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Aumentano a 3.150.000 i contratti di lavoro a termine

ASSISI - PRIMO MAGGIO '22 DEI SINDACATI UNITARI CGIL-CISL-UIL

di Donato Galeone*
Primo maggio ad Assisi 390 tgcom24.mediaset.it minIl 1° maggio 2022 con CGIL-CISL-UIL è celebrato in Assisi per lanciare un messaggio da un luogo di pace al mondo dove sono in atto conflitti e dove la “parola guerra” torna a riempire le nostre vite anche ai confini dell'Unione Europea nella tremenda realta ucraina.

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha detto che “il lavoro è strumento di progresso e di affermazione delle persone e l'obiettivo deve avere zero morti sul lavoro” mentre il Ministro del Lavoro Orlando ha confermato che è “priorità del Governo il costruire regole nuove sulla sicurrezza del lavoro”.

Celebrando il 1° Maggio nella citta di San Francesco – i Segretari Generali dellle Confederazioni Sindacali dei Lavoratori – hanno sottolineato di lanciare anche da Assisi la rivendicazione di “un lavoro contrattualizzato e sicuro” congiunto al forte segnale di Pace per “fermare questa assurda guerra ai confini della Unione Europa”.

Ricordo che per tanti anni - escluso gli ultimi due che non ci sono state manifestazioni a Isola del Liri - ho voluto commentare ed evidenziare i contenuti rivendicati dai lavoratori nei più significativi momenti sindacali di anno in anno.
Mi permetto richiamare il dopo manifestazione del 1° Maggio 2014 quando - richiamando l'appello del Capo dello Stato Napolitano, auspicando la “indispensabilità della coesione sociale e sindacale” - soffermai l'attenzione sulle proposte divisive del Presidente del Consiglio Renzi che presentando la riforma della pubblica amministrazione veniva da lui stesso solennemente definita “non conflittuale” nei confronti dei dipendenti publici, perchè, il suo Governo intendeva “consultarli direttamente” superando il “confronto o la tradizionale concertazione” con le rappresentanze sindacali dei lavoratori del pubblico impiego.
Sempre in quel 1° Maggio 2014 il Presidente Napolitano richiamava alla “coesione sociale e sindacale per l'allarme lavoro” anche il cosiddetto “Decreto Lavoro” del Governo Renzi che intendeva “riformare le regole del contratto di lavoro a termine”(peraltro già definite con altre vigernti leggi dello Stato e dai contratti collettivi di lavoro).

Certamente, per me e non solo, quel primo decreto attuativo del Jobs Act di Renzi prevedeva allarmanti “novità” e, cioè anche “proroghe possibili di 8 o 5 volte fino a tre anni” del rapporto di lavoro a termine.
Con quel decreto veniva rafforzato il precariato e vergognoso rapporto quale “varco incerto di lavoro” che mi sembra giusto e doveroso richiamare in quanto di anno in anno ha coinvolto e obbligato nel rapporto lavorativo il soggetto più debole – la persona giovane e meno giovane che offre lavoro subordinato – con ansia e speranza di una limitata durata di lavoro.
Si commnentano da soli i dati l'Istat resi pubblici a tutto marzo 2022 che conta il numero di “3 milioni e 150 mila occupati a tempo determinato con contratti a termine”.

Con il primo maggio 2022 anche ad Assisi è stato ribadito:
il “lavoro non è solo fonte di reddito ma premessa di libertà personale e collettiva” e che Papa Francesco definisce il lavoro “una componente essenziale della vita umana, è spesso ostaggio dell'ingiustizia” (Sbarra Cisl);
superare la precarietà occupazionale significa che “la centralità del lavoro e dei diritti è priorità essenziale” (Landini CGIL);
per il dramma dei morti sul lavoro “serve più formazione, prevenzione e più controlli partendo dalle scuole” (Bombardieri UIL).
Tra le priorità immediate - come ha sottolineato Sbarra - il Sindacato dei Lavoratori nella sua unità e per contrastare le ingiustizie sociali e ridurre le disuguaglianze nei rapporti di lavoro deve ricostruire, nelle sedi di contrattazione collettiva e nelle sedi istituzionali, condivise e definite modalità del rapporto di lavoro supportata dalla legislazione, superando il lavoro precario, lo sfruttamento dei più deboli, dei giovani, donne ed emigranti, tenendo presente i raggiunti “3 milioni e 150 mila occupati con contratti a termine” congiunti ai salari, certamente tassati, ma fermi da anni.

