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Informazione, propaganda e discernimento

CRONACHE&COMMENTI

Reporter senza frontiere 2022, sulla libertà di stampa: Italia al 58° posto, Russia al 155°

di Aldo Pirone
giornali in edicola 350 260Lo si dovrebbe sapere, ma c’è sempre qualcuno che cade dal pero. Le guerre non si combattono solo con le armi ma anche con la propaganda, l’informazione e la disinformazione. Ognuno avvalendosi, in questo campo, degli strumenti del tempo. In quello nostro c’è anche la dimensione cibernetica e informatica che è usata, soprattutto dalle grandi potenze, anche quando non si è in guerra aperta.

Il campo della propaganda sui mass media, TV, radio e giornali, è sempre molto usato, com’è noto. Così come su quelle tribune è veicolata anche un’informazione più seria e obiettiva dovuta innanzitutto ai corrispondenti in loco su come vanno i conflitti armati sul campo, sulle sofferenze dei civili, sulle nefandezze compiute dai militari, sulle distruzioni provocate da bombardamenti attraverso aerei, missili, droni, mortai cannoni e quant’altro.

L’intervista al ministro degli esteri russo Lavrov curata dal berlusconiano Giuseppe Brindisi trasmessa su Rete 4 Mediaset, ha sollevato il consueto vespaio di critiche e contro critiche in cui si sono esibiti i soliti atlantisti con l’elmetto dimentichi delle loro interviste genuflesse ai potenti, politici e non, di turno. Qualcuno ha perfino chiesto, con grave sprezzo del ridicolo, l’intervento del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). La libertà d’informazione che è insita nei regimi democratici non prevede ostracismi ed è giusto che sui nostri mass media vadano in onda interviste anche con esponenti politici e propagandisti russi. Del resto, di là della questione di principio, è bene che parlino, così aiutano tutti a comprendere dove siano i torti e le ragioni fra aggrediti e aggressori con tutti i loro annessi e connessi di sfida fra grandi potenze, e, soprattutto, la sostanza del regime autocratico russo dove la libertà d’informazione è sconosciuta e giornalisti e dissidenti politici, intellettuali e di altra specie, di regola e non come eccezione, scompaiono morti ammazzati, suicidati o avvelenati.

Altra cosa è la professionalità del giornalista che ospita questi personaggi. Basterebbe fare il confronto fra l’intervista a Lavrov fatta dal berlusconiano Brindisi e quella di circa un mese fa fatta da Christiane Amanpour sulla Cnn a Peskov portavoce di Putin, per rendersi conto della differenza sostanziale fra uno giornalista zerbino che alla fine augura, con involontaria e macabra ironia, “buon lavoro” al ministro russo, e una giornalista vera.

Ho detto che la libertà d’informazione è insita nei regimi democratici. È vero in generale. Perché, anche in questo campo, vige la potenza del denaro ed è innegabile che in Italia le cose, anche qui, sono parecchio regredite rispetto al primo trentennio repubblicano, quando ad assicurare un certo equilibrio e una voce stabile alle classi popolari e subalterne erano i loro grandi partiti di massa con i loro giornali e con una molteplicità di apparati propagandistici e di controinformazione rispetto a lorsignori; almeno nella carta stampata che all’epoca contava molto di più.

L’ultimo indice annuale di Reporter senza frontiere, uscito qualche giorno fa, sulla condizione della libertà di stampa, assegna all’Italia il 58esimo posto a fronte del 41esimo dell’anno scorso. La situazione è assai peggiorata. Ma anche qui bisogna evitare, come fanno alcuni giornalisti esacerbati dalla faziosità, di far calare la notte per rendere i gatti tutti bigi. C’è un limite qualitativo fra regressione democratica, in cui è possibile e necessario per le forze popolari e progressiste impegnare una lotta per controbilanciare la strapotenza di lorsignori, e assenza dei requisiti minimi di democrazia in regimi semi totalitari e illiberali, dove la lotta per conquistare il terreno della democrazia è primordiale.

Non a caso nella graduatoria di Report senza frontiere la Russia di Putin è al 155esimo posto.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Storia di una "debacle" bellica, politica e della propaganda

AFGHANISTAN OGGI... E DOMANI?

20 anni di errori, atrocità, sprechi. Che lezione trarre?

di Redazione
Kabul bynewleftreview.org minCommentare a caldo, fatti e avvenimenti può far incorrere in errori, scrive Fiorenza Taricone, "al quadro mancano troppe tessere, anche se qualche certezza di fondo è sempre valida".

Afghanistan oggi. C’è una rapida denuncia di errori, ma non proprio una doverosa autocritica dei paesi che hanno avviato e partecipato a 20 anni di guerra.
Che guerra? La guerra voluta da due protagonisti assoluti: George Walker Bush e Tony Blair che volevano colpire le basi (?) del terrorismo mondiale ordito da Al Qaeda e prendere il suo capo Osama Bin Laden ucciso nella notte tra l’1 e il 2 maggio 2011 in un blitz dei Navy Seals americani in un edificio di Abbottabad, città del Pakistan. Nonostante questo “esito” la guerra dura fino all’agosto 2021.

