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Un video per Ciociaria 1919-1922: Lotte, successi e sconfitte

STORIA DEL FRUSINATE E NON SOLO

 

lotte contadine 500 min

 

“Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922” Il più recente impegno storiografico di Lucia Fabi e Angelino Loffredi, finito di stampare a maggio 2022 e pubblicato per iniziativa del sindacato Spi-CGIL di Frosinone e Latina.

La presentazione di questo libro. registrata nel video che segue, si è svolta mercoledì 22 giugno 2022 alle ore 19,00 a Ceccano, nei locali di "Da Zambardino.

Si tratta di 255 pagine, di lotte popolari che irrompono sulla scena politica determinando cambiamenti e contraccolpi. Uno scrigno, con molte notizie inedite, non solo un approfondimento di pagine già scritte e che tutti credevamo definitive. Queste cronache attingono a piene mani da alcune ricerche di Maurizio Federico, che generosamente ha messo a disposizione degli autori. Il libro contiene novità, valutazioni e commenti inediti che hanno fatto dire a Beatrice Moretti, Segretaria generale dello SPI-CGIL Frosinone Latina, che si tratta di “una approfondita ricerca storica”. Ricca di annotazioni e piacevolmente leggibile, si può aggiungere, senza sbagliare. E' l'inedita lettura di un quadriennio di lotte popolari con strordinari successi e dolorose sconfitte, in un quadro politico e sociale che muta profondamente dopo la prima guerra mondiale, descritto con ricchezza di particolari e illustrando tanti fatti che senza spiegazione sarebbero inerti.

Vediamo di percorrere, grazie anche al video, i contenuti dei 14 capitoli e dell’appendice con l’aiuto dei nostri ospiti: Guido Tomassi Segr. Gen. Lega SPI CGIL Frosinone-Anagni; Giovanni Gioia Segr. Gen. CGIL Frosinone Latina; Valentino Bettinelli Pres. ANPI Ceccano; Loredana Alviti Resp. stampa Pro Loco Ceccano e degli autori Lucia Fabi Angelino Loffredi con l’intento di scoprire perché oggi nel 2022 può essere attuale ancora una ricerca di un periodo storico distante 100anni circa?

Questi che seguono sono i testi scritti degli interventi svolti nell'ordine che qui appare

 

IL LIBRO DI FABI E LOFFREDI NEL “PROGETTO MEMORIA“ DI SPI-CGIL di Guido Tomassi
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10830-il-libro-di-fabi-e-loffredi-nel-progetto-memoria-di-spi-cgil.html

BIENNIO NERO: AGGRESSIONI DI SQUADRE FASCISTE 100 ANNI FA di Lucia Fabi
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10829-cicua.html

CECCANO 1919-1922: "…RIVIVERE LA STORIA SENTENDOLA PROPRIA" di Loredana Alviti
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10828-ceccano-1919-1922-rivivere-la-storia-sentendola-propria.html

DEMONIZZARE LE LOTTE DEI LAVORATORI IERI ED OGGI di Valentino Bettinelli
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10831-demonizzare-le-lotte-dei-lavoratori-ieri-ed-oggi.html

 

Dopo questi interventi si è svolta una conversazione-ntervista fra Angelino Loffredi e Ignazio Mazzoli, coordinatore della presentazione. E' nel video realizzato da Paolo Iafrate, fondatore e guida dell'Associazione Oltre l'Occidente e della ricca biblioteca che ospita.

 

 

 

 

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Ciociaria 1919-1922. Lotte, successi e sconfitte

LIBRI

Emergono immagini di un grande movimento che si organizza e combatte

di Ermisio Mazzocchi
librofabiloffredi mag22 390 minIl libro "Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922" (edito Spi/CGIL - maggio 2022), scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi, è un'opera di particolare valore storico.
Con la sua ampiezza e ricchezza documentaria il libro percorre gli avvenimenti che hanno coinvolto i protagonisti di uno dei periodi più turbolenti della storia del paese e ha saputo sapientemente coglierne gli aspetti più significativi e drammatici.

Gli autori hanno compiuto un'opera di grande merito e colmato un vuoto storico, facendo così un lavoro essenziale per completare la conoscenza degli anni fondamentali degli inizi del XX secolo.
L'originale struttura del libro consente al lettore di immergersi nella quotidianità della vita politica e sociale di un vasto territorio a sud del Lazio.

I quattordici capitoli che compongono il libro fissano con sapiente scrittura, asciutta e graffiante, storie e personaggi, restituendoci episodi che fanno parte del tessuto palpitante della vita politica e amministrativa di intere città e cogliendola nei suoi aspetti più drammatici.

L'intreccio degli avvenimenti risponde a una razionale scelta volta a rappresentare la continuità ininterrotta dei fermenti sociali vissuti in circostanze eccezionali preludio alla dittatura fascista.
Fabi e Loffredi hanno saputo trasferire al lettore le emozioni e le passioni vissute dai protagonisti e offrire una informazione su basi documentarie rigorose e accertate tali da coinvolgerlo in modo efficace nella lettura di pagine di cruda realtà sociale, economica e politica.

I veri protagonisti sono i contadini impegnati in lotte con l'obiettivo di strappare ai proprietari terrieri il riconoscimento dei loro diritti e annullare i patti agrari feudali di spietato sfruttamento.

La formazione delle Leghe contadine e del sindacato, che a poco a poco si ramificano nel territorio, va di pari passo con quella delle sezioni del Partito socialista, sempre più presente in tutte le città della ciociaria e in prima fila nelle lotte contadine e operaie.

Emergono dalle pagine immagini di un grande movimento che si organizza e combatte per l'affermazione della libertà e della giustizia sociale.

Con una rappresentazione plastica si mettono in evidenza, oltre ai contratti coloniali vecchi di secoli, anche lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche e lo spettro della disoccupazione.

Lotte durissime che gli autori descrivono nei minimi particolari e rivelano il livello di scontro con gli agrari e con le prime squadre fasciste organizzate e capeggiate dagli stessi.

