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Biodigestore Frosinone: i silenzi e le assenze parlano?

CAPOLUOGO VOTO 2022

Biodigestore Frosinone: i silenzi e le assenze parlano? Cosa dobbiamo dedurre da questa mancanza di risposte?

di Associazione Frosinone Bella e Brutta – ODV; Salviamo il Paesaggio Frosinone; Comitato Residenti Colleferro; Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni; Comitato No Biodigestore Frosinone Valle del Sacco, Cittadini attivi vari.

elezioni amministrative 2022 400 minUltimo appello ai candidati Sindaco di Frosinone, Cosimato, Marzi e Vicano, che ancora non hanno raccolto la nostra richiesta dello scorso 31 maggio, di esprimersi senza fraintendimenti, in modo chiaro ed univoco, sul progetto del biodigestore, in vista delle elezioni comunali del 12 giugno.

Abbiamo chiesto di conoscere la loro posizione sul progetto di costruzione di un impianto di biodigestione anaerobico da realizzare nel quartiere Selva dei Muli, in una area vasta di circa 6 ettari (quanto 9 campi di calcio), distante solo 1.200 metri dal popoloso quartiere di Corso Lazio.
L’impianto comporterà l’arrivo a Frosinone di 50.000 tonnellate l’anno di frazione organica di rifiuti urbani, dieci volte quanto prodotto dalla città, ed il passaggio di oltre 9.500 tir l’anno per il trasporto della Forsu, con un notevole impatto ambientale e sanitario, a fronte di uno sviluppo occupazionale previsto di sole 9 unità.

Il primo candidato a rispondere, il 5 giugno, è stato Riccardo Mastrangeli, il quale si è dichiarato "chiaramente contrario".
Successivamente, l’8 giugno, abbiamo ricevuto, a mezzo mail, anche il “NO” da parte dell’altro candidato Sindaco, Vincenzo Iacovissi.

La città di Frosinone ed i suoi abitanti, a cui si chiede il voto, meritano una risposta chiara e univoca sul tema, da tutti iBiodigestore 390 FrosinoneToday min min candidati Sindaco di questa tornata elettorale, ma così non è stato. A distanza di dieci giorni dal nostro appello, arrivati ormai alla vigilia del silenzio elettorale, i cittadini non conoscono l’opinione di Cosimato, Marzi e Vicano. Tra l’altro non abbiamo avuto modo di assistere ad un dibattito pubblico tra candidati, prassi di confronto ormai consolidata, come se a Frosinone la salute e l’ambiente non siano temi fondamentali di discussione nella campagna elettorale.

Se non ci sarà una loro risposta, non possiamo non esternare rammarico, insieme a tutti i cittadini elettori, per una tale manifesta prova di “disinteresse” e sentirci preoccupati per il nostro presente, per il futuro della salute dei nostri figli e della nostra città.

Associazione Frosinone Bella e Brutta – ODV; Salviamo il Paesaggio Frosinone; Comitato Residenti Colleferro; Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni; Comitato No Biodigestore Frosinone Valle del Sacco, Cittadini attivi vari.
Frosinone, 10/06/2022

 

 

 

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Storia dei Mediterranei: parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni

storiadeimediterranei ritaglio mindi Diego Protani - Parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni. Dalla metà di settembre in libreria, la Storia dei Mediterranei sta attirando l’attenzione di lettori e specialisti in tutta Italia e anche all’estero, trattandosi di un lavoro assolutamente originale, che rompe per certi versi lo schema dell’unicità interpretativa, per proporre una lettura plurale, variegata e multidisciplinare di un mare che ha fatto decisamente la storia. Le Edizioni di storia di Giovanna Corradini aggiungono così un prodotto di rilievo nodale al panorama degli studi e delle pubblicazioni su un argomento che, nel novero della ricerca storica, rimane fondamentale. E una garanzia dell’importanza che riveste questa opera è data dai nomi degli autori: tutti studiosi e specialisti di chiara fama: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco, Tiboni, Alessandro Vanoli. Su questo lavoro storiografico, cui seguirà a breve un altro volume, si propone allora una prima intervista a due degli autori, l’archeologo navale Francersco Tiboni e la paletnologa Laura Sanna, sul significato di questa avventura storiografica.

