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L'equidistanza da torti, errori e furbizie

UCRAINA

IL PACIFISMO DELL’ANPI. In vista del 25 aprile si intensifica la polemica contro l’Anpi, per non essersi schierata senza distinguo con il nutrito fronte dei sostenitori di Kiev nell’attuale guerra in Ucraina. L’obiezione: Giusta l’equidistanza da torti, errori e furbizie

di Guido Liguori*
la guerra 350In vista del 25 aprile si intensifica la polemica contro l’Anpi, per non essersi schierata senza distinguo con il nutrito fronte dei sostenitori di Kiev nell’attuale guerra in Ucraina. L’obiezione che da diverse parti le è stata rivolta è la seguente: poiché l’Anpi nasce da una esperienza di lotta armata, essa non può essere «pacifista». Tale atteggiamento vorrebbe dire rinnegare le proprie radici, cioè quella lotta armata per la libertà che è stata la Resistenza italiana.

Dico subito che si tratta a mio avviso di una tesi – quella che vede una intrinseca contraddizione nella scelta «pacifista» dell’Anpi – di scarso fondamento.

Perché la Resistenza italiana ha dato vita a una Costituzione («la Costituzione nata dalla Resistenza», si è ripetuto infinite volte) che, nel momento in cui nasceva dalla guerra vittoriosa contro il nazifascismo, voleva anche che quella guerra fosse l’ultima; che gli orrori di cui si era stati spettatori o vittime o anche attori non avessero a ripetersi.

Per questo è una Costituzione che, nata da una guerra di liberazione vinta, dichiara di ripudiare la guerra non solo «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», ma anche «come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Che non vi fossero più guerre era una aspirazione allora largamente condivisa e i costituenti la fissarono nell’art. 11, che certo non promuove un pacifismo assoluto, non congruo a uno Stato (che infatti ha e non può non avere un suo esercito e altri apparati basati sull’esplicazione della forza), ma dichiara che la guerra vada sempre evitata, che si debba sempre tentare di evitarla: con la trattativa, con il negoziato, con l’accordo preventivo, con l’interposizione di forze di pace, ecc.

È proprio questo che il cosiddetto Occidente (ovvero, oggi, gli Stati Uniti e la Nato da essi egemonizzata) non ha voluto fare nel caso della crisi ucraina sfociata nella guerra in corso. L’Occidente, infatti, non solo ha violato le promesse fatte a Gorbaciov di non estensione della Nato verso Oriente; ha anche fatto poi orecchie da mercante ai ripetuti avvertimenti russi, come è stato avvertito e segnalato da diversi esponenti della diplomazia e della politica internazionale; ha alimentato, all’opposto, la guerra civile in Ucraina, facendo di questo paese, dal 2014 in poi, un’arma contro la Russia; ha permesso che restassero inascoltate le mediazioni tedesche in extremis, ecc.

Per tutto ciò, oggi non si può dire che l’Ucraina e l’Occidente abbiano tutte le ragioni di un paese aggredito. Come ovviamente non le ha la Russia, che al passo terribile dell’invasione non sarebbe mai dovuta arrivare, in nessun caso, che porta la responsabilità pesante di aver dato inizio a una guerra disastrosa e distruttiva quando avrebbe dovuto tentare altri strumenti di pressione, altre vie di persuasione per costringere l’Ucraina e soprattutto i suoi protettori internazionali a dar vita a una conferenza internazionale in grado di garantire la sicurezza nella regione.

Giusta è perciò la posizione dell’Anpi, che chiede di far tacere le armi e di riaprire la strada negoziale, nonostante i torti che hanno tutte le parti in gioco. O proprio a muovere da essi. Giusta è la sua equidistanza da questi torti, e dagli errori, dalle furbizie, di entrambe le parti, la Russia e l’Occidente, in questo gioco al massacro che ha come prima vittima il popolo ucraino.

L’Anpi, in questo suo non schierarsi a-problematicamente, rappresenta le ragioni della Resistenza e di quella Costituzione che da essa è scaturita, e nel suo posizionamento critico si riconosce chi la guerra proprio non la vuole, respingendo la propaganda guerrafondaia unidirezionale di questi mesi.