Il pregio di questo lavoro, che ha molti aspetti significativi, è nella capacità di portare il lettore a vivere visivamente, come se fosse una trasmissione in diretta, dentro le attività amministrative di molti comuni, in particolare quello di Ceccano

Gli anni descritti dagli autori sono quelli in cui il PSI riesce a conquistare molti comuni e quello che più interessa è la capacità degli amministratori socialisti di difendere le istituzioni dagli assalti dei fascisti.

Lo scontro è violento e feroce tra i difensori della democrazia, rappresentati principalmente da contadini e operai, e le forze reazionarie costituite da industriali e agrari.

Sono momenti che offrono agli autori di riportare quanto da loro descritto in un quadro di insieme delle vicende che investono l'Italia dai governi liberali sino a quello fascista, dalle lotte operaie del nord del paese a quelle del sud.

Così che, quanto accade nelle terre ciociare e in quelle della Terra del lavoro non sono fatti sporadici ed occasionali, ma avvenimenti che si inseriscono nelle lotte sociali ed economiche che investo tutto il territorio nazionale.

E' certo che i socialisti, come Marzi e Lollini, i dirigenti di cooperative e i sindacalisti locali e quelli nazionali e regionali che furono alla testa delle lotte e organizzatori di sezioni del PSI e del sindacato, avessero conoscenza di quanto avvenisse in altre parti del paese, a Torino come a Napoli, a Ferrara come a Palermo.

Il mosaico della storia '19-'21 è composto in modo tale che non ci si possa perdere in qualche particolare, pur importante.

Esso, infatti, consente di immergersi nei drammi e nelle speranze che visse il popolo italiano in quegli anni che furono gli ultimi della libertà e della democrazia.

Un riconoscimento dovuto a Lucia e ad Angelino per avere dato un elaborato strumento di conoscenza alle future generazioni perché non dimentichino che quello che oggi abbiamo di libertà, di democrazia, di progresso lo si deve a quelle lotte di umili contadini, di uomini disposti a non soccombere alla violenza e alla dittatura.

Un libro da offrire ai giovani studenti degli istituti scolastici di Ceccano per fare scoprire loro una storia della propria città.

Essa costituisce ancora oggi un filo rosso che unisce quelle battaglie delle Leghe contadine, dei sindacalisti, dei partiti della sinistra, del PCI e del PSI, a quelle della Resistenza, a quelle che hanno dato vita alla nostra Repubblica, a quelle che hanno portato all'affrancazione delle terre con le lotte guidate da Angelino Compagnoni, a quelle per la difesa del lavoro all'Annunziata.

Il libro "Cronache proletarie..." non è un'opera a sé stante, ma costituisce parte integrante di un unicum nella storiografia che riguarda una realtà viva e ricca di umanità e passione.

Leggere questo libro non è solo immergersi nel passato.

La narrazione delle storie, vissute da quelle generazioni, si proietta nel nostro presente per affermare i valori di democrazia e di libertà, valori che devono essere conservati e difesi con quello stesso impegno prodigato dai contadini e dai lavoratori del 1920.

A cento anni da quegli eventi, raccontati dall'appassionata penna di Lucia e Angelino, la loro eredità è per le generazioni di oggi un valido esempio, un punto di riferimento per la costruzione di una società giusta ed egualitaria.

19 giugno 2022

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Ciociaria 1919-1922, Lotte popolari. Successi sconfitte

LIBRI

Presentazione il 30 maggio2022. 0re 10 palazzo della Provincia

di Lucia Fabi
LibroAngelino 400 minProprio in queste settimane, cento anni fa, la Ciociaria ed altre realtà italiane erano sottoposte ad aggressioni di squadre fasciste. Le stesse colpivano sempre di più le sedi delle Leghe contadine, dei sindacati e militanti del partito socialista e di quello comunista. Non venivano risparmiati i comuni rossi con incursioni violente e atti vandalici.

La sede del comune di Ceccano, dal novembre del 1920 fino al maggio del 1922, per ben 5 volte venne attaccata. La città nei mesi di maggio e giugno del 1922 venne assediata.
Ad ottobre di quel drammatico 1922 Benito Mussolini riceverà dal Re l’incarico di formare il governo ed una Camera disorientata, impaurita e sostanzialmente complice ne voterà l’approvazione, ponendo così le basi per la costruzione di un Regime autoritario che durerà per venti anni.
Noi abbiamo provato a ricostruire gli avvenimenti accaduti in Ciociaria dal 1919 al 1922, tenendo sempre presenti le vicende nazionali e quelle internazionali. Si, anche quelle internazionali, perché la Rivoluzione di Ottobre del 1917 non fu un fatto circoscritto ma determinò una spinta, una serie di speranze e di richieste da parte dei lavoratori, influenzò milioni di persone nel mondo ed in Italia, a cominciare dal partito socialista italiano.

E’ il partito socialista che farà propria quella esperienza, che si porrà la questione della Rivoluzione in Italia che però, non sarà mai accompagnata da un programma e da una strategia che ne determinassero un successo.
Gli anni che vanno dal 1919 al 1922 costituirono un eccezionale periodo di grandi mobilitazioni popolari attorno a tanti temi. Sono anni che comprendono il biennio rosso ma anche quello nero.

Abbiamo provato a delineare una cronaca riportando sviluppi, fatti e situazioni , evitando forme retoriche.
I fatti concreti che abbiamo ricordato riguardano i successi normativi, le occupazioni di terre, i successi elettorali del 1919 e del 1920 ottenuti dal movimento dei lavoratori, ma nelle stesso tempo abbiamo riportato la feroce reazione padronale e l’uso della violenza sia da parte delle forze statali che delle squadre fasciste.

Abbiamo messo in evidenza, in quella che diventerà la Provincia di Frosinone, la paziente costruzione della forza organizzata socialista e sindacale ma abbiamo censito anche le forze fasciste in campo, solo 26 squadre per un totale di 635 squadristi. Pochi e non rappresentativi ma incisivi perchè sempre protetti dalle forze dell’ordine, ben remunerati e con grandi disponibilità di automezzi per muoversi facilmente nel territorio e colpire con violenza in ogni realtà ciociara.

