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Alleanza studenti-lavoratori per eliminare le stragi sul lavoro

STUDENTI MEDI

Percorsi (INADEGUATI) per le Competenze Trasversali e l’Orientamento

di Angelino Loffredi
lorenzo parelli chi era il 18enne morto nel suo ultimo giorno di stage 380 minIl 4 febbraio 2022 è stata una giornata che merita di essere ricordata. Ha rappresentato l’avvio di un movimento di studenti capace di coniugare questioni legate alla selezione scolastica ( prove di esame di maturità) con la sicurezza sui posti di lavoro.

La morte, il 21 gennaio, di Lorenzo Parelli, 19 anni, studente presso il Centro di formazione di Bearzi, in provincia di Udine, schiacciato da una trave di acciaio di 150 chili nell’ultimo giorno di stage nell’azienda Burimeci di Lauzacco, la pronta ed eccezionale risposta studentesca chiamano altri momenti di lotta e sollecitano tutti a ragionare sul problematico rapporto esistente tra scuola e lavoro.
Infatti il lavoro e la scuola, la sicurezza e la salute chiedono idonei strumenti normativi ed operativi per proteggere le persone impegnate in tali attività.

La catena delle vittime sul lavoro si allunga sempre più, a volte sono tre a giorno e temo di perdere il conto. La morte di Lorenzo Parelli inoltre fotografa una caratterizzazione nuova e inquietante perché è avvenuta all’interno del sistema dell’istruzione. Per questi ingiustificabili misfatti 100.000 studenti, sostenuti da alcuni sindacati, il 4 febbraio, sono scesi nelle piazze italiane per chiedere di porre fineb agli stessi. Come risposta, incomprensibilmente, hanno ricevuto solo manganellate e tanti silenzi.

Vista la sordità del Ministro e la repressione del ministro di polizia gli studenti si sono dati nuovamente appuntamento per venerdi11 di febbraio. La lotta dunque continua, senza arretramenti. Nello stesso tempo credo che la stessa debba essere accompagnata da idee che correggano le situazioni esistenti, innovino e propongano partendo da un tema centrale, quale rapporto deve esserci tra scuola e lavoro? Come va avvicinata l’istruzione a contesti e ambienti nei quali le ragazze e i ragazzi si verranno concretamente a trovare da adulti, senza però svalutarla funzione che la Costituzione affida alla Scuola? La scuola, da non dimenticare mai, deve essere un luogo in cui si formano i cittadini di domani e non luogo di semplice addestramento a una professione.

Ricordo che l’alternanza scuola-lavoro non è un’opzione perchè attraverso la legge 1071 del 2018 è diventata obbligatoria e necessaria per accedere all’esame di Stato, camuffata dall’ingannevole termine “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento” (PCTO)

I fatti dimostrano che i “percorsi “non sono adeguati e si configurano come lavoro non pagato dalle aziende, le quali molto spesso non sono capaci di dare nemmeno una vera formazione. Il sistema complessivo scuola-lavoro è composto da una macedonia di diversi istituti che oltre tutto non hanno prodotto alcun posto di lavoro in più. Inoltre bisogna dare risposte concrete sulla sicurezza per evitare ulteriori vittime.

Temi, argomenti questioni aperte che oggettivamente possono costituire la base per una solida alleanza fra studenti e lavoratori per eliminare le stragi sul lavoro, l’obbligatorietà dell’alternanza e per una vera formazione.

