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PSI Capoluogo: "Siamo noi la vera alternativa"

  • Pubblicato in Partiti

COMUNICATO PSI - CAPOLUOGO '22.(gratutito)

Le elezioni si avvicinano ed il quadro degli schieramenti ormai si va delineando

psi 350 minL’amministrazione uscente, ovviamente, sta cercando di valorizzare in ogni modo il lavoro compiuto negli ultimi dieci anni, candidando a sindaco, nel segno della continuità, Riccardo Mastrangeli.

Il Pd, in contrapposizione a ciò, ha puntato a mettere insieme tutto ed il contrario di tutto pur di vincere le elezioni. Una coalizione, impropriamente definita “campo largo”, ma che in realtà è un’aggregazione trasversale di personale politico e di addetti ai lavori, senza alcuna idea forte per il rilancio di Frosinone, salvo la candidatura amarcord a Sindaco di Memmo Marzi in sostituzione di quella iniziale di Mauro Vicano, il quale si candida comunque in via autonoma.

Poi c’è il Nuovo Centrosinistra, coordinato da Ivano Alteri e formato da noi Socialisti, da Più Europa, dal gruppo politico “Il Cambiamento” e da quello civico di Pier Paolo Segneri, che costituisce l’unica vera novità politica di queste elezioni con la candidatura a Sindaco, nel segno della discontinuità, di Vincenzo Iacovissi e con un progetto nuovo imperniato innanzitutto sulla Città Intercomunale con i Comuni vicini, con l’obiettivo di far recuperare a Frosinone peso politico ed il ruolo di capoluogo di Provincia, dopo che negli ultimi venti anni sono stati persi quasi cinquemila abitanti. La sola possibilità di realizzare questo obiettivo è che Vincenzo Iacovissi diventi Sindaco perché Vincenzo è l’unico, tra i candidati a Sindaco, a credere veramente nel progetto del Grande Capoluogo, ideato proprio da noi Socialisti.

Quanto al resto, noi Socialisti riteniamo che, se il campo largo del personale politico e degli addetti ai lavori può funzionare alle elezioni provinciali perché in quella sede votano soltanto i Sindaci ed i Consiglieri Comunali, molto diverso è il caso delle elezioni comunali, dove votano direttamente i cittadini e, quindi, non è detto che il campo largo, ossia l’ammucchiata trasversale, porti alla vittoria. E poi, ammesso e non concesso che si vinca, in ogni caso sarebbe impossibile governare con un personale politico così eterogeneo.

Noi Socialisti, invece di mettere in campo alleanze trasversali larghe ed ingovernabili, puntiamo al dialogo diretto con i cittadini, presentando idee e facce nuove, come quella di Vincenzo Iacovissi, il quale, pur essendo giovane, ha una grande preparazione politica ed amministrativa e progetti innovativi nel segno di una netta discontinuità con il passato.

Dunque, la scelta è tra il candidato sindaco del Nuovo Centrosinistra Vincenzo Iacovissi, che è l’unica vera novità politica, ed il passato rappresentato dagli altri candidati a Sindaco. Siamo noi la vera alternativa all’amministrazione uscente. Ci auguriamo che tutti i cittadini vadano a votare, anche quelli che cinque anni fa si sono astenuti, perché si presenta un’occasione irripetibile per cambiare davvero Frosinone, per contrastare sul serio la povertà, per superare l’emergenza ambientale e per aumentare la qualità della vita delle persone, con una particolare attenzione alle nuove generazioni.
Frosinone, lì 20 aprile 2022

Gerardina Morelli
Segretario Psi sezione di Frosinone

 

 

 

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Il Cile e noi

CILE

Ancora una volta il Cile indica una via alla sinistra mondiale

di Gianpiero Di Fiore
Scena dal film Santiago Italia NanniMoretti 2 390 minPer noi ragazzi nell’ Italia degli anni ’70 e ’80 il Cile ha rappresentato nella realtà e nell’immaginario un punto di svolta.
Siamo stati segnati dalla storia prima esaltante, con l’elezione del “compagno Presidente” Allende, e poi drammatica con il colpo di stato di Pinochet sostenuto e finanziato dagli USA che non potevano sopportare l’esempio mondiale di un presidente marxista eletto attraverso elezioni democratiche.

Troppo pericoloso Allende con le sue idee alternative e con la sua maggioranza che andava dai socialisti ai rivoluzionari del MIR, i cileni rischiavano di essere seguiti dal resto del mondo.
Il colpo di stato fascista in Cile segnò profondamente la politica anche nel nostro Paese, tanto che Berlinguer e il PCI elaborarono la teoria del “compromesso storico” con la DC, abbandonando l’alternativa di sinistra sicuramente influenzati da quella storia drammatica.

L’immagine di Allende con il mitra e l’elmetto a difesa del palazzo presidenziale è un’icona del “secolo breve”.Scena dal film Santiago Italia NanniMoretti CorrieredellaSera 390 minNon voglio ripetere qui le polemiche nella sinistra per la scelta del PCI, ma sicuramente esse fanno parte di noi; come fanno parte della nostra storia gli innumerevoli episodi di solidarietà compiuti dagli italiani nei confronti delle migliaia di cileni fuggiti dalla dittatura ed accolti nel nostro paese per scampare ad una morte sicura.

Tutto ciò è raccontato molto bene nel recente film di Nanni Moretti “Santiago, Italia”, che ha messo giustamente in risalto il legame profondo tra l’Italia e il Cile.
Ancora oggi a distanza di quasi 50 anni, le propaggini di questa storia ci inseguono, come non ricordare la fuga poche settimane fa di un noto assassino e torturatore cileno da un carcere italiano per disguidi burocratici; doveva subire finalmente un processo per i suoi crimini, ora in Italia, perché assassino di italiani residenti in Cile ai tempi di Pinochet, siamo qui invece a ricordare come il male la faccia ancora franca.