Abbiamo messo in evidenza anche le divisioni attraversate nelle organizzazioni proletarie, a cominciare dai partiti, con il loro acceso antagonismo e con la loro incapacità ad analizzare la situazione reale, i rapporti di forza ed i pericoli della dittatura.
In questa generale incapacità solo Antonio Gramsci, in totale solitudine, ne anticipò gli sviluppi.

Spero che la nostra ricerca contribuisca a far capire meglio la situazione di 100 anni fa, augurandoci fortemente che le forze politiche, sindacali ed il mondo dell’associazionismo non ripetano, gli stessi errori o le stesse sottovalutazioni .

Presentazione libro CRONACHE POPOLARI…..
Frosinone 30 maggio2022. 0re 10 palazzo della Provincia.

 

 

 

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Le ombre del processo di industrializzazione in Ciociaria

INDUSTRIALIZZAZIONE - VICENDE

Intervento al convegno di Supino del 23 Aprile 2022

di Angelino Loffredi
ExVideocolorSe iniziamo il giro partendo dall’estremità posta in territorio di Anagni per una ricognizione sullo stato esistente nell’interno del territorio dell’ASI, stando attenti a non cadere in buche e voragini che continuamente ci minacciano, incontreremo una lunga teoria di stabilimenti inattivi, un paesaggio spettrale dominato dal color ruggine. Se si chiede “Che ne è stato dell’industrializzazione esplosa alla fine degli anni sessanta e per tutti gli anni settanta”? La prima naturale risposta è: un fallimento
Sono consapevole che è una risposta troppo facile e semplice. Ritengo anche che una iniziativa come questa merita di più, preferisco pertanto riflettere sulla complessità di tale industrializzazione, sull’insieme del processo, sulle speranze che alimentò, guardare alle forze che lo guidarono, a chi si oppose e più in generale ai rapporti di forza fra le diverse visioni in campo.

Per avviare una serena e produttiva discussione allora da dove bisogna partire? Credo che un tema sovrasti tutti gli altri: l’apertura del Casello autostradale che collega Frosinone con Roma e con Capua, nel giugno del 1962. È questa realizzazione che apre la pagina dell’industrializzazione nella nostra provincia. All’indomani di questa opera nascono nuove idee, sollecitate da una continua ricerca sulle vocazioni produttive del nostro territorio.

E’ l’undici ottobre del 1963 quando si insedia l’assemblea del Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. Nasce cosi lo strumento che porterà avanti operativamente la politica industriale della nostra zona.
Al Consorzio aderiscono i Comuni di Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Patrica, Supino e l’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Ne fanno parte con i propri rappresentanti anche la Camera di Commercio e l’ISVEIMER.
L’idea del Consorzio è dell’ingegnere Armando Vona, Sindaco di Frosinone. Proprio perché ne è l’ideatore e il principale animatore ne diventa, nell’aprile del 1964, il primo Presidente.
Il territorio interessato al processo di industrializzazione, in quel momento, è di 400 ettari. E un’area compresa in larghezza fra l’autostrada del Sole e il fiume Sacco ed in lunghezza fra il bosco Faito di Ceccano e le sorgenti di Mola dei Frati, presso il confine di Ferentino. È dunque un’entità geografica omogenea.

È una giornata memorabile, perché rappresenta il crocevia fra due epoche.
Le epoche di riferimento sono quelle caratterizzate dalle grandi lotte contadine, aventi al centro il superamento dei vari contratti agrari, di colonia e contro il Patto Verolano e per la proprietà della terra a chi la lavora. Sono periodi che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversano gli anni 50 e arrivano fino all’approvazione delle leggi 327 del 1963 e della legge 607 del 1966 riguardanti appunto l’affrancazione delle terre. Sono lotte ed iniziative portate avanti con continuità, con grande spirito unitario, che coinvolgono anche le Istituzioni (Convegno promosso dalla Provincia di Frosinone, nel giugno del 1960).
Da una memoria elaborata dall’Alleanza contadini predisposta all’indomani dell’approvazione della legge 607 risulta che in provincia di Frosinone la superficie interessata a questo trasferimento era così ripartita: 40.000 ettari condotti in enfiteusi, 10.000 a colonia perpetua, 16.0000 condotti a colonia migliorataria ultratrentennale.
In questo periodo esiste una dualità di iniziative fra l’Alleanza Contadini ed il PCI. Sono lotte che ai protagonisti creano una coscienza di classe, determinano la formazione di nuclei dirigenti, oltre che l’aumento di voti al PCI nelle elezioni politiche del 1963 e del 1968. Merita di essere ricordato inoltre che è Angelo Compagnoni l’animatore e l’organizzatore di tali lotte, oltre che l’anello di congiunzione fra l’Alleanza Contadini e il PCI.
È importante sapere anche che l’estensione ed il radicamento del movimento non contribuì ad accrescere solo l’influenza di tali organizzazioni, ma anche il peso di Gerardo Gaibisso e della Coltivatori diretti nell’interno della stessa Democrazia Cristiana.

L’altra epoca è quella della nascente industrializzazione di cui stiamo discutendo.