Perché?
Gino Strada il 14 maggio 2021 dichiarava a “La Stampa”: «Non mi sorprende questa situazione. La guerra all’Afghanistan è stata - né più né meno - una guerra di aggressione iniziata all’indomani dell’attacco dell’11 settembre, dagli Stati Uniti a cui si sono accodati tutti i Paesi occidentali. A cosa è servita? Zero. Spesi 2 mila miliardi e i talebani sono ancora lì»
Oggi davvero non basta quanto scrive Ezio Mauro nel suo editoriale del 18 agosto 2021 su “La Repubblica” che così pensa di analizzare il fallimento occidentale: «Oggi dobbiamo prendere atto che la seminazione di principii e modelli in un territorio così diverso per storia, esperienze, cultura e tradizioni non ha dato frutti, o li ha dati troppo fragili, tanto che possono essere sradicati senza alcuna resistenza. Abbiamo certamente sbagliato il metodo, probabilmente l’approccio, forse persino l’ambizione. Ma ecco che la vicenda afghana ci testimonia ancora una volta come certi valori da noi ritenuti universali per una parte di mondo siano in realtà soltanto occidentali, eternamente stranieri».

Ben diverso, l’approccio del “newleftreview.org” che titola “La debacle occidentale in Afghanistan viene da ontano”, una ricostruzione commento a firma di Tariq Alì (politologo, storico, attivista, giornalista e scrittore pakistano naturalizzato britannico)
Il giudizio è netto e assai preciso: «La caduta di Kabul ai Talebani il 15 agosto 2021 è una grande sconfitta politica e ideologica per l’Impero americano. Gli elicotteri affollati che trasportavano il personale dell’ambasciata americana all’aeroporto di Kabul ricordavano in modo sorprendente le scene a Saigon – ora Ho Chi Minh City – nell’aprile 1975».

Sorprendente la velocità con cui le forze talebane hanno preso il controllo del Paese degna di un “acume strategico notevole”. In una settimana sono entrate trionfalmente a Kabul. I 300.000 uomini dell’esercito afghano non hanno resistito, molti si sono rifiutati di combattere. In migliaia, infatti, si sono rivolti ai talebani. «Kabul ha cambiato proprietario con poco spargimento di sangue. I talebani non hanno nemmeno tentato di prendere l’ambasciata americana, figuriamoci prendere di mira il personale americano».

Come sono trascorsi 20 anni? «Il ventesimo anniversario della “Guerra al terrore” si è quindi concluso con una prevedibile e prevista sconfitta per gli Stati Uniti, per la NATO e per gli altri che erano saliti sul carro. Comunque si giudichi le politiche dei talebani – sono stato un severo critico per molti anni (sottolinea Tariq Alì ndr) – il loro successo non può essere negato. In un periodo in cui gli Stati Uniti hanno distrutto un paese arabo dopo l’altro, non è mai emersa alcuna resistenza che potesse sfidare gli occupanti. Questa sconfitta potrebbe essere un punto di svolta. Ecco perché i politici europei si lamentano. Hanno appoggiato incondizionatamente gli Stati Uniti in Afghanistan, e anche loro hanno subito un’umiliazione, e tra questi nessuno più della Gran Bretagna».

Oggi molti commentatori scrivono che Joe Biden non ha avuto scelta. Egli ha semplicemente ratificato il processo di pace avviato da Trump. Con un occhio al voto di novembre per lisciare il pelo all’elettorato repubblicano.

Tariq Ali fa una considerazione di grande significato politico: «Il fatto è che in vent’anni gli Stati Uniti non sono riusciti a costruire nulla che potesse riscattare la loro missione. La Zona Verde brillantemente illuminata era sempre circondata da un’oscurità che gli Zoner non riuscivano a capire. In uno dei paesi più poveri del mondo, miliardi sono stati spesi ogni anno per il condizionamento dell’aria nelle baracche che ospitavano soldati e ufficiali statunitensi, mentre cibo e vestiti venivano regolarmente trasportati in aereo dalle basi in Qatar, Arabia Saudita e Kuwait. Non è stata una sorpresa che un enorme malcontento crescesse ai margini di Kabul, mentre i poveri si radunavano per cercare beni primari nei bidoni della spazzatura. I bassi salari pagati ai servizi di sicurezza afgani non sono riusciti a convincerli a combattere contro i loro connazionali. L’esercito, costruito in due decenni, era stato infiltrato in una fase iniziale dai sostenitori dei talebani, che hanno ricevuto una formazione gratuita nell’uso di moderne attrezzature militari e hanno agito come spie per la resistenza afgana.
Questa era la miserabile realtà dell'”intervento umanitario”

«..il paese ha assistito a un enorme aumento delle esportazioni. Durante gli anni dei talebani, la produzione di oppio era rigorosamente controllata. Dall’invasione degli Stati Uniti è aumentato drammaticamente e ora rappresenta il 90% del mercato globale dell’eroina, facendo sorgere la domanda se questo conflitto prolungato debba essere visto, almeno in parte, come una nuova guerra dell’oppio. Trilioni sono stati realizzati in profitti e condivisi tra i settori afghani che hanno servito l’occupazione. Gli ufficiali occidentali sono stati generosamente pagati per consentire il commercio. Un giovane afghano su dieci è ora dipendente dall’oppio. Le cifre per le forze della NATO non sono disponibili.»

Per quanto riguarda la condizione delle donne, non è cambiato molto. «C’è stato poco progresso sociale al di fuori della Green Zone infestata dalle ONG. Una delle principali femministe in esilio del paese ha osservato che le donne afghane avevano tre nemici: l’occupazione occidentale, i talebani e l’Alleanza del Nord. Con la partenza degli Stati Uniti, ha detto, ne avranno due. (Al momento in cui scriviamo questo può forse essere modificato in uno, poiché l’avanzata dei talebani nel nord ha eliminato fazioni chiave dell’Alleanza prima che Kabul fosse catturata). Nonostante le ripetute richieste di giornalisti e attivisti, non sono stati rilasciati dati affidabili sull’industria del lavoro sessuale che è cresciuta per servire gli eserciti occupanti. Né ci sono statistiche credibili sugli stupri, anche se i soldati statunitensi hanno usato spesso la violenza sessuale contro i “sospetti terroristi”, hanno violentato civili afgani e dato il via libera agli abusi sui minori da parte delle milizie alleate . In Afghanistan, i dettagli devono ancora emergere».