Ceccano 9 Febbraio 2022

 

 

 

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Ci sarà un 8 marzo per eliminare tutti i veli?

liberarsidalvelo 350 260di Antonella Necci (riceviamo e pubblichiamo) - Come pietra paziente  http://lmticino.blogspot.it/2011/09/il-velo-cristiano-vs-islamico.html?m=1

Il link qui accluso serve per avviare un ragionamento che, oggi, 8 Marzo, creerà non poche perplessità. Come potete osservare, se avrete la bontà di cliccare su di esso, il blog appartiene ad una comunità islamica del Canton Ticino.
L'idea di confrontare la schiavitù del velo imposta sia dalla religione cristiana che da quella islamica, è un tema che raccoglie le proteste unanimi di coloro che razionalmente rifiutano tale rituale, riconoscendolo inutile e simbolo intrinseco di asservimento della donna alla volontà dell'uomo. Poco importa chi lo abbia detto: se Dio o Allah. I profeti di entrambi le religioni hanno usato tali rituali religiosi per ribadire che la donna è un essere inferiore.
La giustificazione islamica che si legge su questo blog, puzza di ipocrisia lontano un miglio. Se da un lato le parole di San Paolo ai Corinzi tuonano contro qualsiasi possibilità di emancipazione femminile in tempi brevi, e riconoscono nel velo la sottomissione alla volontà del padrone e uomo che deve gestire la vita della donna, non meno evidente è l'intento di nascondere la donna sotto ad un velo per il medesimo obiettivo, dischiudendola solo al proprio padre, fratello, marito, figlio, ma non al mondo intero, come recita il Corano. Non è che in questo modo non si ribadisce il servilismo alle regole religiose, come vorrebbe far credere l'islamico che scrive nel blog.

Perchè far coprire le donne con un velo?

I toni pacati, ma fermi e rigidi nella posizione fondamentalista, ci fanno capire che, mentre i Cristiani, dopo San Paolo e i Corinzi hanno cercato a fatica di adeguare la propria religione alla realtà, gli islamici si arroccano ancora sul diritto di credere di credere e predicare che solo la loro è la religione che ammette tolleranza nei confronti del genere femminile.
Cosi coprire le donne è un atto che serve a preservare la loro purezza.
Implicitamente dicendo che poichè gli uomini islamici non sono in grado di rispettarle facendo affidamento solo sulla propria etica, devono cercare aiuto in Allah e nel Corano. I veti posti da Allah sono i veti che servono all'uomo per impedirgli di diventare una bestia.
Interessante davvero come logica.
Ricorda il Medioevo e le lotte contro gli infedeli che i Cristiani, coinvolti nelle Crociate, volevano intraprendere. Perchè anche i Cristiani hanno avuto di queste intolleranze e di questi fondamentalismi. La nostra non è certo la religione del più debole e del più buono in assoluto. Ma il Medioevo è passato da qualche tempo, e le donne si sentono nonostante tutto, ancora troppo castrate dalle regole inventate per legarne i movimenti. Figuriamoci come si sentirebbero anche sotto un Burka. O sotto un Hijab.
L'ipocrisia delle religioni sta nel formulare dogmi, veti, preconcetti, assiomi. Chi non li segue non è un bravo fedele. Chi non li rispetta non è limitato.......ehm......no, volevo dire non è ammesso all'interno di una comunità. Perchè questo è un altro limite che la società islamica, più che quella cattolica possiede. La donna non può vivere fuori dalla propria comunità.
E' inutile che provate a far credere il contrario. L'Islam ha regole ferree.

http://youtu.be/wLmph31QUOs   (il video alla fine dell'articolo)

Tanto per non dilungarmi, e per ribadire quanto detto, vi allego il trailer di un film molto interessante, edito nel 2014 e il cui titolo è già emblematico: "Come pietra paziente". Vi consiglio di farvi un regalo e di guardare questo
film. Semmai ci fossero ancora dubbi sulla schiavitù femminile da parte dell'Islam. La storia è ambientata ai nostri giorni, e non all'epoca delle Crociate.

