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Un video per Ciociaria 1919-1922: Lotte, successi e sconfitte

STORIA DEL FRUSINATE E NON SOLO

 

lotte contadine 500 min

 

“Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922” Il più recente impegno storiografico di Lucia Fabi e Angelino Loffredi, finito di stampare a maggio 2022 e pubblicato per iniziativa del sindacato Spi-CGIL di Frosinone e Latina.

La presentazione di questo libro. registrata nel video che segue, si è svolta mercoledì 22 giugno 2022 alle ore 19,00 a Ceccano, nei locali di "Da Zambardino.

Si tratta di 255 pagine, di lotte popolari che irrompono sulla scena politica determinando cambiamenti e contraccolpi. Uno scrigno, con molte notizie inedite, non solo un approfondimento di pagine già scritte e che tutti credevamo definitive. Queste cronache attingono a piene mani da alcune ricerche di Maurizio Federico, che generosamente ha messo a disposizione degli autori. Il libro contiene novità, valutazioni e commenti inediti che hanno fatto dire a Beatrice Moretti, Segretaria generale dello SPI-CGIL Frosinone Latina, che si tratta di “una approfondita ricerca storica”. Ricca di annotazioni e piacevolmente leggibile, si può aggiungere, senza sbagliare. E' l'inedita lettura di un quadriennio di lotte popolari con strordinari successi e dolorose sconfitte, in un quadro politico e sociale che muta profondamente dopo la prima guerra mondiale, descritto con ricchezza di particolari e illustrando tanti fatti che senza spiegazione sarebbero inerti.

Vediamo di percorrere, grazie anche al video, i contenuti dei 14 capitoli e dell’appendice con l’aiuto dei nostri ospiti: Guido Tomassi Segr. Gen. Lega SPI CGIL Frosinone-Anagni; Giovanni Gioia Segr. Gen. CGIL Frosinone Latina; Valentino Bettinelli Pres. ANPI Ceccano; Loredana Alviti Resp. stampa Pro Loco Ceccano e degli autori Lucia Fabi Angelino Loffredi con l’intento di scoprire perché oggi nel 2022 può essere attuale ancora una ricerca di un periodo storico distante 100anni circa?

Questi che seguono sono i testi scritti degli interventi svolti nell'ordine che qui appare

 

IL LIBRO DI FABI E LOFFREDI NEL “PROGETTO MEMORIA“ DI SPI-CGIL di Guido Tomassi
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10830-il-libro-di-fabi-e-loffredi-nel-progetto-memoria-di-spi-cgil.html

BIENNIO NERO: AGGRESSIONI DI SQUADRE FASCISTE 100 ANNI FA di Lucia Fabi
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10829-cicua.html

CECCANO 1919-1922: "…RIVIVERE LA STORIA SENTENDOLA PROPRIA" di Loredana Alviti
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10828-ceccano-1919-1922-rivivere-la-storia-sentendola-propria.html

DEMONIZZARE LE LOTTE DEI LAVORATORI IERI ED OGGI di Valentino Bettinelli
https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/libri-presentati-da-1e3it/item/10831-demonizzare-le-lotte-dei-lavoratori-ieri-ed-oggi.html

 

Dopo questi interventi si è svolta una conversazione-ntervista fra Angelino Loffredi e Ignazio Mazzoli, coordinatore della presentazione. E' nel video realizzato da Paolo Iafrate, fondatore e guida dell'Associazione Oltre l'Occidente e della ricca biblioteca che ospita.

 

 

 

 

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Demonizzare le lotte dei lavoratori ieri ed oggi

 

Il libro ci ricorda che le lotte legate al lavoro sono più che mai necessarie 

di Valentino Bettinelli*
librofabiloffrediL’ultimo lavoro di ricerca di Lucia Fabi ed Angelino Loffredi va ad inserirsi in un contesto socio-culturale contemporaneo pervaso da spinte neofasciste, volte a minare le libertà e i diritti delle persone. Tra questi, risulta essere maggiormente in pericolo il diritto al lavoro e quindi il diritto alla dignità e alla libertà, che sono due aspetti strettamente legati al lavoro.

Come Presidente della Sezione ANPI di Ceccano sono onorato di portare il contributo alla presentazione di un lavoro, al solito capillare e legato alla storia del nostro territorio, di due colonne della nostra Sezione come Lucia ed Angelino.
Il libro ci ricorda, attraverso la precisa ricerca storica, come le lotte legate al lavoro siano più che mai necessarie. Voglio riportare l’attenzione su una condizione instabile e precaria dei lavoratori, soprattutto nella nostra terra. E non è un caso che in molti dei principali comuni della provincia, tra cui anche il nostro, le amministrazioni siano guidate da partiti e gruppi politici di destra, in alcuni casi destra estrema.

Lucia e Angelino vanno ringraziati perché questa opera stimola la riflessione e riaccende il dibattito sulle lotte proletarie portatebettinelli2 350 min avanti agli albori del ventennio fascista. Oggi c’è bisogno di ristabilire le priorità sociali ed economiche delle classi più deboli. C’è bisogno di un governo nazionale e di amministrazioni locali che tornino a mettere al primo posto della propria agenda il lavoro.

Le lotte proletarie di cui Lucia e Angelino parlano nel libro erano oggetto di censura da parte del regime e delle squadracce fasciste del tempo. Oggi, in tempo di democrazia, la resistenza dei lavoratori viene a suo modo demonizzata, attraverso campagne politiche e mediatiche volte a denigrare la figura del “proletario contemporaneo” e soprattutto del ruolo delle associazioni sindacali. Non dimentichiamo l’attacco neofascista perpetrato a danni della Cgil nello scorso mese di ottobre. Un atto gravissimo e che deve far accendere le spie di allarme in tutte le forze antifasciste del Paese.

Credo che l’attacco costante al lavoro e ai lavoratori sia il segnale inequivocabile del rischio a cui è sottoposto lo Stato e la stessa tenuta democratica delle istituzioni.
Auspico che queste dure cronache presenti tra le pagine del libro fungano da monito anche per le amministrazioni locali, affinché ci sia la redazione di una programmazione concreta e seria di rilancio del mondo del lavoro. Il nostro è un territorio tristemente martoriato anche dal punto di vista ambientale, ma proprio dal percorso di bonifica credo che si debba ripartire per un rinnovato sviluppo del tessuto economico e quindi favorire la crescita di occupazione.

Valentino Bettinelli, Presidente Sezione Anpi Ceccano

 

*Intervento di presentazione del libro "Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922", di Lucia Fabi e Angelino Loffredi
Ceccano, da Zambardino il 22 giugno 2022 alle ore 19

 

 

 

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Ciociaria 1919-1922. Lotte, successi e sconfitte

LIBRI

Emergono immagini di un grande movimento che si organizza e combatte

di Ermisio Mazzocchi
librofabiloffredi mag22 390 minIl libro "Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922" (edito Spi/CGIL - maggio 2022), scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi, è un'opera di particolare valore storico.
Con la sua ampiezza e ricchezza documentaria il libro percorre gli avvenimenti che hanno coinvolto i protagonisti di uno dei periodi più turbolenti della storia del paese e ha saputo sapientemente coglierne gli aspetti più significativi e drammatici.

