fbpx

Il piano di pace italiano per la guerra Russia vs Ucraina

COMMENTI

Che fare? Il piano Italiano o aspettare che la guerra si fermi "spontaneamente"?

di Mario Boffo*
PianodiPace Italia.Tgcom24 MedisatInfinity 400 minSecondo notizie stampa, il piano di pace italiano per l’Ucraina presentato al Segretario Generale delle Nazioni Unite non piacerebbe all’Unione Europea, avrebbe suscitato l’opposizione di Kiev, ma sarebbe allo studio a Mosca. Le motivazioni riportate sono nel senso che a Bruxelles la proposta sarebbe considerata un’iniziativa di politica interna per placare le polemiche sull’invio delle armi, e per il Presidente ucraino i tempi non sono maturi, come avrebbe detto Zelensky a Draghi. Il quale, sempre secondo le succitate notizie, non intenderebbe insistere sul progetto. Il fatto che per ora solo la Russia stia valutando il piano, viene presentato, senza dirlo apertamente, come elemento critico.

In realtà, il piano italiano, pur incidendo in una situazione molto complessa, e pur segnalando per ora semplicemente una rotta destinata comunque al negoziato e agli inevitabili intoppi e compromessi, è la prima cosa sensata che sia stata avanzata dall’inizio della guerra. Malgrado quello che pensa Bruxelles, sono convinto che il piano non nasca affatto dalle segreterie dei partiti per ragioni di politica interna: ho lasciato il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale da circa sei anni, e non so nulla dei processi interni; ma sono stato in diplomazia per quasi quarant’anni; almeno intuitivamente, l’iniziativa mi sembra proprio che abbia il marchio della Farnesina.

In sintesi, il piano, consegnato a Guterres e illustrato ai Ministri degli Esteri del G7 e del Quint (USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) prevede quattro punti. Preferisco usare l’espressione “quattro punti”, piuttosto che “quattro fasi”, o “quattro passi”, per i motivi che spiegherò più avanti. Il primo punto prevede il cessate il fuoco, da negoziare ovviamente mentre ancora si combatte; esso dovrebbe essere affidato a meccanismi di supervisione e accompagnato dalla smilitarizzazione del fronte. Il secondo punto consiste in un negoziato multilaterale sul futuro status internazionale dell’Ucraina, che dovrebbe contemplare per Kiev una neutralità internazionalmente garantita, concordata in una conferenza di pace e che non ostacoli l’eventuale adesione del Paese all’Unione Europea. Il terzo punto riguarda la definizione di un accordo bilaterale tra Russia e Ucraina, anch’esso internazionalmente garantito, sulla Crimea e sul Donbass, che dovrebbe contemplare temi quali la piena sovranità ucraina, l’autogoverno delle regioni critiche, i diritti linguistici e culturali, la libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi, la tutela del patrimonio storico. Il quarto punto propone un accordo multilaterale sulla pace e la sicurezza in Europa, nel contesto dell’OSCE e della Politica di Vicinato dell’Unione europea, con un riassetto degli equilibri internazionali, a partire dal rapporto tra Unione Europea e Mosca; l’accordo dovrebbe contemplare la definizione di una stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e misure di rafforzamento della fiducia. Il progressivo ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e la progressiva levata delle sanzioni, farebbero da corollario al programma.

Se ho preferito parlare di “punti”, e non di “fasi” o “passi”, è perché mi sembra più interessante sottolineare gli aspetti olistici del pacchetto (benché la loro applicazione si articolerà inevitabilmente in una successione temporale) piuttosto che considerarlo un’elencazione di risultati fra loro propedeutici. L’aspetto più accattivante del piano, infatti, è che esso mette insieme gli aspetti tattici (cessate il fuoco, status dell’Ucraina, situazione delle aree contese) e quelli strategici (accordo sulla pace e sicurezza in Europa).

Lasciando infatti da parte una serie di ovvietà (c’è un invasore e un invaso, Putin è un dittatore, è meglio la democrazia, gli errori passati non giustificano la guerra… eccetera, eccetera), e sintetizzando al massimo gli accadimenti degli ultimi trent’anni, potremmo concludere quanto segue: la Russia si “arrese” alla fine della guerra fredda, sciogliendo l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia; Mosca propose l’istituzione di una “casa comune europea”; l’idea di una nuova architettura di sicurezza in Europa fu scartata dalla NATO; l’Alleanza dette il via a successive ondate di allargamento; i fori di consultazione e cooperazione offerti alla Russia come lenitivo non funzionarono perché ritenuti da Mosca poco consistenti a fronte della realtà e della sostanza dell’allargamento (per una trattazione più estesa, vedasi il mio articolo Ucraina. Le guerre si potrebbero sempre evitare, anche se non sempre succede). La Russia, quindi, nel timore che l’espansione della NATO potesse giungere alle proprie frontiere, ha avviato “operazioni militari” in vari Paesi un tempo parte dell’URSS, fra cui l’Ucraina. In definitiva, per carità, con tutti i torti del mondo per le modalità utilizzate, ma con qualche ragione per l’obiettivo di non sentirsi emarginata dalla sicurezza europea, Mosca è intervenuta su Paesi confinanti con la Russia per evitare che anche questi finissero prima o poi, di diritto o di fatto, nell’orbita dell’Alleanza Atlantica, come membri di diritto o semplicemente come sue postazioni avanzate. Considerato quanto sopra, si dovrebbe evincere che la Russia ha attaccato (tatticamente) l’Ucraina perché non ha potuto conseguire l’obiettivo strategico di una condivisa architettura di sicurezza in Europa entro la quale avere un ruolo paritario rispetto a Unione Europea e NATO.

La valenza “olistica” e omnicomprensiva dell’iniziativa italiana (pur nell’inevitabile successione dei momenti) permette di prospettare alla Russia l’obiettivo strategico di un accordo multilaterale sulla sicurezza in Europa, e credo che questo permetterebbe di ammorbidire le posizioni di Mosca sugli obiettivi tattici. In sostanza, Mosca potrebbe essere meno intransigente sulla sistemazione dell’Ucraina se potesse vedere possibile sin da ora il conseguimento di una “casa comune” in Europa. Se invece i quattro punti dovessero essere considerati propedeutici e successivi, il senso dell’iniziativa perderebbe slancio: perseguire il cessate il fuoco (primo punto) prima di negoziare lo status dell’Ucraina (secondo punto) e quello delle regioni contese (terzo punto), senza aprire contemporaneamente e subito la strada all’accordo sulla sicurezza in Europa, indurrebbe le forze in campo a inasprire i combattimenti per arrivare più forti ai vari negoziati successivi; prospettare il pacchetto come offerta complessiva, e i vari punti come contestuali e collegati, permetterebbe un avanzamento verso la pace comunque complesso, comunque soggetto alle inevitabili tempistiche, ma certo più coerente e decifrabile.

Se si comprende la rigidità di Zelensky, che insieme al suo ispiratore d’oltre oceano desidera l’indebolimento (destabilizzazione?) della Russia, meno si comprende l’asserita contrarietà di Bruxelles, la quale elabora ipotesi di piccolo cabotaggio piuttosto che guardare alle possibilità di un’iniziativa che ha almeno il merito di essere stata avanzata e di provare a guardare lontano. Meglio farebbe l’Unione Europea a sostenere l’iniziativa italiana, pur con tutti i necessari caveat, se non altro per manifestare un briciolo di autonomia e di consapevolezza collettiva. Forse l’Italia potrebbe lavorare con i partner europei, e in particolare con la Francia e la Germania, per realizzare una maggior coesione attorno al proprio piano, e renderlo più forte, anche come punto di differenziazione e di interlocuzione con gli Stati Uniti.

Autorevoli commentatori televisivi italiani affermano essi stessi che il piano italiano è “lodevole”, ma sostanzialmente irrealistico, perché non corrisponde alla situazione sul terreno. Certo, non è applicabile fra mezz’ora, e l’ho spiegato più sopra. Ma le alternative quali sarebbero? La sconfitta della Russia, che aprirebbe un buco nero nella stabilità europea e aggraverebbe il rischio nucleare? La sconfitta dell’Ucraina, con maggiori guadagni territoriali per Mosca? L’intervento diretto della NATO?
Oppure aspettare che la guerra si fermi spontaneamente per esaurimento delle forze o che si definiscano con le armi le posizioni sul terreno? A quel punto si sarà probabilmente costretti a riconoscere il Donbass alla Russia e la neutralità dell’Ucraina. Cioè le stesse cose che si possono almeno sostenere e negoziare subito; però dopo altre migliaia di morti e con rischi crescenti di escalation.

25/05/2022
da Il piano di pace italiano per l’Ucraina – Transform! Italia (transform-italia.it)
https://transform-italia.it/il-piano-di-pace-italiano-per-lucraina/

 

dott. MarioBoffo 400 min*Mario Boffo. Ambasciatore esperto con una comprovata storia di lavoro nel mondo degli affari e nel settore degli affari internazionali. Competente in Relazioni Internazionali, Strategia Aziendale, Analisi delle Politiche, Inglese, Organizzazioni Internazionali e Italiano. Forte professionista della comunità e dei servizi sociali con un Master in Scienze Politiche e Governo presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II".

