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Dubbi e perimetrazione del SIN Bacino del Fiume Sacco

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PRC FROSINONE

bandiera prc 350 minLe dichiarazione del Presidente della Regione Lazio sulla sospensione del decreto di perimetrazione del SIN Bacino del Fiume Sacco sono un colpo mortale alle speranze delle comunità della valle del Sacco, da sempre a fianco delle associazioni e delle organizzazioni ambientaliste, che da anni si battono per la bonifica d’un’area resa invivibile dagli sversamenti industriali inquinanti.

Un vero e propria passo in dietro che sacrifica i territori e la comunità in cambio di pochi ed effimeri posti di lavoro.
Le smentite dell’onorevole Fontana e la contro smentita che viene dalla Regione Lazio mostrano che c’è solo tantissima confusione.

La federazione di Rifondazione Comunista Frosinone, d’accordo con le proteste degli ambientalisti, si impegna e si dichiara fin da ora disponibile a sostenere, aderire e coorganizzare tutte le iniziative che si riterranno opportune.
Invita le Amministrazioni dei comuni interessati alla Bonifica della Valle del Sacco, e tutti i rappresentanti delle minoranze consiliari che hanno fatte proprie, in campagna elettorale, le lotte per la bonifica ambientale, a sostenere il movimento di protesta e di indire da subito, in accordo con le associazioni, un incontro per definire un programma ragionato e condiviso di lotta.

Clicca qui per leggere il comunicato delle associazioni ambientaliste che si battono per la bonifica della valle del Sacco, che condividiamo in toto.

 

Frosinone, 29 aprile 2022
Per il Prc-se Frosinone, La segreteria provinciale

 

 

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A proposito del tavolo convocato sul SIN ‘Bacino del Fiume Sacco’

AMBIENTE

Per questo incontro era stata formalizzata una richiesta di diretta streaming

Fiume Sacco 390 minOggi, 17 gennaio 2022, si svolge il tavolo convocato dalla sottosegretaria Ilaria Fontana a cui partecipano il Prefetto di Frosinone, Ernesto Liguori, il Capo dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi del Ministero della Transizione Ecologica, Laura D’Aprile, l’assessore regionale alle Politiche Abitative, Urbanistica, Ciclo dei rifiuti e impianti di trattamento, Smaltimento e Recupero, Massimiliano Valeriani, il Direttore Generale della Regione Lazio, Wanda D’ercole, il Commissario straordinario per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza della Valle del Sacco, Illuminato Bonsignore, il Dirigente Area V Protezione Civile della Prefettura di Roma, il Dirigente della Direzione generale per il risanamento ambientale del Ministero della Transizione Ecologica, Luciana Distaso.

Per questo incontro era stata formalizzata una richiesta di diretta streaming, purtroppo disattesa.

Un incontro al più alto livello tra rappresentanti delle istituzioni variamente coinvolte nella gestione del processo di caratterizzazione e bonifica delle aree comprese nei confini del SIN- Bacino del Fiume Sacco, che avviene dopo la nomina del Commissario straordinario per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza della Valle del Sacco, Illuminato Bonsignore, la cui nomina è l’indizio di una situazione annosa e complessa che richiede un intervento straordinario per gestione di una realtà problematica ed estremamente variegata come quella di questo SIN.

Possiamo immaginare che la sottosegretaria abbia convocato questa riunione per fare il punto dello stato dell'arte delle operazioni di bonifica e caratterizzazione e verificare come cooperino le istituzioni coinvolte.

Un percorso che parte dall'alto, dunque.

Chi, come noi, ha seguito le vicende dell’inquinamento della Valle del Sacco fin dalla dichiarazione dello stato di emergenza socio–sanitaria nel 2005, sa bene quanto sia stato fondamentale il continuo interessamento di associazioni e comitati per giungere all'attuale perimetrazione del SIN.