Bene ha fatto Loffredi a mettere sul piatto la novità e la splendida notizia della vittoria di Boric alle presidenziali cilene del 19 dicembre.
Il Cile ha messo la parola fine sulle nefandezze di Pinochet e di tutta la sua eredità che ha accompagnato in questi anni la politica e l’economia di quel Paese, prima passando per un anno di rivolte che sono costate decine di vittime, poi imponendo l’elezione di una assemblea costituente che cancellerà la costituzione scritta dal dittatore ed infine eleggendo un presidente di sinistra.

GabrielBoricAncora una volta il Cile indica una via alla sinistra mondiale e ancora una volta lo fa in modo democratico al prezzo di una lotta durissima.
Sono d’accordo con Loffredi sul fatto che tutto non può essere riproposto tale e quale, ma sicuramente abbiamo molto da imparare da questa esperienza che ha riunito in sé forze diverse ma unite da una straordinaria volontà di cambiamento e di riscatto dal “tallone di ferro” del neoliberismo mondiale.
Troppo nella sinistra e nei democratici italiani sa di accondiscendenza al potere capitalista, ai suoi riti e alle sue forme, troppo lontani dal sentire del popolo per poterne rappresentare le aspirazioni e le volontà, ormai si limitano ad una gestione da buon “amministratore” nei limiti imposti da altri ben più potenti.
Neanche vale la scusa che l’economia del sudamerica e i suoi indicatori statistici sono diversi, sicuro che l’Italia è cosi diversa dall’economia e dalla società cilena?

A leggere i nostri indicatori avremmo delle belle sorprese….
E’ di pochi giorni fa l’annuale rapporto del Sole 24 ore sulla nostra provincia ed i dati sono drammatici nella loro crudezza, e non siamo neanche tra gli ultimissimi…
L’abbandono al rito elettorale da parte degli italiani è un segnale inequivocabile mandato alla classe dirigente e rimanendo l’attuale situazione ben poco cambierà.

L’alternativa può essere solo tornare a fare politica con il popolo e per il popolo recuperando lo spirito democratico datoci dai nostri padri costituenti, memori della straordinaria lotta per la democrazia che essi combatterono e vinsero.

 

 

 

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Noi che abbiamo conosciuto il PCI

AMARCORD

Per non dimenticare

Una poesia di Gian Piero Di Fiorebandiera pci manifestazione 390 min

 

Noi che abbiamo conosciuto il PCI

Noi che abbiamo conosciuto il PCI e lo criticavamo ogni giorno – anzi di più –

Noi che abbiamo conosciuto il PCI perché volevamo la Rivoluzione

E abbiamo scoperto la Politica

Noi che abbiamo conosciuto il PCI perché andavamo in sezione a leggere
la Poesia di Neruda e Pasolini

Noi che si rimaneva fuori la notte a discutere su come cambiare il mondo

Noi che abbiamo conosciuto il PCI perché ci hanno insegnato
che chi era al nostro fianco si chiamava compagna o compagno – poi il nome –

Noi che Paese Sera era un Sole Rosso

Noi che la bandiera rossa era il vestito della Festa (e il più povero la sventoli!)

Noi che ci siamo Innamorati alle Feste dell’Unità

Noi che sempre alle manifestazioni – c’eravamo pure il 13 giugno 1984 –

Noi che guardavamo “La Cosa” di Nanni Moretti come a un film di fantascienza
Ma invece! – eravamo noi quelli –

Noi che abbiamo conosciuto il PCI e pensavamo di aver perduto solo un partito
-invece un Paese intero! -
GDF

 

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PCI. Riflettiamo sui ricordi e su di noi

PCI CENTANNI

PCI. Un grande, indimenticabile partito. Nel frusinate avremmo potuto fare di più? Forse si

conversazione 350 minAngelino Loffredi, in questo 2021, compirà 80 anni il 2 luglio prosimo. La sua memoria ricchissima di dati e avvenimeti ed il suo intelletto assai brillante mi hanno spinto ad una conversazione con lui. Che c'è di meglio, ho pensato, che ricostrure fatti e giudizi fra due vecchi che hanno condiviso tante esperienze importanti e spesso difficili di vita politica?

 

  1. Ricordi di lotte
  2. Ricordi dal PCI
  3. Le nostre scelte
  4. Un deficit?

Ripensare le lotte di ieri

Da dove partire? Dalla stagione che abbiamo vissuto direttamente e personalmente. Una esperienza molto recente mi ha suggerito il filo conduttore: le lotte dei discoccupati per il lavoro. I ricordi vicini della Vertenza Frusinate mi appaiono ottimi suggeritori. E, mi lampeggia la loro richiesta di documentare lo stato delle aziende sorte nell'Area industriale della provincia di Frosinone. Era il novembre del 2016 quando facemmo quella ricognizione. Iniziammo il giro partendo sull'asse attrezzato dell'ASI, dall’estremità posta in territorio di Anagni attenti a non finire nelle buche, voragini, del sistema viario di quel consorzio e filmammo alcune decine di stabilimenti chiusi, ormai da tanti anni.
Che ne è stato di questa industrializzazione che esplose negli anni '70 del secolo scorso? La prima risposta che si affaccia alla mente è: un fallimento. Ma è troppo facile, specialmente se guardiamo alla lunga teoria di opifici inattivi, e semplicistica, preferisco invece riflettere sulla complessità di tale industrializzazione, all’insieme del processo, alle speranze che alimentò, alle forze che lo guidarono, a chi si oppose e più in generale ai rapporti di forza fra le diverse visioni in campo.

Giro la domada a Loffredi. Che cosa ne resta oggi? Solo quella che una volta era semplicemente la Fiat di Piedimonte Svalledelsaccoallariscossa 350 min. Germano o per ulteriore semplificazione la Fiat di Cassino ed oggi si chiama Stellantis (FCA - Gruppo PSA) dove si produce in questa provincia? C'è una imprenditoria locale nata e cresciuta qui sul territorio?

