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Ma quale "cultura del NO"?

 AMBIENTE E SALUTE

"No alle malattie!!! Pretendiamo la cultura del rispetto"

di Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia*
Logo ass medici famiglia ambiente 350A proposito dell'argomento "CULTURA DEL NO", che implode questi giorni sulla stampa dopo la tragica dichiarazione zingarettiana relativa alla non considerazione del SIN da parte del governatore del Lazio, la Ministra agli affari regionali Maria Stella Gelmini, in sede di assemblea degli industriali, ha affermato che “... Non possiamo continuare con la politica del no… che ogni opportunità si trasforma in una caccia alle streghe… la cultura del no… non favorisce un approccio costruttivo…”.

Oltre le chiacchiere di convenienza argomentale, la Ministra è in grado di rassicurare le famiglie dei morti e dei malati della Valle del Sacco sulla non pericolosità della condizione sanitaria del territorio, che mai ha goduto di un piano epidemiologico ed un registro tumori a conferma o smentita?

Gelmini che si appella al “coraggio dell’impopolarità” per cancellare il problema del SIN e che addirittura raccomanda anche alla politica locale, riportandosi alla frase di Don Abbondio di fronte al Cardinale Borromeo “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Ministra un po’ di riflessione senza malafede. Non si adagi sull’onda emotiva del momento. Il coraggio non è quello da lei erroneamente invocato, ma quello dei pazienti spesso consapevoli di essere condannati a morte, quello della presa di coscienza dell’infertilità da parte di giovani coppie o quello delle madri che piangono i figli in un territorio vilipeso da una politica indegna e da sempre resa sorda e cieca dalla superficialità e dall’impreparazione.

Apprenda in questo momento che, nella Valle del Sacco, non ci vuole coraggio per eliminare la burocrazia quando quest’ultima riguarda i rifiuti (biodigestori, inceneritori e discariche) poiché in tali casi la burocrazia si mostra rapida e favorente nei confronti di progetti vaghi ed approssimativi, tanto che il Biodigestore di Frosinone, non è bloccato da due anni per burocrazia ma per grossolane ed incoerenti carenze progettuali. Il progetto, che prevede 8 unità lavorative a fronte di un alto impatto inquinante in un territorio a riconosciuta ed innegabile pressione ambientale, è fermo nonostante tutta la disponibilità burocratica immaginabile di cui ha goduto, oltre tutte le facilitazioni procedurali concesse aldilà di ogni apparente limite, ma non trova le autorizzazioni a causa di proprie lacune forse incolmabili. Ministra, invece di invocare coraggio ad un ente regionale che mostra la massima disponibilità nei confronti dell’imprenditoria dell’immondizia, si adiri per lo scempio perpetrato continuativamente al territorio della Valle del Sacco, dove sembrano convergere le peggiori sinergie.

Il governo come la Regione.
Gelmini come Zingaretti.

E la salute della gente???

Argomento superato ed obsoleto.

No alle malattie!!!
Pretendiamo la cultura del rispetto.

 

*Dr.ssa Teresa Petricca
Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia

 

 

 

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Medici per l'Ambiente replicano all'AD Malvezzi

AMBIENTE BIODIGESTORI

Una verità rigorosamente documentata può essere “fuorviante e scorretta"?

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia in merito alle dichiarazioni stampa di Simone Malvezzi, Logo ass medici famiglia ambiente 350amministratore delegato (AD) della società che vuole impiantare il biodigestore di rifiuti in Anagni, ribadisce con forza che è la dura realtà dei numeri a sconfessare, implacabilmente, quanti con artifizi mediatici propagandistici ed ora anche con manipolate alchimie matematiche, vogliono far apparire un vantaggio energetico per la collettività quello che in realtà è un danno colossale per i cittadini, a fronte di una speculazione esagerata.

Se l’AD ha ritenuto “scorretto e fuorviante“ il nostro veritiero dire riferito ad un esatto calcolo numerico, riconfermiamo che la produzione di biometano prevista per il biodigestore di Anagni, come dichiarato e depositato in Regione Lazio, risulta essere di 2.280.447. Pagina 87 dell’Elaborato R 05 SIA pubblicato nel box 001-2017 della Regione Lazio: “quantità stimata di biometano = 267 Nm3/ora”. 267x24 = 6408 m3/giorno x 365 = 2.338.920 m3/anno. Pagina 89 del medesimo Elaborato R 05 : “il rendimento di recupero del metano dell’impianto è previsto uguale al 97,5%” . 97,5% di 2.338.920 = 2.280.447 m3/anno.

Quantità stimata con benevolenza in eccesso. Nessun equivoco e nessuna fuorvianza, solo la verità documentata dai numeri. Non avrà l’AD giudicato “scorretto e fuorviante” il comunicato dei Medici, solo perché è stato alzato il velo sulle mistificazioni della falsa propaganda relativa i biodigestori? Nel mentre dei 4milioni ed oltre di produzione di biometano dichiarati alla stampa dall’AD della società, non troviamo, al momento, riscontro. Confondimento? Svista? Strategia ragionata? La Provincia di Frosinone produce circa 35.000 tonnellate/anno di rifiuti organici che, in funzione del biodigestore di volta in volta da sponsorizzare, vengono alternativamente attribuite con disinvoltura a Frosinone, ad Anagni oppure a Patrica.

