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Lettera di un guerrafondaio

 

Autosospeso dall’ANPI di Cassino

di Fausto Pellecchia
Fausto Pellecchia minEspongo qui le ragioni del mio dissenso con le posizioni assunte dalla Presidenza dell’ANPI - e prontamente condivise e rilanciate in un crescendo di vis polemica da alcuni compagni della costituenda sezione di Cassino- che mi inducono all’autosospensione della tessera.

Il 4 aprile 2022 l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha diffuso il seguente comunicato: “L’ANPI condanna fermamente il massacro di Bucha, in attesa di una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’ONU e formata da rappresentanti di Paesi neutrali, per appurare cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili. Questa terribile vicenda conferma l’urgenza di porre fine all’orrore della guerra e al furore bellicistico che cresce ogni giorno di più”.

L’apparente, asettica adiaforia del linguaggio utilizzato non basta a nascondere l’oscena ambiguità di questo comunicato, il cui senso tradisce e offende, già nella forma, la schiettezza e la forza ideale dei valori della Resistenza antifascista.
Il comunicato contiene infatti la richiesta di «una commissione d’inchiesta internazionale per appurare cosa davvero è avvenuto»; dunque, si ritengono insufficienti le testimonianze di ogni genere, che si confermano e rafforzano vicendevolmente ad ogni istante, i racconti dei cittadini scampati fortunosamente alla mattanza, le notizie diffuse dalle più autorevoli agenzie di stampa internazionali, la documentazione sconvolgente dei fotografi e dei giornalisti sul campo, le riprese aeree dei giorni precedenti che inchiodano le truppe di occupazione di Putin…Ma, forse l’ANPI preferisce coltivare la lezione cospirazionismo, alimentando il sospetto sull’unanimismo dell’informazione, catalogato come frutto dell’occhiuto controllo esercitato dall’imperialismo geopolitico della Nato. Per questo, si dice, il giudizio sulla crisi bellica ucraina va prudentemente rinviato … alle calende greche, cioè alle risultanze di “una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’ONU” che con ogni probabilità emetterà il suo verdetto quando di Putin si saranno perse definitivamente le tracce.

Molti arrivano a confondere il farisaico eccesso di prudenza (o di pavidità) che ispira il comunicato ANPI con le cautele tecnico-procedurali di raccolta e catalogazione delle imputazioni. Si vorrebbe, cioè, dare ad intendere che l’esercizio critico del dubbio sia sempre e comunque utile, nella misura in cui ci preserva dalle spire omologanti del cosiddetto Pensiero Unico, contro il quale si levano quotidianamente le geremiadi vittimistiche del pacifismo “duro e puro”. Quest’ultimo, com’è noto, è sempre impegnato a denunciare il violento “maccartismo” di coloro che si limitano ad esprimere dubbi e contrarietà circa l’opportunità di una resa incondizionata dei combattenti ucraini all’invasore russo. Giacché se è vero che la pace è un valore universalmente riconosciuto e perseguito nell’emisfero occidentale, non altrettanto lo sono i percorsi e i modi per realizzarlo, dal momento che essi presuppongono comunque una prevalente volontà di negoziato che, finora, è stata sempre disattesa dello Zar moscovita.

Le centinaia di cadaveri di cittadini torturati e massacrati a Makariv, a Mariopol oltre che a Bucha, ammucchiati nelle fosse comuni, lascerebbero persino sopravvivere, a giudizio dell’ANPI – nonostante la concordante messe di testimonianze-, il sospetto che si tratti di una astuta messa in scena della resistenza ucraina per infangare l’onore militare delle truppe putiniane. Il comunicato, tuttavia, con sordida miopia, finge di chiedersi: “Perché è avvenuto?”
I dirigenti dell’ANPI preferiscono avvolgere l’evidenza del comportamento criminale delle truppe “asiatiche” di Putin nella nebbia dell’incomprensibile. Si finge di ignorare che gli scherani della strategia neozarista dell’ex ufficiale del KGB, allorché sono costretti a ripiegare dalla resistenza dei combattenti ucraini, sfogano sulla popolazione civile la loro rabbiosa frustrazione di “liberatori” misconosciuti, trucidando i vecchi, stuprando e sterminando le donne, e abbandonandosi agli orrori dell’infanticidio.
Per colmo d’impudicizia, infine, il comunicato si chiede: Chi sono i responsabili? Anche i sassi ormai sanno che il responsabile di questa immane tragedia, in quanto mandante supremo dell’occupazione e delle depredazioni manu militari di uno Stato democratico, a cui si aggiungono le carneficine ai danni dellla popolazione civile ucraina, è Vladimir Putin al quale si deve la costruzione di un sistema di potere autocratico e vessatorio, fondato sulla corruzione e sul terrore. Peraltro, di questo sistema si conosce anche l’esecutore materiale, il tenente colonnello Omurbekov Azarbek Asanbekovich, comandante dell’unità di fucilieri motorizzati 51460 della 64a brigata, che si avvale altresì dei mercenari filonazisti del gruppo Wagner, arruolati al fianco delle truppe russe (unico esempio di “denazificazione” operata da filonazisti in armi contro il presidente Volodymyr Zelens'kyj, cittadino ebreo eletto democraticamente con oltre il 73 % dei voti…,!) . Di fronte alle aspre critiche suscitate dal comunicato dell’ANPI anche in alcuni esponenti del campo “pacifista”, il presidente dell’Associazione ha dettato all’Ansa una precisazione che invera il classico rimedio della “toppa peggiore del buco”. Infatti, Gianfranco Pagliarulo, già delfino del sen. Armando Cossutta, ha scritto:
“Sappiamo benissimo chi è l’aggressore, l’abbiamo sempre denunciato e condannato, anzi siamo stati probabilmente tra i primi a condannare l’invasione”.

Però nel comunicato si “condanna fermamente il massacro”, come fosse ancora anonimo e indeterminato in quanto si chiede di “appurare cosa sia avvenuto”, il perché, e i responsabili: tutti elementi ritenuti ancora incerti, e che perciò contraddicono la pretesa di aver, fin dall’inizio, indicato in Putin e nel suo “composito” esercito i massacratori della popolazione civile di Bucha e Makariv.
Naturalmente, queste ovvie considerazioni di carattere schiettamente politico non infirmano la necessità di istituire una commissione d’inchiesta del Tribunale internazionale dell’Aja che avrà il compito di precisare e graduare, sul piano giuridico-procedurale, il livello delle responsabilità individuali dei vari ufficiali e soldati coinvolti nel massacro dei civili; ma non quelle di Putin e del suo tenente colonnello, che risultano ormai abbondantemente acclarate sul piano politico.
Il vergognoso non expedit implicato nella posizione dell’ANPI è del resto confermato dalla frase finale del comunicato, che il presidente Pagliarulo non si è nemmeno sforzato di emendare: “Questa terribile vicenda conferma l’urgenza di porre fine all’orrore della guerra e al furore bellicistico che cresce ogni giorno di più”. La mattanza di civili ucraini da parte delle truppe di Putin diventa una sfocata, anonima “terribile vicenda” alla stregua di un increscioso, funesto incidente di percorso. “L’orrore” diventa quello di una ancor più nebbiosa e indecifrabile “guerra” il cui vero responsabile sarebbe “il furore bellicistico che cresce ogni giorno di più”; infatti, le equivalenti conseguenze di questo medesimo “furore bellicista” rimandano, secondo la visione cerchiobottista dell’ANPI, ad un’equa, salomonica distribuzione di responsabilità, addebitabili, in parte, all’invasione cruenta decretata dallo Zar moscovita e, in parte, all’ orgogliosa resistenza del popolo ucraino, nettamente inferiore per armi e per numero di milizie, ma non certo per motivazioni ideali.

