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Renzi e Meloni. Due cuori e una capanna

CRONACHE&COMMENTI

Al lavoro i pretoriani politici per confondere le acque

di Aldo Pirone
renzi meloni open 400 minIl giochetto è antico. Quando lorsignori son posti di fronte a una realtà che grida vendetta e che però li favorisce, che fanno? Sguinzagliano i loro pretoriani politici per confondere le acque. In Italia la questione dei bassi salari è una vergogna risaputa da anni. Ultimamente l'Ocse ci ha detto che i salari italiani negli ultimi trentanni (1990-2020) hanno perso un valore del 2,9% mentre nel resto d'Europa crescevano. In queste settimane il problema si è acutizzato con l'inflazione galoppante dovuta prima al post Covid e poi alla guerra di Putin. I meccanismi automatici di adeguamento, là dove esistono, delle pensioni e dei salari all'inflazione, fanno ridere perché non solo vengono sempre molto dopo l'effetto spolpamento dei redditi e non permettono un recupero pieno dell'aumento del costo della vita, ma anche, e soprattutto, perché dell'inflazione si recupera solo la parte extra energia importata che è quella che si è messa a cavalcare influendo su tutto il resto.

Una parte dell'establishment imprenditoriale legato alla domanda interna se ne rende conto perché, come il vecchio Ford, capisce che i suoi prodotti se non li comprano i lavoratori e le loro famiglie con salari adeguati, restano a marcire in magazzino. Un'altra parte di lorsignori invece al solo sentir parlare di aumenti salariali, di salario minimo garantito - come nella direttiva di ieri raccomandata dalla Ue - e di contributo di solidarietà sui grandi patrimoni per realizzarli, inorridisce, strilla alla patrimoniale, all'esproprio proletario e mette mano alla pistola. Ed è qui che entra in azione la loro guardia bianca. In questo caso Giorgia Meloni e Matteo Renzi che si fanno prontamente difensori degli interessi padronali.

L'altro ieri, intervistati dai giornali, Renzi dal "Corriere della sera" e la Meloni da "La Verità", ambedue mettono in atto il giochino più risaputo e classico dei loro padroni: mettere i lavoratori contro lavoratori, lavoratori contro disoccupati, poveri contro poveri. Come? Dicendo che basta eliminare il reddito di cittadinanza per i poveri e dirottarlo all'aumento dei salari e voilà il gioco è fatto.

Renzi: "l'unica strategia possibile è aumentare i salari smettendo la folle politica di sussidi cominciata con l'approvazione del vergognoso reddito di cittadinanza". Meloni: ""Basterebbe abolire il reddito di cittadinanza per avere a disposizione risorse importanti per tagliare il costo del lavoro e rilanciare l'occupazione"

Naturalmente, poi, la Meloni strilla per difendere i poveri balneari che fanno guadagni astronomici pagando cifre irrisorie per le concessioni.

Renzi, invece, cerca casa. Vorrebbe mettere un tetto sopra gli sparsi draghiani: Calenda, Bonino, Della Vedova, Brunetta, Carfagna, Gelmini e altri. Per ora potrebbe accasarsi con la Meloni.

Due cuori e una capanna. Anzi, una garitta; della guardia bianca.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Due vite diverse, due tragedie che si sono intrecciate

 9 MAGGIO

 Due vite che ci hanno segnato in modo indelebile

di Valentino Bettinelli
Moro Impastato 390 minDue vite diverse, due facce di un Paese in grande subbuglio, due tragedie che si sono intrecciate nello stesso giorno e che hanno lasciato un segno indelebile nella coscienza di tutti gli italiani.

Il 9 maggio 1978 è stata una data fatidica per la Storia del nostro Paese: la mattina di quel giorno infatti, all'interno di una Renault 4 rossa parcheggiata in Via Caetani a Roma, le forze di polizia ritrovavano il corpo senza vita di Aldo Moro, rapito 55 giorni prima dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse (BR).

Ma non era ancora finita, purtroppo. Qualche ora prima infatti, nella notte tra l'8 ed il 9 maggio, perdeva la vita anche il giornalista Peppino Impastato, nome molto meno noto al grande pubblico, ma che proprio dal momento della sua tragica fine divenne uno dei simboli nella lotta contro le mafie. Il trentenne di Cinisi denunciava in particolar modo l’operato di “zu Tano”, al secolo Gaetano Badalamenti, boss di Cosa Nostra, che viveva a soli Cento Passi dalla casa di Peppino.

Impastato era un attivista siciliano, militante comunista di Democrazia Proletaria, che fu tra i primi a mettere in evidenza il sistema tentacolare del crimine organizzato palermitano. Attraverso le frequenze della sua “Radio Aut” denunciava quotidianamente le malefatte della mafia siciliana.

Proprio per questa "grave colpa" gli uomini di Cosa Nostra decisero di rapirlo, ammazzarlo e di mettere in piedi una messinscena per gettare discredito sulla sua persona. Il corpo di Peppino, o quello che ne rimaneva, fu infatti imbottito di tritolo dai suoi assassini per far pensare ad un attacco terroristico suicida. Solo dopo anni il lavoro instancabile della madre di Peppino, Felicia, e del fratello Giovanni, fece venire a galla la verità.