Ecco che - alla ricontrattazione e redefinizione della modalità del rapporto di lavoro compreso quello a termine da passare a tempo indeterminato - va rivendicata la “equiparazione salariale italiana ai salari medi europei” considerando che negli ultimi 30 anni sono stati aumentati e “in Italia sono fermi ai livelli molti vicini agli anni 1990”.
Leggiamo dalla stampa europea che nel 2020, tra la pandemia, il salario medio annuale di un cittadino lussemburghese era il doppio di quello greco e quasi tre volte di quello di uno slovacco e che nei Paesi dell'Europa Nord occidentale (Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca) hanno “salari più alti” mentre il “salari più bassi” sono percepiti in Europa centrale e meridionale (Slovacchia e Ungheria, Grecia e Portogallo).

Le ultime notizie sull'incontro CGIL,CISL,UIL di Palazzo Chigi con il Governo - all'indomani del 1° maggio e prima del Consiglio dei Ministri - ci informano che la “questione salariale” va affrontata, innazitutto, con il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro pubblici e privati e, con il Governo, operare il più volte ribadito “adeguamento salariale all'andamento inflazionistico” - di una inflazione ripresa e in atto sia con l'aumento dei costi energetici che dei beni alimentari di prima ncessità – che tende a ridurre di giorno in giorno il “potere di acquisto dei salari e delle pensioni”.

E' certo che siamo in piena emergenza emergenza economica e sociale anche in questo dopo primo maggio 2022, ma non possiamo fermarci – anzi – va affrontato, ripreso e percorso il cosiddetto “cammino delle riforme” rilanciando gli investimenti pubblici e privati, impegnarsi sulla qualità e stabilità del lavoro con graduali passaggi dal contratto a termine a quello inderminato, partendo dall'attuazione articolato territorialmente del PNRR.

Tanto nella emergenza sociale che nell'impegno verso la ripresa economica e produttiva - nella dimensione nazionale, regionale e locale – è necessario quanto indispensabile sia il “confronto che la condivisione mediante un realistico patto” finalizzato e quantificato in graduali certezze programmate tanto di una visibile vera crescita dell'economia quanto del lavoro vero contrattato e partecipato.

 

Primo maggio ad Assisi 700 min

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e egionale CISL Lazio
Roma, 3 maggio 2022

 

 

 

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Frusone: Ipab Rodilossi, solo più degrado e pericolo

M5S logo minContinua a tenere banco la questione relativa alla messa in sicurezza dell’Ipab Rodilossi che, per ora, resta un’illusione. Nonostante siano passati quasi due mesi dalla nomina del commissario ad acta disposta dalla Regione Lazio, competente sull’immobile, nulla si è mosso.

Anzi, il peggioramento delle condizioni dell’immobile continua a destare preoccupazione per il rischio di crolli in una parte della struttura. «La situazione di pericolo e degrado, conseguenza della trascuratezza regionale sulla questione Ipab, sta raggiungendo un livello di gravità estrema – dichiara Luca Frusone deputato del MoVimento 5 Stelle – Insieme a coloro che hanno a cuore le sorti dell’immobile quale bene pubblico da mettere in sicurezza e riqualificare, in particolare il cittadino Giulio Rossi, avvertimmo che la nomina del commissario, dopo l’ordinanza del sindaco Morini, era solo un primo effetto da verificare in seguito. Dopo 4 anni di ritardo, la Regione è stata costretta a prendere atto dello stato dell’immobile, grazie ad azioni portate avanti in più sedi tra cui segnalazioni, ispezioni e l'interrogazione del consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle Loreto Marcelli. Sarebbe bastato il comune buon senso per suggerire un intervento rigoroso visto il carattere di urgenza, ribadito anche dallo stesso sindaco Morini, nel sollecitare i lavori di messa in sicurezza per l’importante edificio del centro storico cittadino. Ma il buonsenso evidentemente latita al pari di buone condotte amministrative». Frusone ricorda come «i ringraziamenti al presidente di Regione Zingaretti e al consigliere regionale Buschini, tributati dopo la nomina del commissario, risuonino adesso sinistri e fuori luogo. Si faccia chiarezza – conclude il deputato pentastellato – sui motivi per cui persiste il blocco dei lavori e si tenga presente che l’immobilismo, oltre a essere causa di ulteriori rischi per l’incolumità pubblica, arreca danni economici poiché occorreranno molte più risorse per rimettere in sesto lo stabile. Il continuo spreco di tempo prezioso in questo scenario tradisce le aspettative dei cittadini che non meritano questo vuoto pericoloso sui beni pubblici»

 

 

 

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Il PD si divide. Gli avversari aumentano e la chiarezza? Forse

Scissione PD 260hdi Elia Fiorillo - “Chi ci capisce è... bravo”. Nella vicenda divisoria del Pd pare che ci capiscano solo il segretario del partito Renzi e i suoi contestatori: Emiliani, Rossi, Speranza. A parole tutti vogliono l’unità ma poi le zeppe per scassare non si contano. Renzi parla di ricatti: "Scissione è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto". I suoi avversari, invece, del segretario che si è dimesso per celebrare al più presto il Congresso ricordano la voglia assolutistica e il super ego che pur di (stra)vincere non pensa alle sorti del partito. O, meglio, ci pensa, ma ad un partito personale dove lui, e solo lui, è il conducator.

