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Il tentativo del "pensiero unico" è nemico della pace

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L’iniziativa dell’Onu per arrivare alla pace non deve fallire

di Alfiero Grandi
Guterres António Manuel de Oliveira Guterres 390 minÈ evidente il tentativo, in parte riuscito, di creare una sorta di pensiero unico: o con Putin o contro. Una semplificazione binaria che prelude alla coppia amico/nemico. In realtà la situazione ha una complessità non riducibile a questa coppia di opposti, sia nelle ragioni che hanno portato alla guerra che nell’individuare le soluzioni possibili. Con slittamenti successivi nella guerra in Ucraina siamo arrivati ad una situazione pericolosa, che rischia in ogni momento di prendere la mano ai vari protagonisti e di sfociare in un nuovo spaventoso conflitto mondiale e di mantenere in particolare la popolazione ucraina, che sta subendo le conseguenze tremende dell’aggressione russa, ancora nella condizione di vittima delle distruzioni e dei massacri.

La questione centrale era e resta trovare il modo di arrivare ad un cessate il fuoco prima possibile e avviare una trattativa. Obiettivo che le parti in campo a partire da Putin non sono disponibili in questo momento a realizzare. È proprio questa la forza dirompente dell’obiettivo di tregua e di conseguenti trattative di pace. Cessare il fuoco con l’obiettivo di portare soccorso alle persone, di alleviare da subito le pene tremende a cui sono sottoposte, deve essere l’obiettivo principale e la premessa per una trattativa, certamente difficile, per cercare di arrivare ad una pace stabile.

Ci sono alternative?

Le alternative sono altre vittime, altre distruzioni, un progressivo logoramento sociale ed economico dell’Ucraina, della Russia, dei paesi impegnati nel sostegno militare e nelle sanzioni, soprattutto quelli europei, un prolungamento della guerra, semprebandiera ONU 250 min con il rischio in ogni momento di deragliare verso un conflitto mondiale.

Un’alternativa è il rilancio del riarmo convenzionale e nucleare in un clima che rischia di essere peggiore della guerra fredda. Questa è certamente la responsabilità più grave di Putin che ha innescato con l’aggressione all’Ucraina una deriva reazionaria e guerrafondaia nel mondo tra le peggiori dalla seconda guerra mondiale, tanto che sullo sfondo ha fatto comparire la possibilità dell’uso delle armi nucleari. Una tragedia contemporanea.

Anche le trattative tra i contendenti fin qui sono servite a ben poco. Non poteva essere diversamente. Se una tregua, la pace stessa sono possibili debbono passare da un accordo e difficilmente questo può essere il risultato diretto tra i protagonisti del conflitto, perdipiù condizionati negativamente dai lutti della guerra e protagonisti di una guerra mediatica a livelli sconosciuti in precedenza.

Non basta indicare personalità autorevoli, non basta che stati si autocandidino per una mediazione di pace, occorre individuare la sede migliore e conquistare un reale consenso, ottenendo la disponibilità dei protagonisti.

È chiaro che se l’obiettivo è, come ha detto il titolare del Pentagono a Kiev, ottenere un annichilimento della Russia, l’obiettivo non è fare cessare la guerra prima possibile, ma farla durare a lungo, sostenendo con armi sempre più potenti l’Ucraina. Eppure sappiamo quanto peso abbiano avuto sentimenti di frustrazione nelle avventure politiche e militari in passato. Non a caso anche nel motivare l’invasione dell’Ucraina sono state portate ragioni di questo tipo.

È stata derisa per troppo tempo e con faciloneria la proposta di mettere in campo l’Onu come sede per affrontare la crisi Ucraina e trovare una soluzione immediata per cessare le ostilità, soccorrere le popolazioni, arrivare ad un vero negoziato di pace. Ovviamente c’è ostilità verso il ruolo dell’Onu da parte della Russia che ha aggredito l’Ucraina, forte del suo diritto di veto. Anche l’Ucraina ne ha sbeffeggiato il ruolo chiedendosi se non era preferibile sciogliere l’Onu per inutilità, sia pure come battuta polemica.

È da molto tempo che le grandi potenze – e quelle medie – hanno trovato conveniente indebolire la sede Onu, decidendo unilateralmente su guerra o pace, arrivando perfino a strangolarne il finanziamento, come hanno fatto gli Usa.

