fbpx

Gorbaciov, la casa comune europea che hanno preferito incendiare

 

Invece di ricercare una sicurezza comune in cui ognuno si senta libero e protetto

di Roberto Musacchio
Mikhail Gorbaciov 390 minTra i ricordi belli che ho del mio stare in Parlamento europeo tra il 2004 e il 2009 ci sta un pranzo cui fui invitato con Gorbaciov che era in visita. Credo che fosse per parlare di diritto mondiale all’acqua e credo a iniziativa di Giulietta Chiesa. Purtroppo, nonostante l’importanza, la memoria mi falla. Ricordo che era un piccolissimo gruppo e che Gorbaciov aveva un’aria che mi faceva venire in mente Alessandro Natta. Per dirla col linguaggio di oggi era il contrario di oligarchi e politici rampanti. Sobrietà e serietà. L’idea del Mondo che si fa carico dei problemi globali come l’acqua era in sintonia con chi come lui ad una evoluzione della coesistenza verso la corresponsabilità democratica ha dedicato il suo tentativo di perestrojka.

Quando Francesca Lacaita nella discussione che abbiamo fatto in una redazione pubblica di Transform per il 9 maggio e che qui riportiamo ha ricordato la proposta di Gorbaciov fatta al Consiglio d’Europa a luglio del 1988 per una casa comune europea mi si è riaperta la mente.

Oltre al ricordo personale sono andato a ricercare. Sull’idea di Gorbaciov c’è un libro di Mondadori e ci sono materiali di archivio.

È straordinaria. Al centro il riconoscimento di una Storia comune, in senso forte a partire dalla cultura, che lega ma che va edificata secondo nuove responsabilità. La prima è il disarmo. Poi la ricerca di una sicurezza comune in cui ognuno si senta libero e protetto. Una nuova Helsinki. Il socialismo riformato avrebbe collaborato a questo.

Sappiamo com’è andata e ne vediamo oggi le conseguenze. Lo sapeva anche Gorbaciov che tornò al Consiglio d’Europa nel 2009 e continuò a impegnarsi per quel governo mondiale che era anche nei sogni di Enrico Berlinguer. E per quella Europa dall’Atlantico agli Urali che volevano i pacifisti e Willy Brandt.

Come è andata lo scriviamo da quattro anni su Transform, con la nostra battaglia delle idee per un’altra Europa. Parlammo per l’anniversario dell”89 di una sorta di guerra dei 30 anni. Guerre militari ed economiche dichiarate dal neoliberalismo con la complicità dei nazionalismi. Che hanno smembrato la Jugoslavia, partecipato alle guerre mondiali a pezzi nelle varie parti del Mondo, reso più ingiusta e diseguale l’Europa. Prendemmo a riferimento lo speciale di Le Monde Diplomatique sugli effetti demografici di tutto questo. L’Est che perde 20 milioni di abitanti per riduzione di aspettativa di vita e natalità e per emigrazioni economiche. Sette milioni la sola Ucraina. E poi i dislivelli di reddito che sono cresciuti tra Stati, negli Stati, per età e genere. La politica sostituita dalla governance. L’ostpolitik dal consiglio di amministrazione di Gazprom.

E ora la guerra che rischia la deflagrazione, di mandare in pezzi la casa comune europea e il Mondo intero. La miseria delle classi dirigenti è di fronte a noi. Oligarchi della governance in overdose di potere e di denaro.

La sobrietà di Gorbaciov è lontana. Diciamo la verità: è stato tradito da tutti, in casa, in Europa, nel Mondo. Hanno preferito Yeltsin e ora si trovano Putin con cui si sono accompagnati per vent’anni condividendo l’oligarchia. Il “nemico” per loro nel socialismo reale non era il reale ma il socialismo

Ciò che può portarci fuori dalla cattiva strada non sta nei dominanti ma nei perseveranti, per usare una bella espressione di Maurizio Maggioni.

Ho in mente due belle cose di questi giorni. La vittoria dello Sinn Fein in Irlanda del Nord. Il debutto della Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale che corre per governare in Francia. Ho in mente il passaggio da Gerry Adams, leader di una Storia antica durissima e difficilissima, a Mary Lou Mac Donall con cui condivisi il Parlamento Europeo. Adams che presenta la legge per l’aborto presa dalla Fb, con gesto doppiamente simbolico e ora le donne che guidano il Sinn Fein e si spera una nuova Irlanda che contribuisce ad una nuova Europa. E Jean Luc Melenchon, il “vecchio” leader socialista, che risulta il più votato tra le giovani generazioni, che contribuisce ad una nuova Unione Popolare, rinverdendo una terminologia densa di Storia. E che ha in Manon Aubry, giovane copresidente della Left al Parlamento Europeo, un volto del futuro. Una Unione che propone la disobbedienza a ciò che dall’Europa lederebbe diritti, come nel caso delle pensioni. Di questo, di una riconnessione tra conflitti e riscrittura delle norme, abbiamo bisogno e non di Confederazioni geopolitiche atlantiste con governance a maggioranza di oligarchi e non di procedura democratica.

Radici che rifioriscono, perché non estirpate o recise.

Sognando un’altra Europa e un altro Mondo possibili.

11/05/2022 da https://transform-italia.it/gorbaciov-la-casa-comune-europea-che-hanno-preferito-incendiare

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

con una carta oppure con l'App PayPal dal tuo smartphone, scansionando il QR Code che segue qrcode

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

La sinistra democratica europea e la pregiudiziale anti-Nato

ANALISI, OPINIONI, DIBATTITI

Ma non è ora di liberarsi dagli strascichi “sentimentali” del bipolarismo del XX secolo?

di Fausto Pellecchia
Gregor Gysi, il nuovo presidente della Sinistra europeaQuesta nota, come le altre che seguiranno, è innanzitutto lo sfogo di un malessere e di un disagio crescenti che l’evento tragico dell’aggressione russa all’Ucraina ha innescato lungo il solco della mia antica adesione ideale alla cultura politica della sinistra italiana. Adesione che, se ancora sopravvive nel desolante ingombro di macerie ideologiche che delimitano il campo della sinistra democratica, è unicamente debitrice alla voce e al coraggio di testimoni esemplari che hanno misurato l’ampiezza della crisi.
Una di queste voci è senz’altro quella di Gregor Gysi, l’ultimo presidente del Partito Socialista Unificato nella ex Germania orientale, oggi esponente di spicco della Linke. Nelle prime settimane del conflitto, in un’intervista al giornale conservatore Die Welt, riferendosi alla politica anti-Nato della Linke, Gysi con dirompente spirito autocritico ha dichiarato: «Se fossimo stati noi al governo [e avessimo ottenuto la fuoriuscita della Germania dalla Nato] sarebbe stata una catastrofe»

D’altra parte, dopo le ultime elezioni tedesche (2021), che la Linke potesse entrare in una coalizione di governo era considerato un evento più che probabile. Il candidato della SPD, Olaf Scholz, oggi cancelliere sostenuto da una coalizione con Liberali e Verdi, non ha mai pregiudizialmente escluso l’ipotesi di un’alleanza con la sinistra. Tuttavia, il progetto tramontò all’indomani del voto, poiché la Linke ottenne un risultato elettorale molto deludente. Più recentemente, il tema della maturazione della Linke come possibile forza di governo è stato riproposto in numerose interviste da Gregor Gysi, sullo sfondo della sanguinosa invasione dell’Ucraina intrapresa da Vladimir Putin. Nel contesto sempre più drammatico della guerra, la Linke ha dovuto misurarsi con una serie di dilemmi strategici, gli stessi che hanno stimolato un acceso dibattito anche nella sinitstra italiana (ed europea): quale posizione assumere rispetto all’invasione della Russia? Quali interpretazioni politiche e storiche dare alla guerra di Putin? E infine: è opportuno sostenere l’Ucraina con l’invio di armi?