Ma c’è di più e di peggio, giacché non passa giorno che il suddetto cerchiobottismo, sublimato a criterio metodologico dalla chiacchiera del pacifismo trionfante, alimenta l’esorcismo rituale di alcuni intellettuali, che intendono rinchiudere nel perimetro dei fraudolenti consiglieri “guerrafondai” tutte le voci critiche schierate a sostegno della resistenza ucraina [resistenza con la r minuscola, come vuole la farisaica distinzione filologica che la allontana dalla maiuscola Resistenza italiana]. Duuque: appoggi la reistenza ucraina? Dici che gli ucraini vanno aiutati a difendersi (perché come ci ricorda Liliana Segre, citando l’art.52 della nostra Costituzione, “la difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino” che dovrebbe essere universalmetnte rispettato)? Che in certi casi diviene, perciò, un dovere anche l’invio di armi e di mezzi per contrastare le devastazioni e gli orrori di un esercito invasore? – ecco, dunque, che stai “indossando l’elmetto”, stai abbandonando la pacatezza e l’imperturbabile serenità del dialogo e dell’argomentazione logica. L’elmetto è l’oggetto simbolico che esorcizza qualsiasi considerazione divergente sulla guerra, equiparandola a giustificazione della violenza e della sopraffazione. L’evocazione dell’elmetto è la parola che taglia corto: da essa promana la suggestione che interrompe qualsiasi ragionamento, quasi sia stata partorita da oscure e persistenti pulsioni autodistruttive. Per la prima volta l’elmetto acquista la magica potenza capace di tacitare ogni pensiero sulla guerra. Eppure, molti degli intellettuali che oggi abusano di questa perversione verbale, non hanno mai proposto – e noi con loro- l’argomento “bellicista” dell’elmetto davanti all’aggressione del Vietnam da parte degli Usa.

Negli anni ’60 del secolo scorso, si stava con l’“eroica” (e lo era davvero) resistenza vietnamita, e non c’era nessuno che ti accusasse di voler indossare l’elmetto quando celebravi nelle piazze il coraggio e la saggezza di Ho Chi Minh, come di Che Guevara o di Fidel Castro. È noto, del resto, che il popolo vietnamita vinse perché ricevette aiuti anche in armi, perché aveva grandi leader militari, per le bare che tornavano negli Stati Uniti avvolte nella bandiera a stelle e strisce, e perché ci fu un movimento di opinione in tutto il mondo schierato con le sue insopprimibili ragioni. Non un movimento guerrafondaio. Non un movimento con l’elmetto. Ma un movimento che, nella temperie del Sessantotto, aveva un’idea forte e chiara di libertà e aveva consapevolezza che l’indipendenza dei popoli e dei Paesi non si tocca. Né ricordo di avere sentito sbucare per sbaglio quella parola quando, nel settembre del 1973 e nei mesi seguenti, si raccoglievano fondi per la resistenza cilena, che non combatteva un nemico esterno ma una dittatura interna. Essendo entrato in università nei tempi in cui quell’idea c’era, condannai senza se e senza ma anche l’invasione di Praga. Non accusai Dubček di essersi spinto “troppo in là” con la democratizzazione del suo Paese, così da rendere l’invasione sovietica “inevitabile”. Pur di spiegare che una guerra patriottica come quella ucraina non può essere accostata alla nostra Resistenza, un intellettuale abbastanza reputato è arrivato a dire che la Resistenza non fu affatto guerra patriottica, bensì internazionalista. Davvero i missili fanno male anche alle menti oltre che ai corpi e alle cose. Perché basterebbe prendere le lettere dei condannati a morte della Resistenza per capire quanto in loro, insegnante, contadino o parrucchiera, ci fosse di amore per la libertà della propria “patria”, come recita il troppo negletto art.52 della Costituzione, che sancisce la distinzione sostanziale tra il “ripudio” della guerra (art.11) e il “sacro dovere” della difesa della Patria (art.52) Basta rileggere i dispacci interni del movimento: “Bande di patrioti si sono diretti”, la “Brigata Patrioti Piceni di stanza in Colle San Marco”… Il fatto, temo, è che alla fine dovremo davvero metterci l’elmetto. Non foss’altro che per difenderci dalle granate della disinformazione e dai grappoli di idiozie miste ad insulti che ci piovono addosso.

 

 

 

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Transizione ecologica: Lettera aperta al Presidente Draghi

AMBIENTE

Osservatorio sulla Transizione Ecologica – PNRR

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Mario Draghi da parte dell'Osservatorio sulla transizione ecologica - PNRR, per accelerare le misure sulla transizione ecologica, firmato anche da 3 storici esponenti ambientalisti.

Promosso da: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Si'...

Al Presidente del Consiglio Mario Draghi

economia circolare 390 minSiamo d’accordo con lei quando in Parlamento e in altre sedi pubbliche ha enunciato l’esigenza non solo di affrontare le emergenze, a partire dall’approvvigionamento del gas, a fronte dell’invasione russa in Ucraina e alle misure di pressione per costringere uno storico fornitore a scegliere la tregua e la pace anziché di proseguire la guerra di aggressione, ma soprattutto di puntare ad accelerare le misure per la transizione ecologica dell’economia con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi. Sono passati pochi mesi da importanti sedi internazionali che avevano la questione climatica come centro della discussione e oggi siamo precipitati in una situazione pericolosa, che provoca lutti e devastazioni in Ucraina e distorce gravemente l’attenzione dagli obiettivi climatici che dovrebbero riguardare tutti noi, tutti i Paesi della terra, in un grande impegno corale di collaborazione e cooperazione. Esattamente l’opposto della guerra come mezzo di regolazione delle contese.

Per questo ci rivolgiamo a lei consapevoli che l’Italia deve assolutamente accelerare nella transizione ecologica, utilizzando al meglio le risorse del PNRR.

Se la situazione è cambiata e occorrono decisioni radicali è inevitabile che le scelte del PNRR e la sua realizzazione vengano ripensate riguardo agli aspetti finanziari, alle localizzazioni, a partire dalla priorità del Mezzogiorno, e soprattutto a tempi di attuazione precisi e verificabili. Per questo sono indispensabili drastiche norme di semplificazione, visto che quelle decise sono o non attuate o inadeguate.

Intendiamo richiamare la sua attenzione sui ritardi, le incertezze, le lacune che rischiano di fare mancare l’obiettivo del cambiamento ecologico dell’economia italiana.

La cabina di regia del PNRR non sembra avere adempiuto al compito di rendere chiare e forti le scelte al paese; e, in particolare, non sembra avere funzionato un rapporto indispensabile con tutte le soggettività istituzionali e sociali, dalle Regioni ai sindacati, per passare al complesso delle associazioni ambientaliste che hanno avanzato proposte precise su cui non ci sono fino ad ora risposte.

È condivisibile l’iniziativa per porre in sede europea le nuove urgenti questioni energetiche che sono davanti a tutti i Paesi europei, sia pure con modalità e forme diverse da Paese a Paese. Se è chiaro l’obiettivo, anche i sacrifici immediati e transitori acquistano un significato diverso, altrimenti si rischiano reazioni negative e il prevalere di timori, paure, inevitabili in una fase di guerra aperta.

La prima proposta che ci sentiamo di avanzare è che il Governo promuova in tempi brevissimi una Conferenza nazionale in cui fare il punto sulla situazione, sulle modifiche degli interventi, ascoltando le proposte e gli obiettivi che vengono avanzati dai soggetti istituzionali e sociali. Queste proposte potrebbero diventare parte di un impegno comune, a partire dal Governo, delle aziende a partecipazione pubblica – che sono tenute a comportamenti ispirati ad una nuova disciplina degli obiettivi comuni –, delle forze sociali (imprese e sindacati), delle associazioni ambientaliste, delle comunità energetiche e di quanti hanno competenze e storia che motivano la validità del loro ascolto.