Quando l’Onu ha discusso brevemente sull’Ucraina è stata in realtà una passerella della propaganda dei protagonisti. Di più, l’assemblea è stata usata per escludere la Russia dal Consiglio per i diritti umani, anziché utilizzarla per tentare in ogni modo di aprire un difficilissimo quanto indispensabile confronto tra i protagonisti della guerra e i soggetti a vario titolo coinvolti. Eppure Luigi Ferrajoli aveva lanciato una proposta forte: convocare l’assemblea generale dell’Onu in modo permanente sulla guerra in Ucraina, per cercare in ogni modo di arrivare al cessate il fuoco e di avviare una trattativa per trovare una soluzione di pace. Ovviamente il presupposto è che i membri dell’Onu mettano avanti a tutto l’obiettivo di fermare la guerra.bandiera ONU 250 min

L’Onu non ha truppe sue, non è una super potenza ma rappresenta una forza quando gli stati membri, a partire dai più importanti, mettono le sorti del pianeta e dell’umanità avanti a tutto, avanti ai loro interessi immediati.

Il segretario generale dell’Onu Guterres andrà ad incontrare Putin e Zelensky per sondare la possibilità di arrivare almeno ad una tregua. Bene, è un’iniziativa necessaria, ma fa impressione il silenzio, la solitudine, perfino i rimbrotti che accompagnano questa iniziativa. Se le iniziative riguardano le armi gli applausi si sprecano, se si parla di pace è il contrario. È un grave errore che non sia venuto un immediato, corale, forte incoraggiamento a sostegno di questa iniziativa, che è destinata a fallire se le potenze più importanti del pianeta non daranno il loro contributo. Per ora la Russia insiste nell’aggressione, gli Usa si sbracciano a inviare armi sempre più letali a sostegno dell’Ucraina, come Gran Bretagna e Europa, e non risulta incoraggino questa iniziativa, l’Ucraina ha rimbrottato il segretario generale. La Cina si tiene lontana come è ben indicato da quanto detto con un apologo Xi a Biden: chi mette il sonaglio al collo della tigre ha il compito di toglierlo. Altre potenze più o meno importanti tentano una mediazione per loro troppo impegnativa o si tengono lontane da un impegno per mettere fine alla guerra in Ucraina.

Perché l’Onu è importante?

Perché potrebbe internazionalizzare la soluzione della guerra in Ucraina e quindi tutti i paesi del pianeta potrebbero contribuire, poco o tanto, ad affrontare e risolvere con maggiore oggettività questa gravissima e rischiosa crisi. Nella consapevolezza che se questa guerra non viene fermata è forte il rischio di un’escalation militare, che potrebbe coinvolgere direttamente le grandi potenze militari, con tutte le conseguenze del caso, ben rappresentate dalla frase del manifesto degli intellettuali del 1954, ricordata da papa Francesco: l’umanità è al bivio tra autodistruzione o distruzione delle soluzioni militari.

L’Onu è l’unica sede internazionale esistente, frutto del sogno dei vincitori della 2° guerra mondiale contro il nazifascismo per costruire un mondo senza più guerre terrificanti. La sua crisi è frutto della deriva di grandi potenze che, immemori della scelta iniziale, hanno voluto decidere unilateralmente della guerra e della pace, lasciando lutti, instabilità. Non uno dei conflitti importanti nel mondo si è risolto con una nuova stabilità. Vogliamo fare l’elenco, dall’Afghanistan, allo Yemen, alla Libia, delle guerre irrisolte? dei guasti tremendi per la vita delle persone e le enormi distruzioni? Il mondo è sempre meno aperto, meno globale.

Solo alcuni mesi fa il sogno era cooperare a livello mondiale per salvare la vita sul pianeta di fronte alla crisi climatica, al rischio di estinzione dell’umanità stessa. Oggi una parte dell’umanità sta agendo in modo da prefigurare il rischio della sua estinzione attraverso una guerra distruttiva, se dovesse andare fuori controllo lo scontro in Ucraina. Macron ha detto che l’Europa deve non solo sostenere gli Ucraini contro l’invasione russa ma anche lavorare per interrompere le ostilità e impegnarsi nella trattativa per la pace, ha prefigurato un ruolo autonomo dell’UE per arrivare alla pace.bandiera ONU 250 min

L’iniziativa di Guterres non deve fallire.

La sede Onu è la migliore possibile per tentare di superare questa crisi, la più grave da decenni, la più foriera di sviluppi imprevisti e drammatici. La grandi (e medie) potenze hanno il dovere di sostenere questa iniziativa dell’Onu. L’idea che i contendenti possano arrivare alla pace direttamente, senza una mediazione è campata in aria, che la mediazione possano farla paesi volenterosi più o meno con interessi in campo è destituita di fondamento, come si è visto.

