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Liberi Da Sempre 3.0

DISCHI E MUSICA

 Remake dell'album d'esordio dei Sonohora, ma non solo

di Giulia Bragalone
Sonohra lAmore ART 390 minQualche mese fa, esattamente il 27 Maggio 2022, i Sonohra hanno pubblicato il disco ed il vinile di "Liberi Da Sempre 3.0" il remake del loro album d'esordio che li vide vincitori della categoria "Giovani" al Festival di Sanremo 2008. Il termine "Sonohra" deriva dal deserto che si chiama appunto Sonora che si trova tra gli Stati Uniti e il Messico. I due fratelli veronesi hanno scelto questo nome in particolare perché si riferisce al concetto di “musica senza confini”.

In questo album troverete ogni pezzo rivisitato e saturo di nuova energia, oltre ai 3 inediti: Cosmopolitan (il cui video ufficiale è stato postato pochi giorni fa su YouTube), la sottile differenza e fino a farmi male. RicoLiberi Da Sempre 350 minrdo che quando frequentavo il Liceo Artistico trascorrevo diverso tempo ad ascoltare musica mentre dipingevo, in quegli anni ero in loop con questi brani in particolare: "Monsoon" dei Tokio Hotel, "Lentamente" degli Studio 3, "Semplicemente" degli Zero Assoluto, ma soprattutto con "L'Amore" dei Sonohra. Con lo scorrere del tempo ho continuato ad apprezzare e ad ascoltare i loro pezzi, rimanendo sempre un po' ancorata al passato, alla nostalgia. Questo disco guarda avanti, pur gettando uno sguardo agli anni degli esordi. Rivedendoli su Radio Italia con il video "L'Amore (3.0)", li ho visti con occhi nuovi, a tratti diversi, erano persino migliori rispetto a come la mia mente li ricordava! E se prima erano in grado di emozionarmi con la loro musica, adesso posso dire di esserne rapita!

Luca (40 anni) e Diego (35 anni) Fainello, hanno reso la musica parte integrante della loro vita, oltre ad essere una grande passione. Ci tengo a suggerirvi d'ascoltare "Liberi Da Sempre 3.0" e vi invito a sentire questi brani, nello specifico: Love show, L'Amore, Salvami, L'Immagine, I Believe. Ovviamente, andate ad ascoltare e a vedere il video di Cosmopolitan, un salto negli anni '80, nelle gioie semplici ma essenziali che contraddistinguevano quel magico periodo!

 

 

 

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Discarica Colleferro: legalità e trasparenza è sempre S.O.S.

AMBIENTE COLLEFERRO

Regione Lazio e ricorso al Tar del Lazio

da Ina Camilli*
Colleferro foto discarica 2012 400 minDa anni, e non demordiamo, chiediamo al Comune di Colleferro e alla Regione Lazio di acquisire i documenti, dal 2008 ad oggi, sulla contaminazione storica del suolo, sottosuolo e acque sotterranee di colle Fagiolara, memori del fatto che nel 2014 era stato riscontrato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) delle suddette matrici ambientali, nonché l’atto amministrativo di chiusura definitiva del sito, i piani di gestione operativa, post-operativa, di ripristino ambientale, il piano di sorveglianza e controllo e la verifica di stabilità.
Abbiamo anche chiesto le più importanti relazione e verifiche sulla gestione e sul controllo della discarica, previste dalla normativa, ma quelle che ci hanno messa a disposizione sono tutte “datate”. Ci domandiamo con quale rigore sia stata gestita la discarica dalla società Lazio Ambiente spa se i documenti sono vecchi e non rispondenti ai dettami della normativa di settore, che ha subìto nel frattempo numerose modifiche legislative.
Il Comitato residenti Colleferro nel 2021 ha presentato ricorso al Tar del Lazio nei confronti della Regione che ha evaso la richiesta di accesso agli atti parzialmente, rendendo disponibili solo alcuni documenti, peraltro non aggiornati. Siamo in attesa che il procedimento instaurato davanti al Tar si concluda.

Comune di Colleferro e lo scarica barile
Le nostre istanze di accesso agli atti non sono state accolte e nessuno si è preoccupato di risolvere la questione quindi non abbiamo ricevuto la documentazione richiesta. Ci risulterebbe non redatto il rapporto sulla verifica di stabilità della discarica, sollecitata dalla Relazione tecnica del dottor Rizzo nel 2017, su incarico del Comune di Colleferro.

Solo tramite la risposta “concessa” ai Consiglieri comunali Sofi e Patrizi l’11.2.2022 dall’Assessore all’Ambiente, Calamita, abbiamo dedotto che tale verifica non sia stata eseguita, poiché sul punto si è rifiutato di rispondere. A distanza di anni, nulla risulta essere stato fatto in tal senso, nonostante il potenziale rischio di instabilità evidenziato nella citata relazione tecnica.
In Consiglio comunale l’Assessore è stato clemente e ha precisato che il progetto di capping e le relative indagini saranno realizzate da Lazio Ambiente spa e che il piano di gestione post-operativa è in via di aggiornamento autorizzativo.
Ha di fatto ammesso pudicamente che la discarica il 16 gennaio 2020 non è stata chiusa dalla Regione e questa ha ottemperato al pagamento delle due rate 2020 e 2021, circa 3 milioni di € a favore della società?
In Consiglio conferma che la gestione della discarica sarà affidata a Minerva (come è avvenuto) e che il materiale per livellare la gobba di cammello assunta dalla conformazione del sito di discarica sarà solo la terra – quindi siamo sicuri che non sarà la FOS, frazione organica stabilizzata, come preannunciato dalla Regione l’11.1.2020 - senza aggiungere informazioni più precise circa i tempi per il riempimento della “buca”, da circa 180 mila metri cubi, dopo oltre 2 anni.

Lo scorso 3 giugno il Sindaco Sanna ritorna sull’argomento e continua con gli annunci su FB ma scrive un’altra cosa, e cioè che “parte il post mortem della discarica chiusa”, come se fosse stato rilasciato il certificato di chiusura, ai sensi dell’art. 12 comma 2, del Dlgs n. 36/93. Sta dicendo che il progetto di chiusura è stato approvato? Sostanzialmente dichiarare la chiusura significa dire che il progetto è stato rispettato e che tra le tante cose è stata verificata la stabilità del sito?
Il giorno successivo i due Amministratori pubblicano un comunicato nel quale non pronunciano mai le parole “chiusura definitiva della discarica” e i toni sono molti diversi da quelli usati su FB. In sostanza scrivono che la discarica non è chiusa e che il progetto di chiusura deve ancora essere autorizzato.

Solo per precisazione: i 30 anni di gestione post mortem partono dal momento in cui finiscono le operazioni di chiusura, che ancora non sono autorizzate. La Regione benevolmente “garantirà le risorse economiche” che paghiamo noi cittadini e il Comune farà i profitti, ma “girerà” al consorzio Minerva (alias i Comuni soci) solo una parte e gli eventuali residui saranno impiegati a discrezione dall’Amministrazione colleferrina.

Si paventano sorprese sugli “eventuali utilizzi anche più importanti della sola copertura” della discarica, senza dire quali, forse non proprio il museo che era stato promesso, ma per ora non vogliamo ipotizzare altro. Su come colmare l’invaso per eliminare le due gobbe e sulle fideiussioni scadute continuano a non dire nulla. Delle garanzie finanziarie ce ne siamo preoccupati noi, presentando una denuncia alla Procura di Velletri.

