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No Biodigestori a Frosinone Valle del Sacco

COMITATO NO BIODIGESTORI A FROSINONE - VALLE DEL SACCO

Valle del Sacco e il conflitto tra Sindaci sui biodigestori

Biodigestore 390 FrosinoneToday min minLa Regione ha rilasciato l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto di biodigestione promosso da Energia Anagni destinato a trattare 84 mila tonnellate annue di FORSU (frazione organica di rifiuto solido urbano) ad Anagni. L’ufficializzazione è arrivata l’8 novembre con la “conclusione motivata di Conferenza di servizi” (CdS Determinazione regionale n. G15288/2022).
Con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) si chiude il procedimento amministrativo regionale fortemente avversato da cittadini, comitati e associazioni locali. Poco lineare e piuttosto ambigua la posizione del Comune, che non è riuscito a gestire l’iter procedurale con il rigore necessario.

Il Sindaco di Anagni, Daniele Natalia, per correre ai ripari ha tentato la carta del ricorso in opposizione presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, contestando l’illegittimità e l’inopportunità della Determinazione regionale. Alla richiesta di annullamento e/o di integrale riforma, Palazzo Chigi ha risposto il 23 novembre, eccependo che l’Ente non appare legittimato ad opporsi, in quanto i Comuni non hanno competenza in materia di tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali, della salute e pubblica incolumità. Non solo, ma ironicamente, suggerisce al Comune di eccepire i presunti vizi di illegittimità dinanzi al TAR del Lazio.

Rilasciata l’AIA, la battaglia legale al Tar e al Consiglio di Stato intentata da comitati e associazioni, al di fuori del procedimento regionale, non si è ancora conclusa ed è probabilmente l’ultima possibilità per fermare la messa in esercizio dell’impianto.

Secondo l’art. 41 della Costituzione “l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, ma nella Regione è soprattutto incontrollata.

A soli 20 km da Anagni la società Maestrale Srl, che fa capo a Giovanni Turriziani, ha presentato un progetto per il trattamento di 50 mila tonnellate annue di FORSU, in una città capoluogo che ne produce appena 6.500.
Nei giorni scorsi il proponente ha sollecitato la Regione a definire la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), nonostante i tempi per la concessione siano scaduti abbondantemente e i termini di legge non siano stati rispettati. Nel mese di gennaio, durante la 3a Conferenza di servizi, su segnalazione della Provincia, la Regione aveva preso atto della carenza di istruttoria della società, ma anziché chiudere il procedimento ha continuato a tenerlo aperto e, contrariamente a quanto dispone la legge, ha concesso al proponente tempi supplementari per ottemperare alle richieste della Provincia, rimandando la decisione di VIA ad una atipica seconda parte della 3a CdS a data da destinarsi.
Nessun richiamo poi nel procedimento ai criteri di verifica del DNSH, secondo cui gli interventi previsti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non devono arrecare danno significativo all’ambiente, requisito fondamentale per accedere ai finanziamenti.

Si tratta di passaggi che abbiamo rilevato in atti e, a fronte delle anomalie di tempi e procedure, e delle lacune dello stesso, abbiamo prima richiesto l’archiviazione del procedimento e poi inviato istanza per una valutazione conforme al DNSH.

Così, mentre gli amministratori e i partiti si affannano in vista delle elezioni regionali di febbraio a fare propaganda, i cittadini vedono susseguirsi annunci e comunicati, prima sulla riperimetrazione del SIN e poi sul rilancio della bonifica della Valle del Sacco da parte della Regione. O meglio sulla sua messa in sicurezza, come ha precisato il Commissario straordinario per l'attuazione della bonifica della Valle del fiume Sacco, Illuminato Bonsignore, richiamando tutti all’ordine, sia sui ritardi accumulati (ben 17 anni), sia sull’avvio dei procedimenti (ancora sulla carta) nell’incontro di Ceprano dello scorso 22 novembre, a cui hanno partecipato il Presidente Vicario della Regione, Daniele Leodori e l'Assessore regionale al ciclo dei rifiuti, Massimiliano Valeriani.

Nel frattempo non giungono notizie né dell’operato del Sindaco Riccardo Mastrangeli, né della convocazione del Consiglio comunale di Frosinone, tanto meno della Consulta Ambientale permanente dei Sindaci – di Frosinone, Alatri, Ceccano, Patrica, Torrice, Ferentino e Supino – appositamente istituita il 19 gennaio scorso ai fini dell’attività di controllo sulla localizzazione del biodigestore di Frosinone all’interno del SIN. Di fatto nata in prossimità delle elezioni amministrative del Comune ciociaro, la Consulta non si è mai attivata seriamente. Ne è riprova il Tavolo di confronto ad essa esterno convocato nei giorni scorsi a Ferentino, che ha coinvolto solo alcuni dei Comuni (Anagni, Ferentino, Frosinone, Patrica, Morolo e Supino) interessati dai progetti di impianti di trattamento di rifiuti in uno strano gioco di sovrapposizione e confusione politica che nulla di concreto e positivo fanno presagire.

E ricordiamo come nella sola Provincia di Frosinone, oltre ad Anagni e Frosinone, sono stati depositati altri 2 progetti di trattamento di rifiuti per la produzione di biometano: Ferentino e Patrica, presentati rispettivamente dalla Air Green srl (78 mila tonnellate l’anno di rifiuti organici, di sottoprodotti e scarti di origine agroindustriale) e dalla Recall Frosinone srl (250 mila tonnellate l’anno di FORSU), nella già devastata località ove risiede ancora l’ecomostro di via Le Lame.

