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Riccardo Mastrangeli e Gaetano Ambrosiano in conferenza stampa insieme

CAPOLUOGO - VOTO 2022

Dichiarazione di Ivano Alteri

IvanoAlteri 350 minDopo aver abbandonato Articolo Uno, Gaetano Ambrosiano ora abbandona anche il centro sinistra e passa all’area avversaria. E allora si rischia di essere travolti dall’amarezza e dallo sdegno.

Mi chiedo cosa possa provare una qualsiasi persona, politicamente attiva o semplice cittadino, di destra o di sinistra, ad assistere ad uno spettacolo tanto indecoroso, quale quello della conferenza stampa tenuta da Riccardo Mastrangeli con lo stesso Ambrosiano.

Tuttavia, non hanno l’esclusiva dello scarso decoro. Perché sia il centrodestra, sia l’indecifrabile “campo largo”, stanno dando il peggio di sé nell’accaparrarsi i transfughi dell’una e dell’altra parte, con chissà quali interessi in ballo, in una indecente transumanza di ceto politico da far disperare. Non dimentichiamo, infatti, l’ingresso nello stesso “campo largo”, con candidato sindaco Marzi, del Polo Civico ancora oggi nella giunta del leghista Ottaviani.

Quali coalizioni potranno venirne fuori? Quali amministrazioni potranno mai mettere in piedi se dovessero vincere le elezioni? Quali impegni potranno mai mantenere, con quale coesione, con quale determinazione? Con quale energia?

La coalizione del Nuovo Centrosinistra, ottimamente rappresentata dal candidato Sindaco Vincenzo Iacovissi, è nata esattamente per opporsi senza se e senza ma a questa deriva traversalista senza dignità politica. Lo ha fatto con estrema coerenza da quando è sorta già dal 2021, nonostante le campagne mediatiche di denigrazione, per offrire ai cittadini una solida alterativa alla degenerazione in corso, per cambiare profondamente la città, per ridare onore e dignità alla politica e ai suoi attori.

Sono convinto che i cittadini di Frosinone non si faranno scappare questa occasione di riscatto.

Frosinone 23 aprile 2022

Ivano Alteri
(Coordinatore del Nuovo Centrosinistra e della lista politica Il Cambiamento)

 

 

 

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La Conferenza di Servizi per l'autorizzazione del Biodigestore di Anagni

BIODOGESTORE DI ANAGNI

Commento al verbale della conferenza di servizi del 6 aprile 2022

Biodigestore 390 FrosinoneToday min minLa 2° Conferenza di Servizi del 6 aprile, convocata per il procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale ( AIA) richiesta dalla Società Energia Anagni srl per l’impianto di un Biodigestore in località Selciatella di Anagni srl, ha posto in evidenza alcuni importanti carenze nelle documentazioni presentate o documentazioni ancora insufficienti rispetto a quelle richieste nella precedente Conferenza.
Partecipavano in modalità telematica i rappresentanti della Regione Lazio, della Società proponente, del Comune di Anagni, della Provincia di Frosinone e, come uditori, i rappresentanti delle
Associazione e dei Comitati, dei Sindacati e il Consigliere regionale Marco Cacciatore.
Gli Enti e la Società convenuti hanno dichiarato che risponderanno alle integrazioni richieste dall’Autorità competente e, in particolare, la Società Energia Anagni, ha chiesto un rinvio per fornire i chiarimenti /integrazioni richiesti, ma nel verbale manca il termine della ricezione delle integrazioni/chiarimenti che la Regione non ha fissato, anche se glielo abbiamo chiesto.

La Provincia ha ribadito il parere non favorevole all’ impianto, allo stato attuale delle criticità evidenziate, mentre il Comune di Anagni ha presentato il parere non favorevole all’impianto, relativo ad aspetti urbanistici e, come dichiarato dal Sindaco in Consiglio Comunale e in una nota inviata ad anagnia.com, ha presentato una relazione medico-sanitaria, una relazione tecnico - scientifica, una relazione urbanistica.

Il punto dolente della questione resta innegabilmente il parere sanitario, di competenza del Sindaco di Anagni, che è un atto procedurale pertinente, mentre la relazione dell’Associazione Medici di Famiglia per l’ Ambiente è una consulenza privata che non ha valore amministrativo.
Il nostro Coordinamento Ambientale, per esempio, ha allegato note di organismi pubblici alle Osservazioni presentate dallo Studio Legale Gattamelata e associati, che attualmente difende il Coordinamento stesso, costituito da Anagni Viva, Diritto alla Salute DAS, Comitato Residenti Colleferro, Rete per la Tutela Valle del Sacco, nel ricorso al TAR vs la Regione Lazio.
Lo stesso Dirigente della Conferenza, Autorità competente AIA, alla precisa domanda del rappresentante del nostro Coordinamento Ambientale, ha risposto che il Sindaco ha allegato una nota che non è il parere sanitario che si ha quando il Sindaco controdeduce i pareri di ARPA e ASL.

Il Parere Sanitario del Sindaco è strettamente legato alla tutela dell’ ambiente, si richiama al principio di precauzione ambientale (previsto dalla normativa europea) e risponde al suo ruolo di massima Autorità di tutela della Salute Pubblica. Nel caso il Sindaco dovesse esprimere un parere negative, si bloccherebbe il rilascio dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale e il procedimento verrebbe rinviato all’ intesa Governo-Regione che, se non raggiunta, comporterebbe un’apposita deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Ci sembra dunque necessario che il Sindaco vada oltre il documento presentato dall’Associazione Medici di Famiglia per l’ Ambiente, che riferisce i dati scientifici relativi all’incidenza dell’inquinamento su molte gravi patologie in preoccupante crescita nel nostro territorio, e presenti il Parere Sanitario dovuto sulla grave crisi ambientale nella Valle del Sacco, nonostante la posizione della ASL, finora ferma nella posizione del silenzio/assenso.

