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E dopo il coronavirus...come comportarsi?

SALUTEBENESSERE. Rubrica

Attività aerobica, apparato immunitario a posto, pensare positivo...

di Dr. Antonio Colasanti
Aerobica camminare shuttershock Edu.NutrizionaleGranaPadano 390 minCome vivremo dopo il coronavirus? Saremo ancora capaci di darci la mano, abbracciarsi, baciarsi o finiremo come le sette donne ed i tre uomini del decamerone chiusi in una villa fiorentina per sfuggire alla peste che imperversava nella città? Speriamo di no, speriamo che per salvarci dalle epidemie non finiremo per trascurare tutto: lavoro, affetti, ideali. La fatigue (sensazione di estrema stanchezza) è uno dei sintomi che hanno maggiore impatto sulla famiglia. Riferita a preoccupazione, stravolgimento della vita familiare e lavorativa, depressione, diminuzione o scomparsa dell'attività sessuale, insonnia. sensazioni negative.
Brain fog, cioè nebbia mentale, si manifesta con difficolta di concentrazione, problemi di memoria disturbi, del sonno, di stress cognitivi ossessivi compulsivi. I disturbi del sonno e quelli psicopatologici, quali ansia, depressione, hanno un rapporto bidirezionale ovvero una influenza l'altra. La complessità ormonale cerebrale complica la gamma dei disturbi. Pensiamo solo all'alternanza circadiana del cortisolo ed alla produzione di melatonina epifisaria che controlla il ritmo sonno veglia. Basta alterare la sequenza di questi due ormoni per sconvolgere l'intero sistema nervoso. Infatti questi regolano ed influenzano la produzione degli ormoni tiroidei e quelli sessuali i quali a loro volta implicano i neuromediatori, quali serotonina, adrenalina, noradrenalina, acetilcolina, prolattina ed altri con disfunzioni delle aree cerebrali deputate al pensiero, alla concentrazione, memoria ed all'umore.

Uno dei meccanismi che puo portare benefici è l'attivita sportiva aerobica.
Sappiamo bene che le attività quali corsa, bici o camminata, appunto le attività aerobiche stimolano la produzione di endorfine, ormoni della felicità e del buon umore, pertanto si consiglia a tutti bambini ed anziani di fare giornalmente una bella corsetta di almeno 1 ora.

Ovviamente è bene aumentare la risposta del sistema immunitario:
Vit d: vit d lattoferrina, resveratrolo, echinacea, zinco immunostimolanti vari;
Frutta di stagione: ciliiegie, albicocche, pesche, gelsi, tutti ricchi di resveratrolo altra sostanza anti covid e poi....pensare positivo...siamo piu forti di un banale virus.... un miliardo piu piccolo di noi.

 

 

 

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Ancora a sproposito: dopo i condizionatori d'aria anche l'Ilva

GENITORI TARANTINI

Considerazioni sulla dichiarazione di Mario Draghi che ha auspicato il ritorno dell'Ilva ai massimi livelli produttivi

manifesto genitori tarantini 370 min«E' molto grave la dichiarazione del presidente del Consiglio Mario Draghi che, a nome del governo, ha auspicato il ritorno dell'Ilva ai livelli produttivi di quando era “la più grande acciaieria d'Europa”.

La dichiarazione di Draghi è dell'8 giugno ed è stata rilasciata durante la firma a Palazzo Chigi dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Evidentemente Draghi non ha neppure sfogliato il Rapporto di valutazione di impatto sanitario dell'acciaieria di Taranto, condotto dall'Oms (organizzazione Mondiale della Sanità) su richiesta della Regione Puglia. E visto che Draghi non conosce quello studio gli facciamo un veloce riepilogo.

• L'OMS ha calcolato l'impatto sanitario della “grande ILVA”, quando era “la più grande acciaieria d’Europa”. Quell'ILVA “peso massimo” della siderurgia europea, che Mario Draghi ancora sogna e auspica, ha avuto un impatto devastante: fra le 27 e le 43 morti premature ogni anno a causa delle sue emissioni.
• Anche se venissero applicate all’ILVA tutte le prescrizioni previste dall'Autorizzazione Integrata Ambientale del 2015, sottolinea l’OMS, le morti premature oscillerebbero fra le 5 e le 8 morti premature evitabili ogni anno.

Non solo. Nell’articolo pubblicato su “The Lancet Regional Health Europe” (“Health benefits of decarbonization: the transition of carbon intensive regions in the frame of european green deal”, marzo 2022) il governatore Michele Emiliano scrive, assieme agli studiosi Prisco Piscitelli, Claudio Stefanazzi e Alessandro Miani, che “questa fabbrica sta bruciando circa 5 milioni di tonnellate per anno di carbone ed è potenzialmente collegata a un considerevole eccesso di mortalità (1020 morti dal 2011 al 2019):

“This plant is burning about 5 million tons of coal per year and has been potentially related to remarkable excess of mortality (1020 deaths from 2011 to 2019)”.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S266677622200028X
Siamo di fronte a dati terribili che Mario Draghi non può ignorare e che Michele Emiliano avrebbe fatto bene a ricordare al “premier d’acciaio” che coltiva i sogni della grande ILVA dei tempi che furono.

Ed evidentemente Draghi, fra le tante cose che non sa di Taranto, ignora che sono nati 600 bambini con malformazioni congenite, tra il 2002 ed il 2015, come riportato nella documentazione della VDS (Valutazione Danno Sanitario) ILVA.

Se Draghi fosse veramente una persona preparata sull’ILVA e attenta alle questioni di Taranto, non avrebbe auspicato il ritorno ai massimi livelli produttivi della “grande ILVA”. Draghi - se fosse stato informato - avrebbe dimostrato, crediamo, maggiore preoccupazione. Infatti la Valutazione Danno Sanitario (VDS) per l'ILVA di Taranto fornisce una previsione di "rischio sanitario inaccettabile" non solo a 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio ma anche a 6 milioni di tonnellate/anno allo stato delle attuali tecnologie. E persino scendendo a 4,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio il rischio sanitario viene valutato come "inaccettabile" nell'ambito dello studio VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario), uno studio predittivo condotto sull'impatto sanitario dell'ILVA.

Quando Draghi sogna di riportare lo stabilimento sul podio europeo dimostra di non avere la benché minima idea della reale “sostenibilità” di un impianto siderurgico come quello di Taranto costruito a ridosso del centro abitato.

