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8 marzo: un giorno di rivendicazioni e di lotte

 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

 

di Angelino Loffredi
8 Marzo 390 min8 marzo. Questa data erroneamente viene chiamata Festa della donna. E’ un persistente e deviante tentativo per rendere festaiola e consumistica un giorno che deve essere di rivendicazioni e di lotte, a cominciare da quella per il lavoro. Originariamente e per tanto tempo ed anche oggi merita di essere chiamata "Giornata Internazionale della donna". Oggi deve esserlo più di ieri se leggiamo e comprendiamo gli inequivocabili dati forniti dalla Fondazione Di Vittorio.

Secondo la ricerca dal 2008 al 2021 il tasso di occupazione femminile è cresciuto in Italia soltanto del 2,6% (dal 47,3 al 49,9%). Quello di disoccupazione è aumentato di 2,5% (dal 7,9 al 10,4%). Il tasso di inattività femminile si attesta oggi al 44,2%, superando quello maschile in Italia del 18,5% e quello femminile medio dell’Eurozona del 14%. Il salario medio lordo annuo delle donne si attesta a 16,3 mila euro, con un differenziale di genere che le penalizza nella misura del 31,7%.

Numeri davvero impietosi. C’è anche da rilevare che il Covid ha aggravato una situazione già grave perché nella pandemia sono state le donne a pagare il prezzo più alto in termini di occupazione. E’ pertanto necessaria una concreta politica economica e sociale per migliorare la condizione occupazionale e salariale delle donne.

Un’altra terribile verità riguarda la qualità del lavoro delle donne.
La ricerca della Fondazione Di Vittorio evidenzia che la ripresa occupazionale registrata nel 2021, pur avendo aspetti quantitativamente positivi rileva anche un altro dato, quello riguardante la penalizzazione delle donne più giovani, con figli piccoli. Inoltre, quando le donne lavorano, lavorano in condizioni peggiori rispetto agli uomini
Tutto ciò è causato da una persistente arretratezza culturale esistente nel nostro paese costruita su un modello sociale che assegna alle donne un ruolo fondato su stereotipi quali il lavoro di cura, sostanzialmente gratuiti.

Due infatti sono ancora oggi le questioni che non si riescono a sradicare: il lavoro femminile considerato aggiuntivo rispetto a quello maschile e l’altro riguardante le imprese che continuano a scaricare sulle lavoratrici il “rischio” della maternità.
E’ in Italia infatti che il lavoro di accudimento dei figli grava ancora quasi esclusivamente sulle donne, riguarda pochissimo gli uomini, quasi per nulla la società.

 

8 Marzo650 min

Ceccano 8 Marzo 2022

 

 

 

 

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Ceccano. 27 gennaio giorno della Memoria

GIORNATA DELLA MEMORIA

Una corona di fiori in ricordo anche dei deportati ceccanesi nei lager nazisti

di Coordinamento politico “Il Coraggio di Cambiare”
Ceccano Memoria 390 minIl 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa aprivano i cancelli di Aushwitz, rivelando al mondo le barbarie perpetrate dai nazisti nel campo di sterminio polacco. Uno dei periodi più bui della storia, che la giornata della memoria intende celebrare, per non spegnere mai l’attenzione sugli orrori del nostro passato.

Ebrei, oppositori politici, rom e sinti, minoranze religiose, omosessuali. Uomini, donne e bambini, vittime del folle disegno dettato dal “mito della razza”. Oggi più che mai è necessario onorare la memoria delle vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali.
Un Paese, l’Italia, che nel settembre del ‘38 decise di promuovere il manifesto più vergognoso della sua storia, ovvero le leggi razziali.

Anche la nostra città pagò a caro prezzo quel triste ed amaro arco storico.Ceccano Memoria2 350 min Furono oltre duecentocinquanta i soldati ceccanesi internati, e nove di loro morirono nei lager nazisti.
Grazie al prezioso lavoro di ricerca storica portato avanti dall’Architetto Luigi Compagnoni, oggi è possibile ricordare i nomi dei nove ceccanesi morti e di quei concittadini, non militari, che furono rastrellati dalle SS e portati in Germania, costretti a lavorare per sopperire alla carenza di manodopera.