*articolo pubblicato su ilmanifesto.it il 22 aprile 2022

 

 

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Saxa Gres "non la racconta giusta"

IMPRENDITORI CAPRICCIOSI

Comportamenti che sanno di dispetti

Coordinamento ambiente di Anagni e Colleferro
Sampietrini di rifiuti 390 minNon la racconta giusta Saxa Gres quando dice che “ordini e fatturati raddoppiano e la ceramica della provincia di Frosinone deve spegnere i forni”. Secondo Saxa Gres ci sarebbe da produrre, vendere e creare occupazione, ma il costo dell'energia non lo permette e deve fermare la produzione per non lavorare in perdita.

Perché non la racconta giusta.

Perché, come la stessa azienda dice, non è isolata, ma in buona compagnia nelle attuali difficoltà comuni a tutte le produzioni energivore (ma non solo…) in seguito alla crisi dell'aumento dei costi dell'energia (aumenti che gravano su tutti, e in particolare sulle bollette delle famiglie).

Perché sembra che, a fronte di questa crisi generale, l’azione risolutiva sia la disponibilità di un enorme biodigestore per autoprodursi il metano. Quindi tutte le aziende energivore (o meno …) dovrebbero avere il “diritto” di autoprodursi energia o con il metano dei biodigestori o con il calore degli inceneritori : una stravaganza che prevederebbe ogni azienda autoproduttrice di energia. E ci si dovrebbe poi domandare quale ruolo in questa bizzarra situazione dovrebbero avere le aziende energetiche nazionali.

Perché il biodigestore non è vero, come dice la azienda, che “ci spetta”. Non è scritto da nessuna parte che un’azienda ha il “diritto” a costruirsi un megabiodigestore per risolvere i propri problemi di competitività, soprattutto se al vantaggio degli incentivi e al vantaggio industriale presunto si presentano svantaggi certi per la popolazione.

Perché a fronte della crescita dei costi dell'energia quale componente dei costi del prodotto, si possono recuperare anche parzialmente tali aumenti dei costi aumentando i prezzi ai clienti, ( lo sperimenteranno le famiglie nei prezzi dei loro acquisti…). Un aumento dei prezzi che, in un contesto di una domanda che prevede il raddoppio degli ordini come si afferma, non metterebbe a rischio più di tanto i volumi, consentendo la tenuta dei margini di guadagno. E di non fermare la produzione.

Perché la disponibilità di un megabiodigestore con gli incentivi nazionali che comporta, costituirebbe una concorrenza sleale. Concorrenti italiani in altre regioni del comparto ceramica ai quali non vengono concesse le autorizzazioni per un proprio megabiodigestore verrebbero penalizzate risultando non competitive con Saxa Gres e sarebbero costrette a loro volta a licenziare i loro dipendenti (con un risultato a somma zero in area nazionale).

Ci vuole effettivamente molta abilità comunicativa per giustificare le prime avvisaglie dell'inceppamento di un progetto di riconversione che fin dall’origine ha sollevato perplessità sulle sue concrete possibilità di successo. Già si prefigura la strategia dell’attribuire la colpa del fallimento alla miope politica nazionale e ai cittadini oppositori del megabiodigestore.

Quella stessa abilità comunicativa che viene utilizzata con la definizione di “pietra ceramica green” una ceramica che contiene le ceneri pericolose degli inceneritori di rifiuti urbani, incredibilmente approvata, unica in Italia, dalla Regione Lazio.

Ma così vanno le cose nel nostro Paese: gli uffici stampa valgono di più dei centri di ricerca, l'abilità della narrazione vale di più dell'abilità di fare impresa. Quella tecnologica e competitiva che non ricorre agli aiuti di Stato.

 

IL COORDINAMENTO AMBIENTE DI ANAGNI E COLLEFERRO
LE ASSOCIAZIONI:
ANAGNI VIVA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO,
DIRITTO ALLA SALUTE, RETUVASA,
PER SOSTENERE LE SPESE DI CUI IL COORDINAMENTO DELL’AMBIENTE DI ANAGNI-COLLEFERRO SI E’ FATTO CARICO, GIÀ DA DIVERSO TEMPO, PER IL RICORSO AL TAR CONTRO LA REALIZZAZIONE DEL MEGA BIODIGESTORE, I CONTRIBUTI POSSONO ESSERE VERSATI SULL’ IBAN N. IT 96 X08 344 7429 000000 184 8050 INTESTATO ALL’ASSOCIAZIONE ANAGNI VIVA, PRESSO BANCANAGNI, CON CAUSALE : NO AL BIODIGESTORE.

