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Prima in Parlamento, non dopo

CRONACHE&COMMENTI

Più attento all’opinione pubblica preoccupata dal nostro coinvolgimento bellico

di Aldo Pirone
draghi ansa 390 minIeri Draghi ha parlato all’europarlamento di Strasburgo. Tutta la parte del suo discorso sul federalismo europeo, pratico e ideale, “che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso, dall’economia, all’energia, alla sicurezza”, sul rapido superamento del principio intergovernativo dell’unanimità fino alla revisione dei Trattati istitutivi dell’Ue, è condivisibile. Bisognerebbe aggiungere a quegli ambiti anche quello sociale, ambientale e del lavoro, non riassumibili semplicemente nella categoria “economia”. Com'è condivisibile quanto detto, a proposito della guerra in Ucraina, sugli obiettivi dell’Italia. “L’Italia, come Paese fondatore dell’Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella pace, - ha detto - è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica”, “Aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco, per salvare vite e consentire quegli interventi umanitari a favore dei civili che oggi sono e restano ancora molto difficili”. Inoltre, ha sottolineato che “una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati. L’Europa può e deve avere un ruolo centrale nel favorire il dialogo”.

Diciamo che queste affermazioni si collocano più vicino al discorso di Mattarella al Consiglio d’Europa di mercoledì scorso – manca il forte riferimento alla necessità di una nuova Helsinkj e al multilateralismo come metodo di governo del mondo - che non alla strategia angloamericana di una guerra fino all’umiliazione di Putin e della Russia emersa nel vertice di Ramstein, svoltosi al suono dell’inno dei marines Usa. Discorso di Mattarella non a caso pubblicato integralmente sul sito dell’Anpi, citato dal segretario della Cgil Landini e da tutti quelli che chiedono un’iniziativa di pace urgente con proposte concrete da parte dell’Unione europea. Richiesta che viene anche da chi non è d’accordo con l’invio di armi, e da chi è contrario anche all’emanazione di sanzioni alla Russia. Mentre il discorso presidenziale è stato, e anche qui non a caso, pressoché obliterato dagli atlantisti pro Nato forever di casa nostra. Gli aiuti all’Ucraina dell’Italia, perciò, dovrebbero essere traguardati a questa iniziativa europea ancora assente che è cosa diversa dall’impostazione angloamericana.

Il luogo in cui Draghi ha svolto il suo intervento, l’europarlamento, è significativo. Le stesse cose dovrebbe dirle al Parlamento italiano, magari con una qualche respiro mattarelliano in più, andando incontro alle preoccupazioni maggioritarie dell’opinioni pubblica circa un nostro coinvolgimento bellico, senza se e senza ma, al seguito di Usa e Gran Bretagna.

Prima di andare a Kiev da Zelensky e a Washington da Biden per fargliele presenti, non dopo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Il Parlamento si occuperà della protesta dei somministrati di Amazon

 

VERTENZE, Dlgs 81 del 2015

Art. 31.Somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e determinato

Comitato manifestazione ex lavoratori somministrati Adecco/Amazon Finalmente qualcuno ha portato all’attenzione del Parlamento la somministrati minquestione dei contratti di somministrazione dei lavoratori svantaggiati utilizzati da Amazon, legata alla particolarità dell’articolo 31, comma 2 del decreto legislativo 81 del 2015, che ne permette l’utilizzo precario illimitato. Si tratta di un emendamento di modifica dell’articolo di legge suddetto, presentato nel decreto Sostegni bis, articolo 49 e 49-bis, in materia di lavoro somministrato, dal gruppo PD della Camera, a nome dei deputati Cantone Carla, Viscomi, Mura, Gribaudo, Lacarra e Lepri, in cui si chiede la soppressione del terzo periodo del comma 2, quello che appunto prevede l’utilizzo illimitato dei lavoratori svantaggiati, sostituendolo con un nuovo periodo che prevede anche in questo caso un tetto di utilizzo fino al 50%. Cosa comporterebbe tale cambiamento? Nello specifico, esamineremo le possibili conseguenze solo per Amazon e non per ulteriori aziende di cui al momento non conosciamo i contratti lavorativi esistenti. Nella norma attuale l’utilizzo di somministrazione a tempo determinato prevede un tetto massimo del 30% rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato dell’azienda e consente un uso illimitato della somministrazione nel caso dei lavoratori svantaggiati e delle altre tipologie di lavoratori previste, cosa che Amazon ha sfruttato per usufruire proprio del precariato usa e getta di migliaia di lavoratori svantaggiati esclusi dal tetto e appositamente selezionati dalle agenzie per il lavoro. La nuova modifica lascia intatto il tetto del 30% o meno, se previsto dal contratto, ma consente l’utilizzo dei lavoratori svantaggiati fino comunque a un limite del 50%. Attualmente Amazon, non solo nei cosiddetti periodi di picco, ma in tutti i periodi dell’anno si serve di personale somministrato a tempo determinato con percentuali ben al di sopra del 50% (per il magazzino di Colleferro si stima adesso una percentuale sopra al 200%, mentre nel periodo del dicembre scorso le percentuali superavano addirittura il 1000%). Come reagirebbe Amazon davanti a una simile modifica che gli imporrebbe di poter usufruire solo fino al 50% di lavoratori somministrati a tempo determinato rispetto ai propri dipendenti a tempo indeterminato? Al di là di ulteriori escamotage trovati dall’azienda, l’ipotesi più ottimistica potrebbe lasciar supporre l’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato effettuabile da Amazon, dato che finora ha basato la sua forza lavoro soprattutto sul personale somministrato a tempo determinato, e quindi si troverebbe improvvisamente costretta ad aumentare i propri dipendenti stabili pur mantenendo una percentuale di lavoratori somministrati a tempo determinato molto inferiore a quanto ha fatto e fa adesso. Nelle note negative, bisogna purtroppo dire che la modifica di legge abbassa evidentemente il numero di somministrati precari usa e getta di cui può fornirsi l’azienda, ma non incide in alcun modo sul turnover esasperato a cui ricorre Amazon, con contratti da 1 a 3 mesi e con ricambi continui di nuovo personale somministrato precario in sostituzione di quelli mandati via dopo pochi mesi. Quindi, sì, è effettivamente un passo in avanti, ma non completamente risolutivo del problema del precariato dentro Amazon. Di seguito si elencano il comma 2 della legge attuale e la versione modificata dall’emendamento (in rosso la parte soppressa e in blu quella eventualmente sostituita dall’emendamento):

