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Ilaria Cucchi: donna, sorella, cittadina!

CIME TEMPESTOSE. ILARIA CUCCHI

Con coraggio e determinazione è riuscita ad ottenere giustizia. Un successo frutto di un impegno formidabile, dell'amore per suo fratello Stefano, e di un coraggio esemplare (da ND Noi Donne)

di Paola Ortensi
ilaria cucchi mio fratello è stato torturato 390 minUna bella persona, un esempio luminoso da ricordare per la grande energia positiva, da ammirare e ricordare con rispetto e da ascrivere fra le doti che noi donne sappiamo esprimere quando davvero crediamo nei nostri progetti.

Il 15 ottobre 2009 - ben 13 anni fa - Stefano Cucchi,fratello di Ilaria,viene fermato per detenzione di hashish e poco dopo pestato, riempito di botte da due carabinieri a un tal livello di violenza che, ricoverato all’Ospedale Sandro Pertini, muore dopo 7 giorni di agonia.

Il 3 aprile del 2022,finalmente i due carabinieri vengono ufficialmente condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale e pochi giorni dopo, il 7 di aprile, altri 8 carabinieri vengono condannati per depistaggio con pene che vanno da un anno e 9 mesi a 5 anni di carcere.
E’ importante allora ricordare, apprezzare e sottolineare l’amore e il coraggio con cui Ilaria, a nome anche dei loro genitori, ha sostenuto una dura battaglia, finalmente vincente.

Una storia lunga i 13 anni che sono intercorsi tra i fatti e la sentenza, scadenzati da 7 processi, 3 inchieste,150 udienze solo per avere un'idea dell’impegno e della resistenza necessaria per sperare nella giustizia. Per non parlare della potenza di una macchina del fango con cui si può tentare di distruggere e accusare senza pudore un giovane che solo per il fatto di essere “colpevole di frequentare la droga”, può essere considerato vittima di se stesso, un tossico, un reietto, un morto che cammina.
Una sorella, allora, in prima linea, una famiglia accusata di aver abbandonato Stefano al suo destino e che, noncurante delle calunnie, ha risposto nei fatti con una determinazione che non l’ha mai fatta deflettere.
Stefano, la cui fragilità meritava tutto il sostegno e la vicinanza possibili. Ilaria ha difeso la memoria, l’onore come essere umano di Stefano grazie all’amore ma anche al rispetto immenso per lui, e non meno per quel diritto alla giustizia cui ogni cittadino ha diritto.
Ed è forse l’energia e la pervicacia di Ilaria che ha galvanizzato i suoi avvocati Fabio Anselmo e Stefano Maccioni, con il particolare di Fabio che nel corso degli anni è divenuto il compagno di Ilaria, e quindi famiglia che difende i diritti dei suoi membri con la forza che moltiplica la capacità e indiscutibile professionalità.

E’ interessante considerare come proprio la duplice sensibilità di Ilaria come sorella ma anche come cittadina che ama credere alla giustizia le abbia permesso, in modo credibile, di apprezzare e valorizzare la vicinanza importante del Comando generale dei carabinieri che a fine del processo del 3 aprile ha dichiarato: ”La sentenza della Cassazione sancisce la responsabilità di 2 dei 4 carabinieri coinvolti, a diverso titolo, nella drammatica morte di Stefano Cucchi. Per questo vanno le scuse alla famiglia di Stefano e la promessa che i procedimenti disciplinari verranno conclusi col massimo rigore. Lo dobbiamo alla famiglia Cucchi e a tutti i carabinieri che giornalmente svolgono la loro missione di vicinanza e sostegno ai cittadini”.
Stefano, come dice proprio Ilaria, oggi finalmente può essere affermato senza paura di essere contraddetti che è stato ucciso.
Un'orribile presa d’atto, ma la condizione per la sua riabilitazione, per poter cancellare tutte le umiliazioni che gli sono state buttate addosso accanto al dolore fisico terribile che ha accompagnato gli ultimi giorni della sua vita.

Ilaria Cucchi oggi è sicuramente sfinita, ma ha regalato anche a noi qualcosa di molto importante ovvero la convinzione che si possa trovare capacità di difendere senza limiti di energie e con inesauribile coraggio e contaminando molti attori utili, ciò a cui credi e che molto ti dice come rappresenti il giusto.

Grazie Ilaria, grazie di averlo fatto da sorella e di aver donato un esempio concreto di cosa possa rappresentare la forza delle donne, di cui oggi c’è un bisogno notevole si esprima al massimo.

Paola Ortensi, 13 aprile 2022 da ND Noi Donne  www.noidonne.org

 

 

 

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Costituita a Frosinone l’Associazione Confagricoltura Donna

CONFAGRICOLTURA. ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI

Eletta presidente Alessandra Atorino

di Confagricoltura Frosinone
Confagricoltura Donna Frosinone 370 minSi è costituita l’associazione delle imprenditrici agricole di Frosinone alla presenza della presidente regionale di Confagricoltura Donna, Lazio Orsola Balducci. È stata eletta presidente Alessandra Atorino, titolare di un’azienda agricola specializzata nell’allevamento d’alpeggio di bovini allo stato brado, in coltivazioni agricole e officinali, con vendita diretta dei prodotti. “Frosinone spicca a livello regionale – ha affermato Orsola Balducci - per l’incidenza delle imprese femminili sul totale. Sono orgogliosa della nascita di questa nuova associazione provinciale, a dimostrazione che qualcosa sta cambiando nelle imprese femminili, spesso più innovative, più pronte ad accogliere il cambiamento e le sfide di mercato. La migliore dimostrazione è aver scelto Alessandra, che sta facendo un ottimo lavoro per promuovere il territorio, aprendo le porte della sua azienda per visite storiche naturalistiche alla riscoperta degli antichi tratturi e delle specie botaniche endemiche e rare dell’ecosistema naturale rurale”.