Resta la sede Onu per sbloccare la situazione, ma ha bisogno di avere le potenze mondiali a sostegno della sua iniziativa, mentre oggi troppi lavorano contro. Per questo occorre fare crescere un largo, forte movimento per la pace, con l’obiettivo di impedire che le grandi potenze continuino a decidere unilateralmente e vengano spinte a favorire trattative e mediazione.

Per questo occorre fare crescere il sostegno al rappresentante dell’Onu, combattendo scetticismi e perfino dileggio, che hanno l’unico scopo di fare fallire questa iniziativa e continuare la guerra e la via delle forniture di armi.

 

united nations 700 min

26 Aprile 2022
Alfiero Grandi su www.jobsnews.it

 

 

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Anche a Sora contro il pensiero unico

  • Pubblicato in da Sora

partito-democratico bandiera350-250Da Antonio Lombardi, componente del Circolo del Partito Democratico di Sora, riceviamo e pubblichiamo il seguente durissimo comunicato stampa.

«Nel prendere una decisa posizione contro il ribaltone in Consiglio Comunale che ha condotto il consigliere Enzo Petricca nelle fila della maggioranza, Lombardi chiede conto a lui e alla segretaria Tucci delle affermazioni delle scorse settimane, in occasione delle quali ribadivano la ferma opposizione all'amministrazione Tersigni. Il comunicato si conclude con la richiesta di espulsione dal partito per Enzo Petricca e di commissariamento del circolo sorano.
"C'era una volta il vecchio ed obsoleto partito DS, che aveva degli ideali, delle progettualità, delle sensibilità, che si occupava dei problemi della gente e del territorio, che si confrontava e dibatteva al proprio interno, anche in maniera forte, sulle varie problematiche. Ora questo modo di essere partito è morto ed è subentrato il nuovo modo di fare politica: non ci si riunisce, non si dibatte e non ci sono né ideali né passione politica. In questo ultimo anno la maggioranza del Circolo PD di Sora si è limitata a notificare e ratificare le decisioni prese dal loro leader provinciale infischiandosene di ogni regola statutaria del partito e del buonsenso. Questa non è politica. Questa è la logica delle lobby , i cui componenti stanno insieme solo per tutelare i loro interessi anche legittimi. Siccome sono uno spirito libero dico quello che penso senza alcun timore di lacci e lacciuoli. A questo tipo di politica io mi ribello con tutte le forze che mi sono rimaste. Non abbandonerò il Partito Democratico, come qualcuno vorrebbe, e resterò all'interno del partito per portate avanti i miei convincimenti anche da una posizione oggi minoritaria, perché se si crede in degli ideali bisogna perseguirli sino in fondo.
Non si può decidere di accorrere in aiuto all'attuale maggioranza, in occasione dell'approvazione del bilancio, senza che vi sia stato un confronto nel direttivo del circolo di Sora, senza che vi sia una intesa politica e programmatica per il futuro della nostra città. E tutto ciò avviene contraddicendo la propria parola. Solo pochissimi giorni fa sia la segretaria che il consigliere comunale si esprimevano sui giornali, sui social network e in privato manifestando giudizi fortemente negativi nei confronti dell'amministrazione Tersigni, sdegnandosi nei confronti di chi paventava possibili accordi e addirittura chiedendone le dimissioni.
Abbiamo iniziato oltre un mese fa, con tutti i mezzi a disposizione: per iscritto, telefonicamente, a mezzo stampa e di persona, a sollecitare la segretaria a riunire il direttivo del circolo per dibattere di questa crisi politico amministrativa. Per diverse settimane non abbiamo ottenuto nulla e, all'improvviso, il giorno prima del consiglio comunale veniamo convocati non già per discutere e dibattere, ma per approvare un documento già preconfezionato e sottoscritto da 7 membri del direttivo in cui si sancisce che, sulla scorta di quello che ordina il Senatore Scalia, il PD deve dare il proprio appoggio al Sindaco Tersigni. In quell'istante tutte quelle indiscrezioni che da settimane si rincorrono nella nostra città, di accordi sottobanco, di cene e cenette segrete, sempre candidamente smentite dalla segretaria e dal consigliere comunale, hanno smesso di essere semplici chiacchiere e pettegolezzi per diventare fatti tristemente reali.
Per tutti i suddetti motivi ho votato contro il documento proposto dalla segretaria e dagli altri 7 membri della maggioranza del direttivo del circolo di Sora. E' sotto gli occhi di tutti la manifesta incapacità nella gestione del Partito da parte dell'attuale Segretaria ed è per tale motivo che chiedo agli organi competenti il commissariamento del Circolo di Sora. E in seguito alla vergognosa sceneggiata messa in atto durante il Consiglio Comunale dal consigliere Petricca, oramai organico alla maggioranza di centro destra, ne chiedo l'espulsione dal partito".»