Perché questo libro?

Francesco Tiboni (FT). E’ stato per me un onore, oltre che un piacere, prendere parte a questa impresa collettiva. Un volume che nel titolo,FrancescoTiboni 350 min Storie dei Mediterranei, racchiude quella che è l’essenza del nostro mare. Un mare che gli esperti definiscono chiuso, ma che non può essere considerato una barriera ed un confine. Fin dalla preistoria, dalle origini della navigazione, infatti, il mare Mediterraneo è stato un crocevia di uomini ed esperienze, una via di comunicazione importante e cruciale. Ben prima di internet, questa distesa d’acqua è stata la principale via di comunicazione utilizzata dai popoli dell’antichità.

Laura Sanna (LS). Se guardiamo il Mediterraneo prima del Neolitico, in quei momenti in cui gli uomini muovono i primi passi verso quelle che saranno le civiltà della preistoria, ci accorgiamo di come questa dimensione del Mediterraneo come via di comunicazione e contatto affondi le proprie radici proprio in un momento tanto antico. Il mare di quel tempo non era come lo possiamo immaginare e vedere oggi. Le terre emerse erano assai di più ed i bracci che separavano i continenti (Africa ed Europa) dalle isole erano molto meno estesi. Forse è proprio da quel momento che l’idea del mare come mezzo per scambiare idee ed esperienze, oltre che per cercare nuove terre, ha avuto origine.

Quale è lo scopo del libro?

F.T. Il volume ha, se vogliamo, tre finalità. In primo luogo si tratta di fornire uno strumento agile ma scientificamente accurato per la comprensione dell’evoluzione delle storie dei popoli che attorniavano il Mediterraneo tra la preistoria ed il medioevo. E’ un’impresa difficile e non vuol certo essere un manuale esaustivo di storia. La scelta è stata quella di prevedere una serie di ‘casi di studio’ alternati a lavori con uno sguardo più generale che potessero non solo fare la sintesi di quello che nel tempo è avvenuto, ma anche fornire alcuni spunti di riflessione su episodi importanti e puntuali. E qui entra in gioco la seconda finalità. Il volume racchiude infatti lavori di professionisti ed esperti della ricerca in campo archeologico e storico. E lo fa cercando di dare spazio sia a studiosi molto affermati e con una lunga tradizione di ricerca, italiani e stranieri, mettendo al loro fianco giovani ricercatori e studiosi che negli ultimi anni si muovono attivamente sul panorama nazionale ed internazionale. Grazie a questa commistione di stili e personalità abbiamo quindi potuto dare un taglio divulgativo e scientifico allo stesso tempo a questo lavoro, il che rappresenta la terza sfida del volume. Una sfida che, a mio parere, è stata vinta, almeno in questo caso. Anche se si tratta di una battaglia. La strada verso la divulgazione scientifica in Italia è ancora molto dura.

Se per Tiboni è ormai il terzo volume, per Sanna si tratta del primo lavoro di questo tipo. Come mai ha deciso di partecipare e cosa si aspetta?

Laura Sanna 350 minL.S. Penso che la divulgazione delle conoscenze, come detto prima, sia uno degli elementi di cui oggi abbiamo più bisogno in assoluto. Noi archeologi siamo infatti spesso abituati a dialogare all’interno di consessi chiusi e tra specialisti. Soprattutto quando si trattano temi complessi, come può essere la preistoria più remota, questa sorta di isolamento volontario diventa non solo utile per lo sviluppo della scienza, ma quasi inevitabile: la semplificazione dei concetti non è sempre agevole ed è spesso causa di letture distorte, anche involontarie, della realtà. Dover rendere semplici e comprensibili ad un pubblico di non addetti ai lavori concetti come l’innalzamento del livello marino con quanto ne consegue in termini di utilizzo degli spazi e cambiamenti nella gestione del territorio da parte degli uomini preistorici è quindi stata una sfida affascinante. Penso che poterlo fare all’interno di un lavoro di questo tipo, in cui molti colleghi ed amici si sono cimentati in questo, sia stato anche più interessante e, per certi versi, stimolante. E spero che il risultato possa essere apprezzato.

Ci sono già feedbeck sul volume?