La propaganda da un lato e il silenzio degli Amministratori dall’altro, la mancanza di un coordinamento forte tra Comuni, non privi di competenze tecniche, ma di interesse politico, i tentativi di allentare i vincoli del SIN, la mancanza di una vera campagna di informazione ai cittadini della Valle del Sacco e le azioni tardive e di facciata di alcuni Sindaci sono la prova che il potenziale arrivo di altri rifiuti in quantità decuplicata non è stato, e non è, tecnicamente e politicamente contrastato.

Quando ancora i danni sanitari e ambientali del passato sono sotto gli occhi di tutti la Regione e le forze politiche non stanno facendo abbastanza per cambiare il destino di questa Valle. I fondi del PNRR non sono oggetto di discussione dal basso, nemmeno in occasione della campagna elettorale, ed essi segneranno ancora più negativamente il nostro destino, che è deciso cinicamente da coloro che in nome del profitto sono intenzionati a soprassedere sul benessere e sulla qualità della vita, sull’ambiente e sulla salute della popolazione della Valle del Sacco.

Valle del Sacco, 30 novembre 2022

 

 

 

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“Malasanità Lazio”: No ad un sistema sanitario regionale in mano ai privati!

PRC LAZIO

Il potenziamento della sanità privata distrugge il Sistema Sanitario pubblico

bandiera prc 350 minI dati ci dicono che in circa dieci anni, in Italia, sono stati chiusi 173 ospedali e ridotto il personale del 6%, oltre alla perdita di altri presidi sanitari, realizzati grazie al Servizio Sanitario Nazionale, poi liquidati da governi del centro destra e del centro sinistra.

Nel Lazio ne sono stati chiusi decine, nonostante mobilitazioni e denunce delle comunità locali, placate quasi sempre con la promessa dell’attivazione di strutture come i Punti di Primo Intervento e l'Ospedale di Comunità.
C'era una volta, come in tanti centri del Lazio, l'ospedale di Cori, che pur essendo considerato uno dei migliori della provincia di Latina, venne sostituito da un Punto di Primo Intervento (PPI), ma poi fu necessaria una forte mobilitazione della comunità locale, per non perdere anche quella struttura per il trattamento delle urgenze minori e una prima stabilizzazione dei pazienti prima del loro trasporto nel pronto soccorso adeguato. Arrivò in seguito il così detto Ospedale di Comunità a illudere la cittadinanza di aver riacquistato un valido presidio sanitario.

A fasi alterne, come in questo periodo, l'ospedale, che di comunità porta solo il nome, rimane privato della presenza del medico, che la ASL dirotta dove ritiene più necessario, lasciando il presidio a infermieri che debbono per di più fare turni massacranti per sopperire alla carenza di organico anche di questa professione.

Di questa gestione indecente, che non tutela né i pazienti, né il personale sanitario è responsabile la Regione Lazio, che sta trasformando il Sistema Sanitario Regionale in una “stazione appaltante”, con il potenziamento della sanità privata accreditata e il passaggio di mano dal pubblico al privato con la conseguente distruzione del Sistema Sanitario pubblico e l'abbandono della cittadinanza alla rinuncia alla cura o se può a tutelarsi con coperture assicurative.

RIFONDAZIONE COMUNISTA lotta per finanziamenti adeguati e la ripubblicizzazione dei servizi, unica condizione per la tutela della salute prevista come diritto fondamentale dalla Costituzione.
Un'altra sanità è possibile e deve essere necessariamente PUBBLICA.
Loredana Fraleone, Segretaria regionale Rifondazione Comunista/SE Lazio
Antonio Tattii, segretario Federazione di Latina Rifondazione Comunista/SE Lazio


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Ufficio Stampa
Regionale Lazio Prc-Se
Piazzale degli Eroi 9
00136 Roma
Tel. 0687765082
E-Mail
www.rifondazionecomunistalazio.org

 

 

 

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NO Biodigestore Frosinone: Sindaco, non c’è più tempo

NO BIODIGESTORI FROSINONE - VALLE DEL SACCO

Non sottovalutare la volontà della Regione di ignorare il limite di rifiuti

Digestore anaerobico 390 WikipediaI partiti e le forze politiche impegnate nella campagna elettorale delle elezioni amministrative dello scorso giugno hanno dichiarato, trasversalmente, la loro contrarietà al biodigestore anaerobico di Frosinone per i potenziali rischi per la salute pubblica a causa del notevole impatto ambientale e per gli effetti economici nefasti, soprattutto per i residenti di Corso Lazio.
Non è tutto. Questo Comitato, che fin dall’inizio ha seguito l’iter regionale per il rilascio dell’autorizzazione, ha contestato le numerose carenze istruttorie che potrebbero invalidare il procedimento.

Dov’è ora la politica? Le urne sono chiuse e ci domandiamo se le forze politiche e sociali del territorio intendano intraprendere la battaglia per contrastare la sua autorizzazione, dubbio legittimo e avvalorato dal silenzio assoluto intorno a questo disastroso impianto.

Il 2 luglio, all’indomani del voto e dell’insediamento dei nuovi Consiglieri comunali, abbiamo rivolto un appello innanzitutto al neo eletto Sindaco, dott. Riccardo Mastrangeli, sollecitandolo ad arrivare alla Conferenza di servizi (la seconda parte della terza riunione) con un inoppugnabile parere sanitario, che rilevi il possibile pericolo o danno alla salute pubblica, quale interesse sensibile da tutelare.

