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Dalla piazza alla libertà. Salvatore Meloni

 

Storia di un carabiniere sardo nella resistenza a Roma

di Diego Prodalla piazza alla libertà 350 minIntervista a Salvatore Meloni autore del libro "Dalla piazza alla libertà. Salvatore Meloni. Storia di un carabiniere sardo nella resistenza a Roma" Carlo Delfino Editore

1) Salvatore, cosa ti ha spinto a raccontare la storia di tuo zio (omonimo) il carabiniere Salvatore Meloni?
Sembrerà scontato, ma il nome in comune è stato probabilmente il motivo principale che mi ha spinto a raccontare questa storia. Mi sono sentito moralmente obbligato anche per colmare un vuoto di conoscenza che mi pareva ingiusto e inaccettabile. Intanto dentro la mia famiglia, che di questo giovane congiunto sapeva davvero pochissimo, soprattutto in relazione alla sua breve esperienza da carabiniere. E poi perché mi aveva colpito il fatto che il suo povero compagno di sventura – il brigadiere Enrico Zuddas – fosse in realtà celebrato e ricordato in solitudine, lasciando nell’ombra la figura di mio zio. Peraltro sullo stesso Zuddas si potrebbe scrivere tantissimo e spero che prima o poi qualche storico possa interessarsi alla figura di questo fulgido patriota sardo al quale è intitolata, a Cagliari, la principale caserma dell’Arma in Sardegna.
Inizialmente immaginavo di realizzare uno stringato lavoro artigianale e più che a un editore serio come Carlo Delfino pensavo a uno “stampatore” che mi consentisse di ricavarne qualche decina di copia ad uso e consumo della famiglia o di qualche conoscente. In realtà, man mano che procedevo nella ricerca, ho maturato la consapevolezza che forse valeva la pena scrivere qualcosa di più rispetto alla mera dimensione personale. Vi sono frammenti sulla storia della Resistenza che non hanno avuto adeguato risalto e, nel piccolo, anch’io ho voluto dare un modesto contributo. Le vicende che hanno riguardato il ruolo dei carabinieri nella lotta per la liberazione dal giogo nazifascista sono davvero poco conosciute, persino dentro l’Arma. Basterebbe parlare con molti carabinieri per averne conferma.
A quel punto il lavoro ha preso decisamente un’altra piega, ovviamente più ampia. Tuttavia ho voluto mantenere il tratto narrativo originario, lasciando che “il nipote raccontasse lo zio” e immaginando sempre, come principali lettori, i miei figli, la mia famiglia e i miei conterranei. In fondo, il libro l’ho scritto soprattutto per loro.

2) Quali sono state le emozioni personali, intime, nel trovare informazioni?
Ogni qualvolta trovavo delle tessere nuove di un mosaico difficile da comporre, mi si apriva oggettivamente un mondo inesplorato e, nel contempo, riattizzava quella voglia di scrivere che si assopiva nell’assenza di prospettiva e nella mancanza di risposte. Di mio zio avevo ben poco, e molte cose erano andate perdute negli anni perché la mia famiglia aveva avuto poca cura nel custodire persino documenti importanti che spesso ho ritrovato per caso. Ha pesato la mia poca esperienza nella ricerca documentale, così come nella scrittura “impegnata”. E questo ha reso certamente più faticoso il lavoro di ricostruzione storica, così come è stato difficile unire i frammenti utili al racconto nella corposa bibliografia sulla Resistenza e, in particolare, sulla resistenza romana. Sono state importanti le testimonianze, di mio padre innanzitutto, e poi di alcune disponibilissime persone originarie di Villanova Monteleone ma dimoranti a Roma che ho conosciuto in circostanze fortuite. Il loro contributo - parlo dei fratelli Antonio e Grazia Daga e del Dott. Eugenio Carboni - è stato fondamentale.

3) Tuo zio fu fatto arrestare dal criminale di guerra Kappler, ma riuscì a scappare. Ci puoi raccontare l'episodio?
L’episodio della cattura e della deportazione dei carabinieri romani, avvenuta il 7 ottobre del 1943, è stata una di quelle vicende che sono passate sottotraccia, nonostante la loro importanza per il dato numerico (si parla di oltre duemila carabinieri) e per le implicazioni che questo evento ebbe nella successiva deportazione degli ebrei dalla Capitale la settimana successiva.
I diversi militi dell’Arma di stanza a Roma, compresi mio zio e l’altro carabiniere villanovese Antonio Piras, vennero catturati nell’ambito di una vera e propria trappola ordita da Kappler, Graziani e dal generale Delfini. Disarmati e concentrati nel maneggio coperto della Legione Allievi, vennero poi trasferiti presso le stazioni Trastevere e Ostiense e rinchiusi nei treni. Salvatore Meloni e Antonio Piras riuscirono a saltare da uno dei vagoni diretti in Germania e dopo alcuni giorni da sbandati nella zona della Garbatella, trovarono rifugio presso disponibili conterranei. In quei giorni molti ufficiali e carabinieri, tra i quali mio zio e Piras, si adoperarono per organizzare diverse bande clandestine composte da carabinieri alla macchia che confluirono quasi tutte all’interno della “Banda Caruso”, così chiamata perché aveva come figura apicale il vecchio generale Filippo Caruso.
Questa formazione venne incardinata nel Fronte Militare Clandestino della Resistenza, nato su impulso della Corona grazie al contributo del colonnello Montezemolo. L’obiettivo di queste bande “monarchiche” era quella di adoperarsi per liberare la Capitale ma anche quello di salvaguardare all’atto della liberazione l’ordine pubblico e le prerogative della compromessa corona sabauda, cosa che le poneva in conflitto con il CLN. Tuttavia fu proprio la faticosa collaborazione con le formazioni “partitiche” che consentì di ottenere risultati importanti in chiave antitedesca e antifascista. Roma era “una città esplosiva”, per dirla con Kesserling, insicura per i nazisti che la occupavano pesantemente coadiuvati dalla succube struttura della RSI. I questo quadro i carabinieri alla macchia, come mio zio, erano in costante pericolo. Ma i tedeschi e i fascisti mal sopportavano per la loro scarsa affidabilità anche quelli che rimasero nei ranghi della GNR, formazione che di fatto sostituì la disciolta arma dei Carabineri Reali nel nuovo stato repubblichino.