La questione peraltro è complicata dalle fittissime ed ancora perduranti relazioni politiche, culturali ed economiche con la Russia di Putin. Il principale partito di maggioranza, la SPD, non ha mai fatto mistero della cointeressenza che la lega alla Russia di Putin. Basti pensare che Gerhard Schröder, ex cancelliere socialdemocratico, è da anni membro dei consigli di amministrazione di industrie di stato russe e, più in generale, che tutti i governi tedeschi degli ultimi anni hanno fatto affari con Mosca.
Egualmente vincolante, ma di natura squisitamente politica, è l’interdizione impressa sulla Linke in ragione dei suoi orientamenti di politica estera, che la qualificano come un partito che ha sempre fatto della critica severa alla NATO un punto irrinunciabile del suo programma politico. Del resto, uno dei principali motivi per cui i socialdemocratici e i Verdi non sono riusciti a formare un governo federale con la Linke – anche quando ne avevano i numeri, come nelle elezioni del 2013 – è stato proprio l’incompatibilità dei rispettivi programmi in politica estera.

Lo scoppio della guerra in Ucraina e il dibattito nel Bundestag hanno nuovamente rinfocolato le posizioni fortemente critiche della Linke in rapporto all’alleanza nord-atlantica che hanno funzionato come premessa dell’avvicinamento alla politica di Putin. L’eccitazione della polemica antiatlantica ha sospinto la Linke verso una forma di giustificazione dell’invasione russa all’Ucraina, tanto da indurre Gregor Gysi a prendere posizioni fortemente discordanti da quelle del suo partito.
In una seduta straordinaria del Bundestag sulla invasione dell’Ucraina, la Linke ha esplicitamente criticato il governo, la NATO e le sanzioni economiche che puniscono ingiustamente il popolo russo. Inoltre, nella dichiarazione di opposizione della Linke rispetto alla risoluzione del governo, sostenuta anche dall’Unione europea, non si fa alcun accenno alla situazione problematica del popolo ucraino.

Da qui prende spunto la lettera di durissimo dissenso indirizzata da Gregor Gysi all’attuale dirigenza del suo partito, di cui mi limito a riportare alcuni stralci:
«Vi opponete fermamente – scrive Gysi - all’invio di armi all’Ucraina da parte della Germania, senza tuttavia fare riferimento alla particolare storia della Germania, facendo apparire questa presa di posizione come tipica della sinistra. Questo implicherebbe che la sinistra in Francia, nel Regno Unito così come in altri Paesi dovrebbe escludere l’invio di armi all’Ucraina. Con ciò voi negate all’Ucraina, il diritto di difesa e, indirettamente, proponete una resa incondizionata al suo aggressore. Io sono di un’idea completamente diversa: bisogna sempre concedere ai Paesi aggrediti il diritto all’autodifesa. Naturalmente, questo principio doveva applicarsi anche in Iraq, quando gli Stati Uniti lanciarono un’aggressione illegitimma a quel Paese, contro la quale giustamente insorse la protesta della Linke e di altri movimenti democratici. Analogamente, tutti i Paesi aggrediti da Hitler avevano il diritto a opporsi. Esiste un riconoscimento generale del diritto all’autodifesa dei paesi aggrediti […] Ciò che più mi sconvolge nella vostra dichiarazione è la totale mancanza di empatia verso i morti, i feriti e la sofferenza».

Ma la parte più interessante del messaggio di Gysi concerne l’avversione ideologica alla Nato che connota strutturalmente i programmi delle sinistre europee, e che gli imprevedibili avvenimenti bellici in Ucraina si sono incaricati di smentire, rinnovando il senso di una alleanza che sembrava ormai definitivamente obsoleta e pronta per essere sostituita da altri, più agili e più articolati meccanismi di difesa comune:
«Voi siete soltanto interessati – prosegue Gysi - a salvare la vostra vecchia ideologia. La NATO è il male, gli USA sono il male, il governo federale è il male e con ciò la questione è chiusa. Non dovremmo anche noi riflettere su noi stessi e prendere atto di una certa cesura storica? Naturalmente conosco le violazioni del diritto internazionale della NATO e dei membri della NATO. Ero a Belgrado quando la NATO ha attaccato la Jugoslavia. Il diritto internazionale non fa differenza tra democrazia e dittatura: non esistono buone o cattive guerre, ma soltanto attacchi vietati – e guerre di difesa consentite. Perciò, in base a tale criterio del diritto internazionale, alla NATO non si può addebitare alcun errore che giustificherebbe la guerra della Russia. Per questo motivo, le ragioni storico-ideologiche che la Russia di Putin ha invocato per giustificare l’invasione, non hanno il ruolo che voi le attribuite. Di fatto, Putin ha contraddetto anche la nostra posizione, contraria a un allargamento della NATO a Est, giacché è chiaro che non avrebbe attaccato l’Ucraina se essa fosse stata membro della NATO. Per questo, del resto, anche i governi della Svezia e della Finlandia chiedono con urgenza di diventare membri della NATO. Anche in questo senso, Putin ha provocato una catastrofe. Certamente, può darsi che non si sarebbe arrivati a questa ‘escalation’, se la NATO, dopo il 1990, non avesse accolto le deliberazioni di 14 Stati. Ma ora Putin sta favorendo esattamente il prevalere di un’opinione contraria in più governi europei. Prossimamente discuteremo quale altra politica dopo la fine della guerra fredda, avrebbe potuto evitare una simile ‘escalation’ fino all’attacco della Russia contro l’Ucraina. Ma ora non è il momento di soffermarsi nell’analisi delle distinte posizioni assunte. La Russia deve essere fermata. Il pensiero imperialista di Putin è catastrofico e deve essere coerentemente contrastato»

La parole di Gysi aprono uno squarcio di verità e hanno il merito di mettere in evidenza un limite nell’interpretazione della guerra in corso che, in Italia, Gianni Cuperlo ha definito ‘problema della sinistra con le armi’: “Se quel popolo invoca aiuto anche militare per non soccombere e per spingere l’aggressore a recedere dalla via imboccata, è legittimo garantire quell'aiuto? La risposta di molti, io tra tanti, è sì, quell’aiuto va garantito ... Il punto è che nulla giustifica l’invasione dell’Ucraina, l’uccisione di donne, bambini, ed è su questo che siamo chiamati a misurare il sostegno alla resistenza di un territorio martoriato” (Domani 23.3.2022). Anche Sergio Cofferati si è posto la domanda: «Che sinistra è una sinistra che non è solidale con un popolo aggredito e che non cerca di aiutarlo in tutti i modi? Pensiamo al nostro passato, alla Resistenza: senza gli aiuti, le armi e l’intervento degli altri Paesi non ci saremmo mai liberati dal fascismo e dal nazismo» (Corriere della Sera, 27.3.2022). Il problema, evidentemente, non è la divisa di pacifismo radicale, quanto astratto, né i limiti e la fitta sequenza di errori commessi NATO in altri territori di guerra (del resto l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è da anni fuori dalle opzioni possibili), quanto piuttosto comprendere l’eccezionalità dell’invasione russa in Ucraina.

La guerra, per definizione, porta a polarizzazioni e decisioni scomode non solo dal punto di vista strettamente politico ma anche etico-morale. L’invio delle armi all’Ucraina è un tema rispetto al quale qualunque cosa si decida, non sarà mai una decisione completamente soddisfacente. Resterà indelibato comunque un residuo di incertezza e di dubbio.
Conviene, perciò, esaminare partitamente le ragioni della contrarietà dell’invio di armi. Al fondo essa poggia su tre convinzioni politico-strategiche: a) sostenere militarmente l’Ucraina comporta il rischio concreto di una radicalizzazione del conflitto (fino all’uso dell’arsenale nucleare) con un probabile incontrollato allargamento dello scenario di guerra; b) il conflitto in corso non è tanto tra russi e ucraini, ma mostra i lineamenti di una collisione geo-politica tra Stati Uniti e Russia ed, infine, c) il raggiungimento della pace può avvenire esclusivamente tramite il rafforzamento della mediazione politica e diplomatica.

