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Disoccupati sempre a caccia di notizie

Agenda dei Disoccupati

Ancora una lettera all'Assessore Di Berardino

di Luigi Carlini
vertenza frusinate definitivoAncora una volta dopo mesi e mesi di attesa, finalmente si procede per l'erogazione della mobilità in deroga spettante.
È più di una settimana che è partito l'iter per i pagamenti del denaro residuo giacente all'INPS dal 2016 al 2020 e sono (8.444.000) per 1102 disoccupati della provincia di Frosinone e Rieti,
poi con queste assurde decurtazione che vanno dal 10% al 40%, in base agli anni in cui si usufruisce  questo trattamento.
Anche se è poco, questo è per legge, purtroppo nessuna istituzione ha mai affrontato questo sgradevole problema.
Vorrei far notare sia al sindacato che alla politica, che con circa 350 /400 € mensili non si sopravvive, sfido chiunque a tirare avanti con questo denaro, (quando si decidono ad erogarli) forse sarà il caso di rivedere questa legge sulla decurtazione.
Questo lo dovete fare voi cari sindacalisti e cari politici perché siete pagati profumatamente per tutelare il vostro territorio, mettetevi una volta nei panni di un disoccupato, forse capirete la sofferenza che c'è dietro questa elemosina che ci viene data e oltretutto sempre con minimo 6 mesi di ritardo.

Dopo varie richieste di incontro ristretto  fatte dal coordinamento di Vertenza Frusinate a tutto il sindacato, finalmente hanno accettato questo confronto che si doveva tenere a Frosinone il 18 gennaio 2021, purtroppo è saltato tutto per il nuovo dpcm, non possiamo andare nei capoluoghi.

La nostra preoccupazione è che ancora non si hanno notizie  sul denaro dell'emendamento, non si hanno notizie  se la regione ha fatto richiesta di quel denaro mancante per arrivare al 2 gennaio 2021 così da agganciarsi al prossimo rifinanziamento degli ammortizzatori sociali gennaio 2021 gennaio 2022.

Queste sono le date
30 dicembre
31 dicembre
5 gennaio
13 gennaio
15 gennaio
21 gennaio
che il coordinamento di Vertenza Frusinate ha interloquito con tutto il sindacato mediante messaggi WhatsApp e mail, facendogli le solite domande,
«Avete notizie riguardante il proseguo della mobilità mediante l'Emendamento votato nell'ultima legge di bilancio?»
La risposta è stata sempre  negativa.

Visto e considerato che il sindacato non ha nessuna notizia da darci, e noi non possiamo certo permetterci di rimanere ad aspettare, allora il coordinamento di Vertenza Frusinate scrive all'assessore chiedendo quando segue

«Gentilissimo assessore,
il coordinamento di Vertenza Frusinate si rivolge a Lei ancora una volta in quanto, né il sindacato né la politica, sono in grado di darci notizie relativamente alla richiesta  delle ulteriori risorse trovate mediante un Emendamento già approvato nella legge di bilancio 2020, che ci consentirebbero di arrivare al 2 gennaio 2021 così da concludere l'accordo firmato in precedenza e conseguentemente agganciarci al  rifinanziamento della mobilità in deroga per il 2021 /2022 già approvato.
Anche se finalmente sono iniziati i sempre ritardati pagamenti della mobilità in deroga, vorrei farle notare che questi pagamenti ammontano a circa 350 /400 € mensili, vorrei proprio sapere come tira avanti una famiglia con questo denaro, certo che queste decurtazione sono inaccettabili perché partono (dal 10% al 40% in base agli anni in cui si usufruisce di questo trattamento).
Certo di questa decurtazione non è Lei il responsabile ma è una legge del Governo, Lei è pur sempre un politico ed un assessore alle politiche sociali, e come tale avrà voce in capitolo, deve fare in modo di cambiare questa situazione con l'aiuto del sindacato e degli altri politici perché è proprio indecente questo che ci accade a noi disoccupati, licenziati non per proprie colpe.
Restiamo in attesa di un suo cortese riscontro.
Distinti saluti
Il coordinamento di Vertenza Frusinate»

 

 

 

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Garantire il diritto alla vita sempre e ovunque

 Associazioni

 Un appello in video dei Genitori Tarantini al Presidente Giuseppe Conte

manifesto genitori tarantini 370 min

Massimo Castellana portavoce dell'Associazione "Genitori tarantini" ha inviato un messaggio augurale al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, chiedendogli: "faccia qualcosa di concreto pe rla salute dei Tarantini".