In questi anni di mobilitazione nella Valle del Sacco per promuovere l'azione di bonifica, per impedire l'insediamento di nuovi impianti nocivi per l'ambiente e la salute dei cittadini, la corretta e pervasiva informazione, con la condivisione di tutte conoscenze necessarie a comprendere lo stato di salute e di cura delle persone e dell’ambiente è stata alla base del coinvolgimento ampio della popolazione. Oggi nonostante le difficoltà frapposte dalla pandemia, è necessario riattivare quell’opera di informazione e condivisione.

Pertanto, ci aspettiamo che oltre ad una conferenza stampa si attivi un processo dal basso che coinvolga tutte le parti interessate a partire dalle Amministrazioni Comunali che costituiscono il livello istituzionale più vicino alla popolazione.

Riteniamo quindi che tutta la catena istituzionale dal Governo ai Comuni debba farsi carico di un’opera puntuale e adeguata di informazione della popolazione; non è certo sufficiente allo scopo quanto pubblicato dal sito del Ministero per la Transizione Ecologica (https://www.mite.gov.it/bonifiche/conferenze-dei-servizi/293 ) è necessario invece realizzare una campagna di informazione permanente che si basa su processo di formazione e condivisione che metta in grado ogni persona di comprendere in quale contesto ambientale sviluppa il proprio percorso di vita e di lavoro. Per questo riteniamo necessario una ripresa di coordinamento e mobilitazione della cittadinanza attiva del nostro territorio e l'apertura di un confronto con tutti i livelli istituzionali, secondo una pratica che in passato ha dato i migliori risultati, certamente non scevra di contraddizioni, ma capace di coinvolgere a fondo la complessa realtà sociale del nostro territorio.

Nel frattempo ci è giunta la risposta alla nostra richiesta di streaming che accogliamo positivamente e che riportiamo di seguito.

“Gentilissimi, si informa che la Sottosegretaria di Stato on. Ilaria Fontana, ha intenzione di fare un incontro relativo alle bonifiche (SIN) Sito di Interesse Nazionale “Bacino del Fiume Sacco” con tutti i soggetti interessati, l’invito è esteso anche a tutte le associazioni del territorio. In seguito comunicheremo la data di convocazione e il link per la videoconferenza.

Distinti saluti.”

Valle del Sacco, 17.01.2022

Firmato

Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)

Circolo Legambiente Anagni

Movimento No Biodigestore Anagni

Comitato La Rinascita - Patrica

 

 

 

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A che punto è la bonifica del SIN “Bacino del fiume Sacco”?

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 minRetuvasa e Coordinamento Interprovinciale - Incontro Pubblico con l’Ing Flaminia Tosini RUA del SIN - 22 novembre 2019 a Colleferro
In seguito all’Accordo di Programma Quadro del 6 marzo scorso si delinea una nuova fase per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco”.

Dopo l’interruzione delle attività di inizio 2013 con il declassamento a competenza regionale, il ricorso al TAR da parte della regione Lazio che lo riporta a competenza nazionale, la fase di ri-perimetrazione, si giunge a stabilire il cronoprogramma e chi dovrà presiedere le attività connesse.

Il Comitato di Controllo composto da un responsabile del Ministero dell’Ambiente, della Regione Lazio, dell’Ispra, dell’Arpa Lazio avranno la funzione di supervisione.

Il 22 novembre 2019 presso la ex sala Konver di Colleferro in via degli Esplosivi alle ore 17.00 incontreremo l’Ing. Flaminia Tosini, Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA) delle attività di bonifica del SIN per fare il punto della situazione sullo stato dell’arte.

Invitiamo alla partecipazione Cittadini, Associazioni, Amministratori, riportando uno dei punti cardine della Piattaforma preparata per la Vertenza Valle del Sacco a nome del Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri al quale Retuvasa ha aderito: “Le forme di partecipazione che vogliamo attivare devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa -un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni- capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.

Cabina di regia, informazione, formazione, educazione e partecipazione.

Sino ad oggi comitati e associazioni si sono dovute dedicare alla caccia delle informazioni, d’ora in poi il sistema delle informazioni pubbliche deve essere aperto, deve rivolgersi ai cittadini educandoli alla consultazione, rendendoli partecipi di ogni importante cambiamento. Deve essere strumento di educazione e formazione di una opinione pubblica consapevole, al servizio delle istituzioni e delle reti educative e culturali da cui dipende la formazione di cittadini consapevoli.”