Conclusione
Il Dlgs n. 36/2003, riguardante le discariche di rifiuti ed in particolare il recepimento delle collegate direttive europee, prevede che tra gli elaborati necessari per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di una discarica vi siano i piani che abbiamo detto in premessa.
Inoltre lo stesso decreto evidenzia la necessità di effettuare la verifica di stabilità anche nel corso della coltivazione della discarica.
La valutazione dei documenti progettuali disponibili e degli studi effettuati volti a definire lo spostamento della rete elettrica di alta tensione interna al sito, ha evidenziato, tra l’altro, le seguenti rilevanti carenze:
- rilascio autorizzazione AIA in assenza di documenti essenziali quali il piano di ripristino ambientale, piano di gestione post-chiusura, piano di sorveglianza e controllo post-operativa
- assenza di verifiche e controlli di stabilità, ai sensi del suddetto decreto ed anche a seguito di quanto evidenziato dal dott. Rizzo.

La ripartizione delle funzioni tra organi di governo politici e organi burocratici della Regione e del Comune non esonera ilcomitatoresidenticolleferro 350 min Sindaco Sanna dalla Sua responsabilità per aver dichiarato impropriamente “chiusa” la discarica di Colleferro, di competenza dell’Ente sovraordinato regionale. In realtà l’atto finale non è stato ancora adottato e addirittura ingenuamente l’Assessore Calamita preannuncia la richiesta di avvio del procedimento.

Il Sindaco non può ritenersi “liberato” dei Suoi doveri verso i cittadini e gli organi di giustizia amministrativa per mancata vigilanza e/o inosservanza delle prescrizioni dettate nelle autorizzazioni regionali, dato il suo ruolo di vertice dell’Amministrazione comunale e di Ufficiale di Governo, che ha il potere di emanare ordinanze contingibili e urgenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

E’mancata, a nostro avviso, volutamente l’integrale tutela della salute pubblica, l’osservanza della normativa di settore, la preservazione del paesaggio, la tutela e la salvaguardia della qualità ambientale e degli equilibri delle sue singole componenti, nonostante precise disposizioni in materia di governo del territorio. A corollario di tutto ciò assume una spiccata gravità il reclamo inascoltato di costituire l’Osservatorio ambientale e garantire una informazione diffusa, segno di una mancanza di democrazia e di trasparenza dell’agire amministrativo, prova tangibile di quanta poca cultura della legalità c’è in questo nostro Paese.

Colleferro, 10.6.2022

*Ina Camilli Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

 

 

 

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Anche negli USA temevano l'allargamento della NATO

COMMENTI

Le guerre si potrebbero sempre evitare, ma non sempre succede

di Mario Boffo*
NO guerre BlogdelleStelle minQuando scoppia una guerra, scoppia anche la guerra della retorica; e anche nel caso della guerra in Ucraina le parti in conflitto non sono state da meno, sbandierando, secondo lo schieramento, la difesa delle nazionalità o della democrazia, il retaggio della Storia o il diritto dei popoli, il confronto fra sistemi e il raffronto dei rispettivi valori. Tutte cose che hanno certo importanza nei destini umani, ma che nel confronto geopolitico vengono per lo più usati in termini di propaganda. Da sempre, e in varie forme, i paesi in guerra hanno proclamato: “Dio è con noi!”

Nel “territorio geopolitico”, però, paesi e alleanze, compresi quelli che “esportano la democrazia”, non si muovono a difesa di principi o ideali; si muovono piuttosto allo scopo di sostenere il proprio potere strategico, valorizzarlo e difenderlo, perché è sulla base del posizionamento strategico che si possono promuovere gli interessi nazionali o di schieramento, o il relativo modello politico-sociale; elementi che servono a loro volta a progredire, nelle rispettive sfere d’azione, nel controllo o nella partecipazione al controllo delle relazioni internazionali.
Questo non vuol dire che la sfera geopolitica sia un ambiente di brutale e selvaggia affermazione della forza con metodi violenti, anche se purtroppo talvolta è così. L’ambiente geopolitico è stato spesso sede di confronti non guerreggiati, anzi cooperativi, fra schieramenti e paesi a diverso orientamento o semplicemente portatori di differenti interessi strategici. Paradossalmente potremmo affermare che la stessa guerra fredda è stata un contesto entro il quale, nonostante la forte contrapposizione, ma grazie alla deterrenza nucleare, la geopolitica ha evitato il peggio.

Detto questo, e premesso che l’aggressore è sempre da condannare, che Putin è un autocrate che opera anche a sostegno della propria posizione e di proprie motivazioni interne (come tutti, del resto), e che avrebbe forse approfittato di qualsiasi situazione come pretesto per le proprie iniziative, cercare di comprendere come si sia arrivati alla guerra in Ucraina e alla pesantissima minaccia che questa pone alla pace mondiale, non vuol dire perseguire giustificazioni o accuse, né distribuire torti e ragioni, categorie che non hanno luogo in geopolitica. Serve invece a capire i processi che hanno portato a questo e come si sarebbe potuto fare meglio; non certo per criticare o studiare il passato, ma per preparare il futuro.

Propongo volentieri l’articolo di cui al link qui sotto. L’autore è Robert Hunter, che fu Rappresentante Permanente degli Stati Uniti alla NATO fra il 1993 e il 1998, gli anni in cui cominciarono gli allargamenti dell’Alleanza e nei quali sono da identificare i prodromi degli attuali rapporti con la Russia. In quegli stessi anni anche io servivo presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Alleanza Atlantica, come membro del Comitato Politico, e in questa veste ebbi l’opportunità di seguire i temi dell’allargamento e dei rapporti della NATO con la Russia. Hunter, che non può essere certo sospettato di partigianeria pro-russa, illustra nei dettagli come dallo scioglimento dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia si sia arrivati alla situazione attuale, attraverso successive amministrazioni americane e attraverso gli eventi internazionali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Egli cita anche circostanze in cui la geopolitica ha espresso risultati saggi, piuttosto che bellicosi: la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) e i vari accordi per il controllo degli armamenti che imposero elementi di stabilità fra schieramenti che pure si guardavano in cagnesco. L’autore cita anche la famosa crisi dei missili che Mosca tentò di collocare a Cuba nel 1962 come caso di grande pericolo in cui le parti seppero dimostrare equilibrio e saggezza. Invito a leggere con attenzione l’articolo di Hunter, e al fine di evitare ripetizioni nei concetti in esso espressi, mi limiterò a qualche considerazione aggiuntiva basata sulla mia diretta esperienza di quegli anni.

Quando Michail Gorbačëv sciolse l’Unione Sovietica, e soprattutto il Patto di Varsavia, si pose anche nell’area occidentale il tema della persistente utilità o meno della NATO. L’Alleanza, allora guidata dal Segretario Generale Manfred Wörner, decise di continuare a esistere, identificando altre sfide strategiche da cui dover difendere i paesi membri e avviando l’Euro-Atlantic Partnership Council (EAPC), che comprendeva tutti i paesi dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), e la Partnership for Peace (PFP), un programma di collaborazione e scambi con gli antichi avversari, personalizzato paese per paese, basato su varie forme di cooperazione e omologazione di sistemi, e finalizzato allo stabilimento di mutua fiducia fra paesi un tempo contrapposti. A entrambe le iniziative prese parte anche la Russia, per quanto alla PFP con un proprio schema di cooperazione con la NATO. Benché la PFP fosse anche orientata a possibili future adesioni all’Alleanza dei paesi partner, nulla avrebbe impedito di considerare quest’ipotesi come una semplice petizione di principio, considerato che il programma avrebbe potuto evolversi verso un più ampio e consolidato ambiente di cooperazione per la pace nel quale tutti i precedenti avversari, compresi Stati Uniti e Russia, avrebbero potuto esercitare un ruolo. Gli stati un tempo contrapposti, infatti, si consultavano congiuntamente nell’EAPC, erano tutti membri di un’organizzazione di pace e sicurezza come l’OSCE e coltivavano programmi cooperativi con l’Alleanza.