4) Il suo sacrificio è si un atto eroico ma anche un atto d'amore verso la propria patria. Perché oggi proprio la parola "patria" è così logorata per interessi politici dalla destra?
La domanda me la sono posta anch’io in diverse occasioni. Purtroppo in questo hanno giocato molto – a mio parere – le vulgate della destra sull’otto settembre del ‘43 e il repentino cambio di campo del governo italiano e della Corona. Il rovesciamento delle alleanze avrebbe determinato – a loro dire - una sorta di tradimento non solo nei confronti dei tedeschi ma anche della stessa patria. E che i “repubblichini”, in fondo, avessero restituito all’Italia l’onore perduto. Sappiamo che l’onore perduto, dopo la vergogna fascista, fu in realtà ristabilito dalla Resistenza, alla quale parteciparono idealità molto diverse, compresa quella “monarchica” della quale facevano parte i carabinieri.
Lo sdoganamento progressivo del fascismo a partire dagli anni novanta e il parallelo attacco verso la Resistenza identificata quasi esclusivamente con la sinistra e soprattutto con i comunisti, in questo senso ha prodotto danni significativi nella pubblica opinione. La stessa sinistra, nel malinteso senso dato all’internazionalismo socialista, ha contribuito a ridurre il concetto di patria con il nazionalismo storico e a non considerare che, in fondo, la democrazia nasce e si sviluppa nell’età contemporanea soprattutto all’interno dei confini nazionali in relazione a pacifici rapporti con altre entità statuali. Ancora oggi, nella sinistra italiana, si esagera nel dare una connotazione negativa al termine “sovranismo” che andrebbe invece declinato senza eccessi lessicali e interpretativi. Il fatto che la stessa rivista nazionale dell’ANPI si chiami “Patria Indipendente”, può suggerirci che le parole possono divenire parolacce quando le dipingiamo sempre con un colore scuro.
Le strumentalizzazioni, naturalmente, sono sempre dietro l’angolo: in questi giorni, la tanto discussa “Giornata del Ricordo”, ci fa capire quanto singoli e tragici episodi del Novecento possano essere oggetto di distorte letture in chiave nazionalista e revanscista e di racconti parziali e senza contesto da parte di una destra che gioca – va detto – con ampie sponde nel campo avversario. E qui, i termine Patria ci ricorda molto del ventennio.

5) Salvatore Meloni come viene ricordato a Villanova Monteleone?
Prima che mi occupassi della figura di questo giovane carabiniere partigiano, l’unica traccia visibile in paese era il nome scritto nel monumento ai caduti che sovrasta la piazza antistante la chiesa parrocchiale. Grazie alle mie sollecitazioni, alla sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale guidata da mio fratello Quirico, dai carabinieri della locale stazione e, in particolare, dal maresciallo Giancarlo Martinez, si è arrivati all’intitolazione della caserma con una solenne e partecipata cerimonia il 22 giugno del 2019. Quell’evento, così come la pubblicazione del mio libro, hanno contribuito tantissimo a rendere edotti i miei concittadini del profilo di questo giovane figlio di Villanova Monteleone fino ad allora praticamente sconosciuto.

6) A chi è rivolto questo saggio e cosa vuole trasmettere?
Intanto ci tengo a fare una precisazione: il volume andrebbe definito come un racconto più che come un saggio o un libro di storia che sono lavori di competenza degli storici. Immaginando il profilo dei possibili lettori ma anche consapevole di quello dello scrittore, ho voluto mantenere un tratto narrativo semplice e diretto, non eccessivamente ricco di dettagli e notazioni per evitare appesantimenti inutili.
Ho scritto pensando soprattutto ai miei bambini Alessio e Maira e a mio padre Giovanni. È a loro, infatti, che ho dedicato il libro. Ai primi con l’idea che difficilmente potranno esimersi, un domani, dal leggere un testo scritto da un loro genitore e con la lettura conoscere meglio lui, quello che racconta e i valori di democrazia e libertà che ha voluto trasmettere. Al secondo, recentemente scomparso, ho voluto fargli sapere fatti che ignorava sulla vita di un fratello amato.
Ma non nascondo che mentre procedevo nel lavoro ho pensato anche ai tanti carabinieri oggi in servizio che semplicemente ignorano questo pezzo glorioso di storia dell’Arma e ai non pochissimi, purtroppo, che esaltano improvvidamente il fascismo e il suo capo. Non sapendo che, semplicemente, il fascismo e il duce disprezzavano i carabinieri e finirono per deportarli in terra tedesca. Infine, come si evince anche dalla prima parte del lavoro, il libro l’ho scritto per i miei concittadini, perché è da Villanova Monteleone che parte la vicenda umana di Salvatore Meloni. Ma, naturalmente, un libro si scrive per tutti. Pochi o molti lettori. Con la speranza che abbia sempre qualcosa da dire.

 

 

 

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Piazza 25 Luglio è un simbolo di Ceccano: non si tocca

CECCANO ANTIFASCISTA

La Piazza 25 luglio, principale ricorda la caduta del fascismo a tutti noi Ceccanesi

BANDIERE PD 350 260Ci troviamo di fronte all’ennesima provocazione dell’assessore alla cultura Stefano Gizzi, che pubblicamente lancia l’idea di cambiare il nome della Piazza principale della Città di Ceccano, la cui intitolazione ricorda la caduta del fascismo del 25 luglio, soltanto per fare del revisionismo storico.

Poiché questi tentativi di riscrivere la storia stanno prendendo una piega insopportabile che macchia le istituzioni democratiche della nostra città, il Partito Democratico di Ceccano invita il Sindaco Caligiore e l’intera amministrazione comunale a prendere pubblicamente le distanze da simili dichiarazioni, che offendono la memoria storica dell’intera città, alla quale il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito la medaglia d’argento al merito civile.