Un esempio, per intenderci. Si è molto parlato di semplificazioni e superamento di vincoli burocratici, ma finora non si sono fatti veri passi avanti. Anzi, si configura come un serio autogol il blocco delle energie rinnovabili ai livelli di 10 anni fa, mentre restano inevase preziose candidature dei privati ad investire risorse nel settore eolico off shore, in quello terrestre e nel fotovoltaico. Ad esempio, è grave che le lentezze burocratiche e le ordinanze di alcune Sovraintendenze contribuiscano ad un effetto nimby contro le energie rinnovabili, mentre il contrasto alle infiltrazioni mafiose e all’illegalità sono compito degli organi investigativi e della magistratura.

In ogni nuova costruzione o ristrutturazione radicale, a partire da quelle associate al bonus del 110 %, il PNRR deve prevedere l’obbligo del ricorso al fotovoltaico e all’efficienza nell’uso dell’energia, con una priorità su tutto il patrimonio edilizio pubblico.

Proposte come queste possono diventare realtà se i tempi di realizzazione diventano stringenti e l’allaccio alla rete è garantito entro la conclusione dei lavori.

Bisogna uscire dalla contraddizione per cui da un lato si parla di rinnovabili ma in realtà si agisce per il gas, il carbone, o peggio.

Interventi per alleggerire le conseguenze dell’aumento dei prezzi del gas e del petrolio, delle carenze di forniture conseguenti alla guerra sono indispensabili, ma l’obiettivo strategico è il quadro europeo, che ha fissato nel 55% la riduzione entro il 2030 dei gas climalteranti.

Per questo occorrono proposte precise come la riscrittura in tempi rapidi del Piano integrato energia clima (Pniec) giustamente proposta da Greenpeace, Lega Ambiente e WWF. Il Pniec riscritto deve prevedere un nuovo piano di risparmio energetico che accompagni gli investimenti nelle energie rinnovabili. In passato, sulla scorta di studi Enea il Piano di “efficienza energetica 2010/2020, divenuto indirizzo comune di Confindustria e Cgil, Cisl, Uil prevedeva il risparmio di 51 Mtep di combustibili fossili, 207 milioni di tonnellate di CO2 in meno, 1.600,000 nuovi posti di lavoro nel decennio. Obiettivi che vanno ripresi ed aggiornati (poco è stato realizzato)anche per il loro eccezionale valore occupazionale.

Il nuovo PNIEC deve indirizzare Amministrazione pubblica, Enti e Istituzioni preposte insieme a tutta le imprese, grandi e PMI, in un percorso rapido di massima elettrificazione nei diversi impieghi – industria, trasporti, usi domestici – con energia elettrica fornita prioritariamente e sempre più da energie rinnovabili (FER).

Ciò implica che il nuovo Piano fissi al 2030 per le fonti rinnovabili l’obiettivo ambizioso di 90 nuovi GW (basta pensare alla Germania che programma 150 nuovi GW in più) all’insegna dell’urgenza di far fronte alla minaccia del cambiamento climatico in una prospettiva di rapida indipendenza dal gas russo e, più in generale, da idrocarburi e fonti fossili. In conformità con la raccomandazione Next Generation EU di realizzare il 40% degli obiettivi energia/clima entro il 2025, il Piano deve valutare gli aspetti industriali, economico-sociali e finanziari perché si possa procedere nel prossimo quadriennio a un ritmo 8/9 GW all’anno di nuovi impianti FER, rispondendo così anche alla richiesta di “Elettricità futura”, che ha chiesto al Governo di autorizzare 60 GW di nuovi impianti da FER entro giugno 2022.

Un tale sforzo produttivo necessita di adeguati finanziamenti per tutto il periodo previsto, procedendo,ad esempio, con detrazioni fiscali di entità uguale a quelle dei superbonus.

Insomma, Signor Presidente, pensiamo che le conseguenze della guerra debbano spingere a trovare provvedimenti ancora più urgenti e tempestivi e la sapienza politico-istituzionale di realizzazioni energetiche fondamentali per il Paese e per la lotta al cambiamento climatico, con il massimo coinvolgimento dei cittadini, come consente la ricchezza delle forme di partecipazione che la nostra democrazia mette a disposizione.

Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Gianni Mattioli, Jacopo Ricci, Massimo Scalia, Gianni Silvestrini

29/3/2022

 

 

 

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Lettera aperta al Sindaco di Anagni Avv. Daniele Natalia

AMBIENTE - BIODIGESTORI

Sindaco: Dare seguito al suo no verbale con un no giuridicamente legittimato

Biodigestore 390 FrosinoneToday min minLa Direzione Regionale Ambiente - Area Autorizzazione Integrata Ambientale ( AIA ), della Regione Lazio, con Protocollo nr: 223707 - del 04/03/22 ha convocato la 2° seduta della Conferenza di Servizi per il giorno 06/04/2022 ore 10:30 – avente per oggetto:- Istanza di Autorizzazione Integrata Ambientale ( AIA ) per nuovo impianto di Biodigestione e Compostaggio sito in loc.Selciatella di Anagni.

Signor Sindaco,
nello scorso mese di ottobre Lei ha annunciato, a sorpresa, il Suo NO all’ impianto di un BIODIGESTORE in località Selciatella di Anagni dopo aver sostenuto convintamente per due anni le ragioni del SI’.
Ha spiegato il cambiamento della Sua posizione, motivandola con l’ ascolto delle proteste e del dissenso della gran parte degli anagnini, sottolineando la Sua insufficiente considerazione delle specifiche caratteristiche tecniche dell’ impianto e delle conseguenze preoccupanti per la salubrità
dell’ ambiente e la salute della popolazione.

IL SUO NO HA CONFUSO MOLTISSIMO LA POPOLAZIONE CHE ad oggi:

1. PENSA CHE LA QUESTIONE SIA CHIUSA
2. E’ CONVINTA CHE IL BIODIGESTORE NON SI FARA’
3. HA DIMENTICATO I RICORSI PRESENTATI AL TAR ( TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE )
MA NON E’ COSI’
Nella Conferenza di Servizi del prossimo 6 aprile la Regione potrebbe rilasciare definitivamente l’ autorizzazione all’ Impianto e il parere sanitario del Sindaco è obbligatorio ed ha un peso amministrativo e politico di primo piano in quanto gli viene riconosciuto l’ esercizio di una serie di poteri di garanzia.

QUINDI PER ESSERE EFFICACE E CONGRUENTE CON IL SUO NO, TORNIAMO A CHIEDERLE DI DARE SEGUITO AL SUO NO VERBALE CON UN NO GIURIDICAMENTE LEGITTIMATO DALL’ ESERCIZIO DEI POTERI RICONOSCIUTI AL SINDACO, CONFERMANDO NELLA PROSSIMA CONFERENZA DI SERVIZI DEL 6 APRILE LA SUA NETTA OPPOSIZIONE ALL’ IMPIANTO
DI UN BIODIGESTORE PER LO SMALTIMENTO DI 84.000 tonn. annue DI RIFIUTI SOLIDI URBANI AD ANAGNI IN LOCALITA’ SELCIATELLA, TENEND0 ANCHE CONTO DELLA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE n. 39 DEL GIORNO 2 DICEMBRE 2021.

 

IL COORDINAMENTO AMBIENTALE ANAGNI-COLLEFERRO
ANAGNI VIVA
COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO,
DIRITTO ALLA SALUTE - DAS
RETUVASA Rete Tutela Valle del Sacco
nel ricorso al TAR è rappresentato dagli avv. FLORIDI e GALANTI.
I cittadini che vogliono continuare a contribuire liberamente alle spese legali per il ricorso, possono farlo versando
sull’IBAN n. IT 96 X08 344 7429 000000 184 8050
intestato all'Associazione “ Anagni Viva ” presso BancAnagni, con causale
"NO al Biodigestore"
Anagni, 15 marzo 2022

 

 

 

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Anagni. Lettera aperta al Sindaco della città

ANAGNI. DECORO CITTADINO

Cinque situazioni di inaccettabile degrado, perduranti

Egregio Sindaco,
ph parcheggio Piscina 3 390 minin questa settimana che volge al termine, abbiamo assistito ad un confronto sui social, anche aspro, tra chi denuncia un diffuso degrado della nostra città e chi invece sostiene che si tratti di osservazioni pretestuose perché non attinenti ad Anagni e al suo territorio.

