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Anteprima di “Lealtà, umanità e correttezza”

LIBRI. ESPERIENZE DI VITA SINDACALE

La mia vita nella Cisl. Un racconto di vita vissuta che va dal 1952 al 1976

DonatoGaleone 350 260Un'anteprima, oggi. Un nuovo libro, un’autobiografia di Donato Galeone, gagliardo novantenne, sindacalista della Cisl, 261 pagine con le sue esperienze di vita vissuta da dirigente e militante di un grande sindacato. Sarà presentato durante il 16° Congresso provinciale della Cisl frusinate, mercoledì 16 febbraio 2022. 

Con il titolo “Lealtà, umanità e correttezza”, Editore Fondazione Giulio Pastore Roma, si dipana un racconto di vita sindacale che va dal 1952 al maggio 1976. Da Leporano, in provincia di Taranto, a Roma passando anche per la Valtellina. Non è però solo la narrazione della vita dell’autore, è anche la ricostruzione della storia di vicende italiane che riguardano lavoratrici e lavoratori e cittadini italiani.
Già in una raccolta di suoi scritti “Stare sempre dalla parte dei lavoratori anche nel XXI secolo”*, pubblicata su questo giornale nel gennaio 2020, Galeone in 75 testi dal 2009 al 2019 ci propone una cronaca attenta quale osservatore della politica e delle lotte dei lavoratori che firma sempre come “già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio”. Ma, è stato ben di più nei tanti ruoli da lui svolti e facilmente rintracciabili nelle sue “testimonianze” e che ancora oggi gli fanno godere un prestigio che in molti gli riconoscono a cominciare da grandi numeri di lavoratori. E, non è poca cosa in un’epoca di grave crisi di credibilità e di fiducia.

Il Segretario regionale Enrico Coppetelli nella prefazione a questo libro così la inizia con il titolo «“Una sfida di diritti, una storia di vita”. Una storia di vita. Una storia di passioni, di emozioni, di impegno civile, di valori e di crescita umana e professionale. E’ quella che Donato Galeone racconta in un libro che non va soltanto letto, ma metabolizzato.» Secondo me ha ragione. In particolare, c’è un aspetto che va fatto proprio: il tema della concezione e del ruolo del sindacato: «Non organizzazione di mera contestazione, ma associazione, autonoma, non ideologica e partitica, che partecipa – con il lavoro – alla crescita dell’economia e mediante l’azione»”. E’ una citazione appropriata e opportuna soprattutto alla luce dell’oggi e della grande confusione di linguaggi nelle vicende sociali e politiche.

Ho conosciuto Donato, sindacalista, negli anni ’70 del secolo scorso, lui Segretario della Cisl provinciale ed io Segretario della federazione del Pci, entrambi nel frusinate, nel pieno di una fase che vedeva la provincia di Frosinone investita da un processo d’industrializzazione che in mezzo a tante contraddizioni sembrava voler manifestare una ricerca di maturità da parte di imprese e nel dialogo fra le forze sociali.

Ritrovo quegli anni nelle 261 pagine, di ricordi, ma anche e soprattutto, di dati e di scelte come si trovano descritti, in particolare, nel Congressi provinciali 6° e 7° della Cisl. Il metodo, mi interessa qui rilevare, la meticolosa citazione dei problemi di ogni singola categoria di lavoratori e delle singole aziende, mai separato dal quadro generale delle realtà politica e sociali più generali, provincia, regione, Italia. Interessante notare la rigorosa puntualità nell’informare dei dati statistici e delle realtà per categorie produttive
Solo con dati e informazioni si poteva far crescer la consapevolezza nella fase di transizione dall'agricoltura all'industria. Un metodo di lavoro e di studio che sentivo anche mio. Mi apparteneva e mi appartiene.

L’attenzione al territorio è permanente, nel racconto. «Nella nostra provincia - scrive - continua invece un movimento interno della popolazione con un incremento verso gli agglomerati di Frosinone e Cassino, dai comuni di montagna ai centri vallivi di maggiore dimensione e con qualche possibilità di lavoro: movimento indotto sia dal processo di industrializzazione e di accentuata urbanizzazione che dalla sottoccupazione derivante dai molteplici bisogni individuali di giovani e meno giovani. Risulta ancora preoccupante il numero dei giovani tra i 14 e i 24 anni in attesa di occupazione, così come l’occupazione femminile molto lontana dalla parità, tra uomini e donne, sancita dalla nostra Costituzione in materia di lavoro.»