Da quel giorno i nomi di Aldo Moro e Peppino Impastato continuano ad essere ricordati affinché il loro sacrificio non sia stato vano. Roma e Cinisi sono state il centro di una delle notti più buie dello Stato Italiano.

Aldo e Peppino. Peppino ed Aldo. Due vittime di un sistema corrotto e malato.
Aldo Moro, vittima di uno Stato legato al concetto di democrazia bloccata e dunque scomodo per le sue visioni. L’assassinio di Moro ha impedito il compimento della linea di cambiamento perseguita dallo stesso statista. Lentamente il popolo è stato allontanato dalla politica e, con questa, dalla comprensione e dalla gestione degli interessi del Paese.
Peppino Impastato, ucciso dalla mafia e dal sistema di clientele e corruzione che ebbe il coraggio di denunciare, senza remore né timori di sorta. Un delitto su cui per troppi anni è sceso il velo del discredito. Un nuovo caso Feltrinelli, con Impastato fatto passare per terrorista. Peppino era scomodo e irriverente, militante testardo e geniale attivista. In quella Cinisi di quasi mezzo secolo fa, piccola provincia omertosa di Palermo, Peppino lottava e parlava ben oltre i limiti che voleva imporgli Cosa Nostra.

Ma oggi ricordiamo Aldo Moro e Peppino Impastato, ed assieme a loro tutte le vittime del terrorismo e delle mafie, per far sì che il ricordo diventi messaggio. Che la celebrazione della memoria diventi azione nel presente ed impegno per il futuro. Impegno di compiere un lavoro culturale all’interno di una società dove clientela, malaffare e derive antidemocratiche sono purtroppo ben presenti. Come ANPI vogliamo assumere l’impegno di non far fermare la nostra azione al ricordo, ma vogliamo essere uno strumento di traino per la società, soprattutto per le più giovani generazioni, affinché le vite violate di Aldo Moro, di Peppino Impastato e tutti i martiri dello Stato, del terrorismo e delle mafie, non siano state spese invano.
“I mafiosi hanno commesso un errore perché mettendolo a tacere, hanno amplificato la sua voce” - diceva Giovanni, il fratello di Peppino Impastato. Oggi noi vogliamo essere quell’amplificatore sociale e politico che permetta alle voci di Impastato e Moro di continuare a diffondere i loro messaggi nella società.
Perché il terrorismo non torni a buttare odio, morti e distruzione sociale e perché ancora oggi vogliamo affermare, sempre con più forza, che la mafia era, è e sarà sempre una grande montagna di merda.

Valentino Bettinelli, Presidente Sezione ANPI Ceccano

 

 

 

 

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Suslov ammette. Due scuole di pensiero al Cremlino

CRONACHE &COMMENTI

Da un'interessante intervista del Corsera a cura di Paolo Valentino a Dimitrij Suslov

di Aldo Pirone
DimitrijSuslov 390 minVenerdì sul “Corriere della sera” interessante intervista a cura di Paolo Valentino a Dimitrij Suslov che dirige il Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia russa, uno dei pensatoi del Cremlino. Il suo cognome fa un certo effetto a uno della mia età. Non so se ci sia una parentela con un altro Suslov che ai tempi dell’Urss e del Pcus era il sacerdote dell’ortodossia sovietica nel politburò e a noi italiani del Pci di Berlinguer ci considerava non meno che eretici.

Perché è interessante l’intervista del prof. Suslov? Perché rivela cose che prima erano solo intuibili, la presenza di falchi e colombe al Cremlino, e fornisce gli estremi per una possibile trattativa per porre fine alla guerra in Ucraina. “Al Cremlino ci sono attualmente due scuole di pensiero – dice - e il presidente non ha ancora scelto. La prima, che definirei massimalista, dice che occorre infliggere una sconfitta pesante all'Ucraina nel Donbass e poi occupare la restante parte meridionale del Paese, incluse Odessa e Nicolaev, tagliandone l'accesso al mare e stabilendo una connessione diretta con la Transnistria, dove c'è anche un'altra popolazione russofona oppressa. La seconda scuola, alla quale appartengo, obietta che questo richiederebbe molte più risorse, prolungherebbe la guerra e renderebbe più difficile per l'Ucraina e l'Occidente accettare l'occupazione russa del Sud”.

Secondo Suslov e la “scuola moderata” del Cremlino, dopo la vittoria nel Donbass l’accordo dovrebbe basarsi “sui termini della nostra offerta originaria: neutralità, cioè rinuncia alla Nato; demilitarizzazione inclusi limiti alla cooperazione strategica con l'Occidente e al tipo e quantità di armamenti in possesso dell'esercito ucraino; status della lingua russa; bando dei partiti di estrema destra nazionalista; riconoscimento ufficiale dell'annessione della Crimea e dell'indipendenza del Donbass. Odessa e Nikolaev rimarrebbero ucraine e i russi si ritirerebbero dal territorio di Kherson, attualmente occupato”. Quindi prosegue: “Noi pensiamo che sia interesse della Russia finire questa guerra vittoriosamente ma anche il più rapidamente possibile. La scuola massimalista invece non ha paura di una guerra protratta, non cerca alcun riconoscimento dall'Occidente”.