Draghi è ancora vittima del fascino mortale di un gigantismo malato che è stato alla base della strage di lavoratori e cittadini, non protetti da uno Stato governato da gente che ha fallito nell’obiettivo primario di proteggere i suoi cittadini. La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) è stata netta nel condannare, anche di recente, per ben cinque volte lo Stato italiano per non aver protetto i diritti fondamentali dei cittadini di Taranto. Persino l’ONU è intervenuta con un durissimo rapporto che ha denunciato a Taranto quella che viene definita una “zona di sacrificio”. Cose che avrebbero dovuto far rabbrividire qualsiasi capo di governo. A Taranto dovrebbe essere garantita la partecipazione dei cittadini alle scelte ambientali, come prevede la convenzione di Aarhus. Ma nulla viene garantito ai cittadini.

A Taranto dovrebbe essere data attuazione agli articoli 9 e 41 della Costituzione aggiornati con un chiaro riferimento alla tutela dell’ambiente “anche nell’interesse delle generazioni future” (articolo 9), tenendo conto che l’attività economica “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (articolo 41).
L'unico potere dello Stato che ha agito in nome di questi principi, tentando di proteggere i cittadini disponendo il fermo degli impianti inquinanti, disapplicato dal potere politico, è stato quello della magistratura contro cui vengono oggi scagliati i cinque referendum su cui saremo chiamati a votare. Noi ci poniamo in difesa della magistratura, che a Taranto ha chiesto la confisca e la chiusura degli altoforni, delle cokerie e degli altri impianti di un'area a caldo che ha causato la morte di troppe persone.

Noi come Comitato Cittadino ci facciamo portavoce della legalità ambientale e della protezione della popolazione.
E visto che Draghi ha il potere di firmare progetti di riconversione grazie al PNRR, chiediamo che firmi un articolato progetto di transizione ecologica che reimpieghi i lavoratori dell'ILVA, attualmente in buona parte a casa, privi di futuro e sostentati da una cassa integrazione che dà per intero l'idea del fallimento di tutti i governi e di tutti i decreti salva-ILVA.»

Comitato Cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto
Per il Comitato, Massimo Castellana e Alessandro Marescotti

 

 

 

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Prima in Parlamento, non dopo

CRONACHE&COMMENTI

Più attento all’opinione pubblica preoccupata dal nostro coinvolgimento bellico

di Aldo Pirone
draghi ansa 390 minIeri Draghi ha parlato all’europarlamento di Strasburgo. Tutta la parte del suo discorso sul federalismo europeo, pratico e ideale, “che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso, dall’economia, all’energia, alla sicurezza”, sul rapido superamento del principio intergovernativo dell’unanimità fino alla revisione dei Trattati istitutivi dell’Ue, è condivisibile. Bisognerebbe aggiungere a quegli ambiti anche quello sociale, ambientale e del lavoro, non riassumibili semplicemente nella categoria “economia”. Com'è condivisibile quanto detto, a proposito della guerra in Ucraina, sugli obiettivi dell’Italia. “L’Italia, come Paese fondatore dell’Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella pace, - ha detto - è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica”, “Aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco, per salvare vite e consentire quegli interventi umanitari a favore dei civili che oggi sono e restano ancora molto difficili”. Inoltre, ha sottolineato che “una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati. L’Europa può e deve avere un ruolo centrale nel favorire il dialogo”.

Diciamo che queste affermazioni si collocano più vicino al discorso di Mattarella al Consiglio d’Europa di mercoledì scorso – manca il forte riferimento alla necessità di una nuova Helsinkj e al multilateralismo come metodo di governo del mondo - che non alla strategia angloamericana di una guerra fino all’umiliazione di Putin e della Russia emersa nel vertice di Ramstein, svoltosi al suono dell’inno dei marines Usa. Discorso di Mattarella non a caso pubblicato integralmente sul sito dell’Anpi, citato dal segretario della Cgil Landini e da tutti quelli che chiedono un’iniziativa di pace urgente con proposte concrete da parte dell’Unione europea. Richiesta che viene anche da chi non è d’accordo con l’invio di armi, e da chi è contrario anche all’emanazione di sanzioni alla Russia. Mentre il discorso presidenziale è stato, e anche qui non a caso, pressoché obliterato dagli atlantisti pro Nato forever di casa nostra. Gli aiuti all’Ucraina dell’Italia, perciò, dovrebbero essere traguardati a questa iniziativa europea ancora assente che è cosa diversa dall’impostazione angloamericana.

Il luogo in cui Draghi ha svolto il suo intervento, l’europarlamento, è significativo. Le stesse cose dovrebbe dirle al Parlamento italiano, magari con una qualche respiro mattarelliano in più, andando incontro alle preoccupazioni maggioritarie dell’opinioni pubblica circa un nostro coinvolgimento bellico, senza se e senza ma, al seguito di Usa e Gran Bretagna.

Prima di andare a Kiev da Zelensky e a Washington da Biden per fargliele presenti, non dopo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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30 anni dopo il simbolico inizio di "Mani Pulite"

CRONACHE&COMMENTI

Riflessioni senza foga

di Jacopo Nannini
colombo davigo 390 minTrenta anni dopo il simbolico inizio di "Mani Pulite", dopo un avvicendarsi di generazioni e fatti storici, si possono fare delle riflessioni senza foga.

La Lega che agitava i cappi in aula oggi si riscopre garantista a suon di referendum , pezzi di centrosinistra ancorati al parlamentarismo un anno e mezzo fa hanno votato per il barbaro taglio dei parlamentari, "l'anticasta" 5 stelle oggi assume la forma di una Balena Bianca che sguazza nei meandri di Montecitorio, il sistema elettorale pseudo maggioritario ha garantito stabilmente la ingovernabilità. Solo degenerazioni e negazioni .

Ogni tentativo a sinistra di ristrutturare una realtà politica si è fondata sul mito del "muro della questione morale contro la destra", quando in realtà spesso è stata nient'altro che un centrodestra apparentemente depurato con un po' di catechismo improvvisato.
Il tentativo di "riunire" le anime della sinistra è sempre stato esperito con enormi concili fra capibastone di potentati e feudi, escludendo stabilmente dai processi democratici le fasce sociali e i valori che astrattamente avremmo dovuto rappresentare .