La nuova Consulta nasce in seno agli obiettivi di politica sindacale dei neo-formati Organi Provinciali Confagricoli Frusinati per espressa volontà delle donne e uomini che li compongono. La realtà di Confagricoltura Donna Frosinone vuole essere uno strumento privilegiato di comunicazione tra donne titolari, co-titolari e coadiuvanti di Imprese. La Consulta si propone come obiettivo principale lo scambio di conoscenze, la condivisione e la promozione di opportunità e progetti per lo sviluppo della realtà imprenditoriale agricola al femminile. E ancora, il rafforzamento del senso di unione e appartenenza identitaria comunitaria e culturale, il sostegno alla risoluzione delle problematiche riscontrate nella gestione delle aziende, nonché il miglioramento delle condizioni come missione etica e sociale delle imprese agricole. Le donne unendosi, con la loro versatilità, possono coniugare in Agricoltura il profitto con la produzione di un cibo di qualità sostenibile e accessibile.

Primo progetto, già inserito in agenda al primo incontro della consulta insediata, la vendita di clementine che verrà effettuatalogoconfagricoltura 350 min nella settimana contro la violenza sulle donne, e in particolare nei giorni 25 e 26 Novembre, il cui ricavato verrà devoluto ad un centro antiviolenza in favore delle donne in difficoltà presente sul territorio frusinate.
Il presidente di Confagricoltura Frosinone Vincenzo del Greco Spezza annuncia il massimo sostegno dell’organizzazione sindacale a favore delle donne: “L'agricoltura è tra i settori con la più alta percentuale di occupazione femminile. Le imprenditrici agricole in Italia sono oltre 200mila, corrispondenti a circa il 28% del totale, proporzione questa che nel frusinate diviene ancor più generosa. Una quota consistente di queste imprese è guidata da giovani donne under 35, con punte particolarmente elevate in alcuni settori produttivi dove l'occupazione femminile sfiora addirittura il 70%. Una realtà che pertanto ha tutta la nostra attenzione come organizzazione agricola sia dal punto di vista sindacale che da quello dei servizi dedicati”.
Affiancano la presidente nel suo mandato le due vicepresidenti: Stefania Di Stefano, titolare di un’azienda indirizzata alle coltivazioni agricole e Cristina Arduini, che si occupa di allevamento animali e coltivazioni di orticole con vendita diretta dei prodotti.

 

 

 

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Simona Molari, una donna sorprendente

 L'ARTE TROVATA PER CASO. Rubrica

...è lei, con il suo simpatico accento piemontese, a raccontare la sua storia

di Serena Galella
01 the max 350 minSimona è una torinese doc, praticamente non ha mai lasciato la sua città pur viaggiando costantemente. Ho sempre saputo del suo “altro” lavoro oltre quello artistico, ma non ho mai capito bene di cosa si occupasse.
Con lei ho condiviso i sei anni dell’esperienza di gruppo con Le Vedove Allegre, anni nei quali ognuna di noi partecipava allo spettacolo a seconda dei propri precedenti impegni e spesso lei era in uno dei suoi viaggi all’estero. Mi sono tenuta questa curiosità di capire meglio quale fosse il suo lavoro per tanti anni e in questa video intervista finalmente ho avuto l’occasione di parlare con lei di lavoro.

Un lavoro iniziato da giovanissima grazie all’occasione offerta dal suo comune che ha attivato il primo assessorato alla gioventù d’Italia.02 Hangar des Mines rid 2008 350 min
Non voglio anticiparvi troppo, perché è lei, con il suo simpatico accento piemontese, a raccontare la sua storia di 30 anni tra teatro e corsi di formazione internazionali, come esperta di educazione non formale.
Simona ha l’agilità di un fumetto, uno stile tutto suo tra il comico e il serio che potrebbe confondere. Una voce che la rappresenta e uno spirito che esprime completamente il clown che vive in lei.
Nello spettacolo delle Vedove Allegre il suo pezzo era tutto accompagnato da i suoni onomatopeici dei fumetti e raccontava i mille modi per fare fuori il marito in chiave cartoon.
Vedendola in scena era difficile trattenere la risata.

Di sicuro non ci riuscivamo a fine spettacolo quando era l’incaricata di spegnere il fuoco nel braciere nell'ultima scena, cosa che la terrorizzava e che rendeva ancora più comico il 03 vedove allegre 2005 07 350 mingesto, compiuto eroicamente.
Simona è una donna organizzatissima, perché da 30 anni porta avanti un lavoro che la obbliga fuori casa per settimane, dove ci sono i suoi tre ragazzi, che cresce armoniosamente con il marito Paolo.

Una manager di se stessa che lavora in forma indipendente e utilizza il lavoro del clown, che le permette di trasmettere la conoscenza di se' per arrivare agli altri.04 famiglia grasso molari 350 min
Per me è stato un piacere conoscerla un po’ più da vicino e condividere un periodo eroico come quello che ci ha viste insieme in uno spettacolo ironico e folgorante.

L’occasione di questa intervista è la conferma che Simona Molari è una donna proiettata verso il mondo con un cuore da clown, che non cessa di battere forte.
Spero di avervi incuriositi abbastanza da vedere tutta la nostra lunga intervista, registrata il 21 Aprile scorso, per scoprire questa donna piena di risorse.