Come spesso accade, le discussioni si animano e trascendono quando entrano in campo i supporter di quello o talaltro consigliere, suoi collaboratori in materia di manutenzioni, centro storico, nettezza urbana od altro.
Ora, poiché ai cittadini, come a me medesimo, poco interessa contare il numero di supporter di tizio o di caio, ti elenco solo cinque situazioni di inaccettabile degrado perduranti da uno, due o tre anni, malgrado il sottoscritto e altri cittadini le abbiano poste all’attenzione numerose volte.

Vedi Sindaco, sono cose precise e facili-facili; qualche solone dirà “banali” ma io torno ancora a segnalarle perché, per quanto uno stato di abbandono/degrado/vergogna venga prima o poi essere rimosso, la città non sarà mai a recuperare questi costi d'immagine e reputazione che paga da troppo tempo.

Sindaco, sarai senz’altro a convenire con me che il decoro è diritto sacrosanto di ogni comunità cittadina e Anagni non può essere un’eccezione.

Sindaco, tu che sei il sindaco di tutta la città, hai responsabilità diretta nelle materie non assegnate in delega assessorile, per cui non girarti dall'altra parte, come alcuni tuoi collaboratori, solo perché chi ti scrive non è parte della tua maggioranza. Se proprio tu non volessi rispondere a me, su queste puntuali segnalazioni facili-facili, una risposta doverosa va data ai cittadini con impegno di scadenza per la rimozione di questo stato di particolare degrado che imbruttisce la nostra città calpestando ilph parcheggio Piscina 390 min diritto al decoro di ogni anagnino.
Per farla semplice, facciamo un viaggetto insieme entrando da sud e arrivando al multipiano di San Giorgetto. Solo cose semplici, in questa sede, risolubili con interventi facili-facili.

N.1) accedere (o uscire) di sera o di notte ad Anagni percorrendo viale Roma c'è da vergognarsi per lo stato dei lampioni con i corpi illuminanti a sfera: un terzo delle lampade sono fulminate da tempo e i due terzi restanti sono a luci multicolori. Salvo meglio, l'intervento che ti chiedo da anni è ripulire le sfere e cambiare le lampadine. Quando?

N. 2) volendo fermarsi in centro ed utilizzare il parcheggio di Piscina, sorprende il degrado, che segnalo ormai da anni. Esso fa vergogna per la sporcizia e per i rovi e arbusti che ingombrano l’intero perimetro. Nel lato delle mura romane (bene culturale) il marciapiede e la ringhiera sono totalmente invasi dalle spine che, in tratti arrivano fino ai lampioni. Sporcizia di ogni genere resta a terra da mesi e mesi trattenuta dai rovi che invadono la superfice. Uno stato allucinante per un'infrastruttura pubblica particolarmente utilizzata da cittadini e turisti. L'intervento che ti chiedo, salvo meglio, è tagliare le spine, liberare il marciapiede, ripulire dalla sporcizia il perimetro del parcheggio. Quando?

N. 3) Due passi per piazza Cavour ci fanno capire quanto la città non ami, nei fatti, il turista (una mezza giornata a Spoleto potrebbe essere utile). Tra gli scarsissimi cartelli, quelli che troviamo di fronte (sulla strada del turista) sono quasi inglobati da un paio d’anni da alcune piante incolte, da vegetazione spontanea e presenza diffusa di immondizie. Eppure le indicazioni turistiche segnalano luoghi come il Palazzo Comunale, il Centro storico, il Monastero di Santa Chiara, ecc. Sindaco anche qui l’intervento per recuperare dignità è facile-facile, lo richiedo ormai da tempo e consiste nella eliminazione degli abbandoni e degli arbusti spontanei, nonché di una sana potatura (non capitozzatura) della grande pianta incolta da anni.

N.4) Giunti all’accesso nord della città, quello più utilizzato dai visitatori diretti verso la Cattedrale, Piazza Innocenzo e l'interoph lampade viale Roma 390 min centro storico, di “cosucce in abbandono” ne avremmo parecchie. Cominciamo, Sindaco, da una cosa proprio facile-facile che sollecito invano da prima dell’estate: tre lampade su quattro della rotatoria sono fulminate da tempo. Necessario cambiarle. Quando?

N.5) Sempre nell’area San Giorgetto, Sindaco più volte ho segnalato che i livelli ipogei del multipiano fanno vergogna, (quasi paura) per scritte e imbrattamenti di ogni genere. In attesa che siate a bonificare tanto degrado, ho segnalato, anche in Consiglio comunale, che all’ingresso al secondo piano ipogeo i cittadini e turisti trovano subito, ormai da oltre un anno, un grande fallo a parete accompagnato da un “porco…” rivolto al Padreterno.
Degrado, abbandono, vergogna e blasfemia in ingresso alla città da anni mi sembra proprio troppo! Ed allora, Sindaco vorrei sapere, e la città vorrebbe anch’essa sapere, solamente quanto ancora per cancellare tale vergogna?
In questa lettera non c’è spazio per parlarti del territorio ma, per un altro giro, rimango a disposizione. Solo a margine ti faccio notare, Sindaco, che malgrado siano state spiccate le luminarie, i fili di ferro che attraversano il corso sono stati lasciati tutti appesi.

Sindaco Natalia non mi interessa entrare in polemica inutile con chicchessia, sono cose che denuncio da tempo sebbene richiedano soluzioni facili-facili.
Fammi o facci sapere solo quando!
Una città più curata è per i cittadini, non certo solo per il sottoscritto.
Grato dell'attenzione.

Nello Di Giulio
Consigliere comunale lista Anagni cambia Anagni

 

 

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Lettera aperta ai concittadini di Anagni

ANAGNI: NO BIODIGESTORE

 Cosa occorre perchè il biodigestore non si faccia

Il Coordinamento ambientale di Anagni e Colleferro
Biodigestore 390 FrosinoneToday min minNello scorso mese di ottobre il Sindaco di Anagni, avv. Daniele Natalia ha annunciato, a sorpresa, il suo NO all’ impianto di un Biodigestore , in località Selciatella, dopo aver sostenuto convintamente per due anni le ragioni del SI. Ha spiegato il cambiamento della sua posizione, motivandola con l’ascolto delle proteste e del dissenso della gran parte degli anagnini e sottolineando la sua insufficiente considerazione delle specifiche caratteristiche tecniche dell’impianto e delle conseguenze preoccupanti per la salubrità dell’ambiente e la salute della popolazione, in primo luogo di quella dei residenti nel popoloso quartiere di Osteria della Fontana, vicinissimo alla località Selciatella. Questa svolta inattesa ha alimentato, come era prevedibile, svariate interpretazioni che hanno certamente a che fare con le dinamiche politico/amministrative interne ai diversi raggruppamenti politici e che ogni anagnino può valutare come meglio ritiene. A noi interessa di più sottolineare che il NO del Sindaco ha confuso moltissimo la popolazione che in maggioranza ora pensa che il problema Bio digestore sia chiuso e che i tre ricorsi presentati al TAR (Tribunale amministrativo Regionale) tutte le proteste, le iniziative di contrasto, le raccolte di firme, siano ormai finite nel cassetto dei magistrati del TAR e che si possa tirare un sospiro di sollievo perché il BIODIGESTORE NON SI FARA’.
PURTROPPO NON E’ AFFATTO COSI’ !

