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La guerra, le sanzioni e l'invenduto "made in Italy"

CRONACHE&COMMENTI

 Un allarme che arriva dai produttori italiani

di Angelino Loffredi
Vini importanti 390 minIn questo periodo ho scritto ed affermato con convinzione che le sanzioni non hanno mai fatto cadere i governi colpiti ma anzi li hanno sempre rafforzati, avvicinati al popolo e tenuti in carica. Con una distinguo, mentre prima, nei decenni passati, l’economie erano nazionali e quindi il paese colpito lo era economicamente ma non dal punto di vista politico, ora invece con l’estensione della economia globalizzata e per la inevitabile interdipendenza bisogna mettere nel conto che anche i paesi sanzionatori potrebbero risultare colpiti e notevolmente danneggiati.

Ritorno quindi a riporre l’attenzione sulla necessità di conoscere concretamente i risultati delle sanzioni occidentali verso la Russia e le conseguenti ripercussioni..
Ricordate con quanta sicurezza si prevedeva, attraverso le stesse, l’inevitabile, rapido tracollo della economia russa? Tutto accompagnato da conseguenti sanguinose ribellioni popolari e dalla fine di Putin attraverso una congiura di palazzo. Qualche giornale statunitense proprio in questi giorni ha scritto che la popolarità di Putin nel suo paese è addirittura aumentata.

Indubbiamente la situazione in quel paese non deve essere buona, certamente le difficoltà saranno enormi. Anche io mi pongo la domanda: fino a quando?. Certamente non fino a domani. Nello stesso tempo rifletto anche sul fatto che gli occidentali sono arrivati al sesto pacchetto di sanzioni. Sei, non uno .Provvedimento che riconosce che finora risultati concreti non sono stati ottenuti. Ancora non vedo un’attenzione necessaria ad esaminare le ripercussioni che stanno determinando non solo in Russia ma anche da noi in Italia, nell’interno delle nostre famiglie, nel nostro tenore di vita. Qualche settimana scrivevo di economia di guerra, https://www.loffredi.it/l-economia-di-guerra-.html una prospettiva che poteva sembrare azzardata ma che ora purtroppo rimane ancora più realistica e minacciosa. Non scrivo della questione riguardanti il gas ed il petrolio, del pagamento in rubli e nemmeno delle risorse sostitutive all’energia russa, perché è sotto gli occhi di tutti la babilonia di discussioni e provvedimenti italiani ed europei..

Conosciamo con grande insistenza informativa delle confische delle proprietà degli Oligarchi russi,effettuate in Italia. Per Oligarchi intendo coloro che rapinarono, attraverso le privatizzazioni volute da Elsin e Putin le ricchezze pubbliche ex sovietiche. E vero sono contento quanto vengono colpiti i profittatori del Regime Putiniano ma nello stesso tempo, concretamente, chiedo: chi pagherà anzi chi sta pagando per la conservazione e la manutenzioni di tali proprietà ?
Avverto subito chi mi sta seguendo che non sono in grado di fare una descrizione dettagliata dell’accaduto ma provo ad evidenziare e divulgare solo quel poco che si riesce a conoscere.

Mi ha colpito notevolmente infatti venire a conoscenza, attraverso uno studio non dei Putiniani di casa nostra ma dellamadeinitaly benidilusso 390 min Coltivatori Diretti, che tra i prodotti alimentari “Fatti in Italia” più venduti in Russia ci sono i prodotti come vino e spumanti per un valore attorno ai 150 milioni di euro, il caffè per 80 milioni di euro, l’olio di oliva per 32 milioni di euro e la pasta per 27 milioni di euro. Le sanzioni ci hanno fatto ricordare che l’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 30%, davanti a Francia e Spagna, ed ha registrato nel 2021 un boom della domanda di spumanti a partire da Prosecco e Asti. Inoltre abbiamo anche denominazioni apprezzate ma ora danneggiate dalle sanzioni quali anche i vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti, oltre che salumi , Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e San Daniele.
E’ a rischio anche il nostro tartufo, sempre più apprezzato dai russi, per un valore di ben 30,2 milioni di euro.

Gli effetti delle sanzioni, volute dal Governo Draghi, rischiano dunque di cancellare completamente il “Fatto in Italia” dai mercati, dai ristoranti, dai salotti privati russi. Ecco perché seguito a preferire che in Ucraina si ipotizzino e realizzino corridori umanitari, tregue, compromessi, iniziative diplomatiche promosse da un’ Europa indipendente a cessioni di armi e a sanzioni boomerang.

Ceccano 3 Maggio 2022
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Carceri – Marcelli (M5S LAZIO): “Fatto gravissimo, siano accertate responsabilità

REGIONE LAZIO

Una dichiarazione del Consigliere regionale Loreto Marcelli

supercarcerediFrosinone minRoma, 20 settembre - “Le prime ricostruzioni di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica 19 settembre, presso il carcere di Frosinone, disegnano fatti gravissimi”.

Queste le prime parole del Capogruppo del Movimento 5 Stelle e Vice Presidente della Commissione Antimafia della Regione Lazio, Loreto Marcelli, dopo le notizie di cronaca riguardanti quanto accaduto nel Carcere di Frosinone, dove un detenuto ha fatto fuoco contro altri detenuti.