“Ecco queste domande, anche se vengono fatte al termine di un lungo ciclo, possono costituire uno snodo centrale per una discussione che merita di essere avviata, corredata da fonti, documenti, prese di posizione tali da costituire un coerente e chiaro filo di discussione non solo fra noi due ma in particolar modo con chi voglia partecipare ed arricchire una non più rinviabile serena discussione".

D’accordo. Per collegarci alle scelte che furono fatte ed avviare una impegnativa discussione quale potrebbe essere il momento più importante dal quale partire?

«Penso che uno sovrasti tutti gli altri: l’apertura del casello autostradale che collega Frosinone con Roma e con Capua, nel giugno del 1962. È questa realizzazione che apre la pagina dell’ industrializzazione nella nostra provincia. All’indomani di questa opera nascono nuove idee, sollecitate da una continua ricerca sulle vocazioni produttive del nostro territorio. E’ l’undici ottobre del 1963 quando si insedia l’assemblea del Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. Nasce cosi lo strumento che porterà avanti operativamente la politica industriale della nostra zona. È una giornata memorabile, perché essa rappresenta il crocevia fra due epoche. Al Consorzio aderiscono i Comuni di Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Patrica, Supino e l’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Ne fanno parte con propri rappresentanti anche la Camera di Commercio e l’ISVEIMER. L’ idea del Consorzio è dell’ingegnere Armando Vona, Sindaco di Frosinone. Proprio perché ne è l’ideatore e il principale animatore ne diventa, nell’aprile del 1964, il primo Presidente.
Il territorio interessato al processo di industrializzazione è di 400 ettari. E un’area compresa in larghezza fra l’autostrada del Sole e il fiume Sacco ed in lunghezza fra il bosco Faito e le sorgenti di Mola dei Frati, presso il confine di Ferentino. È dunque un’entità geografica omogenea.»

(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Rocordi dal PCI

Visto che è aperta e vivace la discussione sul centenario della nascita del PCI, secondo te che ricordi ci ha lasciato il PCI provinciale in merito ad alcune questioni legate allo sviluppo della realtà del Frusinate? E proprio per questo puoi spiegare meglio quando dici che l’autostrada “rappresenta il crocevia fra due epoche”?

«Le epoche di riferimento sono quelle caratterizzate dalle grandi lotte contadine, aventi al centro il superamento dei vari contratti agrari, di colonia e contro il Patto Verolano e per la proprietà della terra a chi la lavora. Sono periodi che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversano gli anni 50 e arrivano fino all’approvazione delle leggi 327 del 1963 e della legge 607 del 1966 riguardanti l’affrancazione delle terre. Sono iniziative portate avanti con continuità, con grande spirito unitario, che coinvolgono anche le Istituzioni (Convegno promosso dalla Provincia di Frosinone, nel giugno del 1960).
Da una memoria elaborata dall’Alleanza contadini predisposta all’indomani dell’approvazione della legge 607 risulta che in provincia di Frosinone la superficie interessata a questo trasferimento era così ripartita: 40.000 ettari condotti in enfiteusi, 10.000 a colonia perpetua, 16.0000 condotti a colonia migliorataria ultratrentennale.
In questo periodo esiste una dualità di iniziative fra l’Alleanza Contadini ed il PCI. Sono lotte che ai protagonisti creano unabuonascuolasiamonoi 350 260 coscienza di classe, determinano la formazione di nuclei dirigenti, oltre che l’aumento di voti al PCI nelle elezioni politiche del 1963 e del 1968. Merita di essere ricordato inoltre che è Angelo Compagnoni l’animatore e l’organizzatore di tali lotte, oltre che l’anello di congiunzione fra l’Alleanza Contadini e il PCI. È importante sapere che l’estensione ed il radicamento del movimento non contribuì ad accrescere solo l’influenza di tali organizzazioni, ma anche il peso di Gerardo Gaibisso e della Coltivatori diretti dall’interno della stessa Democrazia Cristiana. L’altra epoca è quella della nascente industrializzazione su cui dovremo discutere.»

Quali sono stati gli aspetti che meritano di essere evidenziati? Le due epoche ebbero momenti di connessione?

«A tale riguardo esistono importanti aspetti da evidenziare. Il primo riguarda la mancanza di una nuova e adeguata politica agraria all’indomani della legge 607 del 1966. Nel periodo successivo le organizzazioni contadine furono impegnate solamente al passaggio della proprietà della terra dai concedenti ai contadini. Fu un periodo di grandi soddisfazioni ma i fatti successivi hanno dimostrato che non bastava diventare proprietari della terra. Tale conquista non doveva essere considerata un punto di arrivo, il terminale di una gloriosa storia, ma invece precostituire l’avvio di una seconda fase. Era necessario mantenere attivo il movimento, dotarlo di una nuova elaborazione che avesse forza e volontà per chiedere un’adeguata politica agraria: interventi per moderne attrezzature, concimi, mangimi, individuare forme di cooperazione, una politica di trasformazione dei prodotti (industrializzare l’agricoltura) stabilire rapporti con le Istituzioni, mantenere e sollecitare iniziative dei partiti di riferimento.»

Quindi l’affrancazione non portò ad una crescita, ad uno sviluppo della produzione agricola nel territorio, non pose le basi per un ulteriore sviluppo?

«Potrei rispondere che tutto questo non avvenne, ma il fatto più sconcertante è che non abbiamo a disposizione dati significativi riguardanti l’ammontare complessivo della superficie affrancata nel Frusinate ed in Italia, il numero dei contadini coinvolti e l’entità dei miglioramenti apportati successivamente nelle culture affrancate.»

Possibile ?