Il Parere Sanitario è distinto e diverso rispetto ad altri documenti di Associazioni ed Enti preposti alla tutela della salute e dell’ambiente e renderebbe convincente e chiaro il NO dichiarato dal Sindaco e dal Consiglio Comunale al Biodigestore. Un NO che ora è oggettivamente debole e incerto perché non viene esercitata di fatto la funzione di Autorità sanitaria preposta alla Tutela della Salute pubblica.

Il Parere adeguatamente motivato da elementi che dimostrino la presenza di problematiche sanitarie, deve essere ovviamente esercitato, altrimenti non si potrebbe sapere se quelle problematiche esistano o meno!

In conclusione, noi rileviamo che nella documentazione complessiva finora presentata alla Regione mancano:
- il nulla osta ASI riguardo all’ assegnazione dell’ Area e il relativo parere del Comune nonostante Energia Anagni asserisca di avere l’ affidamento del lotto.
- il nulla osta per l’ autorizzazione sismica, considerando che Anagni è classificata zona sismica 2b e proprio l’ 11 aprile scorso si è verificato un terremoto di magnitudo 3.4 nell’ area a sud est di Roma che è stato avvertito anche ad Anagni.

Infine la Regione ha assicurato il coinvolgimento di Arpa Lazio tramite la convocazione di uno specifico Tavolo Tecnico a supporto dell’ autorità competente, per definire tutte le questioni in
sospeso e chiudere il procedimento. La prossima Conferenza sarà pertanto decisoria.

23.04.2022

IL COORDINAMENTO AMBIENTE DI ANAGNI E COLLEFERRO
LE ASSOCIAZIONI:
ANAGNI VIVA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO, DIRITTO ALLA SALUTE, RETUVASA,

 

Le associazioni Anagni Viva, fondata nel 1998 e Diritto alla Salute(DAS), fondata nel 2004, si occupano di sanità, ambiente, patrimonio storico-artistico, scuola pubblica e decoro cittadino.
Attualmente sono impegnate, insieme alle associazioni Retuvasa e
Comitato dei residenti di Colleferro, in complesse e costose vertenze legali contro le autorizzazioni concesse dalla Regione Lazio alle lavorazioni di rifiuti che si vogliono sviluppare nel territorio di Anagni, quali il Biodigestore e la produzione di Gres porcellanato con l’utilizzo di scorie provenienti dall’inceneritore di San Vittore. Gravando di un ulteriore carico inquinante il nostro territorio.

Sostenere le attività e contribuire alle spese delle Associazioni Anagni Viva e Diritto alla Salute è semplice:
Si può farlo versando un’offerta in denaro sull’IBAN n. IT 96 X08 344 7429000000 184 8050 intestato all’Associazione “ Anagni Viva ” presso
BancAnagni, con causale NO al Biodigestore;
oppure destinando il 5xmille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) all’atto della compilazione della dichiarazione dei redditi alla Associazione di volontariato DIRITTO ALLA SALUTE, firmando l’apposito riquadro che figura sui modelli di dichiarazione e scrivendo il codice fiscale dell’Associazione DIRITTO ALLA SALUTE che è: 92034880606.
Si può anche contribuire direttamente con una somma in denaro contante che verrà presa in consegna da un nostro incaricato che provvederà a rilasciare una regolare ricevuta.
Per ulteriori informazioni telefonare al n.3930723990.

 

 

 

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Serve una nuova Conferenza sulla sicurezza europea

CRONACHE&COMMENTI

La nuova Conferenza dovrebbe essere un modello anche per il resto del mondo

di Aldo Pirone
Accordi di Helsinki 1975 minL’obiettivo principale e urgente del momento è quello del cessate il fuoco in Ucraina e di trattative di pace risolutive del conflitto in corso. Una guerra scatenata dall’aggressione di Putin e non giustificata dagli errori pur gravi e miopi precedenti compiuti dagli occidentali americani ed europei: espansione della Nato a est che ha stimolato il risveglio del nazionalismo grande russo.

Appare sempre più evidente, però, che la soluzione della guerra ucraina non possa prescindere da un accordo complessivo sulla sicurezza in Europa che, finalmente, metta ordine e fine al periodo seguito all’implosione dell’Urss e all’avanzata a est della Nato.

Nel 1975 ci fu  sulla sicurezza in Europa che fece il punto sullo stato del nostro continente, riconoscendo i confini e gli stati (Rep. Federale di Germania e Repubblica federale Tedesca) scaturiti dalla seconda guerra mondiale. Quella Conferenza era stata sosla Conferenza di Helsinkitanzialmente preparata dall'Ostpolitik del socialdemocratico Willi Brandt. All’evento parteciparono tutti gli Stati europei di allora, meno l’Albania e Andorra, più gli Usa e il Canada. Si svolse, inoltre, fra luglio e agosto un paio di mesi dopo il tracollo americano in Vietnam. I princìpi concordati furono: 1) Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità; 2) Non ricorso alla minaccia o all'uso della forza; 3) Inviolabilità delle frontiere; 4) Integrità territoriale degli stati; 5) Risoluzione pacifica delle controversie; 6) Non intervento negli affari interni; 7) Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo; 8) Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli; 9) Cooperazione fra gli stati; 10) Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.

Allora, qualche commentatore osservò che l’Urss di Breznev cercava la sicurezza mentre gli Stati Uniti pensavano ai diritti umani come elemento scardinante del Patto di Varsavia. Tuttavia, tra non pochi scossoni, dentro il Continente (l’avvento di Solidarnosc in Polonia, piazzamento dei missili SS 20 sovietici e risposta con i Cruise e i Pershing della Nato) e fuori (rivoluzione sciita in Iran, intervento sovietico in Afghanistan e in Africa, continuazione del conflitto israelo-palestinese, avvento della Thatcher in GB e di Reagan in Usa) quell’assetto resistette fino all’implosione dell’Urss. Poi, cominciò un'altra storia a est, nei territori del socialismo realizzato e nel mondo.