Valle del Sacco, 18 novembre 2019

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Emergenza fiume Sacco: una Mozione per la sua bonifica

camera dei deputati 350 minAtto Camera - Mozione 1-00086 presentato da MURONI Rossella, testo di Mercoledì 5 dicembre 2018, seduta n. 94

La Camera,

premesso che:

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituto il sito da bonificare di interesse nazionale (Sin) «Frosinone», perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguita l'istituzione del successivo Sin bacino del fiume Sacco. Il Sin di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito della proposta – effettuata da parte della regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n. 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del piano regionale delle bonifiche di cui alla delibera della giunta regionale 591 del 14 dicembre 2012, delle n. 121 discariche solamente n. 7 avevano visto conclusa la procedura/di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'Arpa Lazio ed aggiornato all'anno 2016 (httg://www.arpalazio.gov.it) si rileva che per numerose discariche dell'ex Sin Frosinone non è stata ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del (SIN) Bacino del fiume Sacco di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

l'origine del Sin bacino del fiume Sacco riguarda la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale sia dall'abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all'attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio, si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel formine di Ferentino nel gennaio 2017, laddove veniva scoperto l'interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;
nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco), approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello «pessimo», ovvero il grado più basso della scala di qualità di cui alla direttiva ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella azione (pagina 91) si legge: «Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche». Anche l'Ufficio Commissariale per la bonifica del Sin «Bacino del Sacco» nell'ultima relazione dell'ottobre 2012 sottolineava che: «L'assenza di un impianto di depurazione consortile, promesso da decenni, ha contribuito in modo determinante all'emergenza ambientale nel territorio anagnino. In particolare, tale carenza ha determinato per tutte le imprese, anche di piccole dimensioni, la necessita di trattare i propri reflui in ambito domestico per poi scaricarli nel fiume Sacco o nei di lui affluenti. Da ciò è scaturita nel corso degli anni una impressionante serie di scarichi illeciti di sostanze tossiche che è culminata, nell'estate del 2005, nello sversamento di altissime quantità di cianuri in un affluente del Sacco, il Rio Santa Maria, con conseguente moria di animali e avvelenamento delle colture»;

con la delibera di giunta regionale n. 536/2016 la regione Lazio ha approvato la relazione dell'Arpa Lazio che aggiorna la zonizzazione del territorio regionale e la classificazione delle zone agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria in attuazione dell'articolo 3, dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 e dei commi 2 e 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 155/2010. L'intero territorio della Valle del Sacco è stato censito in classe 1, ovvero laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazione e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali, suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità innanzi rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il «Rapporto tecnico sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco» pubblicato nel giugno 2016 dal dipartimento epidemiologico della regione Lazio riporta: «La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale»;

a fronte del quadro della situazione ambientale della Valle del Sacco fino ad ora delineato e rappresentato, con le indubbie, serie, gravi criticità ambientali, la strategia e gli indirizzi della regione Lazio per la gestione del ciclo dei rifiuti rischiano – come già è avvenuto nel passato – di avere pesantissime ricadute sul territorio, le quali comprometterebbero ulteriormente lo stato ambientale;

in sostanza la regione Lazio per supplire alla pretesa carenza impiantistica di Roma Capitale nel trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché per soddisfare il fabbisogno di smaltimento in discarica dei sovvalli non recuperabili e la trasformazione in energia del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) prodotto dagli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), ha intenzione di sfruttare l'impiantistica esistente nella provincia di Frosinone che invece è asservita al fabbisogno dei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale (Ato) provinciale. Il potenziamento delle capacità degli impianti esistenti e l'aumento del conferimento di rifiuti solidi urbani presso gli stessi, comporta impatti ambientali non sostenibili nell'attuale e descritto stato ambientale della Valle del Sacco. L'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni ’90, «scaricando» le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone;