F.T. Personalmente ho avuto modo di parlare di questo libro in un paio di occasioni pubbliche. Per chi, come me, lavora nel mondo dell’archeologia non è certo facile trovare il tempo ed il modo di prendere parte alle diverse presentazioni che si susseguono, grazie all’impegno della casa editrice ragusana, in diversi luoghi d’Italia. Eppure, soprattutto grazie a queste presentazioni, ho potuto notare un grande interesse per il tema e per le cose che vengono narrate. Allo stesso modo, ho potuto verificare come – dopo la lettura – alcune persone mi abbiano contattato per avere informazioni in più sui temi trattati, chiedendo di poter accedere anche ad articoli accademici e studi più approfonditi. Ecco, il senso della divulgazione scientifica è proprio questo, riuscire a stimolare il pubblico, oltre che ad interessarlo.

L.S. Fin dal lancio ho ricevuto molti messaggi di amici e colleghi, oltre che di persone che non conosco, che si sono detti molto interessati al volume. Mi rendo conto che il mio contributo, con un tema tanto specialistico e per certi versi innovativo – non si trova spesso sui libri per il grande pubblico – non sia di facile lettura e possa anche risultare ostico. Eppure, è proprio attraverso percorsi come questo che ritengo giusto dare il mio contributo alla divulgazione scientifica delle idee. Le storie dei Mediterranei di un tempo, del resto, devono essere note ai Mediterranei di oggi, perché la memoria e la storia, anche le più antiche, sono alla base del futuro.

 

 

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Ilaria Capogrossi e Luisa Ceccotti parlano della mostra fotografica

Restiamo UmaniIntervista a cura di Paola Bucciarelli - Dal 13 al 15 luglio 2018, a Ceccano (Fr), presso il Castello dei Conti de Ceccano, avrà luogo il primo festival di filosofia in Ciociaria
Il tema che verrà affrontato nei tre giorni sarà quello della fragilità. Il mondo è pervaso dall’intolleranza, dall’ingiustizia, dalla sofferenza sociale. I media, la politica, la società, propongono dei modelli da seguire, alla donna e all’uomo, nella loro vita quotidiana, impregnati dall’odio e dalla violenza, verbale prima che materiale. Eppure, l’uomo è fragile per nascita, fragile per costituzione.
In questa prima edizione della scuola di filosofia il tema della fragilità verrà affrontato da diversi punti di vista provando a far dialogare, all’interno dei tre giorni, le lezioni di filosofia con differenti linguaggi culturali. Per tutta la durata della I Edizione del Festival di Filosofia in Ciociaria, nei locali di svolgimento dell’evento, verrà allestita una mostra fotografica di 2.0 Fotografi dal titolo “IO SONO”.
Intervista a Ilaria Capogrossi e Luisa Ceccotti autrici della mostra

Il tema del festival e’ la fragilità. In che modo questo tema entra in relazione con la mostra fotografica che allestirete durante la tre giorni

Quando c’è stato proposto di esporre le nostre opere durante la manifestazione di Ceccano, abbiamo accettato subito, senza aver bene in mente cosa avessimo voluto realmente raccontare.
R-Esistenze, da qui siamo partite.
IO SONO- UN PROGETTO FOTOGRAFICO, nasce proprio con l’intento di raccontare l’umanità.
L’umanità che resiste, quella della violenza, della diffidenza, dell’abbandono, la fragilità prende quindi forma nelle nostre fotografie.
Siamo andate alla ricerca quasi “matta e disperatissima” di persone, associazioni, collettività che volessero partecipare e mostrarsi per noi. Pensavamo che nel 2018 fosse molto più semplice intraprendere una strada del genere ma purtroppo non è stato cosi. Tante porte chiuse, tanti “vi faremo sapere” tuti con una forte paura di mostrarsi e di mettersi a nudo, di farsi vedere negli occhi.
Attraverso questo progetto abbiamo voluto rendere queste persone presenti, vive e protagoniste della società in cui viviamo, ancora troppo ingabbiata in regole e ruoli obsoleti.

Restiamo Umani

Come sarà strutturata la mostra fotografica? (numero di foto, stile, tecnica fotografica...)
Abbiamo scelto il ritratto e più di tutto lo sguardo, sede di gioie, paure, ragione e cuore.
Il risultato sarà una serie di volti di grande formato in cui il soggetto s’impone con un forte impatto visivo; non sappiamo quante foto verranno esposte essendo questo progetto in continua evoluzione.