Gli autori hanno compiuto un'opera di grande merito e colmato un vuoto storico, facendo così un lavoro essenziale per completare la conoscenza degli anni fondamentali degli inizi del XX secolo.
L'originale struttura del libro consente al lettore di immergersi nella quotidianità della vita politica e sociale di un vasto territorio a sud del Lazio.

I quattordici capitoli che compongono il libro fissano con sapiente scrittura, asciutta e graffiante, storie e personaggi, restituendoci episodi che fanno parte del tessuto palpitante della vita politica e amministrativa di intere città e cogliendola nei suoi aspetti più drammatici.

L'intreccio degli avvenimenti risponde a una razionale scelta volta a rappresentare la continuità ininterrotta dei fermenti sociali vissuti in circostanze eccezionali preludio alla dittatura fascista.
Fabi e Loffredi hanno saputo trasferire al lettore le emozioni e le passioni vissute dai protagonisti e offrire una informazione su basi documentarie rigorose e accertate tali da coinvolgerlo in modo efficace nella lettura di pagine di cruda realtà sociale, economica e politica.

I veri protagonisti sono i contadini impegnati in lotte con l'obiettivo di strappare ai proprietari terrieri il riconoscimento dei loro diritti e annullare i patti agrari feudali di spietato sfruttamento.

La formazione delle Leghe contadine e del sindacato, che a poco a poco si ramificano nel territorio, va di pari passo con quella delle sezioni del Partito socialista, sempre più presente in tutte le città della ciociaria e in prima fila nelle lotte contadine e operaie.

Emergono dalle pagine immagini di un grande movimento che si organizza e combatte per l'affermazione della libertà e della giustizia sociale.

Con una rappresentazione plastica si mettono in evidenza, oltre ai contratti coloniali vecchi di secoli, anche lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche e lo spettro della disoccupazione.

Lotte durissime che gli autori descrivono nei minimi particolari e rivelano il livello di scontro con gli agrari e con le prime squadre fasciste organizzate e capeggiate dagli stessi.

Il pregio di questo lavoro, che ha molti aspetti significativi, è nella capacità di portare il lettore a vivere visivamente, come se fosse una trasmissione in diretta, dentro le attività amministrative di molti comuni, in particolare quello di Ceccano

Gli anni descritti dagli autori sono quelli in cui il PSI riesce a conquistare molti comuni e quello che più interessa è la capacità degli amministratori socialisti di difendere le istituzioni dagli assalti dei fascisti.

Lo scontro è violento e feroce tra i difensori della democrazia, rappresentati principalmente da contadini e operai, e le forze reazionarie costituite da industriali e agrari.

Sono momenti che offrono agli autori di riportare quanto da loro descritto in un quadro di insieme delle vicende che investono l'Italia dai governi liberali sino a quello fascista, dalle lotte operaie del nord del paese a quelle del sud.

Così che, quanto accade nelle terre ciociare e in quelle della Terra del lavoro non sono fatti sporadici ed occasionali, ma avvenimenti che si inseriscono nelle lotte sociali ed economiche che investo tutto il territorio nazionale.

E' certo che i socialisti, come Marzi e Lollini, i dirigenti di cooperative e i sindacalisti locali e quelli nazionali e regionali che furono alla testa delle lotte e organizzatori di sezioni del PSI e del sindacato, avessero conoscenza di quanto avvenisse in altre parti del paese, a Torino come a Napoli, a Ferrara come a Palermo.

Il mosaico della storia '19-'21 è composto in modo tale che non ci si possa perdere in qualche particolare, pur importante.

Esso, infatti, consente di immergersi nei drammi e nelle speranze che visse il popolo italiano in quegli anni che furono gli ultimi della libertà e della democrazia.

Un riconoscimento dovuto a Lucia e ad Angelino per avere dato un elaborato strumento di conoscenza alle future generazioni perché non dimentichino che quello che oggi abbiamo di libertà, di democrazia, di progresso lo si deve a quelle lotte di umili contadini, di uomini disposti a non soccombere alla violenza e alla dittatura.

Un libro da offrire ai giovani studenti degli istituti scolastici di Ceccano per fare scoprire loro una storia della propria città.

Essa costituisce ancora oggi un filo rosso che unisce quelle battaglie delle Leghe contadine, dei sindacalisti, dei partiti della sinistra, del PCI e del PSI, a quelle della Resistenza, a quelle che hanno dato vita alla nostra Repubblica, a quelle che hanno portato all'affrancazione delle terre con le lotte guidate da Angelino Compagnoni, a quelle per la difesa del lavoro all'Annunziata.

Il libro "Cronache proletarie..." non è un'opera a sé stante, ma costituisce parte integrante di un unicum nella storiografia che riguarda una realtà viva e ricca di umanità e passione.

Leggere questo libro non è solo immergersi nel passato.

La narrazione delle storie, vissute da quelle generazioni, si proietta nel nostro presente per affermare i valori di democrazia e di libertà, valori che devono essere conservati e difesi con quello stesso impegno prodigato dai contadini e dai lavoratori del 1920.

A cento anni da quegli eventi, raccontati dall'appassionata penna di Lucia e Angelino, la loro eredità è per le generazioni di oggi un valido esempio, un punto di riferimento per la costruzione di una società giusta ed egualitaria.

19 giugno 2022

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Ciociaria 1919-1922, Lotte popolari. Successi sconfitte

LIBRI

Presentazione il 30 maggio2022. 0re 10 palazzo della Provincia

di Lucia Fabi
LibroAngelino 400 minProprio in queste settimane, cento anni fa, la Ciociaria ed altre realtà italiane erano sottoposte ad aggressioni di squadre fasciste. Le stesse colpivano sempre di più le sedi delle Leghe contadine, dei sindacati e militanti del partito socialista e di quello comunista. Non venivano risparmiati i comuni rossi con incursioni violente e atti vandalici.

La sede del comune di Ceccano, dal novembre del 1920 fino al maggio del 1922, per ben 5 volte venne attaccata. La città nei mesi di maggio e giugno del 1922 venne assediata.
Ad ottobre di quel drammatico 1922 Benito Mussolini riceverà dal Re l’incarico di formare il governo ed una Camera disorientata, impaurita e sostanzialmente complice ne voterà l’approvazione, ponendo così le basi per la costruzione di un Regime autoritario che durerà per venti anni.
Noi abbiamo provato a ricostruire gli avvenimenti accaduti in Ciociaria dal 1919 al 1922, tenendo sempre presenti le vicende nazionali e quelle internazionali. Si, anche quelle internazionali, perché la Rivoluzione di Ottobre del 1917 non fu un fatto circoscritto ma determinò una spinta, una serie di speranze e di richieste da parte dei lavoratori, influenzò milioni di persone nel mondo ed in Italia, a cominciare dal partito socialista italiano.