Le vittime. «Oltre 775.000 soldati statunitensi hanno combattuto in Afghanistan dal 2001. Di questi, 2.448 sono stati uccisi, insieme a quasi 4.000 appaltatori statunitensi. Secondo il Dipartimento della Difesa, circa 20.589 soldati sono stati feriti in azione . Le cifre delle vittime afghane sono difficili da calcolare, dal momento che le “morti dei nemici” che includono i civili non vengono conteggiate. Carl Conetta del Project on Defense Alternatives ha stimato che almeno 4.200-4.500 civili sono stati uccisi entro la metà di gennaio 2002 come conseguenza dell’assalto degli Stati Uniti, sia direttamente come vittime della campagna di bombardamenti aerei che indirettamente nella crisi umanitaria che ne seguì. Entro il 2021, l’Associated Press riportava che 47.245 civili erano morti a causa dell’occupazione. Gli attivisti per i diritti civili afgani hanno dato un totale più alto, insistendo sul fatto che 100.000 afgani (molti dei quali non combattenti) erano morti e tre volte quel numero erano stati feriti.»

Chi era il nemico?  «I talebani, il Pakistan, tutti afghani? Un soldato americano di lunga data era convinto che almeno un terzo della polizia afghana fosse tossicodipendente e un’altra fetta consistente fosse costituita da sostenitori dei talebani. Ciò ha rappresentato un grosso problema per i soldati statunitensi, come ha testimoniato un anonimo capo delle forze speciali nel 2017: “Pensavano che sarei andato da loro con una mappa che indicasse dove vivevano i buoni e i cattivi … Ci sono volute diverse conversazioni per far capire loro che non avevo quell’informazione nelle mie mani. All’inizio continuavano a chiedere: “Ma chi sono i cattivi, dove sono?”‘.»

Quale è stata la consapevolezza della crisi? «La cosa sorprendente è che né il generale Carter né i suoi collaboratori sembrano aver riconosciuto l’entità della crisi affrontata dalla macchina da guerra degli Stati Uniti, come esposto in “The Afghanistan Papers”. Mentre i pianificatori militari americani si sono lentamente svegliati alla realtà, le loro controparti britanniche si aggrappano ancora a un’immagine fantastica dell’Afghanistan.»


Cosa riserva il futuro? «Replicando il modello sviluppato per l’Iraq e la Siria, gli Stati Uniti hanno annunciato un’unità militare speciale permanente, composta da 2.500 soldati, da stazionare in una base kuwaitiana, pronta a volare in Afghanistan e bombardare, uccidere e mutilare se necessario. ... Ma ora, con la NATO in ritirata, gli attori chiave sono Cina, Russia, Iran e Pakistan (che ha senza dubbio fornito assistenza strategica ai talebani, e per i quali questo è un enorme trionfo politico-militare). ... Nessuno di loro vuole una nuova guerra civile, in polare contrasto con gli USA ed i suoi alleati dopo il ritiro sovietico. Le strette relazioni della Cina con Teheran e Mosca potrebbero consentirle di lavorare per assicurare una pace fragile per i cittadini di questo paese traumatizzato, aiutata dalla continua influenza russa nel nord. ...
...L’età media in Afghanistan? 18 anni, su una popolazione di 40 milioni. Di per sé questo non significa molto. Ma fa sperare che i giovani afghani vogliano lottare per una vita migliore dopo i quarant’anni di conflitto. «Per le donne afghane la lotta non è affatto finita, anche se rimane un solo nemico. In Gran Bretagna e altrove, tutti coloro che vogliono continuare a combattere devono spostare la loro attenzione sui rifugiati che presto busseranno alla porta della NATO. Per lo meno, il rifugio è ciò che l’Occidente deve loro: una piccola riparazione per una guerra non necessaria».

Chi ha letto sin qui ha certamente materia per fare sue proprie valutazioni, che da questi dati di Tariq Alì consentono intanto di avre una certezza: le guerre non servono per esportare ideali, portano sempre un vincitotre che per rimanere tale non può che ssere una carogna anche lui. Dialogo politico inernazinale, nel rispetto dei valori della vita umana prima di ogni affare economico, sembra essere la lezione più recente ancora una volta. La sapremo ascoltare e mettere in pratica?

 

 aggiornato alle 18,20 del 18 agosto 2021

 

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Ceccano. Raccolta firme contro la propaganda fascista e nazista

CECCANO. Comuni del Frusinate

Democrazia, partecipazione e antifascismo

IlCoraggiodiCambiare Logo minDopo aver promosso la raccolta firme nel nostro comune, avendo depositato i moduli in segreteria nel mese di gennaio, lo scorso sabato 20 febbraio abbiamo organizzato un banchetto in Piazza 25 Luglio, per la sottoscrizione della proposta di legge ad iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista, promossa dal sindaco di Stazzema, Maurizio Verona.

Una giornata iniziata alle 9 e conclusa alle 16, che ha visto la partecipazione di tanti ceccanesi, accorsi numerosi per l’iniziativa. Una partecipazione nel pieno spirito di democrazia e antifascismo che ha sempre contraddistinto la nostra città. Donne e uomini, ragazze e ragazzi di ogni età, che hanno consentito il raggiungimento di un risultato notevole: 150 firme raccolte, che si uniscono alle 60 sottoscrizioni già depositate presso gli uffici della segreteria generale del Comune.