I fatti storici legati al secondo conflitto mondiale, tra cui i bombardamenti che hanno distrutto e raso al suolo civile abitazioni, Chiese e monumenti, le marocchinate che hanno segnato e sconvolto per sempre la vita di tante persone, le deportazioni, le rappresaglie e tutto ciò che hanno dovuto subire tanti nostri cari concittadini, non possono essere dimenticati ed il revisionismo storico sul fascismo che in più occasioni ha già tentato di fare l’assessore Gizzi, altro non è che un’offesa pubblica alla memoria dei nostri cari e dell’intera città.

La proposta del Gizzi tra l’altro è sulla stessa strada di quella di Durigon, che solo poco tempo fa chiedeva di intitolare un giardino pubblico alla memoria del fratello di Mussolini.
Chiediamo con forza al primo cittadino, in virtù del suo ruolo istituzionale, di prendere una posizione chiara e netta sulle recenti esternazioni, poiché il silenzio non è più accettabile.

Nella città di Ceccano il fascismo ha lasciato una macchia indelebile e non sarà il pensiero di Gizzi a cancellare via la storia e la memoria di tante persone.
Il sacrificio di Luigi Mastrogiacomo, trucidato presso le Fosse Ardeatine e consegnato ai tedeschi dal Questore di Roma fascista, Pietro Caruso, resta per noi ceccanesi uno dei simboli che il male assoluto ha perpetrato su migliaia di innocenti.

 

 

 

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Colleferro: il 25 in piazza per la Sanità

SANITA'. VOCI DAL TERRITORIO

Dal Comitato salute ed ambiente AslRm5 e Comitato a difesa dell’ospedale di Colleferro

Manifestazione Colleferro 25.9.21 minLa sfida sanitaria della pandemia da Covid 19 ha duramente colpito il territorio ricompreso nella Asl Rm5 - circa 500 mila abitanti - ed ha avuto, tra tante conseguenze, l’effetto di relegare in secondo piano tutte le altre patologie.

Sabato 25 settembre 2021, ore 11, in piazza Gobetti, a Colleferro, i cittadini scendono in piazza per chiedere alla Regione, alla Asl Rm5 e ai 70 Comuni riuniti nella Conferenza dei Sindaci del distretto l’impegno delle Istituzioni a garantire una informazione trasparente, una sanità pubblica territoriale e di prossimità, organico appropriato e strutturato, servizi accessibili, adeguamento e potenziamento dei pronto soccorso, con assegnazione di personale professionalizzato, aumento dei posti letto, un pronto soccorso pediatrico, rinnovo delle attrezzature, maggiori organici per tutti i livelli, ambulanze medicalizzate, nuovo sistema di gestione delle liste di attesa, un regime ordinario per le attività chirurgiche, compresa la chirurgia pediatrica: servizi da garantire subito negli ospedali esistenti!

A noi cittadini della Asl Rm5 non serve un nuovo ospedale sulla Tiburtina! Ai nostri ospedali servono risorse economiche, stabilizzazione del personale interno, incremento degli organici e affidamento di responsabilità e ruoli, a cominciare dalle figure apicali di direzione sanitaria dei reparti.

A noi cittadini interessa che siano colmati urgentemente i vuoti di organico e di gestione del personale, partendo dalla nomina del primario del pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro.

Basta con le chiamate a gettone, convenzioni, incarichi, contratti a termine e con tutte quelle forme che creano precarietà e sono la causa della fuga di tanti professionisti dai nostri ospedali.

Basta con la chiusura di reparti e trasferimento di servizi, come, da ultimo, la Terapia del dolore che da Colleferro è stata traslocata a Tivoli.

A noi cittadini non interessa la proposta scissionista dei Sindaci di passare alla AslRm6 perché è demagogica e inutile sul piano concreto: vogliamo il ripristino dell’operatività dei nostri ospedali che devono funzionare a pieno regime a Colleferro, Palestrina, Subiaco, Tivoli e Monterotondo!

Il comitato Salute ed Ambiente Asl Rm5 e il comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” invitano tutti a sostenere queste richieste e ad aderire alla manifestazione dei cittadini aperta alla partecipazione di rappresentanti politici e di lavoratori, amministratori pubblici e Sindaci, senza bandiere di partito o di sindacato. Sono ammessi striscioni di comitati e associazioni di cittadini.

Sarà osservata la normativa anti Covid.

Comitato Salute ed Ambiente AslRm5
Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Collefero” – Coordinamento territoriale
Colleferro, 16 settembre 2021

 

 

 

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I Lavoratori dello Spettacolo in piazza

Covid 19 e mondo dello spettacolo

30 ottobre: lavoratori dell'arte e spettacolo in piazza contro il DPCM del 25 ottobre. Segue intervista con Cristina Galardini

di Tania Castelli
Foto2 370 minVenerdì 30 ottobre i lavoratori del comparto arte e spettacolo sono scesi in piazza contro il DPCM del 25 ottobre con una manifestazione unitaria in 17 città italiane contemporaneamente (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Trieste, Venezia.)

Le richieste dei lavoratori: equità salariale e di genere, progetti nazionali e pratiche virtuose, ammortizzatori sociali e tutele strutturali per tutti i lavoratori atipici e discontinui (che fin dal 2007 l'Europa ci chiede di normalizzare) stabilizzazione dei precari delle fondazioni lirico-sinfoniche, apertura di un tavolo permanente tra parti sociali e governative equo stanziamento FUS (Fondo Unico dello Spettacolo).

Destinatario della protesta il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che ha da poco annunciato uno stanziamento di 10 milioni di euro per la musica dal vivo e le imprese non esistenti nel 2019 e costituite entro il 28 febbraio di quest'anno.

Come evidenziato sul palco dai dimostranti, il settore patisce l'assenza di un CCNL e la distinzione tra le poche strutture cheFoto1 350 min percepiscono il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) e tutte le altre centinaia di migliaia di teatri italiani che, invece, devono trovare autonomamente il modo di sopravvivere. È anche emerso che, a causa della diffusione del lavoro sommerso, le sette giornate di contributi nel 2019 sono un requisito difficile da raggiungere per poter rientrare nell'erogazione dei bonus finora previsti.