QUESTA LA SITUAZIONE :
1) Il procedimento autorizzativo presso la REGIONE LAZIO è tuttora in corso per il rilascio dell’ AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale ) che è l’ultimo passaggio per chiudere l’ iter avviato dalla Regione nel 2017 e che potrebbe concludersi fra non molto. Ma la partita è ancora aperta e dall’ esito non scontato per la presenza dei tre ricorsi presentati contro la Regione Lazio che ha autorizzato un enorme impianto di smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani ad Anagni (84000 tonn. annue ) incompatibile con la quantità dei rifiuti prodotti non soltanto ad Anagni (ca. 2500 tonn. ) ma in tutta la provincia ( 38/40000) ai quali se ne aggiungeranno altri già previsti.

2) nel procedimento AIA in corso, a differenza dei primi passaggi, il parere del Sindaco è obbligatorio ed ha un peso amministrativo e politico rilevante in quanto, nell’ambito della Conferenza dei Servizi, il Comune ospitante l’impianto riveste un ruolo di primissimo piano e gli viene riconosciuto l’ esercizio di una serie di poteri e, in caso di parere contrario, di una serie di garanzie.

3) per essere efficace e congruente con il suo NO, il Sindaco in Consiglio Comunale e poi in Regione Lazio dovrebbe avviare la procedura per l’adozione di una delibera che dichiari Anagni “area ad elevato rischio di crisi ambientale”, secondo la legge regionale Cacciatore ( L.R. 13.20.19), a garanzia di un impegno per il futuro.

4) nel procedimento AIA il Sindaco deve esprimere obbligatoriamente il parere sanitario e, se negativo, il procedimento si sposta in Consiglio dei Ministri.

5) Venga dunque chiarito alla cittadinanza che il Comune che ospita l’impianto industriale di trattamento rifiuti è competente e concorre a formare in modo determinante la cosiddetta “posizione prevalente”. Altre ancora sono le iniziative concrete che debbono seguire alle dichiarazioni del Sindaco e, certo non ultima, quella di sottoscrivere ad adiuvandum uno o tutti e tre i ricorsi presentati al Tar del Lazio . Questi i fatti necessari per confermare che le ragioni dei cittadini sono tenute in conto e che in loro nome si agisce di conseguenza. Infine, per chiarire del tutto la situazione confusa, IL COORDINAMENTO AMBIENTALE ANAGNI – COLLEFERRO informa quali sono precisamente i TRE RICORSI ATTUALMENTE IN ATTO:


1 ) COORDINAMENTO AMBIENTALE ANAGNI –COLLEFERRO comprende ANAGNI VIVA , DAS, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO. Rappresentanti legali avv. FLORIDI e GALANTI
2 ) MOVIMENTO NO BIODIGESTORE ANAGNI comprende CIRCOLO LEGAMBIENTE ANAGNI, LEGAMBIENTE LAZIO, CRESCITA COMUNE, ASS. QUARTIERE CERERE, 26 CITTADINI RESIDENTI NELLA ZONA DELL’IMPIANTO. Rappresentanti legali avv. COLAGRANDE, MAMMONE, MARI, SANTOVINCENZO.
3) COMITATO CONTRO IL BIODIGESTORE DI ANAGNI comprende IL SINDACO DI SGURGOLA, DUE CONSIGLIERI DI MINORANZA AL COMUNE DI ANAGNI E ALCUNI PRIVATI CITTADINI. Rappresentanti legali avv. AUSTA E SARTUCCI.
QUESTA VICENDA È FORTEMENTE PREOCCUPANTE PER ANAGNI, PER TUTTI I SUOI ABITANTI, PER L’ INTERO TERRITORIO E PER I PAESI VICINI!

Nei cittadini è cresciuta sicuramente la consapevolezza dei gravi rischi che l’impianto comporterebbe se venisse definitivamente autorizzato. Per questo è urgente e necessario rendere più forti le nostre ragioni contrarie, espresse anzitutto con gli strumenti legali e con la condivisione delle ragioni stesse, sostenendole insieme a noi del COORDINAMENTO AMBIENTALE ANAGNI – COLLEFERRO CON UN CONTRIBUTO LIBERO
Il biodigestore va fermato !
Invitiamo tutti i cittadini a sostenere le spese legali per il ricorso al Tar!
PER SOSTENERE LE SPESE DI CUI IL COORDINAMENTO DELL’AMBIENTE DI ANAGNI-COLLEFERRO SI E’ FATTO CARICO, GIÀ DA DIVERSO TEMPO, PER IL RICORSO AL TAR CONTRO LA REALIZZAZIONE DEL MEGA BIODIGESTORE, I CONTRIBUTI POSSONO ESSERE VERSATI SULL’ IBAN N. IT 96 X08 344 7429 000000 184 8050 INTESTATO ALL’ASSOCIAZIONE ANAGNI VIVA, PRESSO BANCANAGNI, CON CAUSALE : NO AL BIODIGESTORE.

IL COORDINAMENTO AMBIENTALE
DI ANAGNI E COLLEFERRO
LE ASSOCIAZIONI:
ANAGNI VIVA, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO,
RAGGIO VERDE, DIRITTO ALLA SALUTE

 

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Lettera aperta al dott. Giancarlo Pizzutelli. ASL Frosinone

AMBIENTE E INQUINAMENTO

Biodigestori: lettera aperta de il Comitato Genitori No inquinamento della Valle del Sacco

Al dott. Giancarlo Pizzutelli
Direttore Dipartimento di Prevenzione ASL Frosinone

 

BiodigestoriIl Comitato Genitori NO inquinamento della Valle del Sacco, con la presente vuole comunicarLe le preoccupazioni di madri e padri nei confronti dell’inquinamento.
Dall’Associazione Medici per l’Ambiente abbiamo appreso che esiste un rapporto di causa-effetto tra l’inquinamento dell’aria e tante malattie, le più diverse, come a Lei sicuramente ben noto. Abbiamo inoltre appreso che la pressione ambientale del nostro territorio, già innegabilmente alta, aumenterà ulteriormente per effetto delle emissioni cosiddette fuggitive dei Biodigestori, impianti che stanno per nascere nei paesi vicini: Frosinone, Anagni, Patrica. Complessivamente ricicleranno immondizia per un totale di circa 250.000 tonnellate l’anno, quantitativo di gran lunga superiore, circa dieci volte in più, di quello che produciamo nel nostro territorio.
Sappiamo di essere SIN, quindi per definizione ed individuazione statale, questa condizione ci impone la riduzione delle concentrazioni di inquinanti atmosferici.

Le chiediamo:

1. Le emissioni innegabili del Biodigestore come potranno non peggiorare ulteriormente la qualità dell’aria e con essa le malattie che ne derivano?
2. Se come ammette la stessa società che sta progettando l’impianto ci saranno emissioni “fuggitive” di sostanze nocive (ammoniaca, azotati, solforati etc.), non aumenteranno le malattie respiratorie dei nostri bambini per responsabilità di queste sostanze?
3. Se il Biodigestore previsto a Frosinone funzionerà con l’utilizzo di una caldaia a gasolio le cui emissioni corrispondono a quelle di circa 180 caldaie da appartamento, accese per 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, è consentito a noi subire questo ulteriore carico di emissioni inquinanti in atmosfera, quando invece le dovremmo ridurre visto che siamo fuori legge rispetto i valori limite delle polveri sottili?
4. E l’incremento del traffico veicolare per trasportare l’immondizia?
5. Se è vero, come è stato dimostrato dallo studio finanziato dal Ministero della Salute e pubblicato in questi giorni, che gli inquinanti aerei si accumulano nel liquido seminale dei nostri giovani, Lei può tranquillizzare noi mamme circa il rischio di infertilità dei nostri figli?
6. Cosa significa da parte Sua aver definito “non negativo” il biodigestore di Anagni dopo tutte queste notizie e questi fatti indiscutibili che abbiamo appreso? Rispetto a cosa Lei parla di non negatività?