«Io non le ho trovate. Lo stesso Angelo Compagnoni nel suo libro ”Il Riscatto” pubblicato nel 1997, dopo 30 anni dalle leggi riguardanti l’affrancazione, riporta con un grande efficacia documentale le vicende, le lotte, i dibattiti accaduti nel periodo 1944-1966 ma non evidenzia momenti e sviluppi successivi.»

Come dobbiamo considerare questo limite?, certamente con un occhio critico o autocritico.

«Senza assumere ora atteggiamenti certamente facili, con il senno del poi, precisiamo che se ci fu un limite, e certamente ci fu, non riguardò solamente l’Alleanza Contadini e il PCI ma anche la Coltivatori Diretti e le Istituzioni. Più che cercare facili bersagli da colpevolizzare mi sembra molto più importante evidenziare che tale mancata seconda fase si determina nel 1967-1968-1969 proprio nel momento in cui il processo d’industrializzazione è in pieno decollo.»

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Le nostre scelte

Ripercorriamo almeno un decennio con Angelino Loffredi, con il quale abbiamo collaborato nella direzione della federazione di quel partito. Angelino, allora Consigliere provinciale, ha vissuto il dibattito svolto in quell'Assemblea in particolare negli anni '70, prima di diventare sindaco di Ceccano. Palazzo Gramsci fu la sede istituzionale che sola ospitò la discussione e la elaborazione di una parte delle politiche di sviluppo economico della nostra realtà. Ma fu davvero la sede delle scelte? Le lotte della classe operaia nell’autunno caldo del 1969 sicuramente costrinsero i governanti italiani dell’epoca a farsi carico delle politiche di occupazione e operaie. Un grande evento in cui il PCI svolse un ruolo protagonista.

«Proseguiamo nella descrizione del succedersi degli avvenimenti: con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 maggio 1969 veniva riconosciuta la trasformazione da Nucleo ad Area. L’ importanza non era dovuta al cambiamento della denominazione ma a qualcosa di più corposo e sostanziale. Non riguardava più, infatti, solamente l’iniziale adesione di 6 Amministrazioni comunali, ma la presenza di 36 Comuni, con tutto quello che di nuovo questo allargamento rappresentava. L’Area veniva articolata in cinque agglomerati: quelli di ANAGNI, FROSINONE-CECCANO, SORA-ISOLA, CASSINO-PONTECORVO, CEPRANO. Si estendeva in prospettiva la superficie d’intervento e aumentavano le zone dove era previsto lo sviluppo industriale. Gran parte della Provincia oramai era coinvolta da questo grande fenomeno. Il 1969 mantiene, come l’anno precedente, il ritmo elevato degli insediamenti industriali ma in particolar modo è da ricordare come l’anno in cui si viene a sapere che la Fiat ha intenzione di creare un nuovo stabilimento nel Cassinate. Notizie imprecise, è vero, ma che anticipano un evento che sarà dirompente. Merita ancora di essere precisato che nell’interno di quello che oramai si deve chiamare «ex nucleo» la situazione alla fine del 1969 è la seguente: 25 industrie in funzione che occupano 6.000 addetti. Ma è ancora più significativo riportare che 17 industrie sono in costruzione con una previsione di occupazione di 1.500 addetti. Inoltre, sonoa schiena curva sui campi 350 min programmate 52 industrie per altre 7.000 unità lavorative.
E’ il momento delle grandi attese e delle speranze. Si afferma il mito dell’industrializzazione, della modernità. E’ un pensiero vincente che non trova oppositori e nemmeno si evidenzia qualche dubbio.
Anche nella nostra provincia si manifesta quello che viene chiamato autunno caldo. Proseguiva la stagione della battaglia contro le gabbie salariale e per le pensioni. È un fenomeno che rompe la narcotizzazione perche spesso avvengono scioperi e si costituiscono Commissioni interne. Nel gennaio 1970 a Frosinone il PCI tiene la prima Conferenza operaia per esaminare la situazione scaturita dalle nuove realtà e stabilire nuovi contatti. Nel marzo del 1970 a ridosso dell’arrivo della FIAT la federazione del PCI di Frosinone organizza una iniziativa a Cassino. Costituiscono le prime risposte ad una situazione che vede una crescita disordinata, senza regole non influenzata dal movimento operaio e dalle proposte del PCI. A giugno si tengono le elezioni per i Consigli Regionali a statuto ordinario.
Senza entrare nel merito di tutti questi passaggi ed avvenimenti una sintesi può essere rilevata. Nel momento stesso in cui il movimento contadino non mostra segnali di presenza e proposta, la crescita industriale è eccezionale. Tale situazione sarà determinante nel dibattito e negli avvenimenti successivi.»

Quali linee si confrontarono?

«Prima di arrivare a parlare di confronto vero e proprio è necessario tenere conto di alcuni momenti che lo precostituiscono. Da questo punto di vista ne colgo l’avvio nella riunione del Comitato Federale PCI del 9 gennaio 1971. All’indomani dell’elezione a segretario di Ignazio Mazzoli vengono presi provvedimenti organizzativi riguardanti l’Alleanza contadini, la CGIL e per lo stesso partito. Con nettezza il nuovo segretario pone l’obbiettivo che il partito dovrà essere un partito di operai e non più di contadini ma più in generale costituisce il tentativo per fronteggiare il mito dell’industrialismo e lo strapotere democristiano nella politica delle assunzioni. Sempre nel 1971 il PCI tiene Conferenze operaie ad Isola del Liri per esaminare la condizione dei cartai e in autunno con ad Anagni con Fernando di Giulio. A Ceccano si avvia una politica per la difesa dell’ambiente contro le porcilaie e per il risanamento del Sacco. Lo strumento è costituito dalla Tenda Rossa
L’attenzione verso l’industrializzazione e il rapporto che il partito comunista deve tenere con essa, dunque, diventano continui e centrali. Viene posto inoltre l’obbiettivo della creazione di organizzazioni di partito nell’interno delle fabbriche e con il passare del tempo si ottengono anche dei risultati ( Fiat, Videocolor, Enel ecc). In questi anni per il PCI diventano chiari i limiti, ma sono anche sempre più crescenti i momenti di presenza, di proposta e legame con i cittadini, che vedono il rafforzamento del tessuto democratico con l'arrivo di CNA, Confesercenti e Lega delle Cooperative..»