Secondo Suslov non erano questi i piani iniziali di Putin. Che lui stesso del resto aveva descritto con un certo entusiasmo, sempre al “Corrierone“, il giorno dopo l’aggressione. “Non c'è dubbio – dice - che il cambio di regime fosse nei piani originali dell'invasione. Non ha funzionato. E oggi non è più considerato perseguibile dalla Russia. L'assunzione iniziale, che l'Ucraina sarebbe crollata come un castello di carte senza opporre resistenza, si è rivelata errata. L'esercito ucraino ha opposto una resistenza impressionante, aiutato massicciamente dall'Occidente. Direi che questa è la ragione principale della capacità di resistere così a lungo. L'esercito russo non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro la Nato, che non solo consegna armi e munizioni, ma fornisce informazioni preziose di intelligence”.

E come la prenderebbe il Cremlino l’ulteriore fornitura occidentale di armi pesanti agli ucraini? “Ci sarebbe – dice Suslov - un cambiamento sostanziale nell’ atteggiamento della Russia. All'inizio era un conflitto per Ucraina. Ma ora è una guerra per la Russia. In ballo è la sopravvivenza della Russia come grande potenza e il suo status negli affari internazionali. Tutti in Russia sono convinti che stiamo combattendo una guerra contro l'Occidente. Non c'è altra opzione che la vittoria. Se perdessimo, sarebbe peggio della fine dell'Urss nel 1991. Ecco perché l'impatto delle armi fornite a Kiev e della retorica occidentale è già stato di alzare la posta in gioco, trasformando la natura della guerra. Ora non possiamo perdere”.

A parte alcune cose che dice il professore molto discutibili e inaccettabili, le altre andrebbero prese sul serio. Tanto sul serio che c’è da interrogarsi sulla natura stessa dell’intervista; sulla libertà e lo scopo di certe affermazioni soprattutto in riferimento al fallimento dei piani iniziali del Cremlino e di un Putin che deve decidere fra “falchi” e “colombe”. Sono un messaggio da parte delle “colombe” russe a quelle occidentali? Perché anche in quest’altra parte del campo c’è chi, come inglesi e americani, hanno gli stessi intenti della scuola massimalista russa: prolungare la guerra. Con obiettivi diversi e opposti ma al momento convergenti.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Ceccano Calcio 1920 arrivano due giovani classe 2001

CECCANO CALCIO

Un'ala rapida e tecnica più un attaccante veloce e forte

di Valentino Bettinelli
Privitera e Savo 390 minIl Ceccano Calcio 1920 aggiunge due pedine al proprio scacchiere. A rinforzare la rosa a disposizione di mister Mirco Carlini arrivano due giovani classe 2001, Andrea Previtera e Lucas Savo.

I due calciatori, entrambi provenienti dal campionato di eccellenza, Previtera dal Ferentino e Savo dall’Alba Adriatica, rappresentano due innesti importanti nel reparto offensivo per i rossoblù.
Previtera è un esterno rapido e tecnico, che aggiunge una opportunità sul lato sinistro dello scacchiere tattico di Carlini, mentre Savo, attaccante veloce e forte fisicamente, va ad aggiungere corpo al reparto offensivo.

I due arrivi sono stati annunciati dal Presidente Gianluca Masi, che si è detto “orgoglioso per l’arrivo di due giovani che allungano la rosa a disposizione di mister Carlini. Due giovani in età di lega, ceccanesi doc, che arrivano a vestire la maglia rossoblù. Come società siamo onorati di continuare con la valorizzazione dei nostri talenti locali, in piena linea con il progetto tecnico e societario che stiamo portando avanti”.

I due giovani calciatori sono entrambi entusiasti per l’opportunità di difendere i colori della propria città e si dicono pronti a far bene, per cercare di migliorare gli ottimi risultati già ottenuti dai compagni nella prima parte di campionato.
Anche Mirco Carlini è contento per l’arrivo di Savo e Previtera. “Lucas e Andrea ci daranno una grande mano e già si sono integrati perfettamente nel gruppo. Questa è la cosa più importante, alla luce dell’ambiente bellissimo che si vive nel nostro spogliatoio. Sono due ragazzi con grandi qualità tecniche ed umane, che saranno importantissimi nel nostro percorso che, voglio ricordarlo, ci vede nelle prime posizioni della classifica e ancora in corsa per la Coppa Italia, della quale giocheremo a breve il terzo turno, con l'obiettivo di fare bene”.

Lucas Savo ha già fatto il suo esordio con la maglia del Ceccano, mentre Andrea Previtera, arrivato l’ultimo giorno utile, si è dimostrato già pronto a guadagnarsi la sua opportunità.

 

 

 

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*Valentino Bettinelli, Ufficio Stampa

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Valle del Sacco: per Frosinone e Anagni due biodigestori anaerobici

AMBIENTE&INQUINAMENTO

 Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa

di Ina Camilli
Biodigestore Wikipedia 380 minIl vuoto pianificatorio a cui la Regione ha esposto la valle del Sacco non si risana con incursioni di investimenti privati, ma con politiche positive a salvaguardia della collettività, che potevano già e possono sempre vedere protagonisti i Comuni.

Nei giorni scorsi c’è stato un botta e risposta in diretta tra i Sindaci di Frosinone e Anagni, Comuni che si sono candidati ad ospitare l'ennesimo impianto industriale in materia di rifiuti, da più parti ritenuti insalubri, proposto da cordate finanziarie in grado di spostare centinaia di milioni di euro.