Ci chiediamo: se la salute è un diritto di tutti, perché noi di questo territorio ne veniamo deliberatamente privati? La mole di rifiuti che verranno smaltiti da questi impianti non Le sembra eccessiva rispetto a quella realmente prodotta? Ci sembra di capire che se tutto ciò verrà autorizzato diventeremo la pattumiera del centro Italia, con conseguente aumento di morti e malati, colpevoli solo di essere nati e cresciuti qui.
Le chiediamo un atto di coscienza e di verità verso i nostri figli. Che razza di mondo vogliamo lasciargli? Perché negate un futuro a questi bambini? In attesa di riscontro porgiamo distinti saluti,

Il Comitato Genitori NO inquinamento della Valle del Sacco

 

 

 

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Lattera aperta ai Ministri Cingolani e Speranza

LETTERA APERTA

AL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA
Ill.mo On. Roberto Cingolani

AL MINISTRO DELLA SALUTE
Ill.mo On. Roberto speranza

Frosinone, 3 Giugno 2021

 

Siamo nella Valle del Sacco, dove il tempo sembra andare a ritroso e la direzione degli eventi ostinatamente al contrario. L'Europa propone nuove misure per ridurre l'inquinamento atmosferico e confida negli obiettivi del pacchetto "Aria Pulita", che per il 2030 prevede 58.000 morti premature in meno; 123.000km2 di ecosistemi salvati dall'inquinamento dell'azoto; 56.000km2 di spazi protetti Natura 2000 recuperati; 19.000km2 di ecosistemi forestali sottratti alle piogge acide. Il tribunale dell'Aia, in Olanda, il 26 maggio scorso, impone alla Shell, grande compagnia petrolifera multinazionale, di tagliare le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030.

L'Arpa Lazio comunica che nel quinquennio 2015-2019 nella Regione Lazio è migliorata la qualità dell'aria, ma non nella Valle del Sacco, dove i valori persistono critici. Sono decenni che questo territorio è attanagliato dagli inquinanti atmosferici con concentrazioni di polveri sottili nell'aria ai livelli massimi, sia rispetto la Nazione che l'Europa.

La correlazione tra condizioni di salute della popolazione e inquinamento è impietosa, coerente ed estremamente preoccupante.

La recente indagine del DEP (Dipartimento Epidemiologico) Lazio, riguardante l’incremento della mortalità nei capoluogo di provincia, a seguito della criticità sanitaria indotta dalla pandemia da Covid-19, riferito al mese di ottobre 2020, classifica Frosinone al secondo posto in assoluto con un incremento di morti del 43%. Di trentadue capoluoghi di Provincia, seconda solo a Cagliari e distaccata da tutte le altre città. A significare una vulnerabilità e fragilità sanitaria dei cittadini, dove il medesimo evento critico determina aggravamenti di patologie e incrementi di decessi di gran lunga superiori rispetto le altre realtà comparate. Nel 2016 l'ospedalizzazione per asma pediatrico (età 2–17 anni) della Asl di Frosinone è stata di gran lunga e con evidenza la più rappresentata rispetto a quella di tutte le altre Asl romane e del resto della Regione Lazio. Stesso periodo, sempre per la ASL di Frosinone, i morti per BPCO dopo 30 giorni dal primo ricovero rappresentavano oltre il doppio rispetto la media regionale, mentre la percentuale di mortalità per patologie del sistema circolatorio era del 44,5%, rispetto al 36,3% della Regione Lazio. Negli anni 2015 inizio 2016 da una indagine epidemiologica sul 10% dei cittadini di Frosinone è emersa una prevalenza di asma e di BPCO (bronchite cronica) rispettivamente del doppio e del triplo rispetto le altre città capoluogo d'Italia. Siamo in un S.I.N. (Sito di Interessa Nazionale) dove l’inquinamento ha un ruolo patogenetico prioritario e dove ogni peggioramento ambientale, seppur minimo, induce danni irreparabili.

In un simile contesto è in corso il rilascio di autorizzazioni per impianti di trattamenti di rifiuti, per oltre 500.000tonnellate/annue, in particolare biodigestori anaerobici a forte impatto emissivo e dispersivo. Di contro, in contemporanea, nel Comune di Nave (BS), l'ISS (Istituto Superiore di Sanità) nega il permesso alla realizzazione di impianti di produzione energetica, in funzione della concentrazione di PM 10 e di PM 2,5 che risultano oltre i valori ammessi per legge, valori che come è noto sono il doppio di quanto raccomandato dall'OMS a tutela dei rischi per la salute. La situazione in essere nell'area, secondo l'ISS, sconsiglia qualsiasi ulteriore contributo emissivo, che se anche quantificato in valori estremamente contenuti (0,001-0,006 mcg/m3), comunque si aggiungerebbe ad un fondo già compromesso tale da escludere qualsiasi ulteriore sorgente di potenziale emissione. La Valle del Sacco presenta una compromissione ed una criticità della qualità dell'aria di gran lunga peggiore rispetto quella di Nave (BS) ed il contributo emissivo dei digestori di rifiuti previsti (0,0198-0,317mcg/m3), sarà fortemente rappresentato ed impattante a peggiorare ulteriormente una condizione di fondo già gravemente compromessa.

Nonostante ciò, nella Valle del Sacco, gli impianti di trattamento dei rifiuti vengono autorizzati in assenza di valutazioni di ordine sanitario. A norma di legge perché per i biodigestori non è prevista la VIS (Valutazione d'Impatto Sanitario), a norma di legge perché la ASL non partecipa alle Conferenze dei Servizi, con una assenza che equivale a parere favorevole all'autorizzazione.

Chi scrive è l'Associazione Medici di Famiglia per l'Ambiente di Frosinone e Provincia, che in base ad incontrovertibili acquisizioni medico-scientifiche a tutti note, alla mancata attuazione delle raccomandazioni dell'OMS, alle inconfutabili evidenze epidemiologiche, comunica che nella Valle del Sacco in generale ed in particolare nei paesi dove dovrebbero sorgere i biodigestori, ossia: Frosinone, Anagni e Patrica, si prevede un aumento di morti premature e di malattie, sopratutto respiratorie e cardiovascolari, aumento proporzionale all'incremento delle sorgenti emissive, in accordo con consolidata letteratura scientifica internazionale e tutto a norma di legge. Inquietante risulta che il dirigente regionale responsabile dell'iter autorizzativo dei biodigestori e decisore finale anche delle ricadute sulla salute dei cittadini, sia stato arrestato, come da note cronache giudiziarie, per questioni legate alla gestione dei rifiuti. Risulta difficile e sempre penoso comunicare a chi ha perso un caro o un parente per morte prematura, a chi ha sviluppato una malattia inquinamento correlata, spesso grave, a chi genitore assiste alle crisi respiratorie dei figli, che tutto è accaduto ed accade a norma di legge.

L'Associazione dei Medici rivolge appello per un intervento straordinario degli Onorevoli Ministri della Transizione Ecologica e della Salute.

 

Con Osservanza.

dott.ssa Marzia Armida                                  dott. Giovambattista Martino

Presidente Associazione                                                Coordinatore Associazione
Medici di Famiglia per l'Ambiente                                 Medici di Famiglia per l'Ambiente

 

valledelsacco Reti solidali 500 min

 

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Lettera al Sindaco di Anagni

Comuni del Frusinate. Anagni

Ristrutturazione e recupero fabbricato Rotone

Al Sindaco
della città di Anagni

Anagni Palazzo della Ragione 350 260Oggetto: Programma integrato d’intervento (art 16 Lg 179 del 17 02 92) Ristrutturazione e recupero fabbricato Rotone e riqualificazione aree limitrofe. Progetto da riconvertire con particolare urgenza.