E' ancora un appello per un’emergenza sanitaria che sembra non avere fine a Taranto. Stiamo parlando di un problema che affligge la comunità tarantina da molto e molto tempo: l’inquinamento causato dall’Ilva che causa tanti, troppi morti anche fra i bambini.
Le piccole vittime vivevano nei quartieri presso quello stabilimento che da molti bambini è stato soprannominato “il grande mostro”.

Lo Stato deve saper trovare soluzioni che non costringano a dover scegliere nella drammatica alternativa fra diritto alla vita o diritto al lavoro. Ascoltiamo l'appello e condividiamolo, facendolo conoscere.

 

Il video appello di Massimo Castellana

 

 

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Pro veritate. Un dovere sempre

Storia e Verità

Questo era il pensiero di Togliatti sulle donne. Documentato

di Aldo Pirone
Togliatti 350Lunedì scorso su “Il Fatto Quotidiano” Martina Castigliani ha ricordato in un bell’articolo Lidia Menapace. A un certo punto ha scritto: “nonostante Togliatti avesse chiesto alle donne di non partecipare alla sfilata della Liberazione a Milano ‘perché il popolo non avrebbe capito’, lei Lidia Menapace quella sfilata la fece comunque”. La stessa cosa è ripetuta oggi in un altro bell’articolo di Gad Lerner sempre sullo stesso giornale. Non so se la raccomandazione di Togliatti sia vera. Intanto perché il segretario del Pci non poteva certo raccomandare simile direttiva alla Divisione cattolica Rabellotti delle Fiamme Verdi di cui Lidia Menapace “Bruna” faceva parte. E poi risulta alquanto strano che Togliatti – che a Milano non c’era, arriverà a Bologna solo il 19 maggio e gli Alleati gli impediranno di parlare alla folla cui poté dire solo “ci siamo capiti” - si preoccupasse di chi dei partigiani e come far sfilare a Milano. Quella sfilata della vittoria fu organizzata dal Corpo volontari della Libertà (Cvl) e dal Comitato di liberazione Alta Italia (Clnai). Occorre poi ricordare che il capo del Pci, unico fra i leader dell’antifascismo, mise subito in grande evidenza il posto strategico delle donne e della loro emancipazione nella nascita della democrazia italiana. Certo emancipazione della donna non era la liberazione femminile e femminista che ha accompagnato il movimento dell’altra metà del cielo nelle conquiste legislative di piena parità dell’ultimo cinquantennio, ma per i tempi di allora e per le concezioni maschiliste dominanti anche in campo progressista fu un enorme passo avanti. Non a caso fu Togliatti, insieme a De Gasperi, che portò in Consiglio dei ministri la proposta del voto alle donne che fu varato dal governo Bonomi il 31 gennaio del ’45, prima dell’insurrezione del 25 aprile.

L’affermazione della Castigliani e di Lerner su Togliatti buttata là, induce a una non conoscenza del pensiero e dell’azione del leader comunista e perciò risulta grossolanamente fuorviante. Per riparare, riporto una citazione di quanto Togliatti disse alla conferenza delle donne comuniste a Roma svoltasi dal 3 al 5 giugno 1945.

La citazione è lunga ma necessaria.

