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PSI: Il PD ha perso il senso della realtà

CAPOLUOGO VOTO 2022

e... ha acquistato straordinarie doti umoristiche

di Gian Franco Schietroma*
psi 350 minIl leader del PD frusinate, Francesco De Angelis, non finisce mai di stupire. Infatti, in occasione del comizio a Frosinone dell'on. Letta, ha dichiarato testualmente :”Siamo forti e uniti. E quando siamo uniti vinciamo”

Ciò premesso, è evidente che De Angelis, oltre alle innegabili capacità politiche, ha acquisito nel frattempo anche straordinarie doti umoristiche.

Infatti, tra tanti argomenti che poteva scegliere, ha voluto sottolineare proprio il valore dell'unità quando tutti sanno che, oltre a Marzi, nell'area di centrosinistra ci sono altri due candidati a sindaco: Vincenzo Iacovissi, candidato socialista del nuovo centrosinistra, e Mauro Vicano, candidato di Azione, dopo essere stato per un anno e mezzo addirittura il candidato sindaco sponsorizzato da Francesco De Angelis.

Comunque mi auguro, ad ogni buon fine, che il PD di Frosinone possa presto riacquistare quel senso della realtà, che finora ha evidentemente smarrito.

*Gian Franco Schietroma, Coordinatore PSI Lazio

 

 

 

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Selvaggia Lucarelli e l'informazione a senso unico che la turba

 SelvaggiaLucarelli 390 min

 Selvaggia Lucarelli, durante il talk show "Piazza Pulita" di giovedì 5 maggio 2022, ospite di Corrado Formigli, illustra la sua opinione sull'informazione, che si dà prevalentemente in Italia, sulla guerra Russia VS Ucraina e spiega cosa non condivide e la turba moltissimo: "rimuovere la paura, per alimentare i conflitti,...mira a un fortissimo reclutamento emotivo...."

 

 

 Il video reso disponibile da La7

 



 

 

 

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Russia. Buon senso e lungimiranza

CRONACHE&COMMENTI

Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini

di Aldo Pirone
come si vorrebbe la russia 390 minL’aggressione di Putin all’Ucraina ha tante conseguenze non solo in Europa ma nel mondo. È una guerra in cui s'intrecciano una legittima resistenza all’aggressore e il confronto fra grandi potenze e anche interessi diversi fra chi, vedi gli Usa e l’Unione europea, sostiene gli ucraini e chi sta, pochissimi in verità, con la Russia. Si pensi alla posizione della Cina. Le sfumature sono molteplici e orientarsi non è facile.

Tra le tante disgrazie provocate da questa guerra, una delle più gravi è la carestia che si abbatterà su tanti paesi dell’Africa, provocando la morte per fame di tante persone e di tanti bambini. Altro che i “condizionatori” di Draghi e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari che tanto preoccupa la grassa Europa.

Ma c’è di più per quanto riguarda il futuro di uno dei protagonisti della guerra: la Russia.
Il paese di Putin è un colosso di 17864345 km². Un quarto in Europa e tre quarti in Asia. Conta circa 144 milioni di abitanti. È un mosaico di popoli e di religioni. L'80% della popolazione è composta da russi etnici, poi ci sono Baschiri, Ceceni, Ciuvasci, Cosacchi, Evenchi, Tedeschi, Ingusci, Yupik, Calmucchi, Careliani, Coreani, Mordvini, Osseti, Taimyri, Tatari, Tuvani, Jakuti, Ucraini e molti altri. Le religioni: cristianesimo ortodosso, Islam, ebraismo, buddismo e perfino, in minima parte, il paganesimo.
Questo paese così composito e scarsamente popolato ha le armi nucleari: poco meno di seimila e vettori di tutti i tipi, a lungo e medio raggio, per lanciarle in ogni parte del globo.