In questa giornata di memoria, che ci auspichiamo sia finalmente collettiva e condivisa, abbiamo deciso di deporre una corona di fiori nel nostro cimitero cittadino, in ricordo dei deportati, dei prigionieri, dei morti italiani e ceccanesi nei lager nazisti.
Di seguito, riportiamo i nomi dei ceccanesi deceduti nei lager per mano dei nazisti:

Alternati Felice, morto nel campo di concentramento di Swinemunde, oggi in Polonia il 12 marzo 1945;
Battista Domenico, morto nel campo di concentramento di Stamlager il 12 marzo 1944,
Calenne Vitaliano morto in prigionia in Germania l'11 marzo 1945;
Ciotoli Pietro Antonio, morto in prigionia in Austria il 15 dicembre 1944;
Di Mario Michele, morto in prigionia a Dortmund in Germania il 23 maggio 1944;
Mastrogiacomo Giovanni, morto in prigionia a Colonia in Germania il 29 ottobre 1944;
Misserville Alberto, morto in prigionia il 23 maggio 1944;
Morrone Vittorio, morto in un campo di concentramento in Germania il 28 febbraio 1945;
Rispoli Guido Natalino, deceduto nel campo di prigionia di Steyer succursale di Mauthausen in Germania il 23 febbraio 1944.

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La diversità è ricchezza e la natura ce lo dimostra ogni giorno

AMBIENTE

La biodiversità è la vera e propria impalcatura vitale del nostro pianeta

di Sara Liburdi
biodiversità MarchesiniEtologia 390 minIl termine diversità raccoglie sotto la sua ala una miriade di significati, che possono essere interpretati e spiegati in molteplici modi.

Abbiamo la diversità in termini filosofici, in cui viene preso in considerazione il concetto sovrapponibile di alterità, per andare a identificare la differenza tra due entità distinte. Si parla di diversità genetica, detta anche variabilità genetica, che spiega come negli ecosistemi e nelle popolazioni che abitano la terra, un’alta variabilità genetica indica un vantaggio notevole per la sopravvivenza degli individui.

Si considera anche la diversità culturale, in sociologia, vista come la differenza tra culture differenti, che abbellisce poi il mosaico variegato dei nostri continenti. Poi abbiamo un termine molto utilizzato e che spesso anche eccessivamente decontestualizzato, che è quello di biodiversità, che fu coniato nel 1988 dall’entomologo americano Edward O. Wilson.

Quando si parla di biodiversità si descrive la ricchezza della vita sulla terra, comprendente piante, animali, batteri e gli ecosistemi che si formano all’interno della biosfera. La biodiversità esprime, il numero, la varietà e la variabilità che caratterizza tutti gli organismi viventi, e come questi riescano a mutare in risposta a una serie di pressioni ambientali e climatiche.

La biodiversità in termini ecologici è costantemente minacciata, nonostante rappresenti la vera e propria impalcatura vitale del nostro pianeta. L’inquinamento, lo sfruttamento dei terreni in maniera sconsiderata con l’abuso di agricoltura e sovrapascolo, la desertificazione, che hanno tutti come motore trainante il cambiamento climatico, stanno sgretolando questa diversità. La diversità è ricchezza, è un mondo aperto, tutti dipendiamo dalla diversità, poiché è la base da cui parte ogni elemento che costituisce la realtà.

Può essere una diversità di animali, di piante, di culture, di tradizioni, ma è certo che la bellezza della vita sta nell’esplorare, apprezzare e vivere la diversità, in ogni sfaccettatura della sua essenza.

 

 

 

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L’arrivo di un nuovo giorno

PER NON DIMENTICARE

Da un nipote affettuoso

di Francesco Spilabotte
GerardoRiccardi 350 minA Zio Gerardo
L’arrivo di un nuovo giorno assai remoto pervade l’animo di tutti coloro che sono legati indissolubilmente ad una persona che è riuscita a lasciare un segno indelebile e pregno di significato su questa terra: Zio Gerardo Riccardi.

Un uomo che ha avuto il coraggio di vivere fino all’ultimo la sua vita, che ha saputo donare indistintamente ed a proprio modo il suo amore al prossimo ed alle persone a lui più care, lasciando dentro ognuna di esse una parte unica ed indistruttibile del suo essere (un insegnamento, un sogno, un desiderio, un ideale); tutto ciò costituisce un innegabile ed indissolubile legame tra terreno ed ultraterreno. Le persone che sanno trasmettere ed infondere la propria presenza ed il proprio calore riescono a vincere la dimenticanza, l’oblio più assoluto ed in un certo senso la morte.