In queste ultime ore si bocciano dei referendum cruciali e ci si scaglia contro la corte costituzionale, in maniera poco consona per un Paese avanzato, quando bisognerebbe attaccare un sistema di partitocrazia (impolitico) incapace di leggere le esigenze del Paese da decenni. Immaginare il referendum come strumento sostitutivo della legislazione ordinaria anziché come arma costituzionale da usare con il bisturi (aborto e divorzio grazie al coraggio dei laici) , è sintomo di una crisi enorme del sistema istituzionale le cui metastasi divorano ogni apparato.
Al netto di questo i cittadini si troveranno privati del voto referendario, davanti ad un parlamento atavicamente incapace di legiferare e intento solo a ratificare come un CDA. Ennesimo cortocircuito in cui la Corte costituzionale è solo organo mediaticamente più facile da colpire.

I magistrati di Tangentopoli, dopo la celebrazione di processi sopra ogni margine dello Stato di diritto e con un mastodontico apparato mediatico, hanno avuto percorsi diversi: chi ha perserverato, chi ha ammesso colpe e chi ha aperto la consuetudine di lanciarsi in politica dopo la popolarità acquisita nelle indagini come solo in un Paese con una fragilissima democrazia sarebbe potuto accadere. Qualcuno ha creato partitelli che non hanno nulla a che invidiare all'abigeato parlamentare praticato dal sempreverde professionista del nulla Mastella.

In questi trenta anni fino ai fatti delle ultime ore possiamo allora tirare le somme e avere in mente due punti essenziali: il primo è che fornire risposte morali ai problemi politici ha inaridito e svuotato il dibattito politico di questo Paese con una terribile gara alla purezza, devastando una cultura politica e consegnandoci alla cultura politica del pragmatismo giornaliero improvvisato .
Il secondo è che in un quadro democratico non abbiamo alcuna alternativa a un sistema fondato sui partiti e che gli orrendi cartelli elettorali di questo trentennio hanno mostrato il rigor Mortis della democrazia al Mondo.

A trent'anni da cappi, manette, monetine e tanti altri circensi gesti scientificamente perseguiti in nome di un processo morale alla politica abbiamo il dovere di immaginare la revisione radicale delle strutture democratiche di questo Paese e di trovare gli strumenti politici per il coinvolgimento effettivo della popolazione nei processi decisionali e democratici, che non può avvenire senza partiti ....

Dopo anni in cui ci siamo inventati famiglie partitiche senza alcun ancoraggio politico : i "moderati" e i "democratici ", oggi i "riformisti" e i "progressisti" , è necessario rinvenire quelle radici politiche che gridano vendetta e dire che la politica è divisione e non "unità" che non sarà mai un valore politico a se stante .
Nonostante tutto e tutti, non possiamo e dobbiamo rinunciare ad essere socialisti .

E no, non festeggerò per il rinvio a giudizio di Piercamillo Davigo perché il garantismo non va a targhe alterne e cioè è quello che distingue chi vuole ripristinare il dibattito politico da chi vuole il giustizialismo contro i giustizialisti per un po' di vento in poppa.

 

 

 

 

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OMS: «non è accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012»

GENITORI TARANTINI

Le emissioni dell'ILVA continuano ad essere incompatibili con la salute pubblica

Dal Comitato Cittadino per la Salute e L'Ambiente a Taranto
cinziazaninelli 390 minIl rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) recentemente presentato dalla Regione Puglia è molto importante perché smentisce tutti coloro che ritenevano accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012.
I decreti salva-ILVA non hanno fermato l'inquinamento, non hanno evitato nuove morti ma hanno tentato di stoppare la magistratura e di difendere una fabbrica indifendibile.

Le emissioni dello stabilimento ILVA continuano ad essere incompatibili con la salute pubblica e l'OMS fornisce dati in tal senso.
Siamo di fronte a un danno alla salute che non si è interrotto alla data di competenza del processo Ambiente Svenduto.
Se da una parte lo studio OMS registra una riduzione del danno sanitario - grazie anche all'intervento della magistratura - dall'altra i dati evidenziano la sua prosecuzione, conteggiando il numero di morti premature fra gli over 30. E la stima non tiene in considerazione i danni sanitari relativi all'inquinamento di acqua e suolo, e quindi alla contaminazione della catena alimentare.

Per legge un reato può essere istantaneo o protratto nel tempo. Nel caso dell'inquinamento industriale a Taranto siamo in presenza di emissioni che si sono protratte nel tempo in modo significativo e pericoloso per la salute anche per la mancata adozione (o per la tardiva adozione) delle prescrizioni ambientali previste per lo stabilimento siderurgico. E anche perché, come emerge dallo studio OMS, il piano ambientale non è in grado di annullare le morti premature ma solo di ridurle.

E' ben magra soddisfazione scoprire che l'inquinamento uccide di meno quando non si deve morire di inquinamento.
Si passerebbe infatti, secondo lo studio OMS, da un eccesso di mortalità stimabile nel periodo di gestione dei Riva in un range di 27-43 morti premature annue a un eccesso di mortalità stimabile in un intervallo annuo di 5-8 morti premature se fossero invece applicate le prescrizioni previste dall’AIA 2015.

Noi non vogliamo un inquinamento che uccida di meno: noi non vogliamo morire di inquinamento. Noi non vogliamo che la guerra faccia meno vittime, noi vogliamo eliminare la guerra alla radice. Questo è il punto su cui solleviamo un problema etico ma anche giuridico. Non ci accontentiamo di morire di meno, di avere meno vittime. Noi vogliamo porre fine alle morti premature evitabili.

Se un inquinamento si protrae nel tempo e un autorevole studio internazionale stima morti premature allora la cosa non può lasciare indifferente la magistratura. Da ora in poi, con i dati OMS che vanno a confermare le precedenti Valutazioni Danno Sanitario, non si può più considerare normale una situazione anomala.
Questo rapporto dell'OMS a nostro parere costituisce notizia di reato e ci attiveremo pertanto con un esposto alla Procura affinché venga acquisito dalla magistratura per ogni migliore sua valutazione in ordine alle condotte e agli eventuali responsabili.