Qualcuno ipotizza, e qualcuno fortemente spera (Biden), che in caso di una sconfitta rovinosa in Ucraina non solo si avranno conseguenze sull’attuale leadership di Putin ma sull’esistenza stessa dello Stato russo. Quanto alla prima ipotesi, che cosa potrà accadere è difficile prevederlo, dato che si tratta di una dittatura autocratica con una classe dirigente che però opera in un parlamento, la Duma, non proprio eletto liberamente rispettando tutti i requisiti dello stato di diritto, ma comunque rappresentativo. Lenin definirebbe l’attuale Duma “la stalla del parlamentarismo borghese”, pur dicendo che bisogna starci per utilizzarla. Si presume, inoltre, che il consenso popolare a Putin, almeno per ora, non sia scemato, anzi. E non è detto che chi gli dovesse succedere sarebbe meglio di lui che pure è orribile.

La seconda congettura è inquietante. Uno smembramento della Russia creerebbe un terremoto in Europa e in Asia al cui confronto l’attuale guerra in Ucraina, con tutto il suo orrore, diventa una bazzecola.
E come si metterebbe con le armi nucleari? La Russia di Putin non è l’America di Ford che seppe incassare la débâcle del Vietnam, anche se non ne ha mai imparato la lezione.

Anche partendo dalle ipotesi più inquietanti, come quella di chi l’ipotizzata e qui riportata, oltre che da tante altre ragioni contingenti a breve e medio termine fra cui, prima di tutto la fine del conflitto, si arriva a una conclusione obbligata: che si giunga al più presto a un accordo che da una parte salvaguardi l’indipendenza dell’Ucraina e dall’altra non umili la Russia. Il perno della soluzione politica è la neutralità del paese degli ucraini.

Questa sarebbe l’effettiva vittoria per la resistenza ucraina. E, insieme, quella della pace, del buon senso e della lungimiranza.

 

 

 

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Il senso vero della farsa delle elezioni provinciali

  • Pubblicato in Partiti

PRC CECCANO. PARTITI

Il 60% di astensionismo alle ultime elezioni di 1° livello (cioè con partecipazione popolare) è solo l’ultimo dei segnali mandati

CECCANO A SINISTRA 350 minPochi giorni fa si sono tenute le lezioni cosi dette di 2° livello per eleggere il consiglio provinciale e all’inizio del 2022 i consiglieri eletti voteranno il presidente. Scritta così può sembrare una normale elezione come tante nel ns Paese se non fosse per quell’aggettivo: 2° livello.

Come forse si saprà significa semplicemente che i cittadini della provincia di Frosinone non possono votare, gli è stato tolto il diritto costituzionale di eleggere i propri rappresentanti.
Eh si, qualche tempo fa una maggioranza parlamentare decise che le provincie “dovevano” essere abolite, la politica è un costo dicevano, aboliamo tutto quello che possiamo abolire, soltanto una élite informata e consapevole delle proprie capacità può governare il popolo.

Una volta visto che le provincie non potevano più essere abolite, perché inserite nella carta costituzionale, decisero che un pugno di uomini e donne (l’elite) ne avrebbe determinato il corso, in questo caso l’elenco dei consiglieri e sindaci dei comuni della nostra provincia; nel nostro caso poco più di 1000 persone decidono per circa mezzo milione di abitanti.

Da quest’anno poi, dopo l’ennesima riforma, l’ente provincia tornerà ad avere assessori oltre al presidente e deciderà dei fondi PNRR per le proprie competenze, quindi un ruolo per niente marginale.
Il sogno piccolo borghese dell’attuale classe politica ha compiuto uno dei suoi capolavori: fuori i cittadini dalle scelte democratiche e una combriccola di capi corrente e capi partito (?), professionisti della politica di ottocentesca memoria, potrà allegramente decidere il destino di un ente democratico e costituzionale.

Nella sua sbornia filoliberista il Partito Democratico è stato capace anche di questo, dato che fu l’ex ministro Del Rio a concepire un simile disastro; vorremmo proprio chiedere a lui e a tutti quelli che parteciparono a quest’obbrobrio legislativo quale pensiero democratico, quale anelito di libertà si celava dietro queste scelte. La stessa cosa vorremmo chiedere a chi ha partecipato,pochi giorni fa, a questa elezione farsa.