Mediante i ricordi, rivivono in noi le memorie dei nostri più cari affetti attraverso dei piccoli gesti e delle semplici azioni; così anche nei momenti più importanti e complessi della propria esistenza, come quando ci si trova di fronte a scelte decisive della vita pensiamo: “Come si sarebbe comportato Zio Gerardo? Cosa avrebbe fatto al mio posto?”. Tutto questo permette di concepire il proprio caro come la stella che illumina le notti più buie, quella stella polare “personale” che indica sempre il NORD, che ci guida durante il nostro cammino esistenziale, ci rinfranca e rassicura nei momenti di sconforto e di smarrimento. Proprio in quegli attimi più difficili ed oscuri giunge quella luce, quella persona che da lontano, attraverso i suoi raggi luminosi e splendenti, infonde il suo amore ed il suo coraggio, la fortezza d’animo, la speranza e la fede in chi osserva ogni notte colui che è partito. Il chiarore che illumina le nostre notti diviene una nuova stella nel firmamento. In attesa dell’arrivo di una nuova alba assai remota, aspettiamo di incontrare nuovamente la luce nella bellezza della persona amata: E LUCE FU.

Ciao Zio Gerardo, sarai sempre dentro di me!

05/07/2021

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Memoria dimezzata

Ricordare

Per un “Giorno del ricordo” comune di Italia, Slovenia e Croazia

di Aldo Pirone
GiornoRicordo 350 minIeri è stato “Il giorno del ricordo” istituito per rammentare la tragedia delle Foibe e dell'esodo delle popolazioni italiane dall'Istria, dalla Dalmazia e da Fiume provocato dal nazionalismo comunista titino jugoslavo nel secondo dopoguerra.

Per ricordare quel dramma hanno parlato il Presidente Mattarella, la Presidente del Senato Casellati e quello della Camera Fico. Di solito la destra nazionalista e neofascista usa questa giornata per equipararla subliminalmente al “Giorno della memoria” che ci ricorda lo sterminio di sei milioni di ebrei fuori e dentro i lager nazisti e far dimenticare le responsabilità del fascismo nazionalista italiano nella feroce politica di snazionalizzazione contro le minoranze slovena e croata. E poi relegare nell'oblio la sua responsabilità nella guerra d’aggressione, assieme alla Germania di Hitler, contro la Jugoslavia, condotta a suon di stragi e deportazioni perpetrate dall’esercito italiano e dai nazisti contro partigiani e popolazioni civili sloveni e croati. I tempi in cui il generale Mario Robotti in quel di Lubiana rimproverava i suoi subalterni perché “Si ammazza troppo poco” e il suo superiore Mario Roatta intimava: “Il trattamento riservato ai ribelli non deve essere ‘dente per dente’, ma ‘testa per dente’ […] eccessi di reazione non verranno mai puniti”. Quest’anno la crisi di governo ha messo la sordina agli stridori nazionalisti e sovranisti degli anni scorsi. Ma il tentativo di imbrogliare le carte di quella tragedia storica e nazionale sul nostro confine orientale, non mancano. Le prime vittime di una memoria monca che non ha il coraggio di fare i conti con la storia integrale, sono proprio gli eredi degli infoibati dai titini e dei circa 300.000 esuli giuliano-istriano-dalmati costretti, nel dopoguerra, a lasciare le loro terre.

E quella storia integrale, in cui primeggia la responsabilità del nazionalismo fascista per aver creato il brodo di coltura della barbara vendetta del nazionalismo slavo e croato dell’esercito jugoslavo di Tito, bisognerebbe ricordarla, seppur per accenni. Non mi pare che stamane lo abbiano fatto il Presidente Mattarella, tanto meno la Casellati. Solo Fico ha ricordato che oggi “abbiamo tutti gli elementi per respingere senza esitazioni le tesi negazioniste o giustificatorie di quella persecuzione, purtroppo ancora presenti. Ciò non significa certo ignorare o sminuire le aberrazioni della politica di italianizzazione forzata delle popolazioni slave, condotta dal fascismo, e la ferocia criminale che ispirò la condotta delle forze nazifasciste in Jugoslavia. Verso di esse dobbiamo ribadire la più ferma condanna, in coerenza con la Costituzione che nasce sulla Resistenza e si fonda sui valori antifascisti". Malgrado questo giusto ricordo mi pare che si sia fatto un passo indietro rispetto a alla cerimonia comune del luglio scorso davanti alla Foiba di Basovizza e al monumento ai quattro giovani antifascisti slavi fucilati dai fascisti, quando Mattarella e il Presidente della Slovenia Pahor si tennero per mano in raccoglimento.