Il limite di questa lettura è che non prende in considerazione un dato storico incontrovertibile. L’invasione russa iniziata il 24 febbraio scorso è già la seconda invasione dell’Ucraina. Nel 2014, la Russia ha invaso e annesso la Crimea e ha tentato, invano, anche l’annessione del Donbass. Allora si decise di avere una linea conciliante, contenuta nei limiti di un confronto diplomatico nei confronti di Putin. Il risultato è stato un nuovo conflitto, una nuova invasione ben più grave e su larga scala. Oltre all’invasione del 2014, non si deve inoltre dimenticare l’invasione dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia in Georgia. Ricollocate nel loro contesto storico, le azioni di Putin delineano pertanto un disegno neoimperiale che, ispirandosi alle nostalgie della “guerra fredda” tra URSS e USA, punta sull’apertura di una “pace calda”, fatta di guerre ibride, combattute per procura. Risulta, dunque tanto più evidente che la Russia di Putin debba essere fermata ora, così come ricorda Gregor Gysi.
Se così non fosse, non solo ci sarebbe da temere per l’ Ucraina dello sterminio di uno stato e di un popolo, ma anche di un inesorabile allargamento del conflitto; non tanto in Polonia, come viene spesso ricordato, quanto piuttosto in Moldavia, dove la Transnistria, una piccola repubblica russa, rivendica la propria indipendenza.
Per questo è assolutamente importante che la sinistra europea porti definitivamente a compimento il lavoro del lutto, superando il riflesso condizionato che le proviene dalle radici bolsceviche dell’URSS dopo il crollo del muro di Berlino.
È difficile per la sinistra stare dalla stessa parte del mainstream. In questi casi, prevale troppo spesso la sensazione di perdere il filo della propria identità storico-ideologica, di sottrarsi alla fedeltà richiesta dalla lotta, giacché coalizzandoci contro un attore dichiaratamente criminale (Putin), si finisce per contribuire a rafforzare il suo nemico, che anch’esso ha spesso assunto le fattezze del “grande delinquente” (Nato), permettendogli di apparire come buono e salvifico.

Dal 1917, questo è stato il caso della sinistra occidentale in rapporto con il blocco internazionale della Russia sovietica. Prima del 1917, la sinistra vedeva l’autocrazia zarista come l’apice della reazione autoritaria, un atteggiamento che ha facilitato la strada ai partiti socialisti dei nemici della Russia favorendo la decisione di impegnarsi nella prima guerra mondiale. Ma fin dalla rivoluzione russa, la sinistra democratica ha sempre mostrato grande cautela nell’unirsi a qualsiasi condanna borghese occidentale dell’URSS, nonostante non abbia risparmiato le sue obiezioni spesso feroci allo stalinismo o alla repressione della democrazia interna dell’Unione sovietica.

Ma non è giunto finalmente il momento di liberarsi da questi strascichi “sentimentali” del bipolarismo del secolo scorso, per prendere atto dei profondi cambiamenti epocali intervenuti nel frattempo, e per rinnovare finalmente gli strumenti dell’analisi politica, in concomitanza con i nuovi assetti socio-economici del secolo XXI? Gysi sostiene che siamo ormai già nell’urgenza di un rinnovamento al limite del tempo massimo consentito. Ed io credo che abbia sostanzialmente ragione.

Leggi tutto...

L’Ucraina nell’Unione europea

CRONACHE&COMMENTI

 I cosiddetti “criteri di Copenaghen”, dettano le condizioni di adesione

di Aldo Pirone
zelensky 390 min“L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea”, dice Draghi. Premette, però, che “il processo d'ingresso nell’Unione Europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante”. Non si discosta sostanzialmente dai paesi dell’Unione, quelli occidentali, che pur sostenendo l’ingresso dell’Ucraina non intendono fare sconti o favorire “accelerazioni” come invece chiedono quelli orientali: Polonia, Bulgaria, Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Slovacchia.

Zelenskj aveva chiesto l’immediata adesione all’Ue il 28 febbraio scorso, il giorno dopo il parlamento europeo ha votato una risoluzione per concedere all’Ucraina lo status di membro candidato all’ingresso nell'Ue: 637 voti a favore, 13 contrari e 26 astenuti. Un atto di grande rilevanza politica e un sostegno agli ucraini all’inizio dell’aggressione di Putin.

I cosiddetti “criteri di Copenaghen”, dettano le condizioni di adesione: economia di mercato funzionante, la stabilità della democrazia e lo Stato di diritto, nonché l'adozione di tutta la legislazione europea e dell'euro. Sul sito dell’Unione europea è succintamente spiegato il percorso. “Il paese che intenda aderire all'UE – è scritto - sottopone la sua candidatura al Consiglio, che chiede alla Commissione di valutare la capacità del paese candidato di soddisfare i criteri di Copenaghen. Se la Commissione dà parere positivo, il Consiglio adotta un mandato di negoziazione. Sono allora avviati ufficialmente i negoziati, che procedono settore per settore. I negoziati richiedono molto tempo, perché la mole della legislazione europea che i paesi candidati devono recepire nel loro ordinamento nazionale è considerevole. Durante il periodo di preadesione i paesi candidati beneficiano di aiuti a livello finanziario, amministrativo e tecnico”.

Ora, la democrazia in Ucraina è parecchio zoppa, anch’essa dominata dagli oligarchi e da una corruzione endemica, scaturisce dal tracollo sovietico, ed è incistata da una presenza nazionalista di antica data che si riallaccia a personaggi storici del nazionalismo antirusso, che è stato anche antisovietico e anticomunista, come Petljura e Bandera. Anche se le elezioni del 2019 con la vittoria di Zelenskj sono state più vicine agli standard europei, a differenza di quelle russe lontane mille miglia da questi medesimi standard. Nel 2015 in Ucraina furono proibiti tre partiti comunisti e votata dal Parlamento una legge che equiparava nazismo e comunismo. Il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme Efraim Zuroff la definì “oltraggiosa”, una “grande bugia che trasforma i carnefici in vittime”. Anche perché l’antisemitismo non fu e non è per niente estraneo al nazionalismo ucraino. È evidente che la voglia di aderire all'Ue, che fu alla base dei moti antirussi del 2014 cui Putin rispose con l’annessione della Crimea e il conflitto nel Donbass russofono, impone all’Ucraina di uscire sia da una democrazia zoppa sia da un’economia dominata dagli “oligarchi”.

Le democrazie, anche quelle vigenti nell'Ue, non sono tutte eguali. La loro qualità progressista dipende dallo svolgersi delle vicende politiche interne e dagli esiti, pressappoco, del confronto fra le destre conservatrici e le sinistre progressiste. La condizione imprescindibile perché si possa parlare di democrazia è l’esistenza dello Stato di diritto con tutto ciò che esso comporta: divisione e indipendenza dei poteri, libertà di pensiero, di stampa, di manifestazione, libere elezioni, leggi non discriminatorie verso le donne, gli immigrati, gli orientamenti sessuali, il credo religioso ecc.. Anche se pure queste condizioni generali, per dirsi piene ed effettive, devono superare, eliminandoli, gli scogli della diseguaglianza sociale, come, per esempio, prescrive la Costituzione italiana.

Sta di fatto che nell’Ue non tutti gli Stati, vedi Ungheria, Polonia e altri, rispettano lo Stato di diritto e, ultimamente, sono stati sottoposti a procedure d'infrazione fino alla minaccia da parte della Commissione europea di non assegnargli la quota loro spettante del Recovery fund.

L’aggressione di Putin all’Ucraina deve spingere l’Ue a una politica più solidale e comunitaria su tanti terreni: energia, Difesa comune, politica economica ecc. e a un salto di sovra nazionalità democratica nella governance e nelle Istituzioni, a cominciare dal superamento del principio di unanimità e dall'elezione di un parlamento su base sovranazionale e una commissione europea responsabile solo nei suoi confronti. Questo salto è indissolubile dal consolidamento di un impianto democratico più netto e stringente di quanto non prevedano i Trattati dell’Unione. È arrivato il momento che l'Ue si doti di una Costituzione che chiuda le porte al nazionalismo, allo sciovinismo, al revanchismo risorgente negli Stati membri.

A chi vuole stare nella Comunità europea, come l’Ucraina ma non solo – sono diversi gli Stati che hanno fatto domanda di ammissione, soprattutto i balcanici appartenenti all'ex Jugoslavia -, è bene far sapere che l’Ue intende essere una Comunità solidamente democratica, pacifica e antifascista.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Clicky

 

 

Leggi tutto...

Serve una nuova Conferenza sulla sicurezza europea

CRONACHE&COMMENTI

La nuova Conferenza dovrebbe essere un modello anche per il resto del mondo

di Aldo Pirone
Accordi di Helsinki 1975 minL’obiettivo principale e urgente del momento è quello del cessate il fuoco in Ucraina e di trattative di pace risolutive del conflitto in corso. Una guerra scatenata dall’aggressione di Putin e non giustificata dagli errori pur gravi e miopi precedenti compiuti dagli occidentali americani ed europei: espansione della Nato a est che ha stimolato il risveglio del nazionalismo grande russo.