L’aspetto deludente da rilevare riguarda il fatto che le due epoche non ebbero momenti di connessione. A tale riguardo esistono importanti aspetti da evidenziare. Il primo riguarda la mancanza di una nuova e adeguata politica agraria all’indomani della legge 607 del 1966. Nel periodo successivo le organizzazioni contadine furono impegnate solamente al passaggio della proprietà della terra dai concedenti ai contadini. Fu un periodo di grandi soddisfazioni ma i fatti successivi hanno dimostrato che non bastava diventare proprietari della terra. Tale conquista non doveva essere considerata un punto di arrivo, il terminale di una gloriosa storia, ma doveva invece precostituire l’avvio di una seconda fase. Era necessario mantenere attivo il movimento, dotarlo di una nuova elaborazione che avesse forza e volontà per chiedere un’adeguata politica agraria, mi riferisco ad interventi per moderne attrezzature, concimi, mangimi, oltre che individuare forme di cooperazione, una politica di trasformazione dei prodotti (industrializzare l’agricoltura) commercializzazione dei prodotti stessi, stabilire rapporti con le Istituzioni, mantenere e sollecitare iniziative dei partiti di riferimento.
Purtroppo tutto questo non avvenne.
L’affrancazione non portò ad una crescita, ad uno sviluppo della produzione agricola nel territorio, non pose le basi per un ulteriore sviluppo.
Ma l’aspetto più sconcertante è che non abbiamo a disposizione dati significativi riguardanti l’ammontare complessivo della superficie affrancata nel Frusinate ed in Italia, il numero dei contadini coinvolti e l’entità dei miglioramenti apportati successivamente nelle culture affrancate.

Io non le ho trovate! Metto nel conto che questo potrebbe essere un limite dalla mia ricerca ma anche lo stesso Angelo Compagnoni nel suo libro "Il Riscatto", pubblicato nel 1997, dopo 30 anni dalle leggi riguardanti l’affrancazione, riporta con un grande efficacia documentale le vicende, le lotte, i dibattiti accaduti nel periodo 1944-1966 ma non evidenzia momenti, dati statistici e sviluppi successivi.
Come dobbiamo considerare questo limite? Certamente con un occhio critico o autocritico.
Senza assumere ora atteggiamenti certamente facili, con il senno del poi, sottolineo che se ci fu un limite, e certamente ci fu, non riguardò solamente le iniziative dell’Alleanza Contadini e del PCI ma anche quelle della Coltivatori Diretti ed in particolare modo delle Istituzioni e dei partiti di governo.
Più che cercare facili bersagli da colpevolizzare mi sembra molto più importante evidenziare che tale mancata seconda fase si determina nel 1967-1968-1969 proprio nel momento in cui il processo d’industrializzazione è in pieno decollo.

Proseguo nella descrizione del succedersi degli avvenimenti: con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 maggio 1969 veniva riconosciuta la trasformazione da Nucleo ad Area. L’importanza non era dovuta al cambiamento della denominazione ma a qualcosa di più corposo e sostanziale. Non riguardava più, infatti, solamente l’iniziale adesione di 6 Amministrazioni comunali, ma la presenza di 36 Comuni, con tutto quello che di nuovo questo allargamento rappresentava.
Gran parte della Provincia oramai era coinvolta da questo grande fenomeno. Il 1969 mantiene, come l’anno precedente, il ritmo elevato degli insediamenti industriali ma in particolar modo è da ricordare come l’anno in cui si viene a sapere che la Fiat ha intenzione di creare un nuovo stabilimento nel Cassinate. Notizie imprecise, è vero, ma che anticipano un evento che sarà dirompente. Merita ancora di essere precisato che nell’interno di quello che oramai si deve chiamare «ex nucleo» la situazione alla fine del 1969 è la seguente: 25 industrie in funzione che occupano 6.000 addetti. Ma è ancora più significativo riportare che 17 industrie sono in costruzione con una previsione di occupazione di 1.500 addetti. Inoltre, sono programmate 52 industrie per altre 7.000 unità lavorative.

E’ il momento delle grandi attese e delle speranze. Si afferma il mito dell’industrializzazione, della modernità. E’ un pensiero vincente che non trova oppositori e nemmeno si evidenzia qualche dubbio.
Anche nella nostra provincia si manifesta quello che viene chiamato autunno caldo. Proseguiva la stagione della battaglia contro le gabbie salariale e per le pensioni. È un fenomeno che rompe la narcotizzazione perche spesso avvengono scioperi e si costituiscono Commissioni interne. Nel gennaio 1970 a Frosinone il PCI tiene la prima Conferenza operaia per esaminare la situazione scaturita dalle nuove realtà e stabilire nuovi contatti. Nel marzo del 1970 a ridosso dell’arrivo della FIAT la federazione del PCI di Frosinone organizza una iniziativa a Cassino. E’ una delle prime risposte ad una situazione che vede una crescita disordinata, senza regole non influenzata dal movimento operaio e dalle proposte del PCI. A giugno si tengono le elezioni per i Consigli Regionali a statuto ordinario.
Senza entrare nel merito di tutti questi passaggi ed avvenimenti una sintesi può essere rilevata. Nel momento stesso in cui il movimento contadino non mostra segnali di presenza e proposta, la crescita industriale è eccezionale. Tale situazione sarà determinante negli avvenimenti successivi
.
Velocemente intendo evidenziare quanto avveniva nell’interno del PCI. All’indomani dell’elezione a segretario di Ignazio Mazzoli il 9 gennaio 1971fca 350 min vengono presi provvedimenti organizzativi riguardanti l’Alleanza contadini, la CGIL e per lo stesso partito. Con nettezza il nuovo segretario pone l’obbiettivo che il partito dovrà essere un partito di operai e non più di contadini ma più in generale costituisce il tentativo per fronteggiare il mito dell’industrialismo e lo strapotere democristiano nella politica delle assunzioni. Sempre nel 1971 il PCI tiene Conferenze operaie ad Isola del Liri per esaminare la condizione dei cartai e in autunno con ad Anagni con Fernando di Giulio. A Ceccano si avvia una politica per la difesa dell’ambiente contro le porcilaie e per il risanamento del Sacco. Lo strumento è costituito dalla Tenda Rossa.