«E qui, compagne, sta la grande importanza, quasi vorrei dire la grande novità storica, di quello che è accaduto nel corso degli ultimi anni e degli ultimi mesi nel nostro paese, quando delle donne sono entrate a far parte delle organizzazioni clandestine di combattimento per la libertà e contro il fascismo, quando delle donne hanno vestito la uniforme del combattente della libertà, hanno preso le armi, hanno dimostrato di avere raggiunto un cosi alto grado di responsabilità civile e politica, una così marcata personalità per cui hanno potuto affrontare il sacrificio e il martirio, hanno potuto toccare le più alte vette dell'eroismo. Ho sentito che avete celebrato in questa conferenza le donne del nostro partito e di altri partiti, le donne del popolo che si sono sacrificate, che sono cadute combattendo. Credo però che si dovrà valorizzare il loro eroismo e il loro sacrificio molto più di quanto non sia stato fatto fino ad oggi, perché questo è nella storia d'Italia un fatto nuovo, che veramente può significare l'inizio di un rinnovamento morale, politico e sociale profondo per grandi masse che fino a ieri sono state escluse dalla vita politica, a cui è stata negata quella parità di diritti che spetta ad ogni persona. Queste donne nuove, cadute per la libertà e per la patria, la Anna Maria Enriquez, la Vittoria Nenni, l'Irma Bandiera, le sorelle Arduino e cento e cento altre, voi avete il dovere di farle diventare cosi popolari che il loro nome sia conosciuto da tutte le donne italiane. Se mi permettete di fare una proposta, vorrei si facessero a milioni delle immagini a colori di queste donne per distribuirle alle donne del popolo che le conservassero insieme alle immagini dei santi. Esse sono cadute per voi, per la vostra emancipazione; esse ci hanno dato la certezza della vittoria della causa femminile, perché hanno fornito alla nazione intiera la prova che la donna italiana è capace di rinnovarsi, è capace di dare nelle prime file il suo contributo alla nuova storia d'Italia. Ciò che esse hanno fatto, e soprattutto il grande numero di queste combattenti, è cosa cosi nuova che perfino sorprende. Quando l'energia nuova delle donne entra con cosi grande impeto nella vita di un popolo, vuoi dire che per questo popolo è veramente spuntata l'aurora di un grande rinnovamento. Guidate dall'esempio trascinatore di queste martiri, le donne italiane sapranno emanciparsi da ogni arretratezza e da tutte le servitù, sapranno essere in prima fila nella costruzione d'un nuovo regime democratico e nella soluzione di tutte le nostre odierne difficoltà. […] Se la democrazia italiana vuole affermarsi come democrazia nuova, antifascista, popolare e progressiva, deve emancipare la donna. Cosi essa potrà assumere quella impronta che impongono i tempi e che il popolo vuole, e crearsi una base incrollabile. La democrazia italiana ha bisogno della donna e la donna ha bisogno della democrazia. Questo vuoi dire che tutte le questioni legate alla formazione e affermazione di un nuovo regime democratico, sono strettamente legate anche alla emancipazione delle donne, all'avvento delle donne alla vita politica e alla libertà, in modo che esse riescano, attraverso un grande rivolgimento di natura sociale e morale, ad acquistare nella società italiana il posto che è stato loro negato finora, e che invece sono capaci di tenere»”.

Questo era il pensiero di Togliatti sulle donne.

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Otto settembre. E’ bene ricordarlo. Sempre.

Memoria

Muore la Patria monarchica e fascista nasce quella democratica e repubblicana.

di Aldo Pirone.

Immagine dell8 settembre a Roma minC’è stato un momento in cui la monarchia ebbe un definitivo tracollo nella coscienza civile e politica degli italiani? Sì, fu proprio l’8 settembre del ’43. Mentre a Roma, all’Ostiense e a Porta San Paolo, soldati e civili si uniscono per respingere i tedeschi, il re, con Badoglio e decine di dignitari e i capi dell’esercito, fuggono lasciando gli italiani, soldati e popolo, in balìa dei tedeschi.

La data fatidica è ricorsa ieri. Negli anni scorsi, ricordando questa data, Ernesto Galli della Loggia ha voluto parlare di “morte della Patria”, ripescando l’espressione da un vecchio libro di Salvatore Satta. Ma a morire fu la Patria incarnata nell’istituto monarchico affossato da un re fellone, Vittorio Emanuele III. Con lui crollò un’intera classe dirigente che era stata fascista e che del fascismo aveva accettato e condiviso le cose più turpi e immorali: la dittatura, le guerre d'aggressione e di rapina e le leggi razziali. Al tempo stesso è proprio quel giorno che rinasce una Patria diversa, quella antifascista. Sono gli antifascisti tornati dalle carceri, dall’esilio e dal confino che, insieme a tanti popolani e soldati scampati alla deportazione nei lager tedeschi e insieme a tanti italiani di tutte le classi sociali, iniziano la Resistenza ai nazisti e ai fascisti tornati all’ombra delle loro baionette. Sono loro a impadronirsi della Patria dandole un contenuto opposto, democratico e popolare, a quello monarchico e fascista. Il 9 settembre mentre il re e Badoglio sono in fuga verso Pescara, il neonato Comitato di liberazione nazionale chiama il popolo italiano alla lotta armata contro l’invasore: “Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di liberazione nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza e per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”.