E’ il partito socialista che farà propria quella esperienza, che si porrà la questione della Rivoluzione in Italia che però, non sarà mai accompagnata da un programma e da una strategia che ne determinassero un successo.
Gli anni che vanno dal 1919 al 1922 costituirono un eccezionale periodo di grandi mobilitazioni popolari attorno a tanti temi. Sono anni che comprendono il biennio rosso ma anche quello nero.

Abbiamo provato a delineare una cronaca riportando sviluppi, fatti e situazioni , evitando forme retoriche.
I fatti concreti che abbiamo ricordato riguardano i successi normativi, le occupazioni di terre, i successi elettorali del 1919 e del 1920 ottenuti dal movimento dei lavoratori, ma nelle stesso tempo abbiamo riportato la feroce reazione padronale e l’uso della violenza sia da parte delle forze statali che delle squadre fasciste.

Abbiamo messo in evidenza, in quella che diventerà la Provincia di Frosinone, la paziente costruzione della forza organizzata socialista e sindacale ma abbiamo censito anche le forze fasciste in campo, solo 26 squadre per un totale di 635 squadristi. Pochi e non rappresentativi ma incisivi perchè sempre protetti dalle forze dell’ordine, ben remunerati e con grandi disponibilità di automezzi per muoversi facilmente nel territorio e colpire con violenza in ogni realtà ciociara.

Abbiamo messo in evidenza anche le divisioni attraversate nelle organizzazioni proletarie, a cominciare dai partiti, con il loro acceso antagonismo e con la loro incapacità ad analizzare la situazione reale, i rapporti di forza ed i pericoli della dittatura.
In questa generale incapacità solo Antonio Gramsci, in totale solitudine, ne anticipò gli sviluppi.

Spero che la nostra ricerca contribuisca a far capire meglio la situazione di 100 anni fa, augurandoci fortemente che le forze politiche, sindacali ed il mondo dell’associazionismo non ripetano, gli stessi errori o le stesse sottovalutazioni .

Presentazione libro CRONACHE POPOLARI…..
Frosinone 30 maggio2022. 0re 10 palazzo della Provincia.

 

 

 

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8 marzo: un giorno di rivendicazioni e di lotte

 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

 

di Angelino Loffredi
8 Marzo 390 min8 marzo. Questa data erroneamente viene chiamata Festa della donna. E’ un persistente e deviante tentativo per rendere festaiola e consumistica un giorno che deve essere di rivendicazioni e di lotte, a cominciare da quella per il lavoro. Originariamente e per tanto tempo ed anche oggi merita di essere chiamata "Giornata Internazionale della donna". Oggi deve esserlo più di ieri se leggiamo e comprendiamo gli inequivocabili dati forniti dalla Fondazione Di Vittorio.

Secondo la ricerca dal 2008 al 2021 il tasso di occupazione femminile è cresciuto in Italia soltanto del 2,6% (dal 47,3 al 49,9%). Quello di disoccupazione è aumentato di 2,5% (dal 7,9 al 10,4%). Il tasso di inattività femminile si attesta oggi al 44,2%, superando quello maschile in Italia del 18,5% e quello femminile medio dell’Eurozona del 14%. Il salario medio lordo annuo delle donne si attesta a 16,3 mila euro, con un differenziale di genere che le penalizza nella misura del 31,7%.

Numeri davvero impietosi. C’è anche da rilevare che il Covid ha aggravato una situazione già grave perché nella pandemia sono state le donne a pagare il prezzo più alto in termini di occupazione. E’ pertanto necessaria una concreta politica economica e sociale per migliorare la condizione occupazionale e salariale delle donne.

Un’altra terribile verità riguarda la qualità del lavoro delle donne.
La ricerca della Fondazione Di Vittorio evidenzia che la ripresa occupazionale registrata nel 2021, pur avendo aspetti quantitativamente positivi rileva anche un altro dato, quello riguardante la penalizzazione delle donne più giovani, con figli piccoli. Inoltre, quando le donne lavorano, lavorano in condizioni peggiori rispetto agli uomini
Tutto ciò è causato da una persistente arretratezza culturale esistente nel nostro paese costruita su un modello sociale che assegna alle donne un ruolo fondato su stereotipi quali il lavoro di cura, sostanzialmente gratuiti.

Due infatti sono ancora oggi le questioni che non si riescono a sradicare: il lavoro femminile considerato aggiuntivo rispetto a quello maschile e l’altro riguardante le imprese che continuano a scaricare sulle lavoratrici il “rischio” della maternità.
E’ in Italia infatti che il lavoro di accudimento dei figli grava ancora quasi esclusivamente sulle donne, riguarda pochissimo gli uomini, quasi per nulla la società.

 

8 Marzo650 min

Ceccano 8 Marzo 2022

 

 

 

 

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1920. Lotte contadine a Sant’Apollinare

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

Contadini con tanti avvresari, strapparono un risultato positivo

di Romeo Fraioli
Pellizza da Volpedo Il Quarto Stato 390 minE’ nei primi giorni del 1920 che i contadini di Sant’Apollinare danno vita ad una delle prime leghe contadine per il miglioramento delle condizioni del patto colonico esistente. Preoccupato per la situazione dell’ordine pubblico il sindaco Pardi richiede l’istituzione nell’abitato di un posto fisso di carabinieri. Immediatamente sul posto viene inviato un commissario di P.S. con un ufficiale dei carabinieri, 9 militari e 100 uomini di truppa. Da parte sua, il partito socialista invia immediatamente a Sant’Apollinare il consigliere nazionale di Terra di Lavoro Carlo Millo che, preoccupato a sua volta, il 17 febbraio informa la direzione del partito che oltre mille contadini scioperanti si erano scontrati con la forza pubblica ed erano rimasti feriti un maresciallo e un carabiniere. Promotore dell’agitazione era stato, ancora una volta, l’avvocato socialista di Arce Bernardo Nardone che aveva istituito una Lega a cui avevano aderito 200 contadini.

Il quotidiano socialista «Avanti!» il 19 febbraio pubblica il resoconto sullo sciopero dei contadini di S. Apollinare con il titolo “La follia di un maresciallo”:

«Ieri mattina, dopo la proclamazione dello sciopero, i nostri contadini si disponevano a fare una dimostrazione per le vie della città onde reclamare il diritto alla vita così ostinatamente negato dai signorotti locali i quali, col loro contegno reazionario, hanno determinato l’attuale agitazione di piazza. Mentre le due colonne dei dimostranti, quella proveniente dalla sezione di campagna e quella del paese, si stavano congiungendo per procedere unite per la vie del paese, il maresciallo dei carabinieri, seguito dai suoi militi, si è lanciato in mezzo ai dimostranti intimando lo scioglimento della colonna pena arresti, azione di mitragliatrici, ecc. ecc. Ma la folla operaia, che da tempo è indignata contro coloro che le negano i miglioramenti più elementari e più urgenti per vivere, ha resistito alle intimidazioni del poliziotto asservito alla cricca dei signorotti locali ed ha proseguito il suo cammino. Il maresciallo allora ha esortato i suoi militi a dare l’assalto alla bandiera della Lega. Questo suo proposito inconsulto e l’atto provocatore hanno determinato la esasperazione dei dimostranti che si sono serrati, come un sol uomo, attorno al loro vessillo per difenderlo con le unghie e coi denti. E ci sono riusciti. Il maresciallo e due militi nella mischia hanno avuto la testa rotta e sono stati ridotti nella impossibilità di fare uso delle armi che già avevano spianato contro il petto dei dimostranti inermi. Frattanto i propositi più bellicosi di reazione, la più spietata, sono stati fatti dal signor maresciallo il quale vorrebbe operare arresti su vasta scala prendendo per primi i compagni più noti e più in vista del nostro movimento. E’ necessaria la presenza di un compagno deputato».

