare le proprie diverse posizioni di partenza per costruire una sintesi finale,
sempre all'interno del proprio orientamento.
Perché "lo Stato di diritto è lo stato dei cittadini.. Nello stato di diritto l'individuo ha verso lo stato non solo diritti privati ma anche diritti pubblici." ( N. Bobbio, L'età dei diritti, Einaudi, p. 61)
Per "rimuovere" le condizioni che impediscono il rispetto dei diritti e per lo sviluppo della democrazia reale, garante di una "partecipazione collettiva e non coercitiva delle decisioni comuni", si può e , allora, si deve richiamare l'impegno di tutti in " un progetto multlivello", che "funzionerà –sostiene Petrucciani- se tutti i piani funzioneranno insieme":
Dal pluralismo politico, che è quella forma di sistema politico "in cui tutti sono liberi di prendere le decisioni che li riguardano e hanno il potere di farlo, sulla base del riconoscimento di alcuni dei diritti inalienabili e inviolabili, quali sono i diritti dell'uomo."(N. Bobbio, p.60);
All'inclusione sociale, che , l'articolo 3 della Costituzione italiana, analiticamente impone e dichiara fondamentali;
Alla adesione ad un ideale politico che sempre porta dentro di sé una preziosa tensione morale, ed una attenzione dinamica e costruttiva nella realtà di vita di ognuno . "Il progresso umano non era per Kant necessario. Era soltanto possibile."( N. Bobbio)

Dalla prospettiva politico- istituzionale, i rappresentanti del territorio, dopo aver plaudito per l'acutezza e la profondità delle riflessioni argomentate, raccolgono, garantendo, per il suo fine, tutta la propria motivazione politica, l'idea valoriale del progresso umano e quel concetto dinamico e costruttivo della democrazia: - sia perché, è nel suo farsi quotidiano e storico che propriamente risiede la naturale specificità dell'azione politica; - sia perché, è proprio condizione e fine del lavoro nelle istituzioni garantire e costruire il Futuro per tutti e per ognuno.

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Chi utilizza il patrimonio del Comune di Anagni ?

spi cgil 350 260Lo Spi-Cgil di Anagni scrive al Sindaco Fausto Bassetta - per sapere: CHI UTILIZZA IL PATRIMONIO DEL COMUNE DI ANAGNI?
Da un'assemblea , di iscritti e simpatizzanti, tenutasi presso la nostra sede il 20 febbraio 2015, è emerso che il comune di Anagni ha grandi difficoltà economiche, dovute a debiti di bilancio, per questi motivi incontra gravi difficoltà a garantire molti servizi e a diminuire le tasse e tributi locali, che gravano enormemente sulla cittadinanza, in particolare sulle famiglie a basso reddito le quali incontrano molte difficoltà a far fronte al pagamento dei tributi e tasse locali.
Dall'altro lato, il comune è titolare di un ingente patrimonio immobiliare, (36 appartamenti e circa 200 ettari di terreno) dal quale potrebbe ricavare canoni per qualche centinaia di migliaia di curo, non risulta che nelle casse comunali entrino somme alcune derivanti da quel patrimonio.
A questo proposito e per questi motivi, l'assemblea ha dato mandato alla segreteria, di chiedere al sindaco, chi utilizza e quale titolo quel patrimonio e perché, ormai da decenni, non viene messo a reddito chiedendo a chi lo utilizza i dovuti canoni, anche arretrati, utilizzando quelle entrate per abbassare le tasse e offrire ai cittadini migliori servizi .
Il segretario generale Giuseppe Palombo

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Chi ha paura del Paese reale?