Ottenute intanto queste due autorizzazioni, la valle del Sacco si ritroverà una centrale energetica, che tratterà quasi 100.000 tonnellate annue di rifiuti organici di provenienza urbana ed industriale, e in grado di stoccare il biometano producibile dalla fermentazione anaerobica di tali scarti per migliaia di metri cubi.
Si pensi per esempio ad un serbatoio grande quanto un palazzo di 4/5 piani con appartamenti di 300 mq di superficie, pieno zeppo di gas ad altissimo potere detonante.

E' proprio sul potere detonante del biometano che puntano le cordate finanziarie interessate alla sua rivendita in rete o ad hub esterni, liquefatto e trasportato su camion.
Il rispetto dell’ambiente, mai è stato, per certi amministratori pubblici, un problema qui in valle del Sacco e non lo sarà neanche in questo caso. Quindi semaforo verde ed ogni meccanismo che possa incepparsi può e deve essere sbloccato: da tempo sono a lavoro i manager ed i tecnici di A2A, che sembrerebbe non abbiano convinto gli anagnini e le forze politiche, a parte il Sindaco, pervaso da un fervore miope al punto da non dolersi del silenzio dell'ASL, convinto di non voler neanche lui esprimere il suo parere sanitario, in qualità di massima autorità in materia di salute pubblica comunale.

Se il Sindaco si dichiara apertamente favorevole e l'ASL non batte ciglio, questi sono segni evidenti che inceppamenti non ve ne potevano essere.
In questi mesi e giorni infuria non tanto la polemica tra cittadini, opposizioni consigliari e Amministrazione comunale, quanto la protesta. Gli anagnini avrebbero voluto dire la loro, come cittadini attivi, in una inchiesta pubblica che, seppur obbligatoria per Comuni o raggruppamenti comunali con più di 40.000 abitanti (Anagni, Paliano e Colleferro, tanto per fare un esempio concreto), non risulta ancora chiesta da nessuno di costoro all'Ente regionale procedente. Istituto e/o strumento previsto proprio per la tutela del territorio a fronte di situazioni impattanti, causa di gravi conflitti sociali e di ingiustizia ambientale.
Invece si può parlare solo tramite articoli di giornale e sui blog on line con l’idea di far arrivare questi messaggi ai tanti funzionari in grado di operare liberamente, scevri da condizionamenti.

Su un punto non si può che concordare tutti, senza paura di essere smentiti: se il pubblico, i Comuni, avessero saputo fare la loro parte avviando per tempo atti di pianificazione a livello locale dei servizi di gestione e trattamento dei rifiuti, prevedendo negli anni politiche di riduzione della produzione di scarti alimentari, progettando soluzioni impiantistiche diffuse (compostaggio domestico, di comunità, di prossimità e piccoli impianti comunali) si sarebbe potuta evitare ogni rimostranza.
E chi protesta in Consiglio comunale o in pubblico viene strumentalmente accusato di essere affetto dalla sindrome di Nimby (non nel mio cortile) quando invece proprio i rappresentanti del territorio hanno favorito la diffusione della cultura e della pratica di ignorare quanto accade nel giardino del vicino.
Questa sindrome è insita nelle soluzioni fortemente centralizzate, come quella proposta da SAF e A2A, caldeggiate politicamente da più parti: le pressioni ambientali e logistiche sul territorio più impattanti, oltre agli aspetti della sicurezza della popolazione per gli ingenti stoccaggi di biometano, sono rappresentati infatti dagli altrettanto ingenti trasporti dei rifiuti in ingresso e dei rifiuti digestati in uscita.
La nuova frontiera del trasporto su gomma!

Laddove la pianificazione e la gestione responsabile della cosa pubblica sono barattate con semplici capitolati di appalto a volte copia e incolla, finalizzati a condurre procedure di esproprio e privatizzazione dei servizi locali. Pilatescamente la politica se ne "lava le mani", delegando al privato e alle logiche del profitto sottese a queste gestioni ogni possibile guadagno, a scapito della qualità della vita delle comunità.
Ogni cosa viene pagata con le tasse dei cittadini sempre più alte e con esse la salubrità dei nostri territori è sempre più martoriata.

La situazione è drammatica, eppure c’è scappato un sorriso. il Sindaco Natalia, in un recente confronto pubblico, riportando i dati dei tecnici di A2A ha parlato di circa 7 camion al giorno: sembrerebbe però che non si sia tenuto conto del peso specifico dei rifiuti trasportati per cui i mezzi, facendo bene i conti, sarebbero almeno 10 volte di più....ogni giorno.
L’altro impianto di produzione di biometano ottenuto dalla digestione anaerobica della frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani interessa il Comune di Frosinone, proposto dalla Maestrale srl, impianto che non ha ancora ottenuto la VIA (valutazione di impatto ambientale), ma l’iter amministrativo è quasi arrivato a conclusione. La terza Conferenza di servizi è convocata presumibilmente per il 15 luglio 2021 (si terrà in presenza?).

Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa, depositato osservazioni e da tempo contestano con determinazione questo progetto.
Il Sindaco di Frosinone vuole avviare l’inchiesta pubblica?
Il Comune di Frosinone, a differenza di quello di Anagni, ha evidenziato il mancato parere della Asl e rilasciato parere negativo sotto il profilo sanitario, richiamando il principio di precauzione a tutela della salute degli abitanti della sua città, l’effetto cumulativo con riferimento alle emissioni in atmosfera e la propagazione di emissioni odorigene.
Come il collega anagnino, Ottaviani non ha prodotto un parere tecnico sul progetto, né richiesto una indagine ambientale. Insomma, non è rinviabile una seria volontà di opporsi.

I fronti restano contrapposti. Da un lato le Istituzioni, che dovrebbero tutelare il benessere delle loro comunità, dall’altro i cittadini con le opposizioni comunali, pronti a difendersi.
Si stanno scontrando non due visioni diverse sulla cosiddetta economia circolare o sulla tecnologia degli impianti, ma un orientamento che è già un cambiamento non certo culturale, bensì economico, dove la politica si fa grande imprenditrice.

E’ già accaduto che società private, attraverso partnership con aziende pubbliche, abbiamo costituito gruppi economici, finalizzati ad ottenere finanziamenti statali. Poi una volta ottenuti, accade che il privato ceda la gestione e la proprietà, addossando ai Comuni il peso di scelte imprenditoriali insostenibili.
Il nuovo modello di sviluppo che si vuole imporre nella valle del Sacco, da Artena a Patrica, esclude totalmente i cittadini dal processo di autodeterminazione e di partecipazione attiva.

I corpi sociali, diversamente organizzati e strutturati, attivi nella valle del Sacco, sono stanchi di sollecitare gli amministratori pubblici a rispettare il mandato ricevuto, ad osservare le regole e ad applicare le leggi. Troppo spesso infatti “salta” qualsiasi forma di loro reale e preventivo coinvolgimento.

E’ la parte politico-istituzionale che deve assumersi la responsabilità di ascoltare i cittadini, creare le condizioni per sedersi con i vari rappresentanti ad un Tavolo per prevenire, pianificare e condividere il futuro della valle del Sacco.
2.2.2021

Ina Camilli, Per la Redazione

 

 

 

 

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Le due Italie

CRONACHE&COMMENTI

La sfiducia presentata dai camerati della Meloni contro il ministro della salute Speranza

di Aldo Pirone
RobertoSperanza minStamane in Senato si sono, per l’ennesima volta, rimanifestate le due Italie. Da una parte, quella dei cialtroni, degli scappati di casa, dei mentitori di professione, dei mestatori sulla pelle dei cittadini e sulle disgrazie della Nazione, dei vigliacchi che dicono tutto e il contrario di tutto pur di dare addosso al “rosso” e lucrare qualche consenso o, come nel caso in questione, per morderlo nell’orto del vicino e del proprio simile. Dall’altra parte, l’Italia che ha come stella polare il bene comune, l’interesse collettivo, la salute dei propri cittadini.

Il caso in questione è la sfiducia presentata con varie mozioni dai camerati della Meloni e affini contro il ministro della salute Speranza. Bastava ascoltarli gli sfiduciatori per rendersi conto di quale rischio mortale avrebbe corso l’Italia tutta se in questi mesi di pandemia fossero stati loro a tenere in mano le redini del governo. Un rischio ancora ben presente e da scongiurare, che, poi, è il vero nocciolo della battaglia politica democratica nel tempo presente e il compito precipuo di uno schieramento progressista nonostante sia malfermo, pieno di buchi ideali e incerto nei suoi riferimenti sociali. Tra i maggiori e più rappresentativi epigoni di questa Italia vigliacca, miserevole e piccina, gli onorevoli, si fa per dire, Paragone e La Russa i cui sgangherati discorsi ci hanno mostrato una volta di più il livello politico di simile genia, degna erede dei repubblichini di Salò, eredità, per altro, rivendicata a raucedine spiegata dal camerata La Russa.

Di fronte a costoro il ministro Speranza che ha demolito punto per punto le accuse contraddittorie, le bugie vere e proprie, le ignominie di cui è fatto oggetto da tutta la destra e sotto sotto dal loro amico Renzi da quando regge il ministero della salute. Un discorso di verità, scandito dai fatti e da una dignità sconosciuta ai suoi critici. Un’altra Italia che con tutti i suoi limiti, ritardi, contraddizioni è comunque ispirata da ben altri valori e che tenta di perseguire obiettivi di interesse pubblico e generale rispetto a quelli corporativi di lorsignori e della destra (Salvini, Berlusconi e Meloni) apparentemente divisa dall’opportunismo del momento ma unita negli intenti di fondo riassunti da una parola: menefreghismo; dell’interesse pubblico, dei più deboli e del prossimo in generale.

L’ascolto del discorso di Speranza va consigliato vivamente a un giornalista, anche qui si fa per dire, come Massimo Gilletti dedito non a ricercare notizie ma a rovistare tra i rifiuti delle illazioni e delle manipolazioni presentate come scoop. Ultimamente ha accusato Speranza di essere un “muro di gomma” su cui rimbalzano le sue invereconde intemerate che lui chiama domande. Il conduttore televisivo, com’è noto, preferisce i saltimbanchi. Il muro del ministro Speranza c’è, ma è quello della serietà, della verità e della dignità.