Appare sempre più evidente, però, che la soluzione della guerra ucraina non possa prescindere da un accordo complessivo sulla sicurezza in Europa che, finalmente, metta ordine e fine al periodo seguito all’implosione dell’Urss e all’avanzata a est della Nato.

Nel 1975 ci fu  sulla sicurezza in Europa che fece il punto sullo stato del nostro continente, riconoscendo i confini e gli stati (Rep. Federale di Germania e Repubblica federale Tedesca) scaturiti dalla seconda guerra mondiale. Quella Conferenza era stata sosla Conferenza di Helsinkitanzialmente preparata dall'Ostpolitik del socialdemocratico Willi Brandt. All’evento parteciparono tutti gli Stati europei di allora, meno l’Albania e Andorra, più gli Usa e il Canada. Si svolse, inoltre, fra luglio e agosto un paio di mesi dopo il tracollo americano in Vietnam. I princìpi concordati furono: 1) Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità; 2) Non ricorso alla minaccia o all'uso della forza; 3) Inviolabilità delle frontiere; 4) Integrità territoriale degli stati; 5) Risoluzione pacifica delle controversie; 6) Non intervento negli affari interni; 7) Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo; 8) Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli; 9) Cooperazione fra gli stati; 10) Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.

Allora, qualche commentatore osservò che l’Urss di Breznev cercava la sicurezza mentre gli Stati Uniti pensavano ai diritti umani come elemento scardinante del Patto di Varsavia. Tuttavia, tra non pochi scossoni, dentro il Continente (l’avvento di Solidarnosc in Polonia, piazzamento dei missili SS 20 sovietici e risposta con i Cruise e i Pershing della Nato) e fuori (rivoluzione sciita in Iran, intervento sovietico in Afghanistan e in Africa, continuazione del conflitto israelo-palestinese, avvento della Thatcher in GB e di Reagan in Usa) quell’assetto resistette fino all’implosione dell’Urss. Poi, cominciò un'altra storia a est, nei territori del socialismo realizzato e nel mondo.

La guerra in Ucraina rende evidente la necessità di una nuova Conferenza sulla sicurezza europea che prenda atto della situazione cambiata nell’ultimo trentennio. È una consapevolezza proveniente da più parti.

Quali potrebbero essere i princìpi e i beni che tali assise dovrebbe assicurare agli europei? La sicurezza per tutti gli Stati basata sul diritto alla sovranità e all’indipendenza di ciascuno, indipendentemente dal proprio regime interno.

I partecipanti potrebbero essere più o meno gli stessi sotto il patrocinio dell’Onu.

Si dice che la guerra scatenata da Putin abbia effetti non solo europei ma mondiali. La nuova Conferenza europea dovrebbe essere - quando e se andrà in porto assicurando i beni di cui sopra che sono inseparabili dalla pace - un modello anche per la sistemazione dei conflitti aperti nel resto del mondo: sia quelli di guerra guerreggiata sia quelli che lo potrebbero divenire.

L’Unione europea dovrebbe essere in prima linea nel postulare la necessità di una nuova Conferenza europea sulla sicurezza. Se si limita solo all’inasprimento delle sanzioni, non solo economiche, all’invio di aiuti militari ai resistenti ucraini e alla doverosa assistenza ai profughi – com'è stato ribadito nel vertice di Bruxelles di venerdì scorso - non si va lontano.

Soprattutto non si va verso una pace duratura.

Leggi tutto...

A Segni la giornata europea della cultura ebraica

 CXULTITRA E RELIGIONI

 Trovare il modo di convivere nelle diversità

SEGNI GeCe 2021 380 minLa città di Segni è tra le 108 città italiane, distribuite in sedici regioni, da nord a sud alle isole e con Padova capofila, ad ospitare la XXII edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica con un convegno, promosso dalla Fondazione Levi Pelloni che si terrà presso l'Auditorium Pio XI (Largo Pericle Felici, ore 17,00) giovedì 14 ottobre.

La Giornata Europea della Cultura Ebraica è un evento annuale, celebrato nell’Unione Europea allo scopo di far conoscere il patrimonio culturale dell'ebraismo con convegni, letture e dibattiti.
L’iniziativa, coordinata e promossa in Italia dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e alla quale aderiscono trentacinque Paesi europei, quest’anno ha come tema “Dialoghi”. Un modo per sottolineare l’importanza dell’incontro e del confronto interculturale. La Giornata italiana è parte del progetto europeo promosso dall’AEPJ, gode anche della collaborazione con la National Library of Israel e quest’anno anche del NOA project (Networks Overcoming Antisemitism). In Italia gode del Patrocinio del Ministero dell’Istruzione, del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani ed è riconosciuta dal Consiglio d’Europa.

Il convegno ospitato nella cittadina delle mura ciclopiche, intitolato “Dialogando sotto la tenda di Abramo” verrà presentato da Margherita Ascarelli, delegata della Fondazione Levi Pelloni e vedrà la presenza di don Daniele Valenzi, del professor Biagio Cacciola e degli storici Pino Pelloni e Felice Vinci.

Una delle grandi sfide del mondo contemporaneo è quella di trovare il modo di convivere nelle diversità. Diversità di culture, religioni, etnie che compongono le nostre società. Ben venga allora un momento di riflessione in cui condividere approfondimenti su temi di varia natura con la convinzione che questa possa essere la strada giusta per un fattivo e positivo accrescimento di tutte le società.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

La Certosa di Trisulti vista dalla stampa europea grazie a Paola Rolletta

Rilanciata in Europa l'inchiesta di Paola Rolletta, direttrice di forodiroma.it. Articolo di Gina Marques da Rádio França Internacional – RFI in lingua spagnola che riferisce anche una conversazione con Benjamin Harnwell.

Certosa de Trisulti 390 minTrasforma il monastero medievale di Trisulti, in Italia, in una scuola di addestramento per politici dell'estrema destra giudeo-cristiana. Il piano del conservatore Steve Bannon, mentore della campagna presidenziale di Donald Trump, va avanti, ma non senza ostacoli. Recentemente, il tribunale amministrativo regionale ha stabilito che il monastero può rimanere sotto la direzione del Dignitatis Humanae Institute (DHI), fondato dal britannico Benjamin Harnwell, braccio destro dello stratega americano. La battaglia legale, tuttavia, non è ancora vinta.
In cambio, il Ministero della Cultura farà appello al Consiglio di Stato, per ritirare la concessione del monumento degli ultranazionalisti. E il magistrato italiano Carlo Villani indaga su DHI per sospetta frode e documenti falsi presentati per ottenere la gestione del monastero per 19 anni.  (clicca sulla foto a sinistra per ingrandirla)

A parte questa vicenda, (qualche nota, ndr) staccandosi dai tradizionalisti cattolici, Bannon ora intende allearsi con gli evangelici.
(lo aiuta e collabora ndr) Un uomo inglese di 44 anni, Benjamin Harnwell che ha vissuto da solo per due anni nel monastero situato a 130 chilometri a sud di Roma, e costruito nel 1204 per essere un angolo di paradiso sulla Terra. Gli unici a farti compagnia sono i gatti Lazzaro e Filomena. Di recente ha iniziato a portare i capelli lunghi fino alle spalle, oltre a farsi crescere i baffi e la barba da moschettiere.
La sua camera sobria, alla fine di un lungo corridoio, ospitava un abate. Dalle finestre si può contemplare lo splendido paesaggio e le montagne del sud Lazio. Un'atmosfera tranquilla, interrotta solo dal canto degli uccelli e dal suono delle campane. Sui tavoli e altri mobili, centinaia di lettere in greco divise in pile.
«Sto studiando il greco alessandrino per leggere l'originale del Nuovo Testamento. Ci sono più di 5.000 nuove parole e quest'anno ne ho imparate solo 1.000», afferma.

