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Non basta il salario minimo nel precario lavoro italiano

DIRITTI DEI LAVORATORI

“direttiva sul salario minimo” e “ruolo della contrattazione collettiva”

di Donato Galeone*
sindacati 400 minLeggiamo da più giorni che il nostro Parlamento non si trova impreparato sulla introduzione di un “salario minimo” proposto con l'accordo politico del 7 giugno scorso in sede istituzionale europea che, peraltro, rafforza il “sistema delle contrattazioni collettive nazionali” nel contesto delle relazioni tra le organizzazioni più rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Sappiamo che il nostro Parlamento - già con legge del 14 luglio 1959 n. 741 - approvò il riconoscimento della contrattazione collettiva, limitata nel tempo, e con rispetto dell'articolo 39 della Costituzione che sancisce il principio - come noto - della libertà di associazione sindacale e rinvia alla legislazione la disciplina di un “modello di contratto collettivo erga omnes” stipulato dalle rappresentanze unitarie dei sindacati dei lavoratori.

Su questo giornale online www.unoetre.it - nei mesi di maggio e luglio 2019 con i miei articoli “salari dei contratti di lavoro e salario minimo” - testimoniavo dopo oltre 60 anni e in attuazione della legge 741/1959, la consegna formale presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Matera dei contratti collettivi integrativi provinciali per “garantire i minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori della Provincia di Matera.”

Quel Parlamento e Governo di oltre 60 anni fa nell'adempiere il dovere istituzionale di “garantire a tutti i lavoratori italiani un più sicuro e definito livello minimo di trattamento economico e normativo” riconfermavano e riconoscevano la primaria validità dell'azione sindacale nel regolare le condizioni di lavoro con la “contrattazione collettiva”.

Ritengo e ripeto - ancora oggi - di considerare molto positivo che dal 1959 e con il sostegno di milioni di lavoratori la CGIL,CISL,UIL hanno coperto dalla contrattazione collettiva oltre l'80% del lavoro italiano e in quel 15-20% dei “lavori e lavoretti poveri” sono coinvolti sia il lavoro nero che il caporalato non sempre controllato dagli organi di vigilanza dello Stato.

A seguito dell'accordo politico del 7 giugno il Parlamento europeo e gli Stati nazionali attendono a giorni – entro fine giugno 2022 – la emanazione della “direttiva sul salario minimo” entro cui la cornice di riferimento e l'obiettivo per definire il salario minimo non è quella di uniformare i sistemi nazionali ma di di promuovere la contrattazione collettiva sulla determinazione del salario rispettando le specificità di ogni ordinamento interno e favorendo, nel contempo, il dialogo tra le parti sociali rafforzando, ancora di più, il “ruolo della contrattazione collettiva”.

Nel nostro Paese non partiamo dall'anno zero ma da lontano: esattamente 9 anni fa con proposte tra parti sociali condivise (accordo sulla rappresentatività tra Confindustria e CGIL,CISLUIL e con l'adesione della UGL del 31 maggio 2013) e con la indicazione, anche, delle sedi istituzionali (INPS e CNEL) oltre le modalità con cui misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e le regole per validare e rendere esigibili i contratti nazionali di lavoro.
Il 14 gennaio 2014 - otto anni fa - con il “Testo Unico sulla rappresentanza sindacale” si concludeva un percorso iniziato ancora più lontano – accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 proseguito con quello del 28 giugno 2011 – e successivamente integrati dagli accordi sia del 4 luglio 2017 che del 28 febbraio 2018.
Aggiornati gli accordi sottoscritti in data 9 marzo 2018 - relativamente ai “nuovi contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva“ - mediante queste importanti modifiche in previsione di una misurazione certificata della rappresentanza anche delle organizzazioni dei datori di lavoro (come previsto anche dall'accordo interconfederale del 24 novembre 2016 tra datori lavoro associati in Confcommercio e CGIL,CISL,UIL); che in previsione di una possibile regolazione per legge di tutta la materia relativa alla rappresentanza e rappresentatività sindacale volta ad assicurare efficacia generale ai contratti collettivi; c) nella promozione, attraverso l'estensione della contrattazione di secondo livello, di processi di cambiamento culturale capaci di accrescere nell'impresa le forme e gli strumenti della partecipazione organizzativa.

Richiamati i precedenti storici ultra decennali si tratta, ora, di procedere sia in sede ministeriale del lavoro che parlamentare, con una “ricognizione conoscitiva e consensuale” della vigente contrattazione collettiva prodotta tra sindacati dei lavoratori più rappresentativi della CGIL,CISL,UIL e le associazioni dei datori di lavoro, quali sottoscrittori dei contratti collettivi di lavoro vigenti intercategoriali - parte economica e parte normativa - entro cui “ricostruire un salario minimo” da adeguare, volta a volta, alla evoluzione della contrattazione collettiva del lavoro italiano nella dimensione europea.

Ma se il “salario minimo” potrà dare garanzia legale ad un diritto previsti dall'articolo 36 della nostra Costituzione per un lavoro dignitoso equamente compensato sarà ed è necessario – sempre ed innanzitutto – una “sistematica azione di vigilanza coordinata territorialmente” di controllo continuo, nella considerazione che di fatto, sia in presenza di un salario riconosciuto anche con legge che di una persistente precarietà lavorativa per vivere tra disoccupati disperati in assenza di sicurezza in ambiente di lavoro - resta fondamentale e lo ripeto - che non basta soltanto contrattare e sottoscrivere condizioni economiche e normative tra organizzazioni sindacali dei lavoratori e associazioni dei datori di lavoro più rappresentativi ma, anche, prevedere e sanzionare “l'obbligo di regolare ed erogare in busta paga il salario nella quantità spettante contrattato” da validare con legge per settori produttivi e territori.