Ma c'è anche una domanda che poniamo ai sostenitori della decarbonizzazione fra dieci anni: sono accettabili dalle 50 alle 80 morti premature complessive da oggi a dieci anni?
Per il Comitato Cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto

Massimo Castellana (responsabile legale)
Alessandro Marescotti

 

 

 

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Dopo lo sciopero generale. Finalmente

LAVORATORI E LOTTE

"Si è aperto un confronto..."

di Angelino Loffredi
sciopero cgil uil ansa 390 minDopo avere sentito tante brutte notizie mi sembra giusto riconoscerne una da ritenere almeno promettente. Dopo l’eccezionale sciopero generale del 16 dicembre finalmente si è aperto un tavolo di confronto tra il ministro Orlando ed i sindacati confederali. Al termine dello stesso il segretario della Cgil Maurizio Landini ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Si è aperto un confronto. Sono emersi punti importanti per ridurre la precarietà, incentivare la formazione, la stabilità e il lavoro di qualità"
Ricordo che lo sciopero Generale era stato dichiarato dalla CGIL e dalla UI per contrastare la Legge di Bilancio che non affrontava (affronta) nel modo giusto le questioni del lavoro e di giustizia sociale.
I sindacati sono stati convocati dal ministro del Lavoro Andrea Orlando per discutere di politiche a sostegno di un'occupazione di qualità. Si trattava infatti di approfondire il modo attraverso il quale affrontare un’emergenza tutta italiana, quella chiamata dei lavoretti, dei contratti pirata, del lavoro precario, dello scarso lavoro di qualità ecc.ecc.. Tali argomenti infatti al tavolo della trattativa sono tutti riemersi
00:00Al termine del complesso confronto, Landini dopo aver riconosciuto che si sono registrato diverse valutazioni, ha dichiarato che "si è aperto un confronto sul lavoro, e il ministro riconvocherà un nuovo incontro entro fine mese. Sono emersi punti importanti per ridurre la precarietà, incentivare la , la stabilità e il lavoro di qualità”.
Nel confronto, inoltre si è discusso sul come affrontare i contratti a termine e sulle loro causali, sul rafforzamento dei salari e sulla riduzione del numero dei contratti.
Senza abbandonarmi ad un facile ottimismo mi sento di salutare positivamente una fase che si è aperta e che a fine mese potrebbe far avanzare positive soluzioni.

Ceccano 20 gennaio 2022

 

 

 

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In forma dopo la gravidanza!

SALUTEBENESSERE. Rubrica

Consigli del Dottor Antonio Colasanti...

Dr. Antonio Colasanti
in forma dopo la gravidanza 390 unjversomammaNeo mamme felici impegnate con il nascituro, ma allo stesso tempo desiderose di recuperare la forma fisica precedente alla gravidanza.
La gestazione rappresenta un momento delicato per la donna e si conclude con il parto, sforzo fisico importante.

Durante i nove mesi ogni parte del corpo è interessata al cambiamento.
Se la schiena deve trovare un nuovo equilibrio per sostenere il pancione, i muscoli della parete addominale vengono dilatati dalla crescita del bambino, infine quelli del pavimento pelvico, dopo la gravidanza ed un parto, perdono la loro tonicità e necessitano quindi di una rieducazione specifica per recuperare la loro funzione di sostegno e di contenimento.

• Dopo un mese post parto si suggerisce di praticare ginnastica medica per riattivare il proprio fisico in maniera dolce e graduale, iniziando con passeggiate di almeno 40 minuti tre volte a settimana.
La ginnastica da eseguire a partire dalla terza settimana non ha controindicazioni particolari, chiaramente vanno evitati allenamenti troppo intensi che possono provocare eccessiva stanchezza.
Effettuare esercizi mirati per rassodare gli addominali i fianchi i glutei e la schiena.
• Particolare importanza gli esercizi che vanno a rafforzare il pavimento pelvico, quell’insieme di muscoli, legamenti tessuti e nervi che vanno dal pube al coccige e che circondano l’apertura della vagina, dell’uretra e del retto.
Infatti, più questo complesso è resistente, migliore sarà il controllo della vescica e dell’intestino. Più basso sarà il rischio del prolasso uterino più rapido sarà il recupero post parto.

Un’altra conseguenza della gravidanza è la cellulite accompagnata da gambe pesanti.
Infatti, l’azione degli ormoni, l’aumento del volume uterino che ostacola il flusso sanguigno, peggiora la stasi linfatica ma soprattutto l’aumento di peso che determina un aumento di volume degli adipociti.
Cellule in cui vengono immagazzinati i grassi e che favoriscono la comparsa della cellulite.

Per recuperare un buon livello di tonicità occorre agire su più fronti: evitare vestiti stretti che comprimono o schiacciano i vasi sanguigni, scarpe con tacchi molto alti ostacolano il ritorno venoso o linfatico.
Bisogna camminare e idratarsi.
• Massaggi linfodrenanti con crema elasticizzante a base di rusco, ginko biloba e centella, piante che favoriscono il microcircolo.
• Esercizi per ridurre il ristagno di liquidi.
• Flessione del piede, rotazione caviglia, flessione tallone.

Per dare ulteriore slancio sarà possibile farsi accompagnare da prodotti naturali che possono contrastare gli inestetismi della cellulite: ananas, centella, vite rossa.

Ananas
Famiglia bromeliacee, pianta perenne delle regioni tropicali del Brasile. Furono offerte a Colombo nel 1493 dagli indiani dell’isola di Guadalupe ed egli fu il primo europeo a conoscere la pianta.
Si usa il gambo e il frutto. Contiene bromelina, enzima proteolitico antinfiammatorio antiedemigena. Il succo ha azione diuretica anticellulite.

Centella-hydrocotyle
Asiatica. Pianta erbacea habitat umidi ed erbosi, usata da millenni dalla medicina indiana. É un tonico cerebrale, stimola le capacita intellettive e la memoria.
Si usa il succo delle foglie; parti usate parti aere della pianta. Contiene acido asiatico, flavonoidi.
• Indicazioni: efficace nella terapia dell’insufficienza venosa, nelle flebiti, nel trattamento della cellulite. Diuretico. Migliora l’apprendimento e la memoria.
• Si prepara in infuso decotto o tintura

Vite rossa vitis
Vinifera arbusto. Vive in climi temperati e soleggiati. Narra la leggenda che fu Dionisio, figlio di Zeus, ad insegnare agli uomini a coltivare la vite. Si usano foglie, frutti e semi.
• La varietà rossa e vaso protettive e capillarotrope.
Si usa in decotto, infuso o tintura madre.
Queste piante – ananas, centella e vite rossa – sono molto efficaci e si possono usare contemporaneamente, facendo una tisana oppure una miscela di estratti fluidi.
Posologia:
• 1 cucchiaio di tisana in 1 litro di acqua.
• Bollire 5 minuti e bere durante la giornata l’estratto fluido.
• 80 gocce in 1 litro di acqua da bere durante la giornata.
Tali preparati sono efficaci coadiuvanti per cellulite, pelle buccia d’arancio, capillaro protettrice e diuretica.

già pubblicato su bellezzaebenessere.eu • 22 Agosto 2021

 

*Il dottor Antonio Colasanti è nato a Frosinone il 01/03/1952 laureato in farmacia all’università la Sapienza di Roma nel 1977. Docente in farmacologia presso la stessa università.
Nel 1983 fonda la Omeosalus, azienda distribuzione prodotti omeopatici e fitoterapici.
Iscritto al 5° anno di laurea in medicina. Esperto in omeopatia-fitoterapia integratori naturali ed alimentazione sportiva. Specializzato in medicina bioradiante-pranoterapia-massaggio sportivo.
Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive e relatore in corsi svolti nell’università la Sapienza. Ha scritto numerosi articoli di interesse mondiale. Gli è stato conferito il premio nazionale medicina 2013. Direttore della scuola di naturopatia Elform di Milano.