A tal fine il Sindaco deve presentare preventivamente il parere nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) e fare in modo che esso sia “aggravato”, così da evitare che la Regione possa valutarlo non sufficientemente motivato (vedi il caso Anagni). Il parere, che si sostanzia necessariamente in una valutazione sulla rilevanza sanitaria delle emissioni del biodigestore e del processo industriale (traffico, inquinamento aria, smaltimento rifiuti e digestato, silos gas, caldaia gasolio), sullo stato sanitario della popolazione residente, sul contesto urbanistico e sui connessi rischi di incidente rilevante, deve altresì tenere conto di tutti i rapporti, piani e documenti territoriali pertinenti a questo fine, sulla base della specificità dell’area - trattasi di Sin - pronunciandosi anche sull’alternativa zero a protezione della salute pubblica.

Facciamo presente al Sindaco che Arpa nel suo parere non è andata oltre la formulazione all’Autorità competente (la Regione) di una serie di osservazioni sull’assetto tecnologico-gestionale dell’impianto, di fatto rimettendo ogni responsabilità decisionale alla Regione stessa ed impedendo al Sindaco di contestualizzare le sue “prescrizioni” sulla base del parere di Arpa.

Facciamo altresì presente al Sindaco che la Regione prima ancora di aprire il procedimento di VIA avrebbe dovuto verificare l’iscrizione della Maestrale srl alla White list, nel rispetto della normativa antimafia, adempimento obbligatorio per impianti ammessi a contributi statali.

Inoltre, l’impianto di Frosinone, oltre ad essere ammesso ai finanziamenti pubblici, è assimilabile a quelli previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e quindi deve rispettare i 6 criteri del DNSH, ovvero non arrecare un danno significativo alla salute e all’ambiente, su cui finora la Conferenza di servizi non si è pronunciata.

Convinti della necessità di un intervento coerente, tempestivo e mirato, anche a seguito di ripetuti incoraggianti scambi verbali sui social con il Sindaco, il 18 luglio, rompendo gli indugi, abbiamo chiesto in via ufficiale al dott. Mastrangeli di fissare un incontro per conoscere gli interventi che il Comune di Frosinone vuole mettere in campo nei prossimi decisivi passaggi per dare concretezza alle parole espresse in quei giorni di campagna elettorale.
Ad oggi però non abbiamo ricevuto risposta, cosa che ci rammarica non poco, considerato che il dott. Mastrangeli in quei giorni aveva fatto supporre di voler costruire un rapporto di collaborazione con i corpi intermedi e nel suo discorso di insediamento ha richiamato le parole pronunciate da Papa Francesco “se vuoi andare avanti cammina da solo, ma se vuoi andare lontano cammina insieme agli altri”.

Non c’è altro tempo da perdere e, con l’approssimarsi della nuova riunione della Conferenza di servizi, rinnoviamo pubblicamente la richiesta di incontro al Sindaco e al neo Assessore all’Ambiente per sapere dalla maggioranza che ha vinto le elezioni come, nei fatti, contrasteranno la nuova impiantistica.

Interventi che si rendono ancora più urgenti e non procrastinabili in quanto, nelle more della definizione del procedimento amministrativo di VIA - sul quale abbiamo sollevato fondati dubbi di legittimità - il 16 agosto sono scaduti i 180 giorni di sospensione della VIA concessi al proponente per integrare la documentazione necessaria al rilascio dell’Autorizzazione unica, istanza non depositata, come rilevato dalla Provincia di Frosinone, e stranamente passata inosservata all’Ufficio regionale competente.
Evitiamo un altro nefasto “9 agosto”, data dell’approvazione dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) da parte della Regione dell’impianto di biodigestione anaerobica da 84 mila tonnellate l’anno ad Anagni.

L’impianto di Frosinone da 50 mila tonnellate l’anno, destinato alla produzione di biometano ed ammendante compostato misto, tratta frazioni organiche da raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani (FORSU). Il quantitativo di rifiuto umido è pari al doppio di quanto prodotto dall’intera Provincia e questo ci fa ritenere che non può essere sottovalutata la volontà della Regione di ignorare il limite di rifiuti da trattare in questo territorio e di voler autorizzare successivamente anche gli impianti di Patrica e Ferentino, per i quali sono in corso i procedimenti di valutazione di impatto ambientale, per un quantitativo di FORSU atto a lavorare in Ciociaria la produzione di rifiuto umido della Capitale.
Cittadini: Vogliamo tutto questo?

Comitato No Biodigestori Frosinone - Valle del Sacco; Associazione Frosinone Bella e Brutta - ODV; Salviamo il paesaggio Frosinone; Comitato Residenti Colleferro; Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni; Cittadini Attivi Vari.
Frosinone, 27 Agosto 2022

 

 

 

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Ma il PD vuole vincere o no?

 

Una vera e propria corsa verso l’ambito premio della campagna elettorale più trash

di Antonella Necci
letta meloni 3 fg AdnKronos 390 min 1Dopo il niet di Calenda ad un accordo PD/Azione e + Europa insieme a SI e Verdi, questi ultimi giorni sono stati una vera e propria corsa verso l’ambito premio della campagna elettorale più trash.

Calenda che annuncia il suo sofferto desiderio di sciogliere il patto stipulato solo due giorni prima con il PD, con relativa spartizione di poltrone spalmata su un buon 30%. Non male per un partitello, con un elettorato medio-alto. Fascia sociale ben contenta di come vanno le cose. Elettori sicuri. Mossa astuta di Enrico Letta che si rivolge solo a quel genere di individui, noncurante del resto del Paese.

La cosa comica, in questa tragedia di maschere politiche, non è tanto la ritirata di Carlo Calenda, ma il suo usare Lucia Annunziata e la sua trasmissione pomeridiana Mezz’ora in più come espediente per comunicare al Paese la decisione presa qualche ora prima.