I socialisti Eduardo Venditti e Carlo Millo, unitamente al segretario della Camera Confederale del Lavoro Gualberto Salonia, denunciarono le intimidazioni che il Procuratore del Re di Cassino esercitava sui contadini, minacciando di estendere l’agitazione nel resto della provincia di Caserta e a quella di Napoli. Inviato sul posto dal Ministero dell’Interno, l’Ispettore Generale di P.S. Di Domenico, dopo aver incontrato il Procuratore del Re di Cassino ed a Sant’Apollinare l’on. Riboldi, socialista, riassume le modalità della vertenza tra i contadini, conduttori di fondi e proprietari:

«Costituitasi, da poco tempo, in S. Apollinare la Lega tra i contadini, alla dipendenza della Camera Confederale del Lavoro della Provincia di Caserta, si determinò un'agitazione fra i conduttori di fondi per la modifica dei patti colonici. Il 25 gennaio l'avvocato Bernardo Nardone, essendo stato proibito dalla locale autorità di P.S. un comizio in piazza, in forza dell'ordinanza prefettizia, che, per lo sciopero dei ferrovieri, vietava qualsiasi pubblica riunione, tenne una conferenza nei locali della Lega dei contadini; conferenza, che, senza dubbio accese maggiormente gli animi e procedette contemporaneamente alla costituzione di una cooperativa agraria. Fallite le prime trattative tra proprietari e conduttori di fondi, imperocché i proprietari, pronti a concedere le richieste circa la mezzadria, il contributo della semenza e l'abolizione delle prestazioni, mostravano l'impossibilità di addivenire alle altre concessioni, il 16 febbraio fu proclamato lo sciopero dei contadini, i quali, nel giorno istesso, si distribuirono per le campagne, imponendo di smettere il lavoro e trascendendo taluni anche a violenze private. Nello stesso giorno, senza preavviso, fu tenuto dagli scioperanti un pubblico comizio, nel quale l'operaio Costantini Giuseppe, lamentando che gli intervenuti fossero pochi, li invitava a promuovere, per il giorno successivo, una riunione di gran lunga più numerosa, per essere pronti a tutte le evenienze. In vista di questi proclami il maresciallo dei Reali Carabinieri De Luca Giovanni della stazione di San Giorgio a Liri ed il Sindaco del comune di Sant’Apollinare si affrettarono a chiedere rinforzi e, in fatto, nel pomeriggio del dì successivo giunsero il vice Commissario sig. Luigi Carulli dell'ufficio di P.S. di Gaeta, 100 uomini di truppa e nove carabinieri. Senonché, alle ore 9 del mattino di quel giorno, si formò un corteo di circa 150 contadini, il quale mosse dai locali della Lega per andare incontro ad un altro corteo di 200 individui che muoveva dalla frazione «Giunture» preceduto da una bandiera, formata da un panno rosso attaccato ad una canna, ed i cui componenti erano tutti armati di grossi bastoni portati ad armacollo ed avanzavano vociando: «Viva lo sciopero». Il maresciallo dei RR. CC., con 4 militi, si pose a capo del primo corteo per intervenire a tempo, in qualsiasi evento; e, quando i due cortei si riunirono, egli invitò tutti alla calma; ma, nell'atto in cui allontanata con la mano la canna della bandiera, che il portatore di essa gli faceva sventolare sul viso - i contadini vorrebbero far credere che egli avesse tentato di strappare la bandiera stessa - fu colpito di bastone alla testa, riportando lesione, giudicata poi guaribile oltre il 20° giorno; mentre altra lesione anche al capo dichiarata guaribile entro il 10° giorno, fu inferta al carabiniere Ghinelli Alfredo. Procedutosi sollecitamente alle operazioni di polizia giudiziaria dal vice Commissario Carulli furono denunziati 57 individui, 11 dei quali potettero essere assicurati alla giustizia, mentre gli altri, postisi in salvo con la latitanza, sfuggirono alle ricerche».

In particolare la Lega rivendicava l’applicazione della mezzadria ai raccolti delle terre ed alla provvista delle semenze; che fossero abolite tutte le prestazioni in polli ed uova, che la consegna del raccolto fosse fatta sui fondi e non alla cassa dei proprietari; che la restoppia, i pennacchi, le spoglie del granone e la paglia, fossero attribuiti esclusivamente ai coloni; e che a beneficio completo dei coloni stessi restassero i prati seminati ad esclusivo bisogno di concime.

Per l’impossibilità di raggiungere l’accordo a causa dell’attribuzione dei sottoprodotti del suolo, si decise per la continuazione dell’agitazione, che intanto incominciava a diffondersi anche in altri centri della provincia come S. Andrea, Valle Fredda e Rocca d’Evandro (contrade Casamarina e Pesce) con pretese più onerose di quelle accampate da contadini S. Apollinare. Anche nel comune di Rocca d’Evandro si recò Carlo Millo, impiegato postelegrafico membro della Direzione provinciale e consigliere nazionale socialista che in una assemblea contadina citò come esempio il movimento rivoluzionario russo e al desiderato benessere che la rivoluzione d’ottobre aveva apportato ai contadini. Per ottenere la liberazione degli arrestati per il conflitto di S. Apollinare intervenne, presso il Procuratore del Re di Cassino, il dirigente socialista della corrente massimalista Ezio Riboldi minacciando l’estensione dello sciopero agrario a tutta la provincia nel caso ci fossero stati altri mandati di cattura.

La sera del 6 marzo 1920 la commissione arbitrale di Sant’Apollinare, formata da contadini e proprietari di fondi del luogo, riusciva a concretizzare l’accordo per i nuovi patti colonici, nonostante la permanenza nel paese di un fermento relativo agli arresti eseguiti e per la preoccupazione per la notizia diffusasi di imminenti e numerosi mandati di cattura. All’accordo avevano contribuito le presenze del prof. Violini Cesare della Confederazione italiana dei lavoratori, del sig. Francesco Falconio del comitato provinciale del partito popolare di Terra di Lavoro e dell’avv. Raffaele Danese della sezione di Cassino di detto partito.