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Un deficit di elaborazione

Tu ha scritto dei libri, mi pare 14, è corretto? E, poi in una lunga intervista in video, rilasciata a Paolo Iafrate di "Oltre l'Occidente”, ricostruisci alcuni passaggi fondamentali. Ce ne parli anche qui?

La linea del nostro partito sosteneva la necessità di saldare l'industrializzazione allo sviluppo dell'agricoltura. Non avvenne. Perché?

«Si, questo tema in quel periodo faceva parte della linea politica ma non fu vincente anche perché come è stato indicato non esisteva un movimento contadino che spingesse in tale direzione. Un momento di vero e proprio confronto, comunque, lo avemmo in Consiglio Provinciale nella seduta del 3 maggio 1973. L’ordine del giorno era impegnativo “Assetto territoriale regionale e provinciale ed i problemi ad esso connessi”
In tale seduta, legata anche all’approvazione del Piano Regolatore dell’Area Industriale da parte della Regione Lazio, sostenevamo d’accordo con il PSI, il PRI e la Regione Lazio, la riduzione di 1.000 ettari da destinare all’industria a favore dell’agricoltura e di interventi ad essa collegati. Ma non ci limitammo solo a questo perché ponemmo la necessità che lo sviluppo industriale non avesse una linea verticale ma anche orizzontale supportato da assetti viari che dal Tirreno arrivassero all’Adriatico, a cominciare dalla realizzazione della Sora-Frosinone. Chiedevamo interventi per modernizzare l’agricoltura con una moderna politica di trasformazione e conservazione dei prodotti e la realizzazione del Mercato ortofrutticolo a Fondi. L’istituzione delle università di Cassino, Tor Vergata e della Tuscia. La nascita di comparto elettronico sulla Tiburtina. Ilzonaindustriale 390 min potenziamento dell’ospedale di Cassino. Inoltre con forza chiedevamo di scongiurare l’inurbamento attorno alla Fiat, richiesto dalla Fiat. Al contrario noi chiedevamo una politica per il trasporto pubblico attraverso un Consorzio Regionale e una politica a favore della casa per evitare nuove emigrazioni dalla Val Comino verso Cassino.
Mentre noi proponevamo questa politica, spingendo ad utilizzare lo strumento della programmazione, la Dc, d’accordo con il PSDI si accontentava di far approvare un ordine del giorno in cui si chiedeva alla Regione di mantenere nel Piano Regolatore dell’Area Industriale i 1000 ettari da destinare all’industria. Quel giorno le nostre posizioni venivano battute ma esse oramai costituivano la spina dorsale delle proposte del partito. Esse venivano portate nel territorio e costituivano il nucleo centrale della nostra iniziativa. Permisero di ottenere positivi risultati elettorali nel 1975. In Consiglio Provinciale passammo da 6 a otto consiglieri. In quel periodo le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL elaborano la ”Vertenza Lazio”, una piattaforma che rappresentava il punto alto di una elaborazione che innovava la proposta e stabiliva un buon rapporto con le Istituzioni. Nel febbraio del 1976 l’Amministrazione provinciale, su richiesta del Gruppo PCI indiceva la Conferenza per l’occupazione, e di cui il sottoscritto fu il relatore che si concludeva con un documento unitario. A giugno le elezioni nazionali dimostrarono che anche nella nostra provincia il partito aveva consenso e poteva porre le basi per il governo del paese. Nel 1978 l’assassinio di Moro riportò indietro gli assetti politici. Ma questa è un’altra, più inquietante storia.»

 

Esisteva una linea di politica agraria che consentisse questa relazione produttiva fra agricoltura e industria? Qual era la superficie coltivabile e come si caratterizzava per produzioni di trasformazione? Dopo la ricostruzione di Loffredi queste domande sono destinate a restare senza risposte, ma sostanzialmente resistono a sollecitare ulteriori approfondimenti. Primo dovremmo dare una risposta ad una curiosità: Oggi diremmo che la nostra posizione era un po' velleitaria? Forse si, ma a pensarci bene sembra piuttosto una linea disarmata ad affrontare, quello che nella conversazione è stato chiamato, il "mito della industrializzazione" infinita.
Dopo 50 anni, nel frusinate, ci sono produzioni orticole estese anche se purtroppo lungo il Sacco che è un fiume inguaribilmente inquinato, ma anche esperimenti produttivi molto aggiornati, ne cito uno per tutti: la riscoperta di grani antichi per produrre antiche farine che sembrano godere di una grande fortuna.
Erano tutte ipotesi impensabili o impraticabili? Cosa è cambiato e perché? Ancora altre domande in cerca di risposte che andranno trovate. Capire cosa è successo e gli errori che si sono fatti è indispensabile per tutti coloro che vogliono davvero cambiare l'oggi con le sue ingiustizie, diseguaglianze e disagi sociali.

