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Ilaria Cucchi: donna, sorella, cittadina!

CIME TEMPESTOSE. ILARIA CUCCHI

Con coraggio e determinazione è riuscita ad ottenere giustizia. Un successo frutto di un impegno formidabile, dell'amore per suo fratello Stefano, e di un coraggio esemplare (da ND Noi Donne)

di Paola Ortensi
ilaria cucchi mio fratello è stato torturato 390 minUna bella persona, un esempio luminoso da ricordare per la grande energia positiva, da ammirare e ricordare con rispetto e da ascrivere fra le doti che noi donne sappiamo esprimere quando davvero crediamo nei nostri progetti.

Il 15 ottobre 2009 - ben 13 anni fa - Stefano Cucchi,fratello di Ilaria,viene fermato per detenzione di hashish e poco dopo pestato, riempito di botte da due carabinieri a un tal livello di violenza che, ricoverato all’Ospedale Sandro Pertini, muore dopo 7 giorni di agonia.

Il 3 aprile del 2022,finalmente i due carabinieri vengono ufficialmente condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale e pochi giorni dopo, il 7 di aprile, altri 8 carabinieri vengono condannati per depistaggio con pene che vanno da un anno e 9 mesi a 5 anni di carcere.
E’ importante allora ricordare, apprezzare e sottolineare l’amore e il coraggio con cui Ilaria, a nome anche dei loro genitori, ha sostenuto una dura battaglia, finalmente vincente.

Una storia lunga i 13 anni che sono intercorsi tra i fatti e la sentenza, scadenzati da 7 processi, 3 inchieste,150 udienze solo per avere un'idea dell’impegno e della resistenza necessaria per sperare nella giustizia. Per non parlare della potenza di una macchina del fango con cui si può tentare di distruggere e accusare senza pudore un giovane che solo per il fatto di essere “colpevole di frequentare la droga”, può essere considerato vittima di se stesso, un tossico, un reietto, un morto che cammina.
Una sorella, allora, in prima linea, una famiglia accusata di aver abbandonato Stefano al suo destino e che, noncurante delle calunnie, ha risposto nei fatti con una determinazione che non l’ha mai fatta deflettere.
Stefano, la cui fragilità meritava tutto il sostegno e la vicinanza possibili. Ilaria ha difeso la memoria, l’onore come essere umano di Stefano grazie all’amore ma anche al rispetto immenso per lui, e non meno per quel diritto alla giustizia cui ogni cittadino ha diritto.
Ed è forse l’energia e la pervicacia di Ilaria che ha galvanizzato i suoi avvocati Fabio Anselmo e Stefano Maccioni, con il particolare di Fabio che nel corso degli anni è divenuto il compagno di Ilaria, e quindi famiglia che difende i diritti dei suoi membri con la forza che moltiplica la capacità e indiscutibile professionalità.

E’ interessante considerare come proprio la duplice sensibilità di Ilaria come sorella ma anche come cittadina che ama credere alla giustizia le abbia permesso, in modo credibile, di apprezzare e valorizzare la vicinanza importante del Comando generale dei carabinieri che a fine del processo del 3 aprile ha dichiarato: ”La sentenza della Cassazione sancisce la responsabilità di 2 dei 4 carabinieri coinvolti, a diverso titolo, nella drammatica morte di Stefano Cucchi. Per questo vanno le scuse alla famiglia di Stefano e la promessa che i procedimenti disciplinari verranno conclusi col massimo rigore. Lo dobbiamo alla famiglia Cucchi e a tutti i carabinieri che giornalmente svolgono la loro missione di vicinanza e sostegno ai cittadini”.
Stefano, come dice proprio Ilaria, oggi finalmente può essere affermato senza paura di essere contraddetti che è stato ucciso.
Un'orribile presa d’atto, ma la condizione per la sua riabilitazione, per poter cancellare tutte le umiliazioni che gli sono state buttate addosso accanto al dolore fisico terribile che ha accompagnato gli ultimi giorni della sua vita.