Ha scritto Piero Pieri, partigiano e storico militare: “Se l’improvviso tracollo dell’8-9 settembre segnava la profondità del baratro in cui la nazione era precipitata, esso era pure il punto di partenza di quella meravigliosa affermazione delle recondite virtù di nostra gente che si disse la Resistenza”. La Patria italiana rinasce per divenire repubblicana, democratica e costituzionale con la Resistenza e la Guerra di liberazione nazionale. Una stagione di lotta dura e spietata, iniziata a Roma l’8 settembre e durata venti mesi, costata lacrime e sangue al popolo italiano.

E’ bene ricordarlo. Sempre.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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La democrazia è bene prezioso da difendere sempre

 L'interrogativo di Tania Castelli: L’Italia è troppo fascista per restare Democratica?

25 aprile autoliberazione Genova 380 minContro la rinascita del fascismo l’Italia Repubblicana si è dotata di molti strumenti giuridici fin dal suo esordio:
- La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana che vieta la riorganizzazione del Partito Nazionale Fascista;
- La Legge 20 giugno 1952, n. 645 (legge Scelba) sulla repressione dell’apologia di fascismo;
- La Legge 25 giugno 1993 (Legge Mancino) che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan nazifascisti, l'incitazione alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o nazionale.

Ma nel 1946 Almirante, Romualdi, Michelini e Pace (reduci della Repubblica Sociale Italiana ed ex esponenti del regime fascista) fondano il MSI (Movimento Sociale Italiano) ed il fascismo, cambiato abito, torna in Parlamento.
Da allora non sembra esserne mai uscito (nel 1972 il MSI diventa Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, nel 1995 confluisce nel nuovo partito Alleanza Nazionale che a sua volta oggi fa parte di Fratelli d’Italia) e a giudicare dai risultati elettorali e dagli immancabili sondaggi, sembra anche godere di buona salute (ndr: purtroppo!)

Tra il ’46 ed il ’53 e poi ancora nel 1966, col “processo di pacificazione nazionale” l’Italia da poi un colpo di spugna su tutti i reati comuni, politici e militari commessi prima e dopo la fine della guerra, fino al 1948 (i più noti: Amnistia Togliatti D.P. 22 giugno 1946, n.4, Amnistia Azara D.P.R. 19 dicembre 1953, n. 922).

Osservando le spinte sovranazionali e neonaziste presenti in altri paesi europei la situazione non appare migliore:
- in Polonia cresce il seguito per Rinascita Nazionale Polacca (in polacco Narodowe Odrodzenie Polski, NOP);
- in Grecia si ha il partito di estrema destra Alba Dorata (in realtà è Alba Profonda, o più correttamente Lega Popolare – Alba Profonda);
- in Francia, tra Le Pen padre e Le Pen figlia, il Front National ha sempre più consenso;
- L’Austria è governata da una coalizione formata dal Partito Popolare (ÖVP, centrodestra) e dal Partito della Libertà (FPÖ estrema destra);
- l’insospettabile Olanda ha schivato per poco il meteorite Geert Wilders ed il suo VVD (Partito popolare per la libertà e la democrazia) che fortunatamente non ha superato lo sbarramento alle ultime elezioni nei Paesi Bassi;
- per non parlare delle (ormai solo apparenti) Democrazie come la Turchia di Erdogan, L’Ungheria di Orban, il Brasile di Bolsonaro o gli USA di Trump, dove è sempre più evidente la deriva neonazista;
- la Russia poi, con il novello “Zar” Putin ed il suo fluire disinvolto fra movimenti populisti (nazionali ed esteri) e personalismo neofascista, meriterebbe un capitolo a parte.

Le cronache nazionali, infine, non sono più confortanti: oltre che dalla propaganda sguaiata e fuorviante di certa politica a caccia di voti e poteri assoluti, sono sempre più spesso popolate da fatti di razzismo, odio, violenza.
Non sono rari gli arresti di negazionisti nazifascisti e antisemiti che organizzano gruppi armati nel salotto di casa e la preoccupante crescita del consenso popolare verso movimenti espressamente fascisti. In tutto questo le forze di governo non sembrano capaci di fronteggiare quest’onda violenta, mettono in campo forze poco coese, riforme inefficaci e sanatorie a metà.