“La storia non è un racconto di parte: è testimonianza di ciò che è stato”, ha detto la Casellati, guardandosi bene dal ricordare quello che d’infame fece il nazionalismo fascista e italiano contro le popolazioni slovene e croate dell’Istria e della Dalmazia. Come se quella parte della memoria fosse separabile dalla storia integrale di ciò che successe a cominciare, quanto meno, da subito dopo la conclusione della Grande guerra quando Mussolini proclamava il 20 settembre del 1920 al Teatro Ciscutti di Pola: “Abbiamo incendiato la casa croata di Trieste, l’abbiamo incendiata a Pola […] Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo. Basta con le poesie. Basta con le minchionerie evangeliche”. Un programma puntualmente e ferocemente attuato per oltre vent’anni.

Ben diverso fu il ricordo che il Presidente Ciampi fece alla prima celebrazione del “Giorno del ricordo” nel 2005. “Il mio pensiero – disse - è rivolto con commozione a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe, nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945; alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia. Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono”.

Il fatto è che Italia, Slovenia e Croazia dovrebbero stabilire un “Giorno del ricordo” comune, per rammentare insieme tutte le vittime del fascismo e dei rispettivi nazionalismi e la storia che li produsse. Solo così si potrebbe parlare di memoria condivisa e solo così le vittime italiane sarebbero veramente onorate sottraendole alle strumentalizzazioni di chi vorrebbe rinfocolare quel nazionalismo che fu il loro carnefice.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Covid 19. Giorno di un medico al pronto soccorso

Testimonianze di lavoro

Breve cronaca dedicata da un collega a medici, infermieri e operatori sanitari

Dott. Damiano Pizzuti
sanità prevenzioneOre 6:00. La sveglia suona e una nuova giornata inizia, accendo la televisione mentre preparo un caffè al volo; solite notizie, ancora ci siamo dentro, quindi non era tutto un incubo. Mi ripeto che tutto andrà bene anche oggi e trovo il coraggio per andare a preparare la giornata, ci vorrà circa un’ora per arrivare sul posto di lavoro e sono quasi le 7:00, ok ci sono. Prendo tutto l’occorrente e corro via, direzione ospedale.

Ora 8:00. Arrivato in orario, è l’ora del check di ingresso con la misurazione della temperatura come da marzo ormai: 36,1°C. Solita battuta con l’infermiera addetta alla misurazione, a malapena riesco a mascherare il sollievo di poter lavorare anche oggi, di poter essere utile alla società un giorno in più.

Si comincia a lavorare ricevendo i primi pazienti, noi ci occupiamo di tutto, siamo la valvola di sfogo di un Pronto Soccorso che non riesce a contenere l’enorme afflusso di gente con febbre che si presenta giornalmente. Impossibile non lavorare nell’estrema convinzione che il contagio può avvenire da chiunque e in qualunque momento. Arriva un paziente sulla sessantina molto sicuro di sé che non indossa la mascherina, l’infermiera glielo fa notare e il signore ha l’ardire di iniziare a sproloquiare riguardo complotti, dittature sanitarie e chi più ne ha più ne metta. Decido di intervenire, e vado verso il paziente cercando di capire cosa fosse successo; è uno dei soliti che si presenta solo per urlarci in faccia, ormai quasi una costante. Ricordo che a marzo ci chiamavano “eroi”, ora abbiamo tutte le colpe del mondo, come può esistere tanta cattiveria verso chi non chiede nessun appellativo ma solo di poter lavorare?