La giornalista Annunziata pone, dunque, la lecita domanda: ”Letta ne è al corrente?” A cui Calenda risponde, con faccia colpevole ed imbronciata da bambino colto con le mani nella marmellata: ”L’ho comunicato a Franceschini con un sms.”
Azzz! Che statista!

Da quel momento però, gira che ti rigira, è stato tutto un vortice di gag, con il centro-centrosinistra sempre in pole position, perché la destra, per ora, a parte Salvini fischiato a Lampedusa, attaccato sui social è considerato “il leader di un popolo di ignoranti“ (secondo Tommaso Zorzi), cerca di guadagnare dai problemi altrui e ha scelto la strada del silenzio (dimenticavo l’intervista di Meloni a Fox Tv, rete tv con simpatia per i Repubblicani e osannatrice delle doti di The Donald durante la sua presidenza e durante Capital Hill. Omettendo di parlare dei documenti fatti sparire da Trump nel water della Casa Bianca. Ma che è un film di Totò?).

Vabbè, diciamo che in questo momento la destra è abbastanza scialba, anonima. Finge di essere unita e intanto sta lì a discutere su chi farà il Premier (perché la campagna elettorale è già vinta, con i sondaggi che danno la coalizione di destra al 50% e con una opposizione così frammentata).
Sto divagando. Ritorno al punto.

Quindi Calenda lascia la coalizione, ma non avvisa Letta, come sarebbe logico, bensì un suo compagno di partito (e nemmeno fedelissimo).
Non informa nemmeno + Europa, con cui condivide il simbolo, senza il quale avrebbe dovuto andare spiaggia-spiaggia a cercare firme di adesione per presentare la sua lista, l’atto di rinuncia fa, pertanto, infuriare Emma Bonino (che lui cerca di rabbonire dicendole via social che le vuole tanto bene (!), la Bonino, a queste parole diventa ancora più Iena e Calenda la lascia perdere, perché nel frattempo sta cercando Matteo Renzi e I.V. E questa è una storia “to be continued“. Aspettiamo pazientemente la prossima puntata di domenica con Lucia Annunziata.

Se poi vogliamo considerare ciò che resta del M5S come una sorta di partito che guarda più a sinistra che a destra, diciamo che Giuseppe Conte non è da meno se confrontato con Letta e Calenda.
Impera a sinistra quel “mai con quello, mi fa schifo quell’altro, ho improvvisamente la puzza sotto al naso nei confronti di tutti quelli che non seguono l’agenda Draghi (Per Letta e Calenda), ho la puzza sotto al naso per tutti quelli che seguono l’agenda Draghi (Conte per primo, poi tanti altri che si nascondono in diverse fazioni).

Insomma uno schifarsi reciprocamente, a cui aggiungiamo, a margine, l’ultimo, in ordine di tempo, sfogo di Alessandro Di Battista, che spara a zero contro il Movimento, Grillo (padre padrone), Conte (non mi ha cercato): nessuno lo cerca e lui non si candida alle parlamentarie. Un programma elettorale che non fa una piega.

Tirando le somme di tutto questo battibecco, la domanda che nasce spontanea e che non ha una risposta è la seguente: ”ma voi, gente della cosiddetta sinistra, che sulla carta formate, tutti insieme, compreso il M5S che non volete, ma che vi serve come il pane (vabbè tanto voi mangiate solo brioche), dicevo, voi formate un 45% di voti secondo i sondaggi, vi volete impegnare per vincere le elezioni o vi va bene così, perché chi andrà al governo sarà massacrato e sparirà alle prossime? Perché secondo me, che di politica capisco poco, anche tanti di voi spariranno nell’immediato e mi stupisce che un politico come Enrico Letta che insegna politica alla Sorbonne non cerchi di unire il più possibile, seguendo anche la strada del M5S che in un passato molto vicino gli è servito e anche tanto. Tutto questo infantilismo da dove nasce? ( altra domanda senza risposta!)
Azz, eccone un altro di statista. (Letta, intendo, perché io che di politica non capisco niente, a certe riflessioni avrei cercato di porre risposta. Per il bene del paese.)

10/08/2022

 

 

 

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Draghi è "mago" famoso. I suoi amici lo lodano. I malati, no

AMBIENTE - GENITORI TARANTINI

Un miliardo perché “L’area a caldo deve continuare a funzionare”

Taranto terradisacrificio 390 minE così, prima del Requiem, prima della definitiva sepoltura, questo governo ha deciso di dare ulteriore ossigeno alla “morta per eccellenza”, l’ex Ilva di Taranto, chiamata, giusto prima del De profundis, Acciaierie d’Italia.

A vestire i panni del rianimatore dell’ultima ora è proprio il gran dottore delle italiche malattie in persona: Mario Draghi, taumaturgo professionista, a parere dell’élite politica europea, mossa da novelli Mangiafuoco reclutati tra banchieri e industriali europei.

Arriva, quindi, come da desiderata di una amministratrice delegata di stregonesche fattezze, un aiutino niente male: un miliardo di euro che, con tutta probabilità, sarebbe stato meglio veicolare verso altre destinazioni, verso altre vere urgenze. Un miliardo di monetine da un euro dirottate verso una produzione fallimentare che ancora ci si ostina a definire “strategica per la nazione”.

Gli italiani, attualmente stesi al sole o impegnati in salutari passeggiate su crinali più o meno difficoltosi, si ritroveranno un po’ più poveri, con meno finanziamenti dedicati a settori sicuramente più importanti (vedi salute, istruzione, ricerca, interventi sociali), e, mentre dedicano la propria attenzione alle notizie che arrivano dal calcio-mercato o a fotografie che ritraggono le belle dello spettacolo in costume da bagno, Alì Baba e i suoi 40 e più ladroni li derubano per depositare il maltolto nella grotta al cui ingresso c’è scritto Acciaierie d’Italia.