Ce ne vuole di sfrontattezza nel dichiarare che : “il progetto (di Anagni ndr) per il recupero e la valorizzazione energetica della frazione umida urbana dei rifiuti è stato dimensionato alle esigenze della provincia di Frosinone”. Semmai Anagni dovesse razziare tutti i rifiuti della Provincia, sarà necessario far afferire da lontano, da fuori provincia, ben oltre 30.000 tonnellate di rifiuti. Biodigestore di Anagni, quindi, dimensionato con manica larga, molto largha, per il conferimento di oltre il doppio della produzione provinciale totale. Ma c’è ben altro.

Anche Frosinone con la Maestrale anela agli stessi rifiuti della provincia con un biodigestore di 50.000 t/a così come RECALL a Patrica con uno da 100.000 t/a. Frosinone, una delle provincie d'Italia con minor produzione di organico pari a 36 tonnellate/anno di umido, viene dimensionata a 200 tonnellate/anno.

L’invasione dell’immondizia.

Comprendiamo la voglia di profitto dell’imprenditoria, ma quello che sfugge è il limite della decenza. Infine, delle tonnellate di rifiuti di risulta in uscita dall’impianto di Anagni , di cui 7.200 t/a di plastiche e 6.870 t/a di sovvalli (pag.9 R06 SNTbox Regione Lazio), un aggravio energetico esorbitante e non colmabile in funzione degli spostamenti di cui non si sa per dove, non troviamo nessun cenno. Questo sì, un tacere scorretto con un fuorviante il silenzio. Ed il “compost biologico, un prezioso ammendante” che per essere di qualità richiede un controllo meticolosissimo dei rifiuti conferiti in entrata, purtroppo quello cui fa riferimento l’AD presenta caratteristiche tali da poter essere bandito da tutte le coltivazioni dato che la selezione dei rifiuti in entrata nel biodigestore di Anagni avviene a vista!!! Qualche inserviente, che vede scorrere ogni giorno un mare di 230 tonnellate di immondizia, a certificare, ad occhio, la bontà della materia prima dell’ammendante!!!

Questa è la favola del bio-metano, che di bio ha solo il suffisso: inquinamento, induzione di malattie, assoldamento di schiere di consulenti, richiamo per fiancheggiatori di ogni risma, cambiamento di carte in tavola, profitti da capogiro con gli incentivi contrabbandati quale soluzione alla questione energetica. Può la verità, finalizzata ad informare correttamente vittime incolpevoli e cittadini la cui salute viene regolarmente “digerita” dal profitto, essere “fuorviante e scorretta” ?

Dott. Giovambattista Martino – coordinatore Associazione Medici Ambiente
Dott. Antonio Necci – referente per Anagni – Associazione Medici Ambiente

 

 

 

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La ASL fra le nuvole e i medici di base a rischio

VACCINAZIONI DI MASSA

I medici di famiglia in campo, ma rischiano in proprio. Non è giusto

di Nadeia De Gasperis
Coronavirus quantovaleunavitaumana 350 minQualche giorno fa il responsabile scientifico della campagna vaccinale dell'Unità di Crisi Covid della Regione Lazio, Roberto Ieraci, ha tenuto un seminario in remoto, cosiddetto webinar formativo, con i medici di base.

Sembra che l’evento abbia riscosso successo con una buona partecipazione e una disponibilità di adesione all’avvio della campagna di vaccinazione, sebbene le dosi iniziali destinate ai medici di base siano decisamente poche, da qualche parte bisogna pur iniziare e comunque la Regione Lazio sicuramento si sta distinguendo per numero di vaccinati. Ci sono state molte domande sulle modalità di somministrazione e le tempistiche, ma i medici di medicina generale sono pronti a partire. “Tutti i vaccini a disposizione sono sicuri ed efficaci", riferiscono. La programmazione dell’attività di vaccinazione prevede che saranno i medici di famiglia a selezionare e a contattare telefonicamente i loro assistiti. si partirà con i 65enni, poi a ritroso si scenderà di età. Al momento per ogni medico sono previste venti dosi a settimana, come per la campagna antinfluenzale sperando che nelle prossime settimane, anche con l’arrivo di altri vaccini, si possa incrementare il numero.

Il medico sorano, Presidente della Commissione Sanità del Comune di Sora e Consigliere comunale, Augusto Vinciguerra, in un comunicato ha commentato a caldo le nuove restrizioni ritenendole inevitabili a causa dei comportamenti irresponsabili di alcuni e poi ha richiamato i medici di base al senso di responsabilità sostenendo che la campagna vaccinale in ospedale, quella degli over 80, di cui è protagonista, sta continuando per il meglio con somministrazioni di oltre 120 vaccini al giorno. Invita così i medici di base a invertire la tendenza ritenendo che sono ancora troppo pochi quelli che si sono resi disponibili. Richiama al coraggio e all’organizzazione cosicché si possa arrivare anche a 300 vaccinazioni al giorno,.

In risposta all’appello del dott. Vinciguerra è presto arrivata la replica del dott. Gianfranco Lilla, medico di medicina generale e responsabile Fimmg Distretto C Sora che ha già dato adesione alla campagna di vaccinazione, chiamando personalmente i propri assistiti del primo turno, nati nel 1956, 57, per prenotarli e fornendo loro i moduli informativi di adesione.
Ha risposto con uno stralcio di quanto disposto dall'asl FR e comunicato ai medici di famiglia in cui si evincono le ragioni dei ritardi.
"Si ricorda, inoltre, che in questa fase di avvio verranno erogati dalle farmacie ospedaliere di afferenza: 1 flacone di vaccino ASTRAZENECA ogni due settimane e 1 o più flaconi a settimana, a seconda della disponibilità, di vaccino PFIZER/BIONTECH ( 6-12 persone a settimana)...
Seguiranno ulteriori comunicazioni a seguito di eventuali disposizioni regionali.”