Ma se è vero che in Italia la sovranità ed il suo esercizio sono del Popolo, com’è possibile che gli italiani non la esercitino difendendo strenuamente la Libertà e la Democrazia tanto faticosamente conquistate?CartinaRicognitiva fascisti 750 min
Foto C2
(mappa episodi a matrice nazifascista compiuti nel giorno della memoria 27 gennaio 2020)

Malgrado in molti si affannino a giurare la morte del fascismo, è evidente che, per poterlo definitivamente seppellire, in questo Paese abbiamo ancora estremo bisogno di Testimonianza storica, Cultura delle Istituzioni Democratiche Repubblicane e Principi Costituzionali.
Ma necessitiamo anche di un attivismo civile e politico forte e consapevole, come forse ultimamente è venuto a mancare, col conseguente scollamento fra politica e società reale manifestato dalla diserzione delle urne elettorali.

La Democrazia non deve essere un dono dato per scontato e trascurato, in balia delle bordate della propaganda destrorsa.
L’Italia deve essere tanto democratica da non poter mai più tornare fascista!

 

 clicca sulla cartina per ingrandirla
Pubblicato sul numero 8 del CiesseMagazine per Sardine Creative

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine

 

 

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La scomoda verità, cercarla sempre

Cosa abbiamo imparato da Ilaria Cucchi e Guglielmo Mollicone?

martello giudice 390 minIl velo di Maya è stato strappato molto tempo prima della sentenza definitiva, sull’omicidio di Stefano Cucchi, ma sentenza che condanna gli assassini di Cucchi a 12 anni per omicidio preterintenzionale tardano dieci anni ad arrivare. La morte di Serena Mollicone ancora non trova pace, è stato riaperto un fascicolo dalla Procura di Cassino nel 2016 e proprio domani saranno 19 anni dalla sua morte. Una morte che è avvenuta in una caserma, non ci sono dubbi, una storia assurda e torbida che ancora ha lati oscuri da svelare, come la morte per “presunto” suicidio di un brigadiere, Santino Tuzi, testimone del delitto.

Non entro nel merito dei procedimenti giudiziari, quello che mi chiedo oggi è quale sarebbe stato il destino della sentenza di Cucchi senza la perseveranza e il coraggio di Ilaria Cucchi, quale sarà quello del procedimento per la morte di Serena Mollicone ora, proprio oggi, che il suo papà muore. La ricerca della verità può morire con chi ha inseguito la giustizia per una vita intera?

Ce lo hanno insegnato Ilaria Cucchi e Guglielmo Mollicone a credere nella giustizia, nelle forze dell’ordine, a difendere queste istituzioni, allora dobbiamo a loro lo sforzo di credere che tutto procederà nella giusta direzione, dobbiamo credere che anche senza la costante battaglia dei loro cari, Stefano e Serena avrebbero avuto giustizia. Forse a fare la differenza siamo proprio noi, operatori degli organi di stampa, senza la nostra voce, che è solo cassa di risonanza delle battaglie di tutte/i i cittadini le storie cadrebbero nell’oblio!?

Proprio in questi giorni la fase due dell’emergenza sanitaria preveda la ripartenza delle udienze a porte chiuse senza la presenza dei giornalisti. Cosa sarebbe stato della narrazione della vicenda di Stefano Cucchi senza la presenza dei giornalisti nelle aule? Quante volte un giornalista presente in aula, per esempio, avrà colto la discrasia tra due posizioni diverse?

La nostra presenza a fianco delle vertenze dei lavoratori, delle associazioni, in difesa del lavoro, della sanità, dell’ambiente, dei diritti, è la volontà di dare voce alle loro istanze, anche e soprattutto quando, la politica non è in grado di accoglierle. Il nostro impegno per il futuro, rifuggendo qualsiasi forma di giustizialismo e di strumentalizzazione, anche quando non saremo protagonisti con un giornalismo di inchiesta, sarà assicurare che le battaglie della gente abbiano risonanza, perché la verità è sempre solo una, è necessario che qualcuno la racconti con una voce sola.