L’attenzione verso l’industrializzazione e il rapporto che il partito comunista deve tenere con essa, dunque, diventano continui e centrali. Questo è il periodo in cui viene realizzato il rafforzamento di quello che veniva chiamato Tessuto Democratico: CNA, Confesercenti, Lega delle Cooperative, ARCI. Viene posto inoltre l’obiettivo della creazione di organizzazioni di partito nell’interno dei posti di lavoro e con il passare del tempo si ottengono anche dei risultati (Fiat, Videocolor, Enel ecc). In questi anni per il PCI diventano chiari i limiti, ma sono anche sempre più crescenti i momenti di presenza, di proposta e legame con i cittadini

La linea del PCI sosteneva la necessità di saldare l'industrializzazione allo sviluppo dell'agricoltura. Questo obiettivo in quel periodo faceva parte della linea politica ma non fu vincente anche perché come è stato indicato non esisteva un movimento contadino che spingesse in tale direzione.
Infine c’è da ricordare che come strumento decisivo per la realizzazione delle infrastrutture nell’interno dell’Area venne creata la SAIF, una società a capitale maggioritario dell’Area industriale stessa. La Saif non faceva gare d’appalto per realizzare le opere. Le faceva direttamente. Francesco Battista, presidente del dell’Area Industriale era presidente anche della Saif. Il controllore era anche controllato. Se si considera che nell’interno dell’assemblea generale dell’ASI la DC aveva la maggioranza si può immaginare la mancanza di trasparenza e l’inesistenza di un confronto.

La politica dell’industrializzazione non ebbe mai una sede istituzionale, non ci fu mai un luogo dove decidere. Era nel Direttivo dell’ASI che si decideva. Un Direttivo nel quale tutte le forze del centro sinistra esclusero la partecipazione della componente comunista.
Le posizioni dunque si confrontavano, raramente, solo nelle piazze. Un momento di vero e proprio confronto lo avemmo solo in Consiglio Provinciale nella seduta del 3 maggio 1973. L’ordine del giorno era impegnativo "Assetto territoriale regionale e provinciale ed i problemi ad esso connessi". In tale seduta, legata anche all’approvazione del Piano Regolatore dell’Area Industriale da parte della Regione Lazio, noi del PCI sostenevamo d’accordo con il PSI, il PRI e la Regione Lazio, la riduzione di 1.000 ettari da destinare all’industria a favore dell’agricoltura e di interventi ad essa collegati. In quella occasione non ci limitammo solo a questo perché ponemmo la necessità che lo sviluppo industriale non avesse una linea verticale ma anche orizzontale supportato da assetti viari che dal Tirreno arrivassero all’Adriatico, a cominciare dalla realizzazione della Sora-Frosinone. Chiedevamo interventi per modernizzare l’agricoltura con una moderna politica di trasformazione e conservazione dei prodotti e la realizzazione del Mercato ortofrutticolo a Fondi. Volevamo l’istituzione delle Università di Cassino, Tor Vergata e della Tuscia. La nascita di comparto elettronico sulla Tiburtina. Il potenziamento dell’ospedale di Cassino. Inoltre con forza chiedevamo di scongiurare l’inurbamento attorno a Piedimonte San Germano, richiesto dalla Fiat. Al contrario noi chiedevamo la realizzazione di Case Popolari nei paesi da dove venivano gli operai, a cominciare dalla Valle di Comino e una politica per il trasporto pubblico attraverso la realizzazione di un Consorzio regionale.

Termino questa breve spero utile illustrazione ricordando che l’assassinio di Moro nel maggio 1978 riportò indietro gli assetti politici. Ma questa è un’altra, più inquietante storia.

 

Il video della presentazione

 

 

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UIL: Dinamiche imprenditoriali e lavoro in Ciociaria

UIL. SINDACATI

Anita Tarquini (Uil Frosinone): “Timidi segnali di ripresa che stanno per essere vanificati dall’attuale situazione internazionale”

UilFrosinone 350 minQuali sono state le dinamiche imprenditoriali e le ricadute sul mondo del lavoro in Ciociaria nel 2021? Quante aziende attive, quanti posti di lavoro? Quali i comparti in crescita? Domande alle quali risponde il dossier della Uil del Lazio e dell’Istituto di ricerca Eures che la Uil di Frosinone ha elaborato concentrando l’attenzione sulla sua provincia.
Al 31 dicembre dello scorso anno nel nostro territorio sono stati censiti 168400 occupati. Erano 157100 nel 2020 e 152400 nel 2019. “Un numero che indica un lieve dinamismo del territorio – dice Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone - e che trova conferma nelle ore di cassa integrazione concesse: oltre ventisei milioni nell’anno dell’esplosione della pandemia, 19 milioni lo scorso anno. L’attuale crisi internazionale, l’aumento delle fonti energetiche, si abbattono adesso su questi dati rischiando di mandare in fumo risultati che fino a pochi mesi fa sembravano tratteggiare la linea per la ripresa economica post pandemia”.
Tornando al dossier dell’Eures, notiamo che imprese registrate a fine dello scorso anno sono state 49219, erano 48639 nel 2020. Il maggiore contributo all’incremento arriva dal settore delle costruzioni - sostenuto dal programma 110 per cento - che con 7.467 attività economiche ha registrato un incremento del 3,5 per cento sul 2020. In crescita anche le imprese dei servizi (da 13.939 a 14.261), mentre è proseguita anche nel 2021 la riduzione delle attività agricole, in calo dell’1,2 per cento (da 5.570 a 5.501).
Coerentemente alla dinamica imprenditoriale, anche sul fronte lavorativo i risultati sono stati positivi: nel 2021 i lavoratori della nostra provincia sono aumentati di 11mila unità, con un relativo tasso di occupazione del 54,8 per cento. La crescita è ascrivibile soprattutto all’edilizia, che – con 12,6 mila occupati nel 2021 – ha pienamente compensato le perdite subìte nell’anno precedente. In crescita anche i lavoratori dei servizi, con l’eccezione del commercio (-3,2%; da 24,5 mila a 23,7 mila unità), mentre risultano in calo quelli dell’agricoltura (-32,9%, da 1.600 nel 2020 a 1.100 nel periodo successivo) e del manifatturiero (-4,2%; da 41,4 mila a 39,7 mila unità).
“Sono oltre ventimila le donne e gli uomini che a fine dello scorso anno cercavano senza successo un lavoro in Ciociaria - aggiunge l’esponente sindacale – mentre gli inattivi (coloro i quali non fanno parte delle forze di lavoro) sono stati 115mila”.