Cose del tutto sconosciute al Giletti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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A due passi da noi, l'inferno

Associazioni. Melitea

A due passi da noi, muoiono il Diritto e la Civiltà

Bosnia Malitea Foto 1 390 minA due passi da noi, muoiono il Diritto e la Civiltà nella più totale indifferenza: primo tra tutti il diritto di muoversi liberamente di ogni essere umano, peraltro sancito proprio dalle leggi dell'Unione Europea. Diritto negato a chi è povero e cerca un futuro. Ai migranti economici, e spesso anche ai profughi, infatti, le porte europee sono state chiuse in faccia trasferendo il problema dei flussi migratori lungo le frontiere serrate. E mentre una ecatombe avviene nel Mediterraneo, i confini europei di terra non sono meno insanguinati. Anche su questo fronte è difficile la conta delle vittime, così come in quelli a ridosso di Ventimiglia, in Piemonte e Valdaosta. Quelli che si avventurano nella neve alta e affrontano a piedi i 300 km che li separano dall'Italia seguono un percorso paradossalmente detto "the game" e se si smarriscono rischiano di finire nei campi minati (mai bonificati!) tra Bosnia e Croazia. I sopravvissuti, invece, rischiano la violenza nei respingimenti della polizia croata e bosniaca, i più fortunati arrivano in Italia e vengono rispediti indietro in un infernale circolo vizioso.

Sono tanti quelli che provano più volte la fortuna col "the game". Probabilmente è questo il motivo per Bosnia Melitea Foto 2 380 mincui spesso la polizia bosniaca o croata li marchiano sul capo con vernice spray: una pratica umiliante, violenta e disumana con la quale forse si tenta di riconoscere i "recidivi". Moltissimi di quelli intercettati vengono massacrati di botte, anche torturati e non osiamo pensare al destino di donne e bambini …

Il campo profughi temporaneo di Lipa, a una quarantina di km dal confine tra Bosnia e Croazia, è stato distrutto da un incendio il 23 dicembre, lasciando circa 1200 persone (tra cui moltissimi donne e bambini) nella morsa del gelo invernale senza alcuna assistenza, vestiario adatto, farmaci e cibo. Altri 2000, rimasti fuori dai centri d’accoglienza, sono sparsi nei boschi tra Bihac e Velika Kladusa dove la polizia di frontiera tra Croazia e Bosnia li bracca come selvaggina. L’Agenzia dell’Onu per le Migrazioni (Oim) che fino a settembre gestiva il campo di Bihac ed uno in una ex fabbrica dismessa, non è stata messa in grado di accoglierli nonostante forti stanziamenti economici, poiché in Bosnia la popolazione delle località in cui sono state individuate le possibili collocazioni si sono opposte scendendo in piazza. I sindaci e gli amministratori locali lamentano di non aver ricevuto le risorse economiche necessarie.

Ormai è una guerra fra poveri in cui non mancano squadroni di civili in passamontagna che catturano chiunque venga trovato illegalmente in quei territori.Bosnia Melitea Foto 3 350 min

In queste ultime settimane c'è stata una forte mobilitazione militare anche lungo il confine italiano, che ha chiuso i profughi in un cerchio mortale nel quale le vittime silenziose di questa nuova emergenza umanitaria restano nel folto dei boschi. Vittime di cui le nostre istituzioni non vogliono parlare. I gruppi di volontari e le ONG, come ad esempio Linea d'ombra, che operano all'ingresso in Italia e lungo i passi montani nazionali, da giorni lanciano l'allarme osservando il repentino interrompersi degli arrivi: temono il peggio.

L'Italia, che si è scatenata in un tam-tam mediatico scandalizzandosi per le vittime causate dal gesto di un manipolo di esagitati oltreoceano, tace invece sull'emergenza umanitaria che si sta consumando a ridosso dei propri confini (prima di mare ora anche di terra). Quelle vite valgono forse meno di altre? Se il timore dei populisti e dei difensori del Natale è quello di una "invasione" extracomunitaria nel Bel Paese stiano pure sereni: il nostro è solo un territorio di transito lungo un viaggio della speranza verso il nord Europa o addirittura verso il Canada, in piena crisi demografica e disposto ad accogliere migranti e profughi.

Perché i Paesi lungo i confini dell'Unione si sentono in dovere di perpetrare tali violenze e provocare queste emergenze umanitarie? Glielo chiede l'Europa? Il volto umano dell'Europa è forse questoBosnia Malitea Foto 4 390 min? E l'Italia vuole davvero rendersi complice di questo nuovo eccidio? Intanto, in un rimpallo di responsabilità tra Paesi di confine e Unione Europea, passano le settimane in un rigidissimo inverno che sta stremando migliaia di esseri umani, colpevoli unicamente di voler vivere.

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 

 

 

 

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2020: Due ondate di coronavirus

 2021. Sconfiggermo il Covid 19?

 Ricordare: “Il medico pietoso fece la piaga verminosa”.

di Angelino Loffredi
coronavirus pandemia 370 minE’ il periodo in cui si fanno bilanci: aziendali, politici, familiari e di varia natura. Il nostro giornale, UNOeTRE.it, nel prepararlo non può prescindere dal riportare le ripercussioni provocate dalla Pandemia Covid -19. Voglio ricordare a chi legge, che già nel mese di maggio 2020, si impegnò a riportare analisi, commenti e previsioni, uscendo dal piatto conformismo tendente a spargere acritico ottimismo (Ricordate quell’ “Andrà tutto bene”) preferendo, al contrario, individuare grandi questioni da affrontare e pericoli da evitare. Anche io mi permisi di partecipare a tale discussione attraverso questo articolo:

https://www.unoetre.it/informazione/i20di1e3it/item/8352-quale-sara-la-futura-condizione-sociale.html?