La guerra in Ucraina rende evidente la necessità di una nuova Conferenza sulla sicurezza europea che prenda atto della situazione cambiata nell’ultimo trentennio. È una consapevolezza proveniente da più parti.

Quali potrebbero essere i princìpi e i beni che tali assise dovrebbe assicurare agli europei? La sicurezza per tutti gli Stati basata sul diritto alla sovranità e all’indipendenza di ciascuno, indipendentemente dal proprio regime interno.

I partecipanti potrebbero essere più o meno gli stessi sotto il patrocinio dell’Onu.

Si dice che la guerra scatenata da Putin abbia effetti non solo europei ma mondiali. La nuova Conferenza europea dovrebbe essere - quando e se andrà in porto assicurando i beni di cui sopra che sono inseparabili dalla pace - un modello anche per la sistemazione dei conflitti aperti nel resto del mondo: sia quelli di guerra guerreggiata sia quelli che lo potrebbero divenire.

L’Unione europea dovrebbe essere in prima linea nel postulare la necessità di una nuova Conferenza europea sulla sicurezza. Se si limita solo all’inasprimento delle sanzioni, non solo economiche, all’invio di aiuti militari ai resistenti ucraini e alla doverosa assistenza ai profughi – com'è stato ribadito nel vertice di Bruxelles di venerdì scorso - non si va lontano.

Soprattutto non si va verso una pace duratura.

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Dalla Conferenza di Rio alla COP26: la storia a tappe del negoziato climatico*

STORIA CULTURA SOCIETA'

Da mesi escono articoli, servizi, interviste, appelli che riguardano la 26ª COP

fumi inquinanti2021 11 17 650 min

di Valerio Calzolaio da Malacoda
La ventisiesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, csvolta a Glasgow dal primo al dodici novembre 2021. Del resto, Malacoda da sempre pubblica ogni settimana vari pezzi dedicati ai cambiamenti climatici antropici globali, ai loro complessi e articolati effetti, alle politiche di mitigazione e adattamento, agli scenari per il futuro, talvolta con una minuzia di informazioni e dati che lo rendono in materia (e non solo) una delle più meticolose e accreditate riviste scientifiche europee. Inutile citare titoli, argomenti e giornalisti, basta scorrere indietro con il cursore o digitare i relativi termini sul motore di ricerca. Può essere forse utile ripercorrere per tempo i precedenti e il contesto dell’appuntamento scozzese che, in realtà, è solo uno dei tanti passaggi di un lentissimo contraddittorio negoziato globale.

1. Una Conferenza delle parti (acronimo Cop) è l’appuntamento periodico cui partecipano gli Stati (le parti) che firmano e ratificano una convenzione dell’Onu per verificare lo stato di avanzamento e i problemi dell’attuazione. L’articolato di un accordo internazionale promosso e gestito dall’Onu contiene inevitabilmente principi, obiettivi e misure non di immediata e scontata realizzazione. Occorre fare spesso il punto, stanziare fondi, sollecitare i ritardatari, valutare intoppi oggettivi, aggiornare il contesto geopolitico, integrare eventualmente i testi. Il processo inizia con l’approvazione nella riunione assembleare dell’Onu in una qualche località, nasce un segretariato specifico, tecnici e diplomatici restano sempre in contatto, i rappresentanti dei governi si vedono poi periodicamente per le decisioni necessarie da prendere insieme, in genere ogni volta in una metropoli di paesi differenti. Le delegazioni governative allargano l’invito poi anche a parlamentari, regioni ed enti locali, esperti, organizzazioni non governative, presenti alla conferenza (anche con eventi paralleli) insieme alle varie strutture Onu interessate e ad altre associazioni internazionali.

2. La Convenzione quadro Onu sui cambiamenti climatici, United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc) è stata firmata a Rio nel giugno 1992 ed è entrata in vigore nella primavera 1994, la prima Cop si è svolta l’anno dopo, già annunciando obiettivi e date delle successive. Si tratta dello storico accordo quadro di tutti i paesi del pianeta per affrontare e ridurre il rischioso processo (molto verificato e attuale) di destabilizzazione traumatica del sistema climatico, avendo riscontrato unanimemente un riscaldamento del pianeta di origine (prevalentemente) antropica e agendo sia sulle cause del rischio (strategia di mitigazione per la riduzione delle emissioni di gas clima alteranti e per utili cambiamenti degli usi del suolo), sia sugli effetti (strategia di adattamento per la riduzione della vulnerabilità ambientale, territoriale e socio-economica ai cambiamenti del clima). Già al momento della firma fu dichiarato che non bastava enunciare un problema condiviso, occorreva determinare misure concrete: bisognava urgentemente ridurre ovunque le emissioni.

La COP25 del 2019

1. La firma del 1992 avvenne in un contesto di molteplici scelte politiche internazionali finalizzate a uno sviluppo meno insostenibile del pianeta. Dopo il Rapporto Brundtland del 1987 e dopo il primo Rapporto degli scienziati sul clima, crollato il muro di Berlino e in via di dissolvimento l’Urss, il 1990 è l’anno in cui l’Onu riuscì a convocare un vertice mondiale su “ambiente e sviluppo”, preparato con un’intensa attività negoziale, proprio sulla base del primo rapporto Ipcc e, dunque, con al centro la questione degli appena certificati cambiamenti climatici antropici globali. Si svolse a Rio de Janeiro nel giugno 1992 con il voto finale su due convenzioni globali (climate change e biodiversity), l’avvio del negoziato su una terza (against drought and desertification, chiuso nel 1994, entrata in vigore nel 1996), l’approvazione dell’agenda sullo sviluppo sostenibile (Agenda XXI). Saltò, invece, a quel tempo, l’ipotesi di una convenzione anche sull’acqua. Tutte le tre cosiddette “convenzioni globali” hanno poi svolto periodiche conferenze delle parti. È in corso in Cina dall’11 ottobre 2021 la Cop15 sulla biodiversità. Anche la convenzione contro la desertificazione è giunta nel 2021 alla quindicesima conferenza delle parti. Di più sono state, inevitabilmente, quelle sul clima, la prossima è appunto Cop26.