 

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

con una carta oppure con l'App PayPal dal tuo smartphone, scansionando il QR Code che segue qrcode

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

La pace in 4 tappe. E' italiana la prima e unica proposta

19 maggio 2022. Sul tavolo dell'Onu arriva il piano del governo italiano. Primo e unico per ora

di Tommaso Ciriaco - ©repubblica.it
DiMaio Guterres 390 minIl ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio e il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres (ansa)
Il documento. Nella proposta presentata da Di Maio a Guterres una vigilanza internazionale
ROMA - È il piano italiano per la pace. Un documento elaborato alla Farnesina, in stretto coordinamento con Palazzo Chigi. L'ha presentato ieri a New York il ministro Luigi Di Maio durante un colloquio con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. Alcuni contenuti della bozza sono stati anticipati agli sherpa del G7 e del gruppo Quint. Prevedono un percorso in quattro tappe, sotto la supervisione di un Gruppo internazionale di Facilitazione (GIF): il cessate il fuoco, la possibile neutralità dell'Ucraina, le questioni territoriali - in particolare Crimea e Donbass - e un nuovo patto di sicurezza europea e internazionale. Ad ogni singolo passaggio, andrà testata la lealtà agli impegni assunti dalle parti, in modo da poter procedere allo step successivo. Ecco come è nata la svolta diplomatica di Roma e i dettagli del contenuto del piano, che Repubblica è in grado di anticipare.

Tutto nasce dalla volontà politica di costruire durante il conflitto le condizioni per fermare le armi. "Se è vero che la guerra è il fallimento della diplomazia - ha spiegato durante i lavori preparatori Di Maio ai tecnici della Farnesina - è anche vero che è la diplomazia a poter mettere fine alle guerre. Tutte prima o poi finiscono e bisogna farsi trovare pronti con dei piani per il dopo-guerra". Un approccio che risponde alla filosofia della Farnesina, sintetizzata da Di Maio nelle ultime ore: sanzioni, sostegno alla legittima difesa ucraina e assistenza finanziaria e umanitaria a Kiev. Ma anche impegno per costruire la pace.

Dunque, questi i dettagli della proposta diplomatica consegnata ieri dal ministro a Guterres durante la missione al Palazzo di Vetro e anticipata a grandi linee ai diplomatici dei ministeri degli Esteri del G7 e del Quint (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) dai tecnici che seguono il dossier, in particolare il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, e il direttore degli affari politici, Pasquale Ferrara. Il primo passo prevede il cessate il fuoco, da negoziare mentre si combatte. È un elemento fondamentale, perché è irrealistico immaginare che una tregua si realizzi da sola o che sia la precondizione per trattare. Il cessate il fuoco andrebbe accompagnato, nella proposta italiana, da meccanismi di supervisione e dalla smilitarizzazione della linea del fronte, per discutere i nodi aperti e preparare il terreno a una cessazione definitiva delle ostilità. È il passaggio più complesso, vista la situazione sul terreno. Se realizzata, aprirebbe uno spazio di pace rilevante.

Il passo successivo - il secondo - ruota attorno al negoziato multilaterale sul futuro status internazionale dell'Ucraina. E in particolare sull'eventuale condizione di neutralità di Kiev, assicurata da una "garanzia" politica internazionale. La sede in cui discutere questa neutralità sarebbe una conferenza di pace. A tutela degli ucraini, la condizione è che questo status sia pienamente compatibile con l'intenzione del Paese di diventare membro della Ue. Aspetto decisivo, visto che l'adesione porta con sé impegni e clausole che andrebbero modulati in sull'eccezionalità dell'ingresso.

Il terzo punto, il più "caldo" sotto il profilo diplomatico, riguarda la definizione dell'accordo bilaterale tra Russia e Ucraina sulle questioni territoriali, sempre previa mediazione internazionale. Centrali sono ovviamente Crimea e Donbass. Nel patto, suggerisce il piano, andrebbero risolte le controversie sui confini internazionalmente riconosciuti, il nodo della sovranità, del controllo del territorio, le disposizioni legislative e costituzionali di queste aree, le misure politiche di autogoverno. E inclusi i diritti linguistici e culturali, la libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi, la conservazione del patrimonio storico e alcune clausole di revisione a tempo. L'elenco dei temi lascia intendere la cornice: un'autonomia praticamente totale delle aree contese e una gestione della sicurezza autonoma. Ma il richiamo ai confini riconosciuti a livello internazionale lascia supporre l'intenzione di non mettere in discussione la sovranità di Kiev sull'intero territorio nazionale.

Infine la quarta tappa. Si propone un nuovo accordo multilaterale sulla pace e la sicurezza in Europa, nel contesto dell'Osce e della Politica di Vicinato dell'Unione europea. Di fatto, un riassetto degli equilibri internazionali, a partire dal rapporto tra Unione europea e Mosca. In questo quadro, vengono elencati una serie di priorità da definire: la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Oggetto di mediazione, inoltre, anche la definizione di un delicatissimo aspetto postbellico: il ritiro delle truppe russe dai territori occupati. L'obiettivo è quello di riportarle quantomeno allo status quo ante il 24 febbraio 2022, data dell'invasione ordinata da Putin. Questo ritiro sarebbe progressivo, così come progressiva sarebbe la possibile revoca condizionata, parziale, graduale, proporzionale delle sanzioni nei confronti della Russia.

A gestire questa gigantesca mole di impegno diplomatico è il GIF, il Gruppo Internazionale di Facilitazione. L'Italia propone che ne facciano parte Paesi e organizzazioni internazionali, in particolare Onu e Ue. Non è definita una lista completa delle capitali che sarebbero coinvolte, perché l'idea è avanzare una proposta emendabile. Ma si parte dagli Stati che già alcune settimane fa erano considerati "arruolabili" allo scopo: Francia, Germania, Italia, Turchia, Stati Uniti, Cina, Canada, Regno Unito, Polonia, Israele. "Il GIF - è scritto in uno dei passaggi del documento illustrato da Di Maio a New York - favorirebbe attività di monitoraggio, il dispiegamento di contingenti di pace e l'istituzione di missioni di osservatori al fine di assicurare l'attuazione delle varie intese raggiunte dalle Parti con l'assistenza ed il sostegno internazionali". Tra gli altri compiti di questa unità di contatto c'è il coordinamento multilaterale per gli aiuti e per il sostegno alla ricostruzione attraverso "una Conferenza di donatori".

L'obiettivo di Roma, ha spiegato Di Maio a Guterres, è individuare "una soluzione giusta, equa, concordata tra le parti, basata sull'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina". E questo perché "uno dei limiti dei tentativi esperiti sinora è che essi, pur essendo importanti, sono iniziative isolate". Meglio mobilitare diversi "partner internazionali in modo coordinato". Si vedrà quanto la proposta italiana riuscirà a camminare sulle proprie gambe. Di certo, serve a posizionare Roma nella partita diplomatica. "L'Italia - sintetizza il ministro - spinge per una soluzione di pace, e l'Ue deve svolgere un ruolo di primo piano. Draghi su questo è stato netto: vogliamo che l'Ue scelga di essere protagonista".

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

con una carta oppure con l'App PayPal dal tuo smartphone, scansionando il QR Code che segue qrcode

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Con convinzione dalla parte della PACE

GUERRA RUSSIA vs UCRAINA

Pretendere il cessate il fuoco è un diritto dell'umanità

di Ignazio Mazzoli
marcia perugiassisi 390 min“FERMATEVI”, gridava lo striscione di apertura della marcia per la Pace Perugia-Assisi che il 25 aprile di quest’anno ha visto coinvolte decine di migliaia di persone.
Questa iniziativa non è stata fatta conoscere con la necessaria ampia diffusione che tutt’ora merita. Forse perché invitava Russi e Ucraini, insieme, a far tacere le armi, anziché invitare a proseguire “sine die” la guerra? Fino a che... e fino a quando…?

È l’ultimo dei tanti episodi che motivano il malcontento verso l’informazione italiana. Malcontento e disillusione soprattutto di quella maggioranza del popolo italiano che non vuole l’invio di armi anche italiane all’Ucraina con la certa convinzione che questo sostegno è motore di un pericoloso e ingovernabile allargamento del conflitto, che al contrario, politica e diplomazia hanno il dovere di far cessare.
Ora, anche fra gli operatori dell’informazione si sollevano potenti voci di dissenso verso la mancanza di informazioni complete su un conflitto che alcuni giudicano inevitabile e sacrosanto. È questa narrazione televisiva estenuante, a senso unico, di decine di ore al giorno, come avveniva per il covid, ma che in quel caso era motivata dal dover indicare indispensabili condotte di vita corrette, a tutela della salute di ognuno di noi.

Oggi c’è al contrario la diffusione di un dogmatismo per convincerci della bontà delle decisioni governative e della maggioranzaok triincee GettyImages 350 min che sostiene l’esecutivo e che induce molti, troppi operatori a svillaneggiare tutti coloro che non lo condividono, siano essi intellettuali, giornalisti e politici dubbiosi. Emblematiche sono alcune interviste a cui è stato sottoposto il Presidente del M5S Giuseppe Conte che è sembrato, più che un intervistato davanti a giornalisti, un malfattore davanti a poliziotti aguzzini che pretendevano una confessione di reità.

E' avvenuto a “di Martedì” con Giovanni Floris a proposito della necessità di impedire l’aumento in bilancio al 2% delle spese per la Nato in tempi troppo brevi, e più recentemente si è ripetuto con Corrado Formigli che a "Piazza Pulita" di giovedì 28 aprile pretendeva da Conte un atto di fede sull’opportunità dell’invio di armi all’Ucraina anche a fronte dell’apertura di una nuova fase della guerra che oramai si caratterizza per un escalation di cui è difficile pronosticare e prevedere esiti, durata e dimensioni delle forze in campo. E' solo un esempio, ma se ne potrebbero fare ben altri. Insomma, gli interlocutori, che hanno dubbi e contestano le scelte del governo Draghi, vengono incalzati anche con brutalità e sberleffi, cosa che a chi condivide quelle scelte, non avviene.