A comporre il dissidio, erano presenti anche tre contadini della lega di Sant’Apollinare, aderente alla Camera Confederale del Lavoro di Caserta ed alla Federazione nazionale dei lavoratori della terra con sede a Bologna. Al patto concordato, in seguito all’intervento personale dell’on. Lollini, che il 7 marzo si era recato a Sant’Apollinare, furono apportate aggiunte in senso più favorevole ai lavoratori.

 

 

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PCI. Riflettiamo sui ricordi e su di noi

PCI CENTANNI

PCI. Un grande, indimenticabile partito. Nel frusinate avremmo potuto fare di più? Forse si

conversazione 350 minAngelino Loffredi, in questo 2021, compirà 80 anni il 2 luglio prosimo. La sua memoria ricchissima di dati e avvenimeti ed il suo intelletto assai brillante mi hanno spinto ad una conversazione con lui. Che c'è di meglio, ho pensato, che ricostrure fatti e giudizi fra due vecchi che hanno condiviso tante esperienze importanti e spesso difficili di vita politica?

 

  1. Ricordi di lotte
  2. Ricordi dal PCI
  3. Le nostre scelte
  4. Un deficit?

Ripensare le lotte di ieri

Da dove partire? Dalla stagione che abbiamo vissuto direttamente e personalmente. Una esperienza molto recente mi ha suggerito il filo conduttore: le lotte dei discoccupati per il lavoro. I ricordi vicini della Vertenza Frusinate mi appaiono ottimi suggeritori. E, mi lampeggia la loro richiesta di documentare lo stato delle aziende sorte nell'Area industriale della provincia di Frosinone. Era il novembre del 2016 quando facemmo quella ricognizione. Iniziammo il giro partendo sull'asse attrezzato dell'ASI, dall’estremità posta in territorio di Anagni attenti a non finire nelle buche, voragini, del sistema viario di quel consorzio e filmammo alcune decine di stabilimenti chiusi, ormai da tanti anni.
Che ne è stato di questa industrializzazione che esplose negli anni '70 del secolo scorso? La prima risposta che si affaccia alla mente è: un fallimento. Ma è troppo facile, specialmente se guardiamo alla lunga teoria di opifici inattivi, e semplicistica, preferisco invece riflettere sulla complessità di tale industrializzazione, all’insieme del processo, alle speranze che alimentò, alle forze che lo guidarono, a chi si oppose e più in generale ai rapporti di forza fra le diverse visioni in campo.

Giro la domada a Loffredi. Che cosa ne resta oggi? Solo quella che una volta era semplicemente la Fiat di Piedimonte Svalledelsaccoallariscossa 350 min. Germano o per ulteriore semplificazione la Fiat di Cassino ed oggi si chiama Stellantis (FCA - Gruppo PSA) dove si produce in questa provincia? C'è una imprenditoria locale nata e cresciuta qui sul territorio?

“Ecco queste domande, anche se vengono fatte al termine di un lungo ciclo, possono costituire uno snodo centrale per una discussione che merita di essere avviata, corredata da fonti, documenti, prese di posizione tali da costituire un coerente e chiaro filo di discussione non solo fra noi due ma in particolar modo con chi voglia partecipare ed arricchire una non più rinviabile serena discussione".

D’accordo. Per collegarci alle scelte che furono fatte ed avviare una impegnativa discussione quale potrebbe essere il momento più importante dal quale partire?

«Penso che uno sovrasti tutti gli altri: l’apertura del casello autostradale che collega Frosinone con Roma e con Capua, nel giugno del 1962. È questa realizzazione che apre la pagina dell’ industrializzazione nella nostra provincia. All’indomani di questa opera nascono nuove idee, sollecitate da una continua ricerca sulle vocazioni produttive del nostro territorio. E’ l’undici ottobre del 1963 quando si insedia l’assemblea del Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. Nasce cosi lo strumento che porterà avanti operativamente la politica industriale della nostra zona. È una giornata memorabile, perché essa rappresenta il crocevia fra due epoche. Al Consorzio aderiscono i Comuni di Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Patrica, Supino e l’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Ne fanno parte con propri rappresentanti anche la Camera di Commercio e l’ISVEIMER. L’ idea del Consorzio è dell’ingegnere Armando Vona, Sindaco di Frosinone. Proprio perché ne è l’ideatore e il principale animatore ne diventa, nell’aprile del 1964, il primo Presidente.
Il territorio interessato al processo di industrializzazione è di 400 ettari. E un’area compresa in larghezza fra l’autostrada del Sole e il fiume Sacco ed in lunghezza fra il bosco Faito e le sorgenti di Mola dei Frati, presso il confine di Ferentino. È dunque un’entità geografica omogenea.»

(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Rocordi dal PCI

Visto che è aperta e vivace la discussione sul centenario della nascita del PCI, secondo te che ricordi ci ha lasciato il PCI provinciale in merito ad alcune questioni legate allo sviluppo della realtà del Frusinate? E proprio per questo puoi spiegare meglio quando dici che l’autostrada “rappresenta il crocevia fra due epoche”?

«Le epoche di riferimento sono quelle caratterizzate dalle grandi lotte contadine, aventi al centro il superamento dei vari contratti agrari, di colonia e contro il Patto Verolano e per la proprietà della terra a chi la lavora. Sono periodi che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversano gli anni 50 e arrivano fino all’approvazione delle leggi 327 del 1963 e della legge 607 del 1966 riguardanti l’affrancazione delle terre. Sono iniziative portate avanti con continuità, con grande spirito unitario, che coinvolgono anche le Istituzioni (Convegno promosso dalla Provincia di Frosinone, nel giugno del 1960).
Da una memoria elaborata dall’Alleanza contadini predisposta all’indomani dell’approvazione della legge 607 risulta che in provincia di Frosinone la superficie interessata a questo trasferimento era così ripartita: 40.000 ettari condotti in enfiteusi, 10.000 a colonia perpetua, 16.0000 condotti a colonia migliorataria ultratrentennale.
In questo periodo esiste una dualità di iniziative fra l’Alleanza Contadini ed il PCI. Sono lotte che ai protagonisti creano unabuonascuolasiamonoi 350 260 coscienza di classe, determinano la formazione di nuclei dirigenti, oltre che l’aumento di voti al PCI nelle elezioni politiche del 1963 e del 1968. Merita di essere ricordato inoltre che è Angelo Compagnoni l’animatore e l’organizzatore di tali lotte, oltre che l’anello di congiunzione fra l’Alleanza Contadini e il PCI. È importante sapere che l’estensione ed il radicamento del movimento non contribuì ad accrescere solo l’influenza di tali organizzazioni, ma anche il peso di Gerardo Gaibisso e della Coltivatori diretti dall’interno della stessa Democrazia Cristiana. L’altra epoca è quella della nascente industrializzazione su cui dovremo discutere.»

Quali sono stati gli aspetti che meritano di essere evidenziati? Le due epoche ebbero momenti di connessione?