Uno sguardo infine all’export. Dal dossier si scopre che in Ciociaria nei primi 9 mesi del 2021 le vendite all’estero hanno raggiunto i 4,9 miliardi di euro, un valore che mostra un primo parziale recupero rispetto alla forte flessione registrata nel 2020, quando l’emergenza pandemica aveva ridotto le esportazioni dell’11,5 per cento sull’anno precedente. Ma tuttavia, si tratta di un valore decisamente inferiore rispetto a quello osservato su scala regionale, dove al contrario tra gennaio e settembre 2021 le vendite all’estero sono cresciute del 10,9 per cento.
“I calcoli dell’Istituto di ricerca Eures – conclude Tarquini – ci dicono che la crisi innescata dall’emergenza sanitaria non è ancora alle spalle. Sebbene il nostro territorio abbia reagito meglio rispetto ad altri, i risultati su scala regionale sono stati disastrosi. Basti pensare che a fronte di una perdita di quasi 75 mila lavoratori tra il 2019 e il 2020, nel 2021 si è registrato un recupero di sole 7mila unità. E se a tutto ciò aggiungiamo le ricadute dell’attuale situazione internazionale, il rischio concreto che si ritorni indietro nel tempo come un interminabile gioco dell’oca è concreto”.

 

FROSINONE 25 MARZO 2022

 

 

 

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L’ecologia di facciata è il veleno della Ciociaria

AMBIENTE

La Ciociaria, se si parla d’inquinamento è purtroppo sempre coinvolta

di Sara Liburdi
fiumecosa 350 minL’inquinamento rappresenta una delle piaghe del ventunesimo secolo. Rappresenta un’alterazione dell’ambiente legata all’impatto antropico determinata dal rilascio di sostanze nocive definite inquinanti.

L’inquinamento lascia un segno, nella maggior parte dei casi indelebile, in un contesto naturalistico, può portare a danneggiamenti, impatto sulla vita e sulla sua qualità ed influire in maniera decisiva sui vari cicli biologici che determinano l’equilibrio naturale dei nostri ecosistemi.

La Ciociaria quando si parla del tema dell’inquinamento è, purtroppo sempre coinvolta. L’inquinamento interessa i maggiori corsi fluviali come il Sacco, il Liri e il Cosa, e le discariche continuano ad aumentare di numero e volume e irradiano il territorio di odori nauseabondi.

L’ambiente è sempre presente nelle promesse elettorali, nei discorsi dei vari politicanti del territorio, ma quando poi si arriva al momento dei fatti, sono veramente pochi gli interventi che vengono eseguiti per risollevare la situazione. Oltre alle problematiche legate agli scarichi industriali, alle varie emissioni in atmosfera, si pone sempre maggiore attenzione sul rilascio di pesticidi e diserbati nelle acque, che sta andando a creare un vero e proprio ecosistema avvelenato.

L’intervento ambientale richiede costanza e tempo, la bonifica di un’area contaminata richiede anni e fondi ingenti e non può essere mai trascurata. La questione dell’inquinamento nel nostro territorio continua a pesare ogni anno di più e ci riguarda tutti. Perché ognuno di noi sente i cattivi odori e vede pesci morti sulle rive dei fiumi a causa delle tossicità delle acque.
Per non parlare dell’aumento di patologie legate all’inquinamento, ogni anno si registrano sempre più casi di problematiche respiratorie e tumorali.

Le istituzioni dovrebbero cercare di distaccarsi dal concetto di “greenwashing”, un neologismo derivante dall’inglese, che possiamo tradurre come ambientalismo o ecologismo di facciata. Dove si illude l’opinione pubblica con parole, campagne e pubblicità, ma al momento dei fatti non si riscontra nessun risultato. Ognuno di noi è un abitante della Terra in cui viviamo e sta a noi decidere e direzionare il futuro di essa.

 

 

 

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Ambiente: Parliamo d'inquinamento, in Ciociaria, non di ricette

AMBIENTE LAZIO

La sferzata di Sacco: “Altro che festival!”

giuseppe sacco 380 minMentre il Consigliere Mauro Buschini avvia un tour che chiama "Festival per l'Ambiente", parlando di spreco alimentare da un video su Facebook e presenta un cuoco, il Sindaco di Roccasecca prova a richiamarlo alla realtà della sua e della nostra terra. Ne dà ampia cronaca "leggocassino.it" di cui riportiamo il testo a partirfe dall'eloquente titolo. (IM)

La sferzata di Sacco: “Altro che festival!”
POLITICA – Il sindaco di Roccasecca a testa bassa contro il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “L’associazione Fare Verde ha messo il dito nella piaga”. Ecco di cosa si tratta.

“L’ironica assegnazione del premio ‘Gnomo per l’Ambiente’ da parte di Fare Verde al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti non è cosa divertente. Perchè l’associazione provinciale ha messo il dito nella piaga”.

A parlare è il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che argomenta: «Senza voler fare alcuna strumentalizzazione politica ma semplicemente evidenziando quello che accade nel nostro territorio, è bene che i cittadini sappiano alcuni passaggi inerenti la gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone ed in particolar modo quello che è accaduto con la discarica di Roccasecca.

Ed è bene che i cittadini sappiano l’atteggiamento che proprio la Regione ha assunto in questa vicenda. Infatti:

1) La Regione Lazio non ha mai riscontrato le reiterate richieste di revoca dell’autorizzazione rilasciata alla Mad avanzate dal comune di Roccasecca dopo la famosa vicenda giudiziaria e che mettevano in evidenza tutte le incongruenze sul procedimento autorizzatorio del V bacino per il quale tutti gli enti seduti al tavolo della conferenza dei servizi avevano dato parere negativo;

2) Non ha mai riscontrato le richieste di revoca dell’autorizzazione dopo che il Comune aveva messo in evidenza l’abbancamento dei rifiuti non autorizzato che avrebbe certificato l’Arpa. In pratica, il Comune di Roccasecca, dal 25 marzo 2021 ha reiteratamente sollecitato la regione Lazio ad intervenire ed approfondire.