Comma 2 attuale
Salva diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall'utilizzatore e fermo restando il limite disposto dall'articolo 23, il numero dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato ovvero con contratto di somministrazione a tempo determinato non può eccedere complessivamente il 30 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l'utilizzatore al 1° gennaio dell'anno di stipulazione dei predetti contratti, con arrotondamento del decimale all'unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio dell'attività nel corso dell'anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipulazione del contratto di somministrazione di lavoro. E' in ogni caso esente da limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori di cui all'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, di soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell'articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Nuovo Comma 2 (modificato dall’emendamento)
Salva diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall'utilizzatore e fermo restando il limite disposto dall'articolo 23, il numero dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato ovvero con contratto di somministrazione a tempo determinato non può eccedere complessivamente il 30 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l'utilizzatore al 1° gennaio dell'anno di stipulazione dei predetti contratti, con arrotondamento del decimale all'unità superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio dell'attività nel corso dell'anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipulazione del contratto di somministrazione di lavoro. Detti limiti quantitativi possono essere superati nel caso di utilizzo di somministrazione a tempo determinato di lavoratori di cui all'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, di soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell'articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, comunque non oltre la percentuale del 50 per cento.

 

Comitato manifestazione
ex lavoratori somministrati
Adecco/Amazon di Colleferro
(, tel. 3294742806)

 

 

 

 

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Per il diritto alla difesa

Diritti del Cittadino

Comitato per l'abolizione del Decreto Ministeriale 55/2014

Giustizia roba da ricchi minIl comunicato che questa mattina è stato spedito da parte del Comitato per l'abolizione del Decreto Ministeriale 55/2014 e che richiede una adesione corale da parte di tutti noi, parla ancora una volta di sopprusi, inadeguatezza e mancata affermazione della giustizia per tutte le parti deboli, senza mezzi adeguati, senza possibilità di ricorsi da migliaia di euro.
Quanti di noi hanno evitato di portare in causa le prepotenze che la pubblica amministrazione continua a perpetrare contro il dipendente inerme e votato alla sottomissione?

Quanti hanno evitato di appellarsi, per paura delle spese processuali?

Quanti sono davvero stanchi di subire tutto ciò?

In attesa di una riforma della giustizia che spazzi via un po' di berlusconismo( cosa impossibile, vista l'attuale situazione politica, in fase di stallo proprio per tale riforma), ascoltiamo l'appello del comitato che chiede l'abolizione del decreto ministeriale 55/2014 che regolamenta le spese processuali, che si dovrebbero evitare di caricare sulla parte debole, che di solito, in processi importanti, si troverebbe alla rovina e non solo dalla parte del torto.
L'ennesima conferma che la giustizia non è davvero uguale per tutti, ma di sicuro è più uguale per i molto ricchi.

"Nell’assordante silenzio da anni e ogni giorno nelle aule di giustizia si perpetra la negazione dei diritti dei più deboli. E’ l’effetto devastante del decreto ministeriale 55 del 2014. Il provvedimento ha stabilito con tabelle spese legali e di (in)ingiustizia a carico della cosiddetta parte soccombente. Con il risultato che chi perde la causa si vede presentare dai giudici un conto mostruoso per migliaia di euro, spesso decine e decine di migliaia di euro.