 

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D’Annibale (Città Nuova): “Corsi giusta soluzione alle problematiche di Ceccano”

Lista Civica “Città Nuova” per Marco Corsi Sindaco

Città Nuova Antonella DAnnibale con laspirante sindaco di Ceccano Marco Corsi Ceccano2020 350 minTra i candidati consiglieri della Lista Civica “Città Nuova”, per Marco Corsi Sindaco, spicca indubbiamente Antonella D’Annibale. 34 anni, ceccanese doc, madre di due splendidi bambini quali sono Gabriele e Nicole, e dal 2013 avvocato specializzato in diritto del lavoro.

“Sette anni fa, dopo la laurea in Giurisprudenza, ho coronato il sogno che avevo fin da piccola - racconta - e ora, come già fatto instancabilmente da mio padre Pietro, voglio contribuire in prima persona al miglioramento della qualità della vita dei miei concittadini. Sono cresciuta in un contesto in cui è stato davvero naturale maturare questa decisione”.

Si affaccia nel panorama politico di Ceccano e sceglie di farlo a sostegno della candidatura a sindaco di Corsi: “Credo che ogni problema abbia tre soluzioni: la mia, la tua e quella giusta. Ecco, Marco rappresenta la giusta soluzione alle tante problematiche della città”.

“Io e Antonella ci conosciamo da tanto tempo - dichiara Corsi, esprimendo poi massima stima nei suoi confronti - È una donna che vale, che ha le idee molto chiare e sa benissimo come metterle in pratica. La nostra città ha estremamente bisogno di persone di questo calibro, competenti e determinate come lei. Chi riporrà fiducia in Antonella, potrà stare tranquillo. Farà la scelta giusta”.

 

Lista Civica “Città Nuova” per Marco Corsi Sindaco

 

 

 

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Acqua. 'Le forze politiche si azzuffano; invece di organizzare la giusta protesta popolare'

acquapubblica 2si 350 260di Angelino Loffredi - Sta facendo discutere la sentenza di annullamento del TAR di Latina verso i sindaci che nelle sedute assembleari del 16 febbraio e 13 dicembre 2016 avevano rescisso il contratto con Acea. Confesso di aver simpatizzato con quei sindaci che a partire dall’incontro tenuto a Ceccano, a dicembre 2015, avviarono l’ipotesi rescissoria. E non me ne pento!
Esistevano ed ancor oggi esistono tanti giusti motivi per muoversi in tale direzione. A tutti propongo di approfondire quanto allora scrivevo attraverso il seguente link:
https://www.unoetre.it/radici/itemlist/tag/valutare.html

Tale importante questione verrà riproposta da 33 sindaci presso il Consiglio di Stato.
La sentenza del TAR di Latina è stata motivata dal fatto che i sindaci non hanno mostrato sufficienti elementi di prova per dimostrare le inadempienze del Gestore. Se questo è stato l’argomento decisivo, da questo bisogna partire per discutere e riflettere su quanto avvenuto.
Anche se non ho fra le mani le argomentazioni poste dai sindaci qualche autocritica, credo, dovrebbero farla, sia per quanto riguarda il ruolo esercitato dalla Segreteria Tecnica Operativa (STO) che per l’uso del parere legale del professore Farnetani. Si tratta infatti di due clamorosi autogol che hanno portato tanta acqua al mulino di Acea.
Perché tutte le motivazioni per la rescissione si sono ridotte solo al tema degli investimenti? Perché si seguita ad affermare che ACEA sia stata inadempiente solo fino al 2014 quando anche in questi ultimi anni la situazione è peggiorata?

È vero, nel 2015 gli investimenti sono stati pari a 17,7 milioni, il 5% in più rispetto alle previsioni e il 90% in più rispetto all’anno precedente. È anche vero che tale risultato è figlio dell’impegno per fronteggiare, o meglio per rispondere, da parte del Gestore al movimento di lotta sviluppatosi proprio nel 2014 e 2015. Aldilà di queste considerazioni esistono ulteriori e gravi temi idonei a dimostrare le inadempienze di ACEA e da utilizzare. E alcuni meritano di essere indicati.