All’interno di un ufficio da Mille e una notte, Amelia, la fattucchiera che ammalia di disneyana memoria, sorride compiaciuta e regala pinocchiesche versioni sull’acciaieria che ha occupato Taranto: la più bella del mondo, la più sana, quasi che chi ha seri problemi polmonari sarebbe tentato di prenotare un alloggio nelle vicinanze dell’azienda siderurgica, per le proprie vacanze. E davvero bisognerebbe approfittarne, visto che non c’è dubbio alcuno sulle intenzioni di Governo, azienda e sindacati: l’area a caldo continuerà a funzionare, con l’aspettativa di raggiungere il massimo della produzione entro i prossimi due anni, così da poter dare lavoro a Genova e Novi Ligure! (per le prenotazioni, rivolgersi direttamente all’ospedale Ss Annunziata o all’ospedale Moscati – in alternativa, pagando i diritti di prevendita, ci si può recare presso una delle Onoranze funebri, presenti in numero ragguardevole sul territorio tarantino).

“L’area a caldo deve continuare a funzionare” è il mantra che viene recitato anche dai conduttori di carrozze, travestiti da sindacalisti, sulle quali fanno salire operai da trasformare in ciuchi nel paese dei balocchi chiamato Acciaierie d’Italia, infischiandosene della loro salute e della loro dignità. Si scagliano, questi sindacalisti, anche contro il sindaco di Taranto che, a parole, dichiara è giunto per Taranto il tempo di essere liberata dalla produzione a caldo e da tutte le altre produzioni inquinanti. Dette da un sindaco diretta espressione dei partiti che tanti decreti hanno prodotto a favore dell’industria, queste parole sembrerebbero sacrileghe; per il momento, sono soltanto parole. Poi, anche il sindaco si sveglierà, ricordando di aver sognato una acciaieria più piccola e più lontana dalla città.

Non lasciatevi illudere, cari italiani: le pompose dichiarazioni che arrivano direttamente dai vertici dell’azienda, secondo cui già ben oltre l’80% di prescrizioni imposte dall’AIA sono state ultimate, male si coniugano con le emissioni di inquinanti sicuramente cancerogeni che, secondo i dati ufficiali comunicati da Arpa Puglia e Ispra, sono di molto aumentate. Di contro, a diminuire è ancora l’aspettativa di vita in salute dei tarantini.

Ma non importa. Che sarà mai il rapporto della Commissione Salute dell’Organizzazione delle nazioni Unite che include Taranto tra le zone di sacrificio, la cui perdurante esistenza è una macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità, create dalla collusione di Governi e aziende, i cui abitanti vengono trattati come “usa e getta” (parole, queste, che si ritrovano nel citato rapporto datato 12 gennaio 2022)?

Cosa mai saranno le ben cinque condanne comminate dalla Corte europea per i diritti umani a carico dello Stato italiano, colpevole di non aver tutelato la salute dei tarantini?

E quanto mai varrà Taranto, se chi, per deciderne le sorti, siede a Roma e parla una lingua difficile da comprendere perché tanto lontana dagli esseri umani, perché ormai morta?

Draghi magus fama est. Sed dolum ibi est, etiam si non videris. Et amici eum laudant. Non eos qui morbi. (Draghi è famoso per essere un mago. Ma il trucco c'è, anche se non lo vedi. E i suoi amici lo lodano. I malati, no.)

Associazione Genitori tarantini
(Ringraziamo lo sconosciuto autore della fotografia trovata su Facebook)

 

 

 

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NO Biodigestore Anagni: Noi non molliamo, sia chiaro

NO BIODIGESTORE ANAGNI

 Seduta aggiornata al 9 agosto ore 10.30

di NO Biodigestore Anagni
NoBiodigestoreAnagni 350Nella seduta odierna della C.d.S. per il biodigestore di Anagni il Sindaco ha letto il parere sanitario negativo.
Ci ha sconcertato come sia stato smontato con due parole dalla società proponente e dal responsabile del procedimento.

Gli è stato fatto notare che nel parere mancano riferimenti specifici al progetto di biodigestore in esame e che sugli studi dell’associazione dei medici il Ministero della Salute aveva già espresso il suo parere.
Inoltre, gli è stato chiesto perché questa opposizione non è stata svolta nel precedente procedimento, quello della VIA.
Nonostante la tanta rabbia abbiamo provato ad intervenire per sostenere il Comune, ma ci è stata tolta la parola dalla società, perché era previsto che fossimo solo “uditori”.

Per fortuna hanno rinviato la decisione, perché mancavano i due pareri di ARPA e CTR.
Noi non molliamo, sia chiaro.

Confidiamo sulle altre nostre osservazioni e di poter rintracciare nel parere del Sindaco quei passi che in qualche modo possano richiamare alle criticità dell'impianto specifico, come ad esempio l'aumento di traffico veicolare e di consumo del suolo.
Dovremo anche difendere le considerazioni di tipo sanitario del Sindaco, anche se fa rabbia sapere che non è stato dato seguito alla nostra richiesta di investire della questione organismi pubblici ma si è preferito affidarsi ad una associazione privata.
Se dovesse essere malauguratamente rilasciata l’A.I.A. impugneremo anche questo davanti al T.A.R.
Qualcuno, però, dovrà assumersi tutte le responsabilità del disastro.
Seduta aggiornata al 9 agosto ore 10.30.