Il più delle volte la “parte soccombente” è, guarda caso, la parte più debole del processo. Sono lavoratori, inquilini, cittadini, sindacalisti fuori dal coro, soggetti piegati dalla crisi che ricorrono alla giustizia come ultima spiaggia. Invece, non solo non si vedono riconoscere le proprie ragioni, ma sono puniti con la condanna a pagare cifre insostenibili. Così imparano…

Il “merito” è del governo Renzi e del ministro Orlando, ma i governi successivi hanno confermato questa nuova interpretazione del diritto alla difesa: bastonare, bastonare, bastonare. In questo modo si è certamente ridotto l’“arretrato” nei tribunali. Ma ad un prezzo inaccettabile per chiunque ritenga che la giustizia in Italia non sia quella amata dai marchesi del Grillo di turno (“Io so’ io e voi …”) ma “è amministrata nel nome del popolo” come prevede la Costituzione.

In un colpo solo con un decreto ministeriale:

– È stato di fatto abolito o fortemente indebolito il diritto alla difesa, che prevede la parità tra le parti;

– E’ stato di fatto largamente vanificato se non affossato del tutto il principio del giusto processo;

– Sono stati di fatto aboliti i tre gradi di giudizio sanciti dalla Costituzione (chi osa promuovere appello se in primo grado oltre ad aver torto è stato condannato a spese-monstre?).

Di fronte al silenzio e all’indifferenza, è ora di alzare la testa perché al più presto il Parlamento cancelli questa vergogna.

– Per il diritto alla difesa;

– Per la tutela dei diritti;

– Per la difesa della Costituzione.

– No alla (in)giustizia a pagamento;

– No alla (in)giustizia al servizio dei poteri e dell’arroganza.

CAMPAGNA PER L’ABOLIZIONE DEL DM 55/2014

RIVENDICHIAMO IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA DIFESA!

Per adesione e-mail: "

 

 

 

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18 Dicembre: Disoccupati attendono il voto sul bilancio 2021

Agenda dei disoccupati

E' stato firmato l'accordo per il denaro residuo spettante ai disoccupati

di Luigi Carlini
vertenza frusinate definitivoIl 14 dicembre 2020 ore 10:00

Vertenza Frusinate ha svolto un'assemblea nel piazzale Vittorio Veneto con l'intervento del Prefetto di Frosinone, mentre il sindacato aveva  una videoconferenza con l'assessorato alle ore 12:00, che poi è stato spostato alle ore 13:00.

Il sindacato verso le 14:00 è venuto a riferire.
In pratica ancora mancano i soliti 2,5 milioni, ci riferiscono che tra l'interessamento del Prefetto verso il governo e quello della politica, giovedì prossimo 17 dicembre si chiuderà finalmente l'accordo con un addendum così da agganciarci al rifinanziamento 2021/2022.
Se questo non avverrà Vertenza Frusinate partirà con le dovute autorizzazioni per effettuare un altro sit-in con gazebo  per lunedì 21 dicembre 2020, questa volta anche con la partecipazione delle organizzazioni sindacali tutte.

Intanto  è stato firmato l'accordo per il denaro residuo e adesso si procederà con l'iter burocratico  per i pagamenti, speriamo in tempi brevi.

Questo sotto riportato è il testo dell'accordo:

«A margine della riunione appena terminata con la Regione Lazio, riferita alle risorse da destinare alla mobilità in deroga delle aree rea di crisi complessa di Rieti e Frosinone, le scriventi Organizzazioni Sindacali rendono noto che si è giunti ad una intesa che garantisce il proseguimento del pagamento dell’indennità che era ferma al luglio 2020, per i prossimi mesi, grazie a risorse pari a 8.444.000 euro. Continuiamo a lavorare per garantire la continuità di questo indispensabile strumento per centinaia di lavoratori di Rieti. Seguiranno ulteriori riunioni nei prossimi giorni con la Regione Lazio».

 

Note a marigine

a) -  vi do la comunicazione ufficiale della Camera dei Deputati:
Venerdì 18 dicembre (alle ore 10, con votazioni non prima delle ore 14 e con prosecuzione notturna e nelle giornate successive) avrà luogo la discussione con votazioni del Ddl 2790-bis - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 e dell'eventuale Nota di variazioni;

 

b) - Enrica Segneri (M5S) e Gavino Manca (PD) stanno predisponendo gli emedamenti necessari da votare il 18 dicembre '20 non prima delle ore 14 e con prosecuzione notturna e nelle giornate successive) avrà luogo la discussione con votazioni del Ddl 2790-bis - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 e dell'eventuale Nota di variazioni;

 

c) - stamattina era presente Rifondazione Comunista con Giuseppe Di Pede e ha detto che farà un comunicato stampa.