3) Il Comune di Roccasecca dopo aver appreso dell’abbancamento dei rifiuti non autorizzato ha richiesto l’intervento della Regione Lazio per verificare eventuali problematiche sul profilo statico di quella collina di rifiuti che ricade a ridosso di un fiume e di una strada provinciale.

Anche su questo tutto tace.

Non solo, la Regione sembra non abbia ancora nemmeno preso atto della rinuncia del gestore ad esercire la discarica ed all’autorizzazione del V bacino. E ciò a differenza di quanto è accaduto con altri procedimenti autorizzatori attenzionati dopo le note vicende giudiziarie.

Insomma, ad oggi, nessun riscontro documentale, né tantomeno una rassicurazione da parte di chicchessia, anche solo per informare il territorio delle criticità emerse negli ultimi mesi.

Ed a prescindere dal principio di lealtà e collaborazione che dovrebbe contrassegnare il rapporto tra Enti che in questo caso sembra dimenticato, il reiterato silenzio da parte della Regione che non ha mai cercato nemmeno un contatto con il Comune piu umiliato e vessato da queste vicenda, è la cosa piu sconcertante e sconfortante che registriamo.

Silenzio al quale si sono tristemente uniti tanti consiglieri di maggioranza eletti anche con i voti di questo territorio.

Anzi, il fatto che proprio in questi giorni qualche esponente politico ciociaro che siede tra i banchi della maggioranza proprio in Regione, abbia organizzato un festival sull’ambiente senza coinvolgere amministratori o semplici ambientalisti che da anni portano avanti questa battaglia su questo territorio a sud della provincia è indicativo di come stanno realmente le cose».

 

 

 

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UIL: Il mercato del lavoro in Ciociaria al tempo del Covid

 

 “Crescono gli occupati ma sale il divario di genere. Più disoccupazione tra i giovani”

UilFrosinone 350 minFrosinone e la sua provincia chiudono il 2020 con 161mila occupati. Un numero in crescita di seimila unità (pari al 3,9 per cento) rispetto al 2019, quando i lavoratori e le lavoratrici avevano raggiunto le 155 mila unità. Sembra una piccola isola felice quella che emerge dal dossier che la Uil del Lazio e l’Istituto di ricerca Eures hanno realizzato su dati Istat per analizzare il mercato del lavoro nel Lazio al tempo della pandemia e che la Uil di Frosinone ha approfondito focalizzandosi sulla Ciociaria. Ma il rischio che la felicità sia sfuggente è concreto. Su scala regionale la pandemia ha infatti falcidiato 47mila posti di lavoro: per ritrovare una contrazione simile bisogna riportare indietro le lancette del tempo di ventisette anni, quando nel lontano 1994 si registrarono 49mila occupati in meno rispetto al 1993.

Escluso il frusinate, gli altri territori del Lazio hanno pagato pesantemente le chiusure, le zone rosse e le altre misure studiate per frenare la corsa del virus. I numeri sono impietosi: -2,8 per cento gli occupati nella Capitale, -1 per cento a Rieti, -0,6 a Latina e -0,3 a Viterbo. Sono state le donne ad essere più investite dall’onda lunga innescata dal covid: in tutta la regione si sono registrate 33mila lavoratrici in meno rispetto al 2019.

“Il gender gap è aumentato ovunque - spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone - ma da noi il divario di genere ha raggiunto il valore più alto del Lazio. Il tasso specifico di occupazione tra gli uomini ha raggiunto il 64,4% contro il 36,6% delle donne, con uno scarto di quasi 28 punti, peraltro in aumento di 2,4 punti percentuali sull’anno precedente”.

La ripresa occupazionale della Ciociaria è stata trainata dall’agricoltura (+14,3%) e dall’industria “in senso stretto” (+20,5%), che è riuscita così a compensare il drastico calo subito dall’edilizia (-19,7%). Segno più anche per il terziario (1,2%). SfogliandoAnita Tarquini 350 min il dossier si scopre poi che tra il 2019 e il 2020 i disoccupati di Frosinone e provincia sono diminuiti del 20,9%, passando da 25.800 a 20.400, con un calo di ben il 36,8 per cento. “Un dato che richiede attenzione - sottolinea Tarquini – perché il nostro territorio conta anche un numero molto elevato di inattivi, pari a 133 mila unità, assegnando alla Ciociaria (escludendo la provincia di Roma) il negativo primato di territorio con il più alto numero di donne e uomini che non hanno lavorato né cercato un’occupazione durante il 2020, in larga misura perché sfiduciati sulle possibilità di trovarlo”.

C’è poi la disoccupazione giovanile, salita a livello regionale al 32,2 per cento, con 2,6 punti percentuali in più rispetto al 2019. “E che tra Frosinone e provincia - prosegue l’esponente sindacale - è cresciuta del 2,9 per cento, passando da un anno all’altro dal 29,3 al 32,2 per cento. Altro campanello di allarme sono le ore di cassa integrazione: tra ordinaria, straordinaria e in deroga, sono state concesse quasi 27 milioni di ore di Cig che hanno messo al riparo dal licenziamento più di 15mila tra lavoratrici e lavoratori. E infine ci sono le richieste per accedere al reddito di cittadinanza. Oltre 30mila ciociari ne hanno percepito almeno una mensilità”.