2. Le Conferenze delle parti della Unfccc si sono svolte ogni anno per un quarto di secolo, dal 1995 al 2019. I firmatari iniziali erano 165 nazioni, al momento attuale hanno ratificato la convenzione 197 “parti” (Stati) dell’Onu. Cop1 si svolse a Berlino dal 28 marzo al 7 aprile 1995, Cop2 a Ginevra dall'8 al 19 luglio 1996, Cop3 a Kyoto dall’1 al 13 dicembre 1997 (partecipai in rappresentanza del governo italiano, come anche alle successive quattro, poi ad alcune altre con differenti mandati, parlamentari o regionali o Onu, come anche alle Cop delle altre convenzioni globali in quei decenni). Dopo di allora, con rarissime eccezioni, è stato novembre il mese più interessato dalle circa due settimane dei periodici incontri intergovernativi sul clima (spesso previsti anche o protrattisi fino a inizio dicembre) per fare il punto sulla riduzione delle emissioni e sulle politiche di adattamento. Cop25 si era svolta a Madrid dal 2 al 13 dicembre 2019. Il 2020 è stato tutto rinviato causa pandemia. Arriviamo ora a Glasgow, novembre 2021.

3. Ogni anno non è eguale all’altro, per circa un quindicennio vi è stata la fase del Protocollo di Kyoto, del patto vincolante di riduzione quantificata e programmata per i 39 paesi con la maggiore quantità di emissioni clima alteranti fissate nel 1990 (e ancora più esclusive nei decenni precedenti). Si trattava di un primo timido parziale effettivo strumento attuativo della Convenzione quadro, approvato nel dicembre 1997, entrato in vigore solo il 16 febbraio 2005 e restato parzialmente in proroga di vigore fino al 2020-2021. Non è stato ratificato da tutti e scadeva. È scaduto. L’impegno di riduzione che conteneva era modesto in assoluto (riguardava solo i paesi industrializzati) ma efficace nel breve tempo, decisivo per stabilire le regole condivise e attivare meccanismi efficaci. Il risultato auspicato e formalizzato non è stato raggiunto, né tutto né bene. Si è passati alla fase dell’Accordo di Parigi, l’ultimo decennio.

4. Fin da quando il protocollo di Kyoto fu firmato si riteneva ufficialmente necessario procedere a obiettivi di riduzione delle emissioni superiori a quelli previsti dal protocollo stesso e fissare nuovi obiettivi vincolanti dopo il 2012, poi il 2020, il 2030, il 2050, il 2080. Per contenere il riscaldamento climatico entro il 2050 almeno all’interno dei 2° gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali (in particolare tagliando l’aumento nell’atmosfera di anidride carbonica, CO2), limite oltre il quale gli equilibri ambientali globali diventano irreversibili, erano necessarie riduzioni delle emissioni complessive di gas serra di circa il 60% rispetto al 1990. Non si sono verificate e l’insoddisfacente risultato è stato evidente già almeno un decennio fa. Si è tentata, pertanto, la strada di un accordo volontario globale di riduzioni (e adattamenti) che coinvolgesse tutti gli Stati del pianeta e dichiarasse in modo teorico e astratto l’obiettivo ancora più ambizioso, da sempre considerato necessario dagli scienziati delle varie discipline: ridurre dell’1,5% entro il 2050 (come chiedevano dall’inizio del negoziato pure le piccole isole-Stato, in via di sommersione).

5. Alla Cop21 di Parigi è stato sottoscritto un patto non vincolante (ma articolato e scadenzato). Si è deciso che ogni paese dovrà e potrà fare come e quanto vuole, ridurrà e si adatterà volontariamente, tutti i paesi del mondo però, questa è la nuova strategia, adotteranno propri piani nazionali di mitigazione e adattamento sulla base di indici e criteri concertati, pubblicamente e unitariamente valutati. Grazie all’Accordo di Parigi la nuova strategia ha avuto un minimo percorso legalmente vincolante e qualche punto fermo “politico”. I due punti cruciali e minimali del negoziato ancora aperti erano i soldi e i controlli: quanto e come mettono fondi i paesi ricchi per aiutare quelli poveri; chi e con quali coerenti omogenei strumenti va misurata l’eventuale riduzione. Sul piano finanziario fu trovato un qualche consenso, sia sulla cifra annuale dopo il 2020 sia sulle modalità di versamento prima e dopo il 2020, entrambi da verificare attentamente ora a Glasgow (le anticipazioni non sono entusiasmanti, mancano parti delle risorse annunciate e spesso quelle versate sono soltanto prestiti; anche l’Italia è carente e in ritardo). Sul piano amministrativo si lasciò una eccessiva flessibilità: i piani nazionali di impegni volontari che sono stati ormai presentati da molte delle 197 parti, anche se fossero rispettati, provocheranno un aumento della temperatura ben oltre il 2% (secondo gli ultimi aggiornati calcoli almeno del 2,1% nella migliore delle ipotesi). E poi ci sono le grandi questioni finora accantonate in questo decennio: oceani, biodiversità, migrazioni, sicurezza alimentare, giustizia sociale e ambientale.