E' questa, oggi, con il basso livello di “salario minimo” italiano la complessa e vera questione sociale e del lavoro contrattato e partecipato da riprendere con il Governo al Ministero del Lavoro per definirne i contenuti – rispettando le parti sociali del nostro Paese – così come sono rispettate nell'accordo parlamentare europeo del 7 giugno 2022 nella previsione della imminente “Direttiva Europea” di fine mese.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

salariomin UE 600 min

 

 

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Aumentano a 3.150.000 i contratti di lavoro a termine

ASSISI - PRIMO MAGGIO '22 DEI SINDACATI UNITARI CGIL-CISL-UIL

di Donato Galeone*
Primo maggio ad Assisi 390 tgcom24.mediaset.it minIl 1° maggio 2022 con CGIL-CISL-UIL è celebrato in Assisi per lanciare un messaggio da un luogo di pace al mondo dove sono in atto conflitti e dove la “parola guerra” torna a riempire le nostre vite anche ai confini dell'Unione Europea nella tremenda realta ucraina.

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha detto che “il lavoro è strumento di progresso e di affermazione delle persone e l'obiettivo deve avere zero morti sul lavoro” mentre il Ministro del Lavoro Orlando ha confermato che è “priorità del Governo il costruire regole nuove sulla sicurrezza del lavoro”.

Celebrando il 1° Maggio nella citta di San Francesco – i Segretari Generali dellle Confederazioni Sindacali dei Lavoratori – hanno sottolineato di lanciare anche da Assisi la rivendicazione di “un lavoro contrattualizzato e sicuro” congiunto al forte segnale di Pace per “fermare questa assurda guerra ai confini della Unione Europa”.

Ricordo che per tanti anni - escluso gli ultimi due che non ci sono state manifestazioni a Isola del Liri - ho voluto commentare ed evidenziare i contenuti rivendicati dai lavoratori nei più significativi momenti sindacali di anno in anno.
Mi permetto richiamare il dopo manifestazione del 1° Maggio 2014 quando - richiamando l'appello del Capo dello Stato Napolitano, auspicando la “indispensabilità della coesione sociale e sindacale” - soffermai l'attenzione sulle proposte divisive del Presidente del Consiglio Renzi che presentando la riforma della pubblica amministrazione veniva da lui stesso solennemente definita “non conflittuale” nei confronti dei dipendenti publici, perchè, il suo Governo intendeva “consultarli direttamente” superando il “confronto o la tradizionale concertazione” con le rappresentanze sindacali dei lavoratori del pubblico impiego.
Sempre in quel 1° Maggio 2014 il Presidente Napolitano richiamava alla “coesione sociale e sindacale per l'allarme lavoro” anche il cosiddetto “Decreto Lavoro” del Governo Renzi che intendeva “riformare le regole del contratto di lavoro a termine”(peraltro già definite con altre vigernti leggi dello Stato e dai contratti collettivi di lavoro).

Certamente, per me e non solo, quel primo decreto attuativo del Jobs Act di Renzi prevedeva allarmanti “novità” e, cioè anche “proroghe possibili di 8 o 5 volte fino a tre anni” del rapporto di lavoro a termine.
Con quel decreto veniva rafforzato il precariato e vergognoso rapporto quale “varco incerto di lavoro” che mi sembra giusto e doveroso richiamare in quanto di anno in anno ha coinvolto e obbligato nel rapporto lavorativo il soggetto più debole – la persona giovane e meno giovane che offre lavoro subordinato – con ansia e speranza di una limitata durata di lavoro.
Si commnentano da soli i dati l'Istat resi pubblici a tutto marzo 2022 che conta il numero di “3 milioni e 150 mila occupati a tempo determinato con contratti a termine”.

Con il primo maggio 2022 anche ad Assisi è stato ribadito:
il “lavoro non è solo fonte di reddito ma premessa di libertà personale e collettiva” e che Papa Francesco definisce il lavoro “una componente essenziale della vita umana, è spesso ostaggio dell'ingiustizia” (Sbarra Cisl);
superare la precarietà occupazionale significa che “la centralità del lavoro e dei diritti è priorità essenziale” (Landini CGIL);
per il dramma dei morti sul lavoro “serve più formazione, prevenzione e più controlli partendo dalle scuole” (Bombardieri UIL).
Tra le priorità immediate - come ha sottolineato Sbarra - il Sindacato dei Lavoratori nella sua unità e per contrastare le ingiustizie sociali e ridurre le disuguaglianze nei rapporti di lavoro deve ricostruire, nelle sedi di contrattazione collettiva e nelle sedi istituzionali, condivise e definite modalità del rapporto di lavoro supportata dalla legislazione, superando il lavoro precario, lo sfruttamento dei più deboli, dei giovani, donne ed emigranti, tenendo presente i raggiunti “3 milioni e 150 mila occupati con contratti a termine” congiunti ai salari, certamente tassati, ma fermi da anni.

Ecco che - alla ricontrattazione e redefinizione della modalità del rapporto di lavoro compreso quello a termine da passare a tempo indeterminato - va rivendicata la “equiparazione salariale italiana ai salari medi europei” considerando che negli ultimi 30 anni sono stati aumentati e “in Italia sono fermi ai livelli molti vicini agli anni 1990”.
Leggiamo dalla stampa europea che nel 2020, tra la pandemia, il salario medio annuale di un cittadino lussemburghese era il doppio di quello greco e quasi tre volte di quello di uno slovacco e che nei Paesi dell'Europa Nord occidentale (Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca) hanno “salari più alti” mentre il “salari più bassi” sono percepiti in Europa centrale e meridionale (Slovacchia e Ungheria, Grecia e Portogallo).

Le ultime notizie sull'incontro CGIL,CISL,UIL di Palazzo Chigi con il Governo - all'indomani del 1° maggio e prima del Consiglio dei Ministri - ci informano che la “questione salariale” va affrontata, innazitutto, con il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro pubblici e privati e, con il Governo, operare il più volte ribadito “adeguamento salariale all'andamento inflazionistico” - di una inflazione ripresa e in atto sia con l'aumento dei costi energetici che dei beni alimentari di prima ncessità – che tende a ridurre di giorno in giorno il “potere di acquisto dei salari e delle pensioni”.