Alla fine del 1994, invece, gli Stati Uniti imposero una decisa accelerazione: Washington intendeva procedere subito all’allargamento dell’Alleanza, cominciando con Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. I membri europei, preoccupati per le reazioni russe, riuscirono a dilazionare i tempi. Si procedette quindi a uno studio sull’allargamento della NATO inteso a definire le condizioni cui gli aspiranti all’adesione avrebbero dovuto attenersi e si pensò anche alla formulazione di uno schema di rapporti speciali di consultazione e cooperazione con la Russia, inteso a coinvolgere Mosca in un’ampia congerie di temi di sicurezza al fine di prevenirne il possibile senso di isolamento e di emarginazione. Hunter indica bene i vari momenti delle successive ondate di allargamento e dell’evoluzione dei rapporti fra NATO e Russia. Egli indica anche come al momento della riunificazione della Germania Washington abbia assicurato a Mosca, più o meno implicitamente, che nessun altro paese del precedente Patto di Varsavia sarebbe entrato a far parte della NATO, e come questa rassicurazione abbia avuto altri momenti, benché collegata a successive ondate di adesioni che giunsero a riguardare addirittura i Paesi Baltici, che erano stati parte integrante dell’Unione Sovietica. Stando così le cose, nulla avrebbe logicamente impedito anche ad altri paesi, come Ucraina e Georgia, di entrare a un certo punto nell’Alleanza, e questa possibilità – ma soprattutto il modo come ci si sarebbe eventualmente arrivati – ha preoccupato la Russia al punto da portarla agli eventi cui stiamo assistendo.

La NATO, e soprattutto il suo “azionista di maggioranza”, gli Stati Uniti, che hanno vinto la guerra fredda, ottenendo la resa totale della Russia di Gorbačëv, hanno voluto procedere, finché è stato loro possibile, a quanti più avanzamenti possibile nel territorio dell’avversario al fine di consolidare al massimo il proprio vantaggio strategico, tradendo in tal modo anche le precedenti rassicurazioni. A dire il vero, anche se le rassicurazioni non ci fossero state, non sarebbe stato difficile comprendere che certi equilibri forse sorgenti, o almeno tentati, nei primi anni Novanta, si sarebbero rotti con conseguenze ingovernabili. La svolta autoritaria nella Russia di Putin ha forse peggiorato le cose, ma la crisi geopolitica si sarebbe comunque verificata.

Nel desidero di stravincere (perché eravamo alla “fine della Storia”, perché il modello economico neoliberista a guida americana si doveva affermare su tutto il pianeta, perché ci doveva essere un’unica e sola potenza globale…) l’area euro-atlantica ha perso una grande occasione di mettere in equilibrio la propria sicurezza, e quello che è mancato è stata la saggezza dei vincitori: la resa dell’Unione Sovietica e l’avvio delle istituzioni e dei programmi congiunti sopra menzionati avrebbero potuto essere infatti la base per un Europa di pace; l’Alleanza (e gli Stati Uniti) piuttosto che rispondere al desiderio (del resto ampiamente stimolato) di adesione dei paesi ex-satelliti dell’URSS, avrebbero potuto invece coinvolgerli tutti, insieme alla Russia, in un più ampio progetto di sicurezza basato sulla filosofia dell’OSCE e sul riconoscimento di tutti come importanti attori della stabilità mondiale. Perché è pur vero, come viene commentato in questi giorni, che ciascun paese ha diritto a scegliere le proprie alleanze, ma non è certo scritto che le alleanze abbiano il dovere di accettarli. Questi temi furono dibattuti all’interno dell’Alleanza Atlantica, alla ricerca di una nuova architettura di sicurezza, fra paesi ex-satelliti dell’Unione Sovietica che insistevano per l’adesione e gli alleati europei che avrebbero valutato volentieri formule innovative e più inclusive di tutti gli interessi strategici sul terreno. Prevalse però l’orientamento dell’”azionista di maggioranza”, timoroso che una nuova eventuale architettura di sicurezza avrebbe indebolito la NATO, e con essa potere di Washington in Europa.

Quando nel 1866 i prussiani sbaragliarono le forze austro-ungariche a Sadowa, a conclusione della guerra austro-prussiana, Bismarck trattenne i propri generali, che volevano marciare su Vienna, nella convinzione (e nella lungimirante saggezza) che si deve vincere, ma non si deve umiliare l’avversario, perché in tal modo si genera odio e spirito di rivalsa (Germania, unificata dalla Prussia, e Impero Austro-Ungarico, nonostante la guerra precedente, furono poi alleate). Negli stessi anni, il governo degli Stati Uniti offriva continuamente alle nazioni indiane trattati e assicurazioni che venivano regolarmente disattesi, nel perseguimento di una “frontiera” indistinta e sempre più avanzata, nel permanente allargamento del proprio potere e nel conseguente restringimento della sfera avversaria; analogia più che suggestiva con i nostri tempi.

In Europa ora la frittata è fatta. Evocare principi e ideali non serve a niente, e se si vuole preparare la pace dopo questa tragedia ucraina, bisogna riflettere agli errori commessi; tenendo presente che il blocco euro-atlantico non è l’unico centro di potere in Europa; che la Russia pretende, con qualche ragione, garanzie e ruolo; che l’Occidente non è più in grado di sostenere i lutti di una guerra che lo coinvolga direttamente; che una deprecata guerra mondiale contemplerebbe quasi certamente l’uso di armi nucleari; e che la Cina assiste intanto tranquilla al procedere degli eventi.

02/03/2022 - Ucraina. Le guerre si potrebbero sempre evitare, anche se non sempre succede – Transform! Italia (transform-italia.it)
https://transform-italia.it/ucraina-le-guerre-si-potrebbero-sempre-evitare-anche-se-non-sempre-succede/

 

dott. MarioBoffo 400 min*Mario Boffo. Ambasciatore esperto con una comprovata storia di lavoro nel mondo degli affari e nel settore degli affari internazionali. Competente in Relazioni Internazionali, Strategia Aziendale, Analisi delle Politiche, Inglese, Organizzazioni Internazionali e Italiano. Forte professionista della comunità e dei servizi sociali con un Master in Scienze Politiche e Governo presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II".

 

 

 

 

 

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PRC Ceccano: Antifascisti sempre

PRC-SE CIRCOLO “5 APRILE” CECCANO

"L’antifascismo unito ha fatto la nuova Italia, l’antifascismo unito deve consolidare l’ordinamento democratico dello Stato..." G. Di Vittorio

bandiere rifondazione 360 260L'assalto, in pieno stile squadrista, di Forza Nuova alle sede della CGIL a Roma rievoca pagine più buie della nostra storia. Quanto accaduto è intollerabile e non può trovare giustificazione alcuna in uno Stato che si professa, costituzionalmente parlando, democratico e antifascista. Se non fosse che quello stesso Stato si è dimostrato incapace di far valere i principi costituzionali e lo ha fatto permettendo a "partiti" come Forza Nuova di agire indisturbati per le strade romane, brutalizzando la sede della Cgil e violando ciò che essa rappresenta.