6. Fatto sta che il negoziato climatico non è davvero progredito con buoni risultati concreti e gli scenari restano drammatici. In questi anni pochi Stati hanno mantenuto impegni o promesse per tagli più consistenti alle proprie emissioni e per efficaci piani di adattamento e resilienza. Comunque, in ognuna delle annuali (spesso ripetitive e inconcludenti) conferenze ufficiali, si fa il punto sulla precaria inadeguata attuazione e questo certamente avverrà anche a Glasgow. Poi, alla fine, i millimetrici passi avanti verranno esaltati e si lavorerà alla successiva Cop27, pare si terrà in Egitto dal 7 al 18 novembre 2022 (e questa non è proprio una bella notizia nel mondo vista la pessima situazione dei diritti umani in quel paese, tanto più in Italia dove è appena iniziato a Roma il 14 ottobre il processo per il rapimento, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, senza gli imputati presenti).

7. Quel che si sta facendo per la riduzione delle emissioni e per l’adattamento ai cambiamenti climatici non è sufficiente, né a livello globale né a livello nazionale. Su questo elemento sostanziale, Greta Thunberg ha ragione. Lei ha annunciato e praticato tre comportamenti per dare un contributo individuale al taglio dei consumi di combustibili fossili, facciamo ognuno altrettanto (scegliendo i propri tre specifici comportamenti coerenti), ma ora tocca soprattutto ai governi compiere una svolta. Basta carbone, basta nuove estrazioni di petrolio e gas, energie rinnovabili (compreso l’idroelettrico esistente, escluso nuovo nucleare) quanto più possibile, valutazione del Pil in relazione alle emissioni (più produzioni e consumi non clima alteranti, meno le altre). Il costo dell’inazione è molto più alto di quello dell’azione. La svolta manca e, invece, dovrebbe finalmente portare alla fase della decarbonizzazione (ovunque la si sanzioni). Poi, ovviamente, bisognerà seguire ogni altro aspetto del negoziato climatico in corso, apprezzare i codicilli che vanno nella giusta direzione, a Glasgow e dopo.

8. L’11 ottobre 2021 oltre un milione e settecentomila persone sono state colpite da violenti piogge e alluvioni nella provincia dello Shanxi, nel nord della Cina, più di 120 mila persone sono state subito evacuate di urgenza, circa 17 mila abitazioni sono state distrutte. Sulla capitale dello Shanxi, Taiyaun, sono caduti circa 185,6 mm di pioggia, rispetto alla media di 25 mm tra il 1981 e il 2010. L'alluvione arriva meno di tre mesi dopo che le piogge estreme nella provincia di Henan hanno lasciato più di 300 morti. Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti e intensi, praticamente in ogni ecosistema; l’innalzamento dei mari e l’acidificazione dei bacini oceanici proseguono inesorabili; la diseguale distribuzione delle acque sul pianeta vede accentuarsi i processi di desertificazione e le diseguaglianze sociali (ove è caldo vi saranno mortifere siccità, dove piove pioverà di più e troppo). La prima conseguenza è l’aumento da almeno trenta anni delle migrazioni forzate interne ai paesi, verso gli Stati limitrofi e internazionali, ormai una media di quasi 25 milioni di sfollati climatici ogni anno. Ognuno può fare da solo la proiezione al 2030 o al 2050. E in nessuna Conferenza delle parti si è mai discusso consensualmente di come prevenire e assistere i profughi climatici, gli ecoprofughi. Probabilmente sarà così anche a Glasgow (nonostante un tiepido minimo cenno contenuto nell’Accordo di Parigi).

9. Gli scienziati di tutte le discipline e di tutto il mondo (riuniti nel Panel noto come Ipcc) spiegano il quadro e reclamano la svolta fin dall’inizio, unanimemente, da almeno 31 anni. Questo trentennio è stato scadenzato dai loro Report: 1990, 1995, 2001, 2007, 2014, ora 2021-2022 (il sesto); ogni volta più raffinati e accurati, ogni volta più netti nella prospettazione degli scenari futuri. Il tentativo dei rari negazionisti, spesso sollecitato dagli interessi che si sentono minacciati, non è riuscito a scalfire il solido impianto scientifico multidisciplinare delle ricerche comparate. Fare niente o poco (tre dei quattro scenari) è possibile, molto dannoso per la maggioranza delle comunità e degli individui, ma possibile. Non aspettiamoci troppo da Glasgow, anche il massimo rischia di essere troppo poco. Peggio per noi. Sappiamo che hanno confermato la loro presenza alla cerimonia inaugurale del primo novembre circa cento capi di Stato o di governo, speriamo non sia una passerella e accettino di impegnarsi per una svolta coerente. Occorre considerare che alcuni Stati hanno rifiutato il negoziato globale, molti altri lo hanno sempre e solo rallentato.

10. Gli Stati Uniti, principale paese emettitore del Novecento, non hanno mai ratificato il Protocollo di Kyoto, sono usciti (con Trump) e appena rientrati (grazie a Biden) pure rispetto all’Accordo di Parigi. Oggi sembrano davvero convinti di dover e voler cambiare strada, vedremo. Qualcuno pensa che sia una questione contingente, legata alle maggioranze parlamentari dopo ogni elezione (Canada intermittente, Australia quasi sempre fuori, per fare altri due esempi di paesi ricchi e industrializzati), mentre invece è questione “costituzionale”, dirimente e strutturale di tutto il prossimo cinquantennio. Certo, l’Europa (fin da Kyoto) si è messa all’avanguardia (nonostante resistenze interne, più o meno da parte degli stessi paesi che vogliono costruire muri), probabilmente lo sarà anche a Glasgow, una ragione in più per sentirci molto europei. Tuttavia, non sempre è stata ed è coerente, soprattutto nelle relazioni produttive e commerciali con il resto del mondo.