Nonostante una connessione Internet molto dubbia, Harnwell garantisce di parlare ogni giorno allo stratega americano: “Sono il rappresentante di Steve Bannon in Italia. È l'uomo più intelligente, intuitivo e geniale che ho trovato in politica ”, afferma.
La storia di questo enigmatico britannico coinvolge connessioni con politici e importanti leader della Chiesa cattolica che sono contro Papa Francesco.

L'Istituto per la dignità umana.

Benjamin Harnwell ha fondato il Dignitatis Humanae Institute nel 2008. L'Istituto per la dignità umana è stato presto raggiunto dai tradizionalisti vaticani, come il cardinale Raymond Burke, leader dell'attuale opposizione a papa Francesco, e un legame tra la destra religiosa americana e la Santa Sede. DHI ha già avuto un presidente onorario Il cardinale Renato Martino, accusato a Washington dal primo nunzio Carlo Maria Viganò di appartenne alla corrente omosessuale della Chiesa.
Steve Bannon ha incontrato Beinjamin Harnwell nel 2014 a Città del Vaticano. Lo stratega americano trovò la persona ideale per i suoi piani negli inglesi. Harnwell, da parte sua, ha anche esperienza in politica. È stato consigliere di un parlamentare e un lobbista per anni a Londra e Bruxelles.

«Ci siamo incontrati perché un amico comune ha affermato che Steve era alla ricerca di un cardinale nella curia romana. Rimarrebbe a Roma solo per un giorno, e in sole 24 ore, avrebbe voluto incontrare il cardinale, che, poiché ricopriva una posizione importante, era molto impegnato. Sono riuscito a riunire Steve e il cardinale. E da lì siamo diventati amici», ricorda.
Bannon e Harnwell decisero quindi di trasformare l'Istituto per la dignità umana in un'accademia giudeo-cristiana per la formazione di politici populisti di estrema destra. Grazie ai contatti britannici in Vaticano, iniziarono ad occupare il monastero certosino di Trisulti, a 6 chilometri dalla cittadina di Collepardo.
Poiché il monastero doveva essere restaurato, il Ministero della Cultura emise un avviso pubblico per finanziamenti privati. Nonostante l'immenso patrimonio culturale e artistico, le casse pubbliche italiane non dispongono di risorse per preservare i loro monumenti.

Il DHI presentò al comitato ministeriale una serie di documenti, oltre alle lettere di raccomandazione dei vescovi locali. Nel febbraio 2018, il Ministero della Cultura ha approvato la concessione del monastero di Trisulti all'Institute for Human Dignity per 19 anni per un importo modesto di € 101 mila all'anno, circa $ 600 mila all'anno. All’epoca, il Ministro della Cultura era Dario Franceschini, del Partito Democratico di centrosinistra. Ma il monumento è stato ufficialmente consegnato all'istituto solo un anno dopo, precisamente il 29 gennaio 2019.

La notizia dell'autorizzazione del governo italiano a ospitare l'accademia per la formazione di politici estremi in quella Certosa si diffuse in tutto il mondo. La società civile ha protestato.
Steve Bannon era a Trisulti un mese dopo la consegna ufficiale del monumento al DHI. In quell'occasione, a marzo 2019, poco prima delle elezioni europee, lo stratega americano ha anche visitato Roma, per esprimere pubblicamente il suo sostegno all'estrema destra europea.
"Penso che Salvini e Bolsonaro siano i due più grandi politici al mondo", ha detto Bannon durante una conferenza stampa presso l'associazione dei giornalisti stranieri.

Frodi sospette

La giornalista italiana Paola Rolletta ha indagato sin dall'inizio sulla concessione del monastero Trisulti al DHI.

«È stato lanciato un annuncio. Hanno partecipato solo due organizzazioni, una delle quali era un'organizzazione ortodossa, ma il presidente, direttore dell'associazione, è stato arrestato per frode fiscale. Pertanto, l'unica associazione rimasta in competizione era l'Istituto Dignitatis Hunanae, che è un'associazione cattolica ultra-tradizionale», sottolinea.

Secondo voi, l'Istituto per la dignità umana non aveva requisiti per partecipare al concorso?

«L'annuncio aveva requisiti molto specifici, come la dimostrazione della gestione di un bene pubblico o privato negli ultimi cinque anni. Il Dignitatis Humane Institute ha presentato l'uso del Vangelo come uno dei requisiti. Ovviamente il proselitismo o la catechizzazione non sono la gestione di un bene pubblico o privato. Quindi DHI ha presentato una lettera dell'abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, che era membro del Trust Dignitatis Humane Institute, in cui Casamari gestiva il piccolo museo di San Nicola, ovvero un edificio completamente in rovina, dove non c'è mai stato e non ci sarà mai un museo. Pertanto, hanno dichiarato il falso», afferma il giornalista.
La rottura con i tradizionalisti cattolici Nel giugno 2019, Steve Bannon ha perso il sostegno di uno dei principali tradizionalisti della curia romana, il cardinale americano Raymund Burke.
La ragione della pausa è stata l'intenzione di Bannon di adattare al cinema un libro del giornalista francese Frédéric Martel. Tradotta in portoghese come "In the Vatican's Closet", la pubblicazione parla di omosessualità e potere nella Santa Sede.

“Posso capire perché il cardinale fosse arrabbiato con Steve Bannon. Ma non ho capito perché rompere con DHI. Il progetto (per il film) era di Steve, che era già regista e produttore prima di incontrarmi. Non è un progetto DHI ”.
L'ordine di sfratto
Nell'ottobre 2019, il Ministero della Cultura ha annullato la decisione e ha annullato la concessione del monastero di Trisulti all'Institute for Human Dignity, anche inviando un ordine di sfratto. DHI ha fatto appello al Tribunale amministrativo regionale, che si è pronunciato a favore dell'istituto il 13 maggio. Harnwell, ovviamente, afferma di essere soddisfatto della decisione del tribunale.

«Dall'inizio di questo processo, DHI ha affrontato azioni illegittime e motivate politicamente dal Ministero, che erano basate su una serie di argomenti inventati volti a placare la potente sinistra politica italiana», commenta il britannico.
Sottolinea che «DHI è lieto di annunciare con grande gioia che la registrazione è ora aperta,
dal 1° giugno alla tanto attesa Accademia Giudeo-Cristiana dell'Occidente. Per ora, i corsi saranno online, gestiti e erogati direttamente negli Stati Uniti.»

«Steve ha detto che siamo rimasti fedeli al monastero, alla comunità e all'Italia durante questa pandemia, quando sarebbe stato facile lasciare il Paese. Ora stiamo lanciando il programma di apprendimento e formazione che renderà il mondo più prospero, più sicuro e più sano per tutti», aggiunge.

La relazione con gli evangelici
Nonostante la rottura con i tradizionalisti cattolici, Harnwell afferma di ammirare molto il cardinale Raymond Burke. Alla domanda su cosa pensa delle chiese evangeliche in Brasile,
lui risponde: «Penso che gli evangelici apportino un enorme contributo positivo alla vita pubblica in Brasile, così come negli Stati Uniti. Sfortunatamente, la Chiesa cattolica ha perso molti credenti in America Latina per la sua insistenza nel seguire una politica radicale di sinistra nota come "teologia della liberazione".
Più la Chiesa cattolica abbraccia la politica di sinistra, più i fedeli vanno altrove. Penso che in Brasile questo movimento sia brutto per la Chiesa cattolica, ma bello per gli evangelici forti nella fede e, quindi, anche per la vita del Paese». Secondo lui, l'accademia accoglierà gli evangelici brasiliani nei loro corsi a braccia aperte.

L'ammirazione per Bolsonaro

Harnwell afferma di ammirare il presidente Jair Bolsonaro.
«La campagna di Bolsonaro mi ha colpito, il modo in cui ha suscitato l'interesse della gente, un po’ cinico in politica. Ovviamente, questo momento di coronavirus è stato difficile per tutti, specialmente per il Brasile, dove non è possibile curare le persone con difficoltà respiratorie. Il comportamento del presidente era l'unico possibile: "Andiamo avanti!" Non chiudiamo il paese perché non c'è modo. L'unico modo sarebbe quello di ridurre il numero di persone infette per poterle curare negli ospedali. Poiché questa possibilità non esiste, poiché il sistema sanitario non è in grado di servire una popolazione così numerosa, il presidente Bolsonaro ha dichiarato: "Andiamo avanti!"».