Raccontateci il vostro progetto 2.0 fotografi?

2.0 Fotografi è stata la nostra rinascita, dopo aver lasciato entrambe i nostri lavori nel 2015, ci siamo buttate nella fotografia fino a farne un vero e proprio progetto di vita.
In un futuro prossimo, il nostro obiettivo principale sarà quello di aprire uno studio fotografico in provincia. In modo tale da poter crescere e permettere a tutti di entrare in contatto con noi e con il nostro modo di lavorare. Ne vedremo delle belle… ;)

E’ la prima volta che esponete questa mostra?

IO SONO ha iniziato a prendere forma nel gennaio 2018 e verrà esposto per la prima volta in assoluto, durante la tre giorni del festival.
Speriamo di ampliare il nostro progetto e di portarlo in giro per l’Italia.
Cercheremo di entrare in contatto con più persone possibili per concludere con un libro fotografico che racconterà di noi e del nostro IO SONO.

Quali progetti fotografici avete in mente per il futuro?

Pensare al futuro è sempre un po’ complicato… Abbiamo tante sogni nel cassetto e cercheremo di realizzarli tutti.

 

++cliccare sulla foto a desta per ingrandirla

 

 

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Espressioni del volto che parlano al medico

espressionivolto 350 minDr Antonio Colasanti - L'espressione del volto o facies richiama sempre l'attenzione del medico che deve rilevare la compostezza dei lineamenti propria dell'individuo non sofferente, cosi da trovare elementi utili per la diagnosi di natura e per il giudizio sulla gravita di molte malattie.
Una descrizione schematica puo discernere alcuni tipi di stati morbosi che andiamo ad analizzare

1 - Facies acromegalica:
allungata con sporgenza delle ossa frontali enorme ingrandimento della mascella con protuberanza del mento. Causa disfunzioni ipofisaria con iperproduzione del gh ormone delle crescita;

2 - Facies addominale:
espressione di grande angoscia-lineamenti contratti, occhi lucenti ed infossati, alone livido, fronte aggrottata. Si osserva nei casi di violenti dolori addominali e di peritonite;

3 - Facies adenoidea:
Espressione di ebetudine, occhi spenti, naso sottile e stretto, bocca semiaperta scoperti i denti incisivi - si osserva nelle vegetazioni adenoidi naso-faringee;

4 - Facies basedowiana:
occhi sporgenti, lucenti, retrazione tonica palpebrale, sguardo rigido, fisso, espressione tra ansioso tragico-mordo tiroideo di basedow;

5 - Facies colerica::
occhiaie infossate, tempie e guance incavate. Tipico del colera;

6 - Facies ippocratica:
immobilità dei lineamenti, sguardo fisso e vago. Occhiaie incavate, tempie depresse, fronte arida coperta di sudore, tinta del volto verdastra. Si osserva negli stati adinamici e nel periodo dell'agonia;

7 - Facies miopatica:
immobilità della maschera facciale, scomparsa rughe, bocca semiaperta. Si osserva nella miopatia;

8 - Facies mixedematosa:
palpebre gonfie, labbra gonfie, cute pallida cerea, espressione stupita. Si osserva nel mixedema;

9 - Facies nefritica:
palpebre gonfie, naso umido, guance gonfie, cute pallida, poca mobilità dei lineamenti. Si osserva nelle nefriti croniche;

10 - Facies ovarica:
emaciazione generale, tinta terrea, fronte con rughe, labbra assotigliate, naso sporgente. Si osserva nelle donne con cisti ovariche;

11 - Facies parkinsoniana o marmorea:
inespressiva, atteggiata a tristezza e terrore occhi sbarrati, atoni. Si osserva nel morbo di parkinson;

12 - Facies sardonica o cinica:
fronte corrugata, bocca contorta, atteggiamento del riso ,contrazione muscoli canini. Si osserva nel tetano da cui facies tetanica;

13 - Facies senile:
lineamenti angolosi, rozzi, massicci, pelle grinzosa, inelastica color cera, vecchia, capelli canuti, secchi, fronte bassa, cranio piccolo. E' propria della sindrome di senilita precoce;