Quest’ultimo è un episodio che va ad unirsi agli scandali in cui sono stai coinvolti Lega e FDI, partiti che, in un passato neppure troppo lontano, non si sono astenuti dallo scendere in piazza fiancheggiati dal partito di Roberto Fiore, ex militante di Terza Posizione, coinvolto nell'indagine sulla strage della stazione di Bologna, condannato nel 1985 per associazione sovversiva e banda armata. E noi ci chiediamo come abbia fatto uno con una tale fedina penale come Fiore a fondare un partito in Italia ed a farlo partecipare alle elezioni. Nell’assalto alla Cgil era presente anche il suo braccio destro Castellino che “vanta” (basta lanciare una ricerca in rete) Daspo, condanne per aggressione e fermi per possesso di cocaina. Entrambi sono stati arrestati dopo l'ignobile gesto di ieri.

Ora ci auguriamo, insieme ai tanti cittadini dotati di un minimo di coscienza civica e raziocinio, l'imminente scioglimento di quelle organizzazioni chiaramente incostituzionali che mai sarebbe dovute nascere in Italia.

Non possiamo sottrarci al dovere di condannare quei partiti che hanno avallato e prestato il fianco ad organizzazioni e personaggi neofascisti.
In Lega e FdI, vantano, tra i loro militanti, personaggi del calibro di Fidanza, Valcepina, Ciocca, Borghezio, tutti ritratti nell'inchiesta di Fanpage mentre pronunciano frasi dal contenuto inequivocabile.

Lega e FdI i cui leader fanno fatica a dichiarare quanto il neofascismo sia una porcata antidemocratica da condannare e reprimere con ogni mezzo. Hanno dato mostra di una reticenza vomitevole e vergognosa. Addirittura Giorgia Meloni messa alle strette , pur dichiarando che l'attacco alla Cgil deve essere condannato, ha “confessato” di non conoscerne la matrice. E noi qui gli facciamo notare che la matrice sta nel partito che spesso ti sei portata in piazza ed in quell'ideologia che fa alzare il braccio a mano tesa a diversi tanti militanti ed elettori che ti sostengono.

Un partito che andrebbe sciolto dalla stessa magistratura di cui invochi il garantismo … garantismo che manca totalmente quando, ad essere accusati di crimini, sono migranti o soggetti lontani dalla tua ideologia.
È il caso di sottolineare le responsabilità vergognose da addebitare all'atteggiamento della pseudo sinistra a guida PD, che ha abbracciato da tempo la linea di sdoganamento di questa feccia arrivando a votare nel parlamento europeo la risoluzione che equipara nazifascismo e comunismo, avallando quel revisionismo storico che ha spianato la strada a forze politiche di estrema destra.

Non si può essere antifascisti ad intermittenza, né si può tollerare, dopo quanto accaduto, una politica che si limita ad abbaiareCostituzione contro il neofascismo senza proporre soluzioni chiare e risolutive. Ricordiamo come a Sora il PD abbia accettato nella propria coalizione candidati che vengono proprio da Forza Nuova. Con quale coerenza si accettano simili candidature e poi si scende in piazza come se nulla fosse.

Chiaramente non ci aspettavamo nessuna presa di posizione dal Sindaco di Ceccano, del resto da uno che, candidamente, ha detto di non sentirsi offeso nell’essere appellato come fascista, non ci si può certo aspettare solidarietà e condanna dell’attacco di chiara matrice squadrista e fascista.

"L’antifascismo unito ha fatto la nuova Italia, l’antifascismo unito deve consolidare l’ordinamento democratico dello Stato, sviluppare le libertà democratiche del nostro paese, aprire un avvenire migliore, più sicuro e tranquillo, ai nostri lavoratori ed al nostro popolo tutto. Perciò è bene che tutti i democratici si associno alla nostra protesta contro gli attentatori e chiedano con noi che siano perseguiti, e si prendano le misure adeguate per rendere impossibile il ritorno a quell’atmosfera a cui l’attentato di questa notte fa pensare e di cui costituisce un episodio”. Lo affermò Giuseppe Di Vittorio alla Camera dopo l'attentato di stampo fascista avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1955 contro la sede della Cgil in Corso d'Italia. Le sue parole servano da monito a tutti, oggi più che mai, e che servano al rinsavimento di quelli che , con la loro indifferenza e con il loro servilismo verso i padroni e contro i lavoratori, hanno permesso a questi individui di provare a minare lo stato democratico ed i principi su cui si fonda.

Ceccano, 13 ottobre 2021

Per il circolo
Laura Liburdi
Luigi Mingarelli

 

 

 

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Un cervello sano per essere sempre in forma

SALUTEBENESSERE Rubrica 

Camminare, studiare, conversare, frequentare amici e conoscenti fa bene

Dr Antonio Colasanti
best food brain junk unhealthy healthy vegetables diet comparison infographic 370 minMantenersi in forma per tutta la vita significa avere sempre un cervello sano funzionante alla perfezione e per conseguirlo ci sono alcuni accorgimenti da seguire.

L'istruzione
Impegnarsi con regolarità in attività di apprendimento è un toccasana per il cervello. E' dimostrato che soggetti con grado di istruzione piu elevato manifestano sindromi della demenza molto più tardi rispetto a chi ha una scolarita inferiori. Il concetto è che un organo non utilizzato si atrofizza. significa che meno si studia meno si è in grado di studiare - più si studia maggiore sarà la riserva cognitiva cui attingere in età avanzata. La riserva cognitiva è costituita da modifiche strutturali che intervengono a livello cerebrale e che promuovono maggiore longevità. Il cervello contiene cento miliardi di neuroni ed ogni neurone è collegato agli altri da circa diecimila connessioni. Pià si apprende più si costruiscono e mantengono nuove connessioni. Se invece come fanno alcuni si smette di studiare e si chiude il cancello cerebrale piazzandosi tutte le sere davanti al televisore, vi saranno meno connessioni in attività che finiranno per atrofizzarsi. Il numero di connessioni e la salute cerebrale sono potenziate dalle sfide intellettuali.

L'alimentazione
Ciò che mangiamo incide sulle attività cerebrali di imparare e generare emozioni positive.
Una dieta equilibrata è il terreno su cui germogliano i neurotrasmettitori, un terreno che rende possibile serenità, calma e maggior acume.

L'attivita fisica
Fare del moto incide sulla chimica cerebrale aumentando la longevità, infatti stimola la produzione ed il rilascio del fattore neurotrofico "bdnf", una sorta di fertilizzante per il cervello e per la neurogenesi, ossia la nascita di nuovi neuroni. Fare attività aerobica ha inoltre una potente azione antidepressiva, ansiolitica ed energizzante. E' dimostrato che anche solo dieci minuti di camminata veloce incrementa la concentrazione dei vari neurotrasmettitori, quali dopamina, noradrenalina e serotonina. Quei 10 minuti di camminata si trasformano in 90 minuti di energia in piu di serenità e pacatezza.

Il sonno
La quantita e qualita del sonno incidono enormemente sul funzionamento cerebrale. Dormire male e poco aumenta il livello degli ormoni dello stress, il cortisolo. Livelli elevati di questo ormone incidono sulla corteccia prefrontale causando calo di concentrazione, lucidità capacità di fissare nella memoria. Inoltre, comporta atrofia dell'ippocampo, area fondamentale per memorizzare i nuovi ricordi.

Il fattore sociale
Chi possiede un adeguata rete di rapporti umani vive piu a lungo, piu felice e mentalmente piu pronto. Chi non ha contatti si ammala piu spesso ed è depresso. Ci sono aree cerebrali chiamate "cervello sociale" che vivono di rapporti umani.