11.07.2022

 

 

 

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No all'inceneritore rifiuti di Roma

COLLEFERRO. AMBIENTE

Intelligenza e onestà è guardare oltre il proprio naso e i propri interessi

di Gruppo territoriale 5 Stelle Valle del Sacco Roma Sud
Inceneritori h250 minLa storia dovrebbe insegnare a non ripetere gli errori commessi in passato, ancor più se sono stati cagione di disastri e malattie. Dovrebbe essere superfluo dirlo o scriverlo, ma nei fatti e per certe scelte della politica c’è purtroppo sempre bisogno di ripeterlo, anche all’indirizzo di chi si professa intelligente e titolato.
Oggi ci ritroviamo con il neosindaco di Roma che alle sue già poco lusinghiere gesta aggiunge, con allucinante indolenza verso i Cittadini, la proposta per la realizzazione di un termovalorizzatore (ovvero un inceneritore di rifiuti) per risolvere il problema dell’immondizia nella Capitale.
Geniale!

Una proposta quantomeno clamorosa, quella del primo cittadino capitolino – anche se non stupisce più di tanto, dato il personaggio che abbiamo imparato a conoscere fin dall’indomani del suo insediamento in Campidoglio –, che snobba e scavalca con indifferenza tutti i provvedimenti votati a favore di altre tecnologie e/o metodi per una gestione virtuosa dei rifiuti che li porti a divenire, attraverso un processo di differenziazione e lavorazione, materiale post-consumo riciclabile.
Una proposta che riporta l’orologio della transizione ecologica indietro di vari lustri.

Eppure in campagna elettorale Gualtieri raccontava ai romani che avrebbe risolto il problema in pochi mesi, se non settimane, e gran parte dell’elettorato gli ha creduto, dato che lo ha preferito a Virginia Raggi.
Ma ciò che diceva di ritenere facile evidentemente non lo è e ciò è bastato per far affiorare il reale valore politico di questo sindaco in tutta la sua incapacità amministrativa. Un’incapacità pericolosa poiché a danno della salute dei cittadini. Inoltre affiorano anche preoccupanti dosi di approssimazione e incompetenza della serie “ci fa o c’è?” poiché tutto si può dire di un inceneritore (o termovalorizzatore che dir si voglia) tranne che possa essere la soluzione idonea ad affrontare un’emergenza rifiuti visto che la sua realizzazione richiede all’incirca sei anni.

Nel frattempo, sapendo di doversi scontrare con il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio fatto di vincoli ambientali nonché di direttive per il recupero e la valorizzazione dei materiali differenziati, sceglie con arroganza la strada di farsi conferire da parte del Governo Draghi i poteri speciali per Roma Capitale così da aggirare gli ostacoli legislativi regionali ed arrivare quindi al via libera del progetto da finanziare (ahimè) con il PNRR i cui soldi derivano da quel recovery fund che il Governo Conte ottenne per finalità opposte a quel disastro ambientale che lascia prefigurare la richiesta di Gualtieri, e noi abitanti della Valle del Sacco, Colleferrini in primis, sappiamo di cosa parliamo.
Anche in questo caso il Governo Draghi farebbe da sponda alle richieste dell’amministrazione PD del Campidoglio, come già accaduto, si ricorderà, quando Gualtieri ottenne il bene placito da Palazzo Chigi per l’esorbitante aumento degli stipendi, suo e di quella sua Giunta che tardava a formarsi proprio perché, a dire dello stesso sindaco, riteneva troppo bassi i compensi percepiti dall’Amministrazione Raggi.

Gualtieri, nel proporre la realizzazione del termovalorizzatore per l’incenerimento dei rifiuti di Roma (il cui sito sarebbe stato individuato in Santa Palomba, territorio che si suddivide tra la zona urbanistica 12N del IX Municipio di Roma Capitale e i comuni di Albano Laziale e Pomezia), cita formalmente Copenaghen quale città dove è attivo il termovalorizzatore che, nelle sue intenzioni, sarebbe da copia/incolla per la città di Roma in quanto, a suo dire, con rilascio degli agenti inquinanti nell'aria prossimo allo zero. E così, specie nella mente dei Cittadini di Colleferro, si consuma l’ennesimo connubio fra centrodestra e centrosinistra, compagini politiche ormai pressoché indistinguibili poiché, in ambedue i sensi, le proposte dell’una vanno di continuo a coincidere con quelle dell’altra. Chi di noi – o quantomeno chi il 2 luglio del 2016 ha assistito al comizio – non ricorda le piste da sci e le aree pic-nic sopra e intorno al termovalorizzatore di Copenaghen menzionate dall’ex sindaco di Colleferro Moffa?

Quella prossimità allo zero accampata da Gualtieri è assolutamente falsa in quanto qualsiasi combustione sprigiona, al di là del filtraggio, innumerevoli sostanze tossiche della gran parte delle quali nulla si sa (come ci insegna, per esempio, l’oncologa Patrizia Gentilini) mentre sono pochissime quelle intercettate dagli appositi rilevatori.
Inoltre Copenaghen è situata in una zona sotto l'influenza atlantica, dove c'è un continuo ricambio di aria (che comunque altro non vuol dire che quell’aria viene spinta da qualche altra parte, verso cioè altri territori).

La realtà e l’onestà intellettuale ci dicono che nessuna tecnologia di incenerimento certifica l'abbattimento totale o quasi degli agenti inquinanti e, in assenza di ricambio naturale dell'aria, i cittadini che risiedono intorno al termovalorizzatore saranno gli unici ad accorgersene, come attestò per Colleferro il rapporto ERAS (Epidemiologia Rifiuti Ambiente Salute) del 31 luglio 2012. L’ERAS denunciò un incremento in città delle ospedalizzazioni legato a disturbi respiratori, soprattutto nei bambini, in seguito all’attivazione dei termovalorizzatori.