 

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A due passi da noi, l'inferno

Associazioni. Melitea

A due passi da noi, muoiono il Diritto e la Civiltà

Bosnia Malitea Foto 1 390 minA due passi da noi, muoiono il Diritto e la Civiltà nella più totale indifferenza: primo tra tutti il diritto di muoversi liberamente di ogni essere umano, peraltro sancito proprio dalle leggi dell'Unione Europea. Diritto negato a chi è povero e cerca un futuro. Ai migranti economici, e spesso anche ai profughi, infatti, le porte europee sono state chiuse in faccia trasferendo il problema dei flussi migratori lungo le frontiere serrate. E mentre una ecatombe avviene nel Mediterraneo, i confini europei di terra non sono meno insanguinati. Anche su questo fronte è difficile la conta delle vittime, così come in quelli a ridosso di Ventimiglia, in Piemonte e Valdaosta. Quelli che si avventurano nella neve alta e affrontano a piedi i 300 km che li separano dall'Italia seguono un percorso paradossalmente detto "the game" e se si smarriscono rischiano di finire nei campi minati (mai bonificati!) tra Bosnia e Croazia. I sopravvissuti, invece, rischiano la violenza nei respingimenti della polizia croata e bosniaca, i più fortunati arrivano in Italia e vengono rispediti indietro in un infernale circolo vizioso.

Sono tanti quelli che provano più volte la fortuna col "the game". Probabilmente è questo il motivo per Bosnia Melitea Foto 2 380 mincui spesso la polizia bosniaca o croata li marchiano sul capo con vernice spray: una pratica umiliante, violenta e disumana con la quale forse si tenta di riconoscere i "recidivi". Moltissimi di quelli intercettati vengono massacrati di botte, anche torturati e non osiamo pensare al destino di donne e bambini …

Il campo profughi temporaneo di Lipa, a una quarantina di km dal confine tra Bosnia e Croazia, è stato distrutto da un incendio il 23 dicembre, lasciando circa 1200 persone (tra cui moltissimi donne e bambini) nella morsa del gelo invernale senza alcuna assistenza, vestiario adatto, farmaci e cibo. Altri 2000, rimasti fuori dai centri d’accoglienza, sono sparsi nei boschi tra Bihac e Velika Kladusa dove la polizia di frontiera tra Croazia e Bosnia li bracca come selvaggina. L’Agenzia dell’Onu per le Migrazioni (Oim) che fino a settembre gestiva il campo di Bihac ed uno in una ex fabbrica dismessa, non è stata messa in grado di accoglierli nonostante forti stanziamenti economici, poiché in Bosnia la popolazione delle località in cui sono state individuate le possibili collocazioni si sono opposte scendendo in piazza. I sindaci e gli amministratori locali lamentano di non aver ricevuto le risorse economiche necessarie.

Ormai è una guerra fra poveri in cui non mancano squadroni di civili in passamontagna che catturano chiunque venga trovato illegalmente in quei territori.Bosnia Melitea Foto 3 350 min

In queste ultime settimane c'è stata una forte mobilitazione militare anche lungo il confine italiano, che ha chiuso i profughi in un cerchio mortale nel quale le vittime silenziose di questa nuova emergenza umanitaria restano nel folto dei boschi. Vittime di cui le nostre istituzioni non vogliono parlare. I gruppi di volontari e le ONG, come ad esempio Linea d'ombra, che operano all'ingresso in Italia e lungo i passi montani nazionali, da giorni lanciano l'allarme osservando il repentino interrompersi degli arrivi: temono il peggio.

L'Italia, che si è scatenata in un tam-tam mediatico scandalizzandosi per le vittime causate dal gesto di un manipolo di esagitati oltreoceano, tace invece sull'emergenza umanitaria che si sta consumando a ridosso dei propri confini (prima di mare ora anche di terra). Quelle vite valgono forse meno di altre? Se il timore dei populisti e dei difensori del Natale è quello di una "invasione" extracomunitaria nel Bel Paese stiano pure sereni: il nostro è solo un territorio di transito lungo un viaggio della speranza verso il nord Europa o addirittura verso il Canada, in piena crisi demografica e disposto ad accogliere migranti e profughi.

Perché i Paesi lungo i confini dell'Unione si sentono in dovere di perpetrare tali violenze e provocare queste emergenze umanitarie? Glielo chiede l'Europa? Il volto umano dell'Europa è forse questoBosnia Malitea Foto 4 390 min? E l'Italia vuole davvero rendersi complice di questo nuovo eccidio? Intanto, in un rimpallo di responsabilità tra Paesi di confine e Unione Europea, passano le settimane in un rigidissimo inverno che sta stremando migliaia di esseri umani, colpevoli unicamente di voler vivere.

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 

 

 

 

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"Questa, secondo noi, è la strada"

Genitori Tarantini

"...la nostra posizione in merito ex-Ilva non cambia"

Associazione Genitori Tarantini
AssociazioneGenitoriTarantiniA margine della videoconferenza organizzata dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, alla presenza di alcune associazioni impegnate sul territorio, riteniamo doveroso rendere noto, sia alle persone che ci seguono e che in varie occasioni hanno mostrato fiducia in noi che a quelle che non ci seguono o che non hanno alcuna voglia di credere in noi, che la nostra posizione in merito alla questione ex-Ilva (e, più in generale, alla questione Taranto) non cambia:

Chiusura delle fonti inquinanti, a cominciare dai pericolosi e illegali impianti del siderurgico che sono sotto sequestro penale dal luglio 2012 perché “causano malattie e morti”; restituzione, previa bonifica, del territorio, attualmente occupato dall’azienda, ai rispettivi comuni di pertinenza; NO-TAX area per un minimo di dieci anni a favore dei comuni considerati area S.I.N.; progetti per uno sviluppo ecocompatibile con le peculiarità del nostro territorio presentati da personalità di rilievo internazionale.

Inoltre, data la gravità della situazione sanitaria determinata dalle pericolosissime emissioni inquinanti delle industrie che per anni hanno avvelenato la nostra città, pretendiamo un registro, aggiornato giornalmente, sulla mortalità a Taranto, suddivisa per quartieri, sesso ed età, con la collaborazione dell’Ufficio Anagrafe del comune di Taranto , che si realizza con facilità con gli strumenti informatici di cui disponiamo. Parallelamente dovrà essere incrementato il numero degli operatori sanitari che paradossalmente è carente in una città afflitta da eccessi di malattie dovuti ai veleni industriali.