- Le rotture della rete e la perdita del flusso idrico. I dati riguardanti l’ammontare complessivo della stessa io non li conosco ma potrebbero essere rilevati facilmente da qualsiasi sindaco. Tali perdite vanno ad incidere nella formazione finale della tariffa. Non dimentichiamo mai che i Frusinati pagano il doppio degli utenti romani.
- Mancata regolarità del flusso idrico nelle abitazioni e nelle attività produttive, per circa 6 ore al giorno, anche in questo periodo invernale.
- Potabilità e limpidezza dell’acqua.
- Funzionamento regolare dei depuratori.
- Infine, esiste un tema poco conosciuto dai cittadini. Il monopolista con la Convenzione stipulata il 27 giugno 2003 ha rilevato tutto il patrimonio idrico e fognante appartenente ai comuni. Una eccezionale ricchezza! Un patrimonio per il quale i comuni avevano contratto mutui. Succede che i comuni ancora li stanno pagando. O meglio ad ogni scadenza ne anticipano i pagamenti per ricevere successivamente il rimborso. C’è però un piccolo, grande problema: i comuni sono tre anni che aspettano di ricevere il corrispettivo delle rate anticipate. Mi sembra troppo!

Il fatto più deludente in tutte queste vicende è che le forze politiche si azzuffano; invece di organizzare la giusta protesta popolare si delegittimano con toni tanto virulenti quanto sterili, per scaricarsi le responsabilità sull’accaduto.
I cittadini giustamente si lamentano ma debbono avere un supporto, un alleato. I primi alleati debbono essere i comuni e i sindaci in prima persona. I comuni rappresentano il primo anello di congiunzione fra popolo e Stato. E’ nell’esercizio di questi momenti unificanti e giusti che lo Stato esercita la sua naturale funzione e afferma la propria autorevolezza.

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Ambiente. Le Associazioni vorrebbero che Anagni andasse alla parte giusta.

saxagres h260 minda Retuvasa, Anagni Viva, Comitato Osteria della Fontana - “Stiamo sereni”. Lo dice il PD di Anagni.
Nel comunicato : “Bisogna cambiare musica per risanare la Valle del Sacco” la dirigenza del PD di Anagni lancia il suo appello per tranquillizzare la popolazione di Anagni relativamente alla iniziativa Saxagres.

L’opposizione al progetto da parte di diverse Associazioni di Anagni e della Valle viene bollata quale ingannevole ingiustificato allarmismo.

“Nessun attacco al nostro territorio, nessuna invasione di rifiuti, nessun attentato all’ambiente” proclama il PD. Ma non è un attacco l’ennesima iniziativa nel settore dei rifiuti che la Valle deve sopportare? E le ceneri del termovalorizzatore forse non sono rifiuti a vario titolo di pericolosità oggi conferiti in discarica? E le tonnellate di ceneri previste da “lavorare” e stoccare nei capannoni non sono “invasione”? Ad oggi è stata autorizzata solo la “sperimentazione”, vero. Ma qualcuno del PD ha partecipato alle conferenze dei servizi, si è informato circa le modalità e i criteri di verifica dell’ottemperanza alla sperimentazione? Ha mai avuto a che fare con protocolli di sperimentazione nella sua esperienza? Chi di dovere aveva pieno titolo per partecipare, fosse solo per testimoniare in prima persona il suo assenso al progetto, era assente. Ma chi di dovere invece ha preferito essere presente alle sagre del peperoncino. E ora è tra i firmatari del comunicato del “cambio della musica”.

Non è poi come viene detto nel comunicato che non si va da nessuna parte: le Associazioni vorrebbero (eccome!!) che Anagni andasse da qualche parte, ma dalla parte giusta. E la parte “giusta” non è quella che proponete voi.

E poi. Sempre con quel tormentone dell’accusa che chiunque operi in modo sgradito al PD lo faccia solo per acchiappare voti. Di chi poi è difficile capire. Basta.