“Ritengo a dir poco surreale che un uomo, in regime di Alta Sicurezza e condannato per reati legati alla criminalità organizzata, possa entrare in possesso di un’arma ed usarla sia per minacciare una guardia penitenziaria sia per sparare ad altri detenuti.
È doveroso – continua Marcelli - indagare sull’episodio, accertare le responsabilità e poi confrontarsi con le autorità preposte sulla necessità di garantire ulteriormente misure di sicurezza adeguate ed idonee per i lavoratori e detenuti che si trovano nelle strutture penitenziarie affinché quanto accaduto ieri non si possa più verificare”.

 

 

 

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Nulla di fatto sul pronto soccorso di Colleferro

SANITA', VOCI DAL TERRITORIO

La conferenza dei sindaci si conclude con un nulla di fatto

ospedale Colleferro prontosoccorso 350 260La pubblicazione di alcune lettere, da parte della stampa, sul difficoltoso percorso che sopportano i pazienti e i loro famigliari al pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro ha provocato un moto di indignazione generale. Segnalazioni simili sono pervenute anche a questo Comitato e nel rinnovare la vicinanza che abbiamo espresso attraverso i social a quanti sono incorsi in tali situazioni, diamo conto di quanto sia difficile cambiare le cose.
La struttura e tutto il personale, sottorganico nei vari livelli, è sottoposto a carichi di lavoro straordinari e a sforzi umani e professionali non sostenuti da una adeguata visione e gestione organizzativa (a discapito di lavoratori e pazienti), a cui l’Amministrazione comunale, che ci rappresenta, non si è dimostrata all’altezza della complessità della situazione.
AUDIT PRONTO SOCCORSO. A seguito delle criticità emerse nel pronto soccorso, la AslRm5 ha disposto una verifica interna (audit) nei confronti di medici ed infermieri condotta da una Commissione paritetica, che ha svolto la sua attività tra luglio ed agosto 2021. Siamo a settembre e non abbiamo ancora ricevuto informazioni sulle sue conclusioni.
Gli esiti del primo audit sono stati molto contraddittori. Da un lato la Asl riconosce l’urgenza di ripristinare i livelli essenziali di assistenza (LEA), connessi all’emergenza-urgenza, e di restituire efficacia alla gestione organizzativa. Dall’altro considera la dotazione di personale infermieristico e OSS (operatore sociosanitario) misteriosamente più che adeguate. Poi però si lascia sfuggire che provvederà ad integrarlo, ove necessario, nei limiti delle procedure assunzionali regionali, e ha dovuto riconoscere che mancano i medici.
L’audit si è tradotto in una sorta di gestione commissariale e le criticità storiche dell’ospedale di Colleferro sono state considerate alla stregua di una questione di uniformità delle procedure piuttosto che prendere atto delle gravi responsabilità dei Comuni, della Regione e della AslRm5!
MANIFESTAZIONE “STORICA” DEI SINDACI. Le veementi lamentele dei cittadini e l’audit della AslRm5 hanno convinto i Sindaci del distretto sanitario a promuovere, il 10 luglio, una manifestazione “storica”. Comitati e cittadini hanno ritenuto velleitaria una protesta contro il Direttore generale della AslRm5, visto che non si svolgeva a Tivoli, sotto la direzione aziendale, dove il dott. Santonocito ha il suo ufficio, né a Roma, dove ha sede la Giunta Zingaretti.
LA CONFERENZA DEI SINDACI. Il Direttore generale ha risposto convocando online il 21 luglio la Conferenza dei Sindaci del distretto sanitario per esaminare la situazione del Polo ospedaliero Colleferro-Palestrina e le criticità del pronto soccorso di Colleferro.
Abbiamo chiesto di partecipare ma il Presidente della Conferenza dei Sindaci, Barbet, si è prodigato per impedire il nostro collegamento da remoto e i Sindaci non hanno fornito informazioni sui suoi risultati, insensibili alle domande dei comitati e cittadini, che chiedevano aggiornamenti tramite i social.
Abbiamo quindi richiesto la copia ufficiale del verbale della Conferenza, che stranamente non risulta contrassegnato da un numero di protocollo, data, elenco e firme dei partecipanti e non è stato redatto su carta intestata. La sua autenticità è provata dall’invio tramite pec, ma tanta sciatteria non è giustificabile.
IL VERBALE UFFICIALE. Il dott. Santonocito ha riferito che l’audit ha fatto emergere “piccoli problemi”, che il pronto soccorso è “strutturato male”, che i fondi accantonati sono fermi da un anno e mezzo e che alla ditta non è stato comunicato l’inizio dei lavori a causa del Covid. Ha quindi proposto di iniziare la ristrutturazione dei locali! Tra i Sindaci, rimasti impassibili di fronte al ritardo sul completamento delle opere, nessuno che gli abbia ricordato che la AslRm5 li ha dichiarati in corso di ultimazione, con tanto di comunicato stampa, già a maggio 2020!
I Sindaci sanno quanti sono i medici di guardia nel turno di notte al pronto soccorso? Soltanto uno o di più? Il personale con quale rapporto di lavoro e contratto sta operando? Sono tutti in grado di prestare un servizio effettivo o hanno limitazioni?
E’ stato scritto nero su bianco, forse per la prima volta, che all’ospedale di Colleferro si è verificata sovente la criticità del blocco delle ambulanze dell’Ares 118 per ore e ore, pur con posti letto disponibili.
Il sindaco Sanna si è limitato a non condividere le conclusioni dell’audit e a comunicare le sue richieste e quelle dei Sindaci del distretto di Colleferro. Ha poi parlato della carenza di organico, delle 2 TAC nuove (tomografia assiale computerizzata), della radiologia h24 e della mancanza di dirigenti medici in alcuni reparti. Poi ha ammesso che dal suo insediamento nel 2015 ad oggi i medici da 14 sono diventati solo 8!
CONCLUSIONE. La Conferenza dei Sindaci ha evidenziato che manca la trasparenza, intesa come accessibilità alle informazioni, e collaborazione verso i cittadini. Manca una analisi complessiva: il problema del pronto soccorso è stato affrontato basandosi esclusivamente sulle carenze della struttura logistica e del personale, ma non si sono indagate le cause del suo sovraffollamento. Anche se venissero soddisfatte queste due condizioni continuerebbero le attese e il blocco delle ambulanze.
Deve essere studiata la natura degli accessi al pronto soccorso, che in taluni casi non richiedono un percorso ospedaliero, ma vi si ricorre in assenza della medicina territoriale. Il paziente non ha infatti la possibilità di rivolgersi a strutture sanitarie di prossimità che, in collaborazione con i medici di base, permettano una prima valutazione clinica, evitando il ricorso all’ospedale, quale unico presidio aperto, e che dovrebbe essere riservato ai casi più importanti.
Considerato quanto accaduto sei anni fa, dopo la perdita dei reparti materno-infantili, i Sindaci devono battersi per avere almeno un primo soccorso pediatrico: di questo c’è assoluto bisogno!
I reparti di Degenza e le aree chirurgiche, oltre alla giusta dotazione organica e strutturale, devono avere primari di ruolo capaci, non i soliti “Facente Funzione”, medici scelti con rigorosi criteri oggettivi e non dalla politica locale. Si deve puntare sulla qualità del servizio pubblico, non sulla quantità.
Per la diagnostica non basta richiedere una nuova TAC h24: la AslRm5 necessita di una RMN (risonanza magnetica) e garantire la diagnostica interventistica, ora assolutamente assente (CPRE, colangio-pancreatografia retrograda, broncoscopie, aghi aspirati, impianti di pacemaker definitivi, ecc.).
Il Sindaco Sanna esprime soddisfazione verso Asl e Regione per aver reso finalmente h24 il servizio di radiologia promesso il 16 febbraio 2016 e che doveva essere no-stop! Ma non fa alcun cenno a tutte le criticità denunciate non più tardi di 2 mesi fa in piazza: pronto soccorso inadeguato, posti letto e personale carenti, primari non nominati e occupazione dell'invasore prenestino per l'audit.
La protesta dei Sindaci non ha affrontato quest’ultimo punto e le criticità sanitarie vere del territorio. Per sviare il problema ha portato avanti una richiesta scissionista, dichiarando la volontà di staccare l’ospedale di Colleferro dal comprensorio sanitario della AslRm5 per confluire in quello di un’altra Asl. Se la proposta avesse un seguito, la situazione si aggraverebbe notevolmente.
Una protesta e una proposta esclusivamente politica, che si accompagna ad atteggiamenti di aperta sudditanza nei confronti del Direttore generale.
Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 Colleferro, 1° settembre 2021
FB Comitato Libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”
Coordinamento territoriale Cell. 349055850 - 3357663418