gli impianti esistenti nella provincia di Frosinone e realizzati per soddisfare il fabbisogno impiantistico dell'Ato provinciale, sono il Tmb di Colfelice gestito dalla Saf spa, partecipata interamente pubblica di proprietà dei 91 comuni della provincia di Frosinone, con capacità di trattamento di 327.000 ton/anno; la discarica di Roccasecca, gestita dalla Mad srl, società privata, con capacità residua di circa 300.000 metri cubi; il termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio, gestito da ACEA Ambiente spa, società partecipata interamente pubblica con capacità di trattamento – a seguito del già avvenuto potenziamento degli impianti – di circa 400.000 tonnellate/anno. Il fabbisogno dell'Ato di Frosinone è interamente soddisfatto laddove si confronti la suddetta capacità impiantistica con la produzione di rifiuti censita da ISPRA nel 2016, la quale conta una produzione di RSU di circa 175.000 tonnellate/anno. Perciò a fronte di – una produzione annua di 175.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani, la provincia di Frosinone ha un'impiantistica che provvede al trattamento di oltre 1 milione di tonnellate all'anno di frazioni derivate dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, quasi otto volte superiore al fabbisogno; ne consegue che già attualmente la provincia di Frosinone provvede a soddisfare il fabbisogno regionale e degli altri Ato, in violazione dei prìncipi di autosufficienza e prossimità nel trattamento dei rifiuti solidi urbani come previsto dalla normativa comunitaria, nazionale e dallo stesso piano gestione rifiuti del Lazio,

impegna il Governo

1) a considerare, vista l'urgenza ambientale e sanitaria, l'adozione di iniziative normative volte a prevedere una moratoria del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali ottimali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone, nonché la sospensione delle procedure per l'apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco, definendo per tale area disposizioni più restrittive sulla falsariga di quelle contenute nel decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, e promuovendo un monitoraggio di tutti i siti compromessi sia quelli censiti sia quelli non ancora noti.

 

(1-00086) «Muroni, Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan, Fassina».

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Riperimetrazione del Bacino fiume Sacco - Un contributo

valle del sacco 350 260dal Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle del Sacco riceviamo e pubblichiamo - Contributo al Tavolo Tecnico del 06 marzo 2015 per la Riperimetrazione del SIN "Bacino del fiume Sacco" e il riavvio delle operazioni di bonifica.

La decisione della Regione Lazio di promuovere un confronto con Enti Locali e mondo associativo per la riperimetrazione del SIN "Bacino del Fiume Sacco" costituisce una iniziativa lodevole.
Rivedendo però l'andamento dei lavori pregressi sul tema e delle conferenze di servizi, tale decisione appare un po' tardiva rispetto ad una gestione delle conferenze che non ha messo in grado i diversi partecipanti di intervenire con piena consapevolezza dei vincoli normativi e procedurali a cui essi dovevano attenersi. Alcuni contrattempi hanno dimostrato come fosse totalmente assente una metodologia che garantisse la piena condivisione della documentazione prodotta nella gestione degli interventi di bonifica e di governo del Sito di Interesse Nazionale. Nelle diverse fasi del procedimento, nonostante i lavori preparatori, abbiamo osservato la non condivisione delle informazioni tra organi di governo, organi di controllo ed istituti di ricerca chiamati ad intervenire nel procedimento. Ci aspettiamo che a questo venga posto rapidamente rimedio nel senso di allineare le diverse istituzioni tra loro quanto al grado di conoscenza della materia, condividendo l'informazione prodotta con la cittadinanza, senza inutili ostacoli all'acquisizione delle informazioni, promuovendone la circolazione, costruendo percorsi di lettura e chiavi di lettura.

Il compito di indicare le aree soggette a contaminazione delle matrici ambientali da inserire nella perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale spetta agli Enti Locali di concerto con gli Enti di controllo. Tuttavia in questi anni le diverse associazioni hanno svolto una intensa attività di inchiesta, di acquisizione delle informazioni presso le diverse istituzioni, sollecitandone gli interventi, rendendo la cittadinanza consapevole di quanto di concreto veniva realizzato. Questa attività è stata svolta acquisendo i contributi di chi possedeva le competenze necessarie a chiarire e rendere comprensibili i diversi aspetti della realtà che si andava scoprendo.