 

 

 

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Le Vedove Allegre! … 17 anni dopo

 L'ARTE TROVATA PER CASO. Rubrica

 01 vedove allegre 550 min

di Serena Galella
Oggi, nel lontano 2004 a Crema, debuttava la costola femminile della Banda degli Artisti di Strada italiani al Festival “La Donna è Mobile”. Per l’occasione di un festival tutto al femminile, l’organizzatore e promotore Gigi Russo chiese a me e Angelika Georg di collaborare nella direzione artistica dell’iniziativa e di proporre a tutta la banda di donne di creare uno spettacolo per l’apertura del festival.
Non ci siamo fatte scappare l’occasione.

Nasce la mitica banda Le Vedove Allegre s.r.l., che per oltre sei anni ha continuato ad esibirsi in rassegne nazionali e non solo.
La Spagna, dove la morte non è un tabù, ci ha ospitate in più occasioni, tra cui il Festival Internazionale Fira de Tarrega dove ci hanno viste arrivare con i nostri bizzarri abiti neri, lumini, carro funebre, corona di fiori e scenografie mobili per le figure acrobatiche.

Di quel debutto, diciassette anni or sono, ho voluto festeggiare non solo il ricordo, rintracciandole e proponendo loro un piccolo02 spagna tutte 360 min revival.
Al mio invito hanno risposto quasi tutte, un successone!

Dopo undici anni dall’ultimo spettacolo ad Arezzo, una volta parcheggiato il carretto, divisi gli strumenti e gli oggetti di scena, ci siamo salutate. Di sicuro non avremmo mai immaginato di ritrovarci dopo tanto tempo e in un momento così drammatico, a raccontarci in video conferenza.
L’allegrezza, scelta sposata da subito dalla compagnia e le battutine sui nostri capelli bianchi, sugli occhiali ormai sul viso di ognuna, hanno lasciato il posto al racconto di questi anni, di come si sia trasformato il nostro percorso nel tempo.
La forte emozione e l’intimità immediatamente ristabilita, ci ha permesso di aprirci e raccontarci come se ci fossimo salutate la sera prima.
Aver vissuto questa lunga avventura insieme, aver fatto, creato, lottato, voluto, perseguito un sogno, ci fa stare una di fronte all’altra, senza filtri, ancora oggi.

Lo spettacolo di questa assurda compagnia, che coinvolgeva tredici attrici/musiciste provenienti da tutta Italia, in tempi in cui ci si esibiva al massimo in trio, è stato ed è un unicum nel panorama del teatro di strada italiano.
Il successo di uno spettacolo dissacrante, musicato in ogni scena, che ironizzava su una delle paure assolute come la morte era uno choc per il pubblico e non solo. Non tutti gli organizzatori italiani sono stati all’altezza di reagire e cogliere l’opportunità. In quegli stessi anni i festival erano proiettati verso le compagnie straniere, senza accorgersi della qualità del prodotto “nostrano”.
Anche perché lo choc lo creavamo già arrivando, con famiglie al seguito, il giorno prima dell’esibizione per montare e provare lo spettacolo itinerante nelle vie della città.

Le donne di questo anomalo gruppo, in quel periodo, hanno dato alla luce nove meravigliosi bimbi che portavano con loro,03 2005 03 08 Vedove MART 370 min allattandoli dietro le quinte. C’è stata anche chi ha fatto la tripletta!
Nei sei anni di attività non abbiamo mai fatto uno show uguale all'altro.
Le Vedove hanno creato una rete di collaborazioni con altre artiste che di volta in volta, anche a seconda dello strumento mancante o del personaggio, sostituivano le mamme incinte o impossibilitate a partecipare perché impegnate con la propria compagnia.
Sì, perché ognuna di noi portava avanti il proprio lavoro con il proprio gruppo o in solo, impossibile pensare di guadagnare con uno spettacolo così impegnativo, con tante artiste, una tecnica e fonica e con spese di viaggio da recuperare.

Coraggiose? No. Eroiche.
Non ci sono stati altri spettacoli come il corteo funebre delle Vedove Allegre e dopo tanti anni, chi di noi ha avuto l’opportunità di lavorare all’estero, ci ha raccontato dell’unicità di questo lavoro, che resta nella memoria dei tanti che lo hanno apprezzato.
Indimenticabile la serata a San Giovanni in Persiceto, dove abbiamo chiuso il festival, dando la possibilità anche agli artisti di vedere lo show. Divertiti e orgogliosi ci hanno seguite fino all’ultima sosta, assieme ai mariti delle vedove che hanno sempre supportato questo ensamble … abbandonandosi a gesti apotropaici.

Le Vedove son tornate!
Non abbiate paura, a noi non piacciono gli slogan vuoti, le false sorellanze e le appartenenze di facciata. Siamo abituate a sporcarci le mani e metterci la faccia ed è ancora così, in tutto quello che facciamo. Oggi, oltre ad essere artiste siamo insegnanti, organizzatrici di festival, partecipiamo ai bandi del FUS (almeno ci proviamo), siamo in cassa integrazione, continuiamo a far partorire altre donne e a crescere figli come liberi cittadini di un mondo senza frontiere. Con mamme così, non hanno scampo.

Qualcuna non ama la tecnologia, qualcun’altra era impegnata ad occupare i teatri perché in prima linea nella battaglia dei lavoratori dello spettacolo.
C’è stata anche chi non ha potuto rispondere al mio appello per ritrovarci, perché se n’è andata e non lo sapevamo.
Il cancro ci ha già portato via due musiciste ma, senza retorica, sono sicura che si saranno fatte due grasse risate rivedendoci insieme. Quando hai condiviso così tanto, anche un solo spettacolo insieme, resti sempre parte della Premiata Ditta Le Vedove Allegre.