E' certo che siamo in piena emergenza emergenza economica e sociale anche in questo dopo primo maggio 2022, ma non possiamo fermarci – anzi – va affrontato, ripreso e percorso il cosiddetto “cammino delle riforme” rilanciando gli investimenti pubblici e privati, impegnarsi sulla qualità e stabilità del lavoro con graduali passaggi dal contratto a termine a quello inderminato, partendo dall'attuazione articolato territorialmente del PNRR.

Tanto nella emergenza sociale che nell'impegno verso la ripresa economica e produttiva - nella dimensione nazionale, regionale e locale – è necessario quanto indispensabile sia il “confronto che la condivisione mediante un realistico patto” finalizzato e quantificato in graduali certezze programmate tanto di una visibile vera crescita dell'economia quanto del lavoro vero contrattato e partecipato.

 

Primo maggio ad Assisi 700 min

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e egionale CISL Lazio
Roma, 3 maggio 2022

 

 

 

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Alternanza scuola-lavoro in Acciaierie d'Italia ???

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Per formare i giovani su ILVA bisogna tenere corsi sul rispetto della legalità

Niente dacinziazaninelli 390 min fare. L’idea di voler mettere sotto scacco un intero territorio, mostrandosi come il “benefattore”, ha proprio messo radici solide nella testa dei dirigenti dell’acciaieria tarantina.
E’ notizia di oggi che l’A.D. di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, ha incontrato venti studenti delle quinte classi del Pacinotti-Fermi che affronteranno un periodo di formazione professionale in azienda.

Lucia Morselli e Arturo Ferucci, direttore delle Risorse Umane, hanno accompagnato gli studenti e il dirigente scolastico alla scoperta dello stabilimento, nell’ambito dell’alternanza Scuola-Lavoro.

Per tre settimane, e per un totale di 72 ore a studente, gli allievi dell’Istituto si aggireranno in quello che Lucia Morselli ha definito, in un recente passato, lo stabilimento più moderno e sicuro d’Europa e che per noi resta ancora lo squallido esempio di come la produzione possa prendere il sopravvento sulla salute e sull’ambiente.

Se non fosse drammaticamente assurdo, ci sarebbe da ridere nell’apprendere che gli studenti dedicheranno la prima delle tre settimane alla formazione obbligatoria in materia di “salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”, nell’azienda con una altissima percentuale di incidenti, spesso mortali, che sta cadendo a pezzi, che ancora oggi, con la produzione al minimo, rappresenta un rischio inaccettabile per la salute di lavoratori e cittadini.

Nelle due settimane successive, gli studenti, sulla base del loro indirizzo di studi, verranno assegnati a diverse aree lavILVA fumo 350 minorative, seguiti da insegnanti e tecnici dell’industria.

E’ inaccettabile che giovani della nostra provincia debbano frequentare una azienda altamente inquinante che non offre la totale sicurezza personale, come più volte accertato dalle indagini sui vari incidenti verificatisi in questi anni all’interno dell’area dell’acciaieria.

“Il lavoro nobilita”, si dice, ma il lavoro che nobilita è solo quello che non danneggia se stessi e gli altri; non c’è nulla di nobilitante in un’attività che procura danni alla salute e all’ambiente.

I nostri giovani meritano altro; i nostri giovani meritano di più. Il loro percorso scolastico non è necessariamente legato a quell’industria produttrice di inquinamento incompatibile con la vita e la salute.

Come associazione Genitori tarantini, chiediamo ai genitori di questi ragazzi di tutelarli, di affiancarli nella scelta di un futuro diverso da quello imposto dalla collusione del Governo con l’azienda.

Vogliamo sperare che un minimo di buon senso prevalga e che il dirigente scolastico, Vito Giuseppe Leopardo, ci ripensi per il bene degli studenti a lui affidati, per il loro futuro, per una Taranto che torni ad essere amata da tutti i tarantini, ad iniziare dai più giovani, qualsiasi sia il loro percorso scolastico. Le ripetute violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro hanno fatto del siderurgico tarantino una fabbrica da sempre dispensatrice di morte. Il colmo si è raggiunto in occasione dell'incidente che è costato la vita ad un operaio di 35 anni, Alessandro Morricella, bruciato vivo. Ebbene, in questo caso, secondo la Procura di Potenza, il rappresentante della proprietà degli impianti, e cioè il commissario Laghi, in concorso con il Procuratore di Taranto, Capristo, fecero di tutto per affossare l'inchiesta.

Se si vuole formare i giovani su ILVA bisognerebbe tenere corsi sul rispetto della legalità.

Associazione Genitori tarantini
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L'inflazione allarga la povertà assoluta e falcidia i redditi da lavoro

CRISI ECONOMICA

Cibo e bollette pesano di più sul bilancio delle famiglie

Il quadro generale

bollette 390 minInflazione, un milione di poveri in più. Cibo e bollette pesano di più sul bilancio delle famiglie
L’indice dell'inflazione corre verso il 6% e aumentano le difficoltà a sostenere le spese essenziali. I rincari rallentano la ripresa e il ritorno al pre-pandemia. Si allarga la povertà assoluta con l'inflazione che è la tassa dei poveri per eccellenza ed erode il potere d'acquisto soprattutto di chi ha più bisogno. Se quest'anno i prezzi volassero al +6% (il governo stima +5,8%), l'Italia conterebbe un milione di poveri assoluti in più, equivalenti a oltre 400 mila famiglie risucchiate dall'incapacità di affrontare il giorno per giorno, dal caro bollette al caro spesa.