 

 

 

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Sempre al nostro fianco

L'augurio dei disoccupati di Vertenza Frusinate

20anni1e3it minIn occasione del 20° anniversario di UNOeTRE.IT i disoccupati di Vertenza Frusinate sentono il dovere morale di ringraziare il direttore Ignazio Mazzoli per essere sempre stato al nostro fianco durante questi lunghi anni di lotta al punto tale che si è instaurato anche un ottimo rapporto di amicizia.

La nostra storia inizia  a seguito del fallimento VIDEOCOLOR e del licenziamento collettivo. mi ricordo benissimo quando nel 2014, dopo infinite lotte fatte negli anni precedenti, Ignazio Mazzoli ci sostenne e ci aiutò nella fondazione del gruppo perchè riuscì a capire la nostra forza propulsiva. Avevamo avuto l'esigenza di riunirci in  questo gruppo, che allora era formato dai colleghi Luigi Carlini, Augusto Cori, Gino Rossi Tiziano Ziroli, Giulio Piroli, Antonio Del Brocco, Massimo Brillanti e altri, poichè ci era stato detto dalle istituzioni che sarrebbe finito tutto nel 2017 al termine della mobilità ordinaria e noi non potevamo certo permetterci di rimanere senza un sostego economico visto che alla nostra età non ci avrebbero certo offerto di nuovo un lavoro. durante questi anni di lotta qualche collega ha lasciato il gruppo e qualcunaltro è subentrato, ma lui è rimasto sempre al nostro fianco dandoci consigli organizzativi e dando voce alle nostre proteste pubblicando puntualmente sul suo giornale le nostre vicende.vertenza frusinate definitivo

Mi ricordo un particolare che mi riguarda personalmente, dopo qualche incontro in cui lui era presente, memore delle precedenti vicende avute con altri giornalisti che si erano prodigati nel sostenerci ma poi spariti nel nulla, non si sa per quale motivo, lo afrontai dicendogli "non è che fai come gli altri che ti hanno preceduto". Da quell'episodio non ci ha mai abbandonato, ha partecipato a tutte le nostre riunioni dandoci sostegno e consigli. Con Ignazio ci siamo riuniti oltre che nelle sedi istituzionali, anche nei bar e nelle nostre case, per organizzare altre mosse da mettere in campo. A nome di tutto il gruppo ti ringraziamo infinitamente.                                                                                                                                       

Con affetto e stima, Luigi Carlini Gino Rossi

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La "coperta" è sempre più corta

Agenda dei disoccupati

vertenza frusinate definitivoAumentano le aree di crisi complessa, molto presto si aggiungerà anche l'area di Viterbo, secondo le dichiarazioni del segretario provinciale della Cisl Fortunato Mannino. E' normale che la coperta è sempre più corta per i disoccupati, aumentano le aree di crisi ma il denaro è sempre quello.

Sarebbe ora che i politici facessero il proprio dovere visto che sono stati votati per tutelare il territorio. E' ora di iniziare a mettere in pratica le tanto decantate politiche attive perchè di denaro ce ne è tantissino, creare le condizioni per permettere ai disoccupati di tornare dignitosamente a lavorare.

PROCEDURA RICHIESTA MOBILITA’ IN DEROGA
(addendum all’art. 5 Accordo quadro Ammortizzatori Sociali aree di crisi complessa tra Regione Lazio e Parti Sociali del 6 aprile 2020)

1) L’organizzazione sindacale invia l’elenco dei lavoratori per il quale si richiede il trattamento di mobilità in deroga (scaduto al 2 gennaio 2020) alla casella di posta elettronica certificata

2) Nell’elenco inviato, la O.S. darà evidenza di coloro che raggiungono i requisiti pensionistici nel corso del 2020 o che li abbiano già raggiunti o che abbiano trovato nuova occupazione e rispetto ai quali il trattamento di mobilità in deroga non sarà riconosciuto o sarà rimodulato fino al raggiungimento del requisito pensionistico.

3) Per le domande di mobilità in deroga per le quali si richiede l'accesso per la prima volta perché riferibili a lavoratori che alla data del gennaio 2017 avevano un trattamento di mobilità ordinaria in scadenza a gennaio 2020, la O. S. raccoglie la domanda da parte del lavoratore e la invia alla casella PEC di cui al punto 1).

4) La Regione Lazio raccoglie l’istanza e provvede a inserire i dati nella piattaforma modificando la durata finale del trattamento di mobilità in deroga in base alle risorse disponibili al momento dell’invio della domanda.