Secondo caffè della giornata (ci voleva proprio!), mi sento particolarmente scarico e sono ancora le 10:30, tornerò a casa solo verso le 21:00 ma mi ripeto che ce la posso fare. Arriva la notizia di un paio di contagiati tra gli operatori sanitari su in reparto, come succede in questi casi facciamo lo schema di tutti i nostri spostamenti verificando se è il caso o meno di fare un tampone per tracciare la linea di contagio, non ho visto quell’infermiera negli ultimi giorni quindi per questa volta sono “salvo”. Tutti stanno bene o con pochi sintomi, si tira un sospiro di sollievo per i colleghi.
Il pranzo è la cosa che più è cambiata in questo periodo, era un momento di distensione dove ci si “sbottonava” un pochino parlando del più e del meno, dove non esistevano ruoli, una sorta di zona franca dove poter fare un po’ gruppo. Adesso per paura di contagiarci mangiamo separati, in punti diversi e ognuno chiuso in sé stesso, in una sorta di atto riflessivo forzato che a mio avviso è tutt’altro che terapeutico.

Terzo caffè della giornata, ormai è pomeriggio, di solito è più tranquilla la situazione e infatti scorre tutto più velocemente. Arriva la notizia di un collega positivo, getto il telefono sulla scrivania e decido di starmene con me stesso per dieci minuti, solo per recuperare, ci siamo visti seppur per pochi minuti. Comincia a salire l’ansia, mista alla consapevolezza che prima o poi toccherà a tutti. Mi calmo e torno a lavorare con il sorriso sulle labbra, non possiamo permetterci crolli di alcun tipo in questo momento. Parte immediatamente il giro di tamponi, questa volta sono nel cerchio magico dei contatti, lo effettuo. Dicono che domani avrò il risultato, ma che se asintomatico dovrò continuare a lavorare comunque; conosciamo bene la procedura ormai e la accetto di buon grado.

Ore 20:00, arriva il cambio, da lontano e con mascherina scambiamo le solite quattro chiacchiere sul “quando finirà tutto questo”, una sorta di rituale non scritto che ormai fa parte di noi immagino. Saluto la collega e vado in macchina. Tra circa un’ora sarò a casa, approfitto per chiamare la mia ragazza, lei saprà tenermi compagnia e scherzando al telefono potrò decomprimere quello che altrimenti sarebbe cresciuto nella mente.
Ore 21:00, la prima cosa da fare è la doccia, per evitare di portare in famiglia eventuali residui di materiale potenzialmente infetto. Finalmente poi si cena, sempre da solo per evitare di contagiare chi vive con me. Forse stasera guarderò una serie sul PC, per sicurezza imposto già la sveglia per le 6:00 del giorno seguente.

Ore 23:00, la puntata della mia serie continua a scorrere mentre io già dormo, la stanchezza si è fatta sentire alla fine. Non è un problema, domani è un altro giorno.

Questa breve cronaca è dedicata a tutti i colleghi medici, infermieri e operatori sanitari di qualunque tipologia che da marzo 2020 hanno visto stravolto il proprio lavoro e le proprie relazioni sociali. Veniamo visti come degli “appestati”, tanti di noi hanno perso amicizie, amori e rapporti fino a febbraio normali. Ad oggi sono più di 30000 gli operatori sanitari contagiati, molti si sono ammalati seriamente e purtroppo in alcuni casi abbiamo avuto dei decessi. Ogni volta che un collega si ammala ci ammaliamo un po’ tutti noi, perché siamo uniti nel percorso sanitario a prescindere dal COVID19, in virtù di quel sottile filo invisibile che lega le nostre coscienze a la nostra professione.

Dott. Damiano Pizzuti

 

 

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Le sfide di ferragosto: «La notte leoni, il giorno.. tamponi»

La festa a Porto Rotondo e la paura nella chat dei ragazzi della Roma «bene»: «Regà è grave, stiamocene per gli affari nostri»

SfidaalCovid 19 mindi Antonella Necci - Spiccano nomi eccellenti della Capitale. I +figli di... +, che, come i loro padri, spadronegguavano, o ancora spadroneggiano, cercando di ridisegnare le regole di un gioco che, stavolta, ha come posta, le incertezze legate al Covid. Stato di salute in divenire. Possibilità di evoluzione, sia del contagio che della malattia, incerto ed imprevedibile. In ogni caso essere asintomatici non è la condizione ottimale per superare questo bel "regalo" del 2020.

Eppure ancora si procede come se nulla fosse accaduto, tra strumentalizzazioni politiche dettate dall'ignoranza e dalla negazione delle proprie e limitate facoltà cerebrali ed atti di ribellione a regole definite troppo rigorose e forse inutili. Comportamenti dettati da insofferenza, maleducazione, malcostume, arroganza, troppo denaro che, stavolta, si rivolta contro.
C’è paura tra i giovani che hanno preso parte all’evento musicale ospitato nel Country Club della nota località di mare sarda. Molti dei ragazzi sono residenti a Roma nord, tra i quartieri «bene» della Capitale, dai Parioli a Prati passando per il Fleming.