A Genova, nel 2005, l’area a caldo è stata chiusa per sempre (e trasferita a Taranto), tutelando, attraverso un accordo di programma, le maestranze tutte. Anche Trieste, quest’anno, si è liberata di quella produzione inquinante, con grande felicità del ministro triestino Patuanelli. Riteniamo oltremodo offensivo della dignità, della salute e della vita dei tarantini continuare a produrre in questa maniera obsoleta.

La Costituzione italiana assegna a tutti i cittadini pari dignità e tutela la salute come unico diritto fondamentale.

Taranto ha diritto di essere considerata territorio italiano, non possedimento della Repubblica; Taranto ha diritto ad avere pari opportunità; Taranto ha diritto di regalare aria pura ai suoi figli e i suoi figli hanno diritto di restare nella terra che li ha visti nascere.

Regione Puglia e Comune di Taranto, se davvero vogliono attivarsi per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, dovrebbero sollecitare al TAR del Lazio la trattazione, previa sospensiva, del ricorso per l’annullamento del DPCM del 29 settembre 2017 che autorizza la produzione con impianti che invece dovrebbero essere fermati per l’art. 29 decies del d. lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente). A tal proposito, il Sindaco potrebbe anche intervenire nel ricorso alla CEDU contro lo Stato italiano che continua a violare i nostri diritti alla vita e alla salute.

Cogliamo l’occasione per invitare il presidente della Regione Puglia, Emiliano, il presidente della Provincia, Gugliotti, e il sindaco di Taranto, Melucci, con le rispettive fasce distintive, a d organizzare un sit in sotto il Palazzo della Prefettura di Taranto per dire, insieme ai cittadini, NO al nuovo accordo. Una posizione chiara di chiusura immediata di impianti illegali e pericolosi.

Questa, secondo noi, è la strada.

Comitato cittadino per la tutela della salute e dell’ambiente a Taranto

Rappresentante legale: Massimo Castellana

PeaceLink (Alessandro Marescotti)

Ass. Genitori tarantini – ets (Cinzia Zaninelli)

Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto)

Donne e Futuro per Taranto Libera (Lina Ambrogi Melle)

LiberiAmo Taranto – aps (Maria Arpino)

Lovely Taranto – ets (Antonella Coronese)

 

 

 

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"Invisibili" a poche decine di Km da noi

Gli Invisibili in provincia di Latina

Paolo Patrizi Braccianti Sikh 390 minPaolo Patrizi - Nella provincia di Latina, una comunità di circa 30.000 indiani, per lo più sikh, lavorano come braccianti agricoli. Vivono ai margini di un sistema che emargina e li spinge in settori in cui cadono preda dello sfruttamento.

Questa popolazione "invisibile", a cui sono stati negati i diritti umani fondamentali, sta crescendo e ha un impatto significativo su alcuni settori dell'economia. Sono sfruttati da rapporti di lavoro che hanno tutte le caratteristiche della schiavitù.

Molti di questi migranti sono anche vittime della tratta internazionale di esseri umani e del reclutamento illegale. Lavorano 14 ore al giorno, sette giorni alla settimana e sono pagati circa € 4,50 / ora. I pagamenti sono spesso ritardati di mesi e talvolta non vengono mai ricevuti. Violenza, percosse e incidenti sul lavoro non vengono quasi mai segnalati e coloro che cercano di reagire vengono facilmente licenziati.

Lo sfruttamento è una caratteristica permanente di gran parte dell'economia agricola in Italia. Vale la pena sottolineare che gli agricoltori che usano la manodopera dei migranti sono anche fornitori di mercati internazionali.

Le insalate, i pomodori e le zucchine raccolte dai contadini sikh vengono trasportate in uno dei più grandi mercati di ortaggi d'Europa a Fondi, una città della regione Lazio. Da lì, vengono venduti in tutta Italia ed esportati in altri paesi europei.

Lo sfruttamento dei lavoratori irregolari consente ai grandi proprietari di aziende agricole di aumentare i margini di profitto e costringere i loro concorrenti a uscire dal mercato, in particolare i piccoli agricoltori locali.

I lavoratori migranti stagionali vivono spesso in condizioni precarie. Spesso diventano bersaglio di xenofobia e attacchi violenti da parte della popolazione locale, che li accusa delle condizioni sanitarie dei loro insediamenti. Queste violazioni dei diritti umani sono della massima gravità, in particolare quelle che violano i diritti a un alloggio adeguato e a un lavoro dignitoso.

Durante il lockdown, nella campagna dell Agro Pontino, la produzione in serra e lo sfruttamento dei lavoratori migranti non si è mai fermato nel silenzio generale di un paese che ha deciso di non considerarli se non come braccia utili per produrre prodotti agricoli acquistati dagli italiani durante la pandemia. Il loro sfruttamento quotidiano e disumano, rappresenta il volto violento delle dinamiche economiche della globalizzazione neoliberalista che schiaccia i loro diritti.

Per il bene di questi lavoratori, non possiamo più affermare di essere scioccati. Dobbiamo agire per porre fine all'abuso.

 

 

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Noi non stiamo mute!

Partito Democratico – Circolo “Guido Rossa” - Ceccano

partito democratico bandiera350 250Incredibile e inaccettabile il registro di comunicazione e il livello a cui la destra locale vorrebbe portare il confronto politico e democratico a Ceccano.

Un esponente della Lega che liquida il commento di una donna con "Stai Muta" ci indigna e ci fa riflettere sul tentativo di ridurre il confronto e il contributo delle donne.
Questa destra Ceccanese, nostalgica del passato, che pensa di far tornare le donne chiuse tra le pareti domestiche senza nemmeno la possibilità di discutere le loro idee ci ricorda i vecchi modelli del ventennio fascista. Questa offesa rivolta a una donna la sentiamo come una offesa a tutte le donne Ceccanesi!