Abbiamo voluto lanciare un appello forte alla nostra comunità, che ha risposto positivamente. Una città che dimostra ancora una volta uno spirito di Resistenza, contro ogni tipo di propaganda fascista e nazista.
Un pensiero particolare ai tantissimi giovani non ancora maggiorenni, che ci hanno raggiunto con l’intenzione di firmare la proposta. Sottoscrizioni che, chiaramente, non potevano essere autenticate, ma che simbolicamente aggiungiamo al conto di quelle raccolte. Un segnale importante da parte delle generazioni più giovani e che ci riempie di soddisfazione.

Una richiesta la inoltriamo direttamente al Sindaco Caligiore, invitandolo a seguire l’esempio del suo collega di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, che nonostante la militanza in Fratelli d’Italia ha accolto la proposta e l’ha sottoscritta. Faccia lo stesso il Sindaco di Ceccano, dato che qualche esponente della sua maggioranza, passando nei pressi del nostro gazebo, ha ben detto che “sarebbe giusto firmare la proposta di legge”. Basta poco Sindaco, solo una firma. Non chiediamo altro.

Il ringraziamento va a tutti coloro i quali hanno lavorato per la realizzazione dell’evento e ai tre consiglieri comunali che hanno prestato la loro disponibilità ad autenticare le firme, Emanuela Piroli, Andrea Querqui e Mariangela De Santis.
Sabato prossimo, 27 febbraio, replicheremo l’iniziativa, con luogo e orari che definiremo e comunicheremo a breve. Nel frattempo ricordiamo a tutti i ceccanesi che, fino al 31 marzo si può firmare presso l’ufficio di segreteria generale del Comune.

Democrazia, partecipazione e antifascismo. Tre valori fondanti della nostra Repubblica, che intendiamo difendere con i mezzi a nostra disposizione. Ceccano è presente e il messaggio lanciato è chiaro.

Coordinamento politico “Il Coraggio di Cambiare”

 

 

 

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Propaganda fascista e nazista sia delitto anche se online

Antifascismo

Una proposta del Sindaco di Sant’Anna di Stazzema

anagrafe antifascista 390 minAccogliamo la proposta del Sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Maurizio Verona, su un progetto di legge ad iniziativa popolare per perseguire penalmente chi fa propaganda di fascismo e nazismo anche online.

Riteniamo inaccettabile che la propaganda neonazista e neofascista resti impunita, per questo crediamo fortemente nella proposta di legge che parte da Sant’Anna di Stazzema, comune tristemente noto per uno dei più cruenti eccidi nazisti della seconda guerra mondiale. Lanciamo l’iniziativa nel nostro comune in occasione di una ricorrenza importante, come la Giornata della memoria per le vittime della Shoah, perché crediamo nei valori democratici della nostra Repubblica. Dobbiamo riscontrare come i moduli non fossero a disposizione presso gli uffici comunali e riteniamo questa scelta poco consona al valore della proposta in questione. Ci siamo, pertanto, attivati, anche a seguito di numerose segnalazioni da parte dei nostri concittadini, per far sì che i ceccanesi potessero sottoscrivere la petizione.

Da troppi anni assistiamo ad una crescita dei rigurgiti fascisti e nazionalisti nel nostro paese e intendiamo sostenere in pieno la proposta avanzata dal comitato promotore, che ringraziamo per la collaborazione dimostrata negli adempimenti burocratici. Siamo fermamente convinti che il fascismo vada combattuto con la democratica iniziativa popolare e vogliamo che questa proposta di legge arrivi in discussione nelle aule del Parlamento.

Nella giornata di ieri, per far sì che anche a Ceccano ci fosse la possibilità di firmare, abbiamo provveduto a depositare, pressoIlCoraggiodiCambiare Logo min gli uffici comunali, i moduli di adesione all’iniziativa. Tutti i cittadini maggiorenni che vogliono sottoscrivere la proposta potranno recarsi presso l’ufficio della Segreteria Generale, muniti di un documento di riconoscimento valido, chiedendo di firmare la proposta di legge contro la propaganda fascista e nazista. Il termine della raccolta firme è fissato al 31 marzo 2021.

Il nostro appello è rivolto a tutti i ceccanesi che si riconoscono nei valori democratici della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza. Perché lo strumento della memoria va esercitato quotidianamente, con azioni concrete che continuino a ricordare a tutti che il fascismo non è un’opinione. Il fascismo è stato, è, e sarà sempre un crimine inaccettabile e che merita la giusta pena.

Coordinamento politico “Il Coraggio di Cambiare”

 

 

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E' ripartita la propaganda elettorale a Ceccano

Vedremo inaspettate e insospettate novità?

ceccano palazzo antonelli 350 253Evviva, a Ceccano, la fase "3" dall'emergenza del covid 19 è pienamente avviata, anche se questo giudizio andrà verificato nei prossimi giorni, di più e meglio. Ma, c'è un partito che è impegnato a far vedere che è vivo e vegeto. E' il PD.

Nelle ultime ore ha rilasciato un comunicato che annuncia interventi di manutenzione l’impianto di depurazione di Ceccano, da tempo, lungo tempo dimenticati anche se da tempo ripetutamente sollecitati da operatori del settore e soprattutti dai cittadini.
Oggi il PD di Ceccano abnnucia atutti che accoglie "con soddisfazione la notizia relativa all’importante progetto di investimento del Consorzio ASI per l’impianto di depurazione di Ceccano e organizzato un incontro con il Presidente per conoscerne i dettagli dell’intervento. Notizia che ha appreso nell'incontro tra la delegazione della segreteria del Circolo Cittadino e il Presidente (dell'ASI ndr) Francesco De Angelis che per l’intervento è previsto l’importo di 2 Milioni di euro, rifinanziato con la Legge 46, è volto all’ammodernamento e alla mitigazione dell’impatto ambientale dell’impianto di depurazione di Ceccano.