 

 

 

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Valle del Sacco: che fine hanno fatto caratterizzazione e successiva bonifica?

Comuni del Frusinate. Anagni

Disatteso il cronoprogramma dell'accordo tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente (2019)

di Cittàtrepuntozero
città3.zero minLa Valle del Sacco è un’enorme area, per lo più valutata come zona SIN (Sito di Interesse Nazionale) che comincia a Colleferro e finisce a Ceprano. Anni di industrializzazione selvaggia l’hanno resa una delle zone più inquinate d’Italia. Anagni si trova proprio al centro della valle: da anni se ne attende la caratterizzazione - ovvero l’identificazione degli agenti presenti nel suolo e nelle acque - e la successiva bonifica. La prima cosa da fare, improrogabilmente, è smettere di inquinare. Ecco il punto: si continua a dare spazio a progetti ad alto potenziale inquinante, impattanti in negativo sulla purezza dell’aria e di conseguenza sulla qualità della nostra vita.

Non si può più cedere al dramma del ricatto occupazionale, rinunciando obtorto collo alla tutela della salute, sia personale sia pubblica. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione (art. 32) come fondamentale per l’individuo e per il benessere dell’intera collettività; una società di donne e uomini malati fallisce sotto qualsiasi punto di vista: umano, etico, economico, sociale. Si manifesta come una collettività disorganica di soggetti fragili: salute ed ambiente oggi sono le due leve portanti su cui bisogna incentrare qualsiasi prospettiva politica di sviluppo. Stiamo parlando del benessere di ogni singolo cittadino. La manifestazione di sabato scorso, organizzata dalle associazioni operanti sul territorio è stata annullata causa Covid, ma i temi rivendicati meritano una forte attenzione: i manifestanti contestano l’eventuale implementazione di un impianto di biodigestione della portata di 100000 tonnellate.