Ilaria Cucchi oggi è sicuramente sfinita, ma ha regalato anche a noi qualcosa di molto importante ovvero la convinzione che si possa trovare capacità di difendere senza limiti di energie e con inesauribile coraggio e contaminando molti attori utili, ciò a cui credi e che molto ti dice come rappresenti il giusto.

Grazie Ilaria, grazie di averlo fatto da sorella e di aver donato un esempio concreto di cosa possa rappresentare la forza delle donne, di cui oggi c’è un bisogno notevole si esprima al massimo.

Paola Ortensi, 13 aprile 2022 da ND Noi Donne  www.noidonne.org

 

 

 

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Il caso Cucchi e la tenacia di Ilaria

ilariacucchi 350 260di Elia Fiorillo - La tenacia di Ilaria Cucchi e la solidarieta’ per cambiare la società.

La tenacia di una donna, Ilaria Cucchi, e dei suoi familiari, è stata vincente in una storia il cui finale stereotipato era già stato scritto in partenza. A chi prendere in considerazione «un drogato di merda» o uomini delle istituzioni? La risposta viene naturale, scontata. Eppure, in certi casi, meglio essere cauti, non sparare giudizi affrettati. Ed è proprio la vicenda di Stefano Cucchi, il trentunenne sorpreso a spacciare marijuana la sera del 15 ottobre 2009, a suggerire prudenza nei giudizi, al di là dell’evidenza degli avvenimenti.

Ci sono voluti però 10 anni di battaglia e due anni di udienze e otto ore di camera di consiglio perché la giustizia dichiarasse il drogato Cucchi morto a seguito di un pestaggio da parte di alcuni carabinieri: omicidio preterintenzionale. In precedenza erano stati accusati della bastonatura tre agenti penitenziari, del tutto estranei ai fatti. «Ora Stefano può riposare in pace», ha detto Ilaria alla lettura della sentenza.

La condanna dei carabinieri ha aperto una polemica, tra le altre, che vede Ilaria Cucchi come «sfruttatrice» della morte del fratello per questioni di visibilità. Insomma, per stare sulla ribalta mediatica il più possibile. Un’approfittatrice che «spreme» un morto per ottenere vantaggi di tutti i tipi. Adriano Paolozzi, consigliere regionale del Lazio, già di FI, ribadisce in modo esplicito il concetto che Ilaria «sfrutta il fratello tossico per il proprio successo». Pozzi definisce Cucchi «tossico» gettando un velo sulle condanne dei due carabinieri: «Giuste? Bah».

E certo non poteva mancare nella vicenda il giudizio di Matteo Salvini. Il capo della Lega se ne esce con una ipocrita affermazione: «il caso dimostra che la droga fa male». Ma che la droga facesse male è risaputo. Nel caso in questione i pugni di certi uomini delle forze dell’ordine hanno fatto più male della droga. Hanno ucciso un «drogato di merda», come lo hanno definito. Resta il fatto che un tossicomane, o un qualsiasi altro detenuto colpevole di reati gravissimi, deve essere «protetto» - sempre - dagli uomini delle forze dell’ordine, anche quando ha commesso atti ripugnanti che invocano vendetta immediata.

A Radio Capital la sorella di Cucchi ha dichiarato: «Anch’io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi - prosegue Ilaria - ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini».

Sono proprio tanti gli uomini delle Forze dell’Ordine che per un ideale, «il bene comune«», sacrificano la propria esistenza, con stipendi assolutamente non adeguati alle mansioni che svolgono. In un lavoro complesso, dove ogni giorno rischiano la vita. E non fanno notizia, anche perché non hanno alcuna intenzione di finire sui mass media anche quando compiono azioni meritorie. È uno stile di vita scrupolosamente mantenuto dalla maggior parte degli appartenenti alla categoria.