 

 
 
 
 
 
 
 
Buona visione! ;O)
Intervista a Simona Molari: https://youtu.be/LiIxIIau6vI

 

 
 
Link

Simona in conferenza a Palermo "Tf Talk educativi 2017 “Stra-ordinarie storie di educazione non formale!”:
https://www.youtube.com/watch?v=T8MD8hI86BY
Le Vedove Allegre s.r.l.: https://youtu.be/8f8Ky1xvPMs
facebook: https://www.facebook.com/simona.molari.3/
linkedin: https://www.linkedin.com/in/simona-molari-918873/

 

Max background with name Paul Dimitru 350 min

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazine del quale cura la rubrica dell'arte

 

 

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L’Europa è donna

Donne ed Europa

Nell’ "ora più buia" dell’Europa sono le donne che reggono l'Unione europea e la stanno cambiando.

di Aldo Pirone
ursulavonderleyen 360 minLa settimana scorsa la cancelliera tedesca Angela Merkel ha disinnescato l’ungherese Orbàn e il polacco Morawiecki. Lo stesso giorno Christine Lagarde ha aumentato di 500 miliardi la disponibilità della Bce ad acquistare titoli fino al marzo del 2022. La sera prima la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha tenuto a bada il bulldog inglese Boris Johnson sulla Brexit. Nessuna di queste donne appartiene alla sinistra. Anzi, la Merkel l’ho aspramente criticata perché responsabile negli anni passati di una pessima politica: l’austerità. Ma oggi non posso non costatare che se l’Europa sta cambiando politica lo fa sotto la loro guida. Così come ho ammirato sui libri di storia Winston Churchill, sebbene conservatore e anticomunista, quando si trovò solo a combattere contro il nazifascismo di Hitler e Mussolini nell’ora più buia della Gran Bretagna e dell’Europa, oggi non posso non apprezzare l’azione di Angela Mermerkel 370 minkel.

Il discorso che ha fatto mercoledì scorso al Bundestag sulla pandemia in Germania è stato ammirevole, per umanità, umanesimo e fermezza. "Io credo – ha detto la cancelliera tedesca - alla forza dell'Illuminismo che l'Europa deve ringraziare perché ci ha insegnato che esistono verità scientifiche, che sono reali e alle quali dobbiamo attenerci. Ho studiato fisica nella Ddr perché ero sicura che si possono invalidare molte cose, ma non la forza di gravità, la velocità della luce o altri fatti inconfutabili. […] So quanto è duro, – e so quanto amore è stato messo nel preparare gli stand per il vin brulé e per i waffle – quando aprono mercatini di Natale. Mi dispiace, mi fa veramente male al cuore. Se il prezzo che dobbiamo pagare sono 590 morti in un giorno questo per me è inaccettabile e dobbiamo agire. Se la scienza ci dice di ridurre i contatti per una settimana durante il Natale, allora dobbiamo trovare la via, riflettere e forse decidere di cominciare le ferie prima, già il 16 dicembre. Io so solo che se prima di Natale avessimo troppi contatti e poi finisce che questo sarà stato l'ultimo Natale con i nostri nonni, avremmo sbagliato qualcosa".christinelagarde 360 min

Mi piacerebbe sentire le stesse parole qui in Italia, invece dell’orribile chiacchiericcio quotidiano di politici, giornalisti e scimuniti vari.

Bisogna rilevare che nell’ "ora più buia" dell’Europa sono le donne che reggono l'Unione europea e la stanno cambiando.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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USA: la prima volta di una Donna Vicepresidente

Donne e Potere

Kamala Harris sicuramente la prima, ma senza dubbi non l’ultima

di Valentino Bettinelli
KamalaHarris 380 minDopo la scelta della vicepresidenza ricaduta su Kamala Harris, prima della storia a ricoprire tale incarico, il Presidente eletto, Joe Biden, dà un segnale ulteriore di apertura politica nei confronti delle donne. La sua amministrazione parte nel segno deciso delle donne; un volto chiaro che il neo presidente ha voluto donare alla sua azione di governo del più potente Stato al mondo.

Nomine importanti per Janet Yellen, che sarà la prima a guidare il dipartimento del Tesoro in 231 anni di storia, Neera Tanden e Cecilia Rouse, prime donne a capo, rispettivamente, dell'Office of Management and Budget della Casa Bianca e del Council of Economic Advisers.
Il duo Biden-Harris ha inoltre annunciato che, anche in questo caso una prima in assoluto, il nuovo staff della comunicazione della Casa Bianca sarà composto da sole donne.
Dopo quattro anni di amministrazione Trump, un Presidente capace di distinguersi per continui riferimenti volgari e sessisti nei confronti delle donne, arriva una svolta anche da questo punto di vista per gli Stati Uniti. Anche l’ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite sarà donna, nello specifico Linda Thomas Greenfield, e il dipartimento di intelligence nazionale sarà diretto da Avril Haines.

Un segnale di cambio della storia. Un solco partito dalla figura forte di Kamala Harris, vice presidente mai come ora in una posizione paritaria rispetto al titolare dello studio ovale. Un riscatto che fornisce un dato chiaro ed evidente: dalla crisi, che sia essa sociale, economica, sanitaria o politica, si esce grazie alla trazione dominate delle donne. Grazie alle loro competenze e grazie allo spazio che riescono a prendersi nelle sfere principali della società contemporanea.