I Paesi Nato, convocati in una base USA a Ramstein in Germania, si sono riuniti per concordare cosa? L’allargamento della guerra contro lo “Zar” costi quel che costi? Subito dopo Biden chiede al Congresso USA altri 33 miliardi di dollari in aiuti di cui oltre 20 in armi, non solo ma pretende anche contributi dagli alleati. Una somma “proporzionale” a quella stanziata dagli american. Un incubo ci assale. Che guerra ci si deve preparare ad affrontare? E noi che rispondiamo? Consentiamo che altri, gli stati Uniti di Biden decidano per noi? Ma L'Unione europea dov'è?

A questo punto sì, che la cosa ci riguarda tutti quanti molto da vicino, e non soltanto perché le condizioni iniziali dell’intervento italiano furono decise in un contesto totalmente diverso da quello odierno. Alla luce, plumbea, degli ultimi annunci, infatti, non è più accettabile che il nostro Paese proceda come se niente fosse senza interpellare immediatamente il Parlamento. Draghi deve confrontarsi con il Parlamento e i partiti tutti si devono passare la mano sulla coscienza per riconsiderare le loro decisioni.

Ci sono insomma due fronti che la grande informazione di regime si preoccupa di coprire: a) convincere noi italiani che la guerra è giusta e inevitabile; b) bacchettare ogni forza politica che possa far tremare la maggioranza che sostiene Draghi.

Riflettiamo su questo, che mi sembra un vero e proprio misfatto a danno delle opinioni maggioritarie del nostro popolo e del dettato della nostra Costituzione. Il suo articolo 11 stabilisce che “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” la forza del verbo ripudiare è stata più volte ripresa e sottolineata sin dal 24 febbraio, anche se non sempre capìta, ma qui voglio richiamare l’altra affermazione di ripudio: ”come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” che mi pare assolutamente calzante alla drammatica circostanza che stiamo vivendo e, non va trascurato come fanno i nostri governanti che sembrano soprattutto impegnati ad allinearsi aglitrincee scavate nei giardini di kiev 600 min alleati nordamericani.

Una seconda Helsinki per lavorare concretamente per la Pace

È un conflitto spietato quello che c'è e quello che alcuni profilano è anche peggiore. Urge aprire la strada per il cessate il fuoco e richiede urgentemente la convocazione di una Conferenza di pace internazionale che liberi l’UE e il mondo tutto dalla volontà bellicista dei due contendenti e obblighi loro e i propri alleati a scegliere la via della trattativa con tutte le conseguenze che comporta per i belligeranti. Qui non c’è niente da vincere, c’è solo morte e distruzione (di macerie ce ne sono già troppe). Se si continua così c’è il rischio di una guerra combattuta anche con armi nucleari che comporterebbe la fine del pianeta. Le armi devono tacere per fare posto alle trattative. Impegnarsi a trovare una soluzione negoziale è l'una vera e concreta solidarietà da dare agli ucraini in modo da far cessare stragi e distruzioni spaventose.

In molti, saggiamente, hanno chiesto una nuova Helsinki analoga a quella che si svolse nel 1975. Bene. È un modello da replicare immediatamente impegnando subito grandi potenze: Cina, USA, Russia India e paesi interessati. A parere di molti questo sarebbe un compito che l’UE potrebbe e dovrebbe affrontare dando un giusto e utile contributo, in questa necessaria direzione, con autonomo spirito d'iniziativa che fino ad ora è mancato. Riuscirà a trovarlo?

Una conferenza di tal genere saprebbe pure rispondere alle esigenze di definizione di un nuovo, condiviso, ordine mondiale, che senza mortificare nessuno riesca ad assicurare una pace più stabile e anche meno conflitti locali.

Basta con i luoghi comuni e con gli anatemi. Qui è in gioco la vita di tutti noi. Possiamo aspettare che si decidano Zelensky e Putin? Non bastano i danni che già stiamo subendo e di cui parla così poco la nostra informazione?
Si avvelena il clima chiamando “putiniani” tutti quelli che vogliono discutere e invitare a riflettere sul fatto che stiamo precipitando senza controllo nel baratro di una guerra senza fine.

Aggressore e aggredito, oggi, non vogliono ugualmente la pace, sperando che prolungando la guerra uno vincerà sull’altro e ignorando che nessuno avrà questo premio, ma al contrario raccoglieranno macerie inestricabili, assurde custodi di corpi massacrati in una desolazione senza speranza.

Il tema di come arrivare alla Pace deve diventare centrale e senza alternativesolo la pace 390 min

Abbiamo sentito riecheggiare in queste giornate più volte il reganiano anatema, rivolto oggi a Putin: “Impero del male (in inglese: Evil empire)" che il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, pronunciò l'8 marzo 1983 destinandolo all'Unione Sovietica allora guidata da Michail Gorbačëv, ma poi i due s’incontrarono e si parlarono, svolgendo un Summit dal 29 maggio al 3 giugno 1988.

Quanto è cambiato da allora! L’Urss non c’è più. Non c’è più traccia dell’eredità della Rivoluzione d’ottobre. Eltsin e Putin l’hanno relegata in un dimenticatoio e già questo non giustifica più nostalgie di vecchi comunisti e tanto meno millantare spauracchi di guerra di valori. Il capitalismo è negli Usa e nella Federazione Russa. Gli oligarchi (anche con nomi diversi) spadroneggiano dovunque. Chi sente il bisogno ineliminabile di una nuova società più giusta, senza sopraffazioni di diritti e mortificanti diseguaglianze, guardi avanti, continui nelle mutate condizioni a lavorare per conquistarla con studio e volontà di battaglie democratiche.

Qui non c’è una guerra di civiltà da combattere, c’è una civiltà superiore da conquistare ancora con la democrazia e nella Pace. "Il naufragio di civiltà minaccia tutti", ammonisce Papa Francesco il 3 aprile. "Questa è una guerra sacrilega" aggiunge avvisando "L'Unione europea [perché] sia responsabile, [dicendo] no a torbidi accordi". Ancora il Papa il 13 aprile, spiega: “[la] pace ottenuta con forza è solo [un] intervallo tra guerre”.

Perché non si parla di cosa succede a noi? Piuttosto

“Gli eventi scioccanti in Ucraina stanno avendo enormi impatti negativi sull’economia mondiale” e “ci vorrà del tempo per valutare il costo umano, morale ed economico della guerra”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al Development Committee della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale.

Basterebbe questo da solo a farci scegliere la via della Pace. – “La guerra tra Russia e Ucraina sta provocando un’onda anomala di rincari su rincari dei prezzi all’interno del mercato internazionale che continuano a crescere a dismisura, si è scatenata una tempesta perfetta tra l’aumento dell’energia e l’aumento delle materie prime che farà ricadere sulle tasche dei consumatori un sostanziale aumento dei beni di prima necessità, come pasta e pane, oltre alla benzina che è arrivata a superare i 2 euro.” Gli italiani già provati dalla crisi economica provocata dalla pandemia non possono sostenere quest’ulteriore impennata di prezzi.

L'inflazione di oggi allarga la povertà assoluta e falcidia i redditi da lavoro. È già prossima al 6% e richiede misure di sostegno a chi è in difficoltà economiche e a tutti i redditi da lavoro. Il governo saprà intervenire respingendo tutte le ostilità degli imprenditori o se si preferisce dei “padroni”?

Costoro, nei fatti, certo non sono i più disponibile alle scelte di Draghi. Qualche dato: dopo 7 settimane di guerra, solo il 19% degli Stati del mondo ha deciso di rispondere all’invasione dell’Ucraina imponendo sanzioni economiche alla Russia. In questa classifica “negativa” sorprendono per il “non disimpegno” dalla Russia, la Francia (68%) e l’Italia (64%) che si trovano sul podio con percentuali di molto vicine a quelle cinesi, e nettamente più elevate rispetto a quelle tedesche (46%).

Quando capita di sentire “tutto il mondo condanna”, ecco non è tanto vero, le cose non stanno proprio così.

Scrive l’ISPI (Istituto per gli studi di Politica Internazionale https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tutti-i-buchi-delle-sanzioni-alla-russia-34533) che, solo un terzo delle sanzioni economiche imposte nella storia ha raggiunto i suoi obiettivi. In particolare, l'efficacia delle sanzioni dipende dal fatto che siano non solo forti, ma anche imposte all’unisono da gran parte delle nazioni e delle imprese del mondo, in modo da ridurre la possibilità di scappatoie e partite di giro.

Ecco una piccola prova concreta in un elenco, incompleto certo, di imprese italiane che eludono le sanzioni? Restano in Russia: Buzzi Unichem, Calzedonia, Campari, Cremonini Group, De Cecco, Delonghi, Geox, Intesa Sanpaolo, Menarini Group, UniCredit, Zegna Group. Stanno prendendo tempo Barilla e Maire Tecnimont. Riducono operazioni Enel, Ferrero, Pirelli. Sospendono l’attività: Ferrari, Iveco, Leonardo, Moncler, Prada. Si ritirano Assicurazioni Generali, Eni, Ferragamo e Yoox. E chissà quante altre. (dati ISPI).

Con convinta decisione, chi vuole, continui a servire la causa della Pace senza timidezze né imbarazzi e trovi altri servitori impegnati e generosi, scoprirà orecchie e coscienze attente.
Con buona pace di tutti gli indiavolati guerrafondai.