Tutto ciò non fa che aggravare il mancato rispetto del cronoprogramma previsto dall'accordo del 2019 tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente, il quale fissa precise scadenze per i comuni - Anagni compresa - e le province interessate, al di là di qualsiasi ritardo dovuto a problemi tecnici e burocratici. Tutto è drammaticamente in stand-by: non è stata fornita alcuna data per iniziare il monitoraggio delle acque e del territorio né è stato improntato un qualsiasi straccio di piano epidemiologico.

Noi del gruppo politico cittatrepuntozero ci sentiamo in dovere di mantenere alta l’attenzione sulla situazione della Valle del Sacco. Un impianto di biodigestione sul territorio di Anagni di tale mastodontica capienza significa un impianto totalmente sovrastimato: la nostra città produce circa 2000 tonnellate annue di rifiuto organico mentre, con tale stoccaggio, dovremmo smaltire immondizia pari a 50 volte il numero delle persone che vive sul territorio. Immaginare il traffico giornaliero di mezzi pesanti che portano montagne di spazzatura è impensabile. Tutto ciò starebbe automaticamente a significare grave aumento dell’inquinamento dell’aria, che alla fine diverrebbe irrespirabile. Se proprio si deve costruire un impianto di biodigestione almeno che sia rapportato al nostro fabbisogno, così da smaltire unicamente quanto produciamo senza doverci sobbarcare dei rifiuti di altri territori.

Noi di cittatrepuntozero crediamo fermamente nella wellbeing economy, nell’economia del benessere, poiché consideriamo il benessere delle persone la prima e non più procrastinabile priorità. La nostra politica e la nostra idea di città sono improntate sulla convinzione che vivere in un ambiente sano significa vivere meglio, come singoli e come collettività.

 

 

 

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Ma che fine ha fatto Stephen Kevin Bannon?

Stephen K. Bannon 350 mindi Antonella Necci - Stephen Kevin Bannon è un manager, produttore a Hollywood, stratega della campagna prima e poi consigliere capo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il 18 agosto 2017 Bannon è stato scaricato da Trump per le sue posizioni troppo radicali e populiste.

Bannon è nato il 27 novembre 1953 a Norfolk, in Virginia da una famiglia cattolico irlandese di stampo democratico. Ha studiato alla Virginia Tech e alla Georgetown University e conseguito un M.B.A. con lode presso la Harvard Business School. Bannon è stato ufficiale della Marina degli Stati Uniti, in servizio sul cacciatorpediniere Paul F. Foster e assistente speciale al Pentagono.

Ha lavorato poi alla banca d'affari Goldman Sachs come investment banker nel dipartimento Mergers & Acquisitions per poi fondare nel 1990 una banca d'investimento specializzata nei media. Dopo la vendita di Bannon & Co. è diventato un produttore esecutivo di Hollywood (tra i film prodotti un documentario che osanna Sarah Palin, uno su Ronald Reagan e l'ultimo su Hillary Clinton "Clinton Cash").

Dal 2007 fino al 2011, Bannon è stato presidente e CEO di Affinity Media e American Vantage Media Corporation. Ha guidato per 4 anni fino ad agosto 2016 il sito Breitbart News apertamente «alt-right», cioè che si ispira al movimento legato all'ideologia della destra radicale, suprematista e antisemita. Da qui ha condotto la campagna elettorale a favore di Donald Trump per reclutare simpatizzanti tra il popolo bianco contrario al multiculturalismo, all'immigrazione e a favore dell'uso dei civili delle armi.

Nel 2015 la rivista Medialite l'ha inserito tra le venti persone più influenti nel campo dei media americani. Con il socio Peter Schweizer (politico e scrittore) ha fondato il Government Accountability Institute un'associzione non profit che pubblica libri e agisce contro l'establishment politico che ha come scopo "l'indagine la denuncia del capitalismo clientelare e della corruzione nel governo".

E' stato sposato tre volte e ha tre figlie, in passato è stato accusato del reato di violenza domestica e di antisemitismo dalla seconda moglie.

Ma che fine ha fatto Stephen Kevin Bannon, decaduta l'ambizione di creare una scuola sovranista nel cuore della certosa di Trisulti, sostenuto, tra gli altri, da un politico ex Dc come Rocco Buttiglione, facente parte del CDO dell'associazione no profit che aveva avuto il benestare ad agire dal ministro Dario Franceschini nel 2018? (Franceschini ha di recente revocato la concessione dopo essere stato nominato nuovamente ministro dei Beni culturali. Va ricordato però che lo stesso Franceschini rese la concessione attiva poco prima di perdere il suddetto ministero, durante il governo Renzi, a febbraio 2018).
Le ultime notizie vedono Bannon tentare la scalata per acquistare il Telegraph, noto quotidiano della destra Inglese, per 100 milioni di sterline.
E non è che la stampa inglese ci vada tanto per il sottile nel porre in rilievo come tale azione possa determinare la fine dello storico quotidiano britannico.