04 vedove online 390 minAngelika Georg mi ha scritto: “Quello che abbiamo vissuto con le vedove era materiale da film (tragicomico, drammatico, frivolo, reale, complicato, pieno di vita vera) in confronto lo spettacolo era piccola cosa, anche se era grandioso. Magari un giorno qualcuno va a cercare tra la documentazione di archivio e ci prova a realizzarlo”.
Avrei voluto raccontarle una ad una, ma sono tante e hanno molto da dire!
Prima o poi le intervisto, così come ho fatto con Rita Pelusio tempo fa.
Per il diciassettesimo anniversario del debutto abbiamo deciso di omaggiarvi con un video, in cui lanciamo il nostro ritorno e con un pezzo di repertorio.

Donne vere, genuine, toste quanto basta e artiste anche nel vivere.
Buona visione!

 

Video

Nuovo video delle Vedove Allegre: https://youtu.be/YFQzMXg-evA

Link debutto: https://youtu.be/EMYPJv_u3Sg

Le Vedove Allegre - Show reel: https://youtu.be/8f8Ky1xvPMs

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazine del quale cura la rubrica dell'arte

 

 

 

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“Benvenuto Amazon” a Colleferro: crisi dopo pochi mesi

LAVORO E LAVORATORI 

 I carichi di lavoro sono molto sostenuti,  ... lavoro non certo

Ina Camilli*
ScioperoAmazon minIl 22 marzo 2021 con la primavera è arrivato in Italia anche il primo sciopero di Amazon, della filiera del trasporto e dell’indotto della logistica, con la richiesta ai clienti di astenersi dall’inviare ordini online per 24 ore. I sindacati denunciano le condizioni di lavoro e reclamano miglioramenti, a fronte di stratosferici profitti del colosso dell’e-commerce per l’incremento vertiginoso delle vendite con la pandemia.

Amazon si autorappresenta attraverso la retorica green e della sicurezza sul lavoro, smentita dalle molteplici testimonianze di lavoratrici/ri. Le attività interne agli stabilimenti sono infatti organizzate con il fine di evitare qualsiasi possibile perdita di tempo e ordinate in base a un preciso controllo algoritmico.

I carichi di lavoro sono molto sostenuti, i tempi contingentati, le pause cronometrate, i livelli di performatività altissimi e l’autonomia delle mansioni è praticamente inesistente.

I lavoratori, anche quelli dell’hub di Colleferro, chiedono chiarezza sull’organizzazione dei turni di un polo di distribuzione che non dorme mai, e sulla ripetitività delle mansioni: svolte per troppo tempo in modo meccanico espone al rischio di sviluppare disturbi muscolo-scheletrici e forme di stress lavoro correlato.

La comunicazione interna all’azienda è finalizzata alla costruzione dell’identità del dipendente Amazon e alla sua fidelizzazione alle norme/dettami aziendali, comunicazione gestita secondo precisi modelli scientifici mutuati dalla psicologia del lavoro, che risponde al fine di limitare il più possibile la nascita di qualsiasi tipo di dissenso interno.

Allo sciopero hanno partecipato anche lavoratori ed ex dipendenti del centro Amazon di Colleferro, provenienti da varie località della valle del Sacco. La stragrande maggioranza di loro, dopo l’entusiastica assunzione con un contratto di somministrazione a tempo determinato, è rimasta senza lavoro e senza prospettive.

Ad una politica aziendale che spreme risorse umane e territoriali non può opporsi l’argomento che il lavoratore che accetta il contratto MOG (monte ore garantito) sa fin dal momento della firma che potrebbe non essere rinnovato/prorogato, posto che per tutto il tempo in cui presta servizio nessuno parla di flessibilità, ma di conferme meritocratiche.

Il punto problematico sono anche le complesse modalità di chiamata e la brutalità dell’interruzione del rapporto di lavoro. Sono chiari i motivi per i quali Adecco, agenzia per il lavoro “al servizio delle aziende”, non dei prestatori di opera, dopo aver selezionato e scelto un soggetto per quella mansione, che viene formato da Amazon, non gli rinnova il contratto e assume un nuovo lavoratore. Lo scopo di tale “ricambio” sta nel logorare e frammentare il tessuto sociale, indebolire la forza collettiva dei lavoratori.

A Colleferro i tanti lavoratori, che non sono stati riconfermati, ritengono di essere stati “ingannati” da Amazon-Adecco, ma sono anche convinti di essere stati “scaricati” dall’Amministrazione comunale che non ha preso posizione nei loro confronti. L’opposizione consigliare (la maggioranza è indifferente?) il 24 marzo scorso, due giorni dopo lo sciopero, ha interrogato il Sindaco sui mancati rinnovi e/o proroga dei contratti.

Il Sindaco di Colleferro (come pure gli altri del comprensorio) non ha spontaneamente ritenuto opportuno richiedere la convocazione del Consiglio e incontrare sindacati e lavoratori, ma è ancora meno comprensibile l’aver affidato all’Assessore la lettura formale e burocratica della sua risposta all’interrogazione. Non è tardi, se ci fosse la volontà politica, per portare il conflitto sociale Amazon-Adecco-precari-ex lavoratori sul tavolo del Prefetto e dell’azienda.

Non risponderebbe al vero che nell’hub di Colleferro – operativo dall’ottobre 2020 - non si effettui il confezionamento dei pezzi e non sembra realistica l’affermazione secondo cui il Comune non avrebbe definito con Amazon, prima del suo insediamento, un accordo a tutela dell’occupazione per il territorio.

Ecco la testimonianza di un ex lavoratore: “Confermo le problematiche descritte, vorrei solo aggiungere che il sistema di sfruttamento del precariato attuato da Amazon è reso possibile anche grazie alle maglie larghe delle leggi italiane che in teoria avrebbero dovuto contrastare il precariato, ma vengono invece abusate per giustificare una precarizzazione ancora più indecente. Tutti noi, lavoratori e cittadini, dobbiamo chiedere al legislatore di risolvere il problema, prima che la società regredisca a quella dell’800, con tutti i mali insiti nella prima rivoluzione industriale e la distruzione reale dei diritti fittizi dei lavoratori, considerati semplice manodopera da usare e gettare, a vantaggio del solo profitto dell’azienda.”