La verità è che la scissione politica nel Pd si consumò quel 4 di dicembre dell’anno scorso – giorno in cui si festeggia S. Barbara, protettrice dai fulmini e dai tuoni - quando il terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica venne bocciato dall’elettorato. La riforma Renzi-Boschi, per cui il presidente del Consiglio dell’epoca tanto si era speso, vide il voto contrario dell’opposizione interna con un ringalluzzito Massimo D’Alema in testa. “La riforma costituzionale è sbagliata, confusa e riduce la sovranità popolare”, andava ripetendo “baffino di ferro” nella campagna referendaria. E, ancora, D’alema contro Renzi: “È Matteo Renzi che ha consegnato l’Italia al movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Ha cacciato come un ladro di polli Ignazio Marino davanti ad un notaio, per consegnare Roma a Virginia Raggi...”. Per converso il segretario del Pd così vede l’ex primo presidente del Consiglio proveniente dall’area comunista: "Di solito il suo obiettivo è distruggere il leader della sua parte quando non è lui il capo. Ci è riuscito con Prodi, Veltroni, Fassino. Vediamo se ce la farà anche stavolta”.

Insomma, i risentimenti personali e lo spirito di vendetta sono all’ordine del giorno, alla faccia di quell’aforisma che sostiene che “la politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta. La politica conosce solo l’efficacia”. “La sinistra quando si è divisa ha fatto male a sé ed al Paese” ha ripetuto Valter Veltroni, ma l’appello non pare abbia sortito effetti. I giuochi, meglio i calcoli, sono stati fatti. Renzi è convinto che senza la sinistra potrà meglio governare il Partito, dimenticando che i cacicchi imbavagliati proprio dagli uscenti diventeranno i pericolosi avversari del Segretario. E la sinistra che ha fatto parlar di sé, e tanto, proprio perché inserita nel Pd, si trasformerà in una di quelle tante voci di sinistra che non hanno capacità d’incidere.

Si può immaginare con quale spirito i partiti avversari stanno seguendo le prove di scissione dei democratici. Salvini e Meloni esultano e fanno gli scongiuri perché il prossimo prevedibile “botto” avvenga. Loro due sanno che l’ex Cav. dovrà ripensare a certe sue posizioni non in linea con Fratelli d’Italia e con la Lega Nord. Con il Pd che perde un pezzo importante sarà più facile pensare di ri-conquistare Palazzo Chigi, se però c’è vera unità nel centro-destra.

A Silvio Berlusconi la scissione dei dem piace fino ad un certo punto. È vero che il centro-destra potrà avere più possibilità di vincere, ma è anche vero che l’ex sindaco di Firenze diventa il diretto concorrente di Forza Italia. Il Pd “centrista” proverà a pescar voti proprio nelle file di Sua Emittenza. C’è un buco da colmare del 5 o 6 per cento di voti che i compagni scissionisti si porterebbero via.

Beppe Grillo, con la spaccatura del Pd, già vede il suo “MoVimento” a Palazzo Chigi e immagina il giorno della presa del potere con lui - a fianco al neo grillino presidente del Consiglio - che ringrazia la folla esultante in piazza Colonna e si sente tanto “imperatore” come lo fu Marco Aurelio. E i guai della sindaca Raggi e company? Nessun problema. Di menzogne ne ha dette di più, e di più gravi, Donald Trump eppure è presidente degli Stati Uniti. La gente non ne può più dei partiti tradizionali, c’è bisogno che il “nuovo” avanzi.

Nel maggio 2014, a tre mesi dalla sua nomina a capo del Governo, Matteo Renzi vinse le elezioni europee con un record di consensi: 11 milioni di voti, pari al 40,8 per cento. Se quelle percentuali di votanti fossero state più ridotte ci sarebbe stata la scissione? Renzi sarebbe stato più prudente? E il referendum costituzionale sarebbe stato gestito in prima persona dal presidente del Consiglio? Chissà. Comunque, la scissione dei democratici, come ha sostenuto Veltroni, non serve al Paese.

 
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