 

 marcia perugiassisi 650 min

 aggiornato il 2 maggio 2022 alle ore 14,56

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Il tentativo del "pensiero unico" è nemico della pace

COMMENTI

L’iniziativa dell’Onu per arrivare alla pace non deve fallire

di Alfiero Grandi
Guterres António Manuel de Oliveira Guterres 390 minÈ evidente il tentativo, in parte riuscito, di creare una sorta di pensiero unico: o con Putin o contro. Una semplificazione binaria che prelude alla coppia amico/nemico. In realtà la situazione ha una complessità non riducibile a questa coppia di opposti, sia nelle ragioni che hanno portato alla guerra che nell’individuare le soluzioni possibili. Con slittamenti successivi nella guerra in Ucraina siamo arrivati ad una situazione pericolosa, che rischia in ogni momento di prendere la mano ai vari protagonisti e di sfociare in un nuovo spaventoso conflitto mondiale e di mantenere in particolare la popolazione ucraina, che sta subendo le conseguenze tremende dell’aggressione russa, ancora nella condizione di vittima delle distruzioni e dei massacri.

La questione centrale era e resta trovare il modo di arrivare ad un cessate il fuoco prima possibile e avviare una trattativa. Obiettivo che le parti in campo a partire da Putin non sono disponibili in questo momento a realizzare. È proprio questa la forza dirompente dell’obiettivo di tregua e di conseguenti trattative di pace. Cessare il fuoco con l’obiettivo di portare soccorso alle persone, di alleviare da subito le pene tremende a cui sono sottoposte, deve essere l’obiettivo principale e la premessa per una trattativa, certamente difficile, per cercare di arrivare ad una pace stabile.

Ci sono alternative?

Le alternative sono altre vittime, altre distruzioni, un progressivo logoramento sociale ed economico dell’Ucraina, della Russia, dei paesi impegnati nel sostegno militare e nelle sanzioni, soprattutto quelli europei, un prolungamento della guerra, semprebandiera ONU 250 min con il rischio in ogni momento di deragliare verso un conflitto mondiale.

Un’alternativa è il rilancio del riarmo convenzionale e nucleare in un clima che rischia di essere peggiore della guerra fredda. Questa è certamente la responsabilità più grave di Putin che ha innescato con l’aggressione all’Ucraina una deriva reazionaria e guerrafondaia nel mondo tra le peggiori dalla seconda guerra mondiale, tanto che sullo sfondo ha fatto comparire la possibilità dell’uso delle armi nucleari. Una tragedia contemporanea.

Anche le trattative tra i contendenti fin qui sono servite a ben poco. Non poteva essere diversamente. Se una tregua, la pace stessa sono possibili debbono passare da un accordo e difficilmente questo può essere il risultato diretto tra i protagonisti del conflitto, perdipiù condizionati negativamente dai lutti della guerra e protagonisti di una guerra mediatica a livelli sconosciuti in precedenza.

Non basta indicare personalità autorevoli, non basta che stati si autocandidino per una mediazione di pace, occorre individuare la sede migliore e conquistare un reale consenso, ottenendo la disponibilità dei protagonisti.

È chiaro che se l’obiettivo è, come ha detto il titolare del Pentagono a Kiev, ottenere un annichilimento della Russia, l’obiettivo non è fare cessare la guerra prima possibile, ma farla durare a lungo, sostenendo con armi sempre più potenti l’Ucraina. Eppure sappiamo quanto peso abbiano avuto sentimenti di frustrazione nelle avventure politiche e militari in passato. Non a caso anche nel motivare l’invasione dell’Ucraina sono state portate ragioni di questo tipo.

È stata derisa per troppo tempo e con faciloneria la proposta di mettere in campo l’Onu come sede per affrontare la crisi Ucraina e trovare una soluzione immediata per cessare le ostilità, soccorrere le popolazioni, arrivare ad un vero negoziato di pace. Ovviamente c’è ostilità verso il ruolo dell’Onu da parte della Russia che ha aggredito l’Ucraina, forte del suo diritto di veto. Anche l’Ucraina ne ha sbeffeggiato il ruolo chiedendosi se non era preferibile sciogliere l’Onu per inutilità, sia pure come battuta polemica.

È da molto tempo che le grandi potenze – e quelle medie – hanno trovato conveniente indebolire la sede Onu, decidendo unilateralmente su guerra o pace, arrivando perfino a strangolarne il finanziamento, come hanno fatto gli Usa.

Quando l’Onu ha discusso brevemente sull’Ucraina è stata in realtà una passerella della propaganda dei protagonisti. Di più, l’assemblea è stata usata per escludere la Russia dal Consiglio per i diritti umani, anziché utilizzarla per tentare in ogni modo di aprire un difficilissimo quanto indispensabile confronto tra i protagonisti della guerra e i soggetti a vario titolo coinvolti. Eppure Luigi Ferrajoli aveva lanciato una proposta forte: convocare l’assemblea generale dell’Onu in modo permanente sulla guerra in Ucraina, per cercare in ogni modo di arrivare al cessate il fuoco e di avviare una trattativa per trovare una soluzione di pace. Ovviamente il presupposto è che i membri dell’Onu mettano avanti a tutto l’obiettivo di fermare la guerra.bandiera ONU 250 min

L’Onu non ha truppe sue, non è una super potenza ma rappresenta una forza quando gli stati membri, a partire dai più importanti, mettono le sorti del pianeta e dell’umanità avanti a tutto, avanti ai loro interessi immediati.

Il segretario generale dell’Onu Guterres andrà ad incontrare Putin e Zelensky per sondare la possibilità di arrivare almeno ad una tregua. Bene, è un’iniziativa necessaria, ma fa impressione il silenzio, la solitudine, perfino i rimbrotti che accompagnano questa iniziativa. Se le iniziative riguardano le armi gli applausi si sprecano, se si parla di pace è il contrario. È un grave errore che non sia venuto un immediato, corale, forte incoraggiamento a sostegno di questa iniziativa, che è destinata a fallire se le potenze più importanti del pianeta non daranno il loro contributo. Per ora la Russia insiste nell’aggressione, gli Usa si sbracciano a inviare armi sempre più letali a sostegno dell’Ucraina, come Gran Bretagna e Europa, e non risulta incoraggino questa iniziativa, l’Ucraina ha rimbrottato il segretario generale. La Cina si tiene lontana come è ben indicato da quanto detto con un apologo Xi a Biden: chi mette il sonaglio al collo della tigre ha il compito di toglierlo. Altre potenze più o meno importanti tentano una mediazione per loro troppo impegnativa o si tengono lontane da un impegno per mettere fine alla guerra in Ucraina.

Perché l’Onu è importante?

Perché potrebbe internazionalizzare la soluzione della guerra in Ucraina e quindi tutti i paesi del pianeta potrebbero contribuire, poco o tanto, ad affrontare e risolvere con maggiore oggettività questa gravissima e rischiosa crisi. Nella consapevolezza che se questa guerra non viene fermata è forte il rischio di un’escalation militare, che potrebbe coinvolgere direttamente le grandi potenze militari, con tutte le conseguenze del caso, ben rappresentate dalla frase del manifesto degli intellettuali del 1954, ricordata da papa Francesco: l’umanità è al bivio tra autodistruzione o distruzione delle soluzioni militari.

L’Onu è l’unica sede internazionale esistente, frutto del sogno dei vincitori della 2° guerra mondiale contro il nazifascismo per costruire un mondo senza più guerre terrificanti. La sua crisi è frutto della deriva di grandi potenze che, immemori della scelta iniziale, hanno voluto decidere unilateralmente della guerra e della pace, lasciando lutti, instabilità. Non uno dei conflitti importanti nel mondo si è risolto con una nuova stabilità. Vogliamo fare l’elenco, dall’Afghanistan, allo Yemen, alla Libia, delle guerre irrisolte? dei guasti tremendi per la vita delle persone e le enormi distruzioni? Il mondo è sempre meno aperto, meno globale.

Solo alcuni mesi fa il sogno era cooperare a livello mondiale per salvare la vita sul pianeta di fronte alla crisi climatica, al rischio di estinzione dell’umanità stessa. Oggi una parte dell’umanità sta agendo in modo da prefigurare il rischio della sua estinzione attraverso una guerra distruttiva, se dovesse andare fuori controllo lo scontro in Ucraina. Macron ha detto che l’Europa deve non solo sostenere gli Ucraini contro l’invasione russa ma anche lavorare per interrompere le ostilità e impegnarsi nella trattativa per la pace, ha prefigurato un ruolo autonomo dell’UE per arrivare alla pace.bandiera ONU 250 min

L’iniziativa di Guterres non deve fallire.

La sede Onu è la migliore possibile per tentare di superare questa crisi, la più grave da decenni, la più foriera di sviluppi imprevisti e drammatici. La grandi (e medie) potenze hanno il dovere di sostenere questa iniziativa dell’Onu. L’idea che i contendenti possano arrivare alla pace direttamente, senza una mediazione è campata in aria, che la mediazione possano farla paesi volenterosi più o meno con interessi in campo è destituita di fondamento, come si è visto.

Resta la sede Onu per sbloccare la situazione, ma ha bisogno di avere le potenze mondiali a sostegno della sua iniziativa, mentre oggi troppi lavorano contro. Per questo occorre fare crescere un largo, forte movimento per la pace, con l’obiettivo di impedire che le grandi potenze continuino a decidere unilateralmente e vengano spinte a favorire trattative e mediazione.

Per questo occorre fare crescere il sostegno al rappresentante dell’Onu, combattendo scetticismi e perfino dileggio, che hanno l’unico scopo di fare fallire questa iniziativa e continuare la guerra e la via delle forniture di armi.

 

united nations 700 min

26 Aprile 2022
Alfiero Grandi su www.jobsnews.it

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Imminente rivoluzione finanziaria globale: la Russia segue il copione Usa

ECONOMIA VALUTE

Ormai si profila “una nuova valuta internazionale”

Ellen Brown ha scritto un articolo imperdibile che spiega con rara lucidità quale sia la posta in gioco dello scontro in atto tra Russia e Stati Uniti. EllenBrown 360 minSe in Italia esistesse ancora un giornalismo economico (o anche solo un giornalismo), di questo si dovrebbe parlare.
Nessun paese ha sfidato con successo l’egemonia globale del dollaro USA prima d’ora.
L’articolo originale in inglese è nel suo blog e qui di seguito eccone la traduzione.