La crisi del 2021 durante il lockdown
«Non una buona notizia, visto il record storico di poveri assoluti già segnato nel 2020 e confermato nel 2021 con tutte le sue storture: peggio al Sud, tra i minori, le famiglie numerose, gli stranieri, chi è in cerca di lavoro. Sul piano dei numeri l'anno scorso si è chiuso in linea con il drammatico 2020, nonostante un rimbalzo del Pil al +6,6% dopo il tonfo del - 9% pandemico: 1 milione e 950 mila famiglie povere assolute corrispondenti a 5 milioni e 600 mila individui, di cui 1 milione e 384 mila minori. In percentuale, siamo al 7,5% delle famiglie povere e al 9,4% delle persone povere in Italia. Osserva però Istat che se nel 2021 non ci fosse stata l'inflazione all'1,9%, i tassi di povertà sarebbero scesi al 7% delle famiglie e all'8,8% degli individui. Non certo il ritorno al pre-pandemia, ma l'inizio di una discesa». (di Valentina Conte da repubblica.it)
Il rialzo dei prezzi dell'1,9% nel 2021 davvero timido rispetto a quanto osserviamo ora,ha trascinato in povertà assoluta 134 mila famiglie e 364 mila persone in più. Con una fiammata inflattiva tre volte più potente quest'anno - perchè il % potrebbe essere anche superato - i nuovi poveri assoluti potrebbero salire oltre il milione, per 413 mila nuclei aggiuntivi.

Delle politiche sagge potrebbero invertire o attenuare questa tendenza. In parte l'esecutivo è già intervenuto sulle bollette di luce e gas che pesano molto negli aumenti dei prezzi e anche sulla benzina, sostenendo così le famiglie con Isee più basso. Ma da mesi oramai l'inflazione pesa sul carrello della spesa. E la guerra in Ucraina rende tutto più complicato, sia sul fronte energetico che su quello alimentare, tra gas e grano; purtoppo senza che ciò sia tenuto nel debito conto per quanto riguarda il convolgimento nella guerra. "Il Reddito di cittadinanza è un argine alla povertà: lo ricevono 1,1 milioni di famiglie per oltre 2,4 milioni di persone, 583 euro medi al mese. Ma il venir meno di altri sostegni messi in campo nel 2020 - come il Rem e i bonus - unito al fatto che il Reddito non sempre va ai più poveri tra i poveri che non sanno di averne diritto, rende il quadro ancora più complesso in un anno a forte trazione inflattiva rischi di stagnazione o addirittura recessione".

«"La situazione per ora non è drammatica, come nel 2020, come pure le file fuori dalle mense e dai centri d'ascolto", dice Walter Nanni dell'ufficio studi di Caritas Italiana. "Anzi solo un terzo dei nuovi poveri di allora è ritornato da noi nel 2021 e dopo: due terzi non si sono più visti o passano per ringraziare. Ma molte persone cominciano a non trovare più quei lavoretti che consentivano loro di mantenere la famiglia ed evitare gli aiuti perché le imprese, specie le piccole, sono in difficoltà con gli alti costi di energia e materiali e tagliano personale senza sostituirlo"».

«L'inflazione, non pesa allo stesso modo su poveri e ricchi. Nel 2021, dice Istat, a fronte di un +1,9% generale, si registra un +2,4% per le famiglie più povere e un +1,6% per quelle più abbienti. Nel primo trimestre di quest'anno il +6% generale (dell'indice Ipca, quello usato per rinnovare i contratti) si traduce in un +8,3% per le famiglie povere contro un +4,9% di quelle ricche: le prime acquistano più beni che servizi e i beni sono aumentati di più. E la spesa per questi beni, da parte delle famiglie più povere, non si è ridotta neanche nel 2020 - osserva Istat - perché si tratta di beni essenziali e irrinunciabili». (di Valentina Conte da repubblica.it)

E veniamo allo scontro di oggi, fra il Ministro del Lavoro e il Presidente degli Industriali, perché l'inflazione impatta anche sui lavoratori che poveri non sono, ma che quest'anno riceveranno salari più leggeri. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ieri ha rilanciato il tema auspicando che gli aiuti alle imprese contro il caro energia siano "subordinati al rinnovo e all'adeguamento dei contratti" perché "senza un aumento dei salari dei lavoratori ci sarà una crisi sociale e una drammatica caduta della domanda".

"Dare aiuti alle imprese con aumento dei salari è un ricatto. Che modo è di porsi da parte di un ministro della Repubblica? È questo il patto che ci proponete? Noi crediamo che sia un'altra strada", ha attaccato Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, intervenendo alle celebrazioni per i 50 anni della confederazioni degli industriali in Emilia-Romagna, e riprendendo quanto scritto in un intervento sul Sole24Ore. "Il vero taglio che dobbiamo fare - ha aggiunto - è quello del cuneo fiscale: questa è equità sociale. Questa è la strada che dobbiamo perseguire". Il ministro Andrea Orlando risponde: "Reazione che sorprende" alle accuse del presidente degli industriali: "Se non sapremo essere capaci di far fronte in modo differenziato ad un aumento dell'inflazione rischiamo una crisi sociale". Letta: "Nessun ricatto, solo volontà di porre una questione che riguarda lavoratori e imprenditori, con un forte e strutturale intervento sul cuneo fiscale".

E Orlando precisa ancora alle accuse, sottolineando: "Mi sorprende questa reazione da parte di Confindustria perchè mi da l'idea di una inconsapevolezza di quello che si può produrre nei prossimi mesi in questo paese in termini economici e sociali. Se non sapremo essere capaci di far fronte in modo differenziato e con più strumenti ad un aumento dell'inflazione - avverte il ministro - rischiamo una crisi sociale, ma anche una caduta della domanda interna. Ed è di questo che si dovrebbero preoccupare".

Orlando ha quindi spiegato: "Non mi avventuro nel dire se l'aumento dei salari possa aumentare la produttività o se la produtività debba anticipare i salari". Una questione che, per il ministro, è strettamente legata alla scelta di molti lavoratori qualificati di lavorare all'estero: "Alcuni teorici della sostituzione etnica guardano ai complotti. Credo debbano guardare ai salari. In questi anni abbiamo riflettuto molto sull'immigrazione e forse dovremmo rivolgere di più l'attenzione all'emigrazio perchè questo Paese ha un patrimonio di capacità e talenti, di forza lavoro che se ne va".