Vediamo come è stato accolto in città, i post di Facebook ne danno, oggi, già un quadro ben delineato.

Lo riportiamo come si è sviluppato fino alle 18,00 del 5 giugno '20.

Angelino Loffredi apre la discussione
«Questo servile comunicato fa parte della serie "Come far sparire il PD". E' una ripetizione di tanti altri inconcludenti annunci tendenti a santificare il presidente De Angelis e non a risolvere il problema. Contribuisce ad allontanare la propria base elettorale. Tanto per rimanere sul tema sarebbe stato utile conoscere come è stato speso l'ultimo finanziamento di un milione di euro e quali i risultati positivi ottenuti. Ancora oggi non va dimenticato che il Presidente De Angelis non ha avviato alcuna iniziativa di contrasto verso gli industriali avvelenatori del fiume e delle sponde.»

Davide Della Rosa gli replica
«Aspetta e spera...comprendo la tua indignazione!»

Angelino Loffredi a
«Davide Della Rosa, io non aspetto e non spero, anzi. Questo veloce e impegnativo commento si riconnette ad altri giudizi che ho espresso in questi anni e che tu puoi trovare sul sito www.loffredi.it. Sarei molto lieto di conoscere meglio invece il tuo giudizio sia sul comunicato che più in generale sulla gestione del Consorzio ASI oltre che sullo spalleggiamento che il suo Presidente ha dimostrato verso gli industriali avvelenatori delle acque e delle sponde.»

Rino Liburdi
«Complimenti al circolo cittadino del PD di Ceccano, che adempie bene alla sua funzione di "divulgatore" dell'ennesimo annuncio, degno delle più esilaranti " supercazzole" del Conte Mascetti in "Amici Miei". Invece di santificare gli "amici" o forse sarebbe meglio dire " i padroni", il circolo PD di Ceccano, dato che il loro partito viaggia sulla eccezionale filiera governo, provincia, Asi potrebbe rispondere ai quesiti, posti non da un estremista di destra, ma da un ex sindaco del PCI e figura autorevole della sinistra ceccanese, il Prof. Angelino Loffredi, che faccio miei e ripropongo:
1. Che fine ha fatto l'annunciato finanziamento di un milione e mezzo di euro per ristrutturare e rimodernare gli impianti di smaltimento del depuratore?
2. Il bando e la successiva gara per fare questi lavori è stata fatta? Se si, con quali esiti? I lavori quando verranno eseguiti?
3.Le vasche funzionano?
4. Quali azioni concrete sono state poste in essere dal Consorzio ASI contro gli inquinatori che sono stati individuati? Si costituirà parte civile?
Viste le responsabilità politiche enormi del PD in materia ambientale di domande che ne sarebbero molte altre...
Vediamo chi ha il coraggio di dire le cose come stanno e parlare per il bene di Ceccano e non per fare da "divulgatori" del pensiero dei referenti provinciali.»

Davide Di Stefano, spara nel mucchio
«Rino intanto ti ringraziamo per la condivisione del comunicato che riporta la notizia dello stanziamento di 3 milioni dal consorzio ASI per i lavori al depuratore (2mln) e ad una strada consortile (1mln). Le domande che poni, legittime, su investimenti e lavori passati faresti bene a rivolgerle direttamente a Caligiore (vista la tua nuova collocazione politica) visto che come exSindaco di Ceccano ha votato gli organi dirigenti, compresa la presidenza, del Consorzio. Evidentemente deve conoscere nel dettaglio gli interventi effettuati e reputarli anche soddisfacenti, visto l'esito del voto!»

Roberto Giannetti rivolto ad Angelino Loffredi
«il servilismo non fa parte della cultura del PD tanto meno, veleni e rancori personali di cui traspare nel tuo commento. Le offese, gratuite, che tu fai al Partito Democratico di Ceccano te le puoi risparmiare non Ti fanno onore. possono solo trovare becero consenso per una destra che ti raccomando.»

Adriano Papetti a Giannetti «Scusa se mi intrometto, Angelino Loffredi, non ha fatto nessuna osservazione personale, anzi l'ha fatta politica. Ha fatto delle osservazioni a cui state sviando la risposta».

Ioannes Misseritti e si rivolge ad Angelino Loffredi.
«Buongiorno Angelino, il PD di De Angelis non si può toccare o discutere, la "Democrazia" in Italia (e in Europa) ormai non esiste più, colpa di chi?... non ci crede ideologicamente. Il mondo va avanti senza forzature politiche.»

Angelino Loffredi replica a Giannetti: «Roberto, perchè vuoi buttarla in caciara? Il servilismo è riferito al comunicato e non alla cultura del PD. Sono io allora a sollecitarti ad esaminare meglio il mio commento al comunicato per vedere dove esistano veleni e risentimenti. Ed entrare nel merito di quelle mie poche righe. Per quanto riguarda il becero consenso della destra sul mio commento te la potevi risparmiare. In particolar modo se guardi vicino e se guardi lontano. Il PD ceccanese infatti ha stabilto un'alleanza elettorale con forze di destra. Il presidente dell'ASI sgoverna con il voto dell'ex sindaco di Ceccano Calligiore. Presso l'amministrazione Provinciale Pompeo si sostiene con l'alleanza del gruppo di Fratelli d'Italia. O no? Ma in questi anni non hai visto e sentito, anche con l'olfatto, il disastro combinato dal Consorzio industriale? Ma possibile che non hai notato la repulsa, la riprovazione verso il suo Presidente?»

Di fatto si è riavviata la campaganelettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Ceccano. C'è da augurarsi che anche gli altri attori che si sono silenziati nei emsi di marzo aprile e maggio, rientrinio in scena. C'è qualcuno che mai si è fermato anche lavorando per preparare inaspettate novità. Ci saranno?
Aspettiamo e vedremo.

 

 

 

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Propaganda virus

Covid 19 nel tritacarne della propaganda

noirompiamo 350 mindi Aldo Pirone - Ieri pomeriggio Matteo Salvini uscendo dall’incontro con il Presidente Conte ha detto: “Finalmente qualcuno ci ha ascoltato, ma esco preoccupato: abbiamo portato la voce di chi chiede di chiudere tutto adesso per poi ripartire, ma la risposta è stata no. Quindi totale incertezza”. Cioè, se le parole hanno un senso, non è vero che sono stati “ascoltati” tutt’al più sono stati “sentiti”. La Meloni, per non esser da meno del “ganassa” milanese, ha detto che sulla chiusura totale del Paese “Al momento il governo non si dice disponibile ed interessato". Secondo l’Agenzia Ansa, invece, Conte ha detto a tutti e tre (c’era pure Tajani come soprammobile): "Vi assicuro che il Governo continuerà a rimanere disponibile e risoluto ad adottare tutte le misure necessarie a contrastare con il massimo rigore la diffusione del contagio". Quindi, ancor più drastiche di quelle finora adottate.

E’ ormai assodato che il “bauscia” non sa quel che dice e si contraddice non solo fra un giorno e l’altro ma nelle stesse frasi.
Ovviamente i rappresentanti della destra non si sono astenuti dall’attaccare l’Europa che manca all’appello coronavirus. Ed è vero, ma Salvini e la Meloni sono i meno indicati a sollevare la questione perché è proprio per mancanza di poteri sovranazionali, cioè per eccesso di quel sovranismo tanto caro ai due sodali della destra che ne vorrebbero ancora di più, che la UE sta mostrando la corda in tanti settori e su tanti fronti. Oddio, in materia si può sempre cambiare idea, ma bisogna dirlo, spiegare il perché e farsi l’autocritica. Al contrario, costoro aprono bocca con la prosopopea dei saputelli che la dicono sempre giusta anche quando straparlano e si contraddicono per crassa ignoranza e ancor più crassa incompetenza. Sono veramente patetici questi nostri sovranisti d’accatto, qualche giorno fa la Meloni ha scomodato niente meno che De Gaulle il quale, in un’altra epoca storica, aveva dell’Europa una sua improbabile visione politica - “dall’Atlantico agli Urali” diceva - scambiando la geografia fisica con la storia politica e culturale del nostro continente. La onorevole signora si è richiamata in positivo alla visione gaullista di “Europa delle Patrie” e “Confederale”, che è esattamente quella che c’è e che si sta dimostrando non all’altezza.

Il “bauscia” ha anche aggiunto: “Qualcuno sta sottovalutando l’emergenza sanitaria”. Ce l’aveva con se stesso, evidentemente, perché il 27 febbraio, cioè meno di due settimane fa, reclamava da Mattarella: “L’appello che ho chiesto per chi è al governo è di aprire tutto quello che si può: fabbriche, centri commerciali, teatri, bar”.

Non faceva cenno alle osterie, perché quelle erano già aperte solo per lui.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Comunismo e nazismo non sono la stessa cosa: basta con la propaganda

  • Pubblicato in UE

Reblab.itBlog 350 mindal blog reblab.it di Simone Oggionni - Ci sono fatti che sono veri segni del tempo. Fatti e atti. Atti parlamentari. Nello specifico, giovedì scorso, la risoluzione approvata dal Parlamento europeo “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” (2019/2819). Leggetela, è un capolavoro di propaganda, un esempio di scuola di cattiva storiografia e di strumentalizzazione in chiave politica della storia. Non so chi l’abbia scritto, ma purtroppo so chi l’ha votato, compresi buona parte dei deputati del Pse e del Pd.
Cosa dice questa risoluzione? Innanzitutto che il patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939) è la causa scatenante della II guerra mondiale e che dunque la responsabilità ultima del più devastante conflitto del Novecento è – in misura condivisa – di Hitler e dell’Unione Sovietica.

Si dimenticano, colpevolmente, molti tasselli che precedono e spiegano quel patto: innanzitutto il patto di non aggressione siglato tra la Germania nazista e la Polonia nel gennaio 1934. In secondo luogo le reiterate richieste sovietiche rivolte a Gran Bretagna e Francia allo scopo di stringere un patto anti-tedesco, anche a difesa della Polonia, sin dal 1937. In terzo luogo il rifiuto opposto da parte del governo polacco, ancora a metà del mese di agosto 1939, a un aiuto militare sovietico, che era stato esplicitamente offerto dalla diplomazia sovietica e da Molotov in prima persona. Infine, lo scellerato patto di Monaco del settembre 1938 con cui Francia e Gran Bretagna legittimarono e avallarono l’invasione tedesca dei Sudeti, punto di approdo di una politica di appeasement (di acquiescenza e subalternità, tutta in chiave anti-comunista, affidando al fascismo europeo e a Hitler in particolare il compito di baluardo anti-sovietico nel cuore dell’Europa) che dalla rimilitarizzazione della Renania del 1936 all’annessione dell’Austria porta, appunto, all’invasione dei Sudeti.

Bene: alla fine dell’agosto del 1939, con i motori della guerra già accesi, e l’Unione Sovietica strategicamente nel mirino nazista (ricordiamoci che la lotta per lo spazio vitale e la guerra al giudeo-bolscevismo erano gli assi strategici del nazionalsocialismo e gli obiettivi militari dell’Asse, come l’operazione Barbarossa del 1941, l’invasione dell’Urss, dimostrò incontrovertibilmente), prendere il tempo necessario per riorganizzare l’apparato militare-industriale sovietico, in funzione dello scontro inevitabile, risultò decisivo.

Ma la risoluzione del Parlamento europeo non si ferma qui: dipinge l’Europa del secondo dopoguerra (anzi: l’Europa tra il 1945 e il 1989) con la retorica della guerra fredda, con il manicheismo del rapporto Kennan, con l’enfasi del discorso di Churchill del marzo 1946 sulla “cortina di ferro”. Da una parte l’Europa occidentale come patria della libertà e della democrazia. Dall’altra il mostro sovietico e l’Europa orientale come teatro della dittatura e del terrore.

Non capisco, la guerra fredda dovrebbe essere finita da un pezzo. E il tema di un Continente a sovranità limitata dovrebbe essere – a distanza di trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino – affrontato con maggiore onestà intellettuale, consapevoli che quell’Europa era divisa in sfere d’influenza e che il processo di integrazione nacque – specularmente al sistema del Cominform e del patto di Varsavia – all’interno del piano Marshall e nel sistema militare del Patto Atlantico.

Inoltre – sulla base di queste premesse – la risoluzione propone l’equiparazione esplicita tra nazismo e comunismo, cioè tra il male assoluto del Novecento e una forza storica che, sul piano morale e militare, fu decisiva, al prezzo di venti milioni di morti, per sconfiggerlo. Una forza storica che compì errori tragici, errori e orrori come spesso si è detto, ma che in alcun modo può essere equiparata al nazismo. E una forza morale e ideale, in nome della quale in Italia e in tutta Europa generazioni di donne e uomini hanno pensato e lottato per migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e cittadini.

Infine, coerentemente, il Parlamento europeo invita “gli Stati a formulare una valutazione chiara sui crimini dei regimi comunisti”, chiedendo cioè ai governi di occuparsi di storia (secondo le linee guida contenute nella risoluzione); ed esalta la legislazione di alcuni Paesi preda di regimi post-democratici e autoritari, come Ungheria, Polonia, Ucraina, nei quali il comunismo è reato.

Si capisce qual è il senso di tante sgrammaticature e il testo della risoluzione, in alcuni punti, lo dice esplicitamente: attaccare la Russia, già oggetto di sanzioni.
Anche sul terreno tattico, questo isolamento, questa nuova guerra fredda è un errore. A maggior ragione se viene combattuta con le armi (spuntate) della propaganda ideologica.

La Risoluzione UE. Il testo integrale da leggere  {jd_file file==16}

*https://www.reblab.it/blog/ 21 set 19

 

 

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L’Italia democratica che non cede alla propaganda dell’odio

SPertini a bologna 1980 autorevoloItaliadelleIstituzioni mindi Elisa Tiberia - Scegliamo di essere l’Italia democratica che non cede alla propaganda dell’odio.
Sono nata nell’Italia democratica che resisteva all’ondata di sangue delle stragi terroristiche, ero troppo piccola per ricordare anche solo di aver vissuto il clima di terrore e di paura della gente comune.
Posso solo immaginare come si sentisse quell’Italia comune, come mio padre per esempio, che ogni mattina per andare al lavoro doveva prendere il treno per Roma mentre si rincorrevano le notizie degli attentati nelle piazze, ai treni e alle stazioni.
Non così giovane da poterla studiare sui libri di storia quella pagina tanto controversa che ancora si fatica a raccontare.

Eppure, quell’eredità la sento viva, sono figlia dell’Italia democratica che ha vinto la guerra contro il terrorismo interno grazie alla forza delle Istituzioni, della gente comune che continuava a vivere, a lavorare e a viaggiare, e grazie al coraggio di quanti hanno denunciato e isolato i terroristi.
Forte della mia eredità sento di condannare con fermezza qualunque tentativo di alimentare ancora odio civile, di riaprire per propaganda strumentale la pagina più sanguinosa della storia della nostra Repubblica.

Si legge tra le pagine di un decreto di archiviazione del tribunale di Savona:
“Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali dichiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.”
E poi Bologna. Non avevo ancora compiuto vent’anni la prima volta che mi sono fermata nella sala d’attesa della stazione di Bologna e mi sembra di averlo visto ieri quello squarcio sul muro e la lista dei nomi delle 85 vittime, tanto è forte quell’immagine, ed era solo uno squarcio nel muro 20 anni dopo.

In questi giorni un condannato è stato assicurato alla giustizia del suo Paese, è normale.
E segue al clamore della notizia e alla parata per accoglierlo al rientro, il rimbalzo degli articoli di quotidiani che pretendono di raccontarci che fine abbiano fatto i terroristi (listandone magari una decina di cui solo 2 vicini agli ambienti della destra eversiva) e ancora dichiarazioni social che invocano il carcere a vita anche per un paio di altri terroristi già processati, condannati e liberati, beatamente ignorando che il problema non sono i processati, condannati o liberati, semmai lo sono le indagini insabbiate delle stragi che ancora cercano i mandanti.
E comunque, nello stato di diritto in cui vogliamo vivere, le sentenze e le disposizioni dei giudici si rispettano.LItaliache partecipa difendeilsuopaese min

L’Italia ha rischiato grosso e se oggi possiamo esprimerci tutti con estrema libertà è perché ha vinto l’Italia democratica, quelle delle istruzioni e del popolo che non cedeva ai ricatti.
Ha vinto l’Italia che condannava con fermezza gli atti di violenza, ricordo per esempio le parole di Nilde Iotti su quel periodo “Parlare di amnistia, nel caso degli anni di piombo, sarebbe fuori luogo. Non dimentichiamoci che la lotta armata fu scatenata contro uno Stato democratico, non contro un regime fascista”.
Con la stessa fermezza oggi è richiesto a ciascuno, in nome della storia e del sangue innocente che l’ha macchiata, di respingere al mittente la campagna di istigazione all’odio civile.
La dialettica democratica finisce dove inizia la propaganda e dobbiamo essere abbastanza forti da non farci trascinare e diventarne strumenti di risonanza.