Al 7° congresso nazionale della Cisl così informa «L’esperienza che ho accumulato negli anni tra i lavoratori dell’industria chimica – prima a Matera, nella Valle del Basento, e poi a Brindisi nella Montecatini-Polymer – si integra oggi nel frusinate con uno speciale sostegno diretto alla Federchimici, tanto tra le fabbriche della Snia-Viscosa di Castellaccio-Paliano e Colleferro, quanto nei complessi dell’industria farmaceutica diversificata di Anagni e nei saponifici-detersivi di Ceccano e Castrocielo nel cassinate. Una Cisl più forte nelle fabbriche, negli uffici e nelle campagne, per conquistare più avanzate condizioni di vita e di lavoro».

Per l’ “Unità sindacale”, c’è nel libro la testimonianza di un forte e maturato convincimento. E’ molto consapevole di un’affermazione di Bruno Storti** a proposito dell’unità sindacale: «Noi tutti sapevamo nel 1950, e lo verifichiamo dopo 20 anni, che parlare di unità sindacale significa fare l’unità del sindacato con i comunisti. E i comunisti – ci piaccia o no – sono una realtà nel mondo politico-partitico italiano e sono una realtà nel mondo sindacale». Nei comportamenti di Galeone si ritrova una razionale e realistica condotta verso questa realtà. C’è, con ricchi dettagli, nel libro ed è un costante riferimento anche in tutti i suoi scritti attuali. Accenna senza veli, (come sempre), alle contrarietà interne che ci furono e come sul territorio si svolse il confronto e l’adesione al processo, non facile e tortuoso. Riporta, penso, non a caso, un suo impegno «Mi viene chiesto di elaborare e presentare, per grandi linee, una relazione a nome delle Segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uil in occasione del primo incontro provinciale unitario delle rappresentanze sindacali che ha luogo a Frosinone il 12 dicembre 1971. (pag 172)»

Ancora una citazione di Coppotelli che definisce bene il nostro autore: «Donato non ha soltanto esercitato il mestiere dicopertina libro Galeone 350 min sindacalista. Donato è un sindacalista. Lo ha declinato in mille battaglie: nelle piazze, nei tavoli di concertazione, nei luoghi di lavoro e dove si facevano gli accordi e si elaboravano strategie. Lo ha fatto con una stella polare precisa: migliorare le condizioni dei lavoratori. Lui viene da lontano, ha visto meglio di chiunque altro cosa significa essere sfruttati. Cosa vuol dire elemosinare un diritto come se fosse un favore».

Aggiungo io, Donato è un convinto sostenitore della legittima valenza della protesta riconosciuta nella nostra Costituzione e così afferma: «Resta chiaro ed inequivocabile che, per me, le manifestazioni popolari di sostegno alle politiche dei cittadini e dei lavoratori - proposte dalle rappresentanze politiche e sociali nella dimensione nazionale ed europea - sono la base fondante di ogni paese democratico e vanno sostenute e difese, quale principio della democrazia partecipata sia odierna che futura, da legare assolutamente alla democrazia economica e sociale della stessa Unione Europea.»