 

 

 

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Anagni protesta per Conferenza di servizi in incognito e fa ricorso al TAR

 NO AL BIODIGESTORE DI ANAGNI

Un grave attacco alla libera e democratica partecipazione dei cittadini

Coordinamento Ambientale di Anagni
Biodigestore di Anagni lInchesta 390 minLa prima seduta della Conferenza dei Servizi per il rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), procedimento amministrativo conseguente al rilascio della Valutazione di impatto ambientale (Via), all’impianto del Biodigestore di Anagni, si è tenuta in " incognito " presso la Regione Lazio il 31 agosto u.s. Né la Regione, né tantomeno l’ Amministrazione comunale di Anagni ne hanno dato preventiva comunicazione come da prassi e regolamento. Grazie però alla nostra attenta vigilanza, questa “grave disattenzione” non è passata inosservata! E’ la prima volta che avviene una simile mancanza di correttezza istituzionale. Fino ad ora tutti gli interessati sono stati informati pubblicamente, sempre per tempo delle riunioni della Conferenza, a cominciare dalle Associazioni dei cittadini firmatarie del presente comunicato: regolarmente sempre informate e partecipanti.

Si tratta di un grave attacco alla libera e democratica partecipazione dei cittadini (finora sbandierata sfacciatamente ad ogni occasione...utile), che avrebbe potuto impedire una discussione su un problema di enorme rilevanza per il nostro ambiente, per la sua tutela e per la salute della popolazione di tutto il territorio. Tutti i cittadini debbono rendersi conto della gravità dell’approvazione di questo mega Biodigestore e delle conseguenze della sua operatività.

Non si tratta di ribellismo velleitario, né di un accanimento da ambientalisti cattivi, ma di unamotivata e ferma opposizione ad una decisione della cui gravità sono consapevoli tutti a cominciare dai responsabili. La scelta di non coinvolgere nell’iter amministrativo le associazioni firmatarie del presente comunicato
tradisce la cattiva coscienza e la debolezza che l 'accompagna.

Per quanto riguarda il nostro Coordinamento, per lunedì 13 settembre p.v., è convocata una conferenza stampa per la presentazione del nostro ricorso al Tar del Lazio, patrocinato dai legali Alberto Floridi e Angelo Galante. La conferenza stampa si terrà alle ore 19.00 presso la sala parrocchiale S. Giuseppe di Osteria della Fontana.

IL COORDINAMENTO AMBIENTALE DI ANAGNI
LE ASSOCIAZIONI:
ANAGNI VIVA, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO,
RAGGIO VERDE, DIRITTO ALLA SALUTE
 8 SETTEMBRE 2021

 

 

 

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"Un atto di una gravità inaudita" la conferenza AIA senza rappresentanti dei cittadini

BIODIGESTORI

"La seduta si è tenuta in gran segreto" dichiara Il cons. Fioramonti

NoBiodigestoreAnagni 350“Precludere ai rappresentanti dei cittadini ed ai cittadini di Anagni di prendere parte alla Conferenza dei Servizi per l’AIA in favore delle società gestrici del realizzando Biodigestore è un atto di una gravità inaudita e sintomatico di scarsa attenzione rispetto all’importanza della partecipazione amministrativa e di allergia dell’attuale amministrazione al rispetto delle regole che governano i procedimenti amministrativi e la normale dinamica democratica”.

Esordisce così il Consigliere comunale Fernando Fioramonti, esponente del movimento Cittatrepuntozero, commentando gli ultimi accadimenti sulla vicenda Biodigestore. Lo scorso 31 agosto, infatti, si è tenuta presso la Regione Lazio la seduta di Conferenza dei Servizi, dedicata all’esame della richiesta di AIA (autorizzazione integrata ambientale) per il realizzando biodigestore.

“La seduta si è tenuta in gran segreto, giacchè l’amministrazione comunale si è guardata bene, in maniera surrettizia ed in spregio di ogni normativa, dal pubblicare la convocazione. Tale fatto, che assume, vista la risonanza che la problematica sta avendo a livello di opinione pubblica, una gravità inaudita, ha determinato l’assenza dei rappresentanti dei cittadini e dei movimenti civici che avrebbe voluto e potuto partecipare, esprimendo il loro parere e le loro perplessità, nei confronti di un progetto che, così come è, danneggia un territorio martoriato da troppi anni".

Continua il consigliere Fioramonti: “Il modus operandi dell’amministrazione Natalia è questo: evitare confronti, soffocare il dibattito pubblico ed evitare incidenti di percorso. L’ambiente è un diritto di tutti i cittadini, che si interseca con altri diritti come quello alla salute, alla salubrità dell’ambiente. Per questo le decisioni in materia ambientali debbono essere assunte dopo un ampio confronto e, quindi, dopo aver avviato nelle sedi opportune, gli adeguati strumenti di partecipazione dei cittadini. La Conferenza di Servizi è la sede più idonea: istituzioni coinvolte e cittadini, attraverso i propri rappresentanti, i movimenti e le proprie osservazioni, si incontrano e valutano i vari interessi coinvolti. Alla luce di quanto accaduto in che modo è stata garantita la partecipazione dei cittadini che, ricordo all’amministrazione comunale, è obbligatoria e prevista come essenziale nei procedimenti in materia ambientale? La partecipazione del taciturno assessore all’ambiente D’Ercole alla Conferenza di Servizi, accompagnato da un dipendente dell’Ufficio Tecnico, ormai zoppo del suo Responsabile e, ancor più inefficiente, quanto ha inciso su ciò che si è detto? Quale orientamento è stato espresso dall’Amministrazione comunale in merito all’AIA? Ha tenuto conto l’Amministrazione di quanto sta emergendo a livello di opinione pubblica o si è preferito continuare con la linea delle semplicI espressioni di stile che per nulla rilevano ai fini del contrasto concreto al progetto? Perché non è stata data pubblicazione alla convocazione della Conferenza di Servizi?”.