«A tale riguardo esistono importanti aspetti da evidenziare. Il primo riguarda la mancanza di una nuova e adeguata politica agraria all’indomani della legge 607 del 1966. Nel periodo successivo le organizzazioni contadine furono impegnate solamente al passaggio della proprietà della terra dai concedenti ai contadini. Fu un periodo di grandi soddisfazioni ma i fatti successivi hanno dimostrato che non bastava diventare proprietari della terra. Tale conquista non doveva essere considerata un punto di arrivo, il terminale di una gloriosa storia, ma invece precostituire l’avvio di una seconda fase. Era necessario mantenere attivo il movimento, dotarlo di una nuova elaborazione che avesse forza e volontà per chiedere un’adeguata politica agraria: interventi per moderne attrezzature, concimi, mangimi, individuare forme di cooperazione, una politica di trasformazione dei prodotti (industrializzare l’agricoltura) stabilire rapporti con le Istituzioni, mantenere e sollecitare iniziative dei partiti di riferimento.»

Quindi l’affrancazione non portò ad una crescita, ad uno sviluppo della produzione agricola nel territorio, non pose le basi per un ulteriore sviluppo?

«Potrei rispondere che tutto questo non avvenne, ma il fatto più sconcertante è che non abbiamo a disposizione dati significativi riguardanti l’ammontare complessivo della superficie affrancata nel Frusinate ed in Italia, il numero dei contadini coinvolti e l’entità dei miglioramenti apportati successivamente nelle culture affrancate.»

Possibile ?

«Io non le ho trovate. Lo stesso Angelo Compagnoni nel suo libro ”Il Riscatto” pubblicato nel 1997, dopo 30 anni dalle leggi riguardanti l’affrancazione, riporta con un grande efficacia documentale le vicende, le lotte, i dibattiti accaduti nel periodo 1944-1966 ma non evidenzia momenti e sviluppi successivi.»

Come dobbiamo considerare questo limite?, certamente con un occhio critico o autocritico.

«Senza assumere ora atteggiamenti certamente facili, con il senno del poi, precisiamo che se ci fu un limite, e certamente ci fu, non riguardò solamente l’Alleanza Contadini e il PCI ma anche la Coltivatori Diretti e le Istituzioni. Più che cercare facili bersagli da colpevolizzare mi sembra molto più importante evidenziare che tale mancata seconda fase si determina nel 1967-1968-1969 proprio nel momento in cui il processo d’industrializzazione è in pieno decollo.»

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Le nostre scelte

Ripercorriamo almeno un decennio con Angelino Loffredi, con il quale abbiamo collaborato nella direzione della federazione di quel partito. Angelino, allora Consigliere provinciale, ha vissuto il dibattito svolto in quell'Assemblea in particolare negli anni '70, prima di diventare sindaco di Ceccano. Palazzo Gramsci fu la sede istituzionale che sola ospitò la discussione e la elaborazione di una parte delle politiche di sviluppo economico della nostra realtà. Ma fu davvero la sede delle scelte? Le lotte della classe operaia nell’autunno caldo del 1969 sicuramente costrinsero i governanti italiani dell’epoca a farsi carico delle politiche di occupazione e operaie. Un grande evento in cui il PCI svolse un ruolo protagonista.

«Proseguiamo nella descrizione del succedersi degli avvenimenti: con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 maggio 1969 veniva riconosciuta la trasformazione da Nucleo ad Area. L’ importanza non era dovuta al cambiamento della denominazione ma a qualcosa di più corposo e sostanziale. Non riguardava più, infatti, solamente l’iniziale adesione di 6 Amministrazioni comunali, ma la presenza di 36 Comuni, con tutto quello che di nuovo questo allargamento rappresentava. L’Area veniva articolata in cinque agglomerati: quelli di ANAGNI, FROSINONE-CECCANO, SORA-ISOLA, CASSINO-PONTECORVO, CEPRANO. Si estendeva in prospettiva la superficie d’intervento e aumentavano le zone dove era previsto lo sviluppo industriale. Gran parte della Provincia oramai era coinvolta da questo grande fenomeno. Il 1969 mantiene, come l’anno precedente, il ritmo elevato degli insediamenti industriali ma in particolar modo è da ricordare come l’anno in cui si viene a sapere che la Fiat ha intenzione di creare un nuovo stabilimento nel Cassinate. Notizie imprecise, è vero, ma che anticipano un evento che sarà dirompente. Merita ancora di essere precisato che nell’interno di quello che oramai si deve chiamare «ex nucleo» la situazione alla fine del 1969 è la seguente: 25 industrie in funzione che occupano 6.000 addetti. Ma è ancora più significativo riportare che 17 industrie sono in costruzione con una previsione di occupazione di 1.500 addetti. Inoltre, sonoa schiena curva sui campi 350 min programmate 52 industrie per altre 7.000 unità lavorative.
E’ il momento delle grandi attese e delle speranze. Si afferma il mito dell’industrializzazione, della modernità. E’ un pensiero vincente che non trova oppositori e nemmeno si evidenzia qualche dubbio.
Anche nella nostra provincia si manifesta quello che viene chiamato autunno caldo. Proseguiva la stagione della battaglia contro le gabbie salariale e per le pensioni. È un fenomeno che rompe la narcotizzazione perche spesso avvengono scioperi e si costituiscono Commissioni interne. Nel gennaio 1970 a Frosinone il PCI tiene la prima Conferenza operaia per esaminare la situazione scaturita dalle nuove realtà e stabilire nuovi contatti. Nel marzo del 1970 a ridosso dell’arrivo della FIAT la federazione del PCI di Frosinone organizza una iniziativa a Cassino. Costituiscono le prime risposte ad una situazione che vede una crescita disordinata, senza regole non influenzata dal movimento operaio e dalle proposte del PCI. A giugno si tengono le elezioni per i Consigli Regionali a statuto ordinario.
Senza entrare nel merito di tutti questi passaggi ed avvenimenti una sintesi può essere rilevata. Nel momento stesso in cui il movimento contadino non mostra segnali di presenza e proposta, la crescita industriale è eccezionale. Tale situazione sarà determinante nel dibattito e negli avvenimenti successivi.»

Quali linee si confrontarono?

«Prima di arrivare a parlare di confronto vero e proprio è necessario tenere conto di alcuni momenti che lo precostituiscono. Da questo punto di vista ne colgo l’avvio nella riunione del Comitato Federale PCI del 9 gennaio 1971. All’indomani dell’elezione a segretario di Ignazio Mazzoli vengono presi provvedimenti organizzativi riguardanti l’Alleanza contadini, la CGIL e per lo stesso partito. Con nettezza il nuovo segretario pone l’obbiettivo che il partito dovrà essere un partito di operai e non più di contadini ma più in generale costituisce il tentativo per fronteggiare il mito dell’industrialismo e lo strapotere democristiano nella politica delle assunzioni. Sempre nel 1971 il PCI tiene Conferenze operaie ad Isola del Liri per esaminare la condizione dei cartai e in autunno con ad Anagni con Fernando di Giulio. A Ceccano si avvia una politica per la difesa dell’ambiente contro le porcilaie e per il risanamento del Sacco. Lo strumento è costituito dalla Tenda Rossa
L’attenzione verso l’industrializzazione e il rapporto che il partito comunista deve tenere con essa, dunque, diventano continui e centrali. Viene posto inoltre l’obbiettivo della creazione di organizzazioni di partito nell’interno delle fabbriche e con il passare del tempo si ottengono anche dei risultati ( Fiat, Videocolor, Enel ecc). In questi anni per il PCI diventano chiari i limiti, ma sono anche sempre più crescenti i momenti di presenza, di proposta e legame con i cittadini, che vedono il rafforzamento del tessuto democratico con l'arrivo di CNA, Confesercenti e Lega delle Cooperative..»