Governo in guerra con il Paese reale 350-260di Lucia Annunziata da huffingtonpost.it - Alla fine la polizia è intervenuta per sgomberare il centro per immigrati minorenni di Tor Sapienza, nella periferia romana. Il maltempo ha registrato ulteriori vittime, persino il capo della Protezione civile, Gabrielli ha sbottato: "La rabbia di Carrara si sta diffondendo". Nessuna sorpresa. Sono tutti eventi parte di un allarme che da almeno un mese arriva dal Paese e viene ben riflessa dall'informazione tutta. Prendiamo i titoli di oggi giovedì 13 novembre.
"Nord senza tregua, vittime e paura", titola il Corriere della Sera oggi, con foto drammatica in prima pagina. "Immigrati, guerriglia a Roma. I residenti: via o sarà l'inferno", titola il Messaggero. "Nord Ovest devastato da allagamenti e frane. Altro morto i Piemonte", titola La Stampa. "A fuoco le periferie di Roma e Milano. È scoppiata la guerra tra i poveri" è una grande inchiesta annunciata sulla prima pagina di Repubblica.
Nulla di tutto questo è però riflesso nelle parole, nel cammino di Palazzo Chigi. Queste ultime settimane del Premier son passate nella affannata ricerca di una conferma o meno del patto del Nazareno, nella rispettosa ma non per questo meno criptica discussione sulle dimissioni di Napolitano, nella festosa celebrazione tra tavoli imbanditi del nuovo sistema di fund raising per il Pd, mille euro a persona per vedere il leader.
Più che due percorsi diversi, quello del Leader e quello del paese appaiono due universi paralleli, senza incroci. Eccetto per la chiamata di Landini a Palazzo Chigi, sotto la spinta di un attacco della polizia nelle strade del centro della Capitale, l'Italia dei disastri e dello scontento non è mai entrata nel discorso pubblico del leader.
Possiamo archiviare questa annotazione scegliendo la più banale e dannosa delle spiegazioni (che pure circola), cioè che Renzi è un leader senza cuore, interessato solo a quello che costruisce il suo potere. Ma il rapporto con il popolo è un elemento centrale di ogni leadership - anche della più mite. Silvio Berlusconi, che pure ha esercitato una leadership popolare come quella che cerca Renzi, non ha mai mancato a un appuntamento tragico, anzi più tragici erano meglio gli venivano - come si è visto dal capolavoro mediatico che fu la sua visita all'Aquila. Altri, più miti, appunto, non hanno mai fatto mancare il doveroso comunicato, per non parlare di Napolitano che anche nelle occasioni che abbiamo appena elencato, non ha mai fatto mancare la sua parola.
Se Renzi, che è certo il più innovativo e ambizioso dei politici che da anni cavalcano la scena pubblica, ignora il rapporto con le disgrazie del paese, c'è certo dietro una scelta, una particolarità che ci offre probabilmente una ulteriore lettura della sua visione del mondo.
Ho provato a parlare di tutto questo con gente a lui vicina, o che lavora con lui. Una delle spiegazioni fornite è che Renzi non vuole accollarsi "disgrazie" che sono prodotto del vecchio sistema politico. Un'altra ipotesi è che Renzi preferisca offrire soluzioni invece di fare comizi davanti alle disgrazie. Ma anche che il Premier pensi che la sua presenza porti di per sé a una acutizzazione delle situazioni.
Le più maliziose interpretazioni dipingono invece un Renzi come determinato a non "sporcare" con nulla di negativo il suo discorso politico, improntato a un'Italia positiva, vincente, che guarda al futuro. E ancora, che Renzi sia un politico con così alta consapevolezza della comunicazione, e della costruzione della propria immagine, da non fidarsi degli imprevisti del confronto con la realtà allo stato brado.
Qualunque sia la ragione, la sistematica evasione della vita com'è su questo pianeta, rimane una scelta incomprensibile, dal mio punto di vista. Per il famoso semplice fattore "struzzo" - le cose infatti tendono a rimanere anche se le neghiamo. Un solo esempio: se la scelta tattica della assenza in Liguria potrebbe anche starci (viste le condizioni di battaglia politica in quella regione) l'assenza diventa insostenibile con il moltiplicarsi quotidiano dei disastri, incluso nelle regioni Toscana e Lombardia, dove Renzi ha un grosso investimento elettorale. In altre parole, conviene davvero al Premier questa scelta di distanza, di non affondare le mani nel fango (letteralmente) e nelle passioni che agitano la Italia che lui guida?
Da quando la crisi ha investito l'Italia, dagli ultimi giorni di Silvio Berlusconi all'arrivo imprevisto di Renzi, in molti hanno annunciato e sperato in un mitico autunno caldo che spezzasse il circuito austerity/crisi sociale. Questi autunni caldi non si sono mai materializzati - e nemmeno adesso con tutti gli scioperi e manifestazioni del sindacato siamo vicini a nulla che somigli a un evento che fa svoltare la politica. Siamo di fronte invece a un processo in cui pare che l'Italia stia cedendo pezzo a pezzo. Una sorta di smottamento sociale in piccole particelle, ogni esperienza estremamente circoscritta, ma non di meno impaziente, ogni gruppo sociale, operai, inquilini, cittadini, giovani ,vecchi impiegati, disoccupati, chiuso nella sua esplosione unica e solitaria di malessere e di dolore.
Due parole - malessere e dolore - anche queste mai presenti nelle glorificate cronache dei discorsi ufficiali.
Eppure è da tutte queste cose che già si impongono nuovi problemi, che a loro volta già stanno nutrendo leadership alternative. Anti-Renzi, come Landini, come Salvini, ma altri ce ne sono ancora non nel radar, che certo non sono in grado di minacciare il popolarissimo Premier, ma che pure sono la prova che la politica, come la società, non si fermano mai. Renzi, come tutti, dovrà alla fine confrontarsi con questi sviluppi.
La mia personale opinione su questa distanza che il Premier prende dal paese, è che alla fine ha paura. Non posso immaginare infatti che un politico avvertito quale è lui, non veda lo sgranarsi della tela sociale. Credo che la veda molto bene e che la tema. Nel senso di pensare di non avere al momento sufficienti strumenti per affrontarla. Nel suo caso, strumenti di poteri e controllo dell'economia e dello stato che lo mettano in grado, appunto, di "cambiar volta" alla gestione del paese. Solo così si spiega l'ossessione con la legge elettorale, l'accelerazione sul discorso del Nazareno portato avanti non a caso in queste stesse ultime settimane con la frenesia di chi ha una muta di cani alle calcagna. Questa muta di cani è la realtà che abbiamo descritto. E per questo la possibilità di elezioni - per quanto negata - rimane sullo sfondo ancora forse l'unico possibile approdo per Renzi, nel caso la crisi si approfondisca, per riprendere in mano le redini del paese.