La mobilitazione era sostenuta da Slc Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, Cgil-Cisl-Uil Spettacolo, Assodanza Italia, Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti e l'area artistica circoli Arci. Presenti, il Segretario Confederale CGIL di Roma e del Lazio Michele Azzola e il Segretario Generale di Slc CGIL di Roma e del Lazio Carlo Podda, il presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni in rappresentanza dei circensi, del popolo del luna park, dei teatrini di marionette e di burattini.

Sul palco anche Ascanio Celestini: "dobbiamo tenere aperti i teatri, perché chiudere adesso i teatri significa non riaprirli più, mentre i teatri sono un presidio di civiltà”.

 

Tra le migliaia di esponenti del settore a Roma c'era anche la talentuosa attrice teatrale Cristina Galardini con cui voglio approfondire le criticità del settore in questo difficile periodo.

Le "nuove metodiche di offerta artistica a distanza" possono essere un'alternativa alla chiusura dei luoghi fisici dell'arte?

"Il problema delle nuove metodiche di offerta artistica a distanza sono nell'uso che se ne fa. Nel senso che youtube e altri canali digitali da tempo pubblicano spettacoli o spezzoni di spettacoli di cui hanno avuto la licenza. Io non so se a oggi il pubblico, il teatro stesso è pronto per utilizzare un canale digitale simile. Portarlo alla stessa validità di uno spettacolo live vuol dire riconoscerne il contenuto e remunerarlo in qualche modo, io dubito fortemente che in tempi brevi questa cosa si possa attuare vista la notevole concorrenza di altre forme digitali come possono essere netflix o amazon o chili.! E la notevole presenza di influencer che si spacciano per attori."

Il vostro settore ha affrontato il il lockdown senza ricevere sostegno. Il decreto "ristoro" tutela adeguatamente la categoria?

"Non è propriamente corretto: il nostro settore ha avuto dei riconoscimenti durante il lockdown, sono stati concessi dei bonus diFoto3 350 min 600 euro per i mesi di marzo, aprile e maggio a chi aveva 30 giornate remunerate ma anche chi ne aveva 7. Che poi non siano arrivati a tutti e che per gli altri mesi dove la stagione era pressoché finita o limitata dal Coronavirus è un altro discorso, ma onde evitare che ci accusino di essere una categoria bugiarda è meglio mettere i puntini sulle i."

Sono in programma nuove forme di protesta del settore e il pubblico come può aiutarvi?

"Sicuramente non ci fermeremo alla manifestazione di venerdì. Ad esempio davanti al teatro Argentina (Roma) c'è l'adesione spontanea che può diventare giornaliera per rivendicare i nostri diritti che non sono solo legati al Coronavirus e a questa emergenza ma a un'emergenza più grande. Il riconoscimento di una categoria. E il riconoscimento di un lavoro. Gli attori non sono solo quelli che riempiono le prime pagine dei giornaletti rosa, sono tutti coloro che calcano i teatri, i teatri plurale, sono coloro che sono da contorno nel film dove tutti si ricordano i protagonisti e sono anche quelli che lavorano nel digitale, piattaforma che sarà presto realtà, forse."

Concludo questo articolo con le parole della Dott.ssa Vittoria Buratta, Direttore centrale dell’Istat, con le quali nell'aprile 2019 descriveva i lavoratori dello spettacolo durante l'audizione in commissione Cultura e Lavoro di Montecitorio:

"Queste persone sono caratterizzate da un lavoro fortemente instabile e a bassa intensità, ancora segnato da un notevole gender gap, non solo retributivo. Hanno livelli di istruzione molto superiori alla media ed esprimono, nonostante le condizioni di instabilità, grande interesse per quello che fanno e una elevata soddisfazione per il proprio lavoro."

La manifestazione di Roma a Piazza di Montecitorio  (video)  https://bit.ly/3muRPKO 
da © Ansa
 
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@ Palazzo Montecitorio
@siamolarticolonove

 

Tania Castelli fa parte anche della redazione di CiesseMagazine

 

 

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26 settembre '20. Tanta pioggia limita una gran voglia di piazza.

Italy Must Act

 Una Piazza piena di sentimento, poche ma bellissime persone

di Edgardo Maria Iozia
Mòria, l'isola che non dovrebbe esistereDa alcuni giorni, guardo le previsioni del tempo. Sabato pomeriggio sole. Un buon auspicio per il successo della manifestazione, organizzata con tantissimo impegno e sostenendo tutti i costi da Tania, un vulcano di idee, ma soprattutto di azioni.

La mattina un bel sole sorride, le previsioni, sempre bello. Prime nuvole verso l’ora di pranzo, imperterriti tutti i siti meteo danno sole pieno.

E’ ora di uscire.
Apro internet Sole. Mi dicono tranquillo non pioverà, nonostante nuvoloni neri si addensino proprio sulla mia testa.
Prendo l’ombrello.
Uscita metro Piazza Barberini. Piove a dirotto.
Piazza SS.Apostoli, un lago, presidiato da Vigili urbani, 4 camionette della questura, agenti della Digos in borghese.
Sono solo, fra poco più di un’ora dovrebbero arrivare i manifestanti….
Una birra per non perdere l’abitudine.

Tania, arriva leggermente in ritardo, fermata da solerti carabinieri che hanno visto la macchina stracarica di altoparlanti, manifesti, volantini e panche per anziani …
Aspettiamo, per scaricare, l’arrivo di rinforzi!
Le 17.00. alla spicciolata sono arrivati Andrea di Baobab, Joseph di Black Lives Matter che sistemano l’attrezzatura al riparo di un balconcino.

Erika e Silvio, compagni del gruppo Stati popolari, ci hanno raggiunto e anche loro ci danno una mano per sistemare i manifesti.
Rivediamo con grandissimo piacere Loretta, incontrata qui in Piazza alla manifestazione romana delle sardine del 16 Febbraio. Sembra un secolo fa.