Egregio Sindaco, la vicenda della realizzazione di alcune unità abitative nello storico edificio del Rotone in Osteria della Fontana pone interrogativi sempre più pressanti a chi ha a cuore la storia, la qualità dello sviluppo urbanistico e sociale della nostra città, del suo centro storico come dei suoi quartieri periferici.
Non c’è dubbio che l’intera struttura di ingegneria idraulica di metà Ottocento, voluta da papa Pio IX per risolvere il problema idrico della città, rappresenti un bene prezioso di archeologia industriale che merita di essere recuperato e valorizzato nel suo specifico significato storico-culturale, nonché turistico ed economico. L’attuale progetto ebbe origine in un contesto molto diverso da quello corrente; contesto in cui era trainante lo sviluppo industriale con una sensibilità ed attenzione alla valorizzazione del patrimonio culturale ai fini turistici-economici decisamente inferiore all’attuale.
L’attenzione per la conservazione e valorizzazione dei monumenti e dell’ambiente che li circonda deve oggi la sua priorità al mutamento dei flussi dello sviluppo economico e, di conseguenza, vede nella filiera del turismo la maggiore fonte di reddito sostenibile per il futuro (circa 13% del PIL nell’anno 2018).

L’edificio del Rotone non è soltanto uno stabile che conserva la memoria storica di una di struttura meccanica, esempio straordinario di ingegneria del passato (che potrebbe rivivere attraverso modelli, disegni, ecc.), ma è un luogo in cui si può riassumere tutto il patrimonio storico che caratterizza il centro viario e culturale di Osteria della Fontana.
Pensare che quel fabbricato potrebbe diventare, oltre che importante testimonianza di una conquista della scienza idraulica, anche un luogo in cui poter raccontare le testimonianze monumentali straordinarie che lo circondano, sarebbe un coraggioso cambiamento verso la costruzione di una nuova modalità di sviluppo economico del quartiere.

Monumenti unici nella storia come il Circo Marittimo, il Tempio di Diana, il Delubrum Lavernae, il Compitum Anagninum con le sue strutture ricettive e gli antichi tracciati viari, l’antico lago e, non certamente per ultimo, Villa Magna potrebbero trovare giusta vetrina in questo edificio come porta d’ingresso, anteprima di un parco archeologico unico e di grande valore.
Negli anni Novanta una scelta amministrativa intese avvalersi di fondi “Edilizia Sovvenzionata” per promuovere la riqualificazione di questi luoghi includendo, in essa, la trasformazione del Rotone in cinque unità abitative di edilizia economica e popolare. Una scelta infelice che, raccontano alcuni bene informati, sarebbe dovuta mutare in corso d’opera, ma ciò non sembra essere accaduto.

Il costo iniziale dell’intero programma fissato in euro 826.331,04 è dapprima pressoché raddoppiato ad euro 1.601.016,39 e successivamente ancora incrementato di altri oneri significativi.
Una scelta inizialmente infelice si è rivelata, nel trascorrere di quasi un quarto di secolo, sempre più fuori luogo e irrimediabilmente dannosa sul piano culturale, paesaggistico e sociale, oltre che nella mutata e più articolata direzione dello sviluppo economico.

Per tutto questo, si impone all’Amministrazione Comunale una ferma messa in discussione del Progetto in questione, con l’interruzione dei lavori in atto e la riconversione dello stesso in una visione di recupero che parta dalle caratteristiche industriali dello stabile, dal valore storico degli impianti e dall’importanza archeologica dell’area circostante. Un valore complessivo a cui la città di Anagni non può assolutamente rinunciare.

Il lungo tempo trascorso al di là di ogni ragionevole cronoprogramma, le ripetute varianti in corso d’opera, la lievitazione dei costi oltre ogni comprensibile limite, il persistente stato di abbandono del cantiere aggiungono ulteriori elementi determinanti nel far valere l’inappropriatezza dell’infelice scelta.

Per tutto quanto sopra Le chiediamo, anche a nome di cittadini del quartiere e non solo, di avviare un’urgente commissione tecnico/legale che avvii e sostenga i contatti con gli organi interessati, al fine di arrivare ad una rapida riconversione progettuale che metta il Rotone e l’intera area al centro di una nuova visione di sviluppo sociale, economico e culturale del quartiere di Osteria della Fontana, come per tutta la nostra città.

Si tratta di una scelta improcrastinabile a cui i sottoscritti intendono apportare ogni utile contributo a partire da un rapido confronto che Le chiediamo di programmare in tempi particolarmente ravvicinati.
In attesa, distinti saluti.

Anagni, 01 02 2021
F.to:
Ass.ne Culturale AnagniViva, Circolo Legambiente Anagni, Ass.ne Culturale CittàInArte, Ass.ne Culturale Quartiere Cerere, Ass.ne Culturale Anagni cambia Anagni, Comitato Casa Barnekow, operatori culturali e commerciali del quartiere tra cui dr.ssa Poggi Serenella, dr.ssa Ferretti Federica, dr.ssa Giudici Maria, dr.ssa Forli Chiara, Sigg. Iaboni Gianni, Lorenza Missori, Selvaggio Salvatore, Turrini Giovanna, Salvi Rita, altri.

 

 

 

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Lettera aperta a tutti i candidati di Ceccano

Remo Celeza scrive a candidati e candidate alle varie cariche di Sindaco, Assessori e Consiglieri del Comune di Ceccano

ceccano palazzo antonelli 350 253«Gentili candidati e candidate alle varie cariche di Sindaco, Assessori e Consiglieri del Comune di Ceccano.
Mi rivolgo a chiunque di voi venga eletto, a prescindere dallo schieramento politico.
Tutte le amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi decenni a Ceccano, hanno operato in maniera diversa, a volte più o meno giusta, altre volte dimostrando la propria inadeguatezza nella gestione dei più normali temi che un'amministrazione comunale dovrebbe saper affrontare come di norma.

La tutela del bene pubblico, così come la savaguardia del decoro urbano e la sicurezza dei cittadini, devono essere i punti fondamentali su cui dovrebbe misurare la capacità del Comune nella gestione delle problematiche ad essi correlati, con un'azione forte e incisiva per tutti i residenti e non.
Purtroppo, negli ultimi anni, la nostra cittadina è stata oggetto di un totale lassismo da parte delle varie amministrazioni nella gestione dei temi sopra enucleati, assistendo, addirittura, ad un aumento esponenziale del degrado di molte zone del centro urbano che non fanno, di certo, un bel biglietto da visita per chi si trova a venire, per qualsiasi motivo, in visita a Ceccano.

Le questioni che vorrei venissero affrontate sono le seguenti:

a-Decoro urbano del centro storico e luoghi limitrofi;
b-Pulizia delle strade e dei marciapiedi con conseguente ripristino dei danni da usura o incuria compresi i vicoli, le scale e le piazze del centro vecchio;
c-Tutela del verde pubblico e mantenimento delle piante, in vaso e in aiuole, pressochè secche;
d-Tutela dei beni monumentali e artistici (Castelli, Monumento ai Caduti, Fontana in Piazza Municipio, Aree Cimiteriali etc..);
e-Imposizione ai proprietari di edifici fatiscienti e pericolanti, al ripristino immediato degli stessi, in particolare di quelli ubicati nelle pubbliche piazze e vie centrali;
f-Obbligo per i possessori dei cani e dei gatti della pulizia immediata delle deiezioni dei loro animali, pena sanzioni previste;
g- Regolamentazione del traffico veicolare su via per Frosinone con controllo remoto delle infrazioni in prossimità degli impianti semaforici;
h- Pulizia e soprattutto valorizzazione del tratto urbano del Fiume Sacco;
i- Sistemazione e rispetto della segnaletica stradale fatiscente;
J- Pulitura delle cloache da cicce di sigarette e sporcizie varie.

Quello del decoro urbano è uno dei principali problemi che dovranno essere affrontati dall'entrante amministrazione in quanto trovo vergognoso continuare ad utilizzare le fontane pubbliche come centri di raccolta rifiuti lasciare morire le piante in vaso quando basterebbe bagnarle con un pò di acqua al giorno, così come è vergognoso, oltre che pericoloso, lasciare interi edifici pubblici e privati abbandonati a se stessi, soprattutto nelle zone di maggior passaggio, per non parlare dello stato in cui versano il Castel Sindici, la Villa Comunale, il Palazzo Bovieri che guardandolo dal ponte sul fiume Sacco da spettacolo, il Palazzo Misserville con le persiane cadenti etc...