Le nuove donne al comando degli Stati Uniti d’America hanno conquistato il loro posto, con il lavoro e i sacrifici di chi deve costantemente lottare per mostrare i propri talenti in una società profondamente incancrenita su valori maschilisti. Una rivoluzione che parte dall’America, e da dove altrimenti se non da un Paese che ha come emblema nazionale una donna, che con la sua imponente fiamma illumina il cammino di chi arriva a toccare le sponde di Ellis Island a New York. Una statua, è vero. Ma oggi quella statua prende corpo nelle donne che sono al comando dello Stato.

Una vera libertà. Un rinnovamento coraggioso portato avanti da un Presidente che non dava l’idea, a primo impatto, di poter lasciare un segno così carismatico nel suo mandato. E invece, ancor prima di giurare ed iniziare il suo lavoro, Joe Biden lancia la sfida al mondo, ancora chiuso nella sua arretrata concezione maschilista della vita.

D’altronde Kamala Harris nel suo discorso della vittoria fu quantomeno profetica dicendo che lei sarebbe stata sicuramente la prima, ma certamente non l’ultima.
Il vento sta cambiando e con coraggio le donne stanno prendendo il loro posto di comando nei processi di cambiamento della storia.

 

 

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Amy Denio: La musica è donna!

L'arte trovata per caso

Amy Denio (che si legge Dinaio), la musica è donna!

di Serena Galella
01 Amy a casa 350 minSì, Amy Denio è la conferma di questa affermazione.

Lei è l’essenza di tutto quello che amo, la musica, l’allegria, la semplicità di chi sa cosa vuole e quello che fa, la leggerezza del vero artista che non ostenta ma vive la musica profondamente e in armonia con il mondo che la circonda.
E di mondo ne ha visto parecchio, perché il suo scopo è stato da sempre quello di suonare con musicisti di ogni dove e scoprire differenti culture.

Musicista fine e sorprendente, suona un’infinità di strumenti e usa la voce con una padronanza totale, facendone un vero strumento (anche di cura, visto che una volta mi ha fatto un “massaggio vocale”), il suo primo strumento.
Musicista virtuosa che suona, con la medesima maestria, sax contralto, clarinetto, basso elettrico, chitarra, fisarmonica e canta, canta, canta.
Scrive, compone, partecipa e crea progetti per autofinanziare le sue attività. Insegna, studia, vive, vive come poche persone vivono, in perpetua ricerca creativa, con un’energia positiva e contagiosa.

Ogni volta che ho incontrato Amy è sempre stato un immenso piacere, perché con lei tutto è semplice, non ci sono intoppi, strappi, tutto fila liscio in uno scambio continuo dove lei dona a piene mani e ci si diverte, si sta bene.
L’ho conosciuta tanti anni fa, conduceva un seminario di improvvisazione musicale insieme a Jessica Lurie* e Zar, che conoscendola artisticamente, ha partecipato con altri amici musicisti. 02 Amy in concerto 370 min
Li ho raggiunti la sera del concerto finale al teatro di Acqua Viva, vicino a Montepulciano, e da quel momento ogni volta che ho avuto l’occasione di incontrarla e soprattutto di ascoltarla, sono andata correndo.
Viene spesso in Italia per via delle sue infinite collaborazioni e con il gruppo di saxofoniste “The Tiptons Sax Quartet”, una vera potenza musicale tutta femminile, ma non solo, perché collabora con musicisti in tutto lo stivale.

Un ricordo indelebile il concerto che Amy e Zar (Aleksandar Caric’) fecero a Roma durante i bombardamenti della NATO sulla ex Jugoslasvia nel 1999, nella discoteca di San Lorenzo “Disfunzioni musicali”, lei americana e lui ex jugoslavo di Novi Sad, città dove Amy aveva suonato prima della guerra.

Con Amy ho avuto il privilegio di iniziare la serie di serate che dal 2010 al 2015 ho organizzato nella mia piccola casetta di03 tiptons fila 370 min paese a Faleria, una formula conosciuta e sperimentata in America.

Al mio invito a partecipare Amy ha immediatamente aderito, aprendo la rassegna con un’anteprima memorabile.
Nel momento in cui ha eseguito il suo brano “Cervello a sonagli”** a distanza ravvicinata e in uno spazio così raccolto, ha scosso l’anima di molti di noi e aprendo gli occhi, che avevo chiuso per l’effetto provocato dal risuonare degli armonici creati tra le note della fisarmonica e quelle emesse dalla sua voce, ho visto scorrere lacrime sul volto di alcuni presenti.

Sempre con Amy ho chiuso nel 2015, in una serata speciale nella quale ha cantato e usato la loop station perché caduta e con un braccio rotto. Con la sua tipica naturalezza mi ha detto: “Faccio il concerto, sto bene, cambio programma, non preoccuparti”. Mai preoccupata, solo per la sua caduta.

Ogni volta che le ho proposto qualcosa mi ha risposto nel giro di poche ore, e in un nonnulla ci siamo accordate, così come questa volta.
Non la vedevo da cinque anni e l’ho trovata solare come sempre.
Alla mia prima domanda ha risposto con tale sincerità e mi ha rivelato in poche parole tre cose che non sapevo, lasciandomi04 Amy foto Tocilj 370 min basita per tutte e tre.

La sua franchezza, l’onesta spontaneità con la quale si è raccontata e la freschezza del suo italiano, che colora con suoni onomatopeici che vengono dalla sua lingua madre, danno, a questa chiacchierata tra vecchie amiche, un sapore intimo e vivace allo stesso tempo.
Amy è una vera forza della natura, una donna bellissima, piena di vita e come tanti artisti, anche in momenti difficili come questo, lancia, con questa testimonianza, un’immagine di rinascita e positività sull’umanità, che è sotto attacco in tutto il mondo.