Il massimo beneficio si ottiene combinando il tutto. Una passeggiata con lettura dopo cena, trovarsi con amici e parlare di libri mentre si passeggia, inoltre il moto prima di coricarsi giova al sonno magari con una cena di qualita ed un bicchiere di vino rosso.

 

 

 

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Ceccano ricorda sempre Luigi Mastrogiacomo

CECCANO. Ricorrenze

Il ricordo dell'ANPI e di Ottavio Bettinelli

di Valentino Bettinelli
Monumento a Luigi Mastrogiagomo 360 minLa sezione Anpi di Ceccano, come tutti gli anni, ha organizzato una manifestazione per ricordare la tragica morte di Luigi Mastrogiacomo, ucciso il 28 maggio del 1962 durante gli scioperi all’ex saponificio Annunziata. Nei pressi del monumento a lui dedicato, e con la presenza della famiglia Mastrogiacomo, si è svolta la consueta celebrazione e la deposizione di un mazzo di fiori.

La sezione Anpi ha diffuso una nota per l’occasione, con un excursus storico degli eventi di quei giorni bui. “Proprio qui, nei pressi del saponificio Scala, Luigi Mastrogiacomo, operaio e sindacalista, fu colpito a morte da uno dei colpi sparati dalle forze dell’ordine che presidiavano lo stabilimento. Ma andiamo con ordine. Mastrogiacomo e gli altri operai si trovavano nei pressi del saponificio per uno sciopero che era iniziato dal 25 aprile e si concluderà dopo 41 giorni, con un accordo sottoscritto tra le parti in sede ministeriale. Uno sciopero per rivendicare il premio di produzione che spettava agli operai in base all’accordo sottoscritto nel settembre 1961. Ma che i rappresentanti aziendali rinviavano in continuazione. E fu così che, verso le 19, ci fu un primo contatto tra gli scioperanti ed i carabinieri. Il senatore Compagnoni, allora deputato, dirà, in un suo intervento alla Camera, che il fatto accadde a causa di un grosso automezzo che proveniva da piazza Berardi e che costrinse i numerosi manifestanti, a cui si erano uniti molti cittadini per solidarietà, a spostarsi. In ogni caso, i carabinieri reagirono con il lancio di lacrimogeni e colpendo con i calci del fucile; il tutto senza nessun preavviso. Dopo 45 minuti il piazzale è sgombero, ma i manifestanti non se ne andarono; iniziarono invece a lanciare sassi e a preparare barricate. La situazione precipitò e verso sera si cominciò a sparare con il risultato che conosciamo.
La vicenda ebbe risalto nazionale, se ne occuparono le maggiori testate giornalistiche e si concluse appunto con un accordo al Ministero del Lavoro. Bisogna considerare che non c’era ancora stato il ‘68, né esisteva la legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori)”.

Dopo il cenno storico, la sezione Anpi ricorda la necessità di continuare a celebrare queste ricorrenze: “oggi siamo qui perché vogliamo che questa storia non venga dimenticata e per questo ringraziamo le passate amministrazioni che hanno installato questo monumento. Il saponificio Scala ha rappresentato sicuramente una parte importante dell’economia di Ceccano, ma le vicende del 1962 sono e restano un patrimonio importante della storia di questo paese che, in quel momento, seppe mostrare solidarietà con gli scioperanti e con le loro famiglie, anche concreta (41 giorni senza stipendio non sono una passeggiata oggi e non lo erano allora). Un momento importante nella storia delle lotte per i diritti dei lavoratori.
È oramai da oltre 20 anni che le politiche neoliberiste hanno portato a continue contrazioni del welfare, sacrificato sull’altare dell’efficienza. Ci è voluto più di un anno di pandemia per mostrare che la sanità pubblica deve essere protetta e potenziata e non può essere sacrificata al profitto. Nel frattempo, la crisi economica sta rovinando molte famiglie ed allargando la soglia di povertà. E Confindustria si scaglia contro il blocco dei licenziamenti. Oggi, come allora, serve solidarietà tra le classi lavoratrici. E l’augurio che faccio e che non si debba ricominciare dal 1962”.

In conclusione spazio per una richiesta rivolta all’amministrazione ceccanese, dove si fa cenno al posizionamento di un cartellone pubblicitario luminoso a pochissimi metri dal monumento dedicato a Luigi Mastrogiacomo. “Vista l’importanza simbolica che questo posto rappresenta per i ceccanesi, chiediamo formalmente all’Amministrazione di spostare questo cartello pubblicitario, che, oltre che pericoloso, essendo fonte di distrazione vista la vicinanza con l’incrocio, offende la memoria che questo monumento rappresenta”.

 

Il ricordo di Ottavio Bettinelli

«Per celebrare la memoria dei fatti accaduti il 28 maggio 1962, rivolgo un pensiero particolare alla famiglia e al nipote di Luigi Mastrogiacomo, a cui dico di esser fiero del suo nome, che ricorda un uomo che fa parte della nostra storia.
All’epoca del fattaccio ero poco più che un ragazzo, quindi ho ricordi sbiaditi, ma un’immagine mi è rimasta fissa nella mente: una folla immensa radunata in Piazza 25 Luglio, per rendere l’estremo saluto al proprio concittadino. Una folla commossa, composta, silenziosa, ma indignata per quanto accaduto.

Molti piangevano come se avessero perso un loro caro. C’era in tutti un profondo sentimento di partecipazione al dolore per la perdita di Luigi. Negli anni successivi alla sua morte è stato offeso e infangato. È stato definito, dalla gente vicina ai padroni, un sovversivo, un sobillatore. Uno che creava confusione in fabbrica.

Luigi Mastrogiacomo era un onesto lavoratore. Un uomo, un marito, un padre che in fabbrica lottava per degli ideali importanti: libertà, democrazia e tutela della dignità dei lavoratori.
Per difendere questi ideali Luigi è morto, anzi è stato ucciso. Con la sua morte ha lasciato a tutti noi un'eredità di grande valore morale: la lezione che tutti i lavoratori, a qualsiasi ceto sociale appartengano, vanno sempre rispettati.
È importante ricordare queste ricorrenze, seppur tristi, e onorare la memoria di questi eroi.

Mi auguro che questi eventi possano essere ricordati anche in futuro, senza restrizioni o repressioni, perché ancora oggi c’è qualcuno che vorrebbe cancellare la storia, chiedendo per sé pieni poteri.»

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Bastevole: "Parlare di periferie sempre"

GD LATINA. Partiti

Bastevole, Segretario Gd Latina su periferie

giovanidemParlare di periferie sempre, porsi il tema di chi non è rappresentato, rafforzare democrazia partecipativa e decentrata.

Si è parlato tanto di periferie nelle ultime settimane - scrive il segretario Giovani Democratici Bastevole in una nota - non vogliamo che tali analisi vadano a vuoto né che sia un dibattito a spot.

A nostro avviso il tema delle periferie va intrecciato al tema ‘democratico’:

Non può esserci riqualificazione senza la possibilità che queste abbiano una rappresentanza, una “voce” che consenta di esprimere ai residenti i propri bisogni e di incidere sulle decisioni che riguardano il quartiere in cui vivono.

Spesso le periferie urbane sono designate come luoghi poco sicuri o non raccomandabili. Ma la “sicurezza” di vivere in quei luoghi non si diffonde aumentando le forze di polizia: la sicurezza che vogliamo è una sicurezza sociale. Non repressiva, ma collettiva. La città è lo spazio di tutti.