Non piove più, sono le 18.00 si inizia.
In piazza, non più di trenta persone, venticinque le organizzazioni che avevano aderito alla manifestazione. Di fronte a tante adesioni, la questura era stata informata che si prevedeva una partecipazione di trecento persone.

Apre gli interventi Tania. Dopo aver presentato Italy Must Act e Europe Must Act, racconta della esperienza disumana cui sono costrette donne e uomini, ma soprattutto migliaia di bambini a Moria e in tutti i campi di rifugiati. Una Europa che si gira dall’altra parte, dove i casi di tentativi di suicidio di bambini di 10 anni sono a malapena stampati in un trafiletto, nascosto da un mare di altre “notizie”. Non è questa la nostra Europa, quella dei Padri Fondatori, dei “valori” conclamati, mai applicati, del timore di scatenare ondate di razzismo e di populismo.

Joseph di Black Lives Matter porta la sua testimonianza, da sempre in Italia, ha visto più volte rifiutata la sua domanda di cittadinanza per cavilli e interpretazioni burocratiche. Una condizione nella quale versano migliaia di “cittadini” che sono nati qui, o hanno assimilato la nostra cultura frequentando scuole ed università. L’annuncio dei cambiamenti ai decreti della vergogna, chiamati “sicurezza”, non determinerà nessuna novità sostanziale, nel solco della Turco-Napolitano, della Bossi-Fini, dei decreti Minniti e Salvini. Un filo rosso che unisce una impostazione securitaria, che ha guardato e guarda solo al montante razzismo, fomentato dalle destre fasciste, e alla crescente difficoltà delle amministrazioni di sinistra a far fronte a cittadini sempre più intolleranti.

Andrea ha informato che alcuni ragazzi assistiti da Baobab Experience sono risultati positivi, seppur asintomatici. Sono stati trasferiti in un albergo per la quarantena ed eventuali cure, ma decine di ragazze e ragazzi continuano a vivere all’aperto, alla Stazione Tiburtina, senza ricevere nessun tipo di assistenza e di cure mediche dalla Asl, solo i volontari di MeDÙ si occupano di loro! Abbandonati ed invisibili!
In mattinata, racconta Andrea, un barcone con 120 persone a bordo è affondato al largo della Libia, sono sopravvisuti in otto, quando forse era possibile salvare qualcuno, la Capitaneria di porto ha impedito di fatto la partenza di Mare Jonio dalla Sardegna, vietando l’imbarco ad un dottore e ad un esperto di salvataggio. Che differenza tra il governo giallo verde e quello del “cambiamento”?

Momenti iniziativa 26 set20 minAlcuni momenti dell'evento e degli interventi (clicca sulla foto per ingrandirla)

Prende la parola Silvio, non parla a nome di Stati Popolari, ma da cittadino indignato. Il suo intervento è stato incentrato sul tema della manifestazione, sulle condizioni inumane in cui versano i rifugiati nei campi, sostenendo la richiesta di evacuare tutti i campi profughi.
La costruzione di una alleanza dal basso per una nuova politica è indifferibile, necessaria per un reale cambiamento delle politiche sociali e di integrazione.

Silvio ha concluso dicendo che bisogna combattere la disuguaglianza. Non è normale che chi lavora e teme per il suo posto di lavoro, se la prenda con i migranti, anziché con i ricchi che campano di rendita e su quella rendita pagano meno tasse di un cassaintegrato. La battaglia per i diritti umani non si tiene senza quella per la giustizia sociale.

Tocca a me. Parlo dell’Europa e della delusione per le proposte della Commissione Europea, che non affrontano alla radice il tema di una nuova politica europea di asilo e di accoglienza, ma si limita a proporre un sistema di opzioni tra la redistribuzione degli immigrati o il pagamento, dopo otto mesi dallo sbarco, delle spese di rimpatrio. La Commissione sa perfettamente che i “rimpatri” devono essere assistiti da accordi bilaterali tra i singoli Paesi. Non basta obbligare al pagamento dei costi di rimpatrio, che comunque lascia sulle spalle dei Paesi del Mediterraneo oneri enormi. (Un rimpatrio in Sud America costa oltre 10.000 euro!). Europe Must Act, è impegnata a sollecitare una soluzione di redistribuzione, svuotando tutti gli hot spot e soprattutto a favorire politiche solidali e di integrazione.

Serena della delegazione di Monteverde anti razzista, è intervenuta per portare il contributo di esperienza sul territorio. Ha partecipato con convinzione alla manifestazione, ringraziando chi l’ha organizzata. Monteverde ha una tradizione democratica e antifascista antica, perpetuata da tante organizzazioni sul territorio, come ANPI, alcune Ong attive in Africa parrocchie. Insieme hanno avviato un confronto sui temi dell’immigrazione. Il gruppo di Monteverde ha fornito tutte le informazioni utili per aderire alla mini-sanatoria della scorsa estate e “protetto” dallo sgombero il campo Rom alla Monachina, al termine del suo intervento Serena propone di organizzare una call in rete tra le diverse associazioni, per definire una strategia comune.

E’ la volta di Alice, rappresentante dei giovani di Amnesty International. La loro presenza, un piccolo striscione un grande cuore! Sono ragazze dai 19 ai 22 anni, una speranza per il cambiamento di questo Paese. Si battono per la giustizia e il rispetto della dignità ovunque: Il suo breve intervento è una testimonianza di quanto di buono esiste nella società e di quante energie sono pronte a spendersi nel volontariato, nelle campagne di sensibilizzazione per la dignità e la legalità nei confronti delle persone più fragili o i cui diritti sono violati. Alice condividendo gli obiettivi della manifestazione, ha dato la sua disponibilità e quella del gruppo Young di Amnesty International a collaborare in futuro per azioni congiunte.

Loretta, professoressa all’università la Sapienza di italiano agli stranieri, una lunga militanza in movimenti e in lotte antirazziste ha portato la sua esperienza, avendo passato anche alcuni anni in Africa. Tra le sue considerazioni, considerando l’uso a volte strumentale, per lei non è necessario usare i bambini, per dimostrare le ragioni umanitarie e non dell’accoglienza e del soccorso.