Ha inoltre sottolineato il fatto che molti studi medici non siano dotati di una sala di attesa per i pazienti che dopo il vaccino devono attendere 15 minuti prima di abbandonare il luogo e non dispongono di un doppio ingresso per garantire entrata e uscita in totale sicurezza.
Inoltre molti medici non si sentono tutelati dal punto di vista legale perché le loro assicurazioni non garantiscono copertura per questo tipo di pratica.
In caso di eventi avversi gravi si rischia di buttare all' aria una carriera intera, le assicurazioni non riconoscono nulla in studi non strutturati a regola di Legge).

Così, continua il dott. Lilla, una delegazione di medici di base ha chiesto all’ASL FR di concedere uno spazio dedicato in ospedale (naturalmente già garantito strutturalmente) ma la risposta del DG è stata un secco NO! MA NON CONOSCIAMO LE MOTIVAZIONI.
A questo punto hanno contattato il nostro Sindaco di Sora, Roberto De Donatis affinché compensi (affiancato da altri Sindaci) il non motivato diniego dell'ASL.
Insomma quello che la lettera del dott. Lilla sottolinea è che molti medici stanno rischiando in proprio e assolutamente NON deve passare l'idea che la colpa sia dei Medici di famiglia.
Io aggiungerei che in questo momento le scuole sono chiuse e allo stesso modo della loro destinazione a seggi elettorali potrebbero essere destinate alle vaccinazioni, garantendo ampi spazi, doppie uscite e la privacy necessaria per un momento delicato che richiede di essere praticato in totale sicurezza.

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Disabili: libero utilizzo di tutti i dispositivi medici sul mercato

Manifestazione disabili min

Manifestazione di protesta del 10 settembre 2020 sotto la Sede della Presidenza della Regione Lazio contro la gara regionale sul cateterismo intermittente indetta dalla regione lazio

Al Presidente della Regione Lazio

All’Assessore alla Salute della Regione Lazio
Agli Organi di STAMPA
Alla Prefettura di Roma Capitale Al Sindaco del Comune di Roma A tutta la Cittadinanza laziale
A tutte le Forze Politiche presenti nella Regione Lazio
LORO SEDI

 

NON C’E’ PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE ….

La regione Lazio ha indetto una gara d'appalto per la fornitura di cateteri vescicali destinati al territorio laziale. Vincerà la gara l’operatore che presenterà l’offerta economicamente più vantaggiosa e avrà l’esclusiva di fornitura per 48 mesi. L’appalto costringerà gli utenti ad accettare un modello definito dalla gara e non più a scegliere il più idoneo al proprio organismo consentendo un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA = appropriatezza prescrittiva). Questa notizia ha allarmato centinaia di disabili e Associazioni di categoria che purtroppo sono costretti ad utilizzare tali cateteri, per necessità legata alla loro condizione, poiché, loro malgrado, sono costretti a scendere in piazza giovedì 10 settembre 2020 dalle ore 10 alle ore 14 (per motivi di salute la manifestazione non può andare oltre) e rivendicare i propri diritti.

Nel merito sono intervenute le Associazioni nazionali di categoria, in particolar modo la FINCOPP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico) il Presidente della Faip nazionale (Federazione delle Associazioni Italiane delle Persone con lesione al midollo) Vincenzo Falabella, il Presidente dell’Associazione Paraplegici di Roma e del Lazio Daniele Stavolo, la Presidente dell’ASBI Cristina Dieci (Associazione Spina Bifida Italia), l’Associazione Italiana

Stomizzati – Aistom, la Presidente dell’AIMAR (Associazione Italiana Malformazioni Ano Rettali) Dalia Aminoff e pazienti singoli.

Tutto ciò è scaturito dalla risposta del tutto negativa (n.d.r.: una vera presa in giro) ricevuta il 3 settembre 2020 dalla Direzione Salute e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio, a firma del Direttore dr. Renato Botti. Le Associazioni Pazienti ritengo di essere state prese letteralmente in giro dalla Regione Lazio e tutto ciò avrà gravissime ripercussioni nel Territorio regionale e soprattutto sulla pelle delle persone con disabilità che si cateterizzano, in barba alla libera scelta e all’appropriatezza prescrittiva.

La Giunta Regionale e il Presidente Zingaretti con la missiva a firma del dr. Botti ci obbligano a scendere in piazza, sotto una tornata elettorale, un momento infelice per tutti, e per questa ragione invochiamo l’intervento di tutte le Forze Politiche presenti nel Consiglio regionale, sensibili alle problematiche sulle disabilità, affinchè la Giunta Zingaretti annulli la “gara” sancendo la libera SCELTA PER L’UTILIZZO DI TUTTI I DISPOSITIVI MEDICI PRESENTI SUL MERCATO ITALIANO.