A difendere il ministro del Lavoro dagli attacchi di Confindustria è il segretario del Pd, Enrico Letta, che intervenendo all'agorà "Retribuzioni giuste" sottolinea: "Non c'è alcun ricatto in corso, c'è la volontà di porre a tutto campo una questione che il governo pone, e riguarda i lavoratori e gli imprenditori, con un forte e strutturale intervento sul cuneo fiscale". E il vicesegretario dei dem, Giuseppe Provenzano, ha aggiunto: "Difendere il lavoro non è un ricatto. Porre questi temi è la nostra priorità".

fonte: repubblica.it

 

 

 

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UIL: Dinamiche imprenditoriali e lavoro in Ciociaria

UIL. SINDACATI

Anita Tarquini (Uil Frosinone): “Timidi segnali di ripresa che stanno per essere vanificati dall’attuale situazione internazionale”

UilFrosinone 350 minQuali sono state le dinamiche imprenditoriali e le ricadute sul mondo del lavoro in Ciociaria nel 2021? Quante aziende attive, quanti posti di lavoro? Quali i comparti in crescita? Domande alle quali risponde il dossier della Uil del Lazio e dell’Istituto di ricerca Eures che la Uil di Frosinone ha elaborato concentrando l’attenzione sulla sua provincia.
Al 31 dicembre dello scorso anno nel nostro territorio sono stati censiti 168400 occupati. Erano 157100 nel 2020 e 152400 nel 2019. “Un numero che indica un lieve dinamismo del territorio – dice Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone - e che trova conferma nelle ore di cassa integrazione concesse: oltre ventisei milioni nell’anno dell’esplosione della pandemia, 19 milioni lo scorso anno. L’attuale crisi internazionale, l’aumento delle fonti energetiche, si abbattono adesso su questi dati rischiando di mandare in fumo risultati che fino a pochi mesi fa sembravano tratteggiare la linea per la ripresa economica post pandemia”.
Tornando al dossier dell’Eures, notiamo che imprese registrate a fine dello scorso anno sono state 49219, erano 48639 nel 2020. Il maggiore contributo all’incremento arriva dal settore delle costruzioni - sostenuto dal programma 110 per cento - che con 7.467 attività economiche ha registrato un incremento del 3,5 per cento sul 2020. In crescita anche le imprese dei servizi (da 13.939 a 14.261), mentre è proseguita anche nel 2021 la riduzione delle attività agricole, in calo dell’1,2 per cento (da 5.570 a 5.501).
Coerentemente alla dinamica imprenditoriale, anche sul fronte lavorativo i risultati sono stati positivi: nel 2021 i lavoratori della nostra provincia sono aumentati di 11mila unità, con un relativo tasso di occupazione del 54,8 per cento. La crescita è ascrivibile soprattutto all’edilizia, che – con 12,6 mila occupati nel 2021 – ha pienamente compensato le perdite subìte nell’anno precedente. In crescita anche i lavoratori dei servizi, con l’eccezione del commercio (-3,2%; da 24,5 mila a 23,7 mila unità), mentre risultano in calo quelli dell’agricoltura (-32,9%, da 1.600 nel 2020 a 1.100 nel periodo successivo) e del manifatturiero (-4,2%; da 41,4 mila a 39,7 mila unità).
“Sono oltre ventimila le donne e gli uomini che a fine dello scorso anno cercavano senza successo un lavoro in Ciociaria - aggiunge l’esponente sindacale – mentre gli inattivi (coloro i quali non fanno parte delle forze di lavoro) sono stati 115mila”.

Uno sguardo infine all’export. Dal dossier si scopre che in Ciociaria nei primi 9 mesi del 2021 le vendite all’estero hanno raggiunto i 4,9 miliardi di euro, un valore che mostra un primo parziale recupero rispetto alla forte flessione registrata nel 2020, quando l’emergenza pandemica aveva ridotto le esportazioni dell’11,5 per cento sull’anno precedente. Ma tuttavia, si tratta di un valore decisamente inferiore rispetto a quello osservato su scala regionale, dove al contrario tra gennaio e settembre 2021 le vendite all’estero sono cresciute del 10,9 per cento.
“I calcoli dell’Istituto di ricerca Eures – conclude Tarquini – ci dicono che la crisi innescata dall’emergenza sanitaria non è ancora alle spalle. Sebbene il nostro territorio abbia reagito meglio rispetto ad altri, i risultati su scala regionale sono stati disastrosi. Basti pensare che a fronte di una perdita di quasi 75 mila lavoratori tra il 2019 e il 2020, nel 2021 si è registrato un recupero di sole 7mila unità. E se a tutto ciò aggiungiamo le ricadute dell’attuale situazione internazionale, il rischio concreto che si ritorni indietro nel tempo come un interminabile gioco dell’oca è concreto”.

 

FROSINONE 25 MARZO 2022

 

 

 

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Alcuni vantaggi del lavoro a distanza

LAVORO E LAVORATORI

Risultati positivi realizzati attraverso il lavoro agile

di Angelino Loffredi
Lavorare Smart Axepta spa 390 minA due anni dall’inizio della Pandemia provo a fare qualche considerazione non tanto sugli aspetti sanitari e dei limiti evidenziati nel sistema (su cui l’attenzione deve rimanere sempre doverosa), ma sull’espansione e sui positivi risultati realizzati attraverso il lavoro agile, meglio conosciuto con il fastidioso termine inglese smart working. In tale drammatico e imprevisto evento va riconosciuto sia la diffusione che il positivo effetto ottenuti da tale modalità lavorativa. Positivo sotto vari aspetti. Ma ora che la curva pandemica tende a piegarsi sempre di più ed alla fine di marzo quando probabilmente verrà rimossa l’emergenza sanitaria si impone una necessaria discussione riguardante appunto il mantenimento o meno del lavoro agile.

Da sempre ho sostenuto il lavoro a domicilio, spesso in solitudine, oggi con soddisfazione mi accorgo che le mie valutazioni vengono ampiamente sostenute anche da uno studio del Codacons.Nello stesso infatti emerge che la gran parte dei lavoratori vorrebbe continuare ad usufruirne e con motivazioni valide e robuste poiché tale forma di lavoro garantisce ad ogni singolo lavoratore un risparmio annuale tra 2.845 e 5.115 euro, secondo se lo spostamento avviene con bus, su macchina o su distanze brevi o lunghe, inoltre, sempre nello studio, risultano esserci 7 giorni di minore tempo perso per lo spostamento casa-lavoro e, elemento importantissimo e da non sottovalutare, con una riduzione di emissioni per circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, dovute appunto ai minori spostamenti.