Purtroppo in Europa l’opinione pubblica è divisa in due facce della stessa medaglia razzista, a destra i migranti sono brutti cattivi e pericolosi, l’altra faccia si presenta come soccorritore: narrare i migranti come fragili e sostanzialmente minori rispetto agli altri: una spocchia da rivoluzione in cachemire!

striscioni 26set20 minLe delegazioni di Amnesty International Young e Monteverde Solidale Antirazzista (clicca sulla foto per ingrandirla)

Tania ha concluso la manifestazione, ringraziando gli intervenuti, rammaricandosi per la scarsa partecipazione, ma sottolineando l’importanza comunque di questo incontro, che ha fatto incrociare e conoscere realtà di organizzazioni e persone impegnate sul tema.

Tra i partecipanti anche esponenti di Nonna Roma, una organizzazione molto attiva sul territorio per le attività di assistenza e di aiuto alle famiglie in difficoltà. Preziosa la loro opera in periodo di lock down.
In piazza erano presenti rappresentanti di Emergency e della Comunità di SanťEgidio.
Tre ragazze, in vacanza o per motivi di studio provenienti dalla Germania, Morena, dalla Francia, Alice, dal Belgio, Emma, hanno assistito dall’inizio alla fine a questa iniziativa, pur non parlando bene l’italiano, avevano avuto notizia da internet. Un fatto su cui riflettere…

Cosa resta di questa giornata, oltre l’inaffidabilità dei siti di previsione del tempo?
La constatazione che è sempre più difficile far “partecipare” persone a iniziative di questo tipo.
Ci mancava moltissimo il contatto, la “fisicità”, ma è come se lo tsunami Covid abbia inciso profondamente sui nostri comportamenti. Non possiamo dire lo stesso di altri Paesi.
Ci sono state moltissime manifestazioni in tutta Europa, molto partecipate.
Italy Must Act è ancora poco conosciuta, certo, ma se vediamo la partecipazione alla manifestazione nazionale organizzata da tutti i sindacati della scuola e da organizzazioni studentesche nello stesso giorno e alla stessa ora a Roma, ci rendiamo conto che il fenomeno è diffuso e riguarda proprio noi italiani.

La presenza seppur “simbolica” di diverse generazioni insieme. Pochi nella fascia 30/50, molte donne, il sentir comune di organizzazioni diverse per scopi e strumenti, la voglia di tutti di “manifestare” la testimonianza di una Piazza. Parole che Ruth, ragazza eritrea, che Alice dalla Francia, che Joseph, anche lui di origine eritrea, ma romano da sempre, che Emma da un piccolo paesino della Vallonia o Morena da Francoforte, hanno voluto coniugare insieme, sia al microfono sia con la loro presenza “eroica”, al freddo di un autunno severo e antipatico.

Ci siamo ritrovati con Tania e Loretta al mitico Bibo bar, luogo del nostro primo incontro per una pizza e una birra, e questo ha reso la giornata ancora più bella.

Voglio esprimere un grande grazie a Tania, che ha reso possibile tutto questo. La caparbia determinazione, lo spirito di intraprendenza e sacrificio meritavano una ricompensa di partecipazione numericamente migliore, ma la possibilità di costruire un nuovo percorso con tutte le organizzazioni e gli amici e compagni incontrati in Piazza, hanno reso questo incontro prezioso e pieno di ottime prospettive per la costruzione di quella grande rete solidale che Italy Must Act intende costruire in tutta Italia. Ricomincio da tre!

 

Edgardo Maria Iozia è un rappresentante delle Sardine Creative e di Italy Must Act
pubblicato sul n° 17 di CieseeMagazine

 

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Sardine a Roma, piazza San Giovanni stracolma

sardine piazza san giovanni 460 minUna piazza San Giovanni così piena non si vedeva da un po’. Il luogo simbolo delle manifestazioni nazionali a Roma ha ospitato migliaia di partecipanti alla giornata delle Sardine nella capitale. Niente palco, niente comizi ma, in compenso, tantissimi volti noti mescolati alle famiglie normali, ai bambini, ai tantissimi giovani.

E poi, di nuovo, si sente “Bella ciao”, l’Inno di Mameli, cori ritrovati che erano lì a rappresentare un movimento che contrasta le parole d’odio e la paura. E soprattutto c’era tanta voglia di riaffermare la democrazia in questo paese. Il fondatore del movimento, Mattia Santori, ha detto che è stato raggiunto l’obiettivo di riempire la piazza e che adesso si può partire verso nuovi traguardi. “L’idea era cambiare un po’ la percezione della politica in questi anni”.

C’erano anche le cosiddette “Sardine nere” che chiedono l’abolizione del decreto sicurezza. Ma soprattutto c’era un’aria nuova che mette distanza con la valanga di odio che si è vista negli ultimi mesi sia in rete che nella realtà.

 

fonte: https://www.pressenza.com/it/author/articolo-21/

 

 

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Possibile: “Il 29 settembre in piazza a Sora con Aspagorà”

Possibile logo 350 260Possibile: “Il 29 settembre in piazza a Sora con Aspagorà” - I Comitati di Possibile della Provincia di Frosinone aderisconoalla manifestazione indetta dal Comitato Aspagorà per il giorno 29 settembre 2019, in occasione della giornata internazionale del migrante e del rifugiatoche cade annualmente il 29 settembre.

“Per la nostra comunità politica i valori dell’antirazzismo,dell’inclusione sociale e dell’accoglienza sono punti fermi della nostra azionequotidiana pertanto raccogliamo con piacere l’invito del comitato Aspagorà e prenderemo parte alla manifestazione del 29 settembre. Ci saremo come siamo stati presenti al presidio in risposta alle gravi affermazioni di Don DonatoPiacentini” afferma Anna Rosa Frate, portavoce dei comitati di Possibile, che aggiunge “in questi mesi le attiviste e gli attivisti sorani hanno mostratoimpegno e dedizione giornaliera per contrastare una narrazione dei migranticarica di odio, pregiudizi e discriminazioni. Un lavoro che merita il nostroringraziamento ed il nostro supporto anche e specialmente come forza politicaper essere cassa di risonanza”.