“Nelle mani di Steve Bannon, credo che sarebbe la fine del Telegraph” twitta Alan Rusbringer, ex direttore del Guardian, “e qualsiasi cosa si pensi del Telegraph, sarebbe una cattiva notizia”.

Steve Bannon, già fondatore di Breitbart, ex braccio destro di Donald Trump e dichiarato sostenitore dei governi populisti nel mondo, ha confermato al Times che sta cercando di mettere su un consorzio che possa rilevare la storica testata della destra britannica.

I fratelli Barclay hanno deciso di venderlo per 100 milioni di sterline, dopo averlo pagato nel 2004 oltre 660 milioni. La crisi del quotidiano è però fortissima sia a livello di tiratura che di profitti.
Bannon ha spiegato al Sunday Times di voler fare del Telegraph “una voce globale del populismo trumpiano”.

Da qualsiasi punto si guardi questo personaggio, ciò che più allarma non è tanto il suo acume nel fare affari sulle disgrazie altrui, quanto la quantità di persone fintamente perbene pronte ad aiutarlo. Da una parte fondano una associazione umanitaria no profit con sede in prossimità del Vaticano, per entrare indisturbati dentro ad una Certosa come quella di Trisulti che crolla a pezzi per mancanza di fondi oltre che di monaci.
Dall'altra l'individuo cerca di creare una cordata finanziaria per mettere mano su un quotidiano storico e che, nonostante sia di destra, è di certo più illuminato di tanti Trumpiani seguaci di Bannon.
Segno più che limpido che il sovranismo non è una mera opinione, ma vive e vegeta in molti animi pronto a balzare fuori e a mangiare il prossimo più sprovveduto. Con il sorriso di mite uomo di chiesa sulle labbra.

 

 

 

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Inquinamento: nel corso degli anni, poco si è fatto

S.Maria a fiume 390 260 minIntervento di Emanuela Piroli, medico, letto da Valentino Bettinelli - Ringrazio gli organizzatori per l’invito. Purtroppo gli impegni di lavoro mi trattengono fuori da Ceccano. L’inquinamento della Valle del Sacco, è una brutta realtà, che investe da decenni il nostro territorio. La nostra città è tra le più colpite in quanto attraversata per intero dal corso del fiume. E i drammatici episodi , più recenti, le “schiumate”, che hanno fatto il giro d’Italia con una risonanza mediatica grandissima, sono stati la punta dell’iceberg, scatenando una mobilitazione massiva della società civile, preoccupata per la propria salute. Preoccupazione lecita, in quanto è scientificamente provata la correlazione tra inquinamento ambientale e aumento del rischio di sviluppare malattie.

Senza colpevolizzare l’uno o l’altro, non siamo qui per questo, è chiaro però, che nel corso degli anni, poco si è fatto in merito, forse per scarsa consapevolezza o superficialità. Ora non si può più aspettare, e va bene l’azione collettiva dei cittadini, ma non basta, è compito delle istituzioni tutte e dei vari attori coinvolti, agire per limitare i danni.
Purtroppo non è facile fare una correlazione diretta tra determinati agenti inquinanti e patologia, c’è un problema metodologico, perché la maggior parte delle malattie, comprese quelle oncologiche, hanno una eziopatogenesi multifattoriale, sono tante le cause che possono concorrere, molti i fattori di rischio dimostrati. Ogni volta che emerge una relazione sulla popolazione generale, bisogna verificare la presenza di eventuali altri fattori confondenti (come il fumo e le altre abitudini di vita, l'alimentazione e persino le caratteristiche genetiche di una certa popolazione) che a loro volta possono essere all'origine, ad esempio, di un aumento dei casi di cancro e quindi rendere difficile la lettura dei dati sia a livello di gruppo che di singolo.

Una cosa però è certa: l’inquinamento è molto dannoso per la salute, come dimostrano i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Alcuni agenti inquinanti possono alterare e condizionare l’espressione di alcuni geni, favorendo appunto lo sviluppo di patologie. Malattie in primis oncologiche, ma anche metaboliche ed endocrinologiche. Se poi consideriamo, oltre all’inquinamento del fiume, anche quello dell’aria, altro nostro dramma, allora entrano in gioco anche le patologie polmonari e cardiologiche. Lungi da me fare allarmismo, mai mi azzarderei a sparare cifre a caso, in quanto attualmente non abbiamo a disposizione studi epidemiologici completi in merito, ma chiaramente la percezione nel nostro territorio dell’aumento di alcune di esse, in particolare alcune forme di tumore e della loro precoce comparsa, in soggetti molto giovani, c’è ed è forte. Un dato più preciso riguarda i tumori infantili e i linfomi, già in uno studio del 2013 e successivamente del 2016, si è riscontrata la percentuale più alta della Regione Lazio, nella nostra valle.