Ed infine auguro alle donne islamiche di fermare la barbarie che si sta diffondendo in nome di una religione. E di immaginare i propri mariti come delle pietre pazienti, così come fa la protagonista del film. Certo paziente e islamico non si accoppiano. Ma per questo ci siete voi. Dimostrate al mondo che cosa siete in grado di fare e non cosa sapete distruggere.

per l'8 Marzo 2016

 
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L'idea di confrontare la schiavitù del velo imposta sia dalla religione cristiana che da quella islamica, è un tema che raccoglie le proteste unanimi di coloro che razionalmente rifiutano tale rituale, riconoscendolo inutile e simbolo intrinseco di asservimento della donna alla volontà dell'uomo. Poco importa chi lo abbia detto: se Dio o Allah. I profeti di entrambi le religioni hanno usato tali rituali religiosi per ribadire che la donna è un essere inferiore.
La giustificazione islamica che si legge su questo blog, puzza di ipocrisia lontano un miglio. Se da un lato le parole di San Paolo ai Corinzi tuonano contro qualsiasi possibilità di emancipazione femminile in tempi brevi, e riconoscono nel velo la sottomissione alla volontà del padrone e uomo che deve gestire la vita della donna, non meno evidente è l'intento di nascondere la donna sotto ad un velo per il medesimo obiettivo, dischiudendola solo al proprio padre, fratello, marito, figlio, ma non al mondo intero, come recita il Corano. Non è che in questo modo non si ribadisce il servilismo alle regole religiose, come vorrebbe far credere l'islamico che scrive nel blog.

Perchè far coprire le donne con un velo?

I toni pacati, ma fermi e rigidi nella posizione fondamentalista, ci fanno capire che, mentre i Cristiani, dopo San Paolo e i Corinzi hanno cercato a fatica di adeguare la propria religione alla realtà, gli islamici si arroccano ancora sul diritto di credere e predicare che solo la loro è la religione che ammette tolleranza nei confronti del genere femminile.
Cosi coprire le donne è un atto che serve a preservare la loro purezza.
Implicitamente dicendo che poichè gli uomini islamici non sono in grado di rispettarle facendo affidamento solo sulla propria etica, devono cercare aiuto in Allah e nel Corano. I veti posti da Allah sono i veti che servono all'uomo per impedirgli di diventare una bestia.
Interessante davvero come logica.
Ricorda il Medioevo e le lotte contro gli infedeli che i Cristiani, coinvolti nelle Crociate, volevano intraprendere. Perchè anche i Cristiani hanno avuto di queste intolleranze e di questi fondamentalismi. La nostra non è certo la religione del più debole e del più buono in assoluto. Ma il Medioevo è passato da qualche tempo, e le donne si sentono nonostante tutto, ancora troppo castrate dalle regole inventate per legarne i movimenti. Figuriamoci come si sentirebbero anche sotto un Burka. O sotto un Hijab.
L'ipocrisia delle religioni sta nel formulare dogmi, veti, preconcetti, assiomi. Chi non li segue non è un bravo fedele. Chi non li rispetta non è limitato.......ehm......no, volevo dire non è ammesso all'interno di una comunità. Perchè questo è un altro limite che la società islamica, più che quella cattolica possiede. La donna non può vivere fuori dalla propria comunità.
E' inutile che provate a far credere il contrario. L'Islam ha regole ferree.

http://youtu.be/wLmph31QUOs   (il video alla fine dell'articolo)

Tanto per non dilungarmi, e per ribadire quanto detto, vi allego il trailer di un film molto interessante, edito nel 2014 e il cui titolo è già emblematico: "Come pietra paziente". Vi consiglio di farvi un regalo e di guardare questo
film. Semmai ci fossero ancora dubbi sulla schiavitù femminile da parte dell'Islam. La storia è ambientata ai nostri giorni, e non all'epoca delle Crociate.

Ed infine auguro alle donne islamiche di fermare la barbarie che si sta diffondendo in nome di una religione. E di immaginare i propri mariti come delle pietre pazienti, così come fa la protagonista del film. Certo paziente e islamico non si accoppiano. Ma per questo ci siete voi. Dimostrate al mondo che cosa siete in grado di fare e non cosa sapete distruggere.

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