Possibile è da sempre schierata a sostegno delle istanze diaccoglienza, nella scorsa legislatura ha presentato una riforma del testo unicosull’immigrazione e si è speso contro gli Accordi con la Libia ed i Decreti Minniti ed il recente Sicurezza Bis. “C’è una strategia che punta ad alimentare un clima di odioverso chi viene considerato diverso in un meccanismo che sviluppa troppo spessouna guerra tra poveri di cui il nostro Paese non ha bisogno. Non abbiamobisogno di una narrazione che attacca chi ogni giorno affronta difficoltà, chesiano persone italiane o straniere” aggiunge Gianmarco Capogna, Portavoce Nazionaledi Possibile LGBTI+. La grande sfida è quella di costruire una nuovasolidarietà sociale fondata sull’incontro tra culture diverse, solo cosìpotremo davvero costruire un’alternativa a chi fomenta odio e discriminazioni”.

 

 

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Ceccano, successo per “Sport in Piazza”

Kanda 350 mindi Tommaso Cappella, Ufficio Stampa - Divertimento e partecipazione hanno caratterizzato l'evento “Sport in Piazza”, andato in scena sabato pomeriggio dalle ore 16.00 alle ore 20.30 a Piazzale Impastato, organizzato dal Comune di Ceccano per “Il Giugno della Contea” nel quadro dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, patrono della città, e inserito nel progetto “Coni & Regione Compagni di Sport”. Un pomeriggio che ha consentito, nonostante il gran caldo di questi giorni, a tanti cittadini di cimentarsi nelle varie discipline sportive: dalla ginnastica al baseball, dalle arti marziali alla scherma, dal calcio al rugby e così via. Tante le associazioni che hanno messo a disposizione sia le strutture che le risorse umane per una ottimizzazione delle loro performance: la Federazione Italiana Baseball e Softaball, l'Asd Boxing Club Domenico Tiberia, l'Asd Bucciarelli Boxe, la Fabraternum Rugby Ceccano, l'Acrobatyc Sport Asd, il Kanda Aikido, l'Asd Scherma Frosinone, lAsd Scuola di Danza Futura, l'Asd Pofi Sportiva, la Seicho Suru Dojo Aikido e la Triade. Alla kermesse hanno presenziato il sindaco Roberto Caligiore, il consigliere delegato allo sport Angelo Macciomei e Federica Aceto, consigliere comunale e presidente della commissione sport con delega alle politiche giovanili.

Per il Coni era presente il solerte e professionale Daniele Cristofani. “Non possiamo non ritenerci soddisfatti per questa bellissima iniziativa – hanno dichiarato alcuni rappresentanti delle varie associazioni sportive presenti a Piazzale Impastato – Vanno fatti i complimenti al Comune di Ceccano e al Coni per aver permesso ad associazioni e cittadini di cimentarsi nelle discipline sportive per le quali ognuno è maggiormente portato. E' stato anche un modo per farci conoscere e apprezzare”. “Siamo felici e soddisfatti per la riuscita di 'Sport in Pazza' - rimarcano invece gli amministratori comunali – Vedere nostri concittadini, dai bambini agli anziani, dalle mamme ai papà, esibirsi nelle varieDanza Futura 350 min attività sportive ci riempie di gioia. Come dichiarato in sede di presentazione dell'evento, si è assistito ad un momento di festa e socializzazione. Attraverso lo sport si coglie l'occasione per fare movimento all'aria aperta e quindi le piazze diventano vere e proprie palestre a cielo aperto. Vogliamo per questo ringraziare quanti hanno contribuito alla riuscita di questo evento, in particolare le varie associazioni sportive presenti nel nostro territorio”.

Al termine della giornata a tutte le associazioni che hanno contribuito alla riuscita della bellissima iniziativa è stato consegnato un attestato di ringraziamento. Ma non finisce qui l'impegno dell'instancabile Angelo Macciomei e della giunta Caligiore. Lunedì prossimo infatti, a Piazza XX Luglio, prima del concerto dei “Palasport Pooh”, l'amministrazione comunale premierà il Ceccano calcio 1920 per la vittoria nel campionato di Prima categoria.

 

 

 

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Vertenza Frusinate: sit-in in piazza della Libertà

sit in28.5.19 350 mindi Valentino Bettinelli - Conclusa la tornata elettorale, tra vincitori e vinti, Vertenza Frusinate torna a far sentire il proprio grido. Nella mattinata di martedì 28 maggio, nuovo sit-in dei disoccupati ciociari di fronte al Palazzo della Prefettura di Frosinone.

Il comitato, guidato come sempre dal portavoce Gino Rossi, ha trasmesso le proprie problematiche al Prefetto di Frosinone Ignazio Portelli. Ancora una volta il Prefetto si è dimostrato molto disponibile al dialogo, scendendo in piazza tra i tanti disoccupati presenti. Negli ultimi giorni la situazione è anche peggiorata a causa di alcuni distacchi di utenze idriche ed elettriche (anche in video). Vertenza chiede la mediazione della Prefettura per sbloccare l’iter che dovrà necessariamente portare ad un accordo tra Regione Lazio e sigle sindacali, per l’utilizzo dei circa 25 milioni destinati proprio alla nostra Regione per il pagamento della mobilità in deroga.

Ignazio Portelli si è impegnato a “continuare a vigilare sulla parte burocratica, unico intervento possibile da parte di questo Palazzo. Per i sì e i no politici, la Prefettura non ha potere decisionale”.

Al termine del colloquio del Prefetto con i lavoratori presenti, l’arrivo in Piazza della Libertà di Anselmo Briganti (CGIL) e Enrico Capuano (CISL). I due hanno confermato come i fondi destinati alla Regione Lazio siano stati sbloccati. Manca ancora la determina attuativa del governo che permetterà la convocazione del tavolo tra Regione e Sindacati, incontro che porterà alla sigla del nuovo e tanto agognato accordo per la mobilità in deroga del 2019/2020.