Un regalo, che condivido con voi lettori e per la gioia dei tanti fan italiani di Amy, tra i quali sono in prima fila.
Potete ascoltarla e sostenerla, non ve ne pentirete. Trovate i link di seguito all’intervista.

Grazie Amy, infinite volte e per tutto.

Buona visione!

*The Tiptons Sax Quartet
**Brano creato pensando a come potesse essere il suono del cervello a sonagli, in omaggio all’Associazione Culturale omonima romana, che ha portato a conoscere Amy ad un vasto pubblico organizzando concerti anche come solista.

 

Link intervista Amy Denio: https://youtu.be/NAYdz1e7PIk

 

Link utili e qualche nota biografica

La musica di Amy Denio, BANDCAMP: https://amydenio.bandcamp.com/
 
Il sito/blog di Amy Denio:
https://amydenio.me/
 
Dove supportare i suoi progetti:
https://www.patreon.com
Tutti insieme adesso: https://youtu.be/zmw03cZqAUY

 

Amy Denio:
Polistrumentista americana residente a Seattle, compositrice di musica per spettacoli di danza contemporanea, cinema e teatro, songwriter e improvvisatrice. Definita spesso come una musicista avant-jazz difficilmente catalogabile, il suo immaginario si ispira profondamente alla world music.
Tra i progetti che attualmente la coinvolgono troviamo The Tiptons Sax Quartet (originariamente The Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet), i Kultur Shock (musica punk/metal/folk dei paesi Balcani) e Die Resonanz Stanonczi, un gruppo folk radicale di base a Salisburgo, Austria. Ha anche collaborato con la Pat Graney Dance Company, con la David Dorfman Dance Company, con Victoria Marks, e molti altri coreografi. La sua prima uscita discografica e' "No Bones" , in cassetta, per la sua etichetta, la Spoot Music, nel 1986. Il suo primo LP e' con The Entropics nel 1987, anno in cui fonda le Tiptons e comincia la collaborazione i Tone Dogs con il bassista Fred Chalenor. Il primo disco dei Tone Dogs, "Ankety Low Day", viene nominato per un Grammy Award. Da allora ha suonato e registrato con, tra gli altri, Matt Cameron, KMFDM, Curlew, Fred Frith, Pointless Orchestra, Francisco López, Danny Barnes, Pale Nudes, Blowhole, the Danubians, The Science Group, Chris Cutler, Guy Klucevsek, Pauline Oliveros, Relâche Ensemble, Hoppy Kamiyama, Derek Bailey, Chuck D, Dennis Rea, Bill Rieflin, Quintetto alla Busara e Shaking Ray Levis. Nel 1997 Jazz India le ha commissionato una residenza a Bombay per studiare Thumri, la tecnica vocale del nord dell'India con Dhanashree Pandit-Rai. Dal 1988 ha suonato in festival in India, Giappone, Hong Kong, Taiwan, Brasile, Argentina, Nord America, e in Europa dell'Est e dell'Ovest. Nel 2007 la Dream Community di Taipei (Taiwan) le ha commissionato un lavoro di arrangiamento, registrazione e produzione di musica aborigena e popolare taiwanese con ritmi samba dal Brasile. Questi arrangiamenti sono stati suonati dagli studenti della tribù Amis di Taiwan alla Camphor Tree School. Da più di vent'anni tiene seminari sulla composizione, l'improvvisazione e sulle tecniche vocali estese tra Stati Uniti ed Europa.

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell'arte

 

 

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1870. Una donna verso la Presidenza americana

Victory for Victoria: una donna verso la Presidenza americana*

Victoria Woodhull 1870 72 mindi Greta Mastroianni Greco - A pochi giorni dal National Women’s Suffrage Month e qualche mese dalle elezioni presidenziali, ricordiamo l’abolizionista e suffragista Victoria Clafin Woodhull, la prima donna candidata alla Presidenza americana. Conferenziera originaria dell’Ohio e fondatrice di due riviste, The Weekly e The Humanitarian, Victoria è una donna ribelle che precorre i tempi e che fa della sua vita un’estenuante lotta per promuovere il riconoscimento dei diritti delle donne.

Gli Stati Uniti d’America tra i tanti primati non contano la prima donna Presidente. L’ufficio ovale sembra essere uno dei molti avamposti maschili rimasti in piedi, anche e soprattutto a causa del suo significato simbolico.
La prima donna a sfidare il sistema è Victoria Clafin Woodhull, che il 2 aprile del 1870 si candida alla Presidenza americana per le elezioni del 1872, affiancata dall’ex schiavo abolizionista Frederick Douglass candidato a Vice, con l’Equal Rights Party. La decisione di unire queste due candidature rappresenta la volontà di far riappacificare il movimento abolizionista e quello femminista dopo l’approvazione del Quattordicesimo Emendamento.

La sua campagna elettorale, dallo slogan “Victory for Victoria”, non è il suo unico segno distintivo, infatti questa donna anticonformista, che spesso veste abiti maschili, è la prima ad entrare a Wall Street il 5 febbraio del 1870 con una società femminile di agenti di borsa da lei fondata, la Woodhull, Clafin & Co., la prima donna a parlare l’11 gennaio del 1871 davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America per convincere gli uomini che ne facevano parte che il diritto di voto delle donne fosse già permesso dagli Emendamenti Quattordici e Quindici della Costituzione e la prima donna che il 3 novembre del 1871 si registra invano per votare alle elezioni locali di New York.