Alla domanda sul pericolo mortale a cui Bolsonaro espone la popolazione, non rispettando il parto, gli inglesi rispondono: «Bolsonaro ha affermato che le persone sono forti e in grado di affrontare il problema.
È in grado di andare avanti con coraggio. Penso che il presidente non avrebbe potuto fare nient'altro.»

 

Come gira in Europa e nel Mondo la vicenda della Certosa di Trisulti
https://amp.rfi.fr/br/europa/20200605-mosteiro-de-trisulti-um-possível-endereço-para-a-extrema-direita-americana-na-itália
dal sito di Rádio França Internacional – RFI in lingua spagnola

 

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Monti Ernici: un patrimonio di importanza europea

montiernici 350 260 minMonti Ernici: un patrimonio di importanza europea da conoscere, valorizzare e tutelare
La manifestazione Sylvatica Hernica: i Monti Ernici come non li avete mai visti ha completato il suo ricco programma di attività, che si sono articolate dal 10 al 18 novembre presso il Chiostro di San Francesco ad Alatri, la Biblioteca comunale e alcune località del territorio ernico.
Luoghi, ambienti, vette, piante, animali, funghi, avvenimenti, stagioni, forme e colori dei Monti Ernici: un viaggio nello spazio e nel tempo, da Nord a Sud, dall’alto in basso, attraverso foto, video, racconti ed escursioni.
Il convegno di sabato 17 novembre, intitolato “Monti Ernici: un patrimonio di importanza europea da conoscere, valorizzare e tutelare”, è stato il momento di sintesi di una settimana di seminari, in cui si è focalizzata l’attenzione sui tanti aspetti di questo territorio montano, e l’occasione per un confronto aperto volto alla condivisione di proposte di corretta gestione e valorizzazione.
Aperto con la presentazione del nuovo documentario di Walter Culicelli dal titolo I Monti Ernici come non li avete mai visti, il convegno ha posto subito l’attenzione sulla ricchezza di questo territorio, attraverso gli interventi introduttivi curati dai rappresentanti delle associazioni organizzatrici, Riccardo Copiz (Sylvatica), che si è concentrato sulla biodiversità e sulla necessità di una maggiore conoscenza e tutela del ricco patrimonio naturalistico presente su questi monti, e Margherita Antonucci (CAI), che ha parlato delle trasformazioni avvenute negli ultimi decenni e del ruolo centrale del corretto uso del territorio.
I Monti Ernici devono perseguire forme di utilizzo delle risorse più corrette ed abbandonare le economie distorte, insostenibili e peraltro poco redditizie per il territorio. Esistono già diversi esempi a cui riferirsi, un paio dei quali sono stati raccontati da due rappresentanti di aziende con cui le associazioni collaborano strettamente: Marco Sarandrea, dell’omonima centenaria azienda di Collepardo dedicata ai liquori e prodotti a base di erbe, ha ricordato la tradizione erboristica che caratterizza i Monti Ernici e che rappresenta un’identità territoriale ed un’opportunità economica in un settore in continua espansione; Aldo Mastracci, dell’azienda Olivicola degli Ernici, con uno scritto che ha supplito la sua assenza, ha evidenziato l’importanza di puntare sempre più sull’agricoltura di qualità e sulla filiera locale, unendo alle attività produttive quelle di formazione e trasferimento delle conoscenze.
Partendo da questo quadro di riferimento, si sono avvicendati gli interventi dei rappresentanti degli Enti pubblici e delle Forze dell’Ordine competenti in materia ambientale, che hanno fornito il loro punto di vista e illustrato le loro attività e i loro campi d’azione e limiti oggettivi.
Diego Mantero e Ivana Pizzol (Regione Lazio - Area tutela e valorizzazione dei paesaggi naturali e della geodiversità) si sono concentrati sulle novità in materia di conservazione della biodiversità nei siti della Rete Natura 2000. La Regione Lazio ha riconosciuto in tutti i suoi documenti tecnici elaborati negli ultimi 30 anni il grande valore naturalistico dei Monti Ernici ma purtroppo, per equilibri politici e interessi elettoralistici, nessuna maggioranza che finora ha governato è riuscita a dare un adeguato indirizzo amministrativo a garanzia della protezione e corretta valorizzazione del patrimonio naturale.
Gli interventi del Ten. Col. Giuseppe Lopez (Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone) e del Comm. C. Pierfrancesco Vona (Vice Comandante della Polizia Provinciale di Frosinone) hanno messo in luce, con schiettezza e crudità, i numerosi limiti in cui si trovano ad operare oggi le Forze dell’Ordine deputate specificatamente al controllo del territorio e alla vigilanza in materia ambientale.
Il programma della mattinata è proseguito con l’intervento dei rappresentanti delle tre Aree Protette che interessano alcune porzioni del territorio ernico. Il Direttore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, Carlo Di Cosmo, ha informato la platea sulle principali iniziative di conservazione della natura svolte negli ultimi anni e sulle attività di vigilanza effettuate dai Guardiaparco, i quali scontano anch’essi, come le Forze di polizia, un ridotto numero di personale e poteri limitati. Bruno Marucci, Presidente del Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, ha chiarito le competenze dell’Ente Parco nel territorio ernico, volte soprattutto alla corretta gestione e valorizzazione della riserva naturale del Lago di Canterno, dei due siti carsici delle Grotte di Collepardo e di Pozzo d’Antullo e dell’estesa Oasi di protezione della fauna di “Trisulti”. Infine, Amilcare D’Orsi, Responsabile scientifico della Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo, ha dato il giusto risalto anche al versante abruzzese dei Monti Ernici, in cui il patrimonio naturale è ugualmente ricco e variegato, in un contesto territoriale sicuramente meno antropizzato.
Le associazioni Sylvatica e CAI ringraziano i sindaci, gli amministratori, i politici, le associazioni e i cittadini che hanno seguito i lavori e tutti coloro che hanno contribuito al dibattito finale.
Si ringraziano, inoltre, quanti hanno partecipato all’intera manifestazione Sylvatica Hernica, che hanno relazionato nei seminari e che hanno contribuito al suo svolgimento. Ringraziamo anche la ASL Frosinone per la collaborazione offerta dal personale dell’Ispettorato Micologico durante le attività con le scuole e in campo.
Un ringraziamento particolare va rivolto, infine, al Comune di Alatri, nella persona di Carlo Fantini, Consigliere delegato alla Cultura, che sin da subito ha accolto con interesse l’iniziativa e ha fornito ampia disponibilità e supporto per la sua realizzazione.

Associazione Sylvatica
Info: 388 7627380

 

 

 

 

 Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Dopo l'assemblea del Quirino una nuova sinistra, forte, europea e contemporanea