Lo studio dell’Associazione dei consumatori esamina anche la situazione riguardante le imprese ed anche da questo punto di vista i risultati sono interessantissimi perché nel confermare l’aumento dei costi che stanno colpendo e colpiranno sempre di più le stesse aziende, per via dell’aumento delle spese legate al consumo dell’energia, il caro bollette, ma anche per altre spese vive quali gli affitti, utenze varie, manutenzioni, ecc.ecc., rilevano, sempre attraverso calcoli minuziosamente preparati dall’associazione Codacons, che le imprese in questi anni, attraverso il lavoro agile, hanno potuto ridurre le spese per circa il 30% ed addirittura fino a 10.000 euro a dipendente.

Ceccano 22 Febbraio 2022

 

 

 

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Alleanza studenti-lavoratori per eliminare le stragi sul lavoro

STUDENTI MEDI

Percorsi (INADEGUATI) per le Competenze Trasversali e l’Orientamento

di Angelino Loffredi
lorenzo parelli chi era il 18enne morto nel suo ultimo giorno di stage 380 minIl 4 febbraio 2022 è stata una giornata che merita di essere ricordata. Ha rappresentato l’avvio di un movimento di studenti capace di coniugare questioni legate alla selezione scolastica ( prove di esame di maturità) con la sicurezza sui posti di lavoro.

La morte, il 21 gennaio, di Lorenzo Parelli, 19 anni, studente presso il Centro di formazione di Bearzi, in provincia di Udine, schiacciato da una trave di acciaio di 150 chili nell’ultimo giorno di stage nell’azienda Burimeci di Lauzacco, la pronta ed eccezionale risposta studentesca chiamano altri momenti di lotta e sollecitano tutti a ragionare sul problematico rapporto esistente tra scuola e lavoro.
Infatti il lavoro e la scuola, la sicurezza e la salute chiedono idonei strumenti normativi ed operativi per proteggere le persone impegnate in tali attività.

La catena delle vittime sul lavoro si allunga sempre più, a volte sono tre a giorno e temo di perdere il conto. La morte di Lorenzo Parelli inoltre fotografa una caratterizzazione nuova e inquietante perché è avvenuta all’interno del sistema dell’istruzione. Per questi ingiustificabili misfatti 100.000 studenti, sostenuti da alcuni sindacati, il 4 febbraio, sono scesi nelle piazze italiane per chiedere di porre fineb agli stessi. Come risposta, incomprensibilmente, hanno ricevuto solo manganellate e tanti silenzi.

Vista la sordità del Ministro e la repressione del ministro di polizia gli studenti si sono dati nuovamente appuntamento per venerdi11 di febbraio. La lotta dunque continua, senza arretramenti. Nello stesso tempo credo che la stessa debba essere accompagnata da idee che correggano le situazioni esistenti, innovino e propongano partendo da un tema centrale, quale rapporto deve esserci tra scuola e lavoro? Come va avvicinata l’istruzione a contesti e ambienti nei quali le ragazze e i ragazzi si verranno concretamente a trovare da adulti, senza però svalutarla funzione che la Costituzione affida alla Scuola? La scuola, da non dimenticare mai, deve essere un luogo in cui si formano i cittadini di domani e non luogo di semplice addestramento a una professione.

Ricordo che l’alternanza scuola-lavoro non è un’opzione perchè attraverso la legge 1071 del 2018 è diventata obbligatoria e necessaria per accedere all’esame di Stato, camuffata dall’ingannevole termine “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento” (PCTO)

I fatti dimostrano che i “percorsi “non sono adeguati e si configurano come lavoro non pagato dalle aziende, le quali molto spesso non sono capaci di dare nemmeno una vera formazione. Il sistema complessivo scuola-lavoro è composto da una macedonia di diversi istituti che oltre tutto non hanno prodotto alcun posto di lavoro in più. Inoltre bisogna dare risposte concrete sulla sicurezza per evitare ulteriori vittime.

Temi, argomenti questioni aperte che oggettivamente possono costituire la base per una solida alleanza fra studenti e lavoratori per eliminare le stragi sul lavoro, l’obbligatorietà dell’alternanza e per una vera formazione.

Ceccano 9 Febbraio 2022

 

 

 

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Ma quanti infortuni e morti sul lavoro nel Lazio!!

 

 

Troppi infortuni e morti sul lavoro in regione: ecco le proposte di UGL Lazio e Alis

UGL logoellissi 350 min33.251 infortuni sul lavoro nel Lazio tra Gennaio e Novembre 2021, 99 quelli mortali nello stesso periodo. Sono di dati diramati dell’INAIL che fotografano una situazione davvero drammatica. Un vero e proprio bollettino di guerra che un paese avanzato e democratico non può permettersi.

Il Segretario UGL Lazio Armando Valiani ed il Presidente Alis (Associazione Lavoratori Italiani per la Sicurezza) Wladymiro Wysocki, si sono riuniti per analizzare la situazione ed avanzare proposte per migliorare la sicurezza del comparto edilizio laziale.

Mentalità, cultura della sicurezza, sensibilizzazione, consapevolezza, prevenzione e buon senso dovranno essere i cardini su cui fondare la rivoluzione del settore. Valiani e Wysocki chiedono l’istituzione di tavoli nelle Prefetture provinciali dove poter discutere e analizzare periodicamente la situazione insieme alle associazioni datoriali e alle parti politiche.

In un momento di rilancio per l’edilizia coinciso con l’istituzione, da parte del Governo, della misura Bonus 110% che vede impiegate nuove risorse, è quanto mai opportuno, anzi fondamentale, che gli operai vengano formati in maniera adeguata prima di essere impiegati sui cantieri.