A titolo di esempio segnalo la centralissima piazza XXV luglio che unitamente al Monumento ai Caduti dovrebbe essere il fiore all'occhiello della città, dove le persone dovrebbero trovare un punto di incontro, dopo, ovviamente, che sia stata creata una zona pedonale, come accade in ogni altra città, invece la stessa viene utilizzata come parcheggio selvaggio senza che vi sia alcun controllo e il citato Monumento si trova ad oggi abbandonato, per cui la Memoria di chi si è sacrificato per la Patria viene umiliato.

Altro importante problema che mi preme segnalare, come già fatto in altre sedi e di cui non ho mai avuto adeguata risposta, è il controllo della velocità su via Per Frosinone in prossimità della stazione ferroviaria e oltre la Chiesa di San Rocco. I semafori che in origine sono stati installati per facilitare non solo attraversamenti pedonali ma anche le immissioni delle automobili dalle strade laterali sulla via principale, non vengono quasi mai rispettati da indisciplinati automobilisti che oltre a non arrestarsi al semaforo rosso, sfrecciano ad altissime velocità mettendo a repentaglio la vita di sventurati pedoni e ciclisti.

Nelle vicinanze di poche centinaia di metri dell'ormai fatisciente edificio che un tempo era il Palazzetto dello Sport "Domenico Tiberia", sorge la pista di atletica, mai utilizzata per il suo reale scopo ma da sempre luogo di ritrovo di pensionati e non; sarebbe utile regolarizzare gli accessi, solo ai possessori di una tessera a pagamento oppure rendendola accessibile gratuitamente a chiunque, in quanto non è equo che alcuni fruitori versino una quota e altri no.

Potrei continuare all'infinito ma essendo un normale residente che paga le tasse per vivere meglio in questo Comune, non voglio nè sostituirmi a chi di dovere, nè ad esperti di urbanistica adducendo consigli sui dettagli tecnici.
Posso solo riassumere i miei concetti esponendo il mio pensiero, ovvero che in un paese pulito e ordinato una comunità, oltre a riconoscersi come tale, vive anche in maniera più serena frequentando più volentieri anche le aree esterne.

Rendendomi conto che gestire una città come Ceccano, ormai da anni scivolata nel degrado urbanistico, per colpa di amministrazioni incapaci, e renderla alla pari delle bellissime cittadine del Nord Italia, non è cosa semplice, AUGURO a chiunque di Voi di uscire vincitore alle prossime elezioni amministrative e Vi rivolgo questo accorato appello, complimentandomi già da ora per gli impegni presi e per la Vostra conoscenza della lingua inglese.
Vi saluto cordialmente.
Remo Celenza»

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Lettera aperta al Sindaco e ai Consiglieri Comunali di Frosinone

Il Grande Capoluogo

frosinonedematthaeisaerea 350 260di Ivano Alteri - Illustre Sindaco, illustri Consiglieri,
approfitto di queste pagine e della voce che mi forniscono per ricondurre la vostra attenzione su una questione che considero di particolare importanza per tutti noi ciociari.

È di qualche giorno fa la notizia relativa alla decisione delle Ferrovie di prevedere due fermate della Tav in provincia di Frosinone, e di realizzare in breve tempo un'apposita stazione in territorio ferentinate. È senz’altro un’ottima notizia. Ma, potrà sembrare strano, non è questa la notizia migliore. Quella che maggiormente dovrebbe farci compiacere e riflettere è che a questo risultato hanno contribuito molti amministratori, politici e cittadini ciociari associati, di vario colore politico, una volta tanto capaci di perseguire e conseguire un obiettivo comune, pur in ordine sparso, per il bene collettivo di questa nostra terra. (Bisogna continuare così finché non sarà concretamente, completamente e al più presto realizzato.)

Infatti, mentre possiamo non aver dubbi sulle qualità individuali di molti ciociari, in numerosi campi e ad importanti livelli, dobbiamo senz’altro averne, e di gravi, riguardo la nostra capacità di sentire, pensare e agire collettivamente. L’intera storia della nostra provincia, nei suoi quasi cento anni di esistenza, infatti, sembra essere una lunga sequela di inettitudini collettive, con rarissime eccezioni (qualcuno direbbe: nessuna), dal 1926-27 ad oggi. Sempre proni nei confronti di volontà esogene, la nostra classe politica, amministrativa e noi stessi in qualità di semplici cittadini, abbiamo spesso consentito (qualcuno direbbe: sempre) che la nostra terra e la nostra comunità venissero calpestate, bistrattate, sfruttate e, non di rado, vilipese. Dobbiamo dolercene assai, e prenderne coscienza.

Ora, proprio in presenza di quel progetto di così grande importanza, abbiamo l’opportunità di apportare un cambiamento radicale a questa nostra non lusinghiera condizione, se solo riusciamo a renderci consapevoli che possiamo aggiungere ad esso un progetto tutto nostro, che ci veda protagonisti; e che, una volta tanto, ci faccia dire con soddisfazione: questo l’abbiamo fatto noi ciociari. Senza ulteriori indugi, mi sto riferendo alla proposta, anch’essa proveniente da più parti, di creare una città intercomunale, il Grande Capoluogo: l’Unione dei Comuni del Frusinate. Essa, com’è noto, dovrebbe comprendere i comuni di Frosinone, Veroli, Alatri, Ferentino, Supino, Patrica, Ceccano e Torrice.

Sono perfettamente consapevole che questa idea suscita perplessità in molti nostri concittadini; so che molti amministratori, specialmente quelli direttamente interessati, sono contrari, temendo una diminutio del proprio ruolo; e so della contrarietà anche di altri semplici cittadini, per le ragioni più varie, non sempre all’altezza della discussione. Timori a volte fondati, altre no.

Non voglio entrare nel merito della proposta; l’ho già fatto in altre occasioni e tornerò a farlo in futuro. Ma penso che sia una proposta di eccezionale valore, di grande svolta, e foriera di grandi progressi per la qualità della vita dei ciociari; e che la concomitanza dell’apertura della stazione Tav con questa nostra iniziativa darebbe il segnale, soprattutto e innanzitutto a noi stessi, che in Ciociaria non solo qualcosa sta cambiando, ma che sta cambiando radicalmente. Sarebbe, si può dire?, un evento storico. Penso, quindi, che sarebbe importantissimo riprendere la discussione avviata nel 2019, poi bruscamente interrotta, forse per scansare il peso delle responsabilità e lasciare che il tutto cadesse nell’oblio.

Ma questo, penso io, non si può fare. Non si possono scansare tali responsabilità senza far pagare ulteriori prezzi alla comunità ciociara e alle sue generazioni future. Penso che i nostri rappresentati politici e voi rappresentanti amministrativi dobbiate, con la nostra consapevole e responsabile partecipazione di semplici cittadini, assumere la responsabilità di una scelta chiara a precisa.

La città di Frosinone è il capoluogo di provincia, e in quanto tale ha l’onore e l’onere di indirizzare la politica territoriale, soprattutto per quanto riguarda scelte fondamentali. Non mancano le energie affinché questo ruolo sia svolto con grande dignità, assumendo la guida, sin da ora, dell’intero processo anche nei confronti degli amministratori e dei cittadini degli altri comuni interessati.

Chiedo perciò all’intero consesso municipale, Sindaco e Consiglieri, di prevedere al più presto possibile una discussione pubblica e formale in Consiglio Comunale, con tutti i mezzi compatibili con l’emergenza pandemica, sulla proposta di realizzare l’Unione dei Comuni del Frusinate, per decidere, responsabilmente, in un senso o nell’altro.

Certo di un vostro concreto interessamento, invio i miei più cordiali saluti.

Frosinone 8 maggio 2020

 

 

 

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