Egli ha un metodo nel suo lavoro.
L’attenzione permanente al territorio. Ecco come la esprime consapevole di limiti e storure: «Il tessuto industriale laziale, composto prevalentemente da piccole e medie aziende, è investito da una crisi profonda che si ripercuote pesantemente sui livelli occupazionali, mentre la politica degli investimenti e degli interventi straordinari ha prodotto uno squilibrio territoriale e settoriale che non ha contribuito alla creazione di una struttura industriale diffusa, solida e autopropulsiva. (...) Nella nostra provincia (di Frosinone in quegli anni, ndr) continua invece un movimento interno della popolazione con un incremento verso gli agglomerati di Frosinone e Cassino, dai comuni di montagna ai centri vallivi di maggiore dimensione e con qualche possibilità di lavoro: movimento indotto sia dal processo di industrializzazione e di accentuata urbanizzazione che dalla sottoccupazione derivante dai molteplici bisogni individuali di giovani e meno giovani.
Risulta ancora preoccupante il numero dei giovani tra i 14 e i 24 anni in attesa di occupazione, così come l’occupazione femminile molto lontana dalla parità, tra uomini e donne, sancita dalla nostra Costituzione in materia di lavoro»
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Questa approfondita conoscenza, mi spinge ad una riflessione che rendo esplicita. Il territorio dove si opera è il riferimento principale, è il vedemecum delle azioni quotidiane, è il promemoria giornaliero del militante e dirigente sindacale, ma anche dei partiti (dovrebbe essere). Non c’è efficienza organizzativa e di sostegno senza una presenza territoriale consapevole, costante e infaticabile. Le strutture provinciali e comunali in ogni angolo delle regioni sono ormai sempre più indispensabili. L’articolazione stabile di sindacati (e partiti?) deve moltiplicarsi, non ridursi e concentrarsi. Difendere “Diritti sociali” nei comuni, dare sostegno ai disoccupati (che purtroppo cresceranno ancora di numero), disporre di sedi in cui i deboli possano incontrarsi, parlarsi, decidere insieme come difendersi e sostenere le loro ragioni, sono dotazioni e compiti irrinunciabili.

Una tappa, Donato Galeone l’ha vissuta anche in politica. Il libro racconta puntualmente di questa esperienza con Giulio Andreotti, a seguito di un candidatura senza gli esiti che erano prevedibili. Il libro descrive la saggezza con cui Galeone reagisce. Tuttavia ”la vita in politica lo ha fatto soffrire. Ma, i messaggi della politica li sa ascoltare, scegliere e utilizzare”. Scrive Aldo Carera Presidente della Fondazione Giulio Pastore.

Un racconto piano, con un tono come quello che si può immaginare in una conversazione: non c’è mai predicazione nelle sue parole, ma invece c’è la ricerca della "speranza" anche nei momenti di più affannose preoccupazioni, perché Donato è certo che c’è sempre un modo per intervenire senza mai fermarsi o arrendersi, così come non si stanca di ripetere senza alternative, alle istituzionali sordità, quando necessita, come nel Basso Lazio: “Creare posti di lavoro: subito…” con investimenti pubblici e privati.

Va sottolineato che a differenza di altri nostri coetanei (miei e suoi), Donato, non si limita a ricordare soltanto, i suoi scritti testimoniano costantemente che vive nell’oggi, con la voglia e l’impegno di intervenire nell’attualità. Ha il coraggio di guardare e operare nelle vicende quotidiane. Nessun rifugio cerca nelle rievocazioni, per quanto antagoniste ai disvalori di questa epoca, vuol dimostrare il coraggio di non temere vecchi e nuovi contraddittori.

Questa storia di vita vissuta che invito a leggere e, poi valutare con la propria sensibilità, narra di tante difficoltà, alcune ancora presenti, ma innegabilmente ci fa conoscere anche dei risultati positivi e alcune belle vittorie. Da questi racconti si può imparare per il futuro di tutti. Vogli dirlo come segue, appropriandomi di parole non mie: «Ricomponiamo le fratture della nostra società, tenendo insieme i soggetti forti con quelli deboli. Costruiamo un sindacato nuovo e unitario con un gruppo dirigente che torni a studiare, a interrogarsi sulle grandi trasformazioni in atto e che si metta nelle condizioni di essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.
Apriamo le nostre sedi ai pensionati, ai delegati, alle nuove generazioni e al mondo delle associazioni. Non banalizziamo il rapporto con la politica, occupiamola e sfidiamola sui valori.»
(Ivan Pedretti Spi Cgil)

 

*https://www.unoetre.it/radici/donato-galeone/item/7761-2009-2019-nel-racconto-di-donato-galeone-sindacalista-2.html

**Bruno Storti, sindacalista e politico italiano, segretario generale della CISL dal 1958 al 1976.

 

 

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