Servizi decentrati, certo, ma anche strumenti di decisione diretta e reale su quanto li circonda a disposizione della collettività, spazi abbandonati da poter auto e co-gestire, luoghi di arte e cultura.

Insomma, rafforzare quanto l’attuale Amministrazione sta già facendo in materia di partecipazione e beni comuni in un’ottica ancor più municipalista e comunitarista. Una città non è soltanto l’Ente Pubblico che la governa.

A fine dicembre proponemmo una mozione poi approvata per la creazione di nuovi spazi studio decentrati, da pensare anche come luoghi di effervescenza ludica e artistica, motori della rinascita culturale delle nostre periferie. Il ragionamento si fa interessante se si è in grado, con gli strumenti normativi presenti, di coinvolgere, anche in fasce pomeridiane, le scuole del territorio.

Tanti piccoli circoli cittadini decentrati o luoghi di fruizione culturale dall’immediato accesso (vd. emeroteca) per un apparato urbano attivo e partecipato.

Con la rimozione delle circoscrizioni la nostra città si è politicamente chiusa all’interno della sua Circonvallazione rispetto a quanto già non lo fosse, il come ridare peso alla democrazia urbana e alla rappresentatività deve interessare seriamente tutte le forze politiche.

Delle nostre periferie non si può e non si deve parlare solo quando ci è comodo, apriamo una discussione aperta, continua e plurale per il bene della nostra città: è l’invito che rivolgeremo dai prossimi giorni a tutte le associazioni giovanili e non solo.

 

 

 

 

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Sempre! gli stermini di massa gridano vendetta per l'eternità

  • Pubblicato in Partiti

PRC Ceccano. Partiti

"Le foibe". Non ci sono morti di serie A e Serie B

Bandieraprc 350 260Il 10 febbraio ha avuto luogo la commemorazione in ricordo delle migliaia di Esseri Umani massacrati nell'eccidio delle foibe. A contraddistinguere questa giornata sono state le parole del Senatore Ruspandini, che ha elogiato e ringraziato alcuni esponenti della sinistra locale e del PD per aver partecipato all'evento, regalando una "lezione morale" che ci ha lasciati di stucco.

Dice bene il Senatore quando afferma che "non esistono morti di serie A e morti di serie B, le tragedie e gli stermini di massa gridano vendetta per l'eternità al cospetto di Dio e degli Uomini". Dice talmente bene che quasi ci sembra assurdo notare come a sostenere cotanto senso di imparziale giustizia della memoria sia lo stesso Senatore che è rimasto colpevolmente in silenzio il 27 gennaio, assieme al resto della maggioranza del sindaco Caligiore, trasformando di fatto le vittime dell'Olocausto in morti di serie B.

Apprezziamo e condividiamo le celebrazioni per i martiri delle foibe, ma non possiamo fingere di non notare le plateali contraddizioni e la vistosa ipocrisia che si celano dietro i gesti della destra. Perché se i morti delle foibe hanno avuto una giusta e dignitosa commemorazione, con tanto di fiaccolata e fascia tricolore del Sindaco, quello che è stato riservato alle vittime dell'Olocausto non è niente altro che una vergognosa e vile indifferenza umana ed istituzionale.

Il giorno del ricordo è e deve essere sempre omaggiato , ma va ricordata tutta la soria e non solo una parte!! L'orrore perpetrato dagli uomini sugli uomini non va riletto a scopo di propaganda ma analizzato e ricordato traendo da questi fatti un unica lezione: mai più nazionalismi, mai più violenze, mai più guerre. Ed impari finalmente l’uomo, come diceva Brecht, ad essere un ‘aiuto all’uomo’. A questo punto ci piacerebbe conoscere i motivi di tale silenzio, consapevoli del fatto che coloro che tacciono in queste occasioni non hanno alcuna scusante perché, chi non sente il bisogno di condannare i crimini commessi dalla Germania nazista con l'avallo dell'Italia di Mussolini, o è terribilmente distratto, oppure è mostruosamente vicino ad un'ideologia scellerata, irrazionale e disgustosa da non riuscire a prenderne le opportune distanze.

Distanze che andrebbero rimarcate sempre, e che dovrebbero consentire, a chi le ha e le mantiene, la decontestualizzazione dei fatti e lo studio della storia e dei misfatti che l'occupazione fascista per venti anni ha perpetrato nei territori teatro prima delle nefandezze nazifasciste e poi dell'orrore delle foibe, etrambi crimini strettamente collegati fra loro. Chi fa opera di mostruosa revisione Nazionalista dell'orrore delle foibe senza analizzare tutto quello subito dal popolo slavo non fa altro che strumentalizzare biecamente la morte di tantissimi esseri umani.

Per quanto ci riguarda, ribadiamo la nostra imparzialità di giudizio davanti ai crimini di guerra. Continueremo a ripudiare le barbarie umane, tutte, incondizionatamente, senza sconti e senza attenuanti; continueremo a condannare con la stessa forza la violenza che creò Auschwitz e quella che provocò le Foibe, senza mai sottrarci al dovere di ricordare. Continuermo, soprattutto, a rispettare le vittime della guerra senza mai trasformarle in trofei o strumenti di propaganda. Non esistono morti di serie A e di serie B, e le tragedie e gli stermini di massa, per noi, non gridano vendetta, ma solo giustizia e memoria condivisa.

 

Ceccano, 12 febbraio 2021 Per il circolo “5Aprile” Prc-se di Ceccano. Laura Liburdi e Luigi Mingarelli

 

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Ludovica Valori e il suo treno sempre in corsa

 Arte trovata per caso

 

di Serena Galella
LudovicaValori min 1Ho incontrato Ludovica infinite volte e in differenti contesti. L’ho ascoltata sul palco con diversi gruppi, una volta con la fisarmonica, un’altra con il trombone o il bombardino, con il suo canto e la sua bella e positiva presenza.

Tutto ha avuto inizio con la Titubanda, la banda romana di strada. Ludovica suonava il trombone insieme a tante altre musiciste e musicisti, tanti amici con i quali mi incontravo nei concerti romani.

La Titubanda, nata nel 1999, è un collettivo aperto a tanti musicisti dell’underground romano di varie provenienze e stili. Da questo humus fertile sono nati svariati gruppi e artisti solisti.
La ricordo anche nel bellissimo disco del gruppo Ardecore, Chimera, un album che amo molto, nel quale oltre a Ludovica partecipano altri amici come Luca VenitucciTitubanda USA 390 min e Zar* al mandolino, proprio nel brano che dà il titolo all’album.
Ludovica è una persona gentile, una donna impegnata che dà voce agli ultimi tramite l’arte, la musica, la radio, l’insegnamento e qualsiasi altro mezzo possibile. Si è dedicata a progetti di solidarietà soprattutto nei Balcani, dove è poi tornata con la Titubanda nel festival più incredibile e importante di tutta la regione, Guča.
Donna curiosa e capace, conduce un programma su Radio Città Aperta, Valori in corso, in cui presenta delle vere perle, sempre attenta all'attualità e alla creatività dei progetti musicali emergenti e non solo, facendo informazione su avvenimenti e manifestazioni intorno al mondo della musica e dell'arte.

Nel 2018, quando ha saputo che avevo lanciato il corwdfunding per la realizzazione di un documentario su Barnelli**, mi ha invitata in radio e proposto di presentare il mio progetto. Questa è stata l’occasione per conoscere meglio Ludovica che ha03 ludo radio logo 370 min gestito con passione, allegria e partecipazione sincera la trasmissione, facendomi sentire a mio agio. Il suo stile professionale e leggero, mi ha aiutata a trattare un argomento per me urgente e allo stesso tempo sensibile, senza scivolare nella tristezza, pur trattando tutti gli aspetti e il perché del progetto. Mesi dopo, sono stata io ad aderire ad uno suoi tanti progetti con la partecipazione al video per un brano delle Nuove Tribù Zulu, Viaggerò, girato con una tecnologia innovativa che permette di vederlo a 360°.

Video Nuove Tribù Zulu Viaggerò: 

 

Ludovica è sempre pronta e disponibile a tuffarsi in nuove avventure che hanno tutte un unico filo conduttore, quello della denuncia, dell'impegno e dell'amore. Il suo è un treno sempre in corsa e lo si capisce dai versi sue canzoni, nelle sonorità dei brani, nella ricerca dei suoni provenienti da culture diverse, nella infinita curiosità che porta a mettersi in moto, a partire “in direzione ostinata e contraria”.
Il duo “Traindeville”, che fonda in India nel 2012 con il contrabbassista Paolo Camerini, ha avuto il piacere di esibirsi davanti al Presidente della Repubblica Mattarella, in occasione della Giornata della Memoria il 27 gennaio 2020, poco prima della chiusura di tutto dovuta alla pandemia.

004 Traindeville 600.2 min

Le collaborazioni di Ludovica sono tantissime, ma vorrei fosse lei a raccontarci i suoi progetti, le prospettive e come sta vivendo questo momento.
Le ho proposto una breve intervista e ha accettato di buon grado.

Ludovica, tu che collabori con tanti gruppi, raccontaci, qual è la situazione, come stanno andando le cose?

Il momento non è facile per nessuno: pensa che proprio all'inizio del 2020 con Susanna Buffa avevamo pubblicato il nostro primo album Suoni dal buio, una raccolta di canti popolari che vedono protagoniste le donne, e stavamo iniziando a promuoverlo in giro... c'erano in programma tante belle cose. Come per tutti, del resto. Ma come dice John Lennon “La vita è quello che succede mentre sei occupato a fare altri progetti”. L'importante è non perdersi d'animo e soprattutto non perdere tempo, guardarsi intorno, capire come stanno gli altri. Perché in questa tragedia ci siamo dentro tutti insieme e ne dobbiamo uscire insieme senza lasciare indietro nessuno.
Durante il primo lockdown ho cercato fondamentalmente di continuare a dar voce al mondo dell'arte e così per Radio Città Aperta ho inventato le Interviste in quarantena: registrate in video e audio via Skype, venivano mandate in onda da remoto o pubblicate periodicamente come podcast sul sito della radio. E' stato bello perché tanti musicisti, attori, giornalisti hanno condiviso le loro emozioni proponendosi “senza filtro”.
Chiaramente in queste settimane la situazione è diversa, possiamo muoverci un po' di più. Quindi con Nuove Tribù Zulu abbiamo ideato e realizzato un nuovo videoclip, “Rosa e Fuoco” con l'animazione creata da “La Casa dei Conigli” e con Traindeville lo scorso dicembre abbiamo registrato un concerto a Sutri per Tuscia in Jazz, che poi è stato trasmesso in streaming: c'è stata una bella risposta da parte del pubblico. Comunque è ovvio che non vediamo l'ora di tornare sul palco!

Video Nuove Tribù Zulu Rosa e fuoco 

 

Come hai riprogettato il tuo lavoro da un anno a oggi?

Ti dico sinceramente che sto facendo anche altri lavori per mantenermi (soprattutto per mantenere attivato il cervello!) ma non smetterò mai di credere nell'importanza della musica e dell'arte, che sono essenziali per aiutarci a interpretare e a superare i momenti critici. Insegno pianoforte ai bambini e cerco di trasmettere loro l'amore per la bellezza, di sviluppare la loro fantasia anche nello studio di uno strumento che è in realtà molto difficile. E' un'esperienza preziosa che porta a mettersi sempre in discussione e anche questo è davvero stimolante.

La Radio? Hai dovuto riadattare il programma?

Il mio programma continua: non possiamo avere ospiti in studio ma realizzo le interviste in collegamento telefonico. Sto dedicandomi più spesso a temi legati all'attualità come il mobbing, il chemsex, l'omofobia... credo che in questo periodo sia molto importante affrontare questi argomenti, c'è in giro molta aggressività, molta frustrazione, e questo per chi è più fragile è un rischio.

Il futuro, la tua visione.

Mi auguro che quando questo incubo sarà finito torneremo a vivere e a divertirci, ma con un po' più di consapevolezza. In questo anno ci siamo dovuti fermare, forse qualcuno di noi ha riflettuto sulla propria vita e magari domani troverà il coraggio di prendere decisioni importanti, strade più autentiche. Non saremo più quelli di prima, il trauma collettivo che stiamo vivendo ci lascerà dei segni ma dovremo impegnarci per fare un salto di qualità ed essere migliori: è il nostro dovere nei confronti delle generazioni future.

Faccio anche mio l'augurio di Ludovica che ringrazio per la disponibilità e per le sue puntuali osservazioni.

* Aleksandar Caric' Zar
** Bernd Barnelli Witthüser

 

Sito ufficiale Traindeville: https://traindeville.com/

Canale Youtube Traindeville
https://www.youtube.com/channel/UCphX3MOsSXAz185Ha1B9L0Q

Traindeville music
https://open.spotify.com/artist/10zlLvS3oIHA4IA2jUMmnF?si=aH2ydqqGQyecrtSDp8Jl9g

“Suoni dal Buio – canti popolari di donne che resistono” - Susanna Buffa e Ludovica Valori
https://open.spotify.com/album/2iWwAW4TN7RigWh1gzSQkV?si=7prx5mahRraTrjX_a0--pw

Valori in Corso – Rock in progress
https://www.radiocittaperta.it/shows/valori-in-corso/

 