14 - Facies tisica:
emaciazione generale, occhiaie incavate ed alone scuro, occhi lucenti guance infossate. Si osserva nella tisi polmonare;

15 - Facies vultuosa:
tumida, arrossita, guance rosse, occhi sporgenti, iniettati di sangue. Si osserva nei pletorici ed alcolizzati;

16 - Facies acida:
pelle secca, colorito pallido,, senzo di sofferenza occhi spenti. Tale facies si osserva nelle persone che non seguono dieta alcalina cioe abbondano in pietanze proteiche, tale dieta comporta fenomeni infiammatori che nel tempo portano a malattie degenerative-artrosi-fibromialgia-tumori.
Quindi la prima osservazione che il medico fa è guardare con attenzione il viso del paziente da cui si possono trarre utili osservazioni per eventuali patologie.

 
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Quando le date parlano all'intelligenza e al cuore

Referendum buonascuola 350 260di Daniela Mastracci - A volte le date ci riportano indietro nel tempo. Il 20 maggio cosa ci ricorda? Se parliamo di Scuola parliamo certamente di tanti aspetti della società. Ma di sicuro parliamo di Lavoro e di donne e uomini lavoratrici e lavoratori: insegnanti e personale ATA. E se pensiamo al Lavoro allora il 20 maggio non è più un numero a caso pescato dal calendario. Ci ricorderemo un altro 20 maggio di un po’ di anni fa: il 20 maggio del 1970 quando viene varata la Legge 300, conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori. Allora si riannodano i fili, un po’ sfilacciati ultimamente, di una storia che era bella in quella fine degli anni ’60, e che ha dato i suoi frutti quel 20 maggio. Allora la Sinistra aveva raggiunto un grandissimo risultato (mio padre me ne parlava da bambina con fierezza e speranza). La Sinistra aveva lottato e aveva vinto: i lavoratori avevano ottenuto il riconoscimento di fondamentali diritti.

Legge 20 maggio 1970, n. 300
Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e nell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

E oggi? Questo 20 maggio 2016, dopo 46 anni, è ancora il giorno di diritti? Ne parlerei anche io con fierezza e speranza ai miei figli?
No. Perché domani si va a scioperare perché i diritti sono stati erosi, man mano risucchiati nelle logiche dell’efficienza e dell’efficacia, delle rendicontazioni, dei tagli, delle posizioni di potere e privilegio, di verticismi, gerarchie, disconoscimenti. Il ventaglio è ampio e le ragioni dello sciopero sono molteplici. Ma forse insufficienti rispetto, non tanto alle ragioni di chi domani sciopererà, ma tanto più rispetto a quel luogo che, edificio di mura e di pensiero, che è materia e forma, per dirla con Aristotele, pare che la Forma la stia perdendo. E dell’edifico lascio dire a chi si preoccupa della fatiscenza delle nostre Scuole. Si, perché parliamo di Scuola.
Dunque vediamo: i Sindacati FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal hanno proclamato lo Sciopero Generale della Scuola 20 maggio 2016.
Invitano docenti e personale educativo, ATA e dirigente, a svuotare le scuole, gli atenei, gli enti di ricerca, le accademie e i conservatori e a riempire le piazze. Hanno concordato una scheda unitaria con le modalità di adesione allo sciopero nazionale generale
Venerdì 20 maggio 2016 si sciopera per rivendicare il rinnovo contrattuale fermo da sette anni; l’emergenza dell’organico ATA; il riconoscimento dei diritti alla stabilizzazione del personale precario; la valorizzazione della professionalità docente contro le autoritarie norme della legge 107/15; altre situazioni di contesto che hanno mortificato l’istruzione pubblica nel nostro paese. Una ragione di più si aggiunge al clima di protesta che caratterizza questa mobilitazione unitaria: la netta contrarietà alla proposta ministeriale della cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti.
Sono state indette manifestazioni in diverse città. A Firenze ci sarà una manifestazione regionale con ritrovo alle ore 10 in Piazza Demidoff da cui partirà un corteo che attraverserà le strade cittadine e arriverà a Piazza Strozzi. A concludere la manifestazione, tra gli altri, interverrà il segretario generale della FLC CGIL Domenico Pantaleo.
A Catania l’appuntamento sarà davanti al teatro Stabile di Via Fava a Catania, alle ore 9.30, dove si sta organizzando un’assemblea congiunta con i lavoratori del teatro, in sciopero permanente, che da settimane occupano i locali del Verga.
Ad Olbia (locandina) si terrà un Raduno-Dibattito nella Sala Expo, in Via Porto romano alle ore 11:30, con intervento conclusivo di Anna Fedeli Segreteria Nazionale FLC-CGIL
Il messaggio che i sindacati, uniti, stanno mandando al personale della Scuola, ma aggiungerei, a tutti i cittadini, a cominciare dagli alunni e dai loro genitori (lo scorso anno impegnati in molti a sostenere le ragioni degli scioperi contro l’approvazione della 107, culminati nella giornata del 5 maggio 2015) sembra chiaro: scioperare il 20 maggio vorrà dire mantenere aperto il confronto e dare un segnale forte al Governo; fare in modo che la parola espressa dai lavoratori della Scuola possa tornare a farsi ascoltare e ad incidere sulle prossime decisioni. Per questo sarà assai significativo l’esito dello sciopero, e perciò suona importante l’invito a partecipare e partecipare tutti: partecipare e chiudere gli Istituti, dicono i sindacati, è un atto di responsabilità personale, contro quanto di inaccettabile pone la legge 107/15 che gerarchizza le relazioni, esalta l’individualismo, rende invisibile il lavoro di non-insegnamento, penalizzando diritti, libertà, spirito collegiale e cooperazione.