L’unico caso nella storia americana in cui la regola costituzionale dei 35 anni d’età per l’elettorato passivo presidenziale è stata ignorata è quello di Woodhull, nata il 23 settembre del 1838, ma la sua candidatura viene spesso invalidata dai posteri anche a causa del fatto che non vi sia stato alcun conteggio dei voti da lei ricevuti. In ogni caso ciò che risulta stranamente puntuale è il suo arresto pochi giorni prima delle elezioni per uno scandalo pubblicato sul settimanale da lei fondato, The Weekly, riguardo la relazione adultera tra Henry Ward Beecher, pastore abolizionista, ed Elizabeth Tilton, parrocchiana e moglie di Theodore Tilton. La storia ribelle di questa femminista è avversa dall’essere ben accetta dall’elettorato: isolata dal movimento femminista americano perché troppo radicale, con due divorzi, tre matrimoni e un figlio e una figlia abbraccia amore libero e spiritualismo, dedicando la sua vita alla lotta per i diritti delle donne

In questi tempi incerti e tumultuosi è giusto ricordare che Victoria Woodhull ha fatto da apripista in una battaglia ancora lontana dall’essere vinta, ma combattuta nei secoli e ancora oggi da tantissime donne americane.

*E' un estratto di un lavoro più ampio

 

 

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Ci voleva una donna per bacchettare Bonomi

Bravissima Marta Fana, ricercatrice in economia e autrice di saggi sulla precarietà e il lavoro, scrive una lettera al Presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha parlato di una “stagione dei doveri e sacrifici per tutti”. da fanpage.it

MartaFana 350 min“Le parole del Presidente di Confindustria sono un insulto ai lavoratori”

 

di Marta Fana - Caro Presidente Bonomi,

le sue parole riportate nell’intervista del 4 maggio al Corriere della Sera sono un insulto ai lavoratori che in questi due mesi hanno garantito a noi cittadini di sopravvivere, nonostante tutto. Non sono le prime e sappiamo che non saranno neppure le ultime. Dalla pretesa di non bloccare alcuna attività perché la produzione prima di tutto, al tacciare di irresponsabilità i lavoratori che hanno scelto di scioperare quando erano costretti a lavorare senza protezioni, fino a chiedere che si deroghi ai contratti collettivi così da darvi mandato di spremerci un po’ di più.

Le sue parole sono un insulto ai tanti che sono rimasti a casa senza un lavoro perché assunti con contratti a termine e oggi non rinnovati, milioni di lavoratori che avete usato uno dopo l’altro, con rinnovi trimestrali finché vi son serviti, così come i collaboratori assunti con forme contrattuali per le quali non dovevate neppure versare i contributi sociali. Perché per voi i lavoratori sono questo: oggetti ad uso e consumo della vostra accumulazione. Io non l’ho sentita fare appelli affinché le aziende non usassero gli appalti e le esternalizzazioni per pagare meno il lavoro e aumentare lo sfruttamento. Non ho letto nessuna levata di scudi contro il caporalato diffuso in tutti i settori.

Nel frattempo abbiamo visto la povertà lavorativa aumentare di pari passo ai vostri profitti.

E allora no, non può parlare per tutti.

Le sue parole appaiono quanto mai irresponsabili se rivolte a chi in questi due mesi ha continuato a lavorare con turni massacranti dieci, dodici ore al giorno, come nei magazzini, o nei campi, negli ospedali, nei supermercati, ma anche a casa, sopportando tutti i costi di una riorganizzazione profonda dei modi e tempi di lavoro. Eppure lei si permette di dire che sta iniziando la «stagione dei doveri e sacrifici per tutti», sapendo benissimo che qui i sacrifici li abbiamo sempre fatti noi. Perché quando per voi le cose non si mettono bene, avete a disposizione la cassa integrazione che è pagata dai lavoratori e dallo Stato, su cui si scarica anche il vostro rischio di impresa. E allora a che servite? Non è una domanda banale: il vostro mercato non funziona, avete e avrete sempre bisogno dei nostri soldi e dello Stato, non vi assumete neppure il rischio della vostra attività, continuate a pretendere la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti.

Io provo imbarazzo per lei leggendo parole come «Quando sento chiedere aumenti contrattuali, per esempio nell’alimentare, significa che a molti la situazione non è chiara». Noi sappiamo che in agricoltura le condizioni di lavoro rasentano la schiavitù in troppe province, dove lavoratori a cui non è riconosciuto alcun diritto perché mantenuti nell’irregolarità guadagnano addirittura 4,7 euro lordi l’ora, oppure 7,5 come nel foggiano. Lungo la filiera c’è di tutto, dal settore delle trasformazioni balzato alla cronaca per le grandi mobilitazioni di chi si opponeva al vostro sfruttamento a chi ancora oggi nei magazzini e nelle fabbriche lavora ad oltranza. Più della metà di questi lavoratori hanno un salario lordo orario di appena 12 euro, il 10% più povero non arriva agli 8 all’ora. Secondo il contratto nazionale un operaio di quarto livello, quindi specializzato, guadagna appena 11,23 euro lordi l’ora, uno non specializzato arriva appena a 9,35. Lordi. Questa è la realtà a cui bisogna aggiungere il 19,1% dei lavoratori del trasporto e del magazzinaggio che non guadagnano neppure 9 euro lordi l’ora. E non contiamo gli straordinari non pagati, i part-time involontari, facciamo per un secondo finta che sia tutto in regola. Ma sappiamo non lo è. Mentre i fatturati di questi settori aumentano, non ho sentito nessuno di voi dire che bisognava aumentare questi salari che sono da fame, come forma innanzitutto di rispetto per i lavoratori. Al contrario ho sentito dire che bisogna far lavorare chi percepisce gli ammortizzatori sociali o il reddito di cittadinanza. Abbiamo sentito dire che bisognerebbe reintrodurre i voucher, uno strumento che non garantisce neppure la copertura sanitaria. Come mai non abbiamo letto al vostra contrarietà a queste proposte incivili?