In base al lavoro svolto riteniamo di poter definire un insieme imprescindibile di aree da inserire nella nuova perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale, quali:
- l'area industriale di Colleferro, fonte della contaminazione;
- le fasce perifluviali del Sacco per le quali è necessario ridefinire tutti i perimetri di esondazione;
- l'area industriale di Castellaccio;
- la Cemamit di Ferentino;
- le aree industriali di Patrica, Ceccano e Ceprano (premesse per queste aree la congruità con la
normativa sui SIN).
Per legare tutte queste aree e cercare di definire un perimetro più adeguato e corretto possibile, un riferimento di prima analisi, ma solo di prima analisi, è il PAI (piano per l'Assetto Idrogeologico) redatto dall'Autorità di Bacino dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno.

Nel frattempo, purtroppo, il vuoto di interventi durato due anni, causato dal declassamento del sito, aggravato da conflitti intervenuti tra istituzioni preposte, ha generato situazioni preoccupanti e poco chiare.
Ci riferiamo, ai barrieramenti idraulici nell'area industriale di Colleferro su cui è intervenuto il TAR, per uno di essi, a dirimere un conflitto di competenze con la sentenza del 25 febbraio 2015.
Altro punto da sbloccare nell'immediato è il bando di gara per la MISE del sito di discarica denominato ARPA2, nell'area industriale di Colleferro e relativa chiusura delle operazioni di bonifica.
Necessaria in parallelo la verifica sullo stato dell'arte con susseguente dettagliata relazione.
Altrettanto urgente da prendere in considerazione è la situazione del depuratore di Anagni, che non è mai stato realmente preso in carico da alcun ente ed è rimasto del tutto inattivo dopo un percorso che è costato somme ingenti alle casse pubbliche.

Infine, il dato che sta emergendo in base alle indicazioni fornite da associazioni ed enti locali è l'esistenza, peraltro nota nelle sue linee generali, su tutta l'area più urbanizzata ed industrializzata della Valle del Sacco, di episodi anche gravi di inquinamento ambientale causati da attività industriali, comprese quelle del ciclo dei rifiuti, pregresse o in essere. Le stesse discariche di RSU (più o meno abusive) attraverso il percolato a dispersione sono certamente fonti di inquinamento chimico sia della matrice suolo che acqua.

Ciò rende ancora più urgente chiudere la pratica della perimetrazione del SIN e la definizione delle aree critiche da includervi. Fatto questo si deve procedere in modo coordinato alla mappatura della totalità dei gravi episodi di inquinamento ambientale che investono e hanno investito la valle del Sacco, usufruendo degli archivi di analisi ARPA, frequentemente chiamata in causa per accertamenti.
Per procedere all'attivazione di questa seconda fase è ancor più necessario attivare quei dispositivi di condivisione delle conoscenze e delle informazioni, di messa a disposizione delle competenze, che valutiamo necessari per la definizione del SIN e la sua bonifica. Il territorio della Valle del Sacco costituisce un sistema integrato dal punto di vista ambientale, nel quale è sì necessario intervenire puntualmente ed in modo capillare arrivando però a risanare l'insieme delle relazioni che collegano le diverse matrici ambientali, le aree e gli ambienti che lo costituiscono.

A fronte di una situazione ambientale gravissima che perdura ormai da troppo tempo, che ha avuto e continua ad avere insopportabili ripercussioni sulla salute degli abitanti della Valle del Sacco, tanto da far emergere nel complesso del bacino idrografico del Fiume Sacco "un eccesso di mortalità per tutte le cause" (come può evincersi dal Rapporto Sentieri - Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento - condotto e finanziato nell'Ambito del Programma Strategico Ambiente e Salute dal Ministero della Salute, o dagli studi epidemiologici di sorveglianza sanitaria relativi alla contaminazione da Beta-HCH, o ancora dallo studio ERAS sull'impatto sanitario derivante dalla presenza di impianti di gestione rifiuti), le azioni di risanamento intraprese sin qui dagli Enti preposti si sono rivelate inefficaci e dispendiose oltre che isolate, condotte per rispondere ad una situazione emergenziale che dura ormai da ventidue anni se prendiamo come anno zero la sentenza della Pretura di Velletri del 1993.