 

 

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Il dramma del fiume Sacco in Parlamento

schiema nel saccoInquinamento del fiume Sacco UNOeTRE.it ha ricevuto e pubblica due iniziative parlamentari della Deputata Rossella Muroni e della Senatrice Loredana De Petris del gruppo di LeU

 

 

 

 

 

 

 

rossella muroni 350 minDeputata Rossella Muroni

1) Interrogazione a risposta in Commissione

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Per sapere - premesso che:
Il fiume Sacco, che scorre soprattutto nel basso Lazio, è stato attraversato da un ingente quantitativo di schiuma. Questo è quanto è stato segnalato durante la notte del 30/10/2018 da alcuni cittadini di Ceccano e dei comuni limitrofi;
sono settimane che le autorità preposte cercano di identificare l'origine di un fenomeno più volte ripetuto che potrebbe essere dannoso per l'ambiente e nocivo per la salute delle persone residenti in quei luoghi;
nella giornata del 31/10/2018, stando a quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero” le forze dell'ordine si sono presentate presso il depuratore di zona del Consorzio Industriale Asi. Pare che siano stati rinvenuti aggregati spumosi, ma la società deputata alla gestione ha voluto precisare che la schiuma "è arrivata nell'impianto dall'esterno e quindi la capacità depurativa dello stesso non c'entra nulla con la comparsa del fenomeno";
negli ultimi dodici mesi sono state decine le aziende controllate e sanzionate dai carabinieri forestali. Lo scorso mese di maggio per esempio sono state undici le persone individuate erano i responsabili di ben 5 aziende ed il proprietario di un palazzo;
questi ennesimi episodi non rappresentano dei fatti isolati. Fusti tossici interrati lungo le corsie dell'A1, negli scavi della linea ad Alta Velocità e infine gli scarichi illeciti nel fiume Sacco. La storia ambientale del frusinate, provincia cuscinetto tra Roma e Napoli, eletta dal clan dei Casalesi, dalle cosche calabre e dalla malavita romana, come “porto franco” viene raccontata in tempi non sospetti da Carmine Schiavone, ex boss e pentito, che così descriveva la Ciociara in uno dei suoi tanti interrogatori fiume;
le parole di Carmine Schiavone, dissecretate dopo anni, portarono alla luce nel 2013 lo spaccato di una provincia molto più vicina all’omertà che alla voglia di legalità. All’ombra dell’abbazia più conosciuta al mondo si sarebbero sviluppati gli interessi del clan malativoso più potente al mondo. A Cassino, come racconta sempre Schiavone, sarebbero stati reinvestiti i proventi illeciti del traffico dei rifiuti. Come riportato in un articolo online pubblicato sul sito di “Frosinone Today” il 3/12/2018;
nell’audizione, svolta nella tredicesima Legislatura in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Schiavone parla ancora di ambiente. Riferisce dei camion che partivano anche dalla Ciociaria (sette quelli citati nell’elenco consegnato al presidente della Commissione, con annessi numeri di targa e nomi delle società operanti per conto del clan) e diretti in Toscana, in Germania e nel nord Italia dove caricavano rifiuti tossici e nocivi che poi venivamo smaltiti nel sud.
gli stessi temi verranno trattati qualche giorno più tardi - 23 ottobre del 1997 - dal Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Luigi De Fichy, che venne ascoltato in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il magistrato evidenziò che, secondo alcune indagini, alcuni gruppi criminali avevano un controllo del territorio nelle zone di Cassino e Frosinone. Come riportato in un articolo online pubblicato sul sito di “Frosinone Today” il 3/12/2018.
al Ministro in indirizzo Interrogazione a risposta in Commissione
Utilizzate 597 parole su un massimo di 600

di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e se non intenda avviare immediatamente, anche per il tramite del Comando dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente e in collaborazione con la regione Lazio, un’azione di monitoraggio delle acque e dei terreni in modo da verificare se insistano eventuali pericoli per la salute dei cittadini, dei turisti e l’ambiente;
vista l’urgenza ambientale e sanitaria se intende avviare la bonifica di tutti i siti compromessi anche attraverso l’avvio di un censimento dei siti inquinati.
MURONI

2) Mozione

La Camera,

Premesso che:

il DM 468/2001 ha istituito il SIN “Frosinone”, perimetrato con DM 02.12.2002 e con DM 23.10.2003, a cui è seguito il successivo SIN Bacino del Fiume Sacco. Il SIN di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a seguito della proposta – effettuata da parte della Regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n.121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della Provincia di Frosinone e presenti in n.80 comuni sui n.91 costituenti la Provincia;

alla data di approvazione del Piano Regione delle Bonifiche di cui alla DGR 591 del 14.12.2012, delle n.121 discariche solamente n.7 avevano visto conclusa la procedura di bonifica e dall’elenco dei siti contaminati pubblicato dall’ARPA Lazio ed aggiornato all’anno 2016 (http://www.arpalazio.gov.it/ambiente/suolo/dati.htm) si rileva, che per numerose discariche dell’ex SIN Frosinone non è ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco di cui al DM 321/2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l’esistenza di una vasta area a cavallo fra le Province di Roma e Frosinone e lungo tutta l’asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale

l’origine del SIN Bacino del fiume Sacco riguardando la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale e sia dall’abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso sia durante le operazioni di caratterizzazione dell’area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all’attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell’interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell’esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel Comune di Ferentino nel Gennaio 2017, laddove veniva scoperto l’interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi.