Ma vorremmo sommessamente dire che non è l’unico caso di espulsione dei cittadini dal processo democratico che in questi anni di “modernizzazione capitalistica” è avvenuto.
Ricordiamo tutte le leggi per limitare il diritto di sciopero nei vari comparti, quelle redatte per limitare il diritto a manifestare, tutte quelle fatte per impedire o ridurre la possibilità di “class action” verso le multinazionali come sempre verso le multinazionali l’impossibilità ad agire contro le delocalizzazioni dei siti produttivi, ecc. ecc.

Ma, vogliamo rimarcare, sempre per l’esercizio del diritto di voto, tutte le leggi fatte negli ultimi anni contro la rappresentanza e la partecipazione popolare:
introduzione di sbarramenti elettorali sempre più alti, in tutti i tipi di elezioni, da quelle parlamentari a quelle circoscrizionali, riduzione del numero degli eletti, ad esempio Ceccano pochi anni fa eleggeva 30 consiglieri comunali portati poi a 20, che sommati al premio di maggioranza e allo sbarramento elettorale determinano di fatto l’espulsione di migliaia di voti dal consesso democratico.
Immaginate questa cosa riportata in tutte le elezioni: provinciali, regionali, camera e senato cosa rappresenti complessivamente per tutto il territorio nazionale, alla fine milioni di cittadini senza rappresentanza ed espulsi di fatto dai processi decisionali democratici.

Adesso pochi mesi fa nell’ultimo delirio di autodistruzione di questa classe politica, la scelta scellerata di ridurre ulteriormente il numero dei parlamentari: da 315 a 200 per il senato e da 630 a 400 per la camera.
Ciò porterà l’Italia ad avere uno dei rapporti eletto/elettore più alti del mondo, inconcepibile per la nostra storia e tradizione.
Pensate l’ultimo parlamento appena eletto 3 mesi fa in Germania avrà circa 750 deputati e non mi sembra che per i tedeschi sia tutto questo problema; oppure il numero relativamente basso di deputati e senatori a livello federale negli USA è controbilanciato dalla marea di eletti nelle varie assemblee: statali, contea, comunali, circoscrizionali, perfino gli sceriffi ed i giudici sono nominati attraverso elezioni in quella nazione…

Noi di Ceccano a Sinistra siamo fortemente all’opposizione di questo modo di pensare ed agire, a distanza di poco tempo da tutte queste “riforme” si può trarre già un giudizio: la democrazia italiana sta meglio o peggio?
La partecipazione popolare è migliorata? Oppure stiamo assistendo ad un drammatico abbandono da parte degli italiani alla vita democratica?
La percentuale del 60% di astensionismo alle ultime elezioni è solo l’ultimo dei segnali mandati, come anche l’abitudine a far mancare sempre il quorum ai referendum, dopo il tradimento del risultato il referendum sull’acqua bene pubblico dato dall’attuale classe politica.

Per noi il giudizio è drastico e come scriveva qualcuno “la verità è rivoluzionaria”,
stiamo peggio… molto peggio!
Va ricordato che la democrazia non si declina esclusivamente come “modernizzazione capitalista”; in questi ultimi 20 – 25 anni in Italia il pensiero unico dominante, il neoliberismo, ha imposto i suoi dogmi che si stanno rivelando fallaci e siamo contenti di non essere i soli a pensarla così, l’opposizione al pensiero unico sta montando in tutto il mondo, anche al centro dell’Impero, gli USA.

Non pensiamo che sarà facile abbattere questo modo di pensare, basta vedere la fine che ha fatto il Movimento 5S, e all’imposizione di Draghi come Presidente del Consiglio.
Pensiamo infatti che il Capitale, il neoliberismo lotterà con tutte le sue forze per mantenere ben saldo nelle proprie mani il potere, e dovremmo costruire dal basso e democraticamente una lotta che sia unitaria ed alternativa allo stesso tempo, appassionante e moderna, che non lasci nessuno da parte e sia realmente portatrice di un cambiamento sociale e politico.

 

Ceccano,29 dic. 2021
Ceccano a Sinistra

 

 

 

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E' possibile amministrare con senso di responsabilità ad Anagni?