Di critiche su Ilaria Cucchi se ne sentono tante: che vuole farsi pubblicità, che ci doveva pensare prima al fratello provvedendo a farlo disintossicare, a seguirlo passo passo per non fargli incontrare spacciatori, e via su questo ritornello. Chi ha avuto la sfortuna di trovarsi in famiglia un drogato sa bene l’inferno in cui si vive. Meglio riflettere seriamente prima di sparare giudizi approssimativi.

Se la sorella di Stefano Cucchi non si fosse data da fare, come ha fatto, oggi non saremmo qui a commentare una storia probabilmente simile ad altre, dove però il finale è stato diverso. Se pur fossero vere tutte le critiche mosse ad Ilaria il risultato ottenuto è la cosa più importante. Quelli che con troppa facilità, anche dai cosiddetti «benpensanti», vengono definiti «scarti» non hanno nella nostra società alcun diritto eppure ci dovrebbe essere più attenzione a loro, ai soprusi che hanno subito, a come, con molto poco, li si potrebbe far uscire da quella condizione.

Stiamo vivendo un momento nel nostro Paese dove la parola «solidarietà» sembra obsoleta. Ed essa viene sostituita da un «io» assolutistico che dovrebbe rivoluzionare tutto e tutti gli «io» del Paese. No, sarà proprio l’assolutismo a far aumentare gli «scarti». Dobbiamo sperare che la tenacia di uomini e di donne come
Ilaria Cucchi trionfi e soprattutto che la «solidarietà» sia alla base della nostra esistenza.

 

 

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Ilaria Cucchi, un corpo esile e la forza di un gigante

ilariacucchi 350 260di Nadeia De Gasperis - Come può un corpo così esile, quello di Ilaria Cucchi, rimanere in piedi nel suo contegno, sotto i colpi di un dolore così grande? Come possono due spalle così piccole, ridistribuire il peso della morte di un fratello e quello di una battaglia dura da vincere? Seminare speranza nel campo della giustizia e raccogliere dolore nel deserto della mancanza di un fratello. La tiene in sè quella bestia feroce, un cerbero di dolore che si agita dentro, e ogni volta che provi a spezzargli la coda si rompe la voce, e la coda, la coda del dolore, quella ricresce. Le si vedeva negli occhi liquidi, il mare di pescecani in cui si immergeva tuti i giorni, con il salvagente di una speranza di giustizia.
Ogni giorno ripercorrere un girone dell’inferno, con una giurisdizione che prevede solo la legge del contappasso, “cercavate di fare luce sulla verità e a una luce accecante sarà esposta ogni giorno tutta la vostra vulnerabilità”, ripetuto in una rima incatenata, come in un cantico dantesco, per il reato di aver commesso l’atto efferato del coraggio e dell’amore profondo.
“E le pietre da usare dovrebbero essere non così grandi da uccidere la persona con uno o due colpi, e nemmeno così piccole da non poter essere definite pietre”
E le pietre sono sottratte al calvario di un fratello, di una figlia, Ilaria come Peppino Englaro, come in un Paese in guerra, hanno portato i loro morti sulle spalle per una guerra in nome di Dio, della vita, o del comune decoro.
Un ragazzo massacrato dalla forza dell’ordine, una mania compulsiva di polizia, di pulizia dello Stato delle cose, che non si devono dire, che non si devono vedere, perchè nessuno possa dire che c’era un ragazzo in cerca di un po’ di pace in terra, pena il tormento oltre la vita.
Ogi, il PG Eugenio Rubolino, nel processo d’appello bis per la morte di Stefano Cucchi, richiede di robaltare la sentenza assolutoria e condannare i cinque medici dell’ospedale Pertini di Roma che ebbero in cura stefano Cucchi, per omicidio colposo, senza attenuante generica.
"Stefano Cucchi è stato vittima di tortura come Giulio Regeni". Così ha detto il Pg Eugenio Rubolino nella sua requisitoria. "Cucchi è stato pestato, ucciso quando era in mano dello Stato, ucciso da servitori dello Stato in camice bianco. Occorre restituire dignità a Stefano e all'intero Paese. Bisogna evitare che muoia una terza volta", ha aggiunto Rubolino.

 
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