Ma non è proprio concepibile da parte vostra che possano esistere cittadini, liberi da condizionamenti, che intendano difendere direttamente i propri interessi senza delegarli ai partiti politici?. Dei quali, forse, non è che proprio abbiano una incondizionata fiducia, vista l’ evidente e ripetuta dimostrazione della loro incapacità di tutelare la salute dei cittadini con una politica ambientale fatta con competenza e responsabilità e con una convinta ed efficace azione politica contro lo smantellamento dell’ Ospedale.

Ma, invece di usare slogan vuoti di contenuti quali “la politica ha gli occhi aperti”, quali “le antenne sono ben rizzate ed indirizzate”, quali “i cittadini non sono stati lasciati soli”, quali “… ci stanno a cuore più di tutto” non esponete con chiarezza cosa il PD di Anagni (non il Comune, sono due cose distinte) e non solo di Anagni, ha fatto, sta facendo e cosa programma di fare a proposito di SaxaGres, della Marangoni, di Energia Anagni (la sorella di Saxa Gres), di ACEA A.R.I.A Castellaccio, di Colle Fagiolara, degli inceneritori di Colleferro, della Polveriera, dell’Ospedale di Anagni, di quello di Colleferro. Con documenti, atti e fatti. Non parole e ridicoli slogan paternalistici per lettori disattenti. E sono ben accetti atti coraggiosi di dichiarazione di pubblico consenso a tali iniziative, come pare essere quella di Saxa Gres. Ve lo diciamo in pieno spirito collaborativo: come dite voi, noi la nostra parte la stiamo facendo e ve la possiamo anche documentare per cambiare musica e risanare la Valle del Sacco, come piacerebbe a noi, però.

Speriamo che non vogliate imitare il vostro leader rispondendoci “andate a dirlo a vostra sorella”. Non abbiamo sorelle.

Anagni-Valle del Sacco, 6 settembre 2017

f.to
Retuvasa, Anagni Viva, Comitato Osteria della Fontana

 
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E' giusta la richiesta di un "Reddito di dignità". Basta parole a vanvera

striscione 350mila 350 260di Ignazio Mazzoli - Leggere i giornali di venerdì 4 marzo per qualche attimo ha avuto il potere di far sentire il lettore come me, di fronte a qualcosa di incredibile.
Su tutti troneggiava il titolo “Subito il Reddito di dignità”. Sin dal maggio 2015 nei documenti del Comitato promotore per la Vertenza Frusinate è avanzata la proposta di un reddito di sopravvivenza che consenta a chi è rimasto senza lavoro di poter continuare la ricerca di una occasione di impegno retribuito avendo il minimo indispensabile per mantenere la propria famiglia.

Quando nacque la proposta

La prima attenzione fu rivolta al rifinanziamento della legge regionale 4/2009 perché pareva agli interessati una proposta non demagogica e quindi realizzabile trattandosi di un atto legislativo regionale da riportare semplicemente in vita. Questa caratteristica la rese accettabile subito anche ad esponenti della maggioranza che sostiene la Giunta Zingaretti, tanto che la spesero in occasione del voto amministrativo di Ceccano anche dal palco su cui interveniva il vicepresidente Smeriglio, che non la contraddisse.
Passato quel momento alla legge 4/2009 si trovarono delle “criticità” che ad oggi non ci sono state spiegate, ma nella riunione del 24 settembre (la prima a cui partecipò anche un rappresentante del Comitato dei disoccupati, Gino Rossi, fu promesso che si sarebbe lavorato per una legge di “Reddito di Cittadinanza Attiva”. Bene. Poi dalle agende dei proponenti scomparve con la vulgata “la stiamo scrivendo”. Sembrava che fosse in elaborazione una nuova “Divina Commedia”, in realtà era solamente una “commedia”.
Non solo quella promessa era sparita dalle agende dei consiglieri che pure l’avevano avanzata e sostenuta (per qualche ora), ma era diventata improponibile, anzi un sogno (peccaminoso?) che fu rimproverato alla consigliera Silvana Denicolò del M5S che l’aveva richiamata nell’odg approvato il 12 dicembre, all’unanimità da Consiglio Regionale. Dal Consiglio Regionale del Lazio, non dal condominio di un palazzo. E non ce se la può cavare come fa l’Assessora “ichiniana” Lucia Valente, che in una successiva riunione del 28 gennaio 2016, a una interlocutrice del M5SStriscioni dei disoccupati di fronte alla Prefettura di Frosinone all'arrivo di Zingaretti 14 marzo 2016 che le ricordava il voto del 12 dicembre esclama che “un odg” non si nega a nessuno. Incredibile. Questa si che è una criticità, ma non di un atto legislativo, della visione istituzionale e della democrazia concreta di un assessore di una Regione della Repubblica italiana.
Sulla legge di Reddito di Cittadinanza Attiva, il tono si fa perentorio: non si può fare perché non ci sono soldi. Punto.
Eh no! Punto no! Difronte alle emergenze non si risponde così. Gli incendi prima si spengono, si salvano le persone e poi si comincia a ricostruire, altrimenti le persone muoiono se non si domano le fiamme. Tante cose distinguono chi scrive dal centro destra di questa provincia, di quello laziale e italiano, ma la politica a dispetto non si può fare. E’ un delitto, non si possono condannare all’indigenza 350000 disoccupati laziali per rifiutare una proposta che viene dalle opposizioni politiche e dall’opposizione sociale che include tutte le appartenenze di partito. Un’emergenza, una necessità, una misura d’interesse generale non hanno marchio di appartenenza.