Il giorno dopo l’allarme per i contagi alla festa di Porto Rotondo, la paura corre sul filo delle chat. E prevale la suggestione che possa succedere a tutti di beccarsi il Covid 19 come nelle discoteche della Sardegna, Porto Ercole, Ibiza, Cavallo, Ponza. «Rega io non me la sento di salire in paese. Voi?». «Io no». «Dici?». «Alla fine effettivamente è grave». «Evitiamo. Stiamocene per gli affari nostri. Con le mascherine». «Sì, cacchio». E ancora: «Almeno hanno chiuso le discoteche però». «Non capisco perché le avevano riaperte».

Stralci di conversazioni tra i «rega» di Roma Nord, il quadrante della città che ingloba Parioli, Prati, sfiora il Flaminio, ha in Vigna Clara la Capitale, e poi sale fino alla Balduina percorrendo Via Cortina d’Ampezzo e Camilluccia. I quartieri cosiddetti «bene» che almeno dal punto di vista dei comportamenti per evitare il virus non lo sono. Anzi, non lo erano.

Adesso dopo l’esplosione di casi sotto Ferragosto la sensazione di pericolo sembra aver fatto breccia. Non più sfida e sfrontatezza. Nelle chat i gruppi segnalano i nomi di amici tornati positivi dalle vacanze, indicano i luoghi del contagio, l’ora in cui è avvenuto «e chi c’era faccia il test». Il Cts stima che l’apporto ai numeri dell’infezione legato ai giovani sia tra il 25 e il 40% del totale, calcolando quelli che sono stati all’estero. Però il virus è più diffuso di quanto dicano i bollettini, basati sul riscontro delle diagnosi al tampone. Il resto è un sommerso che rischia di travolgere tutto. Ma la consapevolezza del problema Covid sta emergendo anche tra i ragazzi. Si gira pagina, pare. E lo slogan ripreso dal vignettista Osho - «La notte leoni, il giorno tamponi» — non fa più ridere perché ora dilaga «la strizza». Come nel caso della festa a Porto Rotondo.

Lorenzo Palazzi, il dj romano tra i protagonisti della festa al Country Club, è il primo ad ammettere di essere risultato positivo al tampone, esame fatto il 15 agosto e dunque pochissimi giorni dopo la serata-evento del 9. Cita Umberto Eco: «Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria», e poi si affaccia su Instagram dalla sua casa nel centro di Roma, dov’è in quarantena. «Ero in perfetta salute e condizione fisica, privo di febbre o sintomi legati al Covid in entrambe le serate in cui ho suonato l’ultima settimana - scrive -. Il 14 agosto mi è stato comunicato che persone con le quali ho avuto contatti in diversi locali e situazioni (Porto Cervo e Porto Rotondo) risultavano positive». E continua: «Il 15 mi sono recato dunque ad effettuare io stesso il tampone, al quale sono risultato positivo. Ad oggi sono in quarantena ancora asintomatico».

Poi lo sfogo: «È ingiusto e mortificante indicare me o il nostro staff come portatori del virus in altre zone, i focolai sono dilagati in tutta Italia (basterà attendere qualche giorno)». Un messaggio poco rassicurante, viste le foto dei locali stipati di ragazzi, anche senza mascherine, anche al «chiuso», come può essere la consolle che in effetti è il luogo più vicino, purtroppo in questo caso, ai dj. Il fatto è che, ormai, la catena di contagi appare sempre più lunga. Sardegna, molto probabilmente Toscana (Palazzi aveva pubblicizzato anche un altro evento al La Capannuccia di Ansedonia il 12 agosto) e poi Roma, in particolare Roma Nord, i quartieri «bene» della Capitale. Da dove il dj posta, infatti, la sua quarantena, e dove è ormai cominciata la corsa ai test: del resto, per i ragazzi in vacanza ci sono tante occasioni d’incontro. Tra i protagonisti della festa al Country Club c’erano anche i dj Francesco Maria e Riccardo Carnevale, che spesso collaborano alle serate del Maxxi curate da Manfredi Alemanno, figlio dell’ex sindaco di Roma. C’è anche lui in quella foto scattata in Sardegna con i dj e gli altri amici: sorridevano tutti, senza paura.