5) Successivamente, la Direzione regionale lavoro e formazione procede con propria determinazione all’autorizzazione delle stesse, inviando preventivamente all’INPS i dati ricevuti, al fine di riscontrare l’effettiva permanenza del diritto al proseguimento dell’indennità di mobilità.

6) All’esito del riscontro con l’INPS, la Regione Lazio invia al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali e all’Anpal, l’elenco nominativo e il codice fiscale dei lavoratori interessati, la durata del trattamento in prosecuzione della mobilità in deroga e il costo dello stesso nonché il piano regionale di politiche attive.

7) Previa valutazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali circa la sostenibilità finanziaria, la regione Lazio autorizza i trattamenti di mobilità in deroga nei limiti delle risorse disponibili.
La Regione Lazio trasmette all’INPS l’elenco delle autorizzazioni concesse ai fini della procedura di pagamento di competenza di quest’ultimo.

Per quando riguarda le domande per la mobilità si baseranno su quelle fatte l'anno scorso e le sigle sindacali invieranno direttamente gli elenchi degli aventi diritto alla Regione, quindi noi non dobbiamo fare nulla.

 

 

 

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Il manifesto di Ventotene è sempre più lontano

Un dittatore s'avanza nel cuore d'Europa

von der leyen e orban 350 minViktor Orbàn e il potere delle meraviglie. Un piccolo capolavoro all'ombra dell'emergenza Covid-19, mascherato da volontà di intervento mentre mira all'archetipo del sovranista in tutto e per tutto. Il premier ungherese oltrepassa il confine della forma di governo, ottenendo nuovi poteri straordinari: proroga dello stato di emergenza sine die, sospensione dell'attività parlamentare e carcere fino a 5 anni per chi riporta false notizie.

La merkeliana Ursula Von der Leyen, presidente della commissione europea, lo bacchetta, lui fa spallucce e non sembra afflitto dai rimproveri giunti dall'Unione. Dopotutto lo standby dei suoi nel Ppe si protrae da marzo 2019, dettato proprio dalla mancanza di rispetto dei valori fondamentali dell'Unione.

Già al tempo per “l'amico Orbàn", era sceso in campo Silvio Berlusconi, con la volontà di evitargli l'espulsione dopo gli attacchi personali a Junker. L'Europa oggi profuma di destra; una destra che nulla ha a che vedere con le ideologie nazionali e si trasforma in un sovranismo edulcorato. La mossa del premier ungherese, rischia di trascinarsi dietro i mal di pancia di mezza Europa, con ogni stato impegnato sul proprio fronte a raccogliere i cocci della debacle interna. La debolezza attuale sarà pagata cara, più della lotta per i coronabond.

Il torto di Orbàn oggi non è all'Unione, è contro il suo stesso popolo. L'asburgica memoria, l'oppressione della forza sovietica, richiamano la storia che scuote e non perdona. Non sono bastati decenni di sudditanza e sottomissione a spezzare certe catene. Ora non è un potere terzo a frantumare la libertà, è l'anima interna di un paese che borbotta ma non scoppia. È l'Ungheria dei muri, del potere centralizzato, della libertà di stampa amputata. È un'Ungheria che saluta lo stato di diritto, avendo ancora inciso a pressione l'emblema di democrazia parlamentare. Ed è proprio sul parlamento che cala il velo più buio di questo deriva politica. L'assemblea nazionale ha declinato l'istituzione accordata per elezione consegnando il proprio dovere nelle mani del primo ministro.

138 voti in favore del provvedimento che suonano quasi profetici. Un anelito di libertà dismesso, mentre Orbàn si erge a protettore dal virus straniero. Un richiamo che non sembra certo riferito al Covid-19, che in Ungheria conta pochissimi casi. E allora dove finisce la cessione volontaria e inizia il golpe? Una nebulosa di difficile soluzione, che non decreta nessun vincitore, ma un solo sconfitto: il popolo ungherese. Il primo ministro ha calcato la mano, ma i parlamentari hanno accettato la proposta, abbassato la testa e regalato la chiave. Sì perché, tra il ventaglio di possibilità che Orbàn si è assicurato, si annovera anche la facoltà di sciogliere la Camera. Un attentato coscientemente deliberato, con soli 53 dissensi.