Preparazione e cultura della sicurezza devono andare di pari passo per cambiare il settore e non dover più piangere morti sul lavoro.

 

 

 

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Nessun veto. I Socialisti al lavoro per un altro progetto politico

 PSI Frosinone

 “Campo largo”, in realtà, è un coacervo privo di coesione...

di Gerardina Morelli*
psi 350 minNessun veto e nessuna ostilità da parte dei Socialisti nei confronti di Mauro Vicano. La verità è che noi Socialisti abbiamo iniziato il 9 ottobre scorso, con la creazione del tavolo per un Nuovo Centrosinistra coordinato da Ivano Alteri, un altro percorso politico, e questo perché non crediamo nel progetto di coalizione trasversale ideato dal leader del Pd, Francesco De Angelis, di cui è appunto protagonista Vicano.

Ciò che è definito elegantemente “campo largo”, in realtà, è un coacervo privo di coesione, come la cronaca di questi giorni conferma, e mancante di una chiara prospettiva per il futuro della nostra città, se non quella di tentare di vincere a tutti i costi, cercando di assemblare tutto e il contrario di tutto. Peraltro, ammesso e non concesso che si vinca, sarebbe impossibile governare.

Noi Socialisti abbiamo un’altra idea della politica e vogliamo metterla in pratica, anche perché in città, nonostante l’emergenza ambientale, si comincia a respirare un’aria nuova, come il recente successo della lista ispirata dai Giovani Socialisti alle elezioni del Consiglio Comunale dei Giovani sta a confermare.

Noi Socialisti, quindi, abbiamo la ferma intenzione di proseguire nel lavoro iniziato da mesi per un Nuovo Centrosinistra e per avviare una prospettiva di effettivo cambiamento nei metodi e nel merito, marcando una chiara discontinuità, con l’obiettivo di offrire ai cittadini di Frosinone una proposta politica e programmatica alternativa e altamente innovativa. Una prima iniziativa al riguardo è costituita dal convegno sul tema “FrosinoneCementoZero. L’alternativa del Riuso, della Riqualificazione e della Ricostruzione” in programma per i primi di marzo.

L’unità è certamente un valore, ma la chiarezza politica è ancor più importante. Ed in tutta sincerità per noi Socialisti la strada delle alleanze trasversali è una strada sbagliata, anche perché è di ostacolo ad un reale rinnovamento.
Frosinone, 29 gennaio 2022

*Gerardina Morelli, Segretario Sezione Psi di Frosinone

 

 

 

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Qualità della vita con lavoro e servizi civili territoriali

PNRR, LAVORO, RIPRESA

Italia oggi e Lazio oggi

di Donato Galeone*
coppotelli 27nov21 Roma SSApostoli 380 minSe le città e provincie del Nord Italia nel 2021 – anche con i fondi del PNRR – hanno già innestato una marcia in più, il Lazio con Roma e le sue provincie, scivolano verso il Mezzogiorno.

Se in questo scenario territoriale italiano il ”nodo è strutturale” - come osserva Enrico Coppotelli, Segretario Generale della CISL Lazio - non dovrebbe destare meraviglia se anche, nel 2021, le città del Nord scalano la qualità della vita e le province del Lazio indietreggiano (recente classifica socioeconomica territoriale del quotidiano Italia Oggi).
Si constata e si rileva che sia nella legge di bilancio quanto nelle missioni del PNRR non emergono adeguati interventi cogenti strutturali - certi e programmati - a sostegno delle attività produttive territoriali, del potere di acquisto di beni e servizi dei lavoratori e pensionati travolti dai cambiamenti avviati con la transizione energetica, ecologica e digitale.
Il Governo sui cambiamenti - con il PNRR 2021/2026 integrato dalle leggi di bilancio - se disponibile all'apertura di confronti con le parti sociali non potrà non partire, sia dalla riforma strutturale delle pensioni e della fiscalità da ridurre a lavoratori e pensionati, che dal lavoro e la occupazione verso il pieno impiego nel contesto complessivo dello sviluppo socioeconomico programmato da realizzare in tempi certi.

Per la CGIL,CISL,UIL i confronti con il Governo ad ogni livello istituzionale non devono intendersi e configurarsi quali atti formali di “convocazione per essere informati di quello che è stato deciso perché, il sindacato dei lavoratori, non è solo ascoltatore e neppure informatore ma chiede al Governo, innanzitutto, una sterzata su pensioni e fisco con la ripartizione degli 8 miliardi in modo più favorevole ai lavoratori dipendenti e pensionati  Landini (CGIL) e Coppotelli (CISL) il 27 novembre in Piazza Santi Apostoli di Roma.

Così come nella stessa manifestazione regionale Lazio di fine novembre - all'interno della mobilitazione nazionale promossa dalla CGIL,CISL,UIL - sono state date le risposte già conosciute dal Governo, ribadendo, che la “manovra di bilancio è tanto insoddisfacente quanto inadeguata” oltre che “sconcertata” rispetto alle precedenti intese “concertate” mediante il “protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” e il “patto sulla innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”.
Quelle due intese nazionali definite - responsabilmente articolate nelle dimensioni regionali e locali - avevano avviato una metodologia di condivisione che significava “confronto sia nei contenuti programmatici che negli obiettivi da raggiungere” comprendendo tanto le riforme che le sei missioni traguardate al 2021-2026, cofinanziate dai fondi europei ed elencate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Sono punti essenziali in partenza che vanno condivisi con il Governo, Regioni e Comuni nel nuovo sistema delle imprese verso il “rilancio produttivo strutturale e programmato che creano posti di lavoro” - reinvestendo - parte dei profitti aziendali anche nelle aree produttive del frusinate e laziali.
E le risorse pubbliche - certamente - non potranno non essere destinate alle imprese attratte e rilanciate nelle aree produttive ecologicamente attrezzate territoriali nell'ambito di adeguati piani regolatori, sia nel contesto del “Piano di Sviluppo Strategico Regionale“ che mediante il sostegno attivo e operativo del “Consorzio Unico di Sviluppo Industriale” promosso dalla Regione Lazio.