E' ora di fermare la deriva che trascina la nostra idea di scuola...Democrazia, Scuola, Ambiente, Beni Comuni, Lavoro: sono le parole chiave per un nuovo riscatto

“Riteniamo che questo sia un momento decisivo per invertire, con l’impegno e con le piazze, la deriva che sta trascinando la nostra idea di scuola verso un destino fallimentare sul piano della democrazia e della praticabilità. Un atto di coraggio, quindi, per difendere il nostro lavoro e bocciare la cattiva politica che sta ispirando questi tempi difficili.”
Oltre lo Sciopero, i cittadini italiani sano coinvolti in queste settimana nella raccolta firme per i cosiddetti Referendum Sociali, tra i quali ci interessa qui sottolineare quello riguardante appunto la Scuola.
L’8 febbraio 2016, infatti, si è costituito a Napoli il Comitato Promotore del Referendum Abrogativo di parti della legge 107/2015. Un impegno unitario che vede protagonisti: Movimenti, Associazioni e Sindacati Nazionali di docenti, studenti e genitori, e che si colloca in un’allargata stagione di Referendum Sociali, una Primavera referendaria, per ridare voce ai cittadini e ristabilire alcuni punti nodali della Scuola della Costituzione, violata dalla riforma Renzi.
Referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che, in questi anni, i movimento e soggetti sociali, con la propria autonomia e i propri percorsi, hanno portato avanti.
Referendum comuni che vogliono essere capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.
La cornice è quella del contrasto all'attacco frontale alla democrazia. Democrazia, Scuola, Ambiente, Beni Comuni, Lavoro: sono le parole chiave per un nuovo riscatto, che affermi una diversa idea di Paese e ridia protagonismo ai bisogni.

Tornando alla questione Scuola questi sono i quesiti:

Quesiti Referendari:

1. Abrogazione di finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private
Primo quesito: se vince il SI ogni donazione da parte dei cittadini confluisce solo all’interno del sistema d’istruzione nazionale statale, redistribuendo le risorse tra zone ricche e povere e scuole che ne hanno più o meno bisogno. Si eviterà così la creazione di scuole di élites e di scuole-ghetto e il prevedibile sbilanciamento a favore delle scuole private, in modo da garantire il diritto allo studio a tutti.

2. Abrogazione del potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e confermare i docenti
Secondo quesito: se vince il SI il dirigente scolastico non potrà più, a sua discrezione, scegliere e confermare o mandar via dopo tre anni i docenti. L’assegnazione dei docenti alle scuole avverrà con criteri oggettivi e senza il ricatto della scadenza, eliminando il rischio di gestione clientelare delle assegnazioni, e di limitazione della libertà d’insegnamento: il preside non potrà condizionare l’autonomia professionale dei docenti.