Per essere più precisi, l’esposizione a sostanze nocive può avvenire in tre modi: per via cutanea, per ingestione e per inalazione. Una volta che l’organismo entra in contatto con questo tipo di sostanze si possono avere diverse reazioni: in alcuni casi ci può essere l’attività cancerogena diretta nell’organo bersaglio che ha assorbito la sostanza, con azione sul DNA cellulare, quindi sull’espressione genica; in altri casi, l’assorbimento prevede, attraverso il metabolismo, la generazione di altre sostanze tossiche nell’organismo; possono attivarsi dei meccanismi spontanei che causano la morte cellulare delle cellule trasformate; infine, anche lo stato infiammatorio provocato in alcuni organi da certe sostanze inquinanti, può avere un ruolo nella comparsa dei tumori.

A partire da queste evidenze, è necessario pianificare un’azione a più livelli:
- Bonifica. La Valle del Sacco è un SIN, cioè un sito di interesse nazionale. Ciò prevede fondi mirati per la bonifica, che non riporterà la situazione alla completa normalità, ma è necessaria per ristabilire un certo equilibrio. Bisogna avvalersi di tecnologie avanzate, richiederà tempo, ma al momento è tutto fermo.
- Sistemi di depurazione. Corretto funzionamento del depuratore di Ceccano. Attivazione del depuratore di Anagni.
- Controllo continuo degli scarichi aziendali. Al fine di identificare eventuali illeciti e garantire solo gli scarichi consentiti e depurabili.
- Registro tumori. Lo cito alla fine, ma non perché di minore importanza. E’ uno strumento indispensabile per valutare l’associazione tra inquinamento ambientale e patologia tumorale, consente di avere una idea più chiara della situazione e di intervenire con programmi di prevenzione più mirati. L’obiettivo è quello di “disporre di informazioni di alto valore sia clinico sia epidemiologico a livello individuale e di popolazione”. Il registro tumori della Regione Lazio è stato istituito nel 2015 e il suo regolamento approvato il 21 novembre 2017. La nostra provincia è in netto ritardo con la raccolta e la comunicazione dei dati, necessario attivarsi in merito.

Rinnovo i ringraziamenti agli organizzatori per aver dato spazio almio contributo, senz’altro parziale, ma che spero sia utile a stimolare degli approfondimenti. Auguro a tutti voi buon lavoro, nella speranza che si possano unire le forze per il bene unico della comunità intera.

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Coalizione sociale. Nessuno ha mai fatto questo percorso... Non è facile, né semplice, né scontato

landini coalizione sociale 350 260di Angela Mauro - da huffingtonpost.it - "Il punto è che nessuno di noi l'ha mai fatto questo percorso... Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo... E fanno bene ad avere timore". Non è il discorso di un criptico intellettuale. E' Maurizio Landini, l'ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della 'sua' coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri, a nome di 300 associazioni di 80 città d'Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri - "siamo all'inizio", premette Landini - ma per quello che definiscono un 'mix riuscito'. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l'intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per "il diritto alla casa", sdogana Landini, lui che ammette: "Da metalmeccanico queste cose non le capivo...".
Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per "il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti", dice il segretario della Fiom. E' la risposta che s'incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. "Un modo barbaro di affrontare temi complessi", denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: "La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte". Standing ovation per lui e anche uno, due tre, "Ro-do-tà! Ro-do-tà!" che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.
Altri tempi. Oggi la 'parte con il potere" di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. "Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c'è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!". Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: "La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi...", continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un "garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica... - scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all'articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l'onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche".
La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua 'Buona scuola'. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. "Io mi sono sempre battuto per l'applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l'applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa". L'ammissione: "Io delle occupazioni non ero entusiasta... Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa...". Gli applausi gli coprono la voce.
E' qui che si salda l'asse tra mondi diversissimi. E' questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare "battaglie sul reddito e salario", urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro "piccolo Landini" – nota una signora in platea - che infiamma il Frentani. Perché "il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario". Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. "Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d'autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori...". E si va avanti. Con l'idea fin troppo chiara che "ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera" (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.
Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C'è Marx: "La coalizione è sempre l'esito di collisioni", dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: "La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere". C'è anche Eduardo Galeano: "Il cammino lo facciamo insieme", dice Giuseppe De Marzo di Libera: "Perché i tre milioni e 200mila 'working poors' in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!". C'è l'Italo Calvino de 'Le città Invisibili': "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui...", recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c'è anche Winston Churchill, citato da Landini: "Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche... sull'occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla". E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: "Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo...". In platea c'è chi ironizza: "Veramente il canto continuerebbe così: 'E la libertà non viene, perché non c'è l'unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar...'". Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.