Andrea Amata riapre la discussione e i giochi

Oggi le dichiarazioni alla stampa del Vicepresidente della Provincia, Andrea Amata riaprono la discussione e se si vuole i giochi che qualcuno riteneva chiusi e la forza di questa dichiarazione risiede proprio nell’ancoraggio ad un “odg votato all’unanimità” in quel 12 dicembre 2015. Nessuno dovrebbe pensare di poterlo calpestare e vanificare, perché sarebbe uno schiaffo alla vita democratica di un’assemblea elettiva.
Questo “odg” se lo sarà ricordato il Presidente Nicola Zingaretti mentre arrivava al palazzo della Prefettura di Frosinone e leggeva gli striscioni della silenziosa rappresentanza dei disoccupati del frusinate, il reparto più numeroso dell’esercito dei 350000 senza lavoro di questa nostra Regione che vanta spesso dei primati, ma si scorda dei suoi figli in difficoltà?
Sembra chiaro, chi lotta non demorde, vuole continuare a cercare e chieder lavoro e più che mai ha bisogno di sopravvivere.  Zingaretti incontrando i disoccupati sotto il palazzo della Prefettura promette, dice Gino Rossi, un lavoro per quelli che perderanno la mobilità il prossimo 14 giugno e lo dice così a Buschini: «A' Mauro, questi li dovemo fa lavorà». Sconcerto, ironia e rabbia. Parole che suonano come uno sfottò e il solito tentativo di divisione, metre i suoi funzionari invocano comprensione e senso di responsabiltà da chi non sa come vivere. Siamo al ridicolo, ma non fa ridere.

5 marzo 2015

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Non è il mercato del lavoro che produce più occupazione, ma una giusta politica industriale

mercatolavoro 350 260di Achille Migliorelli - FESTA DE “L’UNITA’” – SELVACAVA 2015
1. Ritorno con piacere a Selvacava, a distanza di più di 50 anni da quando ci venni la prima volta per una ragione politica. C’erano le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale del 1964.
2. In questi 50 anni mi sono chiesto più volte quali ragioni mi avevano indotto a militare in un partito della sinistra. Allora era il PCI. La risposta è stata sempre la stessa: in questa parte dello schieramento politico venivano difesi, con la lotta e la militanza politica, gli ideali ed i valori della giustizia sociale e dell’uguaglianza, nei quali mi riconoscevo.
3. E’ in questi valori che ho sempre identificato la sinistra.
4. Oggi l’esistenza della sinistra viene messa in dubbio. Si pretende di sostenere che il liberismo ha vinto nel campo economico e sociale: chi è ricco può diventare più ricco; chi è più forte ha la via spianata per diventare più forte.
Le disuguaglianze sociali sono diventate sempre più marcate. E’ il tempo dell’apparenza e della comunicazione di massa.
Non dobbiamo, quindi, meravigliarci se prevalgono l’individualismo più sfrenato, la furbizia e la corsa all’accaparramento dei privilegi, sino ad arrivare alle manifestazioni di una criminalità organizzata e di una corruzione, che condizionano pesantemente la vita della nazione, al SUD come al NORD.
5. I valori della solidarietà sono passati in secondo ordine.
E’, allora, possibile essere costretti a vedere in TV un Chicco Testa – uno degli sponsor più agguerriti delle scelte dell’attuale governo –, tutto intento a sostenere che gli operai di Melfi debbono essere grati a Marchionne perché gli chiede di lavorare le domeniche di agosto e con un salario addirittura ridotto.
E doversi indignare fermamente perché a rispondere a questa provocazione non è il segretario del PD e Presidente del Consiglio – che si dice di sinistra –, ma la Chiesa e, per essa, il Vescovo di Melfi. Sembra di vivere in un altro mondo: qualcosa di sinistra oggi viene da Papa Bergoglio e dalla parte più illuminata della Chiesa.
E’, allora, possibile far passare la riforma del diritto del lavoro – denominata, con un inglesismo, “jobs act”, quasi a voler indorare la pillola –, che nega il diritto alla giusta causa nei licenziamenti, che consente il demansionamento dei lavoratori e il loro controllo a distanza, per una riforma che amplia i diritti dei lavoratori e crea le condizioni per una maggiore occupazione. Salvo, poi, a dover prendere atto che le previsioni mirabolanti vengono puntualmente smentite ad ogni rilevazione dell’ISTAT.
E’ illuminante il clamoroso errore compiuto dal Ministro Poletti, il quale ha indicato nel numero di 630 mila i nuovi assunti dopo l’entrata in vigore del “jobs act”, mentre essi sono meno della metà.
Così come va evidenziato che non si tratta di nuovi contratti, ma, nella quasi totalità, della trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, favoriti dai benefici contributivi concessi con la finanziaria 2015. Non ci sono, quindi, nuove assunzioni, se non nei limiti degli anni precedenti.
E’ tanto vero ciò che la disoccupazione rimane stabile al 12,7%, come a febbraio 2014, allorquando si insediò il governo Renzi.
E’, perciò, chiaro che la maggiore occupazione non dipende dal mercato del lavoro, dalla più o meno facile licenziabilità dei lavoratori, dalla soppressione dell’art. 18 e dalla riduzione dei diritti dei lavoratori (Brodolini e Giugni, i padri dello Statuto dei lavoratori, si rivoltano nella tomba), ma è strettamente legata alla natura e consistenza degli investimenti e ad una nuova politica industriale.
5. Ben vengano, quindi, le iniziative come questa di oggi a Selvacava, che hanno al centro i problemi del lavoro. Il lavoro è un diritto, che l’art. 1 della nostra Costituzione riconosce come fondamentale. Esso costituisce, infatti, il presupposto e la condizione essenziali per il pieno dispiegarsi della dignità dell’uomo.
E’ vero che, in questo momento di profonda crisi politica civile e culturale, esistono forze che rifiutano i valori della Costituzione – considerata un inutile “orpello” e un ostacolo al prevalere dell’uomo solo al comando – e, in nome di una concezione autoritaria del potere, mettono l’espressione del voto e l’esercizio della democrazia allo stesso livello della partecipazione al Telegatto, ovvero pongono sullo stesso piano berlusconismo e antiberlusconismo, ma le forze che si oppongono a questo disegno sono ancora maggioranza nel Paese e – me lo auguro vivamente – non lo consentiranno.
Vi ringrazio.

 

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Con la Grecia per l'Europa dei Popoli e un'Italia giusta

cambia la grecia cambia l europa 350 260di Gabriella Cerami, L'Huffington Post - Un Sirtaki lungo 20 mila persone. La sinistra-sinistra italiana sfila a fianco del popolo greco con la voglia di avere un Tsipras nostrano. Bandiere bianche e blu disseminate lungo tutto il corteo, mischiate a quelle rosse di Sinistra ecologia e libertà, a quelle con la falce e il martello di Rifondazione comunista e anche a quelle della Cgil, della Fiom e dell'Altra Europa con Tsipras.
"Adelante, compagneros! Syriza, Podemos venceremos", è lo slogan della piazza, che manifesta, con il pugno chiuso alzato, per far arrivare ad Atene la propria vicinanza. Tanto che, dal palco all'ombra del Colosseo, il canto della resistenza greca diventa un tutt'uno con "Bella ciao". Un filo diretto tra i due Paesi perché, l'esperienza Syriza è "iniziata a Genova, ai tempi del G8, da piazza Alimonda a Piazza Syntagma", dice un dirigente della sinistra greca, Haris Golemis, al quale viene dato il compito di chiudere la carrellata di interventi. Così incita la piazza con un "Avanti, oh popolo. Adesso tocca anche a voi".

C'è spazio per tutti lungo le vie del centro di Roma. Ci sono i centri sociali, che poi lanciano fumogeni e si dirigono verso altre direzioni, ci sono i comitati per la casa e ci sono anche – a grande sorpresa – gli ucraini filo-russi. Tra le bandiere rosse spuntano quelle arancioni e nere, manifesti in cui l'orso Putin mangia l'aquila Obama, e un enorme vessillo col Cristo degli ortodossi. "Noi siamo russi che viviamo in Ucraina, nel bacino del Donec conteso dai nazionalisti. Vogliamo vivere con i russi. Vogliamo unirci a loro e non vogliamo che l'America metta il suo muso in Ucraina". Nella mischia c'è anche un grillino che confessa: "Guardate che qui ce ne sono tanti come me. Sono un cinque stelle rosso".

La piazza italiana è contro l'austerità dell'Unione europea ma è più di ogni cosa contro il governo italiano. Dunque è una piazza anche contro Matteo Renzi? "Certo, non è simpatizzante nei confronti di chi il massimo che ha fatto contro l'austerità è stato regalare una cravatta a Tsipras in visita a Roma", dice Nichi Vendola in prima fila dietro lo striscione "Contro l'austerità. Dalla parte della Grecia". E poi ancora: "Le sinistre straniere hanno sempre imparato da noi, adesso siamo noi a dover imparare da loro", per creare una nuova coalizione di sinistra. Intanto, insieme agli esponenti di Sel, c'è Stefano Fassina della minoranza dem che rivendica di non aver partecipato al voto sulle riforme: "Renzi ha fatto un grave errore politico. Le regole del gioco si scrivono insieme altrimenti si fanno danni". Si fa vedere Alfredo D'Attore, anche lui dissidente Pd: "Dobbiamo considerare la Grecia non come una minaccia ma come un'opportunità".

E poi Susanna Camusso, leader della della Cgil, e Maurizio Landini, leader della Fiom, si stringono in un abbraccio, dopo la pace ritrovata e sfilano l'una accanto all'altro: "Il segno positivo di oggi è che si può credere a un'Europa solidale dei popoli e non all'Europa di finanzieri e banchieri". La manifestazione, promossa dai firmatari dell'appello "Cambia la Grecia. Cambia l'Europa", nelle prossime ore sarà replicata in molte capitali europee. Intanto l'Italia fa sentire che c'è. Luciana Castellina, storica intellettuale di sinistra, critica duramente l'Unione: "L'Europa la deve smettere di ritenersi il faro della democrazia se è incapace di accogliere i rifugiati. Siamo qui - sottolinea - per ringraziare Tsipras che a Bruxelles sta combattendo anche per noi ed è lì a farsi ascoltare anche a nome nostro".

La piazza, radunata sotto al Colosseo nel cuore di Roma, aspetta che la sinistra-sinistra italiana possa davvero fare, tutta unita, la sua parte. A questo proposito, tra i manifestanti con cartelli e striscioni, c'è anche qualcuno disorientato. E' un ventenne. E' in piazza con la sinistra radicale, tra le bandiere di Rifondazione, quelle di Sel, di Syriza, e persino di Democrazia Proletaria, ma ha in tasca la tessera del Pd. "Le riforme sono un tasto dolente. Quando dei nostri alleati trradizionali come Sel - spiega - fanno l'Aventino contro di noi, beh, io a differenza del nostro segretario mi fermerei un attimino a riflettere. Per capire dove ho sbagliato. Sbagliamo tutti...".

Ecco che arriva Moni Ovadia: "Bisogna fare subito come i compagni greci e spagnoli. Non c'è più tempo. Dobbiamo dare vita ad una forza politica per dare una risposta alla gente che da 30 anni passa da una frustrazione ad un'altra". Poi prende la parola un esponente della Fiom: "Dobbiamo ribellarci a questi figli di Troika. Hasta la victoria!". E tutta la piazza urla con lui.

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