sinistra italiana assemblea del Quirino 350 260di Giuseppe Fortuna* - L'assemblea del Quirino ha segnato un momento importante. La nascita di nuovi gruppi parlamentari della sinistra italiana è stato un passo decisivo che da un lato offre uno strumento istituzionale più incisivo nell'azione parlamentare dall'altro ha acceso la scintilla di un progetto che adesso deve crescere nei territori e dal basso.
"Dovremo inventare nei prossimi mesi una nuova forma-partito, che sappia coniugare tradizione e innovazione, partecipazione e decisione, pensiero riflessione e comunicazione, guardando con curiosità e attenzione alle esperienze più avanzate in giro per l’Europa."
"La mutazione genetica del PD, nato come forza centrale del centrosinistra italiano, è purtroppo ormai compiuta. Lo è per il programma economico-sociale, per l’idea delle istituzioni e della democrazia, per la natura della sua vita interna, per il radicale mutamento della composizione dei suoi iscritti ed elettori, per le nuove alleanze politiche e sociali che si stanno affermando".
Il Partito Democratico nella variante renziana di partito della nazione risulta essere sempre più comitato elettorale del premier: senza colore e lontano dalle proprie radici. Sempre più spesso nei territori viene declinato come fortino di potere e di poteri e sempre meno come organizzazione democratica a servizio dei cittadini
Il premier/segretario con i voti della sinistra realizza il programma della destra compiendo un duplice tradimento: il mandato elettorale consegnato a Italia Bene Comune e il programma che lo ha visto trionfare alle primarie; da questa dinamica trasformista, dalle ricette vecchie di un governo conservatore e dalla crisi che non smette di mordere nasce e cresce sempre più forte la necessità di riorganizzare complessivamente il campo della sinistra.
Sinistra Ecologia e Libertà è motore di questo processo con i propri insediamenti territoriali con i tanti amministratori da Cassino a Ferentino, passando per la Valle del Liri e la Valle di Comino. Tutti insieme a disposizione per dare sostanza ad un processo che oggi va accompagnato con fiducia.
In provincia di Frosinone il progetto comune per una nuova sinistra, forte, europea e contemporanea, è già iniziato. Grandi segnali arrivano diffusamente e da tempo da tutto il nostro territorio, fin dall'esperimento di una lista unitaria della sinistra a Ceccano e in altri comuni alle scorse Elezioni amministrative.
Tanti sono gli amministratori locali, dirigenti e gli attivisti che stanno aderendo e rendendosi disponibili, nel verso e nello spirito segnato dal passaggio della Consigliera Daniela Bianchi, alla costruzione di un nuovo soggetto unitario e rappresentativo delle istanze e dei valori propri della sinistra italiana. Con lei e con tanti compagni di strada, abbiamo iniziato un percorso di ascolto e proposta su tutto il territorio provinciale, che proseguirà nelle prossime settimane.
C'è una domanda forte di unità e cambiamento che la politica, le donne e gli uomini della sinistra, devono saper interpretare. Sono tantissimi i cittadini che ci stanno contattando per raccogliere con noi questa nuova e appassionante sfida . Tutti insieme costruiremo una casa larga, accogliente, aperta, in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di sinistra e centrosinistra oggi privo di riferimenti. Un partito nuovo, pronto a sperimentare forme di democrazia inedite e di solidarismo diffuso. Un partito in grado di sfidare complessivamente il sistema politico e combattere quotidianamente, per restituire al paese la giustizia, il benessere e la felicità che merita.
*Seg.Prov. Sinistra Ecologia e Libertà

 

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

25 maggio 2014 giornata democratica europea

bruxelles parlamento-europeodi Donato Galeone - 400 milioni di cittadini possono accelerare il cambio di passo all'Unione Europea. La giornata del 25 maggio - rinnovo del Parlamento Europeo - è vicinissima e il confronto è prevalentemente mediatico, con vaghe dichiarazioni di intenti e scarsi contatti tra Elettori e Candidati proposti - nelle estese circoscrizioni elettorali - dai Partiti Europei il PSE, PPE ed altri, che se eletti, con sufficienti voti, saranno candidabili a Presiedere la Commissione, come previsto dall'art. 17, comma 7 e 8 del Trattato sull'Unione Europea.

Questi riconosciuti Candidati - presentati dal PSE e dal PPE o di altri Partiti - si interfacciano con i Candidati territoriali nazionali che in Italia - da nord, centro e sud - sono concorrenti per il seggio parlamentare e ripetono - tutti - di "usare più voce a Bruxelles o di battere i pugni sul tavolo".
E' raro sentire o ascoltare Candidati che si propongono sui territori circoscrizionali elettorali "come e cosa fare" - se eletti - per avviare a fronteggiare nei 28 Paesi dell'UE la disoccupazione – apripista delle povertà e della esclusione sociale - che a marzo 2013 è del 10,5% per un totale di 25,6 milioni di persone (dati Eurostat 2 maggio 2013) e che in Eurozona sale all'11,8% colpendo circa 19 milioni di cittadini che attendono lavoro.
E' prioritario, ritengo, quanto essenziale conoscere e discutere su questi dati veri per sapere il "come e cosa fare" - pur gradualmente - nei prossimi anni se si stima che nel primo trimestre del 2008 la disoccupazione era del 7,2% nella UE e nell'Eurozona del 7,6% e che ci vorrebbero più o meno 6-8 anni se si prevedesse lo stesso calo di disoccupati dello 0,2-04% rilevati a marzo 2013, per riprendere gli stessi livelli disoccupazionali, del 2008.
In questa prevedibile, non auspicabile attesa, di non lavoro è conseguente conoscere, anche, con quali ammortizzatori sociali e programmate risorse si dovrà garantire a milioni di persone un reddito minimo di sopravvivenza individuale e famigliare.

Il Candidato ad un Parlamento che deve rappresentare 28 Paesi sia che trattasi del proposto Martin Schulz del PSE o di altri Candidati a presiedere la Commissione e sia ogni altro "candidato nazionale" - di genere maschile o femminile - dovrebbe interfacciarsi continuamente con i livelli di "conoscenze socio-economiche europee" per informarsi, convenire e riconoscersi, nei propri elettori del 25 maggio, prima direttamente e poi in quella "dimensione istituzionale europea" se vuole davvero ripensare e proporre, nel concreto, il "come cambiare quelle regole e quei rigori vincolanti" che hanno frenato crescita e sviluppo.
Il Candidato oltre che riconfermare la sua disponibilità, non per riequilibri interni di Partito ma per convinta causa politica europeistica - sociale ed economica - è obbligato a contrastare, irreversibilmente, le tendenze di un euro scetticismo, non solo a parole, ma deve rivendicare e rendere visibile - con il lavoro vero ed un minimo reddito sociale - il "dovere sociale dell'Unione Europea"- essenzialmente – con il rivedere e ripensare tra e per ogni misura di settore produttivo, programmabile entro il 2020, la quota parte incidente e sufficiente per ridurre la disoccupazione e, con il lavoro ed il minimo reddito per inclusione sociale, di non distruggere quel capitale umano per lo stesso futuro dell'Unione Europea.
Si dovrebbe ripartire, a mio avviso ed innanzitutto, dalla basilare condizione di "conoscenza sociale dell'infanzia europea e nazionale" che in Europa conta una povertà minorile ed un rischio di esclusione sociale di almeno 27 milioni di bambini e la crisi economica corrente favorisce l'aumento di questo rischio.
Rilevo che, purtroppo, non si dice nulla in questi giorni, negli incontri elettorali, letture e dichiarazioni ai giornali locali per capire, motivare, avviare, verificare e tentare di misurare la "povertà minorile" anche in Provincia di Frosinone e nel Lazio - per impegnarsi sul "come raggiungere i ripetuti obiettivi strategici" che l'Unione Europea prevede di attivare anche nel territorio elettorale del Candidato e sul "come portare fuori dalla povertà" una quota parte di quei 20 milioni di bambini europei entro il 2020.
Io penso che rilevata nei Centri per l'Impiego della Provincia di Frosinone la conta di 111.476 persone che attendono lavoro, tra 60.317 donne e 51.160 uomini, potrebbe stimarsi da 25.000 a 30.000 famiglie già in povertà e di possibile esclusione sociale nella Ciociaria.

Sono famiglie private sia del "fattore reddito da lavoro" e sia del "fattore accesso alle prestazioni sociali" che aggiunte alle famiglie dei cassaintegrati e in mobilità (media di 137 su 1.000 occupati) rappresentano - nella Provincia di Frosinone - con "questi due fattori base" di privazioni, la "circoscritta identità della persona povera" verso i Centri della Caritas che è non solo visibile individualmente quanto è, spesso, esposta - con i suoi bambini - in una condizione di povertà minorile famigliare.

Sappiamo - ma riflettiamo poco - che la identificazione della "povertà infantile" non è neppure e non solo per la mancanza di denaro ma è, sopratutto, per il mancato o scarso accesso dei bambini alle strutture della prima infanzia, alla istruzione e alla abitazione, in particolare, congiunta alla bassa partecipazione nelle attività sociali, culturali e religiose e, conseguentemente, da collocare molto"lontano dal gruppo locale dei pari" e non solo di età.
Ecco la primaria azione di coinvolgimento, quindi, impegnata per "superare la disuguaglianza" che se non è soltanto causa di povertà ne è, però, anche una conseguenza.

Ogni giorno incontriamo e vediamo che i bambini nati in "condizioni svantaggiati" o appartenenti a "gruppi vulnerabili" non essendo alla pari partono, oggettivamente, con uno svantaggio che nel vissuto di tutti i giorni dell'anno lo svantaggio potrebbe ridursi, soltanto, con l'avvio di un solidale impegno sociale continuo.
Ma sia all'inizio del confronto elettorale ed anche in queste ultime settimane, tra gli impegni politici e sociali dei Candidati al Parlamento Europeo, si è rilevato una scarsa quanto nulla attenzione al richiamo europeo e ai vincoli della Convenzione ONU "sui diritti di ogni bambino a sviluppare pienamente il proprio potenziale sociale, emotivo, fisico e cognitivo".