Il Circolo di Ceccano del Partito Democratico condanna fermamente il gesto e si rivolge a tutta la comunità invitandola a non tacere davanti a questi atti fortemente discriminatori.
Proprio a Ceccano le donne sono state capaci di far sentire la loro voce già nel periodo delle lotte contadine dando vita alla prima lega femminile contadine nel Lazio diretta da Elena Giudice nel lontano 1912.

Ricordiamo alla comunità civile e politica tutta che questa è stata Terra di lotta per i diritti, promossi proprio dalle donne, come lo sciopero delle Tabacchine a Ceccano che fu tra i primi in Italia. E ancora, le migliaia di donne impegnate nel mondo del lavoro nelle realtà produttive territoriali che hanno contribuito a cambiarne il volto la mentalità: Annunziata, Snia, Klopman, Tesit, all'interno delle grandi strutture Ospedaliere.

Le Donne del Partito Democratico non solo non stanno mute ma continuano a impegnarsi tutti i giorni per la promozione della cultura di genere e dei diritti delle donne; tra le battaglie vinte ricordiamo il successo recente dell’approvazione della Legge Regionale n.131 del 19 Marzo 2019 “Interventi di prevenzione e sostegno in materia di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti” prima firmataria Sara Battisti, approvata all’Unanimità dal Consiglio regionale, una conquista di civiltà.
Lotte per i diritti, di solidarietà ed emancipazione femminile. La Destra non zittirà le Donne, se ne faccia una ragione!

Ceccano,
07 Luglio 2020 Circolo PD Ceccano

 

 

 

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'Noi protestamo'

incatenati Ilva Patrica 29giu16 350 260"noi protestamo"

stamo davanti a li cancelli de sta fabbrica....e protestamo!!!!
er padrone se ne annanto e in mezzo a na strada ci'ha lasciato...
lui dice che ha delocalizzato...
perche qui ha poco guadagnato...
e noi?..noi protestamo!!!!
noi demo lavora'..le famje demo fa magna'...
senza lavoro semo disoccupati..
ma le bollette e li buffi devono esse pagati..
e chi li paga?...
er padrone se guardato l'affari sua...se dato se ne annato..
er cancello ha incatenato...
e noi ora disoccupati...
stamo qua!!!!...e protestamo!!!

 

Tiziano Ziroli Roma 6 gennaio 2019

 

 

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Il vino e noi

vino 2015 350 260 minDr. Antonio Colasanti - Siamo nel periodo della vendemmia, dai bei grappoli d'uva con dovizia millenaria uscira il buon vino.

Domanda ma fa veramente bene il vino?
Ci ricorda un detto popolare del 16° secolo: "il vino e il buon latte dell autunno, sappiamo che il vino sta all'anziano quanto il latte sta al bambino", ma anche la medicina ufficiale ci ricorda che il vino ha una funzione utile e benefica nell età avanzata e nelle malattie ad esse collegate.
L'apporto calorico di rapida utilizzazione, la stimolazione dell'appetito, l'azione eupeptica, la vasodilatazione periferica, l'azione sugli apparati respiratorio e cardiocircolatorio, l'effetto tonico e sedativo, non sono che alcuni degli effetti positivi del vino nell eta adulta.
A questi vanno sommati altri effetti di tipo psicologico, imortanti nell'anziano, quali la vivacizzazione dell'intelligenza, il miglioramento dell'umore, l'aumento della vitalità e della socievolezza, come il ritrovarsi in compagnia e scambiare quattro chiacchiere con gli amici davanti ad un bicchiere di vino o il sorseggiare un buon vino con la propria compagna o leggendo un bel libro tutti esempi che portano al buon funzionamento della mente ed uno stato di alcalosi tissutale che ci rende lontano dagli stati infiammatori pericolosi per malattie autoimmuni degenerative e cancerogene.

Composizione del vino. Dal vino possiamo isolare circa 400 componenti: l'acqua che ne rappresenta l'85 per cento, enzimi e sali minerali. La composizione varia a seconda il grado di maturazione, invecchiamento, modalita di preparazione, luogo di provenienza. Il vino contiene polifenoli, tannino, vitamine, oligoelementi, tutti contenuti in soluzione idroalcolica che estrae i principi attivi quando si mette a macerare e poi i fermenti che si formano durante la lievitazione.

Quanto vino bere?
Dosi moderate al di sotto di 55 grammi di alcool che corrispondono grosso modo per un adulto maschio di 70 kg a circa mezzo litro al giorno, poco meno per la donna e nulla per i bambini, diviso ai pasti principali.

Un po' di storia
Nell'antichità il vino veniva usato per la cura delle piaghe.
Ippocrate, 460 a.c medico greco considerato padre della medicina, consigliava i seguenti metodi: lavaggio con vino caldo, applicazione sulla ferita di una spugna imbevuta di olio e vino, telo di lino con olio e vino. La lana imbevuta di vino caldo venne usata per le cure delle piaghe nelle campagne napoleoniche e durante la guerra '15-'18.

Altro uso sono gli enoliti, cioè vino con aggiunta di erbe: si prepara dal vino messo in macerazione per 30 gioni con le erbe seguenti.
Vino per asma: ginepro-issopo; vino per bronchite: eucalipto-enula-pervinca; per raffreddore: cannella-chiodi di garofano-scorza arancia; per la febbre dell' influenza: salvia; per l'appetito: angelica-genziana; per la digestione: assenzio-genziana; per alitosi: anice-cardamomo; per acidità: sambuco-malva-aloe; pertorcicollo: nespola-aglio: per la vista mirtillo-prugnolo.

Quindi? Si al vino e prosit

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