Come dice bene Bolsonaro, tanto per citare qualcuno che questa sorta di gioventù dorata vede come uno dei propri idoli, "moriremo tutti". Prima cominciate voi, però.

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Un giorno di lavoro al supermercato

“Non siamo degli eroi…”

Lavoro supermercato covid 19 marzo 2020 mindi Tiziano Ziroli - Sino a qualche giorno fa, la mattina presto ci incontravamo nel nostro bar…
“Oh buon giorno!!!..me lo fai un cappuccino?”…il nostro amichetto barista con un sorriso…”buongiorno!!!..pure oggi qua?..va bhe mo t’ho faccio er cappuccino”…e scoppiava la ristatina tra noi…e poi ecco arrivare loro gli altri e le altre colleghe…”oh…ma stamo tutti qua?...ma a lavorà chi ce sta?”…e via un’altra risata….

I soliti discorsi sullo sport, sul lavoro che ci sfiacca, sui camion che dovranno arrivare e che dovremmo scaricare… gli orari che faremo questa o la prossima settimana…piano piano, usciamo dal bar ed iniziamo il nostro lavoro…

Ora in questo momento al bar non ci incontriamo piu’ …il bar è chiuso…ci incontriamo negli spogliatoi…ma le risate sono quasi forzate…cerchiamo di mantenere un minimo di normalità…continuiamo a prenderci in giro, ma gli sguardi non sono più quelli di qualche giorno fa…si legge negli occhi di tutti il timore e la paura , si legge negli occhi di tutti la domanda…”verrò contagiato oggi?”…cerchiamo di farci coraggio tra noi, cerchiamo di tutelarci mettendo mascherine guanti, ed ecco…entriamo in scena …come di solito dico io…ed entriamo in sala …la merce inizia ad arrivare, ma eccoli!!!!...i clienti…dobbiamo mantenere le distanze, devono mantenere le distanze…i sguardi tra noi..sono sempre preoccupati, pensiamo a come evitare di essere troppo a contatto con loro…prima il cliente per noi era da servire con cortesia e gentilezza…ora ogni cliente e come se fosse un punto interrogativo gigante… ”sarà contagiato?”...prima se ci chiedeva qualcosa gli rispondevamo con un sorriso a trentadue denti…ora rispondiamo da dietro le mascherine con freddezza e sbrigativamente…

Un collega, che di solito è un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che sa fare bene il suo lavoro, non si tira mai indietro, anzi sprona gli altri a dare sempre il meglio….un uomo dallo sguardo fiero ….oggi…mi ha guardato con occhi quasi impauriti… ”qua s’ammalamo tutti”…

Una collega una donna in gamba, una mamma lavoratrice, sempre con il sorriso sulle labbra, che ti mette allegria la mattina quando la vedi… anche a le,i dietro la sua mascherina i suoi occhi ridono meno…ha paura… la tensione che vive al lavoro, a casa l’ha sfogata piangendo per il timore che ogni giorno venendo a lavorare potrebbe “infettarsi”…

Tutto è cambiato, la voglia di lavorare, la voglia di scherzare…
Lavoriamo per responsabilità, perche dobbiamo farlo, perche ci serve portare i soldi a casa….
Questa è l’aria che si respira ora nel nostro lavoro….un aria pesante…

Noi non siamo EROI….SIAMO SOLO I LAVORATORI E LAVORATRICI DEL COMMERCIO!!!!

 

 

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Il giorno degli animali

trump ed erdogan 350 mindi Aldo Pirone - Mercoledì scorso è stata la giornata degli animali. Grandi, medi e piccoli. L'animale grande, Trump, ha consentito a uno più piccolo, Erdogan, di attaccare, nel nord della Siria, i curdi. Gli unici, non integralisti e progressisti, che hanno combattuto sul campo, sconfiggendoli, i tagliagole dell’Isis. Hanno versato il proprio sangue non solo per se stessi ma per tutti coloro, in primis noi occidentali, che sono stati oggetto degli attentati e delle stragi architettati dall’Isis; dentro e fuori il Califfato.