Dovremmo rilevare e convenire "sulle radici portanti" del disagio sociale, per sradicarle e. comunque, agire per ridurre il rischio povertà che in l'Italia ha raggiunto il 33,8% e , mediamente, nell'Unione Europea è del 28%.
Queste ampie disuguaglianze, peraltro vissute in contesti svantaggiati, non si esauriscono in tempi brevi e si possono trascinare anche per generazioni.
Ecco, quindi, l'assoluta urgenza sociale di "rilanciare più solidarietà europea" per uscire dalla recessione e dalla disoccupazione, aggiungendo alla parola crescita, la "quantificazione degli investimenti pubblici e privati sia materiali che immateriali".
Sento affermare e ripetere dai Candidati europeisti dichiarati, inclusi quelli del mio Partito, il PD, che dal 25 maggio 2014, con il nuovo Parlamento si deve "cambiare segno, cambiare verso, cambiare passo" perché il disagio sociale, con le sue austerità, ha soffocato sviluppo e lavoro nel contesto della crisi economica e finanziaria di questi ultimi cinque anni, colpendo l'Europa e logorando le sue istituzioni nelle sue iniziative politiche erodendo, finanche, la fiducia di molti cittadini europei.
E' in questa articolata realtà europea, complessa e differenziata tra i 28 Paesi, il 25 maggio 2014, con i circa 400 milioni di cittadini europei, nell'esercizio dei diritti democratici di voto, siamo chiamati a votare il nostro Parlamento e indicare chi vogliamo alla guida dell'Esecutivo europeo.

Guida che, superando ogni demagogia su euro si euro no e proponendo condizioni di sostegno agli investimenti pubblici e privati, quale priorità doverosa dell'Unione Europea, potrà rilanciare una gestione certa e rapida del "pacchetto investimenti sociali" mirato a ridurre tanto gli alti livelli di povertà infantile e famigliare quanto, con il lavoro vero, riavviare una dignitosa inclusione sociale di cittadini, quale parte attiva nella costruzione dell'Unione politica degli Stati europei.
Frosinone, 10 maggio 2014.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

"La precarietà espansiva è la nuova illusione europea"

Merkel-Renzidi Luca Sappino da L'Espresso - Non gliene passa una l'economista critico Emiliano Brancaccio a Matteo Renzi. La riforma del lavoro, «sarà un buco nell'acqua», perché è dimostrato «che più precarizzazione non vuol dire più occupazione». Anzi, «la scommessa sulla corsa al ribasso salariale può portare l'intera unione alla deflazione, e la deflazione rischia di aggravare la crisi del debito». Brancaccio però è sicuro che Renzi terrà fede alle sue promesse, nonostante le rassicurazioni date ad Angela Merkel sui vincoli del debito, a cominciare dagli ottanta euro in busta paga. «Sforando di qualche decimale», però, il vincolo che pubblicamente ha assicurato di rispettare, perché quello che «si stia profilando è lo scambio tra un po' meno austerità e un po' più riforme del lavoro».
 
Le riforme immaginate da Renzi, lavoro in cima, hanno convinto la Germania. E' questo il cuore del vertice, non più una revisione dell'austerità?
«Mi sembra che in realtà si stia profilando lo scenario che avevamo previsto nel "monito degli economisti", pubblicato lo scorso settembre sul Financial Times. La dottrina della "austerità espansiva", secondo cui l'austerità dovrebbe assicurare la crescita, viene messa almeno temporaneamente ai margini della discussione. Non a caso Merkel non si è concentrata molto sui vincoli di bilancio. Piuttosto ha insistito su una nuova dottrina, che potremmo chiamare della "precarietà espansiva": l'idea è che attraverso ulteriori dosi di precarizzazione del lavoro si dovrebbe generare crescita dei redditi e dell'occupazione».
 
Dal tono non sembra molto convinto...
«Il rischio è che si passi da una vecchia a una nuova illusione. Già la tesi della austerità espansiva non aveva riscontri empirici. Ed infatti, invece di favorire la ripresa, l'austerity ha solo alimentato la depressione. Ma nemmeno la nuova dottrina trova conferme nei dati: le evidenze empiriche, dell'Ocse, come del Fondo monetario internazionale, ci dicono che la flessibilità del lavoro non è correlata all'aumento dell'occupazione. I contratti precari incentivano forse i datori di lavoro ad assumere, ma favoriscono anche la distruzione di posti di lavoro nelle fasi di crisi. L'effetto netto è prossimo allo zero».
 
Dal vertice Renzi-Merkel oltre al plauso sulle riforme è arrivata la conferma del fatidico limite del 3 per cento del deficit pubblico in rapporto al Pil. Rispettando quel vincolo Renzi potrà tenere fede alle sue promesse?
«A fine maggio gli ottanta euro promessi in busta paga ci saranno. Non è quello il punto. Il punto è che effettivamente in questo preciso momento l'Italia si trova già oltre il 3 per cento, come ha notato la stessa Merkel».
 
Renzi dice però che chiuderà il 2014 con un deficit al 2,8 per cento. Lo ritiene verosimile?
«La scommessa di Renzi – rispettare il vincolo e abbassare le tasse – si basa evidentemente sulla possibilità che il Pil aumenti, che sia cioè il denominatore ad aumentare facendo scendere il rapporto».
 
E' scettico ancora una volta.
«Mi sembra una scommessa ardimentosa. L'effetto espansivo che Renzi ha previsto di ottenere con questa riduzione delle tasse sarà in realtà modesto, e verrà in parte mitigato dalla diminuzione della spesa pubblica. La spending review su cui tutti puntano può avere un effetto contrario agli ottanta euro in busta paga, soprattutto quando si tagliano spese sensibili, come ad esempio il trasporto pubblico».
 
A proposito di spending review: Palazzo Chigi dice che il piano Cottarelli non è definitivo, ma Renzi conferma di volerne ricavare sette miliardi già per il 2014. Cottarelli oggi dice che saranno 5, anche partendo da maggio. In una precedente audizione aveva detto che "prudenzialmente", in metà anno, non sarebbero stati più di 3. Chi ha ragione?
«Per il 2014 il taglio della spesa sarà certamente minore rispetto a quanto previsto da Renzi. E' chiaro quindi che siamo di fronte a un buco di bilancio. Anzi, in un certo senso dovremmo augurarcelo. Anche perché, a prescindere dalle cifre, non esiste un programma di revisione della spesa che sia credibile se realizzato in un semestre. La storia ci insegna che le revisioni di spesa condotte in fretta e furia si trasformano in tagli lineari brutali che colpiscono sempre i soggetti più deboli e non aiutano certo la crescita del Pil».
 
Sta dicendo che, secondo lei, Renzi ha già previsto di fare debito?
«Al di là delle frasi di circostanza tipiche un vertice europeo, può darsi che si stia pensando a uno sforamento di qualche decimale. Penso insomma che in Europa siano iniziate le prove generali per l'annunciato scambio tra un po' meno austerità e un po' più riforme del lavoro. Il problema, come ho detto, è che anche la nuova dottrina della "precarietà espansiva" rischia di rivelarsi un altro buco nell'acqua».
 
Se così fosse, quali sarebbero le implicazioni per l'eurozona?
«Dietro la nuova dottrina vi è l'idea che l'intera eurozona si salva solo se i paesi periferici, a colpi di precarizzazione del lavoro, riescono ad abbattere i salari, i costi e i prezzi. In questo modo si dovrebbe colmare il divario di competitività rispetto alla Germania e si dovrebbero quindi riequilibrare i rapporti di credito e debito all'interno dell'Unione. La Storia tuttavia ci insegna che in genere questo meccanismo non funziona. Esso infatti impone ai soli paesi debitori il peso del riequilibrio. In questo modo l'intera Unione viene trascinata in una corsa salariale al ribasso che può determinare una deflazione generalizzata e una nuova crisi del debito. E' la vecchia lezione di Keynes, ma ieri a Berlino sembravano averla dimenticata».

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici