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Ma quale "cultura del NO"?

 AMBIENTE E SALUTE

"No alle malattie!!! Pretendiamo la cultura del rispetto"

di Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia*
Logo ass medici famiglia ambiente 350A proposito dell'argomento "CULTURA DEL NO", che implode questi giorni sulla stampa dopo la tragica dichiarazione zingarettiana relativa alla non considerazione del SIN da parte del governatore del Lazio, la Ministra agli affari regionali Maria Stella Gelmini, in sede di assemblea degli industriali, ha affermato che “... Non possiamo continuare con la politica del no… che ogni opportunità si trasforma in una caccia alle streghe… la cultura del no… non favorisce un approccio costruttivo…”.

Oltre le chiacchiere di convenienza argomentale, la Ministra è in grado di rassicurare le famiglie dei morti e dei malati della Valle del Sacco sulla non pericolosità della condizione sanitaria del territorio, che mai ha goduto di un piano epidemiologico ed un registro tumori a conferma o smentita?

Gelmini che si appella al “coraggio dell’impopolarità” per cancellare il problema del SIN e che addirittura raccomanda anche alla politica locale, riportandosi alla frase di Don Abbondio di fronte al Cardinale Borromeo “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Ministra un po’ di riflessione senza malafede. Non si adagi sull’onda emotiva del momento. Il coraggio non è quello da lei erroneamente invocato, ma quello dei pazienti spesso consapevoli di essere condannati a morte, quello della presa di coscienza dell’infertilità da parte di giovani coppie o quello delle madri che piangono i figli in un territorio vilipeso da una politica indegna e da sempre resa sorda e cieca dalla superficialità e dall’impreparazione.

Apprenda in questo momento che, nella Valle del Sacco, non ci vuole coraggio per eliminare la burocrazia quando quest’ultima riguarda i rifiuti (biodigestori, inceneritori e discariche) poiché in tali casi la burocrazia si mostra rapida e favorente nei confronti di progetti vaghi ed approssimativi, tanto che il Biodigestore di Frosinone, non è bloccato da due anni per burocrazia ma per grossolane ed incoerenti carenze progettuali. Il progetto, che prevede 8 unità lavorative a fronte di un alto impatto inquinante in un territorio a riconosciuta ed innegabile pressione ambientale, è fermo nonostante tutta la disponibilità burocratica immaginabile di cui ha goduto, oltre tutte le facilitazioni procedurali concesse aldilà di ogni apparente limite, ma non trova le autorizzazioni a causa di proprie lacune forse incolmabili. Ministra, invece di invocare coraggio ad un ente regionale che mostra la massima disponibilità nei confronti dell’imprenditoria dell’immondizia, si adiri per lo scempio perpetrato continuativamente al territorio della Valle del Sacco, dove sembrano convergere le peggiori sinergie.

Il governo come la Regione.
Gelmini come Zingaretti.

E la salute della gente???

Argomento superato ed obsoleto.

No alle malattie!!!
Pretendiamo la cultura del rispetto.

 

*Dr.ssa Teresa Petricca
Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia

 

 

 

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Ripetiamo: qual è la natura dell'incendio a Castel Sindici?

 CECCANO, PROGRESSO FABRATERNO

A 3 settimane dall'incendio a Castel Sindici

di Progresso Fabraterno
progressofabraterno 390 minSono ormai passate più di tre settimane dall'incendio che ha avuto luogo a Castel Sindici e ancora non sappiamo cosa sia successo realmente.

L'iniziale conferma dell'amministrazione riguardo la presenza di telecamere sul posto, fiore all'occhiello della campagna elettorale caligioriana, ci aveva fatto sperare in una risoluzione rapida dell'accaduto.

Perseveriamo nella richiesta di informare la cittadinanza della reale natura dell'incendio, o quantomeno di essere informati sullo stato attuale delle indagini.
Ci teniamo a specificare che, nel rispetto di tutti i cittadini, non pretendiamo assolutamente di ottenere alcun nome di eventuali colpevoli. Non vogliamo mettere in azione nessuna macchina processuale.

Siamo ben consapevoli che le indagini siano svolte dalle autorità preposte, così come teniamo in considerazione i tempi tecnici necessari per visionare i filmati delle telecamere.
Ma ci teniamo ad auspicare, ancora una volta, una comunicazione veloce e trasparente da parte dell'amministrazione comunale, che è tenuta a confrontarsi con tutti i cittadini ceccanesi.

Cogliamo l'occasione per appoggiare la minoranza consiliare nel ricorso presentato per l'annullamento in autotutela delle delibere di giunta e della determina, riguardanti l'affidamento in concessione della sosta a pagamento.
È una battaglia che ci sentiamo di sostenere con perseveranza e attendiamo di conoscere, anche in questo caso, la posizione che l'amministrazione prenderà in merito ai rilievi formulati.

 

 

 

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Caro Gianni Cuperlo io la sinistra la vorrei così....

ANALISI OPINIONI DIBATTITI

Ucraina, guerre e ... quale sinistra

di Ermisio Mazzocchi
Gianni Cuperlo 390 minCuperlo si è di recente interrogato sul futuro della sinistra e della sua identità in un quadro di avvenimenti drammatici, tra i quali prioritario è quello della guerra russo-ucraina.
Una guerra che condanniamo, di cui è doveroso capire cause e motivazioni e per la quale è necessario che la sinistra avvii una riflessione e indichi i compiti da assolvere.
E' lecito pensare a una sinistra della globalizzazione che rompa e superi le categorie e i confini della sua cultura novecentesca, per rinnovarsi e confrontarsi con il nuovo mondo.

La vera questione che si pone è quella del governo della globalizzazione, la quale a oggi non è chiaro come si potrà gestire e chi dovrà farlo.

E' possibile presupporre che esso possa essere esercitato da un centro di potere strategico, finanziario e informatico, che "determini" gli andamenti dell'economia reale e orienti le coscienze. La logica del mercato senza frontiere ha rimesso in discussione, se non cancellate, le regole e gli strumenti che intervengono nei rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
La crescita dei conflitti sociali e un'espansione delle guerre sono, tra le altre cose, la più evidente conseguenza.

Sostenere chi è aggredito e sottoposto a vessazioni, violenze, distruzione, credo che sia un obbligo morale imperativo, che deve essere perseguito sempre, ovunque e per tutti, senza che ci siano corsie preferenziali che rispondano a logiche di convenienza.
Oggi lo è per l'Ucraina aggredita dalla Russia, ma dovrebbe esserlo allo stesso modo per tutti i paesi devastati dalle guerre.
Ferma condanna della guerra, di chi la provoca, di ogni malvagità, di ogni dittatura e di ogni imperialismo.

La sinistra non può risvegliarsi solo e unicamente per un conflitto deflagrante sul sistema degli equilibri mondiali e drammatico per gli effetti tragici sul popolo ucraino.
Nel mondo ce ne sono molti altri. Si stimano 10 guerre e 869 conflitti presenti nel nostro pianeta, oggi ignorati dai media e anche dai partiti progressisti del nostro paese.
E' necessario che la sinistra riposizioni la sua funzione, che sia in grado di "vedere" i conflitti, i nuovi bisogni e di rigenerarsi per farsi strumento utile alla realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

E soprattutto combatta lo sfruttamento e le disuguaglianze, contro un capitalismo vorace e violento.

Una sinistra ripiegata su se stessa, chiusa in un recinto angusto, perde la percezione della realtà del XXI secolo, in cui i parametri di valutazione sono cambiati rispetto a quello precedente. Essa sembra che non abbia la forza di riqualificare i contenuti della sua cultura che va proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti, dei principi dell'autodeterminazione, validi ovunque e sempre.

Su questo terreno si misura la prova di una sinistra che rimoduli le sue categorie politiche e sia in grado di affrontare una sfida su un campo inesplorato, disseminato delle sabbie mobili del populismo e contaminato da un sistema finanziario spietato.
Il problema della redistribuzione della ricchezza e del funzionamento dei livelli sociali, ma soprattutto quello della classificazione e del rapporto con le inedite forme organizzative del capitale finanziario, non è stato risolto.

Gli interessi finanziari sono immensi e, in una economia globale, il controllo delle fonti energetiche e alimentari resta fondamentale e prioritario.
Il conflitto russo-ucraino non ha posto solo questioni di relazioni tra gli Stati, ma ha aperto alla necessità di una revisione dei rapporti di tutto il sistema finanziario e l'utilizzo e rifornimento delle materie prime.
Tali mutamenti avrebbero dovuto sollecitare la sinistra a un aggiornamento e adeguamento anche con i conseguenti cambiamenti dei suoi paradigmi politici e culturali e a rispondere in difesa delle garanzie di equità e di giustizia. Essa dovrebbe essere referente di quella parte del mondo più debole, meno protetta dalle violenze ed esclusa dai diritti umani nelle aree di assoluta miseria, Asia e Africa, come in quelle progredite e di maggiore ricchezza, Europa e America del Nord.

Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze molto diffuse e profonde, si potranno eliminare solo se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversaria delle nuove forme di iniquità.
Una sinistra che riaffermi i principi di solidarietà deve essere sempre coerente con sé stessa. E non sempre lo è stata. Vedi il dramma dei Curdi, i diritti soppressi in Russia, in Cina, i conflitti interni all'Ucraina, la Catalogna...
Se vuole evitare che compia altri errori deve stare ferma entro un sistema di valori stabili e inflessibili.

La sinistra non può seguire la logica di due pesi e due misure, perché poggia sul fondamento della solidarietà tra i popoli e sull'impegno alla lotta contro lo sfruttamento, le aggressioni di comunità nazionali, le violenze su uomini, donne e bambini.
Se consideriamo giusto sostenere gli aggrediti che combattono contro l'aggressore anche con forniture di armi, dobbiamo ritenere che questo impegno, comprese le sanzioni più dure, debba valere, oltre che per l'Ucraina, anche per quegli altri paesi che, aggrediti, facciano richiesta di aiuti di ogni genere.

Ma non è questa la soluzione ai problemi conflittuali che hanno sempre alla loro base interessi economici di vasta portata, ammantati dai diritti di democrazia e libertà.
Ci sarebbe una escalation senza fine e una guerra senza fine.
Né è dato di pensare che si tratti di conflitti ideologici, come si vorrebbe definire il conflitto russo-ucraino.
Significherebbe commettere un grave peccato di irresponsabilità contro l’umanità abilitando il diritto a provocare guerre capaci di celare le vere ragioni dietro parole d’ordine mistificatorie.

In verità ciò che prevale sono gli interessi economici di portata mondiale e il possesso delle risorse essenziali all'umanità.
Occorrono azioni di pace e la mobilitazione delle coscienze fuori da logiche guerresche.
Questo dovrebbe essere l'obiettivo di una sinistra solidale, pacifista, sostenitrice della cooperazione.

Tutti siamo convinti che si debba esprimere solidarietà a uno Stato aggredito.
La solidarietà deve essere per tutti, ovunque. Oggi e domani.
Gaby Bichoff, vicepresidente del PSE, di recente ha dichiarato: "I ministri UE devono inviare un messaggio forte in cui si chiarisca che a tutti coloro che fuggono dall'Ucraina sia garantita protezione nell'UE.
Le denunce di un diverso trattamento dei rifugiati dell'Ucraina sono sconcertanti.
Ogni rifugiato, a prescindere dalla provenienza o dal colore della pelle, deve poter contare sullo stesso trattamento, la stessa dignità, rispetto e accoglienza, così come sullo stesso livello di aiuto pratico".

Sono affermazioni che la sinistra dovrebbe condividere.
Spesso invece tace e continua a ignorare la sofferenza di quegli oltre 80 milioni di persone che fuggono a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani (fonte UNACR).
La sinistra dovrebbe mobilitare l'opinione pubblica per sostenere quei paesi che a causa delle guerre hanno necessità di medicinali, di viveri e di altro.
I bambini dello Yemen, dell'Afghanistan, del Congo... hanno bisogno anche essi di assistenza medica e alimentare, di accoglienza.
Ma nessuno si è dichiarato pronto a ospitarli nella propria casa.

E dov'è l'accoglienza di quei diseredati in fuga dai loro paesi, bloccati ai confini Polonia - Bielorussia, confinati in un lager, esposti al freddo e alle intemperie, circondati da filo spinato e minacciati da uomini armati pronti a uccidere?
Forse perché essi sono neri, poveri, sporchi, ignoranti, con vestiti laceri.
Pace e solidarietà richiedono straordinarie iniziative.
Dove sono le grandi manifestazioni per la pace, che si sarebbero dovute fare giorno dopo giorno, incessantemente e per tutti i paesi in guerra? Molti si sono mobilitati. Il Papa, il Dalai Lama, i premi Nobel chiedono insistentemente la pace e esortano tutti a manifestare la loro avversione per la guerra.

La sinistra e per primo il Partito Democratico che pur hanno prodigato il loro impegno per un'azione di solidarietà nei confronti dell'Ucraina, dovrebbero lanciare un "grido" di pace e mobilitare milioni di persone a scendere in piazza per reclamare la pace in tutto il mondo.
Il Partito Democratico dovrebbe sollecitare il PSE a promuovere un "paeceday" da tenersi nello stesso giorno contemporaneamente nelle 27 capitali degli Stati membri dell'UE.
Sarebbe un forte messaggio che potrebbe contribuire alla fine della guerra.

Se persegue queste finalità la sinistra riacquista il suo ruolo di forza protagonista di progresso e di pace.

lì 4 aprile 2022

 

 

 

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Ma quale riorganizzazione dei servizi sanitari nell’area nord?

SANITA' ANAGNI

 20 mld per la sanità nel Pnrr. Come saranno usati ? Usiamoli bene e in modo trsparente

Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni“
Anagni Ospedale 350 260A distanza di qualche settimana si è ripetuto il dramma di una persona che muore per un malore improvviso nell’ ex- Ospedale di Anagni, dove aveva accompagnato la moglie per una visita. Come nel caso precedente, l’intervento dei sanitari che si sono prodigati, non è stato sufficiente a prestare il soccorso necessario nel momento della drammatica urgenza. Difficile accettare fatti del genere come una triste fatalità. Si tratta, piuttosto, di respingere ancora una volta la lettura che viene data dalle autorità sanitarie della situazione dell’ assistenza in questa città, che non è quella che ci viene raccontata, ma quella reale che ben conosciamo e che ci dice, ancora una volta, che Anagni e il suo territorio sono privi dei soccorsi indispensabili nei casi di urgenza e di emergenza.

L’ultimo documento pubblicato il 13 gennaio scorso dal Comitato “Salviamo l’ Ospedale di Anagni“ era fortemente critico riguardo alla riorganizzazione dei servizi sanitari nell’ area nord, in particolare per Anagni e I comuni limitrofi. Di fatto, tale presunta riorganizzazione, non prevede nulla di più dei servizi ancora offerti nell’ ex- Ospedale. Non si parla di quelli essenziali, di urgenza ed emergenza, nonostante le sacrosante motivazioni esposte e ribadite dal nostro Comitato alla Dirigenza ASL, vecchia e nuova, e che riguardano le specificità del territorio e della città. Tali motivazioni, lo ripetiamo ancora una volta, sono riassumibili nell’essere Anagni un centro studi che accoglie centinaia di studenti e nella numerosa presenza di industrie importanti economicamente, ma anche ad elevato rischio di incidente tecnico e/o ambientale. Proprio nella tarda serata di ieri 3 febbraio, nella zona della stazione ferroviaria di Sgurgola, lungo il fiume Sacco si è diffuso, estendendosi rapidamente verso Frosinone, un odore insopportabile acre e nauseabondo. Alla richiesta dei residenti sono intervenuti i carabinieri del Nucleo Radio Mobile di Anagni che, a loro volta, hanno richiesto l’ intervento dei Tecnici di Arpa Lazio, accorsi anche loro. E’ stata così constatata l’ esistenza di uno scarico abusivo, sono stati fatti alcuni prelievi ed ora si attende di sapere chi ha sversato e che cosa nel fiume. E’ l’ intollerabile riconferma di una situazione molto grave , nota da anni e da anni oggetto di parole, promesse, azioni inconcludenti, quando non peggiorative, le cui conseguenze hanno prodotto danni ai terreni, alle attività economiche, all’ aria che respiriamo, alla salute della popolazione residente. Tutti stiamo pagando un prezzo altissimo in termini di disturbi e malattie progressivamente crescenti in gravità e quantità. Però non abbiamo un Ospedale! Anzi, contro la logica e il buonsenso, si fatica a comprenderne la necessità da parte dei responsabili della salute pubblica e dell’ ambiente.

Il bel progetto di riorganizzazione sanitaria illustrato dalla Dirigente ASL, nell’incontro con il Sindaco di Anagni e i sindaci dei paesi dell’ area nord, ha suscitato un coro, quasi unanime, di approvazione per “ le magnifiche sorti e progressive “ che si annunciano per i cittadini: anche se nulla si dice sui finanziamenti predisposti per investimenti tecnologici innovativi e per le necessarie adeguate risorse umane.

Come la realtà sia ben altra lo vediamo tutti i giorni e non saranno certo le Case di Comunità e/o gli Ospedali di Prossimità, etichette, come le Case della Salute, finora prive di contenuti, a migliorarla. Sia ben chiaro che le une e gli altri sono un tentativo di rafforzare i servizi domiciliari, la degenza infermieristica, la telemedicina, ma è altrettanto chiaro che queste proposte sono, come si dice, “pannicelli caldi” se manca il modello organizzativo strutturale dell’ assistenza che garantisca il Livello Essenziale (LEA ) e il Soccorso urgente. Tutto il resto sono chiacchiere che ci sentiamo ripetere da anni.
Ora i soldi ci sono e ne arriveranno molti, circa 20 mld per la sanità previsti nel Pnrr, che, come sottolineato da tutti, dovrebbero rispondere alla necessità di costituire una rete di servizi distribuita su tutti i territori, con modalità diverse ma tali da rispondere alle effettive esigenze delle persone. Usiamoli bene! Sarebbe una dimostrazione di trasparenza verso i contribuenti informarli su ciò che è stato speso di quanto finora ricevuto.

Per lo specifico problema di Anagni e dei numerosi comuni limitrofi, a nostro avviso, l’ effettiva assistenza territoriale non può fare a meno di una Struttura Ospedaliera vera.
Anagni, 5.02.2022

Il Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni“
Anagni Scuola Futura, Associazione Anagni Viva, Associazione Diritto alla Salute, Comitato Ponte del Papa, Comitato Residenti Colleferro, Re.Tu.Va.Sa.( Rete per la Tutela della Valle del Sacco ).
Per info:
telefonare al n.: 3930723990.
mail: .
Per aggiornamenti: anagniscuolafutura.blogspot.com
www.anagniviva.org
www.dirittoallasalute.com

 

 

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Quale futuro da questo sofferente presente?

MATTARELLA AL PARLAMENTO E A TUTTO IL POPOLO ITALIANO

 

Mattarella rielezione 390 minQuale futuro da questo sofferente presente? Sembra delineato nella parole del Presdenete della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al Parlameno italiano per il suo giuramento di fedeltà alla Costutuzione in occasione della sua elezione, sancita dal voto di sabato 29 gennaio 2022, che lo ha chiamato a questa alta Magistratura per la seconda volta.

Il suo discorso, da lui molto sentito, profondo, convincente, lungamente applaudito più volte, specialmente in alcuni passaggi come quelli del valore e della qualità della Democrazia, delle gravi diseguaglianze da superare, del pesante disagio sociale. dei morti sul lavoro, dei femminicidi, di una rinnovata Magistratura e del messaggio con cui ha salutato "La dignità sia la pietra angolare del nostro impegno". Vogliamo subito riproporlo ai nostri lettori utilizzando la diretta di TG24 https://tg24.sky.it/politica/2022/02/03/giuramento-presidente-mattarella-diretta

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Il pane quotidiano: quale?

Pane, l'aiuto invocato nella più solenne delle preghiere: il paternoster.

fette di pane integrale 390 minDr. Antonio Colasanti - Il pane dei nostri avi, che provenica da cereali (grano o altri) macinati fra due palmenti* conteneva tutte le sostanze vitali che hanno fatto di questo alimento la sacra base del vivere quotidiano il mezzo essenziale della resistenza al logorio delle forze, l'aiuto invocato nella più solenne delle preghiere: il paternoster.

Poi venne la scienza con le sue macchine e offrì all'uomo invece del pane un po scuro, il pane bianchissimo, raffinatezza della mensa.
Ma, in quella bianchezza la miglior parte del valore alimentare era perduta. Ed oggi, tutti i fisiologi e gli igienisti sono d'accordo nell'affermare che il pane bianco, il quale ha l aria d'un pane da ricchi è invece un pane povero. La scienza diede all uomo il candore dell'amido e lasciè la parte vitale ai maiali, A noi l'apparenza, la crusca con il suo contenuto vitaminico ai porci.

Una fetta di pane integrale dei nostri antenati valeva in potere nutritivo cinque fette del nostro pane di fior di farina. La scarsezza delle vitamine ha determinato cio che i fisiologi chiamano "la fame chimica". Ci sono molte persone che credono di mangiare a sazietà e che muoiono di fame per insufficienza vitaminica.

Tutti si armarono per sconfiggere la fame chimica di tutto il complesso della vitamina "B", cioè di tutto ciò che viene scartato con la crusca del frumento. Famoso è un esperimento eseguito nella clinica Mayo. Un gruppo di donne furono nutrite escludendo il complesso vitaminico "B". Tutte svilupparono polineuriti, apparvero tristi, deperite, con capogiri. dolori vari ed insonnia.
Il tutto si risolse con una nuova introduzione di pane integrale e rispettivo aumento del complesso di vitamina "B".

* Macina o attrezzatura di un mulino; anche, ambiente in cui è posta la macina. Senso figurato: il macinare, il mangiare a quattro palmenti indica mangiare molto e con ingordigia.

 

 

 

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Luigi Compagnoni: ma quale destra o sinistra? Solo incapacità

ceccano palazzo antonelli 350 253di Luigi Compagnoni, Consigliere comujnale di Ceccano - Né destra né sinistra, solo incapacità. Una delle ultime deliberazioni della giunta - mi riferisco in particolare alla n° 79 del 12 aprile 2016 - inerente le “determinazioni in merito alla partecipazione delle comunità locali e associazioni alla cura di spazi pubblici”, toglie, se ancora ce ne fosse bisogno, ogni dubbio sulla assoluta incapacità di programmazione da parte di Caligiore e i suoi. Ma soprattutto rileva in maniera evidente l’approssimazione della gestione della cosa pubblica, che rasenta un dilettantismo imbarazzante per i modi, le procedure e gli obiettivi che si vogliono raggiungere per mere opportunità politiche: che fine ha fatto l’interesse pubblico? Per evitare che qualcuno la “butti in caciara” rispondendo alla mia interrogazione, dimenticandosi che la campagna elettorale è finita da un bel pezzo e che i mesi trascorsi hanno fatto capire anche ai più riottosi che questa ventata di innovazione e trasparenza era soltanto di facciata, andiamo con ordine e raccontiamo i contorni di questa ennesima figuraccia così come sono accaduti.

Dopo aver raccontato per un’estate intera che era in atto un’opera gigantesca di decoro urbano e di abbellimento di Ceccano senza costi per la città, alla mia interrogazione del 19 agosto 2015 (in cui chiedevo di conoscere il tipo di affidamento espletato per incaricare le ditte interessate ai lavori) si rispondeva in maniera generica nel Consiglio Comunale del 10 novembre 2015, accusandomi tra l’altro di essere contro il decoro urbano della mia città senza darmi risposte concrete sulle coperture di spesa. Durante il mio intervento (c’è la registrazione dello streaming) citavo la possibilità di applicare l’art. 24 della legge n.133/2104 (cosiddetto Sblocca Italia) senza che nessuno raccogliesse la proposta. Dopo due giorni, il 12 novembre, presentai un’interrogazione a risposta scritta in cui chiedevo anche: “l'abbellimento tramite fioriere di alcuni ambiti urbani, da me condiviso, è stato realizzato applicando i dettami dell'Art.24 del Decreto Legge n°133 del 12.09.2014, individuando con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati? “.

Rispettare lo Statuto del Comune

Ricordo, tra l’altro, che a norma dell’art. 29 dello Statuto Comunale, alle interrogazioni a risposta scritta va dato riscontro entro 10 giorni dalla presentazione: sono passati oltre 150 (!) giorni e nessuno si è degnato di rispondermi. In attesa della risposta, che sono convinto non arriverà mai per i motivi che adesso illustrerò, infatti , le coperture di spesa sono state trovate successivamente ai lavori e dalle mie ricerche, alla data del 23 dicembre 2015, sono stati spesi 20.024,82 euro (somma complessiva ‘spalmata’ dal 20 agosto 2015 al 23 dicembre 2015 e ripartita su più capitoli di spesa, in ogni caso successiva ai lavori già effettuati!) per le opere di decoro che potevano benissimo trovare copertura finanziaria e gestione attraverso ciò che oggi la giunta comunale cerca di applicare. Certo, perché si è resa conto “che la vastità territoriale della città di Ceccano e le ridotte disponibilità di personale, nonché le limitate risorse finanziarie consentano sporadici interventi di manutenzione e cura delle aree esterne al perimetro urbano...”. A rigor di logica, dunque, ad agosto Ceccano si limitava a via Matteotti e ai Giardinetti. Oggi, finalmente, 5 assessori e 10 vice assessori (il Sindaco non lo conto perché è super partes!) hanno scoperto che Ceccano è costituita da 20 contrade ed ha circa 64 kmq di estensione territoriale (circa il doppio del comune capoluogo!).Luigi Compagnoni 350 260

Ma l’eccezionalità della delibera n° 79 della giunta più carente dell’intera storia amministrativa di Ceccano risiede in ben altro: dopo aver fatto ricorso ad uno strumento legislativo nazionale con colpevole ritardo, per recuperare il tempo rilancia le possibilità dell’art. 24 e non ci si limita più, come recita l’articolo stesso, “Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano“ ma si individuano – nella delibera comunale - altri obiettivi: a) Rive fluviali e fossati; b) Fontane sorgive; c) Area verde Parco Siserno; d) Aree verdi cortili scolastici“. Ma guarda un po’, sono sparite piazze e piazzette urbane, balconate fiorite, marciapiedi e aiuole spartitraffico, giardini e giardinetti, rotatorie e fontane, monumenti e viali alberati, per fare posto a questi altri ambiti. Presidente Renzi, impari dagli amministratori ceccanesi come si interpretano le sue leggi! Qualcuno della maggioranza mi dovrà pur spiegare, quando si discuterà della mia interrogazione, in quale punto dello Sblocca Italia si parla di rive fluviali, fontane sorgive, fossati, e se la dicitura “limitata zona del territorio extra urbano” comprende anche un parco pubblico di circa 2 ettari come è il Siserno.

Mancanza di una visione strategica

E arriviamo, per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fino a questo punto, alla chicca finale. Il 24 marzo 2016 viene convocata la Commissione Cultura (avete letto bene, Cultura!), con all’ordine del giorno la “richiesta dell’associazione culturale ‘cittattiva’ per adozione spazio pubblico”, da parte cioè di un’associazione privata con precisi riferimenti ad un rappresentante della maggioranza. Tolto il fatto che (come evidenziato anche dall’altro consigliere d‘opposizione Dott. Querqui) sarebbe stata più idonea la Commissione al Patrimonio, ho rimarcato nel mio intervento che il Comune avrebbe dovuto, con apposita delibera, fissare i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi in base ai progetti presentati da singoli o associazioni, per evitare di soffermarsi su proposte isolate, ‘imbarazzanti’ per i loro promotori. Ora, al fine di scongiurare che questo imbarazzo, oltre all’esponente della maggioranza, travolga tutta l’amministrazione, voglio sperare che esistano anche altre proposte di privati o associazioni, altrimenti sarebbe lecito pensare ad una delibera ad hoc per favorire determinati soggetti. Dunque, ecco i miei quesiti.
- È STATA DATA L’EVIDENZA PUBBLICA NECESSARIA AFFINCHE’ ALTRI PRIVATI O ASSOCIAZIONI PRESENTASSERO ALTRE PROPOSTE?
- ESISTONO OLTRE AL PARCO SISERNO ALTRE PROPOSTE PRIVATE SULLE FONTANE SORGIVE, SUI FOSSI, SULLE RIVE FLUVIALI? IN CASO DI RISPOSTA AFFERMATIVA, CHI SONO I PRIVATI O LE ASSOCIAZIONI PRESENTATRICI?
- NEL CASO DELLA PROPOSTA PRIVATA O ASSOCIATIVA PRESENTATA SULL’AREA DEL PARCO SISERNO E’ PREVISTA ANCHE UNA GESTIONE COMMERCIALE DELL’AREA (CHIOSCHI, GIOCHI ECC.)?
Sui temi di valorizzazione degli spazi verdi, le passate amministrazioni hanno investito molto, nell’ottica di acquisirle al patrimonio pubblico o di renderle nuovamente fruibili come la villa comunale ( riaperta al pubblico nel 1997 dopo oltre 10 anni di chiusura ) : il parco naturalistico di via Morolense, denominato “parco astronomico” , l’ex giardino dell’Ospedale infaustamente denominato “hortus conclus” (nella mia idea del 1994 doveva essere connesso con via San Sebastiano e via 4 Novembre ), il parco di Castel Sindici e lo stesso parco di Monte Siserno. Mi sarei aspettato, dopo la roboante campagna mediatica di Caligiore, qualcosa di più concreto ed efficace, invece di una delibera “ad personam”. Dopo aver sperperato denaro pubblico con effimere opere di decoro urbano “estive” che potevano essere sopperite già da prima con le procedure di cui all’art. 24 dello “Sblocca Italia”.
Senza contare, in conclusione, che l’amministrazione avrebbe potuto utilizzare per gli obiettivi individuati nella delibera comunale n° 79 anche la legge di orientamento (d,lgs. 228/2001) sulla nuova figura di imprenditore agricolo prevede, appunto, che per servizi ambientali e di decoro l’agricoltore che ha terreni che insistono su determinate aree possono essere partner privilegiati dell’amministrazione. Dice la norma: “Al fine di favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e di promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio, le pubbliche amministrazioni, ivi compresi i consorzi di bonifica, possono stipulare convenzioni con gli imprenditori agricoli”
Ecco la mancanza di visione strategica da parte dell’amministrazione comunale di cui parliamo da tempo. Ecco l’incapacità di comprendere le potenzialità degli strumenti legislativi, di calarli sulle esigenze del territorio: l’interazione con le aziende agricole o agrituristiche locali avrebbe consentito di predisporre delle iniziative concrete per essere pronti alle sfide dei bandi del PSR (Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020) che destina notevoli risorse finanziarie appunto al riassetto idrogeologico, alla viabilità rurale ecc.
Ai ceccanesi che avranno avuto la pazienza di seguire questo excursus così articolato, lascio il giudizio su ciò che ha fatto l’amministrazione e ciò che vorrebbe fare: in solo un anno di governo cittadino, già vediamo messi a rischio patrimoni e valori che in passato ci avevano contraddistinto.

 
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Quale il problema? Marzi o che partito deve essere il PD?

grand hotel gretagarbo 350 260di Ignazio Mazzoli - Le cronache domenicali di alcuni quotidiani sono tornate al tanto pubblicizzato incontro della componente di Francesco De Angelis con l'ex sindaco di Frosinone Domenico Marzi e, in particolare l'articolo a firma di Corrado Trento, ha dato un quadro della vicenda allontanandola dagli spasmi di tifoseria che nei giorni scorsi ci avevano fatto trascurare e non poco questo episodio che abbiamo liquidato inserendolo nel limbo delle iniziative precongressuali di un PD che altro non sa fare, almeno in questa provincia, anche se nessuno sa quando si svolgerà questo congresso, rinviato proprio quando stava per celebrarsi. (eh si, più che celebrazione non sarebbe stata).
Trento riporta nel suo scritto le valutazioni del dottor Norberto Venturi sull'incontro svolto il 9 aprile nella saletta Gualdini e preceduto e seguito e accompagnato da pareri opposti, frammisti a interrogativi, valutazioni e ipocrisie che danno benvenuto a Marzi mentre gli chiedono che ne farà della sua lista spiegandogli che allora non può entrare eccetera, eccetera, tanto che sarebbe meglio che imparassero l'arte del silenzio.
Grazie al dottor Venturi questo accadimento esce dal novero dei teatrini della politica locale e cerca di collocarsi nell'habitat di cosa dovrebbe essere un partito. Dice il segretario "non faccio l'equilibrista (...) ho un senso diverso del partito (...) proverò ogni cosa per raggiungere il risultato di una unità sostanziale".
"Ho un senso diverso del partito" è la frase che a parere di chi scrive da un volto diverso a questa iniziativa del 9 aprile. Eh, già! Perché il punto sta proprio qui. "Il partito ha bisogno di persone che lo vivano, che si pongano da un punto di vista interno". Si, si tratta di una vera e propria strigliata. Però... Non ce ne voglia il dottor Venturi se chiediamo a cosa serve questa strigliata?
Fuori dalle tifoserie mi pare di cogliere, anche in alcune posizioni rese pubbliche prima del 9, valutazioni e critiche originate da punti di vista pur diversi e distanti, che dopo la presa di posizione del segretario del circolo di Frosinone, fanno pensare come anch'essi hanno a cuore "un senso diverso del partito" e non la sola competizione amministrativa di Frosinone. Sono in ballo almeno due diverse visioni del partito che purtroppo non riescono a confrontarsi (o non si vuole che si confrontino?).
Ermisio Mazzocchi chiede l'8 aprile: «Nel PD per cambiare, cosa, chi, quando, dove? forse sono prove generali per cambiare verso a quello che è oggi il PD per condurlo su altre sponde del centrismo politico?»
Questo è sicuramente un punto ineliminabile di discussione. Il PD è di centrosinistra o un secondo partito di centro-centrodestra?partito democratico bandiera350 250 Le giravolte di certi protagonisti della presunta pacificazione di ora e di quelle future auspicate autorizzano a porsi la domanda. Ed è importante dare una risposta. Nel 2013 gran parte del patrimonio elettorale di centrosinistra ingrossò il voto del M5S che divenne il secondo partito della provincia. Fare i conti sul 40,8 % del voto europeo è ridicolo visto che fine ha fatto quel risultato in Emilia Romagna per l'enorme astensione degli elettori di sinistra e centrosinistra delusi. E qui chi dovrebbe fare il miracolo? Non vale la pena porsi la domanda?
In un partito, in cui prima nel 2012-13 dove sono stati annullati numerosi congressi, compreso quello provinciale, per l'uso disinvolto del tesseramento; poi nel 2014 sono stati espressi due candidati alla Provincia con accordi sottobanco e alleanze spregiudicate; in cui gli organismi di partito sono manipolati da uno ristrettissimo numero di persone e per dirla con Alteri, ma non solo con lui, la lista infatti è lunghissima "(...) «Tutto questo ha messo con le spalle al muro la politica, scacciata dal suo stesso luogo, il partito, da comportamenti che non hanno bisogno di avere rilevanza penale per essere stigmatizzati. Tutto questo ha escluso i cittadini più avveduti da ogni possibilità reale di controllo e di partecipazione. È in questo contesto che Marzi decide di iscriversi, per la prima volta, al Pd, sotto l'ala di De Angelis. E per quale ragione? Secondo quanto da lui stesso dichiarato, per "questioni ideologiche". Ideologiche? Quali? Quelle contenute nel Jobs Act liberticida? Nella cancellazione delle province e del Senato elettivi per trasformarli in luoghi castali? Nella "nuova" legge elettorale che addomestica l'elettorato ed esautora definitivamente il Parlamento? Nella riforma classista della scuola che trasforma i presidi in tirannelli nepotisti? Quali?»
Mi pare che già da questi pochi quesiti si rafforzi la convinzione che dire "separati perdiamo" non basti. Non è il riassemblaggio di questi cocci che fa forte un partito e tanto meno questo PD. Profonda è la crisi che lo trascina e di certo non per colpa di Venturi. Forse qualche "straordinaria risorsa" dovrebbe per lo meno farsi un esame di coscienza insieme al convincimento ad arretrare di un passo, ma anche di due.
Inoltre nell'espressione "divisi si perde" che cosa si deve leggere? Un si al rientro di Marzi anche senza risolvere il problema rappresentato dalla sua lista e dalla sua collocazione in consiglio comunale? Dice Gatto Pettinato su Facebook «Resta di base un concetto che rimane indiscutibile che Marzi non si è tesserato (...) Quindi ... non è rappresentabile come un esponente del PD.....resta che Marzi non entrerà nel gruppo PD in consiliatura..... credo sia il caso di ascoltare la base e gli iscritti in merito e portare la questione nelle competenze dirigenziali....».grand hotel
Ce n'è abbastanza per evitare una unità semplicemente inutile se non addirittura dannosa. Sempre se non si considera l'imperdonabile affronto quotidiano che fanno alla sinistra degli ormai manifesti millantatori che si dichiarano eredi del Pci e della sinistra italiana. PD che sei?: Grand Hotel, gente va... gente che viene... il perchè nessun lo sa (film ambientato a Berlino, durante gli ultimi anni della Repubblica di Weimar con una splendida Greta Grabo)
Credo che dica bene Roberto Giannetti ancora su FB «Per ricostruire il partito non si può partire dai soliti caminetti adatti agli opportuni (-stici ndr) appuntamenti di facciata. Occorre ripartire dai circoli della provincia, ora abbandonati a faide e baruffe inopportune.»
E, a lume di naso, non si può essere inclusivi ad ogni costo. Invece è doveroso cercare e chiamare a sè chi soffre e i più deboli di questa stagione genitrice di assurde ineguaglianze e ingiustizie.

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Buona scuola. Quale? Dove?

alunni scuola professore 350di Valerio Ascenzi - La "Buona scuola" è l'ennesimo annuncio da parte di un Governo che continua a inviare slogan, che fa norme per le lobby, che non fa l'interesse dei cittadini e della società. La buona scuola è l'ennesima fumata nera di un Governo che non sa che pesci prendere in materia di diritto allo studio.
Il Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto dare una prima forma a quella che si continua a spacciare per riforma, non si farà entro febbraio. Rimandato a data da destinarsi. Si continua solo a fare annunci per quel che concerne la parte della scuola che riguarda i docenti, ma al solo scopo di far arrivare all'Ue il proposito di adeguare la professione docente a quella degli altri stati membri dell'Unione. Si continua a parlare di dignità dei docenti lavoratori, ma non si tiene in effetti conto che la scuola italiana non prevede livelli di avanzamento di carriera – con il solo livello docente e quello di dirigente. Ma c'è ben altro che Renzi non intende toccare: gli scatti di avanzamento e gli scatti retributivi bloccati dai governi Berlusconi, non sono stati rimossi. Non sono state abolite le riforme Gelmini e Moratti. Tutto questo perché non si vuole fare nulla del genere.
Si continua a fare annunci riguardano solo i docenti ma delle difficoltà reali della professione non se ne parla. Nonostante tutto però, dopo aver parlato per circa un anno di professione docente, i dilettanti allo sbaraglio mollano sulla riforma. Almeno per ora. Torneranno alla carica? Certo che si, altrimenti perché si sono fermati? Semplicemente perché non hanno capito un tubo finora e non sanno cosa dire.
Ci sono questioni irrisolte ben più gravi però che non sono mai state sviscerate. Parlare dello stipendio e delle carriere, parlarne dicendo che solo una piccola percentuale dei docenti vi accederà (senza dire però come, chissà forse a sorteggio) ha distolto l'attenzione di docenti e popolazione da qualcosa di ben più importante. Ad esempio la questione dei precari: molti ritengono che sia questo governo ad assumere i precari. Ma è il governo precedente e quello ancora prima, con Monti ad aver stabilito il contingente dei precari da inserire a tempo indeterminato nella scuola. Ma c'è altro: si sono accorti che i precari sono molti di più di quelli che avevano contato. I conti, e questo per colpa dei funzionari, non se li sanno proprio fare.
Parliamo degli insegnanti "quota 96" che sarebbero dovuti andare in pensione qualche anno fa, ma non sono potuti andare perché non è stato mai fatto un decreto di modifica della legge Fornero? In due parole: la Fornero stabilisce che si va in pensione il primo gennaio. Ma i docenti, ci vanno il primo settembre: non possono lasciare la cattedra a metà anno. Così, quando ai "quota 96" si apriva la finestra per il pensionamento, qualche anno fa, non sono andati in pensione e sono ancora in servizio. Dall'opposizione (il che è tutto dire) qualche parlamentare ha chiesto lumi al ministro Madia (come chiedere a Paperoga). Risposte evasive, con linguaggio burocratese, ma di concreto nulla.
Tornando al discorso sulla dignità dei lavoratori della scuola. Ma di quale dignità parla Renzi se non viene fatta una contrattazione collettiva nazionale dal 2006? I docenti hanno un contratto – ovvero le norme basilari del loro lavoro – che risale al 2006, attualmente in deroga. Sono cambiate le esigenze, è cambiata la società, ma il contratto è lo stesso. Sul piano economico, la mancanza di contrattazioni, la mancanza di una ridefinizione della retribuzione dei docenti, ha fatto perdere potere di acquisto agli stipendi di questi lavoratori. Si parla di circa 7 mila euro (lordi!) annui, per ogni docente. Non è affatto poco, considerata la crisi. Se non ci sono scatti retributivi e di anzianità, non si può parlare di restituire la dignità.
Si parla di meritocrazia. Ma come si fa a darla se non c'è chiarezza su come si accederà ai diversi livelli di carriera, una volta divenuti docenti?
Come si fa a parlare di dignità della professione docente, di dignità degli studenti se si continua a dichiarare che lo Stato non ce la fa a garantire, a tutti, il diritto allo studio? Ma come si possono fare dichiarazioni, implicite ed esplicite, del genere? Come si può andare, così, contro l'erogazione di un diritto Costituzionale?
Purtroppo tra gli addetti ai lavori c'è chi queste domande se le pone.

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Ma quale vecchio contro nuovo? Solo due facce della stessa medaglia

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350-260di Ignazio Mazzoli - Da sabato 30 agosto il PD frusinate ha vissuto uno dei peggiori week end della sua esistenza. Ne fanno fede i titoli delle cronache che riferiscono della Direzione convocata per definire le candidature alla presidenza della Provincia secondo la nuova legge Delrio. "Il sabato italiano del PD ciociaro trasformatosi nel giorno più nero"; "E' saltato l'accordo unitario che ha eletto Costanzo" e tanti altri se ne possono citare. Noi abbiamo seguito la riunione che si è svolta in due puntate quella di sabato e quella di lunedì pomeriggio in diretta e attraverso gli sms di alcuni presenti che trasmettono un linguaggio non equivocabile circa il malessere, anzi la sofferenza diffusa che c'è nel PD e sfocia senza intoppi nella rabbia. Le pagine di Facebook (che si allegano) sono la testimonianza di quanto affermiamo.
Durante la riunione abbiamo ascoltato la richiesta di commissariamento della federazione avanzata prima da Simone Costanzo, poi dal senatore Francesco Scalia; Sara Battisti, presidente dell'assemblea ha dichiarato di auto congelarsi. Il Costanzo che chiede il commissariamento è il segretario della Federazione, è segno che considera ingovernabile il suo partito. Ma anche l'auto congelamento di Battisti ha lo stesso significato. Se lo dicono i numeri uno qualcosa di vero dovrà pur esserci. Dopo il voto a maggioranza contestato da una parte della Direzione (il voto ha compreso anche gli invitati permanenti) è stato presentato un ricorso relativo alla non validità della riunione e delle decisioni in essa assunte. Sulla abilitazione o meno di questa Direzione a decidere, ci sono dubbi espressi anche nel dibattito dallo stesso Scalia chiamando in causa il mancato riconoscimento degli iscritti del 2013 con tutto quel che ne consegue sulla illegittimità delle conclusioni di un congresso contestatissimo come è stato quello dell'autunno 2013 e poi mai approdato ad un voto finale, ma armistiziato con un accordo cosiddetto unitario. Nessuno dei contraenti dimentichi di esserci stato!
Questo accordo non esiste più, neppure nominalmente dopo questo week end di fuoco.
Che succede nel PD ciociaro? Che ne sarà di lui dopo questa vicenda? Sentiamo di doverci porre queste domande perché non ci sembra che quanto accaduto sia un occasionale scontro interno. Ci è parso di cogliere anche nelle reazioni pubblicate su Facebook qualche dubbio sulle facili interpretazioni quando in un post, a proposito di uno scontro fra vecchi e nuovo, si scrive: «scusa, chi sarebbero i rinnovatori? a me ieri e' sembrata una gara per vedere chi ce l'aveva più grosso. E da quello che ho visto ce l'hanno tutti piccolo.» L'immagine è colorita, anche osé se si vuole, ma indubbiamente definisce chiaramente che bisogna capire perché si è manifestata una tensione così alta intorno ad una scelta che andava affidata ad un voto che i grandi elettori (sindaci e consiglieri comunali) avrebbero dovuto esprimere e non comportava una decisione immediatamente conseguente di quell'organismo che stava discutendo.
In alcuni organi di stampa abbiamo letto "scontro aperto De Angelis-Scalia ed il partito finito in frantumi", "Vince De Angelis". "non vince il nuovo" ecc. Ridurre quello che è successo fra sabato 30 agosto e lunedì 1 settembre nel PD ciociaro alla sola solita querelle fra due considerati capifila ci pare francamente miope ed anche un po' ridicolo.
Ci sono delle ragioni, alcune più evidenti altre meno, ma tuttavia importanti. Partiamo da quella meno vicina alle responsabilità locali. La legge Delrio. Un autentico pasticcio e nella definizione delle competenze delle neo definite Province quale ente di secondo grado e nella messa a punto dei conseguenti meccanismi elettorali, che introducono in maniera senza precedenti in Italia la figura dei grandi elettori. I consiglieri comunali già in passato avevano eletto i rappresentanti in enti ormai declassati come le Comunità Montane. Ma a parte qualche mugugno mai si erano prodotte lacerazioni profonde.
Queste nuove realtà territoriali (come chiamarle in attesa che le Province conosciute vengano cancellate anche dalla Costituzione?) di cui non sono chiare le competenze, per ora affidate a progetti e programmi non meglio definiti giuridicamente, hanno però a loro carico personale e, quindi, uffici delle passate Amministrazioni provinciali che così danno un rilievo tutto particolare al ruolo di Presidente (che però deve essere svolto contemporaneamente all'incarico di sindaco o altro). Questo ne accresce l'appetibilità determinando la prima ragione di contesa. La legge elettorale che privilegia i comuni più grandi aiuta ad avvelenare il clima. Ma una ragione, a nostro parere, del disagio e del malessere sta nella sproporzione del ruolo di questi enti e nella privazione che subiscono gli elettori di esprimere le proprie scelte. Questo si scarica dentro i partiti accrescendone la conflittualità interna.
Ma se questa espropriazione della possibilità di manifestare consenso è la prima plastica e concreta manifestazione di ciò che significa privatizzazione della politica, ci sono anche causa legate alle vicissitudini del PD in questa nostra realtà frusinate.
In questo nero fine settimana si può dire che tutti ne escono male. Ne escono male gli organi dirigenti nel loro insieme, ne escono male quelli che si prestano a fare i leader in queste circostanze e aspettano i riconoscimenti della stampa amica, ne escono male quelli che non riescono ad anteporre il partito ai loro giochi di prestigio in cerca di visibilità. Ma qualcuno si è chiesto perché un cittadino che vuole informarsi non deve capire per qual ragione si discute così animatamente e velenosamente per trovare delle candidature ad un incarico neppure tanto importante? Non c'è ragione per appassionarsi a questa disputa.
Infatti, essa nasce altrove e prima e tanto tempo addietro. Nasce in ultimo da un congresso incompiuto, bloccato da ricorsi fatti ed oggi non più leggibili (?) nelle motivazioni e negli allegati che si dicevano assai pertinenti e probanti. Nasce da un esito elettorale quello delle europee non gradito a qualcuno che vuole riaffermare il confine del suo territorio, nasce dalla volontà di dare un volto a questo PD secondo un'idea rimasta alla Dc ed al centrosinistra degli anni '70 e '80. Altro che rinnovamento! In questo PD ogni germe di rinnovamento possibile è morto nelle sabbie mobili di un dibattito tanto lungo quanto incongruente come dimostra l'armistizio che consentì l'elezione di Simone Costanzo. E' incongruente questo discutere perché non riguarda i problemi del territorio, le scelte da compiere, gli affanni delle persone che lavorano, di quelle che non lavorano, dei giovani e dei vecchi. Non riguardano la ricerca di soluzioni collettive per la società locale, ma solo l'assicurazione di tutele per le proprie piccole o meno piccole clientele.
Lontano dalla società solo queste insanabili situazioni si creano. Non solo, si danneggiano anche ottimi nomi di possibili candidati, che sicuramente sono in numero maggiore anche di quelli proposti. Fortunati quelli che ne sono rimasti fuori o se chiamati hanno evitato questa nomination velenosa, come ha fatto il sindaco di Anagni Fausto Bassetta.
Non c'è in questo scontro chi vuole il nuovo e chi no. Non vince De Angelis, non perde Scalia; ha perso tutto il PD ciociaro. Abbiamo due facce della stessa medaglia e dello stesso trasversalismo nella ricerca dei compagni di viaggio.
Il nuovo vero e anche un nuovo centrosinistra partono dai bisogni delle donne e degli uomini di questa Ciociaria e non possono identificarsi in formazioni e pratiche politiche uguali a quelle che sono arrivate sofferenti alle soglie del 2000. E, soprattutto un partito vero devo avere un giudizio autonomo sulle scelte da compiere senza tutelare i forti e abbandonare i più deboli a se stessi. Senza cambio radicale di dirigenti questo PD di cui stiamo analizzando i difetti non ha futuro, non si illudano gli sfidanti dei risultati del 25 maggio 2014. Poi, si voterà su ciò che si è fatto e non fatto qui in questa terra. Il disagio è enorme e la disillusione se possibile ancora più grande.

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