Un pugno duro che costringe anche la stampa. Disertori della logica iniettata, i giornalisti dovranno sottomettersi alla realtà raccontata da altri senza poterla riscrivere. Nessuna traduzione di lettura, soltanto mera esecuzione della volontà proclamata.

La politica di oggi in Ungheria, racconta una storia di velleità e dissoluzione che riecheggiano su tutti noi. Un regresso storico, dove la Società delle Nazioni è seppellita, il manifesto di Ventotene sempre più lontano, e anni di studi sulle dottrine politiche scavalcati per tornare agli albori del sovranismo.

 

 

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Capoluogo sempre più povero acquista palazzo ex Banca d'Italia

PalazzoComunaleFrosinone 350 260

Il Capoluogo

Riggi e Scasseddu:“Bilancio del comune sempre più povero, però l'amministrazione decide di aumentare le spese, acquistando la sede dell'ex Banca d'Italia. Un comune che ha difficoltà a garantire servizi necessari ai cittadini non può pensare al superfluo, per questo motivo abbiamo votato no alla delibera”.

Il nostro comune nei prossimi due anni e mezzo dovrà affrontare la fase finale del piano economico decennale di rientro dal debito, per evitare il dissesto economico della città. Dal 2013 in poi, cittadini e lavoratori dei servizi pubblici hanno dovuto accettare misure di austerità durissime per risanare il bilancio della città: aumento delle aliquote sulle tasse locali, servizi più costosi ma ridotti e meno efficienti, meno risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria della città, blocco delle assunzioni di nuovi dipendenti comunali. Bisogna anche tener conto del fatto che in questi anni la condizione economica e finanziaria del nostro Paese si è ulteriormente aggravata, quindi è probabile che nei prossimi anni oltre ai tagli necessari per ripagare il nostro debito dovremo sostenere altri tagli per risanare il debito nazionale. In questo clima di incertezza e timore, purtroppo, solo una cosa è certa: la situazione dei servizi pubblici nella nostra città ha toccato il fondo.

Non possiamo ignorare alcuni fatti obiettivi accaduti in questi anni, che ci sono stati testimoniati anche in consiglio comunale: lavoratori di alcuni servizi comunali costretti a lavorare poche ore al mese con stipendi da fame; livello minimo di alcuni servizi non più garantito, basti pensare al caso degli assistenti sociali sotto organico; drastica riduzione del servizio scuolabus e del numero di asili nido comunali e, contemporaneamente, aumento del costo delle tariffe; chiusura totale o parziale di strutture destinate ad attività di carattere sportivo e culturale. Insomma, i cittadini frusinati, che pagano tasse per poter beneficiare di servizi alla persona proporzionati ai costi sostenuti, in questi anni hanno visto le tariffe aumentare e i servizi offerti diminuire, subendo oltre al danno anche una clamorosa beffa. Una situazione, drammatica, aggravata, ulteriormente, dalle politiche di austerità economica e finanziaria dei governi nazionali che, negli ultimi anni, hanno ridotto i finanziamenti agli enti locali e, contemporaneamente, imposto tasse più elevate.

Appesantire con ulteriori spese il nostro bilancio, in una fase in cui il piano di rientro dal debito non è ancora terminato e all'orizzonte c'è la minaccia di nuovi tagli ai servizi, è, a nostro avviso, una scelta poco prudente e, soprattutto, contraddittoria. Una scelta, per certi versi, anche provocatoria, perché arriva dopo che si è chiesto ai cittadini e ai lavoratori di accettare sacrifici e austerità per risanare le casse del nostro comune. L’acquisizione e la gestione della sede dell’ex Banca d’Italia, inciderà, soprattutto, sulla spesa in conto corrente del nostro bilancio comunale, in altre parole la “spesa quotidiana” dell'ente, che contiene i beni e i servizi da destinare alla cittadinanza. In una città in pieno declino, molto spesso agli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita, dove non ci sono più risorse economiche sufficienti per fronteggiare l’emergenza ambientale e sociale che colpisce i cittadini, l’amministrazione, e in generale la politica, non possono permettersi il lusso di pensare al superfluo quando non si può garantire il necessario.

Daniele Riggi e Fabiana Scasseddu, consiglieri comunali indipendenti del comune di Frosinone

 

 

 

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