3. Abrogazione dell’obbligo di almeno 200-400 ore di alternanza scuola – lavoro
Terzo quesito: se vince il SI viene abrogato il limite minimo fissato per legge di 400-200 ore in azienda (istituti tecnici e professionali e licei) di alternanza scuola-lavoro. Potranno così decidere le singole scuole quando, dove e come pianificare esperienze professionali coerenti con gli obiettivi del proprio Piano di Offerta Formativa, evitando di perdere ore di lezione anche in assenza di esperienze di lavoro formative, solo per ottemperare a una formalità.

4. Abrogazione del potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti da premiare economicamente
Quarto quesito: se vince il SI viene abrogato il potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti a cui dispensare discrezionalmente il premio salariale per presunto “merito” (con tutti i rischi clientelari che non facciamo fatica a immaginare). Il comitato di valutazione torna composto dai docenti e dal dirigente, non deve più identificare nessun “criterio per la valorizzazione” e si limita a esprimere parere sul periodo di prova dei neo-assunti. Il fondo annuale da 200 milioni si conferma salario accessorio per valorizzare tutti i docenti, precari inclusi, ed è inserito nella contrattazione integrativa nazionale e di scuola.

Ma la domanda è: la Politica che mestiere fa?

Riepilogando si può affermare che i sindacati fanno più o meno il loro mestiere. I docenti, chiamati dai sindacati ad “un’assunzione di responsabilità individuale e ad un atto di coraggio”, fanno il loro, se scioperano.
Aggiungiamo il referendum, che farà, si spera, il suo mestiere
Ma la domanda è: la Politica che mestiere fa? sulla Scuola? Se ne intesta a pieno titolo la preoccupante situazione? Di una Democrazia che sfugge tra maglie di una Legge che di nuovo la erode strisciante?
Ci penso. A questo e ad altro. Più che mai certa che di scuola si debba parlare, che la politica debba occuparsene, che la politica debba offrire nuove idee e riformare un sistema che sta diventando tante cose (dietro l'apparenza del libero pensiero ed uso delle tecnologie, della rete, di informazioni "fast food", di lezioni "interattive" etc. si nasconde qualcosa che stento ancora a vedere ma c'è. dico intanto che manca la Logica nel senso etimologico, manca il TEMPO dello svolgimento del pensiero, manca la CONNESSIONE che rafforza il ragionamento e che struttura le conoscenze, manca un sacco di roba...) ma NON risponde affatto al nostro sacrosanto articolo 3 (e non solo)
Al di là delle legittimissime rivendicazioni sindacali, e anche al di là dei legittimi e condivisibilissimi quesiti referendari, ritengo che la SCUOLA vada ripensata nella sua stessa essenza. E torno solo un attimo con la mente all'articolo 3 della nostra Costituzione; agli articoli 33 e 34, torno a "Lettera a una Professoressa" di Don Milani; torno all'educazione come sguardo sul mondo, stupore, interrogazione, cura, autodeterminazione, giustizia. Vengo all’idea di una Scuola che riconosca e mantenga la coscienza dell'Altro irriducibilmente Altro, originale, unico, irripetibile, troppo creativamente esondante per essere racchiuso in griglie di valutazione, tabulati, parametri e descrittori. Una Scuola che insegni a Pensare e a Dire, che stimoli le potenzialità di ognuno, diverse e perciò infinitamente ricche, che educhi ciascuno a scoprire la propria vocazione; che sia variopinta, che risuoni di mille voci, che faccia esprimere a tutti la propria unica voce...senza che nessuno studente pensi di "sbagliare" e quindi taccia. Ogni contenuto così sentito, riflesso e detto, sarà infiniti contenuti, infinite dialettiche differenze. E rispondenze. E condivisione. E la presa di coscienza dell'essere molti, insieme, ciascuno spettro prismatico che della luce di ognuno ne fa i colori dell'ARCOBALENO
Credo che questo sia di Sinistra. E mi viene da pensare che Sinistra è Bello! Perché plurale e multicolore, rispettosa delle differenze perché sa che ciascuno è diverso per ciascun altro.

 
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