Sotto il profilo della sostenibilità ambientale, ricordiamo il “Benvenuto ad Amazon” dell’Amministrazione colleferrina, che ha presentato l’azienda, al riparo di paradisi fiscali, come soggetto economico capace di un progetto sostenibile di sviluppo economico e occupazionale per il territorio (valle del Sacco). In realtà era ben consapevole della riproduzione di modelli di precarizzazione e di estrattivismo, con un impatto senza precedenti per consumo di suolo, colate di cemento, peggioramento della qualità dell'aria per il trasporto su gomma e annichilimento della prospettiva dell'imprenditoria agricola. A cento metri dal Polo logistico inizia la via del vino cesanese, al centro di un grande investimento di valorizzazione viticola, in aperta contrapposizione con il numero delle bocche di carico delle merci.

Il conflitto dell'Amministrazione Sanna risiede in una politica di facciata e, mentre si professava ambientalista, contestualmente autorizzava lo sbancamento di un intero colle. Con il tempo vedremo i danni idrogeologici della zona, che ha subìto un forte inquinamento luminoso per ogni specie vivente. Mentre arrivavano le ruspe la Giunta propomeva al Consiglio comunale l'approvazione di una delibera di bandiera sulla rigenerazione urbana, riduzione del consumo di suolo e recupero ex aree industriali.

Sono i Comuni di Colleferro e Paliano a dare il colpo fatale al morente monumento regionale La Selva, quasi 500 ettari di terreno di parco naturale.

Per ampliare il Polo logistico l’Amministrazione colleferrina ha pure promosso un avviso pubblico per trasformare la zona agricola adiacente a quella industriale, peraltro fallito miseramente, mentre il costo della nuova viabilità con due/tre rotonde sulla Palianese - due milioni di € - è stato messo a carico della collettività.

Tutta l’operazione Amazon-Leroy Merlin si è retta sulla mancanza di trasparenza delle informazioni, di coinvolgimento e di partecipazione della comunità, di confronti pubblici e dibattiti in Consiglio comunale e nelle piazze. E’ un giornale locale a diffondere le prime informazioni su Amazon, a cui segue un tardivo post del Sindaco Sanna, che conferma il “miracolo” di Seattle.

Agli studenti del professionale IPIA, ubicato a pochi metri dall'ingresso del Polo logistico, il Sindaco ha presentato Eric Véron, fondatore di Vailog, società di sviluppo immobiliare industriale, a cui il Comune ha rilasciato il permesso a costruire il magazzino Amazon di Colleferro, sponsorizzando di fatto quel modello e quel sistema di insediamento/sfruttamento territoriale.

Dove sono il rilancio e lo slancio promesso, la nuova occupazione e la crescita? E’ ancora possibile sostenere che Amazon è ambientalmente compatibile con il nostro territorio e che ci consentirà “di mantenere nel tempo la nostra identità di comunità operaia e operosa”?


*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma
cell. 3357663418

 

 

 

 

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Divorzio, 50 anni dopo: cosa è cambiato

Dopo 50 anni

Un prezioso diritto conquistato nel 1970 e difeso vittoriosamente nel 1974

di Rossana Germani
Vogliamoildivorzio 350 minEra il primo dicembre del 1970 quando l’ordinamento giuridico italiano introduce la legge Fortuna-Baslini sul divorzio. La legge n.898 fu una grande conquista. Fu una conquista, mi permetto di dire, soprattutto per quelle donne che spesso, una volta sposate, si trovavano incatenate ad un uomo a volte violento, a volte padrone e impositore. Nel 1974 tentarono di abrogarla col referendum ma fortunatamente vinse il NO. Sono passati 50 anni da quella legge e mi sento di dire un profondo grazie a quelle donne e a quegli uomini che si batterono per donare a tutti un diritto in più.
La storia di Anna è frutto della mia fantasia ma credo che ce ne siano di reali molto simili.
Tratto dal libro “Storie in Centrifuga” di Lorenzo Rossomandi e Rossana Germani. Temperatura edizioni.

Tutti i giorni la stessa routine. Si alzava all'alba, cominciava a riassettare la casa mentre tutti ancora dormivano e intanto teneva d'occhio l'orologio. Doveva svegliarlo alle sette in punto, altrimenti avrebbe passato la giornata a piangere per quei lividi che l'ira del marito le avrebbe di certo procurato. Anna non stava mai con le mani in mano ma era soltanto una casalinga, una madre e una moglie. E questo dava a suo marito l'autorizzazione a trattarla come uno straccio vecchio. Stava tutto il giorno in casa, in quella grande casa. Troppo grande per quattro persone. Troppo silenziosa quando i figli andavano a scuola. Troppo rumorosa quando restava da sola con lui. Era uno di quei mariti che dicono di amare la propria moglie scambiando il sesso per amore. Di quei mariti che invece di essere compagni di vita sono padroni di vita. Padroni e direttori della vita della propria moglie. Di quei mariti che pretendono a suon di botte, o violenze verbali, che tutto vada secondo il loro modo di vedere. Maschilisti per natura. Egoisti e crudeli. Anna stava cominciando ad abituarsi a quelle violenze. Cominciava ad accettarle. Si colpevolizzava. Pensava che, in fondo, aveva ragione lui. Era lui quello che portava i soldi a casa. Era grazie a lui che i suoi figli potevano permettersi di fare una vita agiata.

Lei veniva da un'umile famiglia di contadini e allevatori. Non le era mai mancato nulla ma non era mai uscita fuori dalla sua provincia. Caserta, in fondo, aveva tutto ed era sempre piena di turisti. Quella reggia, poi, aveva dato lavoro ai suoi tre fratelli mentre lei, ispirata proprio dal Vanvitelli, voleva studiare per diventare un bravo architetto. Ma quel giorno, proprio in quel giardino inglese della reggia, quell'incontro con il bel napoletano cambiò le sorti della sua vita. Si sposò quasi subito e dopo sei mesi abbandonò l'università e quindi il suo sogno. Non fu una sua decisione, se ne rendeva conto, ma era innamorata. O credeva di esserlo.

La sua vita cambiò drasticamente. Andò a vivere in quell'enorme casa a Napoli. Catapultata in un nuovo ambiente e senza la sua calorosa famiglia, Anna si sentiva sola. Non si sentiva abbastanza amata. Non era così che l'aveva immaginata la vita di coppia. I primi tempi forse suo marito l'aveva anche un po' coccolata, ma ben presto la magia finì e lei si ritrovò accanto un uomo diverso, freddo, cinico e anche violento. Soprattutto dopo l'arrivo dei figli, lui alzava spesso la voce, offendeva, ordinava e pretendeva. E poi, cominciarono le violenze fisiche: prima lievi ma poi, via via sempre più pesanti tanto che spesso doveva recarsi al pronto soccorso accompagnata dal marito stesso che la minacciava costringendola a fare le solite dichiarazioni da casalinga sbadata: “sono caduta per le scale, sono scivolata in cortile, sono inciampata sul tappeto, sono scivolata in bagno, ecc…”.