 

 

Loredana De Petris 350 minSenatrice Loredana De Petris

 

Atto n. 4-00932
Pubblicato il 27 novembre 2018, nella seduta n. 63

DE PETRIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Premesso che:

sono recenti e sempre più continui i fenomeni di presenza di schiuma consistente e di ignota origine, nel fiume Sacco, in particolare nella città di Ceccano (Frosinone);

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituito il SIN "Frosinone", perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguito il successivo SIN Bacino del fiume Sacco. Il SIN di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente a seguito della proposta, effettuata da parte della Regione Lazio nel 1999, di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in 80 comuni sui 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del Piano regionale delle bonifiche, di cui alla delibera della Giunta regionale n. 591 del 14 dicembre 2012, delle 121 discariche, solamente 7 avevano visto conclusa la procedura di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'ARPA Lazio ed aggiornato all'anno 2016, si rileva che per numerose discariche dell'ex SIN Frosinone non è ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco, di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino ai fatti attuali per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha evidenziato che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata, come causa della contaminazione di suoli ed acque, a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;

nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il Piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco) , approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello "pessimo", ovvero il grado più basso della scala di qualità, di cui alla direttiva 2000/60/CE ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo Piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella relazione (pag.91) si legge: "Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche";

l'intero territorio della valle del Sacco nella relazione dell'ARPA Lazio è stato censito in "Classe 1", laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazioni e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il "Rapporto Tecnico sulla Sorveglianza Sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" pubblicato nel giugno 2016 dal Dipartimento epidemiologico della Regione Lazio riporta: "La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli, che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale";

l'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni '90, "scaricando" le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone,

si chiede di sapere:

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per individuare l'origine dell'inquinamento e, in un contesto di innegabile urgenza ambientale e sanitaria, se non si intenda urgentemente predisporre piani concreti di bonifica e di repressione di atti illeciti tesi a colpire l'ecosistema;

in un contesto ambientale critico, come quello della valle del Sacco e della provincia di Frosinone, quali azioni si intendano porre in essere al fine di impedire, sia il trasferimento dei rifiuti di altri ambiti e di nuovi impianti inquinanti, sia l'incenerimento degli stessi, provvedendo nel contempo alla dismissione degli inceneritori di Colleferro e di San Vittore.

 

 

 

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Non riempiamo il Parlamento con una pletora di indagati

Aula di Montecitorio 350 260Comunicato. "Basta candidati con una condotta non esemplare e stop alle immunità parlamentari. Rischiamo di riempire il Parlamento con una pletora di indagati".

Una dichiarazione forte quella della Sen del PD Maria Spilabotte, che giunge a poche ore dall'ennesima notizia di cronaca giudiziaria. Con Salvatore Caiata - patron del Potenza Calcio indagato a Siena per riciclaggio e candidato con il M5S per la Camera nel collegio uninominale di Potenza-Lauria, sale a 13 il numero dei Pentastellati in gramaglie giudiziarie, che si propongono per rappresentare i cittadini italiani.

"Inutili a questo punto i distinguo di Di Maio. Si ha quasi l'impressione che il luogo in cui si esercita il secondo potere dello Stato, sia considerato una sorta di refugium peccatorum. Allora, io credo sia il momento di mettere un punto. Il mio primo atto, appena eletta, sarà iniziare la procedura necessaria alla modifica Costituzionale dell'articolo della Carta che sancisce l'immunità parlamentare. Questo articolo e' stato scritto per rendere i Deputati e i Senatori liberi di agire, ma nell'interesse dei cittadini, non in loro personalistica autotutela" conclude Spilabotte.

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I cambi di casacca per un posto in Parlamento

cambi di casacca 350 260di Elia Fiorillo - Non rientreranno in Forza Italia “quelli che l'hanno tradita", dice Silvio Berlusconi. Ma non c'è da credergli fino in fondo. Per ora è così. Ma le cose potrebbero cambiare. Questo è il momento dei buoni propositi preelettorali. Della necessità-opportunità di costruire un cartello elettorale con Salvini e Meloni, visti i buoni risultati del centro-destra alle elezioni amministrative e i sondaggi che vedono FI, Lega e FdI al 35% dei consensi se si presenteranno uniti. Poi si vedrà. Tutto può far brodo in politica in caso di necessità. E le motivazione per giustificare operazioni ritenute impossibili, diventate poi praticabili, si trovano sempre, con un po' di fantasia e sfacciataggine. "E’ la politica (nostrana) bellezza!". Per ora provano a tornare a casa FI il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa e il sottosegretario al lavoro Massimo Cassano. Tornerebbe anche Paolo Bonaiuti, storico portavoce del Cavaliere dal 1996 al 2014, quando passò al gruppo di Ncd. Pare che tra Bonaiuti e Berlusconi ci sia stato un chiarimento sulle incomprensioni che fecero cambiare casacca al fido portavoce, e amico, di Silvio.