Per eventuali contatti:
segreteria nazionale FINCOPP 080.5093389

 

 

 

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Carenze di medici anestesisti

Dichiarazione del Consigliere Regionale M5S Loreto  Marcelli

loreto marcelli min“Considerate le carenze di medici anestesisti e le necessità delle loro funzioni negli Ospedali della Provincia, ho sentito gli attuali vertici della Asl di Frosinone, la Dott.ssa D’Alessandro e il Dott.Brighi, per esporre la situazione critica in cui versano molti nosocomi, ricevendo da loro rassicurazioni in merito. Per quanto riguarda la carenza nell’Ospedale Ss. Trinità di Sora di medici anestesisti, in cui il rischio di sospensione delle attività chirurgiche in elezione, compresa la Chirurgia Oncologica e la Brest Unit, sarebbe potuto essere imminente, è stato predisposto l’arrivo del dottore anestesista Lombardo. Inoltre, è stato dato l’incarico al direttore Capo dipartimento, di rimodulare il personale medico anestesista secondo le esigenze degli ospedali della Provincia così da evitare sia un’ulteriore situazione emergenziale per i nosocomi già chiamati ad affrontare la pandemia da Covid-19, sia disservizi o sospensioni di attività necessarie per i pazienti.
Ringrazio gli attuali vertici, la Dott.ssa D’Alessandro e il Dott. Brighi, per la disponibilità mostratami e per la solerzia nell’individuare una soluzione ad un problema che coinvolge gli ospedali della Provincia, pazienti e cittadini. L’attenzione, in questo periodo di emergenza, resta molto alta, così come l’impegno delle Istituzioni per fare in modo che i cittadini abbiano garantito il diritto alla Salute”

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Spazi insufficienti mettono a rischio i medici

Centrale Unica d’Ascolto di Frosinone, spazi insufficienti mettono a rischio i medici.

giovanimedicifrosinone 350 minIn seguito all’emergenza COVID19 il lavoro della Continuità Assistenziale, e a maggior ragione dei medici adibiti al servizio CUA (centrale unica d’ascolto) di Frosinone si è intensificato notevolmente svolgendo un servizio fondamentale nel raggiungere la popolazione con patologie di qualsiasi genere. Stiamo parlando di una media di circa 200 telefonate ricevute per turno dai medici presenti in postazione, che con professionalità e gentilezza cercano di smaltire il più possibile il carico soprattutto sul Pronto Soccorso.

Dopo numerose segnalazioni, i colleghi in servizio ci informano che hanno deciso di allertare le forze dell’ordine in quanto la ASL di Frosinone non si è minimamente preoccupata di adoperarsi a fornire gli spazi necessari per lavorare in sicurezza. Attualmente in ambienti ridotti lavorano dalle 4 alle 7 persone, che si trovano impossibilitate a rispettare le distanze minime di sicurezza definite dal Ministero della Salute, ISS e WHO nelle diverse linee guida.

Ad aggravare la situazione è stata la notifica, ad un medico presente in postazione, della quarantena in quanto lo stesso si è trovato a visitare un paziente risultato COVID+; ci segnalano che nessuna sanificazione è stata fatta sui locali e sugli spazi condivisi da tutto il personale.

L’ASL di Frosinone conferma ancora una volta di lasciare i medici del territorio abbandonati a sé stessi, senza DPI, senza spazi adeguati, senza tutele.

Giovani Medici Frosinone è al vostro fianco!

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Donne: i primi medici e anatomisti della storia occidentale

Donne che hanno curato e salvato

Le ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il virus del Coronavirus mindi Fiorenza Taricone - In questi tempi emergenziali dove il lavoro di cura, dal personale medico specializzato al quotidiano lavoro d’igiene e sopravvivenza svolto nelle singole case, affidato quasi sempre a mani femminili, il mio contributo da storica e studiosa non poteva che essere il riportare a galla il difficile e tormentato rapporto fra le donne e le arti mediche.

Le donne nel passato remoto della nostra specie hanno posto le basi per la più antica forma di cura: l'erboristeria, che ha un'origine antichissima, in quanto fondata sulla divisione sessuale del lavoro: all'uomo spettava alla caccia, alla donna la raccolta e la conservazione delle piante; secondo la teoria evolutiva questo modello comportamentale si era sviluppato per permettere un uso più efficace delle risorse alimentari negli ambienti dell'uomo primitivo. Quando la carne scarseggiava, si poteva mangiare il cibo vegetale preventivamente raccolto e dunque le donne come raccoglitrici hanno avuto un ruolo importante nell'economia delle loro società. Edward Osborne Wilson, fondatore della socio biologia, ha ricordato che soltanto un terzo della dieta in 68 comunità studiate era costituito da carne; il 65% del cibo circa della collettività veniva quindi procurato dalle donne; escludendo i contraccettivi, gli abortivi, i preparati per facilitare il travaglio e altri prodotti specifici per le donne e bambini, è difficile stabilire però quale rimedio o procedura le donne abbiano sicuramente inventato. Generalmente si tende ad affermare che quanto più antico è il rimedio, più probabile è il fatto che sia stato una donna a proporlo; il più antico testo di medicina mai scoperto, una tavoletta di pietra sumerica che risale al terzo millennio avanti Cristo, quando la divinità Gula era considerata taumaturgica e presiedeva alla medicina, attesta che la maggior parte dei guaritori erano ancora donne. Dalle prescrizioni di una tavoletta dell'epoca di Hammurabi (1750 a.C.), invece, la medicina era già diventata una professione maschile al servizio dell'elite. Le curatrici donne restavano al servizio delle classi meno abbienti continuando a fare ricorso ai rimedi naturali.