I critici stranieri hanno sempre stigmatizzato il “privilegio esorbitante” che ha il dollaro USA come valuta di riserva globale. Gli Stati Uniti possono emetterla sostenuti nient’altro che dalla “piena fede e credito degli Stati Uniti“. I governi stranieri, avendo bisogno di dollari, non solo li accettano nel commercio, ma acquistano titoli statunitensi, finanziando efficacemente il governo statunitense e le sue guerre estere.
Ma nessun governo è stato abbastanza potente da rompere quell’accordo fino ad ora. Come è successo e cosa significherà per gli Stati Uniti e le economie globali?

L’ascesa e la caduta del petrodollaro
Innanzitutto, un po’ di storia: il dollaro USA è stato adottato come valuta di riserva globale alla conferenza di Bretton Woods nel 1944, quando il dollaro era ancora sostenuto dall’oro sui mercati globali. L’accordo prevedeva che l’oro e il dollaro sarebbero stati accettati in modo intercambiabile come riserve globali, i dollari sarebbero stati convertibili in oro su richiesta a $ 35 l’oncia. I tassi di cambio di altre valute sono stati fissati rispetto al dollaro.

Ma quell’accordo è stato rotto dopo che la politica “guns and butter” del presidente Lyndon Johnson ha esaurito le casse degli Stati Uniti finanziando sia la guerra in Vietnam che i suoi programmi sociali “Great Society” all’interno. Il presidente francese Charles de Gaulle, sospettando che gli Stati Uniti stessero finendo i soldi, cambiò gran parte dei dollari francesi in oro. Altri paesi seguirono il suo esempio o minacciarono di farlo.

Nel 1971, il presidente Richard Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro in oro a livello internazionale (nota come “chiusura della finestra dell’oro”), al fine di evitare il prosciugamento delle riserve auree statunitensi.
Il valore del dollaro è poi crollato rispetto ad altre valute negli scambi globali. Per sostenere la situazione, Nixon e il Segretario di Stato Henry Kissinger fecero un accordo con l’Arabia Saudita e i paesi OPEC i quali avrebbero venduto petrolio solo in dollari e che tali dollari sarebbero stati depositati nelle banche di Wall Street e della City di Londra. In cambio, gli Stati Uniti avrebbero difeso militarmente i paesi OPEC.

Il ricercatore economico William Engdahl ha presentato anche le prove di una ‘promessa’ per la quale il prezzo del petrolio avrebbe dovuto quadruplicarsi. Una crisi petrolifera innescata da una breve guerra mediorientale fece quadruplicare il prezzo del petrolio e l’accordo OPEC fu finalizzato nel 1974.
L’accordo è rimasto in essere fino al 2000, quando Saddam Hussein lo ruppe vendendo petrolio iracheno in euro. Il presidente libico Omar Gheddafi seguì l’esempio. Entrambi i presidenti furono assassinati e i loro paesi furono distrutti da una guerra con gli Stati Uniti. Il ricercatore canadese Matthew Ehret osserva:
Non dobbiamo dimenticare che l’alleanza Sudan-Libia-Egitto, sotto la guida combinata di Mubarak, Gheddafi e Bashir, si era mossa per stabilire un nuovo sistema finanziario garantito dall’oro al di fuori del FMI/Banca mondiale per finanziare uno sviluppo su larga scala in Africa.
Se questo programma non fosse stato minato dalla distruzione della Libia guidata dalla NATO, dalla spartizione del Sudan e dal cambio di regime in Egitto, il mondo avrebbe assistito all’emergere di un importante blocco regionale di stati africani che modellava i propri destini al di fuori dei giochitruccati della finanza controllata dagli anglo-americani per la prima volta nella storia.

L’ascesa del PetroRublo
La prima sfida di una grande potenza a quello che divenne noto come il petrodollaro è arrivata nel 2022. Nel mese successivo all’inizio del conflitto in Ucraina, gli Stati Uniti e gli alleati europei hanno imposto pesanti sanzioni finanziarie alla Russia, in risposta all’invasione militare.

Le misure occidentali includevano il congelamento di quasi la metà dei 640 miliardi di dollari USA di riserve finanziarie della banca centrale russa, l’espulsione di molte delle più grandi banche russe dal sistema di pagamento globale SWIFT, l’imposizione di controlli sulle esportazioni volti a limitare l’accesso della Russia alle tecnologie avanzate, la chiusura del loro spazio aereo e portuale ad aerei e navi russi, oltre a istituire sanzioni personali contro alti funzionari russi e magnati di alto profilo. I russi preoccupati si sono affrettati a ritirare i rubli dalle loro banche e il valore del rublo è precipitato sui mercati globali proprio come il dollaro USA nei primi anni ’70.

Le certezze riposte nel dollaro USA come valuta di riserva globale, sostenuta “dalla piena fiducia e dal credito degli Stati Uniti”, erano state completamente infrante.
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato, in un discorso del 16 marzo, che gli Stati Uniti e l’UE non hanno rispettato i loro obblighi e che il congelamento delle riserve russe aveva segnato la fine dell’affidabilità dei cosiddetti ‘asset di prima classe’.

Il 23 marzo Putin ha annunciato che il gas naturale russo sarebbe stato venduto a “paesi ostili” solo in rubli russi, anziché in euro o dollari attualmente utilizzati. Quarantotto nazioni sono considerate “ostili” dalla Russia, inclusi Stati Uniti, Gran Bretagna, Ucraina, Svizzera, Corea del Sud, Singapore, Norvegia, Canada e Giappone (e Italia n.d.t.)
Putin ha osservato che più della metà della popolazione mondiale rimane “amica” della Russia. I paesi che non hanno votato per sostenere le sanzioni includono due grandi potenze, Cina e India, insieme al Venezuela, Turchia e altri paesi del “sud globale”. I paesi “amici”, ha detto Putin, ora possono acquistare dalla Russia in varie valute.

Il 24 marzo, il parlamentare russo Pavel Zavalny ha affermato in una conferenza stampa che il gas potrebbe essere venduto in Occidente per rubli o oro e in paesi “amici” per valuta nazionale o bitcoin.

I ministri dell’Energia delle nazioni del G7 hanno respinto la richiesta di Putin, sostenendo che violava i termini del contratto del gas che richiedevano la vendita in euro o dollari. Ma il 28 marzo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che la Russia “non è impegnata in beneficenza” e non fornirà gas all’Europa gratuitamente (cosa che farebbe se le vendite fossero in euro o dollari che attualmente non può utilizzare nel commercio). Le stesse sanzioni sono una violazione degli accordi sulla disponibilità delle valute sui mercati globali.
Bloomberg riferisce che il 30 marzo Vyacheslav Volodin, presidente della Camera bassa del parlamento russo, ha suggerito in un post su Telegram che la Russia potrebbe ampliare l’elenco delle merci per le quali richiede il pagamento dall’Occidente in rubli (o oro) per includere il grano, petrolio, metalli e altro.

L’economia russa è molto più piccola di quella degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, ma la Russia è un importante fornitore globale di materie prime chiave, inclusi non solo petrolio, gas naturale e cereali, ma anche legname, fertilizzanti, nichel, titanio, palladio, carbone, azoto e metalli delle terre rare utilizzati nella produzione di chip per computer, veicoli elettrici e aeroplani.
Il 2 aprile, il colosso russo del gas Gazprom ha ufficialmente interrotto tutte le consegne in Europa attraverso il gasdotto Yamal-Europa, un’arteria fondamentale per le forniture energetiche europee.

Il professore di economia britannico Richard Werner definisce la mossa russa intelligente, una replica di ciò che fecero gli Stati Uniti negli anni ’70. Per ottenere materie prime russe, i paesi “ostili” dovranno acquistare rubli, facendo salire il valore del rublo sugli scambi globali proprio come il bisogno di petrodollari sostenne il dollaro USA dopo il 1973. Infatti, entro il 30 marzo, il rublo era già tornato ai livelli di un mese prima.

Una pagina al di fuori della sceneggiatura del “sistema americano”.
La Russia sta seguendo gli Stati Uniti non solo nell’agganciare la sua valuta nazionale alla vendita di un bene fondamentale, ma in un protocollo precedente, quello che i leader americani del 19° secolo chiamavano il “Sistema Americano” di moneta e credito sovrano.
I suoi tre pilastri erano:
(a) sussidi federali per miglioramenti interni e per finanziare le industrie nascenti della nazione;
(b) dazi per proteggere quelle industrie;
(c) credito facile emesso da una banca nazionale.

Michael Hudson, un ricercatore professore di economia e autore tra l’altro di “Super-Imperialism: The Economic Strategy of American Empire”, osserva che le sanzioni stanno costringendo la Russia a fare ciò che è stata riluttante a fare da sola: tagliare la dipendenza dalle importazioni e sviluppare le proprie industrie e infrastrutture. L’effetto, dice, è equivalente a quello dei dazi protettivi.
In un articolo intitolato “The American Empire Self-destructs”, Hudson scrive delle sanzioni russe (che in realtà risalgono al 2014):
La Russia era rimasta affascinata dall’ideologia del libero mercato per adottare misure per proteggere la propria agricoltura o industria. Gli Stati Uniti hanno fornito l’aiuto necessario imponendole l’autosufficienza interna (tramite sanzioni). Quando gli stati baltici hanno perso il mercato russo del formaggio e di altri prodotti agricoli, la Russia ha rapidamente creato il proprio settore caseario mentre diventava il principale esportatore mondiale di cereali…
La Russia sta scoprendo (o è sul punto di scoprirlo) che non ha bisogno di dollari americani come supporto per il tasso di cambio del rublo. La sua banca centrale può creare i rubli necessari per pagare i salari interni e finanziare la formazione di capitale. Le confische statunitensi potrebbero quindi portare la Russia a porre fine alla filosofia monetaria neoliberista, come Sergei Glaziev ha sostenuto a lungo secondo la Modern Monetary Theory …
I politici americani stanno costringendo i paesi stranieri a fare ciò che non hanno avuto il coraggio di fare da loro stessi, cioè a sostituire il FMI, la Banca Mondiale e altre armi della diplomazia statunitense. Invece i paesi dell’Europa, del Vicino Oriente e del Sud del mondo che si non seguono i loro stessi interessi economici a lungo termine, l’America li sta allontanando, come ha fatto con Russia e Cina.