La via è tracciata, tornerete a ricattarci a chiederci di scegliere tra occupazione e salari e diritti, quella formula che ha funzionato non per generare crescita, ma per destrutturare ulteriormente la nostra struttura produttiva e aumentare la quota di lavoratori poveri e ricattabili.

Ma non pago, persevera: «Quello che mi preoccupa e mi indigna è che si giochi ancora a dare la responsabilità alle imprese di un eventuale aumento dei contagi. Il Codice civile mette in capo all’impresa la salute e sicurezza dei lavoratori».

Vorrei ricordarle che siamo un paese dove in tempi normali, senza pandemia, muoiono sui luoghi di lavoro circa 3 persone al giorno, una strage. Eppure non vi ho visti chiedere ai vostri colleghi di fare di più e meglio per proteggere la vita dei lavoratori. Quante delle 192 mila imprese che durante al fase 1 sono rimaste aperte con l’autocertificazione sono state controllate? Viene il dubbio sul vostro senso di responsabilità leggendo dei suoi colleghi attaccare chi chiede di aumentare il numero di ispettori del lavoro in modo da verificare e garantire migliori condizioni per tutti. Se site in regola, non c’è motivo di scagliarvi contro le ispezioni. O forse no. Non a caso, quello che la preoccupa è che i lavoratori possano denunciarvi in caso di malattia e contagio. Come ci si sente a dover dimostrare di non essere colpevole? Perché noi lavoratori lo sappiamo bene cosa significa dover lottare per vedersi riconoscere i diritti minimi, non i vostri privilegi.

Se i sacrifici sono per tutti, date il buon esempio: restituite tutti i profitti sottratti allo Stato e portati nei paradisi fiscali, chiedete che venga ristabilita l’aliquota del 27% sull’Ires e che sia progressiva così un piccolo imprenditore non è chiamato a contribuire quanto uno grande. Riducetevi i compensi in maniera strutturale a voi stessi a ai vostri manager. Non in modo caritatevole e a chi ha più buon cuore, in modo strutturale. Imponete che nessun manager possa guadagnare più di 3 volte l’operaio meno pagato.

Sappiamo che non lo farete, perché la realtà è un’altra da quella che raccontate. Lei rappresenta un pezzo di tessuto imprenditoriale, gioca la sua partita, quella del profitto, quella di chi per rimanere a galla ha bisogno di sfruttare i lavoratori. Non si scomodi a parlare per tutti perché lei rappresenta una parte della società, di sicuro non i lavoratori e le loro famiglie.

https://www.fanpage.it/politica/le-parole-del-presidente-di-confindustria-sono-un-insulto-ai-lavoratori/
https://www.fanpage.it/

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Per l’8 marzo, festa della donna

8 marzo

iol8ognigiorno 350 minLa strada verso la parità di genere in Italia è ancora in salita, i numeri non lasciano spazio alle interpretazioni. Ma le italiane sono pronte e i tempi sono maturi.

È necessario mettere al centro la persona, consentendo a ciascuno di realizzarsi nella pienezza del proprio valore, perché donne e uomini insieme ricomincino a sperare e a proiettarsi verso il futuro.
Serve una visione complessiva accompagnata dalla consapevolezza che questa sfida si può vincere solo se affrontata insieme.
Gli strumenti legislativi, necessari, devono però essere accompagnati da processi di tipo produttivo, culturali e sociali all’interno di una strategia complessiva.

Dobbiamo avere la capacità di immaginare un sistema sociale in cui le politiche di investimento sulla famiglia e sull’inclusione delle donne nel mon-do del lavoro siano capaci di tenere insieme i tempi della vita personale con i tempi della comunità, diventa indispensabile quindi potenziare le norme per poter conciliare gli spazi per il lavoro e quelli di cura personale al fine di restituire all’uomo uno spazio nella vita privata e alla donna uno spazio in quella pubblica dando finalmente realizzazione ad una relazione più autentica se non addirittura equa nella distribuzione di ruoli e compiti.

Investire inoltre sulle donne in campo professionale deve essere una priorità per lo sviluppo dell’Italia, i dati ci informano che i Paesi più sviluppati sono quelli dove vi è minore disparità di genere, il lavoro delle donne fa aumentare il PIL e tutto questo rappresenta, sicuramente una convenienza economica pubblica oltre che soggettiva.

Realizzare una società giusta a misura dei nostri desideri è doveroso.

Italia Viva lo sta facendo facendo, il primo provvedimento fortemente voluto che sancisce con chiarezza il posizionamento sociale del Partito Renziano è stato proprio il Family Act che riscrive il sistema Welfar, sì!, perché occorre maggiore attenzione alla vita concreta delle donne che da sempre si sono fatte carico dei bisogni della famiglia per mancanza di servizi adeguati.
Si tratta di una vera e propria azione educativa che Italia Viva mette in campo quotidianamente che parte dall’estirpare le radici dei tanti e troppi stereotipi che sono alla base di ogni discriminazione e violenza contro le donne.