(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Un deficit di elaborazione

Tu ha scritto dei libri, mi pare 14, è corretto? E, poi in una lunga intervista in video, rilasciata a Paolo Iafrate di "Oltre l'Occidente”, ricostruisci alcuni passaggi fondamentali. Ce ne parli anche qui?

La linea del nostro partito sosteneva la necessità di saldare l'industrializzazione allo sviluppo dell'agricoltura. Non avvenne. Perché?

«Si, questo tema in quel periodo faceva parte della linea politica ma non fu vincente anche perché come è stato indicato non esisteva un movimento contadino che spingesse in tale direzione. Un momento di vero e proprio confronto, comunque, lo avemmo in Consiglio Provinciale nella seduta del 3 maggio 1973. L’ordine del giorno era impegnativo “Assetto territoriale regionale e provinciale ed i problemi ad esso connessi”
In tale seduta, legata anche all’approvazione del Piano Regolatore dell’Area Industriale da parte della Regione Lazio, sostenevamo d’accordo con il PSI, il PRI e la Regione Lazio, la riduzione di 1.000 ettari da destinare all’industria a favore dell’agricoltura e di interventi ad essa collegati. Ma non ci limitammo solo a questo perché ponemmo la necessità che lo sviluppo industriale non avesse una linea verticale ma anche orizzontale supportato da assetti viari che dal Tirreno arrivassero all’Adriatico, a cominciare dalla realizzazione della Sora-Frosinone. Chiedevamo interventi per modernizzare l’agricoltura con una moderna politica di trasformazione e conservazione dei prodotti e la realizzazione del Mercato ortofrutticolo a Fondi. L’istituzione delle università di Cassino, Tor Vergata e della Tuscia. La nascita di comparto elettronico sulla Tiburtina. Ilzonaindustriale 390 min potenziamento dell’ospedale di Cassino. Inoltre con forza chiedevamo di scongiurare l’inurbamento attorno alla Fiat, richiesto dalla Fiat. Al contrario noi chiedevamo una politica per il trasporto pubblico attraverso un Consorzio Regionale e una politica a favore della casa per evitare nuove emigrazioni dalla Val Comino verso Cassino.
Mentre noi proponevamo questa politica, spingendo ad utilizzare lo strumento della programmazione, la Dc, d’accordo con il PSDI si accontentava di far approvare un ordine del giorno in cui si chiedeva alla Regione di mantenere nel Piano Regolatore dell’Area Industriale i 1000 ettari da destinare all’industria. Quel giorno le nostre posizioni venivano battute ma esse oramai costituivano la spina dorsale delle proposte del partito. Esse venivano portate nel territorio e costituivano il nucleo centrale della nostra iniziativa. Permisero di ottenere positivi risultati elettorali nel 1975. In Consiglio Provinciale passammo da 6 a otto consiglieri. In quel periodo le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL elaborano la ”Vertenza Lazio”, una piattaforma che rappresentava il punto alto di una elaborazione che innovava la proposta e stabiliva un buon rapporto con le Istituzioni. Nel febbraio del 1976 l’Amministrazione provinciale, su richiesta del Gruppo PCI indiceva la Conferenza per l’occupazione, e di cui il sottoscritto fu il relatore che si concludeva con un documento unitario. A giugno le elezioni nazionali dimostrarono che anche nella nostra provincia il partito aveva consenso e poteva porre le basi per il governo del paese. Nel 1978 l’assassinio di Moro riportò indietro gli assetti politici. Ma questa è un’altra, più inquietante storia.»

 

Esisteva una linea di politica agraria che consentisse questa relazione produttiva fra agricoltura e industria? Qual era la superficie coltivabile e come si caratterizzava per produzioni di trasformazione? Dopo la ricostruzione di Loffredi queste domande sono destinate a restare senza risposte, ma sostanzialmente resistono a sollecitare ulteriori approfondimenti. Primo dovremmo dare una risposta ad una curiosità: Oggi diremmo che la nostra posizione era un po' velleitaria? Forse si, ma a pensarci bene sembra piuttosto una linea disarmata ad affrontare, quello che nella conversazione è stato chiamato, il "mito della industrializzazione" infinita.
Dopo 50 anni, nel frusinate, ci sono produzioni orticole estese anche se purtroppo lungo il Sacco che è un fiume inguaribilmente inquinato, ma anche esperimenti produttivi molto aggiornati, ne cito uno per tutti: la riscoperta di grani antichi per produrre antiche farine che sembrano godere di una grande fortuna.
Erano tutte ipotesi impensabili o impraticabili? Cosa è cambiato e perché? Ancora altre domande in cerca di risposte che andranno trovate. Capire cosa è successo e gli errori che si sono fatti è indispensabile per tutti coloro che vogliono davvero cambiare l'oggi con le sue ingiustizie, diseguaglianze e disagi sociali.

 

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A proposito delle lotte di Isolaliri del febbraio '949

 Storie del Frusinate

 EnricoGiannetti 350 min

Cari lettori, proponiamo in questa rubrica una pagina di testimonianza scritta da Enrico Giannetti. Partigiano, comunista, Sindaco della Paliano liberata. E' stata inviata a UNOeTRE.it dallo storico Roberto Salvatori a sostegno dell'articolo di Angelino Loffredi: "Febbraio 1949: lotte operaie a Ceccano e Isolalaliri", qui pubblicato lunedì 7 dicembre scorso.

Ci dispiace che dobbiamo pubblicare l'immagine di una pagina del giornale Vie Nuove. Non scegliamo. in genere questa soluzione, perchè le foto delle pagine dei giornali non si prestano ad un'adeguata pubblicazione secondo la grafica del giornale, non si possono correggere, né migliorare. Non si possono impaginare secondo il layout esistente, percé ne hanno uno loro immodificabile. Consideratelo un rarissimo caso che faremo di tutto perchè non si ripeta. Oggi apprezzate il contenuto che altrimenti non potremmo farvi conoscere. E' una eccezione da considerare irripetibile.