Noi del Gruppo territoriale 5 Stelle Valle del Sacco Roma Sud siamo contro l'incenerimento dei rifiuti nel modo più assoluto e siamo sempre più convinti che l'unica strada per la gestione dei rifiuti sia, per una vera valorizzazione, la raccolta differenziata finalizzata al recupero e al riciclo dei materiali post-consumo. Altra via compatibile con la salute dei Cittadini e dell’Ambiente non c’è.

Come accennato, i Cittadini di Colleferro hanno sperimentato sulla propria pelle la convivenza sul territorio con i termovalorizzatori, ragion per cui vorremmo conoscere il pensiero del sindaco Pierluigi Sanna, soprattutto in qualità di vicesindaco della Città Metropolitana di Roma, a proposito della proposta di Gualtieri, dato anche il suo percorso ambientalista di tutto rispetto e il suo contribuito alla chiusura dei due termovalorizzatori presenti a Colleferro.

Riteniamo più che mai importante una precisa e decisa presa di posizione che si opponga alla proposta di Gualtieri da parte del vicesindaco della Città Metropolitana. Ogni latitanza in merito sarebbe da considerare imperdonabile e avrebbe un forte sentore di opportunismo carrieristico. Ad ogni modo, sarebbe sicuramente cinica e irriguardosa nei confronti degli abitanti di Santa Palomba e dintorni.

 

 

 

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Ma quale "cultura del NO"?

 AMBIENTE E SALUTE

"No alle malattie!!! Pretendiamo la cultura del rispetto"

di Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia*
Logo ass medici famiglia ambiente 350A proposito dell'argomento "CULTURA DEL NO", che implode questi giorni sulla stampa dopo la tragica dichiarazione zingarettiana relativa alla non considerazione del SIN da parte del governatore del Lazio, la Ministra agli affari regionali Maria Stella Gelmini, in sede di assemblea degli industriali, ha affermato che “... Non possiamo continuare con la politica del no… che ogni opportunità si trasforma in una caccia alle streghe… la cultura del no… non favorisce un approccio costruttivo…”.

Oltre le chiacchiere di convenienza argomentale, la Ministra è in grado di rassicurare le famiglie dei morti e dei malati della Valle del Sacco sulla non pericolosità della condizione sanitaria del territorio, che mai ha goduto di un piano epidemiologico ed un registro tumori a conferma o smentita?

Gelmini che si appella al “coraggio dell’impopolarità” per cancellare il problema del SIN e che addirittura raccomanda anche alla politica locale, riportandosi alla frase di Don Abbondio di fronte al Cardinale Borromeo “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Ministra un po’ di riflessione senza malafede. Non si adagi sull’onda emotiva del momento. Il coraggio non è quello da lei erroneamente invocato, ma quello dei pazienti spesso consapevoli di essere condannati a morte, quello della presa di coscienza dell’infertilità da parte di giovani coppie o quello delle madri che piangono i figli in un territorio vilipeso da una politica indegna e da sempre resa sorda e cieca dalla superficialità e dall’impreparazione.

Apprenda in questo momento che, nella Valle del Sacco, non ci vuole coraggio per eliminare la burocrazia quando quest’ultima riguarda i rifiuti (biodigestori, inceneritori e discariche) poiché in tali casi la burocrazia si mostra rapida e favorente nei confronti di progetti vaghi ed approssimativi, tanto che il Biodigestore di Frosinone, non è bloccato da due anni per burocrazia ma per grossolane ed incoerenti carenze progettuali. Il progetto, che prevede 8 unità lavorative a fronte di un alto impatto inquinante in un territorio a riconosciuta ed innegabile pressione ambientale, è fermo nonostante tutta la disponibilità burocratica immaginabile di cui ha goduto, oltre tutte le facilitazioni procedurali concesse aldilà di ogni apparente limite, ma non trova le autorizzazioni a causa di proprie lacune forse incolmabili. Ministra, invece di invocare coraggio ad un ente regionale che mostra la massima disponibilità nei confronti dell’imprenditoria dell’immondizia, si adiri per lo scempio perpetrato continuativamente al territorio della Valle del Sacco, dove sembrano convergere le peggiori sinergie.

Il governo come la Regione.
Gelmini come Zingaretti.

E la salute della gente???

Argomento superato ed obsoleto.

No alle malattie!!!
Pretendiamo la cultura del rispetto.

 

*Dr.ssa Teresa Petricca
Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia

 

 

 

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La ruta, una sconosciuta panacea

 SALUTEBENESSRE Rubrica

La rutina è una sostanza naturale con molteplici attività farmacologiche

di Dr. Antonio Colasanti
ruta 390FrescoAroma minLa rutina è un flavonoide dal quale deriva la quercitina. I flavonoidi furono scoperti durante il processo di isolamento dalla vitamina c dal prof Albert Szent Gyorgy scienziato ungherese, premio Nobel nel 1937 per aver scoperto ed isolato la vitamina "c".

Fu proprio durante la ricerca sulla vit c che scoprì i flavonoidi. Ad un amico che soffriva di emorragie gengivali aveva somministrato un preparato grezzo di vitamina c isolata dal limone riuscendo ad arrestare l'emorragia. Chiamò questa sostanza vitamina p in quanto riduceva la permeabilità vascolare. In pratica rafforzava i vasi sanguigni capillari. E' attraverso di essi che le cellule ricevono ossigeno, nutrienti, ormoni, anticorpi e  smaltiscono i rifiuti. Affinché il tutto avvenga, le pareti dei capillari devono essere permeabili, ma non troppo. Quando i capillari sono troppo fragili si rompono e si manifestano le ecchimosi e gli edemi. I flavonoidi contribuiscono a diminuire la fragilità capillare ed a prevenire una anormale permeabilita.