Mi accorgo, a leggerlo bene, che se non ipotizzavo una seconda ondata, mettevo nel conto che bastava una sottovalutazione per rilanciare il contagio. Purtroppo è quanto è avvenuto e non si è trattato solamente di sottovalutazioni. In questi mesi per me è stato sconcertante leggere e vedere persone che hanno ruoli istituzionali presentarsi senza mascherina, non accettare il distanziamento e sfidare le indicazioni provenienti dalla scienza. Per questo ora ne stiamo pagando dure conseguenze.

Anche in questi giorni leggo e sento dichiarazioni enfatiche, forzatamente ritenute “storiche“, legate alla distribuzione del vaccino Pfizer. Il 27 dicembre infatti, in Italia ne sono stati iniettati 9.750. Dal 29 dicembre ne verranno distribuiti 470.000 ogni settimana, ai quali dovrebbero essere aggiunti, accertata l’idoneità, altri prodotti da AstraZenega e Moderna. Certo il vaccino è una risposta positiva, realizzato in tempi incredibilmente rapidi ma ritengo comunque che non sia finita e che la terribile partita rimanga aperta.

Nello stesso tempo vorrei ricordare anche discussioni, sottovalutazioni e polemiche sviluppate durante l’estate a ridosso della questione discoteche. Tuttora problema riproposto con altri temi quali le piste di sci. Si discute ancora sul come conciliare l’attività produttiva con la salute. Avere voluto mettere sullo stesso piano economia e salute, mediare a tutti i costi ha portato a questi risultati : circa 75.000 morti ma anche incalcolabili danni alla stessa economia! E’ mancato il coraggio di affermare che la difesa della salute è prioritaria. Senza una buona salute di tutti mancherà sempre una prospettiva di crescita dell’economia. Per produrre non si può stare in ospedale o a casa febbricitante o devitalizzato. A fronte di un tale disastro che abbiamo sotto gli occhi penso e faccio mio un adagio “Il medico pietoso fece la piaga verminosa”.

Io che sono sempre scettico verso i “modelli“ debbo riconoscere che l’operazione bisturi determinata in Cina, isolando duramente oltre 60 milioni di persone, ha evitato a quel paese la seconda ondata, preservando prima di tutto la salute a tutto il popolo e nello stesso tempo ha garantito lo sviluppo economico candidando così la nazione in un prossimo futuro a diventare la prima potenza mondiale.

Vorrei mantenere l’attenzione sulla filosofia del metodo pietoso, sollevando una questione che va affrontata e risolta: i vaccini debbono essere obbligatori? Io condivido chi è propenso a sostenere una campagna di convincimento, impegnando prima di tutti gli scienziati, coloro che stanno dimostrando di avere solidi argomenti e di rimuovere preoccupazioni e diffidenze. Ma se questa necessaria campagna, entro un breve lasso di tempo, non dovesse portare ad esiti condivisi, allora ritengo che sarà necessario valutare che alcune attività pubbliche quali quelle sanitarie e scolastiche debbono essere viste con un’attenzione particolare. Chi in questi settori rimane intenzionato a non vaccinarsi dobbiamo sapere che minaccia la salute di tutti. Il diritto individuale entra in contrasto con la salvaguardia fisica della comunità nazionale.
Allora le Istituzioni dovranno intervenire.

Ceccano 30 Dicembre 2020

 

 

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I due Matteo

 Opinioni

 In questi giorni è imperante il loro senso di vicinanza

Domenico Ciotoli e Domenico Liburdi
renzisalvini 390 minMatteo Renzi e Matteo Salvini rappresentano il qualunquismo imperante nel sistema sociale italiano.
Renzi, il rottamatore dopo essere stato rottamato dal PD fonda un suo partito che ha l'unico vanto di tenere sotto scacco il governo Conte Bis. Dopo essere sceso dal famoso 40% al 2,5% cerca di rimanere a galla giocando sulla tenuta del governo, sempre sulla pelle degli Italiani.

Salvini prende in mano la Lega Nord ne fa un partito di livello Nazionale, trasforma gli equilibri del centro destra divenendone il leader.

In questi giorni è imperante il loro senso di vicinanza, l'idea di mandare a casa Conte si fa sempre più forte, salvo fatto per il grande consenso che oggi Fratelli d'italia e quindi la Meloni hanno nello scenario politico nazionale.

Renzi scalpita dall'interno del governo, il Conte Bis, dettando ogni giorno un agenda di programma diversa.
Salvini dall'esterno cerca di screditare Conte senza dare reali soluzioni.
Salvini e la Meloni continuano a fare campagna elettorale sulla pelle degli Italiani, con slogan prima di apertura di tutte le attività commerciali e poi quando la curva pandemica sale accusano il governo di ritardi nella gestione.

La conclusione è che nessuno di questi soggetti vuole fare cadere il governo, perché in questo momento nessuno di loro ha soluzioni per questo problema ed è più facile muovere accuse che soluzioni, sempre in nome del popolo sovrano (GLI ITALIANI).