Come sempre, gli ex lavoratori di Vertenza continuano a chiedere il lavoro. A tal proposito, tra le tante aziende comprese nel comitato, la questione di più stretta attualitàIl Prefetto e Gino Rossi è quella dell’Ilva di Patrica. Dopo il 14 giugno bisognerà rispettare i tempi per la vendita del polo siderurgico; trattativa che dovrà garantire la riassunzione di gran parte dei disoccupati.

Prima di questa data, fondamentale per l’Ilva di Patrica, importante ricordare che il 10 giugno ci sarà il tavolo per le politiche attive, convocato dal Presidente della Provincia Antonio Pompeo sotto richiesta pressante del comitato di Vertenza Frusinate. Anche su questo Gino Rossi ha chiesto rassicurazioni al Prefetto Portelli: “è necessario che vengano invitati, oltre ai sindacati e ai disoccupati, i Sindaci e gli imprenditori, elementi fondamentali per la messa in opera dei progetti per le politiche attive”.
Una mattina, quella in Prefettura, che mostra ancora la capacità istituzionale del Prefetto, sempre pacato nei toni e pronto ad intervenire con molto pragmatismo. Dal punto di vista dei disoccupati, Vertenza continua a lavorare e marciare con compattezza, per arrivare alla soluzione che tutti auspicano: la risoluzione e la sopravvivenza attraverso il lavoro.

 

Le dichiarazioni di Gino Rossi in un video di Valentino Bettinelli

 

 

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Vertenza Frusinate incontra il Prefetto in piazza della Libertà

Il Preffetto con Gino Rossi mindi Valentino Bettinelli - Il Prefetto scende in piazza della Libertà per incontrare i disoccupati di Vertenza Frusinate.
Nella mattinata di venerdì 5 aprile, i disoccupati di Vertenza Frusinate si sono ritrovati davanti al palazzo della Prefettura di Frosinone. Sit-in come al solito pacifico, che aveva come obiettivo quello di smuovere lo stallo istituzionale sulla questione mobilità in deroga e sull’accordo di programma tra Ministero, Regione e sigle sindacali, che ancora manca.

La situazione degli ex lavoratori ciociari è ormai arrivata al limite dell’umana sopportazione. Ancora una volta si trovano a dover lottare per rivendicare il diritto alla sopravvivenza e alla dignità. Rappresentanti sindacali e politici continuano a latitare; assenze che producono un assordante frastuono nel mancato rispetto dei doveri affidati loro da tesserati ed elettori.
La richiesta di un sit-in presso la Prefettura è stata accordata, nei giorni scorsi, dalle autorità deputate. I manifestanti hanno presidiato Piazza della Libertà dalle 10:00 del mattino. Dopo circa un’ora la buona notizia: il Prefetto ha dato l’assenso a incontrare l’intera delegazione di disoccupati. Sua Eccellenza Ignazio Portelli èsceso, dunque, in piazza per parlare con il comitato di Vertenza Frusinate. Dialogo diretto affidato, al solito, al portavoce Gino Rossi.

“Vertenza Frusinate chiede un’accelerazione netta verso la risoluzione di questa spiacevole vicenda. Chiediamo rispetto da parte dei sindacati e dei Parlamentari eletti nel nostro territorio che continuano a lasciarci soli. Non sappiamo quando e con quali cifre verrà siglato l’accordo di programma per il rifinanziamento delle nostre mobilità”.
La presenza del Prefetto è stata particolarmente apprezzata dal gruppo di disoccupati. Lo stesso Prefetto ha voluto precisare qualche aspetto procedurale. “Dal punto di vista tecnico ci impegneremo ad intercettare tutti i problemi, relativi anche ad alcuni intoppi sull’erogazione della mobilità 2018. Per il 2019 bisogna attendere ancora l’iter ufficiale da parte delle istituzioni per arrivare alla firma del nuovo accordo. È chiaro che sarà necessario verificare le richieste di tutte le 13 regioni interessate dalle 18 aree di crisi complessa in tutto il Paese. In finanziaria ci sono 117 milioni, ma ancora non si hanno notizie sulla divisione di tali fondi per tutte le aree di crisi complessa”.

Gino Rossi ha messo sul piatto, in tema di politiche attive, anche la concreta possibilità relativa al finanziamento dei progetti di bonifica della Valle del Sacco, accordo che riguarda 10 progetti sul territorio della nostra provincia, per un ammontare di poco superiore ai 53 milioni di euro. A tal proposito Sua Eccellenza ha chiarito come “i primi interventi di bonifica non rappresentano una possibilità a breve termine di occupazione. Nei prossimi mesi ci sarà la fase di studio, e solo dopo l’estate l’avvio dell’iter burocratico per la partenza effettiva dei progetti. L’opportunità sicuramente c’è, ma bisogna essere chiari dicendo che, ad oggi, l’unica parte concreta di quell’accordo èVertenzaFrusinate sit in Prefettura 5 apr 19 min rappresentata dai soldi stanziati”. Parole, quelle del Prefetto Ignazio Portelli, che dovrebbero suonare come campanello d’allarme nelle orecchie di Sindacati e politica locale, considerata anche la poca partecipazione di questi attori nelle questioni pratiche dell’accordo di programma sulla bonifica. Tutto questo, però, resta nell’aria, a causa delle continue assenze dei vari rappresentanti delle sigle sindacali e dei partiti politici.

Di nuovo Gino Rossi (anche in video) si trova costretto a ribadire la solitudine del comitato di Vertenza Frusinate: “le nostre istanze vengono continuamente disattese. Gli inviti, alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti eletti nel territorio, totalmente inascoltati. Noi disoccupati, ancora una volta, ci troviamo costretti a trovare autonomamente delle soluzioni”.
Un grido che riecheggia da tempo e che sembra, però, non arrivare a chi di dovere.
La rappresentanza è un compito arduo che andrebbe affrontato con un’etica ben diversa da quella mostrata fino ad ora dai vertici locali di politica e parti sociali. Vertenza Frusinate continua a portare avanti una battaglia sacrosanta, con la speranza che si arrivi al risultato desiderato: la riconquista di un valore Costituzionalmente riconosciuto come la dignità del lavoro.

 

 

 

 

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