C'è anche chi va contro corrente. Il deputato Maurizio Bernardo di Ap, ex FI, non ritorna da Silvio ma sceglie il Pd. "Con il partito di Renzi - sostiene - abbiamo ottenuto quello che ai tempi di Forza Italia non siamo riusciti a realizzare". Uno schiaffo in piena faccia al padre fondatore di Forza Italia che è proprio convinto dell’incontrario.

C’è anche da segnalare la corsa al pagamento di oneri arretrati da parte dei parlamentari di FI nelle casse del partito. Meglio mettersi in regola con i conti, non si sa mai, potrebbe essere un pretesto per l’esclusione dalle liste elettorali. “Venite adoremus”, sembra il ritornello più cantato in questo periodo da parlamentari - di tutti i partiti - che vogliono essere ricandidati. “Venite adoriamo” chi ci dà un posto vincente nelle liste elettorali. Nessun problema tra Camera e Senato, basta che per quattro anni uno scranno a Palazzo Madama o a Montecitorio sia assicurato. Visione qualunquistica di certe scelte di campo? Speriamo proprio di sì. L’escamotage che Silvio da Arcore ha trovato per allargare i suoi spazi elettorali e, comunque, per non abbandonare al loro destino i “traditori”, sono le “aggregazioni di centro”. Gli accordi FI li farà, appunto, con quelle componenti centriste che hanno intenzione di collaborare con il centro-destra del trio Meloni – Salvini – Berlusconi. I sondaggi danno attualmente la Lega e Forza Italia al 15,1% a testa, mentre FdI al 4,9%. Matteo Salvini va ripetendo che il leader del centro-destra sarà chi prenderà più voti alle elezioni politiche. Pare convinto che con la discesa al Sud della Lega e con le sue battaglie contro l’Europa, gl’immigrati e la difesa personale a gogò possa surclassare il “vecchio” Silvio. L’ex presidente del Consiglio da parte sua ritiene che essendo “ottimista di natura” la sua candidatura alle prossime elezioni politiche sarà “piuttosto probabile e assolutamente auspicabile nell’interesse della democrazia e dell’Italia”.

Candidato o non candidato Berlusconi ha deciso di scendere in campo convinto che il suo impegno personale farà la differenza, facendo salire quella percentuale del 15,1% a livelli certamente più alti. Se Forza Italia è arrivata a quote di consenso così basse, secondo Berlusconi, è colpa dei tanti eletti che non sono riusciti a dare un’immagine d’efficienza all’elettorato, specialmente quando erano ospitati in tivvù. Cambiare, allora, per migliorare e aumentare il consenso. Nuove facce televisivamente proponibili. Gente che ha un mestiere dietro le spalle, che è riuscita a costruire qualcosa nella vita professionale. Il casting è appena cominciato. I politici di professione in Forza Italia? Mandarli a casa tutti potrebbe essere anche nelle intenzioni dell’ex Cavaliere, ma non è possibile. Già modificare l’attuale assetto parlamentare di Forza Italia con un 50% di cambi sarebbe un gran risultato, ma l’impresa non è di quelle facili.

Al di là dei casting elettorali e dei “venite adoremus” prima delle elezioni, resta il problema di come provare ad evitare che il Parlamento si trasformi in una sterminata sala da ballo dove c’è un continuo, eterno, scambio tra i ballerini. Un dato che vale sopra ogni altro ragionamento: ad oggi nel nostro Parlamento ci sono stati ben 501 cambi di casacca, dieci al mese, che hanno coinvolto 324 parlamentari, un terzo degli eletti. “E’ la politica bellezza!”. No, la politica è un’altra cosa.

 
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Legge elettorale e alleanze

camera deputatidi Elia Fiorillo - Legge elettorale e alleanze. Tutto da rifare.
Il botto c’è stato. E che botto! Quando una cosa sembra fatta, come nel caso della legge elettorale fortemente voluta dal Pd, Fi, Lega e 5Stelle, eppoi per un granello di sabbia tutto s’inceppa, allora ancor di più si sente la deflagrazione. Il tonfo, insomma. Ma anche la fregatura. Chi è stato a tradire? E perché poi? Troppo semplicistico addossare la responsabilità all’emendamento di Michaela Biancofiore, di Forza Italia, che riguardava le minoranze linguistiche in Trentino Alto Adige, passato nonostante il parere contrario della commissione. O l’emendamento Biancofiore o un altro tutto avrebbe fatto brodo per chi voleva far saltare l’accordo a quattro sul “germanellum” o “tedeschellum” che dir si voglia. Non solo “franchi tiratori”, o meglio “cecchini”, appostati per impallinare questo o quell’altro emendamento, ma pare proprio un vero piano di guerra preordinato per far saltare il tutto. La domanda è d’obbligo: “perché?”.