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Come nel film Oltre il giardino

vignetta riforme 350-260di Guido Viale da huffingtonpost.it - L'irresistibile ascesa di Matteo Renzi ricorda Oltre il giardino, un film del 1979 con Peter Seller: un giardiniere semidemente esce dal giardino dove è rimasto rinchiuso per anni avendo come unico sguardo sul mondo la televisione; in poco tempo si conquista una posizione in società, fino a diventare consigliere della Casa Bianca - o, forse, Presidente degli Stati Uniti - grazie al fatto che non capisce quello di cui parlano le persone con cui entra in contatto, né loro capiscono lui.

 

{tab=Frasi insensate}

Parla e risponde con frasi insensate o con osservazioni fuori luogo che coloro che lo incontrano, sempre più in alto nella scala sociale, considerano osservazioni profonde o tremendamente innovative. In parte lo fanno per interesse (cercano un "uomo di paglia" dietro cui nascondere i propri affari); in parte per inettitudine (non hanno una comprensione del mondo molto maggiore della sua); in parte ripongono in lui le loro aspettative perché non hanno nient'altro a cui appigliarsi. Non sono ovviamente le doti del giardiniere a portarlo in alto, ma l'inconsistenza di coloro che di volta in volta lo sostengono, che non hanno più alcun orizzonte di senso a cui fare riferimento.

Certo Renzi non è demente, ma si muove con la stessa logica di quel giardiniere: non risponde alle questioni che gli vengono poste, o ai problemi che gli pone la situazione del paese, ma parla d'altro e fa e fa fare altro ai suoi adepti; ogni volta rilanciando con qualche progetto, qualche promessa, qualche impegno che non hanno niente a che fare con ciò di cui gli si chiede di occuparsi: l'economia e l'occupazione precipitano e lui si occupa solo di stravolgere la Costituzione (si veda in proposito la lista, ancorché parziale, delle sue inadempienze, elencate da Salvatore Settis su Repubblica del 13.8).Renzi e il gufo

Ma Renzi piace - o è piaciuto finora - sempre di più proprio per questo, raccogliendo poco per volta anche l'adesione di chi fino a poco tempo prima lo avversava o lo riteneva del tutto inadeguato. Non è merito suo; è il frutto dell'inconsistenza dell'establishment che gli riconosce una credibilità che non ha alcun fondamento e che ha costituito intorno a quella figura da guitto il suo "partito della nazione". Ma non si tratta di un fenomeno solo italiano (Renzi ha riscosso un credito immeritato anche in Europa), anche se in Italia quella mancanza di orizzonti, di prospettive, di respiro politico è più accentuata che altrove.

La "fine della storia" teorizzata - e poi rinnegata - dal politologo Francis Fukuyama si è rivelata in realtà un ambiente dai confini invalicabili per le classi dirigenti - politiche, economiche e accademiche - immerse da decenni in un eterno presente senza passato né futuro, in cui si è rinchiuso quel pensiero unico che ha fatto dell'economia la religione del nostro tempo e del mercato il regolatore unico e insostituibile della vita economica, ma anche di ogni forma di convivenza umana.

{tab=La dottrina dell'appropriazione}

Perché il pensiero unico non è liberismo o "neoliberismo" in senso stretto (né la competitività che predica è libera concorrenza); è una dottrina che sostiene appropriazione e privatizzazione di tutto l'esistente (risorse naturali, beni e servizi, imprese, territorio, ambiente, facoltà e persino organi umani), ma sempre con il supporto dello Stato: per questo l'inconsistenza intellettuale, non solo italiana, di un ceto politico sempre più invadente non è un incidente o una deviazione da un percorso lineare che ha nel mercato il suo nume tutelare. E' una componente essenziale di un meccanismo estrattivo di cui la crisi in corso ha ormai rivelato il carattere fondamentalmente predatorio.