I curdi hanno guerreggiato coraggiosamente in quell’area del Medio Oriente, tormentata da guerre di religione interne all'Islam e messa a soqquadro in questi ultimi quarant’anni anche grazie agli interventi di russi, inglesi e americani per ragioni geopolitiche di potenza e per le risorse petrolifere. L’animale americano grande, in evidente stato di ubriachezza, non sapendo come giustificare il suo semaforo verde a quello turco più piccolo, ha twittato: “I Curdi non ci hanno aiutato nella Seconda guerra mondiale, non ci hanno aiutato in Normandia, per esempio”. Ha scritto proprio così, il great stupid.

Poi è arrivato Stephan Balliet, un altro animale, di più ridotte dimensioni, appartenente al genere topo di fogna, che ha attaccato, nel giorno della festa ebraica dello yom kippur, la Sinagoga di Halle. Si è divertito ad ammazzare due persone e a ferirne altre due. Il ratto, di pura razza ariana – così lui si ritiene -, che in questi anni si è nutrito con i rifiuti del nazismo, ha sfogato il suo antisemitismo razzista e xenofobo uccidendo senza pietà. Una mente malata, ma che ha trovato il suo brodo di coltura nell’avanzata dell' estrema destra tedesca.

Sono usciti dalle gabbie e dalle fogne, urge farceli rientrare.

 

 

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Ceccano, primo giorno di lavoro sognando in grande

Allenamento Ceccano 350 mindi Tommaso Cappella* - Primo giorno di lavoro per il Ceccano in vista del prossimo campionato di Prima categoria che prenderà il via il prossimo 30 settembre. Vecchi e nuovi giocatori rossoblu si sono ritrovati lunedì pomeriggio al Popolla agli ordini del neo allenatore Alessandro Padovani, accolti dal presidente Thomas Iannotta e da una cinquantina di tifosi entusiasti, pronti a sostenere i propri beniamini per cercare di centrare il traguardo della Promozione. Presenti anche il direttore generale Sergio Milo e il direttore sportivo Livio Pizzuti, oltre all'assessore allo sport Angelo Macciomei. Ventisei i giocatori convocati: i portieri Luca Del Zio e Mirko Crecco, i difensori Moreno Tiberia, Alessandro Filippi, Luciano Natalizi, Piergiorgio Mancini e Andrea Pizzuti, i centrocampisti Giacomo Ardovini, Giovanni Bruni, Andrea Lombardi, Fabio Giovannone, Luca Pandolfi, Manuel Maura, Emiliano Carlini, Giorgio Mattone, Alessio Zeppieri, Cesare Bignani e Luca Carlini, gli attaccanti Alessio Carlini, Andrea Fratini, Daniele Colafrancesco, Simone Lucchetti e Simone Cipriani. All'appello non si sono presentati Davide Colapietro e Matteo Massari, impegnati con il lavoro, e Manuel Maura, alle prese con un piccolo infortunio all'alluce del piede sinistro.

Dopo la consegna dei kit da parte del magazziniere Antonio Funari, i giocatori hanno ricevuto istruzioni dalla dirigenza rossoblu. E' toccato al ds Livio Pizzuti fare gli onori di casa dando precise indicazioni su regole e comportamenti, mentre il dg Sergio Milo ha chiesto il massimo impegno alla squadra in vista della stagione che sta per iniziare e che dovrà vedere il Ceccano tra i protagonisti assoluti. Subito dopo è iniziata la preparazione agli ordini dello staff tecnico composto dal neo allenatore Alessandro Padovani, Fabiano Bracaglia, Simone Carlini e dal preparatore dei portieri Daniele Besciani.
Molto soddisfatto il presidente Thomas Iannotta. .

Programmate intanto alcune amichevoli: sabato prossimo al 'Popolla', con inizio alle ore 11.00, test con lo Sterparo, ripescata in Prima categoria. Giovedi 6 settembre, sempre al 'Popolla' alle ore 17,30 amichevole con l'Arce, mentre sabato 8 test amichevole alle ore 11,00 in quel di Sonnino. Il 22 settembre invece al 'Popolla' alle ore 11,00 i rossoblu affronteranno l'Atletico Arpino. Infine c'è da registrare che lunedì prossimo, a partire dalle ore 16,00 e con lo slogan 'Porte Aperte', presso i campi dell'Olimpia Park e della Badia, prenderà il via l'attività della Scuola Calcio del Ceccano.

*giornalista volontario in pensione

 

 

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