"La politica è un’altra cosa. In politica il pensar male è d’obbligo e... non si fa peccato. I peccati son ben altri”

“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Questa frase la ripeteva Giulio Andreotti. Che forse, se gli fosse stato chiesto se il far peccato a pensare male valesse anche per la politica, avrebbe risposto: “La politica è un’altra cosa. In politica il pensar male è d’obbligo e... non si fa peccato. I peccati son ben altri”, in politica s’intende. Insomma, perché far saltare tutto? La voglia di andare al voto dei quattro proponenti la legge elettorale era risaputa. Matteo Renzi aveva bisogno di una rivincita dopo che aveva perso al referendum e, soprattutto, era stato costretto a lasciare Palazzo Chigi. Matteo Salvini doveva dimostrare a se stesso e al centro-destra che lui era il capo assoluto, il leader, alla faccia del Berlusca. C’era poi Grillo che era convinto, o quasi, che il momento giusto fosse arrivato per far cambiar spartito all’Italia, ovviamente con il suo MoVimento al potere. Anche l’ex Cav. pensava alle elezioni come all’occasione del possibile rilancio della sua Forza Italia, senza Salvini e Meloni come alleati, ma con i tanti cespugli di centro che potevano unirsi con lui. L’accordo però aveva fatto storcere il naso a tanti elettori sia di centro, che di destra, che grillini, nonché del Pd. La puzza di bruciato un po’ tutti l’avevano avvertita. Grillo in particolare. Gli elettori del “nuovo che avanza”, i M5S appunto, come potevano accettare il maxi inciucio con personaggi come Renzi, Berlusconi, ecc.? Anche Renzi e Berlusconi però avevano capito che troppo presto certe ipotesi di governo post elezioni erano circolate. E questo era un danno sicuro per entrambi i partiti. Anche per questi motivi la spina alla nuova legge elettorale è stata tolta, in particolare dai grillini, ma anche da un po’ di dissidenti alle velocissime volate – o pensate - del Matteo gigliato.
Le elezioni amministrative passate in secondo piano per via delle grandi manovre sui disegni elettorali e sulle alleanze hanno riportato un po’ tutti con i piedi per terra. La batosta c’è stata per Grillo. Anche il Pd però ha le sue gatte da pelare. C’è poi Forza Italia che da queste elezioni deve prendere atto che il polo di centro-destra può essere vincente se il trio Meloni – Berlusconi – Salvini resta compatto. Insomma, queste amministrative passate sotto silenzio dicono ai partiti che i vecchi schemi non si possono modificare fantasticamente. Nessuna invenzione avveniristica - meglio dire di comodo - ma alleanze che vanno basate sulle tradizionali linee politiche: di centro, di destra, di sinistra.
C’è da dire che una cosa sono le elezioni amministrative e un’altra quelle politiche. I 5Stelle, anche in passato, non hanno brillato per sfavillanti risultati elettorali a livello locale. Quindi, pensare ad un arretramento di Grillo ed i suoi alle prossime politiche è sbagliato.
I fuorusciti dal Pd esultano per la battuta d’arresto del loro ex partito. In particolare per le capriole senza risultati di Matteo Renzi che le prova tutte pur di mantenere il partito e se stesso ai massimi livelli di consenso. Dopo l’ipotesi di un accordo post elettorale con Berlusconi, visto com’è andata a finire la legge elettorale, c’è stata un’apertura a Pisapia ed al suo “Campo progressista”. Non ci vuole troppa fantasia per ipotizzare la risposta di Mpd all’idea di primarie comuni tra Pisapia e Renzi.

Se fosse vivo l’indimenticabile Gino Bartali, grande ciclista, avrebbe affermato scuotendo la testa: “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”. Sì, è proprio tutto da rifare!

 
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Anagni. Ma chi ci rappresenta e difende in Regione e al Parlamento?

anagni presidio ospedalierodi Sel Anagni\Sinistra Italiana Anagni - "La chiusura dell'ospedale di Anagni ha acuito le criticità già venutesi a determinare con lo smantellamento crescente della sanità pubblica nella regione Lazio. Le scelte che hanno portato alla progressiva morte del nosocomio cittadino sono state indiscutibilmente scelte politiche: si è penalizzata una zona della provincia, privandola dell'ospedale, senza pagarne le conseguenze in termini di responsabilità e di consenso.

Tutte le azioni di contrasto alla scelta regionale sono state inefficaci, dagli incontri a livello istituzionale tra sindaci e Regione alle azioni di protesta condotte da partiti, sindacati e associazioni cittadine. Inutili e fallimentari anche i tentativi di fermare il progressivo smantellamento dell'ospedale con le azioni legali. Il risultato finale di tutta l'attività fin qui svolta è la completa chiusura e l'assenza di una assistenza sanitaria nella zona nord della provincia. Ma se nella Regione Lazio si è deciso in tal senso, rafforzamento della struttura di Alatri e chiusura di quella di Anagni, quali sono le ragioni di tale decisione?