Quindi il consigliere comunale continua: “Chiedo pertanto all’amministrazione comunale che riferisca pubblicamente quale sia l’intenzione dell’amministrazione in merito al rilascio dell’AIA in favore del biodigestore. Inoltre chiedo, e nei prossimi giorni presenterò anche formale accesso agli atti perché 'fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio', che vengano pubblicati gli atti comunali in merito alla richiesta dell’AIA”.

Sul punto Fioramonti ha concluso: “In rispetto a quanto espresso dalla maggioranza dei cittadini, sarò personalmente presente agli altri incontri della Conferenza dei Servizi per esprimere il netto dissenso su questo progetto ed il parere negativo al rilascio dell’AIA. Come Cittatrepuntozero ci riserviamo di valutare eventuale vizi del procedimento amministrativo vista la mancata pubblicazione della convocazione da parte dell’Amministrazione comunale, che, ricordo, dovrebbe tutelare gli interessi esclusivi dei cittadini di Anagni, anche alla luce dell’ormai nota contrarietà. Ma a questo, siamo stati abituati, Natalia ed i suoi sembrano essere allergici”.

Fernando Fioramonti, Consigliere comunale, cittatrepuntozero
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Sanità RM5. I Sindaci si riuniscano, tutti, nella conferenza della ASL

SANITA' TERRITORIALE RM5

Tutti uniti nella casa comune della conferenza dei sindaci ASL RM5

ASL RM51 minNon possiamo aderire alla chiamata per la Parata dei Sindaci del Comprensorio di Colleferro di sabato 10 Luglio per diversi motivi.

Non possiamo perché è scissionista e divisiva in quanto si prefigge di  "portare nei Consigli Comunali la proposta di legge di scissione del distretto dalla Asl Roma 5" e non coinvolge tutti gli attori presenti nel territorio della Asl Roma 5. Cosa che per noi rappresenta una vera e propria avventura che potrebbe durare anche anni senza portare risultati concreti per la soluzione dei problemi sanitari del distretto con una grossa perdita di tempo e di energie, senza contare la mancata collaborazione degli altri sindaci della Asl Roma 5 che si trovano fuori dal comprensorio con problemi analoghi.

Non possiamo perché non è una manifestazione organizzata dai cittadini, di iniziativa popolare, ma una parata capeggiata e guidata dal potere politico senza consultare comitati e associazioni indipendenti che  oltretutto non concordano con le conclusioni scissioniste a cui mira l'evento.

Non possiamo perché riteniamo che il compito principale dei sindaci sia quello di compiere atti formali più che dimostrativi; di ricorrere agli strumenti istituzionali idonei per il raggiungimento dello scopo e di lasciare all'iniziativa popolare le manifestazioni a cui possono comunque partecipare se ritengono sia utile agli interessi dei cittadini.

Per tutti questi motivi invitiamo il presidente della Conferenza dei Sindaci della Asl Roma 5 a convocare una riunione della conferenza dei sindaci per la soluzione dei problemi sanitari di tutti i comuni che ne fanno parte, interrompendo le scissioni, i particolarismi e le soluzioni parziali a vantaggio di un comune su un altro, adottando tutte le misure e i provvedimenti necessari ed esprimendo la propria valutazione e il parere sull'operato sin qui dei vertici della Asl Roma 5 agli affetti della loro riconferma ai sensi di legge.


Addì, 8 luglio 2021
Stefano Fabroni
Presidente Comitato Salute ed Ambiente
Asl Roma 5

 

 

 

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Arnara: conferenza sul tema della violenza contro le donne

presente e futuro della violenza di genere 400 minMartedì 17 dicembre, presso la sala polifunzionale di Arnara, dalle ore 11:00, il Comitato genitori "Un Comune-una Scuola" in collaborazione con l'Istituto comprensivo Ceccano I, organizza una conferenza sul tema, purtroppo quotidianamente alla ribalta delle cronache, della violenza contro le donne. Le ragazze ed i ragazzi della secondaria di primo grado di Arnara saranno protagonisti dell'evento, insieme a ospiti del calibro di Carla Cantore e Valentina Muià, responsabili UDI (Unione Donne in Italia), associazione che storicamente affianca le donne nella quotidiana battaglia per l'emancipazione femminile e la conquista di pari diritti, di Maria Rosaria Ruggeri, responsabile della casa rifugio "Mai più ferite" di Frosinone e dell'Avv.Sonia Sirizzotti (legale del centro "Spazio ascolto antiviolenza-coop.OSA" di Frosinone), da anni in prima linea per difendere donne in difficoltà e già ospite della nostra scuola nel 2016.

Il tema dell'incontro, delicato e terribilmente attuale, con i casi di femminicidio in costante crescita, è già stato affrontato dai docenti del plesso di Arnara, i quali, ognuno per la propria disciplina, hanno trattato insieme alle alunne e agli alunni, il mondo subdolo degli stereotipi e dei pregiudizi, che preparano il terreno agli estremi episodi di violenza contro le donne.

Il Comitato genitori di Arnara, inizia così una serie di iniziative dedicate ai giovani della scuola e non solo, con cui qualifica da anni il suo operato, impegnato non solo sul fronte delle necessità "materiali dell' "organismo" scolastico, ma soprattutto interessato a trattare temi di rilevanza socio-culturale.