Non c'era più complicità o forse non c'era mai stata. Forse lei, troppo ingenua, troppo giovane e innamorata di un uomo più grande, quella complicità l'aveva solo immaginata nella sua testa.
Ora si sentiva umiliata da quell'uomo.
Si sentiva sola. Stava vivendo una vita che non le piaceva.
Usciva solo per fare la spesa. Andava al negozietto del quartiere, a piedi. Già, a piedi. Il marito non le aveva permesso nemmeno di prendere la patente di guida. Non le serviva, diceva. Quando dovevano fare acquisti eccezionali l’accompagnava sempre lui. Aveva il controllo su di lei. Nell'ultimo anno anche le uscite domenicali per andare a trovare la famiglia a Caserta si stavano sempre più diradando. Lei ne soffriva molto e anche i suoi figli, che a casa dei nonni ritrovavano quella serenità che la vita in campagna, tra i cavalli, i cani, i gatti e le galline nell'aia, offriva.

Sembrava essersi rassegnata a quella vita, finché un giorno arrivò quella lettera. Non ci sperava più ormai. Erano mesi che aveva fatto la domanda e alla fine, dopo tutto quel tempo, ci aveva perso la speranza. E invece... invece arrivò la risposta positiva. L'aspettavano per un colloquio in quella grande fabbrica di elettrodomestici. Alla Ignis aspettavano proprio lei, Anna, quella madre amorevole, moglie maltrattata e umiliata ma donna capace di lavorare. Donna con braccia, gambe e un cervello perfettamente funzionanti. Quella lettera la risvegliò da quel limbo in cui era finita, in cui si era lasciata cadere. Quel lavoro l'avrebbe riscattata, l'avrebbe fatta rialzare, l'avrebbe resa indipendente economicamente ma soprattutto indipendente da quel marito che ogni giorno che passava la umiliava sempre di più.

Così, quella mattina del giorno stabilito, Anna si presentò puntuale all'appuntamento e la sua voglia di lavorare bastò al responsabile del personale per assumerla quel giorno stesso senza dover passare tutto l'iter. Era felice, avrebbe cominciato a vivere, finalmente.
Le cose cominciavano ad andare per il verso giusto, anche il marito cominciava ad avere un atteggiamento diverso nei suoi confronti, ma Anna non dimenticava tutti i lividi. Forse ora non erano più visibili ma rimanevano impressi nella sua mente e nella sua anima.
Non poteva dimenticare tutte le offese, le brutte parole e le umiliazioni.
Non poteva dimenticare tutte quelle volte che l'aveva posseduta contro il suo volere.

Erano passati cinque anni dalla legge 898, quella sul divorzio, e appena uno da quel referendum che quelliNO NO al Referendum min come suo marito avevano cercato di utilizzare per abrogarla. Lei aveva votato per il NO contrariamente a quello che il marito le aveva detto di fare, e ne andava fiera.

Ora aveva la possibilità di liberarsi.

Sì, doveva proprio farlo, era giusto, ma ci voleva quella spinta, quel coraggio e quel distacco che a lei mancavano. Non aveva nemmeno un'amica con cui sfogarsi e alla quale chiedere consiglio. In fabbrica, sì, aveva legato con molte colleghe ma non al punto da poter confidare cose personali così pesanti.

Con Nico, però, era diverso. Lui era molto simile a lei, sempre disposto ad ascoltare e mai a criticare. Le parlava non solo come un amico ma anche come un fratello o un padre. Era sempre pronto a consolarla e a consigliarla. Le aveva detto che c'era un'associazione a tutela delle donne maltrattate che avrebbe potuto aiutarla. Le aveva persino procurato il numero di telefono. Molte volte, quando si ritrovava da sola in casa, dopo l'ennesimo maltrattamento subito, Anna aveva preso la cornetta e composto quel numero ma quando la voce all'altro capo cominciava a fare domande, chiudeva la telefonata. Non si sentiva pronta per affrontare tutte le conseguenze che quella sua iniziativa avrebbe portato. Anche nell'ultimo colloquio avuto con la dottoressa del pronto soccorso, per un momento pensò di fare quel passo e dire la verità ma non ce la fece.

"Sono caduta dalle scale". Questa era una frase che aveva usato troppe volte, ora le toccava inventarne altre. Ma quando raccontò di aver battuto lo zigomo all'anta dell'armadio, la dottoressa la portò in un'altra stanza, lontano dal marito che l'aveva accompagnata. Poco dopo si trovò a rispondere al maresciallo dei carabinieri che nel frattempo era stato avvisato. Travolta da tutte quelle domande, alla fine, Anna crollò in un pianto liberatorio. Raccontò tutto. Tra le lacrime sue e della dottoressa che non riuscì a rimanere impassibile, si liberò di quel peso che si portava dentro da troppi anni. Scattò subito la denuncia e dopo qualche udienza in cui dovette rivivere tutte quelle brutte scene, Anna riuscì ad uscire da quell'incubo che la teneva incatenata ad una vita che non era la sua.

Con i suoi due figli andò a vivere in un piccolo appartamento vicino la fabbrica. Certo non era la bella casa in cui il marito le aveva, quasi per gentile concessione, permesso di vivere. Ma questa era frutto del suo lavoro, un lavoro dignitoso, di tutto rispetto: operaia addetta al controllo dei cestelli. Era un lavoro ripetitivo ma non troppo pesante e a fine mese le permetteva di poter pagare l'affitto e far fronte alle esigenze primarie dei suoi figli prima che delle sue.

Era rinata. Stava vivendo una nuova vita, era serena, attiva e felice. Aveva fatto anche una specie di concorso interno e lo aveva vinto. Era passata di grado, ora era responsabile del settore controllo meccanico: capo area. Il lavoro non era più noioso e ripetitivo. Era di responsabilità. Guadagnava di più e si sentiva gratificata.

E poi, aveva sempre in testa il suo Domenico. Era stato il suo primo e forse unico vero amore. E ora che era tornata libera e soprattutto che lo aveva ritrovato, Anna sognava di tornare ad amare e di essere amata.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

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