Glazyev e il reset eurasiatico
Sergei Glazyev, menzionato sopra da Hudson, è un ex consigliere del presidente Vladimir Putin e del ministro per l’integrazione e la macroeconomia della Commissione economica dell’Eurasia, l’organismo di regolamentazione dell’Unione economica eurasiatica (EAEU). Ha proposto di utilizzare strumenti simili a quelli del “Sistema americano”, inclusa la conversione della Banca centrale russa in una “banca nazionale” che emette la propria valuta russa e fornisce credito per lo sviluppo interno. Il 25 febbraio, Glazyev ha pubblicato un’analisi delle sanzioni statunitensi intitolata “Sanctions ande Sovereignty”, in cui affermava:
«[Il] danno causato dalle sanzioni finanziarie statunitensi è indissolubilmente legato alla politica monetaria della Banca di Russia… La sua essenza si riduce a uno stretto legame della questione del rublo con gli utili dell’export e con il tasso di cambio rublo-dollaro. Si crea, infatti, nell’economia un’artificiale penuria di denaro, e la rigida politica della Banca Centrale porta a un aumento del costo dei prestiti, che uccide l’attività imprenditoriale e ostacola lo sviluppo delle infrastrutture nel Paese.»

Glazyev ha affermato che se la banca centrale sostituisse i prestiti in essere con i suoi partner occidentali con prestiti propri, la capacità di credito russa aumenterebbe notevolmente, prevenendo un calo dell’attività economica senza creare inflazione.

La Russia ha accettato di vendere petrolio all’India nella sua valuta sovrana, la rupia; in Cina in yuan; e alla Turchia in lire turche. Queste valute nazionali possono quindi essere spese per i beni e i servizi venduti da quei paesi.

Auspicabilmente, ogni paese dovrebbe essere in grado di commerciare nei mercati globali nella propria valuta sovrana; ecco cos’è una valuta fiat: un mezzo di scambio sostenuto dall’accordo tra le persone come misura del valore dei propri beni e servizi, sostenuto dalla “piena fede e credito” della nazione.
Ma questo tipo di sistema di baratto globale potrebbe crollare, proprio come fanno i sistemi di baratto locali, se una parte del commercio non volesse più i beni o i servizi dell’altra. In tal caso sarebbe necessaria una valuta di riserva intermedia per fungere da mezzo di scambio.

Glazyev e le sue controparti ci stanno lavorando. In un’intervista tradotta pubblicata su The Saker, Glazyev ha dichiarato:
«Attualmente stiamo lavorando a una bozza di accordo internazionale sull’introduzione di una nuova valuta di regolamento mondiale, ancorata alle valute nazionali dei paesi partecipanti e ai beni scambiati che determinano i valori reali. Non avremo bisogno di banche americane ed europee. Nel mondo si sta sviluppando un nuovo sistema di pagamento basato sulle moderne tecnologie digitali con blockchain, dove le banche stanno perdendo importanza.»

Russia e Cina hanno entrambe sviluppato alternative al sistema di messaggistica SWIFT da cui alcune banche russe sono state sospese. Il commentatore londinese Alexander Mercouris fa l’interessante osservazione che uscire dallo SWIFT significa che le banche occidentali non possono tracciare le operazioni russe e cinesi.
L’analista geopolitico Pepe Escobar riassume i piani per un reset finanziario eurasiatico/cinese in un articolo intitolato “Salute all’oro russo e al Petroyuan cinese”. Lui scrive:
«Ci è voluto molto tempo, ma finalmente stanno emergendoalcuni lineamenti chiave delle nuove fondamenta del mondo multipolare».

Venerdì 1 marzo, dopo una riunione in videoconferenza, l’Eurasian Economic Union (EAEU) e la Cina hanno concordato di progettare il meccanismo per un sistema monetario e finanziario internazionale indipendente. L’EAEU, composta da Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Bielorussia e Armenia, sta stabilendo accordi di libero scambio con altre nazioni eurasiatiche e si sta progressivamente interconnettendo con la Chinese Belt and Road Initiative (BRI).
A tutti gli effetti pratici, l’idea viene da Sergei Glazyev, il più importante economista indipendente della Russia.
Abbastanza diplomaticamente, Glazyev ha attribuito il concretizzarsi della sua idea alle “comuni sfide e ai rischi associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli stati dell’EAEU e la Cina”.

Traduzione: poiché la Cina è una potenza eurasiatica tanto quanto la Russia, devono coordinare le loro strategie per aggirare il sistema unipolare degli Stati Uniti.

Il sistema eurasiatico sarà basato su “una nuova valuta internazionale”, molto probabilmente con riferimento allo yuan, calcolato come indice delle valute nazionali dei paesi partecipanti, nonché dei prezzi delle materie prime.
Il sistema eurasiatico è destinato a diventare una seria alternativa al dollaro USA, poiché l’EAEU potrebbe attrarre non solo le nazioni che hanno aderito alla BRI ma anche i principali attori della Shanghai Cooperation Organization (SCO) e dell’ASEAN. Gli attori dell’Asia occidentale, Iran, Iraq, Siria, Libano, saranno inevitabilmente interessati.

Privilegio esorbitante o onere esorbitante?
Se quel sistema avrà successo, quali saranno gli effetti sull’economia statunitense?

La ‘stratega degli investimenti’ Lynn Alden scrive, in un’analisi dettagliata intitolata “The Fraying of the US Global Currency Reserve System”, che ci sarà dolore a breve termine, ma, a lungo termine, la cosa andrà a beneficio dell’economia statunitense.
L’argomento è complicato, ma la linea di fondo è che il predominio del dollaro come valuta di riserva ha portato alla distruzione della nostra base manifatturiera e all’accumulo di un enorme debito federale. La condivisione dell’onere della valuta di riserva avrebbe l’effetto che le sanzioni stanno avendo sull’economia russa: di alimentare le industrie nazionali come farebbero dazi, consentendo la ricostruzione della base manifatturiera americana.

Altri commentatori affermano anche che essere l’unica valuta di riserva globale è più un onere esorbitante che un privilegio esorbitante. La perdita di tale status non porrebbe fine all’importanza del dollaro USA, che è troppo fortemente radicato nella finanza globale per essere rimosso, ma potrebbe significare la fine del petrodollaro come unica valuta di riserva globale e la fine delle devastanti guerre petrolifere finanziate per mantenere il suo dominio.

fonte: https://storiasegreta.com/2022/04/10/limminente-rivoluzione-finanziaria-globale-la-russia-segue-il-copione-americano/
Leggi tutto...

Russia. Buon senso e lungimiranza

CRONACHE&COMMENTI

Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini

di Aldo Pirone
come si vorrebbe la russia 390 minL’aggressione di Putin all’Ucraina ha tante conseguenze non solo in Europa ma nel mondo. È una guerra in cui s'intrecciano una legittima resistenza all’aggressore e il confronto fra grandi potenze e anche interessi diversi fra chi, vedi gli Usa e l’Unione europea, sostiene gli ucraini e chi sta, pochissimi in verità, con la Russia. Si pensi alla posizione della Cina. Le sfumature sono molteplici e orientarsi non è facile.

Tra le tante disgrazie provocate da questa guerra, una delle più gravi è la carestia che si abbatterà su tanti paesi dell’Africa, provocando la morte per fame di tante persone e di tanti bambini. Altro che i “condizionatori” di Draghi e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari che tanto preoccupa la grassa Europa.

Ma c’è di più per quanto riguarda il futuro di uno dei protagonisti della guerra: la Russia.
Il paese di Putin è un colosso di 17864345 km². Un quarto in Europa e tre quarti in Asia. Conta circa 144 milioni di abitanti. È un mosaico di popoli e di religioni. L'80% della popolazione è composta da russi etnici, poi ci sono Baschiri, Ceceni, Ciuvasci, Cosacchi, Evenchi, Tedeschi, Ingusci, Yupik, Calmucchi, Careliani, Coreani, Mordvini, Osseti, Taimyri, Tatari, Tuvani, Jakuti, Ucraini e molti altri. Le religioni: cristianesimo ortodosso, Islam, ebraismo, buddismo e perfino, in minima parte, il paganesimo.
Questo paese così composito e scarsamente popolato ha le armi nucleari: poco meno di seimila e vettori di tutti i tipi, a lungo e medio raggio, per lanciarle in ogni parte del globo.

Qualcuno ipotizza, e qualcuno fortemente spera (Biden), che in caso di una sconfitta rovinosa in Ucraina non solo si avranno conseguenze sull’attuale leadership di Putin ma sull’esistenza stessa dello Stato russo. Quanto alla prima ipotesi, che cosa potrà accadere è difficile prevederlo, dato che si tratta di una dittatura autocratica con una classe dirigente che però opera in un parlamento, la Duma, non proprio eletto liberamente rispettando tutti i requisiti dello stato di diritto, ma comunque rappresentativo. Lenin definirebbe l’attuale Duma “la stalla del parlamentarismo borghese”, pur dicendo che bisogna starci per utilizzarla. Si presume, inoltre, che il consenso popolare a Putin, almeno per ora, non sia scemato, anzi. E non è detto che chi gli dovesse succedere sarebbe meglio di lui che pure è orribile.