Invitiamo tutti coloro che ci inviano scritti a non inviarli né in pdf né tantomeno in immagini. I testi per dare il meglio di sé nella pubblicazione debbono essere in word e separati dalle foto. La Redazione

 

enricogiannetti ritaglio 700 min

 

 

 

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Febbraio 1949: lotte operaie a Ceccano e Isolalaliri

 Storie del Frusinate. Rubrica

 Vertenza che si conclusero positivamente

 

di Angelino Loffredi
tabacchineallavoro 370 minNel documentare la produzione del tabacco nei dintorni di Ceccano e la condizione delle tabacchine, nel suo 2° articolo dal titolo Tabacco e Tabacchine apparso su unoetre.it, il già sindaco Maurizio Cerroni ha riportato alcune righe di un mio scritto:
“Sempre nel febbraio del 1949 qui a Ceccano ci fu lo sciopero delle tabacchine. Chiedevano 315 lire di aumento al giorno. Come al solito, ci furono da parte della polizia interventi e provocazioni. Sei operaie vennero arrestate, ma successivamente rilasciate. Il fatto veramente importante fu che le richieste rivendicative vennero tutte accolte dalla direzione aziendale”.

Confesso di essere stato sorpreso e lusingato da tale lettura ma anche disorientato perché non ricordavo in quale contesto l’avevo scritto. E’ stato lo stesso Cerroni, infatti a ricordarmelo: il libro Una vita, un’idea che può essere letto attraverso https://www.loffredi.it/una-vita-un-idea.html
Inevitabilmente l’interesse sul tema è rimasto, pertanto ho voluto approfondire ulteriormente per ricostruire meglio quanto successe in quelle giornate.

Il giornale comunista L’Unità, del 27 febbraio 1949, riporta che si tratta di uno sciopero proclamato dalla Federterra, il 21 febbraio 1949, che aveva tre motivazioni: rispetto del contratto collettivo stipulato il 7 novembre 1947; Mutua a carattere industriale; Rivalutazione salari.
La controparte era il concessionario del Monopolio Tabacchi, Umberto Rossi. In quel periodo le tabacchine prendevano 420 lire al giorno, attraverso lo sciopero chiedevano un aumento di 315 lire. Ho trovato interessante conoscere come il sindacato motivasse la richiesta. Ogni tabacchina lavorava 15 chilogrammi di tabacco al giorno, e impiegava sei giorni e mezzo per lavorarne un quintale. Mentre il concessionario per quella quantità riceveva dallo Stato 100.000 lire, la tabacchina ne riscuoteva solamente 2.730. Se a questo misero costo salariale si aggiungevano anche altri costi sostenuti dal Concessionario legati all’essiccatura, spese di magazzino e di imballaggio quantificabili per altre 20.000 lire, è chiarissimo che lo stesso potesse facilmente sostenere l’aumento salariale richiesto.

La vertenza durò più di una settimana e per le tabacchine si concluse in maniera positiva.
Nello stesso tempo approfitto per ricordare che la stessa costituì il battesimo del fuoco per la persona che successivamente divenne deputato prima e senatore poi: Angelo Compagnoni, chiamato alla segreteria provinciale della Federterra il 15 ottobre 1948.

Inoltre, mi sembra interessante collegare lo sciopero di Ceccano con quanto era accaduto a Isola del Liri alcuni giorni prima, quando la città venne messa a ferro e fuoco dalla forza pubblica con una feroce repressione verso i manifestanti. La Celere intervenne con una eccezionale quantità di persone e mezzi per reprimere uno sciopero generale cittadino proclamato contro i licenziamenti di 250 operai delle Cartiere Meridionali. Il bilancio di quel 17 febbraio fu drammatico: vi furono 37 feriti, 29 arrestati e la morte dell’operaio Tommaso Iafrate, travolto da un automezzo della polizia. Gli arrestati dopo un lungo periodo passato in carcere furono tutti assolti dal Tribunale di Cassino. Ma il risultato più importante ottenuto fu che dopo quella rivolta i licenziamenti vennero tutti revocati.

Angelino Loffredi
Ceccano 5 Dicembre 2020

 

 

 

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"Bauli in piazza"

Lotte e Vertenze

La protesta a Milano dei lavoratori dello spettacolo

Bauliinpiazza mindi Nadeia De Gasperis e Cinzia Mazzoni
“Bauli in piazza” è la protesta dei lavoratori dello spettacolo, che si è tenuta a Milano lo scorso 10 ottobre.

È una scenografia “mortuaria” dove i bauli richiamano delle casse mortuarie, quella inscenata dai manifestanti. Dalla piazza Duomo di Milano gli operatori dello spettacolo, attrezzisti, tecnici, artisti, lanciano il loro grido d’allarme al governo.
Quello dello spettacolo e dell’arte è un comparto fortemente provato dalla crisi pandemica. Sappiamo tutti dei teatri e cinema chiusi, dei set cinematografici spenti, e tutto il resto ma non immaginiamo neppure quante e quali siano le persone che si muovono dietro la macchina “cinema, spettacolo, arte”.- Si chiedono nuove regole che favoriscano la ripartenza degli eventi ed evitare nuove restrizioni per non mettere il comparto ulteriormente in ginocchio. Noi abbiamo raccolto la testimonianza di Cinzia Mazzone, producer e account presso East End Studios Event Point a Milano che ha partecipato alla manifestazione e ci racconta in prima persona la sua esperienza.

Sabato 10 ottobre in piazza del Duomo a Milano si è svolta una manifestazione per la difesa dei diritti dei lavoratori degli eventi e dello spettacolo uno dei settori maggiormente colpiti dalle ricadute sociali dell'emergenza sanitaria in corso, per via del blocco quasi totale delle attività.

La manifestazione denominata “Bauli in Piazza “in riferimento ad uno dei simboli del LAVORO di questa categoria, ovvero il contenitore all'interno del quale vengono riposti gli strumenti e i dispositivi del mestiere, si è svolta come una performance attiva, un flash mob allo stesso tempo rigoroso e rumoroso dal fortissimo impatto emozionale sia per chi ha partecipato sia per che si è trovato più o meno consapevolmente a farne da spettatore.

L’organizzazione è stata impeccabile, dal reclutamento via web dei partecipanti, alla preparazione della scena all'interno della preziosissima piazza del Duomo, dall’accreditamento e svolgimento all'ordinato smontaggio e ripristino dello spazio pubblico. Tutto nel rispettando delle regole di controllo, distanziamento e pulizia imposte alle manifestazioni in tempi di COVID.
L’emozione è stata forte, colleghi e amici quasi irriconoscibili per via delle mascherine, gomiti congiunti e abbracci simulati a distanza, eravamo tutti li increduli e felici di ritrovarci.

500 bauli ordinatamente disposti nell'area centrale e assegnati ad altrettanti operatori hanno iniziato alle 17 in punto a farsi sentire da tutta la piazza, percossi a ritmo di We Will Rock You, hanno accompagnato la manifestazione con profondo orgoglio e determinazione, per dimostrare con i fatti la professionalità e l'altissima competenza del settore degli eventi in Italia.

L'iniziativa che ha attirato l'attenzione dei grandi artisti nazionali, da Vasco Rossi a Gianna Nannini rientra nelle attività promosse dalla campagna mondiale #WeMakeEvents per la quale lo scorso lo scorso 30 settembre gli edifici che ospitano concerti ed eventi in tutto il mondo si sono illuminati di rosso, postando le immagini sulle proprie pagine social accompagnate dagli ashtag
#wemakeevents #redaletr #lightinred

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