È palese che in questa condizione risulta contraddittorio in termini e non è più tollerabile che si stanzino ancora fondi per fronteggiare quella che "emergenza" non può e non deve essere considerata, e che, al contrario, è una situazione ormai "strutturale" che può essere risolta esclusivamente attraverso una visione strategica condivisa.

E' ormai chiaro a tutti che continuare in questa direzione, con azioni "a pioggia" che non siano inquadrate in una visione strategica di risanamento dell'intero comprensorio significa continuare a sperperare denaro pubblico, che non solo non porterà alcun beneficio ma protrarrà ulteriormente una condizione inaccettabile dal punto di vista ambientale e della salute degli abitanti. Una corretta azione di tutela e bonifica senza una definizione esaustiva delle variabili che intercorrono non sarà certamente utile al territorio pertanto sono indifferibili quelle azioni propedeutiche ad una definizione chiara, quali:

 un piano per l'assetto idrogeologico specifico per la Valle del Sacco;
 un piano di tutela delle acque specifico per la Valle del Sacco.

A tal fine, l'attuazione della L.R. n. 5/2014, in termini di individuazione di un Ambito di Bacino Idrografico (ABI) specifico per la Valle del Sacco, può contribuire a creare le condizioni per un nuovo modello di governo, realmente sostenibile, delle risorse idriche e dell'intero territorio.
Questo si potrebbe attuare più efficacemente e speditamente, qualora si promuovesse un progetto di Contratto di Fiume, cioè un accordo quadro per lo sviluppo territoriale (AQST), la cui sottoscrizione - da parte di Comuni, Province, Regione, Autorità di Bacino, Associazioni, ecc.,
conduca all'adozione di un sistema di regole caratterizzato da una serie di criteri prioritari: tutela, bonifica e sostenibilità ambientale, utilità pubblica, rendimento economico e valore sociale. La trasparenza delle azioni, grazie alla partecipazione di associazioni di cittadini, è la caratteristica della progettazione partecipata, che è il carattere distintivo del Contratto di Fiume.

Sulla scorta delle esperienze europee ed italiane dei contratti di fiume, che sono stati applicati a territori e comprensori fortemente inquinati, quali ad esempio il bacino del fiume Seveso e quello della Valle del Bormida, il Contratto di Fiume Sacco introdurrebbe quei criteri di governance che sono stati indicati dall'UE come gli unici in grado di garantire uno sviluppo sostenibile, durevole e condiviso.
Riteniamo indifferibile procedere al più presto con l'adozione di misure territoriali, interprovinciali, per ridare slancio all'economia della Valle del Sacco, mettendo in agenda piani di riqualificazione legati alle caratteristiche endogene come i borghi storici, l'enogastronomia, i parchi naturali, i prodotti agricoli, le aree archeologiche, i beni culturali, l'architettura religiosa, ecc...
Riteniamo altrettanto imprescindibile una moratoria sull'installazione di impianti industriali non compatibili con lo sviluppo sostenibile del nostro territorio.
Un'attenzione particolare va rivolta alle aree ex-industriali, fonte in altre situazioni analoghe europee di notevoli opportunità di rilancio, vedi Ruhr capitale della Cultura nel 2010. Un quadro di insieme potrebbe vedere unite in un progetto comune le ex aree industriali della Valle del Sacco.

Valle del Sacco, 06/03/2015

Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle del Sacco:
Legambiente Lazio
Retuvasa
Centro Studi Tolerus
Terra Dolce
Unione Giovani Indipedenti Colleferro
Laboratorio Alta Valle del Sacco
Comitato acqua pubblica provincia di Frosinone
Associazione Anagni Viva
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Colle Antico – Ceccano
Osservatorio Peppino Impastato
AUT Frosinone
Officina Progetti Europei
Coordinamento Provinciale Sanità Frosinone
DAS (Diritto alla Salute)
Ass. Pulliano

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