La seconda congettura è inquietante. Uno smembramento della Russia creerebbe un terremoto in Europa e in Asia al cui confronto l’attuale guerra in Ucraina, con tutto il suo orrore, diventa una bazzecola.
E come si metterebbe con le armi nucleari? La Russia di Putin non è l’America di Ford che seppe incassare la débâcle del Vietnam, anche se non ne ha mai imparato la lezione.

Anche partendo dalle ipotesi più inquietanti, come quella di chi l’ipotizzata e qui riportata, oltre che da tante altre ragioni contingenti a breve e medio termine fra cui, prima di tutto la fine del conflitto, si arriva a una conclusione obbligata: che si giunga al più presto a un accordo che da una parte salvaguardi l’indipendenza dell’Ucraina e dall’altra non umili la Russia. Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini.

Questa sarebbe l’effettiva vittoria per la resistenza ucraina. E, insieme, quella della pace, del buon senso e della lungimiranza.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Diocesi Frosinone per l'Ucraina e la Russia

DIOCESI FROSINONE VEROLI FERENTINO

Iniziative del 24 e 25 Marzo

DiocesiFrosinone 350 minLa Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri ogni anno si svolge il 24 marzo, a ricordo di quella data del 1980 quando, mentre celebrava l’Eucarestia, venne ucciso monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador. Beato dal 23 maggio 2015, è stato proclamato santo il 14 ottobre 2018 e la sua figura è ricordata proprio il 24 marzo, “la data in cui è nato al Cielo”.

Giovedì 24 marzo, alle ore 20:45, il Vescovo Mons. Ambrogio Spreafico presiederà la veglia di preghiera nella chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù in Frosinone.

Venerdì 25 marzo, giorno della festa dell’Annunciazione del Signore, è stato scelto dal Santo Padre per consacrare la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

Papa Francesco presiederà nella Basilica di San Pietro e ha raccomandato che lo stesso atto di consacrazione avvenga in ogni Diocesi e parrocchia, possibilmente alle ore 17:00.

Nella Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino il Vescovo presiederà alle ore 17:00 nel Santuario di Santa Maria a Fiume, a Ceccano, con la partecipazione dei sacerdoti e dei fedeli della città.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Intervista a Luciano Canfora su guerra tra Russia e Nato

LA GUERRA IN UCRAINA

Sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato

Umberto De Giovannangeli, intervista Luciano Canfora

luciano canfora 390 min“Zelensky salito al potere con un colpo di Stato, guerra è tra Russia e Nato”. Una voce fuori dal coro. Per “vocazione”. Controcorrente, anche quando sa che le sue considerazioni si scontrano con una narrazione consolidata, mainstream. Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), è così. Sempre stimolante, comunque la si pensi. E le sue riflessioni sulla guerra d’Ucraina ne sono una conferma.

Professor Canfora, in queste drammatiche settimane, in molti si sono cimentati nel definire ciò che sta avvenendo ad Est. Qual è la sua di definizione?
Punto uno, è un conflitto tra potenze. È inutile cercare di inchiodare sull’ideologia i buoni e i cattivi, le democrazie e i regimi autocratici… Ciò che sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato. Per interposta Ucraina. Che si è resa pedina di un gioco più grande. Un gioco che non è iniziato avanti ieri ma è cominciato almeno dal 2014, dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich. È una guerra tra potenze. Quando i vari giornaletti e giornalistucoli dicono ecco gli ex comunisti che si schierano…Una delle solite idiozie della nostra stampa. Io rivendico il diritto di dire che le potenze in lotta sono entrambe lontane dalla mia posizione e dalle mie scelte, perché le potenze in lotta fanno ciascuna il loro mestiere. E né gli uni né gli altri sono apprezzabili. Nascondere le responsabilità degli uni a favore degli altri è un gesto, per essere un po’ generosi, perlomeno anti-scientifico.

C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia non era tanto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato o la sua adesione all’Ue, quanto il sistema democratico che in quel Paese ai confini con la Russia si stava sperimentando. Lei come la pensa?
Usiamo un verso del sommo Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale” dinanzi a schemi di questo tipo…

Dalla poesia alla prosa…
Se dobbiamo ritenere che sia democratico chi arriva al potere dopo un colpo di Stato, perché quando in Ucraina fu cacciato il governo in carica quello era un golpe, come quello di al-Sisi in Egitto contro i Fratelli Musulmani. Ognuno è libero di dire le sciocchezze che vuole ma adoperare queste categorie per salvarsi la coscienza, è cosa poco seria. Il figlio di Biden è in affari con Zelensky. Zelensky è un signore che dice di voler combattere per degli ideali, ma questi ideali hanno anche dei risvolti meno idealistici…

Vale a dire?
Il Guardian, non la Pravda, nell’ottobre del 2021 fece un ritratto di Zelensky, dal punto di vista affaristico, molto pesante. Incitiamo i nostri simpatici gazzettieri ad andarsi a leggere il Guardian dell’anno passato per avere un ritratto realistico di Zelensky. Dopodiché non mi scandalizzo, perché quando si usano le parole libertà e democrazia c’è odore di propaganda lontano un miglio. O parliamo seriamente o facciamo propaganda. La propaganda peraltro è cosa molto seria, basta non crederci.

C’è chi accusa la Russia di disinformatia…
Beh, anche il nostro apparato informativo è spaventoso, da quel punto di vista lì. Non ho nessuna tenerezza per la disinformatia russa, però lo spettacolo della nostra stampa, cartacea e televisiva, è peggio del Minculpop. A confronto il Minculpop è un’Accademia dell’Arcadia. Una stampa con l’elmetto, in cui dalla mattina alla sera non si fa altro che blaterare, urlare, protestare, piangere, sentenziare, per creare una psicosi di massa. Devo confessarle che nonostante ne abbia viste tante in vita mia, sono rimasto piuttosto stupito di cotanta prontezza, che fa pensare ad a ordini precisi, con cui la stampa si sia messa l’elmetto. Una cosa francamente penosa. Anche nella psicologia diffusa. Le racconto questa: l’altro ieri ho incontrato un tizio per la strada che mi ferma e mi dice: “Professore, ma lei cosa pensa di quel pazzo di Putin?”. “Qualche responsabilità c’è anche dall’altra parte”, gli rispondo. “Ah”, dice, “ma allora lei la pensa come me”. Questo è un episodio emblematico. Siamo arrivati all’autocensura per timore di scoprirsi. Come durante il fascismo, quando si diceva ma allora anche Lei è contro… Siamo ridotti a questo. Lanciamo almeno un campanello d’allarme affinché la stampa ridivenga dignitosa. Se ce la fa.

I pacifisti che hanno manifestato sabato scorso a Roma, sono stati additati da più parti come dei “filo-Putin”…
È maccartismo puro. Non mi stupisce questo, una volta si diceva sono pagati per questo. È talmente in malafede dire una cosa del genere che non merita neanche un’argomentazione complessa. Perché rivela da sé la natura maccartistica, persecutoria, isterica, di falsa coscienza di una tale valutazione. È chiaro che tutti auspichiamo che si torni a una vera situazione pacifica. Ma ricordiamoci il passato, però…

Ricordiamolo, professore.
Gorbaciov auspicò la Casa comune europea. E fu respinto. Aggiungiamo anche che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, nacque la Comunità degli Stati Indipendenti, di cui facevano parte l’Ucraina, i Paesi baltici, l’Asia centrale russa, la Georgia. La Comunità degli Stati Indipendenti è un concetto. Comunità vuol dire qualche cosa. Se tu dopo un colpo di Stato, quello del 2014, cominci a chiedere di entrare nella Nato, stai disattendendo un impegno preso non molti anni prima. Ci vuole una Conferenza per la sicurezza europea. Una via di uscita. Se esistesse l’Unione Europea, che purtroppo non esiste, la soluzione sarebbe quella di prendere una iniziativa per una Conferenza per la sicurezza in Europa. Di cui gli Stati Uniti non fanno parte. Invece l’Europa è ingabbiata dentro la Nato il cui vertice politico e militare sta negli Stati Uniti. Il comandante generale della Nato per statuto deve essere un generale americano. Il segretario generale della Nato per entrare in carica, anche se si chiama Stoltenberg ed è norvegese, deve avere il placet del governo degli Stati Uniti. Imbavagliati così, balbetteremo sempre. In queste settimane di guerra, ci si è molto esercitati nella decodificazione dei vari discorsi pronunciati da Putin, nei quali il presidente russo ha evocato la Grande Guerra Patriottica, la Madre Terra Russia, il panrussismo etc. Da storico: non c’è da temere quando un politico, soprattutto se questo politico ha in mano una potenza nucleare, sembra voler riscrivere la Storia?
Questo mi pare evidente. Solo che il paragone storico più calzante sarebbe un altro…

Quale?
Quello che un ottimo studioso italiano, Gian Enrico Rusconi, quando la Nato si affrettò a disintegrare la Jugoslavia, intitolò un suo libro, un bel libro, a riguardo Rischio 1914. Ci siamo dimenticati che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Nato ha voluto, pezzo a pezzo, mangiarsi lo spazio intermedio fino ai confini della Russia? E il primo ostacolo era la Jugoslavia. E quando ci fu la secessione della Croazia, analoga se vogliamo alla secessione del Donbass, il primo a riconoscere il governo croato fu il Papa e il secondo fu il governo federale tedesco. E tutti applaudivano. La secessione della Croazia era un gioiello, una bellezza. Adesso la secessione del Donbass è un crimine. Rischio 1914. Lo dico con allarme. Sul Corriere della Sera, una voce sensata, quella di Franco Venturini, dice: ma ci rendiamo conto che Zelensky sta continuando a chiedere l’intervento militare della Nato, cioè vuole la Terza guerra mondiale…Ce ne rendiamo conto o no?