 

 

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Attentato choc a NIzza: tre morti, un ferito grave

Dalle Agenzie Stampa

Nizza bagnata dal sangue di un attentato presso la Cattedrale

Redazione
Nizza 350 minNizza. Al grido di Allah Akbar un uomo è entrato nella cattedrale ed ha ucciso tre persone, ferendo poi una quarta in maniera grave. il bilancio provvisorio parla di tre persone uccise per mano di un assalitore che è stato ferito e fermato dalla polizia. Due sono state decapitate, mentre la terza vittima, una donna, è morta in un bar dove si era rifugiata dopo essere stata colpita alla gola dal killer: «Dite ai miei figli che li amo»

L’attacco sarebbe avvenuto poco dopo le ore 9:00, Si sa solamente che si sarebbe trattato molto probabilmente di un “cane sciolto” e non di un’azione organizzata.
Sul posto anche sarà il presidente Emmanuel Macron.
"Je suis sous le choc": così, in un messaggio integralmente pubblicato in francese, il primo ministro britannico Boris Johnson reagisce alla "notizia del barbaro attacco all'interno della basilica di Notre-Dame a Nizza".
"I nostri pensieri - prosegue il premier Tory - vanno alle vittime e alle loro famiglie. Il Regno Unito è al fianco della Francia nella lotta al terrore e all'intolleranza". (ANSA)

Le prese di posizioni sino ad ora conoisciute (ore 17,15)

"Informato del feroce attacco che è stato perpetrato questa mattina in una chiesa di Nizza, provocando la morte di diverse persone innocenti", Papa Francesco "si unisce in preghiera con la sofferenza delle famiglie colpite e condivide il loro dolore". Così il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in un telegramma di cordoglio per le vittime dell'attentato alla Basilica di Notre-Dame, inviato a nome del Papa al vescovo di Nizza, mons. André Marceau. Il Pontefice "chiede al Signore di portare loro il conforto e affida le vittime alla sua misericordia". "Condannando nel modo più forte possibile tali violenti atti di terrore", prosegue il messaggio, Francesco "assicura la sua vicinanza alla Comunità cattolica di Francia e a tutto il popolo francese che chiama all'unità". "Affidando la Francia alla protezione di Notre-Dame - conclude -, dà con tutto il cuore la Benedizione Apostolica a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia".

"Appresa la terribile notizia della barbara uccisione di cittadini inermi a Nizza, desidero porgere a Lei, alle famiglie delle vittime e a tutti i cittadini francesi le espressioni della vicinanza e del profondo cordoglio della Repubblica Italiana". Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Repubblica Francese, S.E. Emmanuel Macron. "Nel condannare quest'ulteriore, deplorevole gesto di violenza - afferma Mattarella - manteniamo ferma la determinazione nel contrastare il fanatismo di qualsivoglia matrice, a difesa di quei principi di tolleranza che costituiscono il tessuto connettivo delle nostre società democratiche".

"Il vile attacco che si è consumato a Nizza non scalfisce il fronte comune a difesa dei valori di libertà e pace. Le nostre certezze sono più forti di fanatismo, odio e terrore. Ci stringiamo ai familiari delle vittime e ai nostri fratelli francesi. Nous Sommes Unis!". Lo scrive su twitter il premier Giuseppe Conte.

"L'Italia esprime profondo cordoglio per il barbaro attentato di Nizza. Siamo vicini al popolo francese e al dolore delle famiglie delle vittime. L'Italia ripudia ogni estremismo e resta al fianco della Francia nella lotta contro il terrorismo e ogni radicalismo violento". Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

"La mia vicinanza al popolo francese per il feroce attentato di #Nizza. Contro il terrorismo dobbiamo essere capaci di unirci come comunità, rispondendo con fermezza e affermando i nostri valori". Lo scrive su Twitter il presidente della Camera, Roberto Fico.

La Turchia condanna "con forza" l'attentato di oggi a Nizza. "Nessun motivo può giustificare l'uccisione di una persona né la violenza. È evidente che chi organizza un tale attacco brutale in un luogo di culto sacro non ha valori religiosi, umanitari e morali", scrive in una nota il ministero degli Esteri di Ankara. "Siamo solidali con il popolo francese, e in particolare con i cittadini di Nizza, contro il terrorismo e la violenza", aggiunge la Turchia, protagonista negli ultimi giorni di dure accuse di "islamofobia" alla Francia per le vignette su Maometto di Charlie Hebdo. (non conoscevamo il pronunciamento del Presidente Erdogan, ora lo conosciamo, una vergogna: "Erdoğan sì è pronunciato ed è contro la Francia e il suo presidente Macron. Anche contro la Merkel e tutta l'Europa". ndr)

La Germania è solidale con la Francia dopo l'attacco "brutale" nella basilica di Notre-Dame a Nizza in cui sono morte tre persone: lo ha reso noto oggi in un tweet la cancelliera tedesca Angela Merkel. "Sono profondamente scossa dai brutali omicidi nella chiesa di Nizza - ha scritto Merkel in un messaggio pubblicato dal suo portavoce, Steffen Seibert - I miei pensieri vanno ai parenti delle persone uccise e dei feriti. La Germania è con la Francia in questo momento difficile".

 

 

 

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