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Che fine ha fatto il cranio di Petrarca?

francescopetrarca h260di Alessandro Pompili* - Dopo l'ultima apertura della tomba di Francesco Petrarca avvenuta nel novembre del 2003, qualche mese prima che ricorresse il settimo centenario della sua morte, nel cercare di ricostruire la fisionomia del volto con le più recenti tecnologie, si è venuto a scoprire che il cranio che tutti pensavano fosse il teschio di Petrarca è invece il cranio di una donna. Esatto un teschio femminile, datato grazie all'esame con il radiocarbonio 14 1134-1280ca, quasi cento anni prima la morte di Petrarca. Il corpo invece è di un uomo, apparentemente robusto, che si pensa fosse obeso nel quale è stata trovata una lesione nel costato, proprio come la descrizione che abbiamo di Petrarca.
Si ipotizza che la tomba sia stata profanata tre volte nell'arco dei secoli, la prima volta agli inizi del '600 dal frate Tommaso Martinelli, che tentò di prendere le ossa del poeta per rivenderle, e ci riuscì, infatti fece un foro sul fondo della cassa e prese qualche osso del braccio e la scapola, tra le ossa rubate nessuno nega anche la presenza della testa, ma gli esperti ipotizzano che il cranio sia stato sostituito successivamente al '600 in particolare intorno all'ottocento.
Proprio nell'ottocento la tomba fu riaperta, più precisamente il 24 maggio del 1843 per una ricognizione delle reliquie commissionata dal conte padovano Carlo Leoni, presente alla riapertura del reliquiario e testimone delle buone condizioni in cui era messo il cranio del poeta, vi dico questo perché proprio qualche anno dopo nel 1873 al professor Giovanni Canestrini, famoso anatomista di quell'epoca, venne assegnata una successiva riesaminazione e analisi delle ossa. Dopo quest'ultima analisi delle ossa leggiamo in alcuni documenti firmati dal professore che secondo lui dopo aver resistito per cinque secoli all'azione demolitrice del tempo, tra il 1855 e il 1873, il cranio si era talmente indebolito che il 6 dicembre poche ore dopo averlo cacciato dalla cassa in cu era riposto si inizò a sbriciolare, non permettendo così l'esame antropologico a lui richiesto. Quando lo venne a sapere il conte Leoni che malato ma ancora in vita, dopo trent'anni dalla prima riapertura della tomba, inizò un battibecco formale contro il professore con anche qualche colpo basso a suo favore. In una lettera indirizzata al professor Canestrini troviamo scritto "ancora si molestano le ceneri petrarchesche! E dopo averle maneggiate tanto da distruggere quel cranio che nel 1843 trovai solidissimo...poi lamentarne la mala conservazione [...] Detto cranio era conservatissimo e non dava nessun indizio di sfaciamento, tanto che avendolo leggermente percosso con la nocca del mio dito indice, rispondeva col suono della più perfetta adesione delle sue parti [...]"
Nulla oltre al documento firmato dal professore ci afferma la veridicità dei fatti, quindi chi ci dice che non sia stato il professor Giovanni Canestrini ad aver preso il cranio di Petrarca per rivenderlo in qualche mercato nero di teschi "famosi" che in quell'epoca andavano tanto di moda sul caminetto come soprammobile? Può essere vero come non può essere vero, non c'è niente che provi quest'idea. Anche se il professore sia il colpevole, possibile che nessuno richiuderò l'arca si accorse che il teschio era più piccolo di quello originale?
L'ultima ipotesi, si colloca durante la seconda guerra mondiale, durante la quale il corpo di Petrarca è stato spostato per sfuggire dai nazisti sotto il palazzo ducale di Venezia, si dice che un gerarca nazista sia riuscito comunque a raggiungerli e a prendere il teschio del poeta.
Qualunque ipotesi sia vera tra le tre fatte dagli studiosi una cosa è certa, se fu Giovanni a sostituire il cranio non lo sapremo mai, ma se il cranio fu sostituito prima della riapertura dell'arca da parte del professore, nel 1855 durante un'altra "profanazione" ufficiale di quell'epoca, possibile che un anatomista di quella fama non si sia accorto che il cranio sarebbe stato troppo piccolo per essere quello di un uomo? Non sapremo mai la verità...magari Canestrini nascondeva qualcosa.

*Pompili Alessandro 3 B liceo artistico Anton Giulio Bagaglia

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L’intesa separata senza la Cgil è un fatto grave