La lingua e la civiltà greche sono state segnate da una cultura in cui l'uomo di scienza era espresso con un sostantivo maschile e aveva più di un significato: il saggio, l'uomo dotto, era sapiente, assennato, abile, pratico, intelligente, accorto. I campi di applicazione della cultura erano quelli da cui la donna era esclusa: l'ambito politico e militare, il buon governo, l'arte dell’eloquenza per la quale occorreva padroneggiare la retorica e la dialettica. L'uomo dotto per eccellenza era il filosofo ma le donne non insegnavano nelle accademie o nelle scuole e le sole eccezioni in tal senso potevano essere le compagne, le figlie e le consorti di pensatori e filosofi, come ad esempio le donne della scuola pitagorica dell'Italia meridionale. Sta di fatto che il termine dotto, sapiente, saggio, è stato tramandato con un’accezione maschile e se le donne hanno recuperato qualcosa l'hanno fatto per altra via. Nel mondo latino il termine scienziato è tradotto con litteratus, cioè erudito nelle lettere. La parola al plurale invece era tradotta con homines docti, cioè uomini sapienti e studiosi le donne nel diritto romano in seguito non avevano molte speranze: da figlie del padre che lasciavano la casa paterna per sposarsi diventavano una persona a metà tra la figura di moglie intesa come possesso del marito è quella di figlia che la definiva come proprietà del padre nelle medioevo poche eccezioni confermano la regola che vuole la donna pressoché analfabeta e proprietà del marito.

È quasi un luogo comune ricordare oggi il rapporto privilegiato che le donne hanno avuto con la medicina collegata a tutte le funzioni riproduttive o alle malattie ritenute tipicamente femminili come l'isteria. Ma le donne sono state i primi medici e anatomisti della storia occidentale, anche se non riconosciute. Sapevano procurare gli aborti, fungere da infermiere e consigliare i momenti critici. Hanno da tempo immemorabile appreso l'arte della farmacia, coltivavano le erbe medicinali e si scambiavano i segreti del loro uso. Erano le levatrici che andavano di casa in casa, di villaggio in villaggio; per secoli le donne sono state medici senza laurea, escluse dai libri e dalla scienza cosiddetta ufficiale; apprendevano un patrimonio di conoscenze reciprocamente, la vicina dalla vicina, la madre dalla figlia, la parente dalla parente. È d'altronde innegabile che il ruolo professionale del medico e l’ospedalizzazione delle malattie hanno progressivamente soppiantato la cultura medica femminile empirica e orale; la subordinazione femminile è stata presto avallata da una spiegazione di natura biologica: le donne erano portate per natura a essere infermieri e non medici; a questo cambiamento hanno senz'altro contribuito due fattori: l'esclusione delle donne da un sistema diTrotula de Ruggiero Sage femme de lécole de Salerne au 13e siècle 350 min istruzione obbligatoria di livello universitario, per cui la scienza maschile ha progressivamente sostituito quella che definiva superstizione femminile; ma anche l'ostilità di natura concorrenziale.

La soppressione delle guaritrici e l'emergere del professionismo maschile non sono stati un processo naturale dovuto ai mutamenti progressi della scienza medica, ma il risultato di una estromissione violenta. La posta in gioco era decisamente alta: il monopolio economico ed politico della medicina, il controllo della sua organizzazione istituzionale, il predominio sui profitti e sul prestigio legati alla medicina stessa. La lotta fu quindi squisitamente politica perché le guaritrici, le erboriste, le botaniche, le levatrici, appartenevano a una cultura popolare, erano i medici del popolo, e il loro sapere scientifico era stato spesso screditato come sotto cultura popolare; le streghe con il loro saperi alternativi sono vissute e morte sui roghi molto prima che si sviluppasse la moderna scienza medica e la loro soppressione ha segnato una delle prime tappe della lotta per l'eliminazione femminile dal campo medico. La loro incriminazione ha lasciato una traccia notevole nell'immaginario collettivo; anche non conoscendo i particolari della persecuzione da allora in poi un aspetto della femminilità è stato sempre associato alla stregoneria e le donne che hanno continuato da allora in poi a denominarsi guaritrici sono state circondate da un alone di superstizione.

Le poche donne sfuggite alla regola di una cultura limitativa e controllata sono state quelle appoggiate da una figura maschile. Una delle più note, si fa per dire, fu Trotula, vissuta al tempo dell'ultimo re longobardo, appartenente all’antichissima scuola salernitana di medicina; ma non a caso era con tutta probabilità la moglie di Giovanni Plateario, capostipite di una serie di medici salernitani. La sua opera De mulieribus passioni bus, in pratica un trattato di ostetricia, fu piuttosto diffusa nel medioevo, ma la figura di Trotula apre anche una serie d’interrogativi, quelli riguardanti tutte le donne dell'antichità, levatrici e ostetriche con competenze non riconosciute dalla cultura ufficiale, che saranno nei secoli successivi soppiantate dalla figura del medico. A quest'ultimo verrà riservato l'accesso all'università e l’assistere le partorienti come figura principale, con le ostetriche in subordine, tranne nei piccoli territori dove la levatrice continuerà a rappresentare l’aiuto principale. Spesso le levatrici avevano anche profonde competenze di scienze naturali, erboristeria, conoscenza del mondo vegetale che confinava con una scienza chimica ancora nel medioevo di là da venire. Le notizie sono però scarse e ci permettono più di intuire che di sapere. Una donna competente in medicina doveva comunque discolparsi. A Parigi alla fine del Medioevo Jacqueline Félicie D’Almanie aveva un grande successo nel curare i malati, ma venne portata in tribunale dai decani della facoltà di Medicina dell'università di Parigi nel 1322, per aver esercitato la professione medica senza diploma né licenza. In suo favore, un testimone della difesa non esitò a dichiarare che era più esperta dell'arte della chirurgia e della medicina del maggior medico o chirurgo di Parigi. Le donne si cimentarono anche con l'alchimia, come la veneziana Isabella cortese nata alla fine del Quattrocento, inventrice di nuovi metodi per distillare profumi. In pieno Rinascimento, nel 1566, Anne von Augsburg fondò nella città tedesca di Dresda una scuola per levatrici dove lei stessa impartiva lezioni e nel 1581 la farmacia di corte scrivendo un'opera dedicata ai prodotti farmaceutici.