Note biografiche

Ludovica Valori nata a Roma nel 1970, inizia lo studio del pianoforte dall'età di 5 anni con la M.a Alba Biondi Paris. Conseguito il diploma di solfeggio e di Compimento inferiore di pianoforte al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma, nel 1988 si diploma al Liceo Scientifico Cavour e nel 1992 ottiene il Diploma in Illustrazione presso lo IED (Istituto Europeo di Design) di Roma svolgendo contemporaneamente la professione di grafica presso lo studio grafico InLine Art & Design. Lavora come illustratrice e grafica, viaggia – soprattutto nei Balcani, dove si dedica a progetti di solidarietà con Servizio Civile Internazionale e Consorzio Italiano di Solidarietà – dopodiché intraprende da autodidatta lo studio della fisarmonica.
- Verso la fine del 1999 entra a far parte della Titubanda (Banda di ottoni da strada), con la quale suona per diversi anni, partecipando a numerosi festival in Italia, Spagna, Francia, USA, Serbia, Bosnia, Croazia e cimentandosi anche con strumenti a fiato (bombardino, trombone).
- Nell’estate del 2000 forma il quartetto da strada klezmer-balcanico Dragan Trio con cui partecipa a numerosi festival buskers italiani (Ancona Klezmer Festival, Pennabilli, Festa per la Cultura di Roma, Scultori in piazza, Vincoli Sonori).
Partecipa con alcuni soli di fisarmonica e trombone ai cd di Roberto Fega “Metafonie” e “Fave Quotidiane”.
Tra il 2001 e il 2005 si esibisce con Giulio Carcani al sax nel duo BarBar per le strade dell'Italia e della Grecia.
- Si laurea presso il DAMS di Roma Tre nel 2006 con una tesi in Teorie e Tecniche dei Nuovi Media.
- Nel 2006 incide con il bombardino alcuni brani nel cd della cantautrice Momo “Il giocoliere”, partecipando ad alcuni dei suoi concerti.
- Tra il 2007 e il 2011 fa parte del trio Le Romane con la cantante Raffaella Misiti (Acustimantico).
- Dal 2007 al 2013 fa parte del gruppo folk-rock Ardecore incidendo al trombone alcuni brani nel cd “Chimera” (Targa Tenco 2007). Partecipa come trombonista e fisarmonicista/tastierista ai loro concerti, tra cui il Festival della Musica Tradizionale Città di Loano con un live dedicato a Luigi Tenco, e il Post-Romantic Empire Fest con un live che vede ospite Nada. Successivamente inciderà un brano alla fisarmonica nel cd di Nada, “Vamp”. Partecipa alle incisioni del doppio album di Ardecore “San Cadoco” (2012) e al tour di presentazione del disco.
- Dal 2006 al 2013 fa parte del gruppo folk BandaJorona, con cui sperimenta le potenzialità del dialetto romanesco, componendo brani originali che vengono incisi nell’album “Mettece Sopra” (2012) e partecipando all’intensa attività concertistica dell’ensemble.
- Dal 2008 al 2009 suona con gli Her Pillow (storica band romana dedita al folk-rock irlandese): con loro registra il cd di cover punk “La Kapra Kampa”. Continua a collaborare con loro in occasione di spettacoli teatrali ed eventi speciali.
- Dal 2007 è fisarmonicista, trombonista e pianista delle Nuove Tribù Zulu. Con loro partecipa anche al progetto multiculturale NOW – Nomadic Orchestra of the World, un ponte musicale tra Italia e India che vede la band realizzare un tour in Italia (2009) e uno in India (inverno 2010) a fianco dei musicisti nomadi del Rajasthan. “Banjara!”, il cd frutto di questa esperienza, vede la luce nel 2012 per l’etichetta Materiali Sonori. Nell’estate 2013 esce “Diario Nomade” e a gennaio 2016 l’EP “Namasté Om Shanti”: dischi di cui cura anche la grafica e l’artwork.
- Tra le altre collaborazioni musicali quelle con Luca Faggella, Massimiliano D’Ambrosio, Luca De Nuzzo, Yo Yo Mundi, Susanna Buffa e con gli attori Stefano Vigilante, Paolo Pesce Nanna, Simona Senzacqua e Donatella Mei.
Collabora con il webmagazine Slowcult realizzando interviste ad altri musicisti, recensioni cinematografiche e articoli su vari argomenti.
- Nel 2012 durante un viaggio in India crea il duo Traindeville assieme al contrabbassista Paolo Camerini producendo vari videoclip e due album con brani originali, “Shadows and Lights” (2015) e “Caffè Fortuna” (2017) e più recentemente un singolo, “Il Cavaliere delle Nuvole” (2019), un brano che parla di amore, amicizia e Resistenza, tra i temi più cari alla band che si esibisce nel corso degli anni in Italia, India, USA, Lussemburgo, Francia, Polonia, Belgio, Germania.
- Dal 2019 insegna pianoforte ai bambini con l'obiettivo di conciliare lo sviluppo della creatività musicale con la didattica “classica”.
Conduce il programma radiofonico “Valori in Corso – Rock in Progress” su Radio Città Aperta, in diretta ogni venerdì dalle 12 alle 14.
- Nel 2020 ha prodotto e pubblicato il disco “Suoni dal buio – canti popolari di donne che resistono” insieme alla cantante e chitarrista Susanna Buffa.

 

 

 

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Ancora una lettera all'Assessore Di Berardino

di Luigi Carlini
vertenza frusinate definitivoAncora una volta dopo mesi e mesi di attesa, finalmente si procede per l'erogazione della mobilità in deroga spettante.
È più di una settimana che è partito l'iter per i pagamenti del denaro residuo giacente all'INPS dal 2016 al 2020 e sono (8.444.000) per 1102 disoccupati della provincia di Frosinone e Rieti,
poi con queste assurde decurtazione che vanno dal 10% al 40%, in base agli anni in cui si usufruisce  questo trattamento.
Anche se è poco, questo è per legge, purtroppo nessuna istituzione ha mai affrontato questo sgradevole problema.
Vorrei far notare sia al sindacato che alla politica, che con circa 350 /400 € mensili non si sopravvive, sfido chiunque a tirare avanti con questo denaro, (quando si decidono ad erogarli) forse sarà il caso di rivedere questa legge sulla decurtazione.
Questo lo dovete fare voi cari sindacalisti e cari politici perché siete pagati profumatamente per tutelare il vostro territorio, mettetevi una volta nei panni di un disoccupato, forse capirete la sofferenza che c'è dietro questa elemosina che ci viene data e oltretutto sempre con minimo 6 mesi di ritardo.

Dopo varie richieste di incontro ristretto  fatte dal coordinamento di Vertenza Frusinate a tutto il sindacato, finalmente hanno accettato questo confronto che si doveva tenere a Frosinone il 18 gennaio 2021, purtroppo è saltato tutto per il nuovo dpcm, non possiamo andare nei capoluoghi.

La nostra preoccupazione è che ancora non si hanno notizie  sul denaro dell'emendamento, non si hanno notizie  se la regione ha fatto richiesta di quel denaro mancante per arrivare al 2 gennaio 2021 così da agganciarsi al prossimo rifinanziamento degli ammortizzatori sociali gennaio 2021 gennaio 2022.

Queste sono le date
30 dicembre
31 dicembre
5 gennaio
13 gennaio
15 gennaio
21 gennaio
che il coordinamento di Vertenza Frusinate ha interloquito con tutto il sindacato mediante messaggi WhatsApp e mail, facendogli le solite domande,
«Avete notizie riguardante il proseguo della mobilità mediante l'Emendamento votato nell'ultima legge di bilancio?»
La risposta è stata sempre  negativa.

Visto e considerato che il sindacato non ha nessuna notizia da darci, e noi non possiamo certo permetterci di rimanere ad aspettare, allora il coordinamento di Vertenza Frusinate scrive all'assessore chiedendo quando segue

«Gentilissimo assessore,
il coordinamento di Vertenza Frusinate si rivolge a Lei ancora una volta in quanto, né il sindacato né la politica, sono in grado di darci notizie relativamente alla richiesta  delle ulteriori risorse trovate mediante un Emendamento già approvato nella legge di bilancio 2020, che ci consentirebbero di arrivare al 2 gennaio 2021 così da concludere l'accordo firmato in precedenza e conseguentemente agganciarci al  rifinanziamento della mobilità in deroga per il 2021 /2022 già approvato.
Anche se finalmente sono iniziati i sempre ritardati pagamenti della mobilità in deroga, vorrei farle notare che questi pagamenti ammontano a circa 350 /400 € mensili, vorrei proprio sapere come tira avanti una famiglia con questo denaro, certo che queste decurtazione sono inaccettabili perché partono (dal 10% al 40% in base agli anni in cui si usufruisce di questo trattamento).
Certo di questa decurtazione non è Lei il responsabile ma è una legge del Governo, Lei è pur sempre un politico ed un assessore alle politiche sociali, e come tale avrà voce in capitolo, deve fare in modo di cambiare questa situazione con l'aiuto del sindacato e degli altri politici perché è proprio indecente questo che ci accade a noi disoccupati, licenziati non per proprie colpe.
Restiamo in attesa di un suo cortese riscontro.
Distinti saluti
Il coordinamento di Vertenza Frusinate»

 

 

 

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