Chi e come ci rappresenta e ci difende?

Siamo convinti che le ragioni sono di natura politica, a livello di rappresentatività e di pressione che la nostra città e tutta la zona nord ha esercitato presso la Regione. E' necessario allora porre l'accento sulla questione “incarichi\responsabilità politica”. I nostri referenti regionali e i deputati di “zona” rivestono un ruolo preciso: quello di espletare la funzione di garanti dei diritti dei cittadini che li hanno votati e di tutela dell'area di riferimento del bacino elettorale che ha permesso loro di sedere sugli scranni del consiglio regionale e della Camera dei deputati. Ad Anagni c'è stato un viavai di eletti che hanno presenziato convegni, continue incursioni per incidere sulle scelte inerenti gli incarichi da attribuire in giunta comunale. Nessuno di loro si è adoperato concretamente e allo stesso modo sulla questione sanità.

Non è più tollerabile il totale abbandono dei cittadini di Anagni e della zona nord nelle battaglie di civiltà, come lo è quella sull'ospedale, da parte di chi ora governa la Regione grazie ai nostri voti. Si governa per tutelare i cittadini. E' una questione di responsabilità, appunto. Per questo motivo i cittadini devono porre chiunque torni a chiedere voti per rappresentarli, di fronte ad un aut aut: "o si lega l'incarico a una precisa responsabilità politica, ossia quella di battersi per la sanità locale nello specifico, oppure si eviti di tornare a chiedere voti, perché il consenso non sarà più garantito. Noi ci faremo promotori di questo appello presso i nostri rappresentanti, con l'auspicio che anche gli altri partiti, in primis il Pd che con noi governa la Regione, facciano altrettanto."

 
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“Il Parlamento approvi una legge per la corretta applicazione della 194”

Obiezione respinta 350 260da Possibile Frosinone - “E’ inaccettabile e molto preoccupante il perpetuarsi di una situazione di sostanziale mancanza di applicazione della legge 194 nel nostro territorio. Già a novembre del 2014 era emerso il tema dell’interruzione di gravidanza e della quasi totalità dei medici obiettori di coscienza e di fronte a ciò pensavamo che si fosse provato ad intervenire. Appare evidente ad oggi che gli interventi, se effettuati, siano stati tutt’altro che sufficienti per arginare il problema visto che se da un lato va riconosciuto che da un solo medico obiettore di coscienza si è passati a 26 su 180, le interruzioni sono drasticamente calate a 61 e circa 400 donne hanno dichiarato di essere dovute andare fuori provincia per veder applicata la legge” affermano in una nota di Gianmarco Capogna e Anna Rosa Frate membri di Possibile di Frosinone in merito ai dati riguardanti le interruzioni di gravidanza e i medici obiettori in Provincia.

Consentire l'applicazione della legge 194

“Esiste il diritto all’obiezione di coscienza per i medici ma allo stesso tempo bisogna far si che le donne possano accedere ad una pratica consentita dalla legge. Da tempo invece una donna che di trova a Frosinone e che vuole interrompere la gravidanza nell’ambito della 194 si vede costretta ad una vera e propria emigrazione in altre Asl e in altre province per sopperire all’assenza di medici non obiettori di coscienza. I dati pubblicati in queste ore sono allarmanti perché nascondono anche la triste realtà di un ritorno a pratiche di aborto clandestino che mettono a rischio la salute della donna stessa. In virtù di un trend negativo che continua da anni e che sappiamo essere comune anche in altre zone del nostro Paese, chiediamo al Parlamento di approvare quanto prima una legge che assicuri la corretta applicazione della legge prevedendo la presenza per ogni turno di un medico non obiettore.” continuano i due esponenti del partito che ha recentemente eletto Giuseppe Civati come segretario nazionale.

Un'obiezione di sistema

Sulla vicenda interviene con una nota anche la deputata di Possibile Beatrice Brignone: “I dati diffusi sulle interruzioni di gravidanza e sulle obiezioni nelle Asl della provincia di Frosinone sono perfettamente in linea con quanto abbiamo denunciato nei mesi scorsi. Ormai ci troviamo di fronte a un’obiezione di sistema e al progressivo smantellamento della legge 194. Assurdo che nella Asl di Frosinone siano solo 26, tra medici e ostetriche, i non obiettori, su un totale di 180. Il 14% del personale non obiettore non può garantire la libertà e la salute delle donne. E’ esattamente per questi motivi che Possibile sta portando avanti la proposta di legge sulla corretta applicazione della 194: l’unico modo per interrompere questa tendenza drammatica che sta costringendo le donne a ricorrere di nuovo a pratiche abortive clandestine o a fare lunghi viaggi per poter interrompere la gravidanza, è quello di garantire che negli ospedali almeno il cinquanta per cento del personale sanitario in servizio non sia obiettore di coscienza. Ormai si tratta di una vera e propria emergenza che non può essere ignorata”.

 
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