Purtroppo il XVI e il XVII secolo sono stati contrassegnati da un attacco della Chiesa e dei poteri costituiti ai saperi femminili che molte donne accusate di stregoneria possedevano a livello esperienziale. Il periodo della caccia alle streghe si estese in definitiva per circa quattro secoli dall'epoca del feudalesimo alla cosiddetta ragion di Stato con dimensioni impressionanti in Italia, Germania, Francia, Inghilterra. Sfortunatamente le streghe per lo più povere e analfabete, non hanno lasciato scritta la propria storia, riferita invece dalla sola classe dominante che imbastiva i processi a loro carico. Le vittime di queste campagne di terrore furonojacqueline felice almania 250 min numerosissime e aiuta molto per capire il fenomeno, la tipologia dei delitti dei quali erano incolpate. Fra i capi d'accusa era menzionata la capacità di provocare il male e di guarire, quindi poteri magici; spesso l'accusa era anche specifica, cioè possedere abilità mediche e ostetriche; le streghe guaritrici nella realtà erano spesso le uniche che prestavano assistenza alla gente del popolo che non aveva né medici privati, né ospedali. Re e nobili avevano invece i medici di corte, talvolta preti; nei processi alle streghe era il medico che dava l'impronta scientifica a tutto il procedimento giudiziario. Se una donna aveva osato curare senza aver studiato ed essere munita dei relativi titoli, doveva espiare e morire, il che costituiva anche una facile copertura all'incapacità dei medici poiché tutto ciò che non si poteva guarire era il risultato di una fattura; la Chiesa impostò l'attacco alle guaritrici contadine sulla magia, non sulla medicina; diventa allora più chiara l'associazione fra strega e levatrice fatta da Kramer e Sprenger i due autori domenicani del Malleus malleficarum, manuale per l’interrogatorio e libro guida per individuare le streghe. Poiché si credeva che il diavolo non avesse nessun potere reale sulla terra, affidava l'esercizio di questo potere alle donne del popolo; per la Chiesa, più aumentavano le loro capacità diaboliche e meno dipendevano dai poteri religiosi; gli incantesimi, infatti, erano considerati altrettanto efficaci delle preghiere per guarire le malattie, ma mentre le prime erano approvate controllate, non lo erano i secondi. La saggia o strega aveva a sua disposizione mille rimedi sperimentati in tanti anni d'uso molte delle erbe curative scoperte dalle streghe e hanno tuttora una collocazione nella farmacologia moderna.

Le guaritrici disponevano di analgesici, digestivi e calmanti. Usavano la segale cornuta per i parti quando ancora la Chiesa riteneva le doglie conseguenza necessaria della punizione divina per il peccato originale di Eva; i derivati della segale cornuta sono stati i principali preparati per accelerare le doglie e per le cure dopo il parto. La belladonna, impiegata come antispastico, veniva usata dalle streghe guaritrici per impedire le contrazioni uterine quando vi era pericolo di parto prematuro. La digitale, farmaco importante per le malattie del cuore, pare sia stato scoperto da una strega inglese. Molte altre cure usate dalle streghe erano invece pura magia e la loro eventuale efficacia era dovuta alla suggestione. La strega era un empirista: si basava sui sensi più che su una fede o una dottrina, credeva nel successo raggiunto per tentativi, nel rapporto causa-effetto. il suo atteggiamento non era quindi quello passivo, ma quello attivo della ricerca. Si fidava della propria abilità per trovare il modo di trattare le malattie, le gravidanze, i parti, sia mediante medicamenti che pratiche magiche, anche perché la magia era parte integrante della scienza del tempo. Le streghe inoltre avevano spesso una conoscenza approfondita delle ossa e dei muscoli, delle erbe e delle droghe, mentre i medici derivavano ancora le loro prognosi dall'astrologia e frequentavano università, dove non era ancora consentito praticare autopsie a scopo di studio, né assistere alle lezioni di anatomia su corpi umani. Il divieto sarà abolito solo più avanti, nel 18º secolo. Tanto vaste erano le cognizioni delle streghe che nel 1527 Paracelso, considerato il padre della medicina moderna, diede alle fiamme il suo testo di farmacologia confessando che tutto ciò che sapeva lo aveva imparato dalle fattucchiere.