Le donne nel nostro Paese devono potersi sentire libere di fare scelte per-sonali e di realizzazione di sé sia in ambito familiare che lavorativo. Apriamo la strada perché questo sia possibile.

Tutti noi viviamo le difficoltà di una quotidianità precaria e affannata, da donna impegnata in politica, nel lavoro e con una famiglia, posso dire di aver incontrato, sicuramente maggiori difficoltà rispetto ad un mio coetaneo con il pizzetto, da quelle propriamente organizzative al pregiudizio diffuso. Per questo ritengo e mi batto con forza perché la vera battaglia di civiltà, è quella educativa, un invito e un appello a tutte le donne di qualsiasi estrazione e credo politico ad essere unite perché si arrivi, in un futuro prossimo, alla pienezza nella realizzazione della Persona. E’ il mio modo di ricordare l’8 marzo, per le donne che lottano che combattono che soffrono che costruiscono che sognano, per coloro che soffrono che vivono nella paura che cadono ma che si rialzano, tutte le donne vincono.

 

 Valentina Calcagni Coordinatrice Provinciale Frosinone Italia Viva

 

 

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Aspettando un uomo forte e a giorni alterni...anche una “donna forte”

lannocheverrà 350 mindi Antonella Necci - L'anno che verrà, come cantava Lucio Dalla.

L’anno che verrà “porterà una trasformazione, che tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”. Sarà un anno bellissimo, come voleva Lucio Dalla (1979). L’anno che verrà, o forse quello dopo, finalmente porterà agli italiani quello che, in gran parte, vogliono. Finalmente, avremo alla guida dell’Italia un “uomo forte”, con i pieni poteri, ma potremmo avere, per parità di genere, a giorni alterni, anche una “donna forte”.

Finalmente ci sentiremo tutti più sicuri, perché sarà obbligatorio tenere in casa una pistola o un fucile, e volendo potremo mettere “dei sacchi vicino alla finestra” e usciremo “poco alla sera”.

Staremo “per settimane senza parlare”, ma potremo chattare allo sfinimento e soprattutto potremo insultare ferocemente chi ci pare perché, in fondo, sono solo opinioni e qualche parolaccia non ha mai fatto male a nessuno, e un “vaffa” quando ci vuole, ci vuole. La moda italiana, invece, lancerà lo stile “castigato”, per evitare che le donne provochino la violenza maschile.

A Liliana Segre saranno tolte tutte le cittadinanze onorarie perché una basta e avanza, e poi, già che ci siamo, cancelleremo i senatori a vita, perché sono inutili, costosi e spesso di sinistra, anche se sono scienziati, premi Nobel, architetti famosi e testimoni di un tempo lontano e fastidioso da ricordare.

Nell’anno che verrà, finalmente, non esisterà più – almeno in Italia – razzismo ed antisemitismo. La soluzione, geniale, sarà proposta dal nuovo Primo Ministro e Ministro dell’Interno, e sarà annunciata da un apposito balcone, forse – guarda caso – a Trieste. Razzismo ed antisemitismo non esisteranno più – in Italia – perché, una volta alla settimana, per almeno un quarto d’ora, ciascuno potrà sfogare rabbia ed odio spaccando la testa a pupazzi di “negri” o scrivendo sui muri “sporco ebreo” con tanto di svastiche, meglio se in un cimitero con la stella di Davide. L’idea, anche se qualcuno l’aveva già pensata nel 1948, permetterà al nostro nuovo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno di essere candidato al Nobel per la Pace, con buone possibilità di successo, nonostante candidatura del Presidente Donald Trump, che ha evitato la terza guerra mondiale con la Cina. Entusiasmante anche la politica estera, con un patto d’acciaio tra Italia, Ungheria e Polonia, che avrà l’inglese come lingua comune (koinè), in omaggio alla brexit, e una moneta unica chiamata “liretta”.

Viktor Orban con Salvini

Ma il prossimo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, in realtà, aspira al premio Nobel per l’Economia per la sua clamorosa ed innovativa riforma che eliminerà definitivamente l’evasione fiscale in Italia: ciascuno pagherà le tasse solo se ne avrà voglia. Come finanzieremo la scuola pubblica, la sanità per tutti, l’ordine pubblico e altro ancora? E chi lo sa, ma non si può avere “tutto e subito”, perché sarebbe poco serio e populista. I neofascisti di Casa Pound e di Forza Nuova potranno manifestare liberamente, praticamente come oggi, ma verranno tolte da tutti i Comuni, anche se Medaglia d’oro per la Resistenza (?), quelle obsolete ed inutili dichiarazioni di antifascismo.

Non sarà più vietato parcheggiare in seconda o in terza fila, secondo il sacrosanto principio che è “vietato vietare”, oppure dell’eterno “me ne frego”. Nelle scuole lo studio della storia diventerà facoltativo, perché è noiosa e non interessa a nessuno, meno che meno ai giovani, che devono pensare soltanto al radioso futuro che li attende.

I costi della politica saranno tagliati ulteriormente, con la riduzione di un altro 50% di deputati, estratti a sorte in base ai sondaggi, per evitare il costo di inutili elezioni, mentre i senatori verranno aboliti del tutto, così Palazzo Madama potrà diventare un hotel a 5 stelle super, riservato agli oligarchi russi, amici della nuova Italia.

Nell’anno che verrà sarà proibito dire “per favore” e “grazie”, perché sono sintomo di ipocrisia e poi “si farà l’amore ognuno come gli va…”. Anzi no, questo è meglio di no, perché è brutto da vedere. Per questo “caro amico ti scrivo…”.

 

 

 

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