Con il senno che ci viene da ormai sete anni di crisi, possiamo ora rispondere in modo più convinto alla domanda posta nel 2008 dalla regina Elisabetta agli economisti della London School of Economics: "Perché, con tutta la vostra scienza, non siete stati capaci di prevedere questa crisi?". Non è stata solo, come avevano risposto i più intelligenti tra gli interlocutori della regina, l'eccessiva matematizzazione della disciplina ad averli allontanati dalla realtà. Non è un caso, tra l'altro, che anche chi la crisi l'aveva prevista, come l'economista Nuriel Rubini, si sia rivelato anche lui uno strenuo sostenitore di Renzi (dopo esserlo stato di Monti e di Letta).
L'orizzonte culturale è sempre quello: crescita come unica prospettiva di senso (che, anche se fosse possibile "riagguantare", è insostenibile, non è possibile che duri nel tempo); e mercato, cioè "competitività", da recuperare a qualsiasi costo (magari con qualche correttivo).

Alla regina Elisabetta bisognerebbe allora rispondere: perché gli economisti mainstream sono ignoranti, corrotti e bugiardi. Sono ignoranti perché il pensiero unico di cui sono adepti fornisce una rappresentazione della realtà falsa, che non consente previsioni fondate né interventi appropriati, neanche ai valori privatistici a cui essi si ispirano. Sono corrotti perché, con poche eccezioni, sono o aspirano tutti a farsi "consiglieri del principe"; non per fornirgli strumenti di comprensione della realtà, ma per giustificare, di volta in volta, le sue scelte: quelle imposte dai "mercati" (che non sono "il mercato", ma i pochi protagonisti dell'alta finanza che governano l'economia globalizzata). Sono bugiardi perché continuano a predicare cose in cui, tranne pochi stupidi, non credono affatto; e per fingere di crederci nascondono la testa sotto la sabbia. Chi di loro pensa veramente che "l'anno prossimo" l'Italia riprenderà a crescere? Eppure è anni che lo ripetono. O che il governo italiano potrà rispettare il fiscal compact? Eppure nessuno di loro osa metterlo in discussione. D'altronde sono i sacerdoti della "religione del nostro tempo": che cos'altro attendersi da loro?

{tab=Autogovernarci}

Non possiamo rimanere succubi di questa cultura. Occorre promuovere un radicale cambio di paradigma e riconquistare un'egemonia culturale che metta al centro non "i mercati" (quelli che "votano" governi, politiche economiche e ora anche riforme istituzionali, come dimostrano le prescrizioni di J. P. Morgan, pienamente accolte da Renzi, contro le costituzioni democratiche), ma gli obiettivi, gli strumenti e i conflitti necessari a una graduale conquista della capacità di autogovernarci in tutti i campi: non solo in quelli istituzionale, sociale e culturale ma anche quello economico; il che significa riconfigurare il governo dell'impresa in senso democratico e partecipato e promuovere nella pratica quotidiana del conflitto la consapevolezza dell'ineludibilità di questo obiettivo (peraltro contestuale a una prospettiva di riterritorializzazione dei processi economici, alternativa sia al protezionismo leghista che alla competitività universale liberista).

E' un programma di ampio respiro che non ammette i "due tempi" (subito gli interventi immediati per contrastare lo sfascio delle nostre esistenze imposte dall'austerity; poi una vera riforma della società). Senza egemonia culturale anche gli interventi più circoscritti sono privi di prospettiva e di forza e lasciano il campo libero alla dittatura del pensiero unico e alle sue applicazioni. Solo per fare due esempi: quanti avversari dell'austerity, nell'invocare una ripresa di politiche keynesiane, riescono ancora a inserire nelle loro proposte un rimando a obiettivi e prospettive di ampio respiro, ma sempre più attuali, come "l'eutanasia del rentier", il dimezzamento dell'orario di lavoro, o la remissione del debito pubblico? Dovevamo aspettare un economista conservatore come Paolo Savona perché nella comunità economica italiana si cominciasse a prospettare una "rimodulazione" del debito? Oppure, per calarci nella pratica quotidiana, quanto veramente a fondo si è spinta finora la nostra critica della competitività universale come principio fondativo del pensiero unico?

Siamo ancora capaci di mettere radicalmente in contrapposizione tra loro meritocrazia e solidarietà, selezione e cooperazione, appropriazione e condivisione, gerarchia ed eguaglianza? O è una prospettiva perduta per sempre, mano a mano che il pensiero unico si faceva strada non solo nel mondo accademico, in politica e nelle istituzioni, ma anche nel nostro modo di ragionare e persino nei nostri affetti? Con la conseguenza di lasciar campo libero ai sostenitori di Matteo Renzi: il "giardiniere" venuto dal nulla e destinato a ritornare nel nulla. Come Monti e Letta.

{/tabs}

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