L'affermarsi della medicina come professione rese facile escludere legalmente le donne dalla sua pratica. Con rare eccezioni le università erano vietate alle donne, persino a quelle delle classi superiori che avrebbero potuto farlo; furono promulgate leggi che proibivano la pratica medica a chi non avesse un'istruzione universitaria; alla fine del 14º secolo la campagna dei medici professionisti contro le guaritrici urbane si stava praticamente concludendo in tutta Europa; i medici avevano conquistato il monopolio della medicina delle classi superiori, molto remunerativa, fatta eccezione per l'ostetricia che rimase un campo prettamente femminile.

Sul finire dell'Ottocento le maglie cominciarono ad allentarsi; alcune facoltà di medicina d’importanti università iniziarono a praticare un insegnamento misto, ossia aperto sia agli uomini che alle donne. Già nel 1900 si contavano negli Stati uniti 7000 medici di sesso femminile. Sempre per quanto riguarda il mondo anglosassone e sempre in campo medico un personaggio assai singolare fu Sophia Jex-Blake. Nata nel 1840 a Hastings e morta nel 1912 a Mark Cross, frequentò il Queen’s College di Londra, continuando gli studi in America a Boston e New York. Fu poi ammessa a frequentare le lezioni universitarie di medicina a Edimburgo, ma non le fu permesso di laurearsi; per ottenere la laurea dovette iscriversi all'università di Berna. Nel 1876 riuscì a far approvare dal Parlamento britannico una legge che consentiva alle donne inglesi di ottenere il dottorato chiamato Master’s Degree e la licenza di praticare medicina chirurgica. Grazie ai suoi sforzi si aprì a Londra nel 1874 una scuola medica riservata alle donne e nel 1886 fondò lei stessa un’analoga scuola a Edimburgo.Sophia Jex Blake 350 min

Per le prime donne medico in Italia, occorre aspettare la fine dell’Ottocento perché l’accesso a tutte le facoltà universitarie teoricamente consentito nel 1874, non autorizzava praticamente all’esercizio delle libere professioni; come singolare contraddizione, diventavi avvocata, ma senza esercitare, diventavi ingegnera ma senza esercitare, diventavi medico, ma senza esercitare. Fu la legge del 1919, cosiddetta legga Sacchi della quale ho scritto recentemente su Uno e Tre, a consentire l’accesso alle libere professioni. Un po’ più nota degli altri è infatti la vicenda di Anna Kuliscioff, la teorica del socialismo riformista, con un passato da rivoluzionaria russa, che si laureò a Napoli, ma senza poter poi lavorare all’Ospedale di Milano, compensando l’esclusione con il diventare gratuitamente la ‘dottora dei poveri’.

La prima laureata del Regno d’Italia fu Ernestine Puritz Manassé in Paper, nota di più come Ernestina Paper, nata nel 1846 e originaria di Odessa; dopo un periodo di studio a Zurigo, che consentiva già alle donne l’accesso a tutte le facoltà e dove aveva studiato anche Anna Kuliscioff, conseguì il primo livello di laurea in Medicina all’Università di Pisa nel 1875 e la specializzazione due anni dopo nel 1877. Dopo di lei, fino al 1900, come ricorda Vanessa Sabbatini in un suo articolo, le laureate in Medicina e Chirurgia furono 23, fra cui appunto la Kuliscioff e la famosa Maria Montessori. (V. Sabbatini, Pioniere della professione medica in Italia: il caso di Giulia Bonarelli, «Centro e periferie, rivista di storia contemporanea», n.4, 2019).

Gli esempi di grande abnegazione che oggi dimostrano tutti gli operatori sanitari, medici e infermieri, uomini e donne che lavorano a fianco a fianco, sono un’ulteriore conferma che leggi paritarie ed eguali diritti fanno solo bene al progresso della società.

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Giovani Medici Frosinone tornano a scuola

Sanità GioMedFr 380 260 minda GMF - «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione» così scriveva in un saggio il celebre autore francese Victor Hugo. La scuola è luogo di libertà ideologica per eccellenza, di formazione umana e critica della società. Proprio qui i Giovani Medici Frosinone vogliono continuare la loro capillare attività di divulgazione e formazione, dalla scuola come simbolo di cultura.
Ad ospitarli sarà l’indirizzo Biotecnologie Sanitarie dell’IIS Alessandro Volta di Frosinone, con un ciclo di incontri che vedrà i GMF coinvolti dal 27 ottobre 2018 (data del primo seminario) fino alla fine dell’anno scolastico.

Qui di seguito le tematiche:
• Ottobre 2018, screening e prevenzione. I principali programmi di screening a disposizione, la prevenzione come presidio sanitario fondamentale nella patologia infettiva, neoplastica e cronica;Locandina GMF
• Novembre 2018, il rischio ambientale, biologico e fisico-chimico. L’inquinamento come determinante patologico, infezioni nosocomiali e non, patologia professionale;
• Dicembre 2018/Gennaio 2019, alimentazione e stili di vita. Determinanti patologici di comportamenti alimentari non corretti e si uno stile di vita non virtuoso. A questi incontri verranno invitati anche i ragazzi delle scuole medie della zona;
• Febbraio 2019, la patologia neoplastica. Genesi, diagnosi e terapia dei tumori più frequenti nel nostro territorio.

Ogni seminario sarà accompagnato dalle attività pratiche proposte dai medici, dalla misurazione della pressione a un minicorso di suture, passando per la lettura corretta di un esame ematochimico e per altre attività di pratica clinica nella medicina e professioni sanitarie.