Susanna Camussodi Alfiero Grandi - Capisco che ci sono le primarie in vista e l'attenzione è concentrata su questo, ma la reazione a questo atto è troppo flebile. Questa intesa separata il Governo Monti poteva evitarla. E' ridicolo far credere che questa intesa, per di più separata, possa essere importante ai fini della trattativa in corso sul bilancio dell'Unione Europea. La sproporzione è evidente. Inoltre il Governo deve racimolare altri 250 milioni di euro che sono impegnati per sostenere l'intesa, ma che per ora non sono previsti nel testo della legge di stabilità approvata alla Camera. Si vedrà al Senato. Quindi la fretta di fare concludere l'intesa separata è incomprensibile, se non per ragioni di politica interna. Il dopo Monti, ecc.
Purtroppo questa intesa è in continuità con le pessime abitudini degli accordi separati del Governo Berlusconi. Se il centro destra non fosse in coma avrebbe di che gioire.
Anche l'ex Ministro Sacconi deve sentirsi fischiare le orecchie, visto che nell'intesa separata ci sono affermazioni che puntano a contratti aziendali o territoriali che superano i contratti nazionali e perfino le leggi vigenti. Dov'è la differenza tra Sacconi e Fornero ?
Per fortuna per rendere attuabile l'intesa queste leggi debbono essere prima cambiate e difficilmente ci sarà il tempo di farlo prima delle prossime elezioni. Si vedrà chi si prenderà la responsabilità di farlo. A partire dai controlli video sui lavoratori vietati finora dallo statuto dei lavoratori.
Cosa chiedeva la Cgil di così straordinario e che non poteva essere accettato ? Sostanzialmente chiedeva di non ridurre il ruolo del contratto nazionale al di sotto della tutela del potere di acquisto, tenendo conto che nemmeno questo risultato in realtà è del tutto assicurato dall'aggancio all'indice attuale di riferimento. In futuro tutto sarà condizionato ai rapporti di forza. La Cgil chiedeva poi di non consentire deroghe senza regole nella contrattazione di 2° livello agli inquadramenti professionali e agli orari di lavoro. Mentre l'intesa apre la strada allo spostamento a lavori dequalificati e forse a riduzioni di salario. La Cgil chiedeva infine di garantire l'attuazione delle regole su rappresentanza sindacale e approvazione degli accordi contrattuali come è previsto dall'accordo del 28 giugno 2011, che è stato firmato da tutti i sindacati. Come conseguenza di quell'intesa c'è anche il possibile recupero del vulnus creato con l'esclusione della Fiom dalla Fiat e dal contratto nazionale di categoria.
L'intesa separata mette in concorrenza esplicita tra loro non solo i ruoli contrattuali: nazionale e aziendale, ma di fronte alla detassazione al 10 % del salario aziendale autorizza la possibilità di tagliare fette del contratto nazionale per farle passare come salario di produttività aziendale. Se il salario dei lavoratori era detassabile, almeno in parte, perché mai fare questa finta, che avrà come unico risultato di ridurre drasticamente il ruolo del contratto nazionale e aprirà una differenziazione nei trattamenti salariali reali dei lavoratori ?
E' un'intesa che accetta di caricare gli incrementi di produttività essenzialmente sulla componente lavoro, sgravando l'impresa da impegni seri. Malgrado sia ormai ampiamente dimostrato da studi e ricerche che i lavoratori italiani mediamente lavorano come e più degli altri lavoratori europei, tedeschi in testa. Le carenze di produttività italiane derivano essenzialmente dalla crisi che non consente un buon utilizzo degli impianti, da una spesa in ricerca più bassa dei concorrenti, da un'innovazione ferma al palo, sia di processo che di prodotto come dimostra bene il caso Fiat, da carenze infrastrutturali, da un costo del denaro più alto, ecc.
Le imprese escono dall'intesa senza prendere impegni e caricando parte degli aumenti salariali in azienda sul fisco, inotre ottengono la promessa di ulteriori riduzioni fiscali a partire dal 2014.
Per di più c'è un passaggio nell'intesa in cui sembra di capire che i lavoratori che non possono più andare in pensione dopo e norme Fornero dovranno passare a part time per fare spazio occupazionale ai giovani, perdendo parte del salario subito e della pensione in futuro.
Il Governo ha confermato che l'equità non è nel suo Dna perché ha avallato la tesi padronale che la produttività deve aumentare a carico dei lavoratori. Il Governo sembra anche avere dimenticato che la defiscalizzazione al 10 % del salario di produttività vige da 5 anni, ma la produttività non è migliorata per questo.
Perché il Governo ha convocato le parti di fronte al rischio di un'intesa separata e poi l'ha avallata con il suo timbro ? Temo per ragioni di politica interna. Perché serve a Monti per proseguire l'autopromozione per restare in buona posizione per la conferma alla Presidenza del Consiglio dopo le prossime elezioni e perchè organizza il campo delle forze che lo sostengono.
Le pessime dichiarazioni di Monti di Qatar sull'assenza di garanzie sul futuro dopo il voto, tardivamente e malamente corrette, avevano confermato urbi et orbi che il Presidente del Consiglio è interessato a succedere a sé stesso.
Con questa intesa separata la lista dei "compiti a casa" dettati dalla lettera della Bce un anno e mezzo fa è sostanzialmente attuata.
Non è esatto dire che Monti non si può candidare alle prossime elezioni. Potrebbe farlo se si dimettesse da senatore a vita per chiedere agli elettori il consenso per il suo programma. Ma non lo farà.
Dopo questo atto, politicamente conclusivo del suo Governo, è bene che gli italiani prendano coscienza che debbono decidere cosa vogliono per il futuro.
Una netta vittoria del centrosinistra (quello che c'è già, più quello che si potrà ancora aggiungere dopo le primarie) dovrebbe indicare una svolta netta: ad esempio mai più accordi separati. In questo caso anche l'interessa separata potrebbe essere recuperato da un'innovativa iniziativa del Governo che verrà.
Boeri ha ragione: l'Italia oggi ha bisogno di un forte acccordo tra le parti sociali, di valore almeno pari a quello del 1993, realizzato con Ciampi Presidente del Consiglio, che recuperò anche le ferite dell'accordo separato del 1992.
Questo Governo non ha detto nulla di nuovo dopo gli accordi separati dei Governi Berlusconi. Il suo ruolo volge al termine. Per favore, si porti anche l'Agenda.

Questo articolo di Alfiero Grandi è pubblicato contemporaneamente anche su www.altroquotidiano.it, www.paneacqua.info, www.ilponterivista.com, www.cambiailmondo.org, www.dazebaonews.it, www.torinoviva.blogspot.com,

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