 

 

 

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Ceccano. Conferenza stampa del Coordinamento Acqua Pubblica

Campioni di acqua fornita da AceaAto5 a Ceccano mindi Valentino Bettinelli - Ancora la questiona idrica a tenere banco nella provincia di Frosinone. La sala consiliare del Comune di Ceccano ha visto la presenza di molti cittadini accorsi in occasione della conferenza stampa convocata dal Coordinamento Acqua Pubblica per la mattinata del 1 ottobre 2018.
Sul banco degli imputati il gestore Acea Ato 5, ritenuto responsabile di una cattiva gestione e di continue vessazioni nei confronti degli utenti.
L’onere di apertura dell’incontro è ricaduto sul portavoce ceccanese Domenico Aversa, il quale ha ringraziato per la nutrita presenza il “popolo dell’acqua”, rappresentato dai vari comitati che operano sul territorio provinciale. Lo stesso Aversa ha ribadito la ferma intenzione del coordinamento tutto di “continuare in questa lotta, al fine di arrivare a difendersi ad armi pari con il gestore”, chiamando anche in causa la politica, obbligata a “tornare a svolgere il suo ruolo di supporto alle necessità della cittadinanza”.
Nella conferenza la parte politica era rappresentata dal Sindaco di Ceccano Roberto Caligiore e dal Senatore Massimo Ruspandini. Se il parlamentare si è concentrato maggiormente sul suo impegno a livello nazionale, che potrebbe portare la questione sui banchi delle commissioni di competenza, il Sindaco Caligiore si è soffermato sul problema locale. L’obiettivo del primo cittadino fabraterno, il quale ha riconosciuto ai comitati la primogenitura della battaglia, è quello di superare la gestione privata di marca Ato 5. Lo stesso Caligiore si è fatto promotore, assieme ad altri sindaci, del fronte anti Acea, portando avanti il processo di risoluzione contrattuale, approvato in sede di assemblea dei sindaci il 13 dicembre 2016. A diretta domanda su un’alternativa di gestione, però, Caligiore si trincera dietro un rimpallo di responsabilità nei confronti della “nota burocrazia italiana, fatta di ricorsi su ricorsi, che non consentono l’effettivaCeccano noAceaAto5 il tavolo politici e rappresentanti della associazione promotrice min messa in atto del progetto”, non esplicitando una reale opportunità di differente gestione del servizio idrico.

A curare la parte più tecnica del dibattito, l’Ingegnere Mario Antonellis, che si è unito agli altri relatori nell’intercettare “l’ignavia della politica”, aggiungendo una considerazione rilevante sulle “responsabilità non marginali della magistratura”, contestando il merito delle sentenze arrivate negli anni in favore di Acea.
Oltre al problema gestionale e di vessazione economica nei confronti degli utenti, l’Ing. Antonellis ha tenuto a sottolineare gravi responsabilità sulla non potabilità delle acque; condizione che crea innumerevoli problemi per la salute dei cittadini.
Obiettivo di Antonellis anche la S.T.O., accusata dallo stesso di “operare in favore del gestore e non dell’utenza”.
Al termine del suo intervento, l’Ingegnere ha presentato un documento, indirizzato a Roberto Fico, Giovanni Tria e al Comune di Roma

Capitale (in quanto partecipante nelle quote societarie Acea), in cui si richiede lo stralcio del Decreto Padoan del 22 febbraio 2016 (G.U. n. 58 del 10/03/2016); decreto che concede alla società Acea Ato 5 il recupero coattivo dei crediti potenziali, senza l’intervento dei tribunali deputati al giudizio.
Con la presentazione di tale documento i relatori hanno ringraziato tutti i presenti, dando appuntamento a successivi momenti di confronto su un tema di stretta attualità per i cittadini.

 

 

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Energia Anagni. Conferenza regionale dei Servizi: presenti e assenti

legambienteLazio 350 260da Legambiente Anagni - Impianto Energia Anagni, in Conferenza dei Servizi regionale Legambiente presente con associazioni di cittadini, assente il proponente e l'amministrazione comunale

"Mentre le associazioni difendono il territorio da impianti ad altissimo impatto perché ricadenti nell'area del SIN, è gravissimo che i proponenti stessi non partecipino al percorso autorizzativo"

Questa mattina, presso gli uffici della Regione Lazio, si è svolta la conferenza dei servizi nell'ambito della procedura di VIA per l'impianto "Energia Anagni", progetto per la gestione dei rifiuti, proposto nel cuore della Valle del Sacco.
Legambiente Lazio e il circolo Legambiente Anagni, erano presenti a contrastare questo impianto, per il fortissimo impatto che avrebbe su un territorio ampiamente devastato sul piano ambientale perché ricadente all'interno del perimetro del SIN Valle del Sacco, un territorio da caratterizzare e bonificare.
Alla conferenza non erano presenti il comune di Anagni e i proponenti, questi ultimi chiedevano addirittura il rinvio vista la loro assenza, ma gli uffici regionali hanno invece, giustamente, aperto ugualmente la conferenza.

"Oltre a essere presenti insieme a tante associazioni del territorio per contrastare questo impianto, siamo assolutamente esterrefatti dall'assenza sia dei proponenti che del comune - dichiarano Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio e Rita Ambrosino, responsabile del Circolo di Anagni - è infatti assurdo che mentre i cittadini si ergono a scudo contro nuovi possibili fattori inquinanti, le aziende che li propongono non partecipino al percorso autorizzativo e evitino così il confronto.

Altrettanto grave l'assenza dell'amministrazione comunale che non risulta aver neanche prodotto osservazioni in merito. Le nostre osservazioni contro questo impianto di gestione dei rifiuti, insieme a quelle prodotte da altre associazioni, sono state presentate già da mesi e vanno a focalizzare il rischio di posizionare un nuovo fattore di potenziale pericolo ambientale, in un'area come la Valle del Sacco che di rischi ne ha corsi veramente troppi e sulla quale c'è invece bisogno di una caratterizzazione dei territori e della bonifica".

Anagni, 6 giugno 2017

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