 

 

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Quando la propaganda dilaga e i risultati desiderati mancano

laforzamotrice ridimensionato mindi Elisa Tiberia - Basta con i messaggi di propaganda.
C’è un momento per la propaganda e uno per l’azione, ma sembra che ultimamente l’attività prediletta dalla politica sia sempre la prima, ormai pensiamo a suon di slogan e di comunicati, quasi incuranti che la responsabilità del mandato sia assolta con azioni concrete volte al miglioramento della società che si ha l’onore di rappresentare.
Non solo continuiamo a perdere i servizi ma abbiamo perso soprattutto la capacità critica di anticiparne le sorti, o almeno di comprenderle a tempo debito e di tentare di limitarne gli impatti sulla popolazione.

Da semplice cittadina apprendo della perdita di un servizio al momento della decorrenza del provvedimento che lo ha predisposto, ma sempre da cittadina non resto indifferente davanti ai messaggi sorpresi e indignati dei politici, magari impegnati nel governo del territorio su altri livelli, che cavalcano l’onda di malcontento conquistando qualche pagina sul giornale o qualche like sui social, non ne resto indifferente e non mi piacciono.
Non mi piacciono perché non solo non producono risultati concreti per la popolazione ma addirittura usano i problemi di questo territorio per conquistare spazi di visibilità e di facile propaganda e per regolare conti personali o di fazioni.

L’attività politica è una questione seria, è un’attività i cui effetti si riflettono sulla popolazione, e dovrebbe essere esercitata con consapevolezza e tempestività.
Per esempio, rispetto alla questione della centrale operativa del 118, tutti quelli che alzano la voce oggi, (che hanno rilasciato interviste, dichiarazioni, post) dov’erano quando il provvedimento era stato definito e approvato? Hanno sollevato contestazioni e perplessità anche prima? Si sono interrogati su quali parametri sarebbero stati considerati per la scelta della sede opportuna?

Se è vero che questo territorio è stato saccheggiato dalla politica è altrettanto vero che il riscatto non arriva da solo ma deve essere condotto da una classe politica capace di scardinarne le consuetudini, che sia attiva, che si ponga le questioni di interesse sociale e di governo del territorio, le affianchi dal principio e le comprenda in maniera organica al fine di condurle verso l’interesse collettivo che rappresenta.
Per il futuro spero di leggere più richieste di chiarimento, di confronto, e soprattutto proattività invece di indignazioni a “cose fatte”, passive, strumentali e inefficaci.

 

 

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La "propaganda" di alcuni Licei

era il 3 settembre del 1938 minIn questi giorni fa molto rumore la propaganda di alcuni Licei italiani per attrarre iscrizioni. UNOeTRE.it ha voluto chiedere l'opinione di una candidata dalla lunga esperienza politica: Anna Maria Bellisario attiualmente impegnata nella campagna per il rinnoovo del Consiglio Regionale del Lazio.

Ecco cosa ci ha detto

«“Anche l’operaio vuole il figlio dottore”
Vi ricordate questa frase storica di Berlusconi che fece indignare tante persone ? in molti la cantavamo in “Contessa” ma aveva tutt’altro significato.

Dopo il manifesto propaganda del liceo classico Visconti di Roma, Parini di Milano ora anche il liceo scientifico Severi di Frosinone cercano di attrarre potenziali iscritti vantando che in questi Istituti non ci sono disabili, studenti con basso reddito e nemmeno immigrati. Anzi vantano iscritti del ceto medio alto e questo sarebbe motivo per lavorare meglio e per fare gite scolastiche perché in assenza di “pezzenti” e disabili e poveri Cristi immigrati, questo dà lustro all’Istituto e nessuno crea problemi perché non può permettersi di partecipare alle gite..

Ma in questa Nazione non c’è più ritegno, pudore, giustizia? Con questi manifesti hanno violato contemporaneamente più articoli della Costituzione dal “diritto allo studio”, al rispetto del lavoro e della dignità dei lavoratori, al fatto che siamo tutti uguali senza distinzioni alcuna ecc. ecc.. Nei prossimi giorni dobbiamo aspettarci che per iscriversi in una scuola secondaria si dovrà presentare il 730 o l’ISE e un’autodichiarazione in cui si dice di non esser figlio di operaio, né di contadino, né di artigiano, né immigrato, né disabile? E se qualche malcapitato dovesse rientrare in una di queste categorie, dovrà rinnegare la propria genitura e camuffarsi il più possibile. E quale sarà il segno di riconoscimento? Forse dei numeri tatuati sul braccio?

Su questi fatti c’è stata molta indignazione, ma non basta. Queste considerazioni sarebbero incostituzionali e illegali se appartenessero a scuole private figuriamoci nella Scuola Pubblica. Signori presidi ricordatevi che svolgete il vostro ruolo nella Scuola Pubblica e forse il concetto non vi è chiaro. In questo paese tutto ciò che si dice e si fa in barba alla Costituzione deve rimanere impunito? Non basta la condanna: chi sbaglia deve cominciare a pagare. Secondo me questi presidi dovrebbero essere rimossi dal loro incarico e gli si dovrebbe impedire di svolgerlo ancora in qualunque scuola d’Italia. Lor signori si dovranno rassegnare : anche l’operaio vuole e ha diritto ad avere il figlio dottore perché siamo “LIBERI E UGUALI” e non è campagna elettorale, lo sancisce la COSTITUZIONE ITALIANA che per troppe persone e politici è diventata carta straccia.»

 

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