Un ringraziamento va alla Dirigente Scolastica Prof.ssa Patrizia Carfagna e alle docenti che stanno credendo nel progetto da loro intitolato “Abbi cura del tuo corpo, è l'unico posto in cui devi vivere” Prof.sse Cabassa Daniela, Masullo Paola, Porseo Maria Antonietta, Treppiccioni Brunella, Volo Teresa.

 

 

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Assunzione medici non obiettori tutela ogni volontà

consiglio lazio 350 260di Sara Battisti (PD): Assunzione medici non obiettori simbolo di civiltà.

Una decisone importante e significativa quella di assumere nuovi ginecologi non obiettori al reparto maternità del San Camillo.
Una scelta del Presidente Zingaretti, che merita grande attenzione perché sottolinea l'importanza della legge 194.
L'assunzione di due nuovi ginecologi attraverso un concorso volto a garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, evidenzia un'attenzione della Regione Lazio e del Presidente Zingaretti a favore della libertà di scelta delle donne.
Il ricorso all'obiezione di coscienza da parte dei medici ha compromesso la salute psico fisica di molte donne e questo è impensabile in un paese dove vige una legge che dovrebbe tutelare la loro scelta di interrompere una gravidanza.
Il Lazio cambia e indica nuove linee di azione per applicare correttamente la 194.
É il segno che le battaglie per le conquiste di diritti fondamentali per la salute della donna non sono state dimenticate. Non è un fatto banale nelle ore in cui nel PD si discute di quale sia l'identità politica sulla quale restare uniti.
É nell'agire quotidiano che le ragioni del nostro stare assieme diventano impegno per migliorare la vita delle cittadine e dei cittadini. E questa scelta ne è la piena dimostrazione.

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"Dalla legge di stabilità un'ulteriore beffa per la sanità pubblica"

medici sanita 350 260di Fabrizio Salvatori - Legge di stabilità, il sindacato scova un altro miliardo di tagli alla sanità. Contro l'elemosina del contratto del pubblico impiego protestano pure i medici.
"Dalla legge di stabilità un'ulteriore beffa per la sanità pubblica". E' la denuncia dell'Anaao Assomed sulla mancanza di fondi destinati ai rinnovi contrattuali. "Si costinua, così - commenta il segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise - a privare il contratto delle risorse necessarie a farne uno strumento di governo e innovazione, additando il lavoro al servizio dello Stato come parassitario ed improduttivo, degno al più di una citazione e di una mancia. La versione 2.0 degli insulti di brunettiana memoria".
"Dopo 6 anni di blocco contrattuale - si legge nella nota - che ha comportato una perdita del potere di acquisto delle retribuzioni media del 20%, maggiore per i giovani, e di 25.000 posti di lavoro, il Governo ha destinato alla sanità, parte del pubblico impiego, un non finanziamento per un non contratto. Una proroga mascherata del blocco, un adempimento puramente formale alla sentenza della Corte Costituzionale, cui aveva dichiarato, a difesa del blocco contrattuale, un valore economico del rinnovo dei contratti pubblici di 7 miliardi l'anno, per poi stanziare per il 2016 solo 200 milioni (7 euro lordi al mese a testa), anche autofinanziati". I medici dell’Anaao ricordano che il costo della Pubblica Amministrazione per cittadino ed il numero di addetti in rapporto alla popolazione sono i più bassi in Europa, dopo la Germania, con una spesa sanitaria più alta di quella italiana di 30 miliardi di euro all'anno; e che tagli e ticket tengono 6 milioni di italiani lontani dalle cure mettendo le famiglie a rischio di impoverimento per eventi sanitari. “Specie tra i 20 milioni di cittadini del Sud – si legge nel documento Anaao - figli di un dio minore, lasciati alle prese con un diritto alla salute meno diritto che nel resto del Paese. Nel frattempo imperversa la caccia ai Medici in un clima oscurantista che pensa di risolvere ogni problema nel solito modo, sanzionare, punire, licenziare i medici dipendenti o convenzionati”.

Intanto, il sindacato scova un miliardo di tagli alla sanità, nascosto nelle pieghe dei minori trasferimenti alle Regioni. “Un ulteriore drammatico taglio di circa un miliardo di euro che si somma a quelli già previsti al fondo sanitario nazionale”, si legge in una nota a firma di Cecilia Taranto, segretaria nazionale della Fp Cgil, e Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, che spiegano: “Da quanto apprendiamo dalle bozze di legge di Stabilità si nasconde un ulteriore drammatico taglio alla Sanità di circa un miliardo di euro, dopo quelli previsti al fondo sanitario nazionale”. L'articolo 46, infatti, spiegano i due dirigenti sindacali, “prevede che saranno rideterminati i finanziamenti alle Regioni, ricomprendendo per questa via anche le risorse destinate alla sanità, alle quali si chiede un ulteriore sacrificio di 1.800 milioni per il 2016, 3.980 milioni di euro per il 2017 e 5.480 per ciascuno degli anni 2018 e 2019”. Secondo Taranto e Cozza “la richiesta alle Regioni di un ulteriore contributo alla finanza pubblica si tradurrà inevitabilmente, e come tutti sanno, in nuovi tagli alla sanità, con la drastica riduzione delle prestazioni ai cittadini. Si ripete lo stesso schema dello scorso anno: il governo taglia alle Regioni, con queste ultime che tagliano la sanità. Si sta cancellando progressivamente il diritto alla salute”.
fonte, controlacrisi.org

 

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