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Chi divide il Paese?

Operai Bresciada ANSA.it - Matteo Renzi a Brescia. Premier: "Si vuole spaccare l'Italia". Cgil: "E' strada presa che divide". Il premier all'assemblea degli industriali. Tensione al corteo dei centri sociali. Tafferugli tra centri sociali e polizia a Brescia, in occasione della visita del premier Renzi: sono rimasti feriti un agente e un carabiniere al quale i manifestanti avrebbero tentato di strappare lo scudo difensivo. I due sono stati medicati. Circa 200 i manifestanti che hanno utilizzato fumogeni, petardi e lanciato sassi e bottiglie. I centri sociali hanno poi tentato di aggregarsi al corteo della FIOM che ha però rifiutato.
Nel corteo del centro sociale 'Magazzino 47' c'è stato lancio di uova e fumogeni. Dopo il primo tentativo di sfondamento per avvicinarsi il più possibile alla Palazzoli, l'azienda che ospita l'assemblea degli industriali dove è presente anche il premier, respinto dalla polizia, c'è stato un tentativo di circumnavigare la palazzina. Dal corteo lancio di uova, fumogeni e anche qualche pietra verso gli agenti, che, continuano, anche a colpi di manganelli, ad impedire al corteo di avvicinarsi alla Palazzoli.
Mentre il premier faceva il suo ingresso alla Palazzoli, a distanza si sentivano fischi e contestazioni dei lavoratori che protestano contro il Jobs Act. Fuori dall'azienda si è riunita la Fiom di Brescia per un'assemblea contro le politiche sul lavoro del Governo. Su uno striscione della Fiom è scritto: "Renzi non hai mai lavorato giù le mani dal sindacato".
Renzi: per l'Italia ora o mai più - "Si è aperta un'opportunità pazzesca, non coglierla sarebbe un errore gravissimo", ha detto il premier Matteo Renzi all'assemblea degli imprenditori di Brescia."Se facciamo ciò che siamo in grado, l'Italia dei prossimi anni sarà la locomotiva in Europa. Ma bisogna aver coraggio di dire che è finito il tempo dei si farà: ora o mai più. Ecco il senso dell'urgenza che muove me e il mio governo". Il premier ha anche ammonito: "dobbiamo evitare un rischio pazzesco: c'è un disegno per dividere il mondo del lavoro". Ma "non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c'è un'Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro". "Se vogliono contestare il governo - ha detto ancora Renzi - lo facciano" senza fare del mondo del lavoro "un campo di gioco di uno scontro politico".
"Si affrontino le questioni del Jobs act. Se si vuole attaccare il governo ci sono altre strade, senza sfruttare il dolore dei disoccupati". "Il clima fuori è cambiato: tre mesi fa eravamo una banda di ragazzini - ha detto ancora - ora che stiamo facendo le riforme siamo diventati la quintessenza dei poteri forti, la longa manus di chissà quali disegni, gli uomini soli al comando. Ma non c'è un uomo solo al comando, c'è un popolo che chiede di cambiare per sempre". Per il premier Matteo Renzi, con la riforma della legge elettorale, sapere chi vince non deve essere "più un terno al lotto". "Anch'io non sono stato eletto dai cittadini, ma sono qui nel rispetto della Costituzione", La prospettiva del governo ha confermato infine è di stabilizzare "un'unica tassa locale che sia affidata al sindaco e che non veda più lo Stato mettere bocca". Il premier è intervenuto anche sulla vertenza delle Acciaierie di Terni. "Credo che a Terni si possa arrivare a una soluzione recuperando la capacità di dialogo. Per mia esperienza quando il sindacato fa il sindacato e si occupa dei lavoratori credo sia una funzione fondamentale e faccio di tutto perché sia difesa". La visita del premier è stata accolta da manifestazioni e proteste di fronte alla fabbrica dove si sta svolgendo l'assemblea.
Squinzi, bene Renzi per fardello che si è assunto - ''Lei si è assunto il pesante fardello di far uscire l'Italia dalle secche di regole e culture sorpassate che sappiamo ci condurrebbero a un lento ma inarrestabile declino''. Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, si rivolge al presidente del Consiglio Renzi durante l'assemblea degli industriali di Brescia.
Cgil a Renzi, strada intrapresa divide il Paese - "C'è molto nervosismo nelle parole del presidente del Consiglio che ancora una volta evoca fantasmi e complotti, lancia invettive e ammonimenti ma evita accuratamente di dire come si crea lavoro e come si rilancia il Paese". Lo afferma la Cgil, secondo cui "quella imboccata non è la strada giusta. Al contrario, è proprio quella che divide il Paese".

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