Anche da questi orientamenti - se condivisi - appare possibile che le innovazioni tecnologiche e l'occupazione sono e saranno due “componenti trainanti” in senso oggettivo e soggettivo: la prima, l'impresa, che comprende l'insieme di tutti gli strumenti, indispensabili, con i quali le persone si servono per intraprendere le attività produttive e la seconda, soggettiva, che coinvolge l'agire dell'uomo che è persona con la dignità del suo lavoro.
Ed è in questa direzione e visione duale - della “impresa innovata e del lavoro dignitoso” - che necessita collocare territorialmente sia la ripresa che la crescita delle aree produttive bonificate, ecologicamente attrezzate nel frusinate e Lazio, superando la concezione imprenditoriale unicamente profittevole, ma percorrendo, invece, la strada di uno visibile e stabile sviluppo riqualificato locale, umano e sociale, mediante riconosciuti e programmati investimenti privati e pubblici in reti di filiere tra settori produttivi territoriali.

La scelta della Regione Lazio – pur lenta nelle fasi attuative – deliberata nell'ottobre 2018 già avviava l'iter amministrativo per la istituzione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) relativamente alle aree portuali e retro portuali, verso le aree interne, di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta che - mediante la elaborazione fondamentale di un “Piano di Sviluppo Str27nov21 Cgil Cisl Uil a p.zza SSApostoli Romaminategico Regionale” sopra richiamato - nella individuazione delle misure concrete di semplificazione amministrativa e logistica - non potrà non orientare l'attrazione degli investimenti curando, nel contempo, la riduzione degli impatti ambientali e favorendo la crescita economica e dell'occupazione sia nelle aree portuali che retro portuali dell'intero territorio laziale.

Vendere auto nel mondo non riducendo posti di lavoro e salario

 Anche quel territorio laziale lungo l'Autostrada Roma-Napoli e orizzontale verso l'interno del frusinate e basso Lazio necessita di essere osservato e rilanciato in posti di lavoro - non solo a mio avviso - considerando urgente una articolata e ristrutturata diversificazione produttiva intersettoriale e di sviluppo programmato oltre la presenza delle imprenditorialità multinazionali territoriali prevalenti, nell'area di Anagni con la espansione produttiva della farmaceutica e Cassino, con una realtà produttiva dell'automobile, estesa su circa 240 ettari di terreno agricolo acquisito negli anni'70 dalla Fiat e, da fine gennaio 2014, trasferito nella holding FCA (Fiat e Chrysler).

Un assetto societario, peraltro, nuovo di “capitalismo finanziario itinerante”- scrivevo su questo giornale sette anni fa - rispetto alle società imprenditoriali multinazionali, in quanto, non aveva uno Stato di riferimento ma una pluralità di attività produttive e di filiali in vari Stati a fini competitivi in un mercato mondiale.
Osservavo e scrivevo già nel 2013 – nella previsione della fusione Fiat-Chrysler – che la realtà produttiva FCA, coinvolgendo anche il basso Lazio nella complessa ed estesa operatività dei vari siti produttivi nel mondo, riproponeva – subito – la massima conoscenza del legame funzionale diversificato e innovativo delle produzioni locali metalmeccaniche indotte “oltre l'automobile” e nella componentistica manifatturiera elettronica ed informatica.

Fermavo - già otto anni fa - l'attenzione prioritaria anche alla cresciuta qualificata della componente lavoro nella dignità delle persone e alla qualità di prodotto innovativo e diversificato nei modelli prodotti della multinazionale FCA in Italia ed a Cassino.
Osservo oggi in FCA ex FIAT denominata STELLANTIS - pur nella crisi settoriale dell'automobile - una dichiarata tendenza a valorizzare, essenzialmente e soltanto, la competitività mondiale del mercato mirando unicamente su il “come e dove” può essere venduta l'automobile con profitto massimo, quantificando il guadagno imprenditoriale degli azionisti e sottovalutando la funzione sociale dell'impresa produttiva e del lavoro da quantificare, contrattare e partecipare.

Anche dal Corriere della Sera (8 ottobre 2021) abbiamo conosciuto rapidamente e in sintesi la “nuova strategia” della multinazionale STELLANTIS che, tramite il Ceo Carlos Tavares, si confermavano gli investimenti fino al 2026 e si annunciava un lancio all'anno di Alfa Romeo e Lancia mentre il Suv Tonale si dovrà produrre a partire dal 2022 “migliorando la gestione dei costi e producendo auto che hanno clienti”. Nello specifico dei modelli Lancia previsto, dal 2026, la produzione sarà soltanto di auto elettriche e la nuova Delta, solo elettrica, da vendere partendo dall'Italia e andando nei Paesi dove si vendono auto elettriche.
Appare chiaro che la sfida settoriale dell'automobile - ieri di FCA e oggi di STELLANTIS - è prevalentemente “merceologica/consumistica” che impone un controllo innovativo della produzione riducendo posti e ore di lavoro mediante ridottissime retribuzioni in busta paga e perdita di salario congiunto alla occupazione ridotta - dai 4.500 del 2019 a 3.650 e con esuberi annunciati di 600 unità a Cassino.

Urge - quindi - è stato ripetuto anche il 27 novembre in Piazza Santi Apostoli - affrontare la questione produttiva e occupazionale del Lazio meridionale nella dimensione regionale e di politica industriale nazionale superando sia le incertezze che le vaghe dichiarazioni di STELLANTIS sulla “vita delle fabbriche che non cambia” pur in presenza di un disagio e controllo sui processi produttivi e logistici che riducono senza alternative, goccia a goccia, i livelli occupazionali dagli anni '70 con FIAT, poi con FCA e oggi con STELLANTIS, costringendo i lavoratori a soggiornare più in casa che a lavoro, in assenza di futura rioccupazione manifatturiera locale che va promossa e programmata subito, salvaguardando le persone e le famiglie con un “reddito di sostegno”.

* già Segretario provinciale di Frosinone e regionale CISL Lazio

 

 

 

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