Tutte le cellule dipendono dalla capacità dei capillari di eliminare i rifiuti. I flavonoidi ad oggi scoperti sono piu di 5000 e tutti favoriscono l'assorbimento dei principi attivi delle piante. La vitamina c insieme alla rutina inibisce le cellule cancerose. Si è scoperto che solo la combinazione di vit c e bioflavonoidi è efficace. i bioflavonoidi si trovano nella polpa bianca degli agrumi che normalmente viene scartata, insieme al torsolo bianco.

La rutina non è frequente nei vegetali. Oltre agli agrumi la troviamo nel grano saraceno, the nero, buccia delle mele, inoltre è quasi insolubile in acqua. La rutina ha attività antiossidante, antinfiammatoria, anticancerogenica, antibiotica, citoprotettiva, vasoprotettiva ed edema venoso. Rafforza i capillari, protegge contro le tossine, previene l'ossidazione della vitamina c, ha effetti sulla dislipidemia.

Inoltre:
1 - previene la neuroinfiammazione, la rutina dimostra un effetto neuroprotettivo sull'ischemia cerebrale;
2 -  promuove la sopravvivenza delle cellule della cresta neuronale, promuovendo la sopravvivenza delle cellule potenziali neuronali e mesenchimali;
3 - ha un'attività anticonvulsivante. Previene le convulsioni e sembra un ottimo coadiuvante dei farmaci piu importanti;
4 - ha un'attività anti-alzheimer, infatti sopprime l'attivita delle citochine proinfiammatorie, tale effetto è utile nel trattamento dell alzheimer;
5  - ha effetti antidepressivi, in quanto dal favorisce l'aumento e la disponibilità della serotonina, ormone antidepressivo;
6  - è un analgesico che agisce sui sistemi nervosi centrale e periferico;
7 - ha effetti antiartritici, decrementa l'artrite reumatoide, rallenta i marcatori della cartilagine infiammata;
8 - ha effetti antidiabetici in quanto decrementa il glucosio plasmatico, aumenta i livelli di insulina, ringiovanisce le cellule pancreatiche;
9 - agisce sul colesterolo diminendone i livelli del colesterolo totale e di quello ldl, ha effetto protettivo su fegato ed arterie;
10 - riduce l'ipertensione perché aumenta la quantita di ossido nitrico e previene il danno ossidativo, migliora le funzioni endoteliali;
11 - ha funzioni: antibatterica-antifungina-antimalarica-antivirale-anti fatica-neuroprotettiva, come evidenziano studi internazionali.

La rutina è una sostanza fitochimica, flavonoide: con molteplici attività farmacologiche.
L'antico detto: "una mela al giorno toglie il medico di torno"... sembra essere vero, ma bisogna mangiarla con la buccia dato che la rutina è presente in essa.

 

 

 

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Chi si ammala e chi no

 SALUTEBENESSERE. Rubrica

 La differenza è legata alla capacità di difesa del sistema immunitario

di Dr. Antonio Colasanti

7 mosse per rinforzare il sistema immunitario UGEI 400 minLa vera causa del contagio è generata da diversi motivi: alimentazione scorretta, troppo lavoro, stress fisico ed emozionale prolungato, momenti difficili, eventi traumatici. Becham medico del 1800 ed anche Hahnemann padre dell omeopatia, affermavano: il germe non è nulla il terreno è tutto.

Per loro, la naturale resistenza alle malattie era conseguente allo stato di salute del corpo, dell'igiene alimentare, dei nutrienti necessari e della vitalità del sistema immunitario.

La salute è il risultato del nostro modo di essere. Il pensiero, il respiro, gli alimenti, l'esercizio fisico, la meditazione. Da due anni stiamo vivendo momenti di forte tensione dovuti al bombardamento mediatico che ci costringe a concentrare tutta la nostra attenzione sul pericolo del covid. Facilmente si genera paura che diventa pensiero fisso e comporta indebolimento del sistema immunitario.

Dalle ricerche internazionali si è notato che la differenza di contagio e legata alla produzione innata di interferone, molecola che viene prodotta contro le infezioni ed è praticamente la prima linea di difesa, chiamata immunità innata costituita da molecole che neutralizzano e bloccano il virus.

Dalle statistiche si è rilevato che tra i fattori di rischio il gruppo sanguigno zero si ammala con piu difficoltà, mentre quello "a" è piu facilmente attaccabile. L'obesità, l'età, le cardiopatie, e le polmoniti ed anche i geni hanno un peso sui rischi maggiori o minori di contrarre l'infezione. Questa variabile individuale non è prerogativa solo del covid, ma esiste anche per altre malattie infettive, come la tbc, la lebbra, aids ed altro. Anche chi si vaccina puo infettarsi, perché i virus presenti nei vaccini sono un risultato di studio non tenendo conto della mutazione genetica.

Gli individui si contagiano dal 20 al 50% e come mai non tutti si ammalano? Dipende dal sistema immunitario. L'alimentazione ha un ruolo primario nell'attivazione e nell'integrita del sistema immunitario. Per la prevenzione bisogna lavorare sul terreno, cioé modificare il ph della matrice extracellulare. Un terreno acido è alla base di tutte le patologie.

Modificare il ph potenziale redox e la resistività elettrica in modo naturale e non tossico per preparare la strada alla guarigione ed immunizzazione.

Il medico saprà aiutarci.

 

 

 

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