“I numeri della Ciociaria che emergono dal dossier - conclude Tarquini - devono essere il punto di partenza per ricostruire il futuro, il dopo pandemia. Se la vocazione manifatturiera del territorio e la specializzazione di alcuni comparti ha permesso all’economia della provincia di resistere alle ricadute economiche dell’emergenza sanitaria, è evidente che su questi settori vanno concentrati gli sforzi affinché diventino sempre più innovativi e quindi competitivi. Un esempio concreto è il settore chimico farmaceutico, che è già in grado di produrre i vaccini anticovid. Un settore che, con oltre 4,4 miliardi di euro di esportazioni, rappresenta i due terzi delle vendite all’estero della provincia, contribuendo per il 40 per cento all’export settoriale della regione (per il 55,8% generato dalla vicina Latina). E se la pandemia ha penalizzato i giovani e le donne, è altrettanto evidente che su loro bisognerà concentrare gli sforzi per assicurare un futuro dignitoso a migliaia di persone. Il rischio che non possiamo correre è di sedersi su risultati parziali che però non assicurano una crescita economica strutturale”.

 

 

 

 

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Tarquini (Uil Frosinone): “Ciociaria terza provincia per contagi..."

Sindacati. UIL Frosinone

Infortuni Covid sul lavoro. Tarquini (Uil Frosinone): Numeri inquietanti nell’ultimo trimestre

UilFrosinone 350 minPer capire quanto il virus possa incidere sulla qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro territorio può aiutare un numero: 471. Tanti sono stati i contagi da covid nel 2020 contratti nella Ciociaria lavorando. I numeri emergono dall’approfondimento che la Uil di Frosinone ha realizzato - elaborando i dati Inail - per fare il punto su questa specifica tipologia di infortuni durante la pandemia. “Lo scenario del nostro territorio - spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone - è inquietante: se a fine ottobre erano 185 le denunce per infezione covid, a fine novembre le stesse erano cresciute fino a 365, per poi sfondare ampiamente le quattrocento unità a fine dicembre. Praticamente stiamo parlando di 286 contagi certificati nell’ultimo trimestre, che sommati a quelli dei periodi precedenti corrispondono al 6,4 per cento di tutti quelli registrati nel Lazio”.

Da gennaio a dicembre 2020 all’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro sono arrivate infatti dalla nostra regione 7381 segnalazioni di infezioni covid, 28 quelle divenute mortali. Due di queste sono avvenute nella nostra provincia, altrettante nel territorio pontino, 23 a Roma e una nell’area reatina. Infermieri, medici operatori socio sanitari e socio assistenziali sono state le professioni più colpite dal virus.

“Tornando alla Ciociaria - prosegue l’esponente sindacale - dal nostro approfondimento emerge che nel corso delle due ondate pandemiche le più esposte alle infezioni di origine professionale causate dal nuovo coronavirus sono state le donne con 296 infortuni censiti, 214 tra gli uomini. La fascia di età con più casi (210) è stata quella tra i 50 e i 64 anni, 179 gli eventi registrati invece tra i trentacinquenni e i quarantanovenni. Mentre le infezioni tra gli under 35 sono state 83, 12 tra gli over 64”.

“La nostra area si colloca al terzo posto per contagi accaduti sul posto di lavoro - conclude Tarquini - dopo Roma con 5863 casi,Anita Tarquini 350 min Latina (487) e prima di Viterbo (316) e Rieti (244). Focalizzandoci per un attimo sulla zona a sud di Roma, notiamo come i territori del pontino e della Ciociaria da gennaio a dicembre abbiano insieme registrato 958 denunce, mentre quelli a nord della Capitale, ovvero la Tuscia e il reatino, 560 segnalazioni. E’ molto probabile che questi numeri siano destinati a crescere per effetto del loro consolidamento. Va poi aggiunto che molte persone sfuggono alle statistiche ufficiali perché non assicurate Inail. Ma è fin troppo chiaro che in questo periodo di emergenza sanitaria lavoratori e lavoratrici stiano pagando un conto salatissimo. E questo deve spingere tutti noi del sindacato a chiedere al governo il rispetto della salute e della sicurezza sul lavoro implementando le misure di tutela. Serve quindi un salto culturale, che la Uil in tutte le sue articolazioni, dal nazionale al regionale, fino ai territori, vuole contribuire a realizzare per ridurre il più possibile i rischi che le persone si ammalino di lavoro e che di lavoro possano morire”.

 

 

 

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In Ciociaria il titolo italiano di trampolino elastico degli Allievi-1

Notizie sportive

Leonardo De Pastena riporta in Ciociaria il titolo italiano degli Allievi-1 di trampolino elastico

di Tommaso Cappella
De Pastena e Tiziana Cerroni CeccanoAncora una volta l’Acrobatic Sport porta in Ciociaria il titolo italiano, categoria Allievi1 di trampolino elastico federazione ginnastica, grazie alla vittoria di Leonardo De Pastena il quale, già nella qualificazione interregionale, si era imposto al vertice della classifica. L'allievo, allenato da Tiziana Cerroni e dal suo staff, composto da Riccardo De Pastena e Loredana Masi, porta a casa un risultato importante a dimostrazione che la società ormai, al decimo anno di fondazione e con una nuova spettacolare palestra nel Comune di Prossedi, sforna piccoli talenti e piazza a livelli nazionali atleti di alto livello. Nella finalissima in un parterre senza pubblico, distanziati e turni con ingressi contingentati, non è stato facile per il giovane Leonardo, classe 2011. Partito in leggero svantaggio, dopo un errore all'ultimo salto del suo esercizio obbligatorio, è riuscito a non perdere la concentrazione per il successivo. Un libero che gli ha permesso di salire sul gradino più alto del podio. Con le nuove regole per il Covid-19 e tempistiche ridotte dai successivi turni, la società organizzatrice ha preferito non procedere alla premiazione con la tanto attesa medaglia e inno nazionale a dimostrazione, che purtroppo il Covid-19 ha imposto regole molto rigide che cambiano profondamente anche il modo di gareggiare. Sempre nella stessa gara anche le ragazze junior si sono piazzate in finale con Arianna Marcoccia classificatasi al 6° posto, Veronica Iannarilli all’8°, Rachele Compagnone al 12°, mentre Aurora De Santis ha ben figurato alla sua seconda gara gold nella classifica interregionale.

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