Lei come giudica la decisione del governo italiano di inviare equipaggiamenti militari all’Ucraina?
L’Unione europea, che purtroppo non esiste, avrebbe dovuto avere una politica unica su questo come su altri terreni. È piuttosto sconcertante e politicamente sbagliato che ognuno vada per conto suo. Nel caso particolare l’Italia vuole fare la prima della classe. Spero che si mantenga entro limiti accettabili per la controparte, stante che noi abbiamo in casa le basi Nato. Se continuiamo a scherzare col fuoco, facciamo quello che Zelensky insistentemente chiede. A questo proposito mi permetto di raccontare una cosa che peraltro è verificabile. Giorni fa, sulla Rete Tre della televisione, in un talk show c’è in studio una studiosa ucraina, e viene mandato in onda un discorso di Zelensky che viene tradotto, in simultanea, in italiano. A un certo punto, la studiosa ucraina dice “attenzione, la traduzione è sbagliata”, perché lui sta dicendo altro. “E che sta dicendo, le chiede la conduttrice?”. “Sta dicendo che bisogna che la Nato intervenga militarmente”. La traduzione voleva occultare questo. Figuraccia della televisione italiana. Rischiamo di raccontarle queste cose, perché tra breve, non so, leggeremo il Vangelo secondo Riotta? Spero di no.

Se qualcuno alzasse l’indice accusatorio e dicesse: ecco, il professor Canfora ha svelato di essere un nostalgico del tempo che fu…Come risponderebbe?
Io non credo di aver manifestato nostalgie nel momento che mi sono più volte espresso intorno agli scenari conseguenti alla sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. Nessuno, però, può toglierci il diritto di dire quello che ha scritto, poco prima di morire, Demetrio Volcic. E cioè che la situazione di equilibrio esistente al tempo delle due super potenze, garantiva la pace nel mondo. Demetrio Volcic. Spero che sia considerato al di sopra di ogni sospetto.

da ilriformista.it 12 Marzo 2022
Leggi tutto...

War games

guerra siria bambinodi Daniela Mastracci - War games. Ero una ragazzina quando uscì questo film. La guerra era stellare, non terrestre. Sono cresciuta nel mondo bipolare, quando però era ormai agli sgoccioli. Così sembrava. Siamo cresciuti così sciocchi! Pensando che studiavamo le guerre, ma che ormai non ci riguardassero più. Il nostro era il mondo della pace. Eravamo sicuri e tranquilli. Avevamo il nostro libro di storia e lo leggevamo come fosse il paleolitico. Noi i ragazzi degli anni ’80. Tutti Timberland e Ciesse. E poi la generazione degli anni ’90 che è cresciuta a pane e Berlusconi: dalla Milano da bere agli happy hour di ogni dove. Ci siamo creduti invincibili. Noi che non avevamo fatto nessuna guerra, ci credevamo migliori. Immuni. Tempi di barbarie finiti. Tempi di egoismi finiti.

Come siamo stati indottrinati

Cosa c’era ancora da conquistare? E ci dicevano anche che la storia fosse giunta al termine; che l’occidente aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi. Ci hanno indottrinato così, mentre però su questa terra dalla storia compiuta, iniziava la conquista delle braccia, degli uteri, dei figli dei figli.. e di tutti quelli che hanno mangiato di più, e hanno potuto aumentare e moltiplicarsi, per diventare nuova carne da macello, ma libera però! felice del nuovo corso liberista.

Ah che meraviglia questi capitali che vanno ovunque indisturbati. Che portano pane e prosperità. Che risolvono quella fame del mondo su cui scrivevo i temi della scuola media agli inizi degli anni ’80. Ecco vedi quanta strada ha percorso l’umanità! Ora possiamo dire di aver risolto la fame del mondo. E allora prosperiamo e nasciamo, e siamo dentro il lurido meccanismo del profitto su cose e su persone. Il capitale ha invaso tutto e di tutto si serve per crescere esponenzialmente su se stesso. Guai a chi si mette sulla sua strada.

Gli interessi economici spadroneggiano ovunque

E però se le cose vanno troppo bene, va a finire che qualche popolo, qua e là, si crede davvero emancipato e comincia a rompere le scatole e a chiedere diritti, ad alzareSIRIA ARMI CHIMICHE la testa con sindacati e partiti socialisti. Già hanno costituzioni troppo socialiste! Mica vogliamo correre il rischio che credano di essere liberi per davvero? Beh! Che si fa? D’altronde produciamo armi e le vendiamo in abbondanza. Ai paesi più industrializzati servono risorse energetiche.

Metti insieme queste due cose e che succede? Forse quel mondo senza guerre in cui avevamo creduto non esisteva affatto, perché abbiamo visto le bombe e gli spari e le mitragliate e le fucilazioni, i colpi di machete, e le impiccagioni …e tanto tanto altro, dove? Dove sono cadute le bombe? Dove si è ucciso con i gas? Dove le cannonate? Ah certo, non nella pacifica Europa. Noi abbiamo sottoscritto trattati, noi la guerra ce la siamo lasciata alle spalle. Noi siamo civili e democratici. Anzi così tanto democratici che, insomma, non la vogliamo portare anche da qualche altra parte questa bella democrazia? Da dove cominciare? Come ricostruire decenni di guerre fuori dei confini europei? Di quelli della bella America? Di quelli di una Russia non più sovietica? Di quelli di fanatici governatori africani sedotti dalle febbre del potere? Degli interessi di quell’occidente che protegge, cercando in cambio tutte le risorse di un continente libero, ma che sta là, pronto per essere espropriato, depredato, ancora. Stavolta però sotto le bandiere del mondo pacifico e civile che ha superato i conflitti armati. Basta non farseli a casa propria. Siamo andati a farceli dappertutto. A cominciare ancora dal cuore di quei Balcani che non hanno ancora mai conosciuto davvero la tregua e tantomeno la pace. E poi ovunque ci fossero risorse. Africa, Asia soprattutto. Centro America, sud America.

Gli interessi economici hanno spadroneggiato ovunque. Non sono in grado di ricostruire ciò che è accaduto in questi ultimi decenni. Non certo in un articolo di sfogo come è questo. Ma proprio in nome dello sfogo che mi sono permessa dico basta! Non se ne può più. Di guerre e guerrafondai. Di gente che preme bottoni con la disinvoltura di un gioco di ruolo. Tutti a far prevalere la propria parte, la propria persona, i propri interessi. Tutti a giocare un gioco sporco di violenza crescente e inaudita. Stanno terrorizzando il mondo intero.

Ci vogliono silenti. Ci vogliono piegati. Ci vogliono strozzare la voce in gola a forza di bombe e morte e stermini infiniti. Vogliono prendersi tutto e non guardano in faccia a nessuno. Anzi, spavaldamente si sfidano, si fronteggiano. Ma da dove? Dal sicuro dei loro palazzi, delle loro stanze ovali, delle loro guardie e sicari. Forti della forza più bruta che è solo quella della forza, niente altro.

La Siria, un drammatico campo di gioco per giocatori venuti da fuori

Pensavamo che la guerra fredda fosse paleolitico. Abbiamo sbagliato. Perché la guerra fredda è adesso. Forse sono cambiati i protagonisti. Ma forse no. Specie ora, oggi,Siria sarin quando al lancio di Tomahawk americani sta rispondendo Putin, e non soltanto lui, alzando una tensione senza precedenti. E’ da lì che mi nasce questo sfogo. E’ dalla Siria che mi viene in mente il titolo del film “War games”, perché la Siria è teatro di guerra da 6 anni. Perché la guerra ce la stiamo portando tutti noi. Indiscernibili tutte le cause e concause, gli intrecci di attori, le responsabilità, gli inizi e lo svolgimento. La Siria è terreno dei giochi di guerra quasi per antonomasia. I protagonisti sono tanti ed è difficile, complicato, destreggiarsi per svolgere le matasse. Argomentare secondo ragione è complesso anche per la contraddittorietà, spesso, delle notizie che a volte si accavallano, si smentiscono, si elidono a vicenda. In Siria, ma non solo, si vede che oggi, forse, non siamo nel mondo bipolare della guerra fredda ma, peggio ancora, ci sono tanti protagonisti, tutti super armati, alla faccia del disarmo di cui si sono riempiti la bocca per un po’ di anni. Ma sotto traccia non hanno mai smesso. Anzi. E di queste armi si servono, eccome. E mai come adesso, da troppi anni, la guerra non è affatto fredda, ma ribolle di fuoco sparato. È impossibile aprire un quotidiano senza leggere di morte. Impossibile stare connessi senza vedere notifiche di morte. Fino a che chi le sta vedendo non esplode egli/ella stesso dentro una metro, a piedi per strada, dentro un ospedale ridotto a brandelli. Sotto il sole di un mondo che è diventato un cielo di bombe, di gas, di fumo, di polvere… Siamo in pace qui da noi? Eppure ce lo crediamo ancora. Se ci guardiamo negli occhi vediamo la paura solo quando accade un attentato o quando si crepa sotto le bombe. Ma stanno sempre da un’altra parte. Forse però questo lo pensano anche loro, gli altri, altrove, prima di soccombere. Se posso dire una preghiera laica io dico basta armi, basta questo commercio infame di morte. Basta ammazzare. Io prego per una politica di pace, di diplomazia, di fine di tutte le guerre. Non ne siamo capaci? Allora la poesia di Primo Levi è più attuale che mai… Se questo è un uomo (?)

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici