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PSI: Per un futuro green a Frosinone

CAPOLUOGO. COMUNICATO STAMPA PSI

Zemblaku: solo con Iacovissi un futuro green per Frosinone; dalla variante Casilina a Maniano, passando per il Centro Storico

psi 350 minLa campagna elettorale è entrata nel vivo e francamente spiace vedere che si sia già alzato il livello dello scontro su questioni, anche risalenti negli anni, tra vecchio csx e il cdx.
Evitando polemiche sterili e inutili, stiamo pensando solamente al futuro, senza fossilizzarci sul passato, a sostegno di un candidato giovane e preparato quale è Iacovissi, che rappresenta la vera novità e alternativa di questa tornata elettorale.
Abbiamo in mente una città che dia spazio ai giovani e risposte concrete alla fascia di popolazione più in difficoltà, per ricucire quello strappo resosi ormai troppo evidente nel tessuto sociale frusinate.
Una città che guardi alla mobilità sostenibile e abbatta le barriere architettoniche.
Soprattutto una città più europea e green, per contrastare l'inquinamento ambientale, attraverso la creazione di aree verdi attrezzate in ogni zona, comprese le aree per gli amici a quattro zampe.
Le aree verdi per le quali ci siamo già battuti con proposte concrete come il Bosco Grappella, lungo via Saragat (ex variante casilina) vero e proprio polmone green cittadino, oppure il parco sottostante i Piloni, fruibile facilmente dal Centro Storico ovvero ancora la mai realizzata opera di verde attrezzato attorno al laghetto di Maniano.
Il nostro è un progetto chiaro, che non rappresenta un libro dei sogni irrealizzabile, a sostegno di un candidato Sindaco competente e giovane come Vincenzo Iacovissi, il quale rappresenta l'unica alternativa per proiettare Frosinone verso il futuro: un futuro green.

Frosinone, 05.05.2022
Mateo Zemblaku Vice Segretario PSI Frosinone

 

 

 

 

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McKinsey, da transizione green possibili 15 milioni di nuovi posti di lavoro

 

TRANSIZIONE ECOLOGICA

“The net-zero transition": un'analisi della portata dei cambiamenti economici e occupazionali. Benefici sociali ed economici nei 69 Paesi considerati, a patto che il processo sia coordinato

transizione digitale green 390 min25 gennaio 2022 – La transizione verso un futuro a emissioni zero, se ben gestita, potrebbe portare a un saldo positivo di 15 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. È una delle evidenze emerse dal nuovo report di McKinsey & Company dal titolo “The net-zero transition: What it would cost, what it could bring”. Lo studio analizza la portata dei cambiamenti economici necessari a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette, prendendo in considerazione 69 Paesi e i settori che producono l’85% delle emissioni totali. Il report utilizza l’ipotetico scenario Net Zero 2050 del Network for Greening the Financial System (NGFS) come punto di partenza.

Dallo studio emerge che nei 69 Paesi considerati:

- La transizione avrà una natura universale. Tutti i settori economici e tutti i Paesi saranno interessati dai cambiamenti dei sistemi energetici e di utilizzo del suolo che caratterizzano le economie mondiali e generano emissioni.

- La portata della trasformazione economica sarà significativa. Il capitale investito in asset fisici dovrebbe ammontare a circa 275 trilioni di dollari, pari al 7,5% del PIL globale, entro il 2050 – circa 9,2 trilioni di dollari l’anno – che corrisponde a un aumento di 3,5 trilioni di dollari rispetto all’attuale livello di spesa annuale, come conseguenza del passaggio dalle attività ad alte emissioni a quelle a emissioni ridotte. Per esempio, oggi il 65% della spesa per l’energia e l’utilizzo del suolo è destinata a prodotti ad alte emissioni; in futuro, il 70% sarà orientato verso prodotti a basse emissioni e le relative infrastrutture, invertendo così la tendenza attuale.

- Una riallocazione della forza lavoro potrebbe essere necessaria, considerando che la transizione potrebbe portare alla creazione di circa 200 milioni di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, ma al tempo stesso alla perdita e alla riqualificazione di 185 milioni di posizioni entro il 2050, per un saldo netto positivo di 15 milioni di nuovi posti di lavoro.

- I cambiamenti saranno concentrati nella prima fase della transizione. Il prossimo decennio sarà determinante. La spesa potrebbe salire all’8,8% del PIL tra il 2026 e il 2030, rispetto al 6,8% attuale, prima di scendere nuovamente.

- L’impatto potrebbe essere differente a seconda dei settori e dei Paesi. I più esposti saranno i settori con prodotti o attività ad alte emissioni, i Paesi a basso reddito e quelli con ingenti riserve di combustibili fossili. Al momento, i settori più esposti rappresentano circa il 20% del PIL mondiale. Un altro 10% del PIL proviene da settori le cui catene di approvvigionamento producono grandi quantità di emissioni, come per esempio l’edilizia.

- I cambiamenti economici sarebbero molto più significativi nel caso di una transizione non ordinata. Se non gestita adeguatamente, la transizione comporterebbe diversi rischi, tra cui carenze dell’offerta di energia e aumenti dei prezzi.

- Gli aggiustamenti economici necessari al raggiungimento del net zero offrirebbero opportunità di crescita ed eviterebbero un ulteriore aumento dei rischi fisici. Anche se l’impatto non sarà omogeneo, una transizione ben coordinata offrirebbe una serie di benefici. Potrebbero generarsi inoltre aree di crescita da una maggiore efficienza delle operations derivante dalla decarbonizzazione e dalla creazione di nuovi mercati per i prodotti a basse emissioni.

“Una transizione ordinata non solo scongiurerebbe gli effetti più gravi del cambiamento climatico, ma porterebbe con sé considerevoli benefici. Per esempio, risulterebbe non solo in minori costi dell’energia, ma anche in una più attenta conservazione del capitale naturale e in migliori condizioni di salute per la popolazione mondiale. E l’unità d’intenti e d’azione necessaria per questa transizione è di buon auspicio anche per risolvere altre problematiche di natura globale. Allo stesso tempo, i rischi a breve termine di una transizione mal gestita o, peggio, non gestita, non possono essere ignorati”, spiega Marco Piccitto, senior partner McKinsey e Director del McKinsey Global Institute.

Raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette dipenderà dall’impegno di imprese, governi, istituzioni e singoli individui in tutto il mondo, e richiederà un cambio di mentalità a 360°, che comprenda anche il modo in cui ci si prepara ad affrontare le incertezze e i rischi a breve termine, ad agire in maniera più decisa, facendo fronte comune e utilizzando l’ingegno, oltre ad ampliare gli orizzonti di pianificazione e di investimento.

Fonte: Giulia Polvara, segnalato da Alessandro Marescotti

 

 

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Un Manifesto Green per la Valle del Sacco

Ambiente 

Verso la riconversione per uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030

di Giuseppe Sarracino*
AgendaONU20230 390 minNel nostro Paese si apre una nuova stagione d’impegni verso la riconversione di uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030. Due sono le novità più rilevanti: l’istituzione di un nuovo Ministero deputato alla Transizione Ecologica e, i fondi della Next Generation EU. Una cospicua parte di tali risorse sarà impegnata sui temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Gli investimenti previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, riguardanti la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” sono circa 70 miliardi di euro. Si tratta di una sfida importante che non sarà facile vincere, anche per le stesse caratteristiche della composizione dell’attuale governo. L’interrogativo, da porsi in questo momento, è decidere se continuare, a essere ancorati a una visione di crescita infinita e senza regole, che caratterizza le economie di tutto il pianeta, oppure ripartire con un diverso modello di sviluppo, che richiede precise e non neutrali scelte politiche ed economiche. Occorre passare da un modello di economia lineare, che indubbiamente ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di milioni di esseri umani, ma non più compatibile, ad un’economia circolare che punti a rimettere in circolo il più a lungo possibile i prodotti e le limitate risorse che abbiamo ancora a disposizione.

Le risorse previste dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, rappresentano anche per il territorio del frusinate un’occasione importante. Si tratta di ripensare a un diverso sviluppo del territorio, equilibrando il rapporto tra campagna, città e popolazione. Questo è tanto più urgente e necessario in un’area come quella della Valle del Sacco, caratterizzata da elementi naturali e sociali di forte contraddizione. Si tratta di scrivere un Manifesto Green che ponga la Valle del Sacco come motore di sviluppo sostenibile di tutto il frusinate in stretto rapporto con l’intera regione, attraverso una visione unitaria e in scala “metropolitana”.

La prima questione da affrontare, riguarda le politiche da avviare contro il continuo consumo di suolo, che nella provincia di Frosinone, ha interessato negli anni recenti, circa 22 mila ettari di terreni. Frosinone è la città che ha consumato più suolo di tutti gli altri comuni, circa 1.400 ettari, una realtà già ad alta densità abitativa, con circa 1.000 ab. /Kmq. contro una media di 150 ab. /Kmq. dell’intera provincia. Ciò è tanto più grave, perché da tempo assistiamo a una continua diminuzione del tasso di crescita della popolazione, basterebbe, ad esempio, commisurare le ipotesi di crescita urbana a previsioni d’incremento demografico certificate dall’Istat, per troncare alla radice una gran parte della cementificazione del territorio. La Regione Lazio con la legge n. 7/2017 “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio" intende promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici. Si tratta di principi strategici fondamentali per tutelare e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Di fronte a tali obiettivi sarebbe utile un osservatorio regionale capace di verificare gli interventi che i singoli comuni stanno programmando sui propri territori per evitare che la rigenerazione urbana si trasformi in un ulteriore consumo di suolo. Conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorare la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, vuole dire costruire un baluardo contro il consumo di suolo. Occorre quindi sviluppare un’agricoltura di qualità, come la viticoltura, l’olivicoltura, la zootecnia, che caratterizzava i numerosi comuni che lambiscono il fiume Sacco. Non si tratta di proporre il vecchio modello economico, tipico del settore primario ma, piuttosto un’agricoltura multifunzionale, che eroga una serie di servizi di qualità, capaci di integrare il reddito dell’agricoltore, come l’agriturismo, le attività naturalistiche e didattiche, colture di qualità. Tutto questo potrebbe contribuire a evitare il continuo esodo verso le già affollate città, vedi Roma e costruire nuovi rapporti tra popolazione ed ecosistema.

Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti rappresentano un altro punto del manifesto per la Valle del Sacco. Il Rapporto dei Rifiuti Urbani dall’ISPRA, mostra una situazione drammatica per quanto riguarda la produzione di rifiuti, la raccolta differenziata e la gestione degli impianti dei solidi urbani (RSU), sia a livello regionale che provinciale. Continuare a smaltire i rifiuti in discarica, significa infierire su un territorio già sottoposto a numerosi impatti ambientali, costituendo un rischio d'inquinamento dell'acqua, del suolo e dell'aria. Negli ultimi anni pur assistendo sull’intero territorio regionale a un trend virtuoso di calo della produzione pro capite, le discariche sono e continueranno a rappresentare un problema, anche in considerazione del fatto che la maggior parte di esse sono ormai sature o in via di esaurimento. Occorre perseguire l’obiettivo, in tempi brevi, di smaltire in discarica al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti, come previsto dalle norme UE, fino al totale abbandono di questo sistema di smaltimento.

Occorre avviare, sul nostro territorio in una visione regionale d’integrazione, politiche di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, e una nuova gestione dei siti inquinati da bonificare e concorre all’attuazione dei programmi comunitari di sviluppo sostenibile. Solo in questo modo sarà possibile trasformare il rifiuto in ricchezza che non vuol dire solo ricchezza economica ma soprattutto bene per la salute e la tutela dell’ambiente. Occorre indirizzare e sostenere gli investimenti delle imprese verso le attività della green economy, sapendo distinguere fra le varie tipologie d’impianti di gestione dei rifiuti. Su un territorio molto delicato dal punto di vista ambientale, frutto di politiche scellerate, occorrono impianti basati su tecnologie avanzate di selezione e recupero di materiali capaci di trasformare gran parte dei materiali inclusi nel rifiuto residuo in nuova carta, plastiche, vetro, metalli, compost, in biogas e biometano e materiali utilizzabili per il riuso a fini agricoli e per le costruzioni. A tale proposito occorre ricordare che in provincia di Frosinone esistono circa 25.000 aziende agricole che occupano oltre 90 mila ettari di superficie agricola utilizzata (SAU). L’utilizzo dei residui delle loro attività agricole, attraverso la trasformazione in compost, può comportare un doppio vantaggio, ridurre la produzione di scarti e il loro trattamento come rifiuti e allo stesso tempo fornire a questi materiali una valorizzazione economica e ambientale per ripristinare e migliorare quantità e qualità della sostanza organica nei suoli agrari. Un primo presupposto fondamentale per il miglioramento della competitività di gestione dei rifiuti è rappresentato dall’individuazione di una “scala minima ottimale”.

Ciò implica necessariamente il superamento della rigida dimensione amministrativa, che prevede una sostanziale coincidenza tra gli ambiti ottimali e i territori delle Province, a sfavore di una dimensione tecnico-gestionale che contempli variabili territoriali e demografiche. Per cui sarebbe auspicabile che il più importante e grande impianto di trattamento dei rifiuti di natura pubblica, che consorzia i comunali della provincia, accelerasse il processo di riconversione industriale avviato da poco tempo, divenendo il principale protagonista nella gestione di tutte le frazioni di rifiuto urbano prodotte sul territorio provinciale chiudendo così il ciclo dei rifiuti.

La qualità dell’aria in alcune aree della nostra provincia sta diventando un bene prezioso, i continui sforamenti giornalieri previsti per le polveri sottili e l’ozono, rappresentano una grande sfida ambientale. Nella nostra provincia, Frosinone, dove il territorio è fragile dal punto di vista ambientale, manca un’efficace strategia di lotta all’inquinamento atmosferico e tutela dell’ambiente, spesso si limita a interventi estemporanei dettati da motivi contingenti e quindi con scarsi o limitati risultati. I dati nazionali e quelli forniti dall’ARPA, mostrano come molte delle malattie riscontrate, sul nostro territorio, sono dovute da inquinamento da PMX; le stazioni localizzate nella Zona della Valle del Sacco registrano superamenti dei valori limite per gli inquinanti PM10, NO2 e O3.

Gli alberi rappresentano una strategia di lotta all’inquinamento molto importante, anche se non può essere l’unica forma di contrasto né tanto meno sostituirsi ad altri tipi d’interventi. Sarebbe utile avviare una partnership fra Comuni, Provincia, Regione, ARPA, associazioni e aziende private per la realizzazione di un programma d’interventi di forestazione urbana. La necessità di creare nuove aree verdi compensare le proprie emissioni nell’aria, con progetti volti alla riduzione delle stesse. Si tratta di sperimentare, un modello di governance ambientale in grado di offrire alle imprese uno strumento che permetta loro di diminuire la propria carbon footprint e la quantità di particolato lasciato nell’aria, con azioni di compensazione che generino benefici ambientali e sociali sul loro territorio, attraverso un progetto di forestazione urbana, con la messa a dimora di migliaia nuovi alberi nelle aree più popolose della Valle del Sacco. Allo stesso tempo sarebbe interessante rendere obbligatorio, per accedere ai finanziamenti ambientali, la redazione e l’approvazione, da parte dei comuni, del piano del verde quale strumento di pianificazione e gestione del capitale naturale.

Utilizzare il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, per costruire una nuova road map, capace di indicare le linee strategiche lungo le quali indirizzare le risorse finanziarie, il capitale umano e naturale, in una visione unitaria d’interventi all’insegna di un nuovo modello di sviluppo per l’intero territorio, coinvolgendo i cittadini e le realtà economiche e sociali in uno sforzo collettivo regionale e locale.

*Giuseppe Sarracino
Agronomo-Paesaggista

 

 

 

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Agricoltura italiana sempre più green?

agricoltura green economy 350 mindi Antonella Necci - L'agricoltura italiana è la più green d'Europa (fonte: Pixabay)
Dai primati nella sostenibilità alla leadership nella qualità, dai record nella sicurezza alimentare al boom del biologico, l'agricoltura italiana è oggi la più green d'Europa con una crescita che ne alimenta il successo in tutto il mondo. E' quanto emerge da un'analisi Coldiretti/Symbola diffusa in occasione della presentazione del Rapporto Greenitaly.

L'Italia è ai vertici mondiali per aree coltivate a biologico, ricorda Coldiretti, con 1,95 milioni di ettari nel 2018 pari al 15,5% della superficie agricola, ma è anche leader globale nelle produzioni di qualità con 5.155 prodotti agroalimentari tradizionali e con il 20% in più di denominazione di origine (Dop, Igp e Stg) rispetto alla Francia. Italia da record anche sul fronte della sicurezza alimentare, registrando tra i 5 stati europei più importanti dal punto di vista agricolo, il minor numero di prodotti con residui chimici oltre i limiti di legge, con lo 0,8% del totale contro l'1,3% della media Ue o il 5,5% dei prodotti extracomunitari. Il settore primario, inoltre, è tra i più sostenibili con il 7,2% di tutte le emissioni a livello nazionale, in calo dell'1% dal 2012 rispetto alla crescita registrata invece in Francia (+0,85%) Germania (+2,11%), Regno Unito (+2,29%) e Spagna (+10,55%).

Tra i dati suindicati non vengono indicati quelli inerenti alle aree SIN presenti sul territorio, in fase di bonifica e di rivalutazione.
Sarebbe interessante, nel caso tali dati non fossero presenti, come di fatto è, capire dove, in quali zone precise della penisola, realmente l'agricoltura sia in fase espansiva.

Non risulta infatti una politica indirizzata alla riqualificazione di ex aree industriali, mentre è più diffuso il percorso dedicato alle aziende agricole un tempo parte di beni sequestrati alle varie mafie.
Inoltre viene volutamente tralasciato di indicare se si sono rivalutate le aree oggetto di crimini di ecomafia.

La ricerca che parla di una Italia in fase crescente dal punto di vista agricolo, o non tiene conto di questo aspetto preponderante e che sta avvelenano il suolo e il sottosuolo, oppure vorrebbe implicitamente negare l'esistenza delle ecomafie quasi a voler dire che tali crimini non esistono solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa.
Di fatto sancendo un resoconto poco probabile, magari veritiero solo in parte e solo in poche e selezionate aree del paese, che di fatto non vengono nemmeno rese note.

 

 

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Green, la Festa dell'Uva di Sgurgola

legambienteLazio 350quLa Festa dell'Uva di Sgurgola (FR) – quando la tradizione “Alleva la Speranza”.

La tradizionale Festa dell'Uva di Sgurgola, giunta quest'anno alla 66° edizione, si svolgerà durante l’ultimo fine settimana di settembre. Organizzata dalla Pro Loco di Sgurgola con una grande attenzione per minimizzarne l’impatto ecologico, l’edizione 2019 sarà la prima Festa dell’Uva Plastic Free. Il Circolo Legambiente Anagni ha accolto con grande piacere l'invito a partecipare e con la sua presenza darà pieno sostegno a questa iniziativa


“Salvaguardare le tradizioni pensando anche al futuro, questo il nostro obiettivo”, dichiarano Rita Ambrosino e Olga Kozárová, responsabili del Circolo Legambiente Anagni. “Sappiamo bene che l’uso sproporzionato di plastica monouso ha un impatto devastante sull'ambiente e sulla salute degli esseri viventi. Non possiamo più permetterci l’usa e getta! Crediamo che una Festa tradizionale diventi un ottimo momento per dare a tutti i numerosi partecipanti uno spunto ed un segnale di cambiamento. Tutte le fraschette e i punti di ristoro nei tre giorni della Festa useranno stoviglie compostabili per dare una svolta alle “brutte” abitudini dei nostri tempi”. Nello stand allestito dai volontari del Circolo Legambiente i visitatori troveranno anche informazioni utili sull’uso della plastica nella vita quotidiana e potranno acquisire utili consigli per ridurne l’impiego.

La Festa dell'Uva a Sgurgola è un momento di gioia, condivisione e celebrazione delle tradizioni legate alla vita dei contadini. Durante queste giornate si respira l'amore per il paese fondato sul rispetto per il suo passato, indissolubilmente legato alla lavorazione della terra.
“Il nostro pensiero va anche agli agricoltori che con fatica quotidiana e con mille difficoltà cercano di far rinascere la loro terra” – continuano Ambrosino e Kozárová – “pensando in particolare ai giovani contadini dei territori di Amatrice devastati dal terremoto del 2016, che Legambiente sostiene con il progetto Alleva la Speranza”.

Le imprese di allevamento e di trasformazione di prodotti di qualità che hanno deciso di continuare a vivere e resistere nei territori devastati dal sisma sono testimoni e presidi viventi della storia e le tradizioni di quei luoghi e hanno bisogno del sostegno di tutto il Paese.
Il Circolo di Anagni vuole contribuire fattivamente a “Alleva la Speranza” devolvendo il 75% del ricavato della vendita dei prodotti artigianali presenti nello stand durante la Festa. Borse, accessori e copertine creati a partire da materiali riciclati grazie alla fantasia e all’abilità manuale di chi crede che ci possa essere una nuova vita nel riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Un bell’esempio di creatività circolare!

E non finisce qui… i ragazzi della Pro Loco Sgurgola hanno deciso di aderire alla campagna per aiutare i polmoni del nostro pianeta a respirare promossa da Treedom, l’unica piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online, così hanno inserito fra i premi della tradizionale lotteria un “Albero Treedom”, in questo modo anche con l’acquisto di un solo biglietto della lotteria si potrà dare un ulteriore aiuto all'ambiente.
Insomma, sarà una festa green che festeggiando e onorando il passato, abbraccia il futuro.

 

22.09.2019

 

 

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Una politica green è anche una politica per il lavoro

consiglio lazio 350 260Lettera aperta di Umberto Zimarri a Nicola Zingaretti Presidente della giunta Regionale del Lazio.

«Gentile Governatore Zingaretti,
sono un ragazzo di 29 anni che vive nel Lazio, la sua Regione. Abito in Provincia di Frosinone, in un piccolo paesino, San Giovanni Incarico nel quale sono Consigliere Comunale, ed adoro la mia terra: questa provincia per storia, territori e paesaggi è un gioiello. C’è tanto da valorizzare, c’è tanto da far conoscere, ma non mi dilungo oltre, sono convinto che certamente conoscerà questi luoghi e converrà su questo punto.

Ieri, ho letto con particolare interesse le proposte che ha lanciato sul tema green: sei grandi azioni per la svolta verde. Azioni certamente interessanti, utili ed importanti. Allo stesso modo, però mi sento di ricordarle che dalle nostre parti stanno emergendo con maggiore forza, giorno dopo giorno, problemi in cui le istituzioni balbettano, per essere ottimisti, latitano, in alcuni casi, e sono corresponsabili in altre.

Mi permetta di farle un esempio: nell’ottica di una svolta green le sembra sostenibile aver concesso, pochi mesi fa, per l’ennesima volta un ulteriore ampliamento della Discarica di Roccasecca. Una discarica nata provvisoria all’ inizio del millennio e che ora si sta sviluppando addirittura in verticale, nonostante, per esempio, il parere contrario del Mibact, oltre alla ferma opposizione dei Comuni e dei comitati ambientalisti. Come saprà certamente più di me, le direttive europee impongono di portare meno quantità possibile di rifiuti in discarica, ma in questa storia la risposta è sempre stata: non ci sono alternative. Magari redigere un nuovo piano regionale dei rifiuti sarebbe necessario e doveroso. Perché fino a quando questo non accadrà, noi saremo destinati a sopperire alle mancanze di altri. Non è evidentemente green, oltre che essere politicamente negligente, non costruire gli impianti moderni ed efficienti, di cui la Capitale avrebbe bisogno e continuare a sostenere un ciclo dei rifiuti novecentesco ed inquinante nelle Province. Tornando alla vicenda della Discarica, in seguito, può trovare l’interrogazione parlamentare presentata dal nostro gruppo nella passata legislatura: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/11328&ramo=CAMERA&leg=17. Magari da Segretario del PD, potrebbe anche chiedere al suo partito e ai membri di quel Governo perché nessuno si è mai degnato di risponderci.

Sicuramente, inoltre, immagino sarà già a conoscenza del fatto che qualcuno in quella zona ha letteralmente spostato il Fiume Melfa. Spostato un Fiume. Al momento che io sappia non ci sono state reazioni da parte dall’Ente Regionale a tal proposito.

Le ricordo, infine, che ad un centinaio di metri di distanza, c’è anche un impianto di TMB che anno dopo anno accoglie sempre più rifiuti della Capitale. Ecco, immagini le condizioni in cui sono costrette a vivere famiglie con bambini piccoli, con questo caldo. Non si contano neanche più le chiamate per avvisare le forze dell’ordine a causa della puzza che pervade ed entra in queste case. In tutta franchezza non le sembra ingiusto e inaccettabile?
Non posso evitare di farle notare neanche i problemi della zona nord. C’è una nota del circolo di Legambiente di Anagni, firmata anche dal Presidente Nazionale, Stefano Ciafani, che vorrei sottoporle. La Regione da Lei Presieduta, in data, 27 luglio 2017, ha concesso alla Marangoni l’autorizzazione alla rimessa in esercizio dell’inceneritore. La Regione Lazio- dichiara Legambiente- ha fatto riferimento ad una valutazione d’impatto ambientale del 2000, non tenendo conto degli eventi che si sono succeduti negli anni e che hanno pesantemente aggravato le criticità ambientali. Non le sembra un controsenso avallare un inceneritore in un sito d’interesse nazionale?

Purtroppo, neanche il sud di questa provincia è esente da problemi seri e purtroppo le istituzioni sono assenti nella risoluzione. In una zona tra Cassino e Sant’Elia Fiume Rapido, Nocione, dopo anni ed anni di denunce da parte degli ambientalisti locali, sono state rinvenuti rifiuti interrati che qualcuno ieri ha provato ad incendiare. Ma non è finita qui, ahinoi, perché in quella zona, in un’area sotto-sequestro è presente, da oltre 10 anni, in un capannone abbandonato coperto in Eternit un accumulo di rifiuti. Una relazione dei Vigili del Fuoco, sostiene che in caso di incendio si possa creare un’emergenza sanitaria ed ambientale che durerà per anni ed anni. Una vera bomba ecologica.

Queste sono solo alcune delle tristi vicende di cui siamo ammalati, mi auguro che in altre zone del Lazio e d’Italia vada meglio, sa sono tendenzialmente ottimista, ma nel caso così non fosse, invito cittadini e associazioni a segnalarle prontamente.

Insomma, Governatore Zingaretti, chi scrive vuole costruire un futuro in cui siano garantite la tutela del territorio ed il diritto alla salute. Abbiamo il dovere di dare un futuro ai bambini ed ai ragazzi di oggi e di domani. Non vorrà farci, per caso, pensare che i rifiuti nelle Province rappresentano il prezzo che deve pagare la sua Giunta Regionale ai Cinque Stelle visto che tengono in piedi l’Anatra Zoppa?

Nella massima sincerità sarei contento e felice se ci fosse una vera, concreta, sincera svolta green su questi temi. La salvaguardia ambientale viene certamente prima delle logiche partitiche. Però se si vuol costruire qualcosa di realmente verde, o si vuol dimostrare un cambiamento, non possiamo che partire dalle fondamenta ed è proprio dalla coerenza delle scelte sui territori che si misura il reale cambiamento politico. Altrimenti il green è un tocco di colore in quadro a tinte fosche, un accessorio cool e non la sfida necessaria. Una moda del momento e non un investimento per il futuro.
Umberto Zimarri.»

 

 

 

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Frosinone sarà il fulcro del polo nazionale della ceramica green?

M5S logo minEnrica Segneri, deputata del M5S - Roma, 13/09/2018 - “Il governo sta lavorando con il massimo impegno per aiutare le aziende a ripartire, nonostante la situazione di difficoltà in cui versa il Paese, situazione ereditata dalla malagestione dei governi precedenti. Aiutare gli imprenditori meritevoli che lavorano per la crescita del territorio è per noi fondamentale, dunque sono pienamente soddisfatta di quanto finora è stato portato avanti con grande dedizione dal Ministro Di Maio, che crede fortemente nel made in Italy. E La creazione del polo nazionale della ceramica, si muove proprio in tal senso. Grazie a un lavoro di squadra e alla visione dell’imprenditore Francesco Borgomeo, sarà possibile far crescere il territorio della provincia di Frosinone in cui si trovano altre due aziende importanti e strategiche, ossia la ex Marazzi Sud di Anagni e la ex Ideal Standard di Roccasecca, che insieme a Tagina in Umbria, potranno dar vita a un polo nazionale di ceramica green e circular*.

 

*collaborazione di gruppi con interessi comuni, che condividono idee, interessi, obiettivi e con un senso di appartenenza

 

 

 

Per chi volesse approfondire gli argomenti trattati può prendere contatto con il dottor Antonio Colasanti ai seguenti recapiti:
Email:
Tel. 347102038

 

 

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