ANAGNI - AMBIENTE

Questa è la domanda che ci poniamo

 

di Possibile Anagni, Sinistra Italiana Anagni
Possibile SI 380 minCi sembra di no. C’è molta furbizia. C’è molto opportunismo di comodo e personale, utile solo a chi lo pratica. Di responsabilità neanche l’ombra.
I recenti fatti ne danno conferma e parlano da sé.

La mattina del 15 ottobre scorso si è riunita la commissione ambiente per stabilire l’ammissibilità della proposta di delibera popolare avanzata dal Movimento NO Biodigestore Anagni. Sono state raccolte circa 600 firme per poter richiedere lo svolgersi di un consiglio comunale su questo scottante tema anche se, è bene ricordare, ne sarebbero bastate 5 dei consiglieri per portare la discussione in pubblica assise.

Ebbene, dopo aver scomodato i cittadini, quella mattina, si è rischiato di non raggiungere il numero legale affinché l’iter della proposta andasse avanti: assenti tutti i consiglieri di minoranza nonostante data e ora della seduta di commissione fossero state concordate tra le parti anzitempo. Ma quei consiglieri non sono gli stessi che da settimane gridano ai quattro venti la loro contrarietà al progetto? Di fatto la proposta di delibera è passata all’unanimità per la presenza della sola maggioranza: paradossalmente, proprio coloro che fino a qualche giorno fa erano convinti sostenitori del progetto, del quale il Sindaco in persona si era fatto garante attraverso il suo personale assenso in Conferenza dei servizi, e che avevano tenuto fuori la cittadinanza dalla discussione riguardo le scelte sulla tematica del Biodigestore, hanno permesso che l’iter della proposta di delibera non venisse bloccato.

Un ripensamento dovuto a questioni di opportunità e dettato dalla necessità di sanare l’abissale differenza politicamente insostenibile di opinione e di visione tra cittadini e Amministrazione? E ora cosa succederà?
Dando per scontato il parere contrario da parte di tutti, il consiglio si farà. Però vogliamo sapere da qui in poi quali azioni l’Amministrazione pensa di mettere in campo concretamente per contrastare questo progetto.
E soprattutto, cambierà l'idea che l’Amministrazione Natalia ha della nostra città?
Ci auguriamo che la maggioranza inizi a prendere delle decisioni concrete per il futuro della nostra città e che i consiglieri di minoranza difendano le istanze dei cittadini nell’assise deputata, qualora il percorso non procedesse in tal senso. Ci aspettiamo di vedere il Green di cui spesso e volentieri il nostro Sindaco ha parlato e auspichiamo che questo Green passi, in primis, per il verde pubblico invece che per la monnezza “per i privati”.

La cosa certa è che quanto successo in questi mesi pone l’attenzione su una questione che è chiaro sia da sempre inascoltata : una visione sostenibile di città.
Ad Anagni, considerata ormai solo come luogo per la speculazione imprenditoriale privata, manca una progettazione a favore dei cittadini e del bene comune.
Una città sostenibile è una città in cui la politica si impegna ad interrompere il consumo di suolo, a mettere in sicurezza il territorio e il patrimonio edilizio pubblico e privato, che pensa alla riqualificazione energetica di tali strutture (sedi istituzionali, scuole, biblioteche, musei, impianti sportivi), al recupero di aree dismesse, edifici e luoghi abbandonati. Una città sostenibile è una città con almeno un grande parco urbano a disposizione di tutta la cittadinanza. Una città sostenibile è una città a misura d’uomo e sarà possibile averla solo se chi ci amministra ha in mente questa visione e se è guidato da un grande senso di responsabilità.

POSSIBILE ANAGNI, SINISTRA ITALIANA ANAGNI

 

 

 

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Biodigestori: Il senso dell'omelia del Vesovo Lorenzo Loppa

AMBIENTE 

 Nota di commento al discorso del vescovo nel giorno di San Magno

del Coordinamento ambientale di Anagni
mons. Lorenzo Loppa anagnia 370 minUna nota di commento al discorso del vescovo Loppa nel giorno di San Magno.

A distanza di alcuni giorni, le parole pronunciate dal vescovo di Anagni-Alatri Lorenzo Loppa durante la celebrazione liturgica per la festa del patrono San Magno, a proposito delle diatribe, come le ha definite, riguardanti il progetto di un Biodigestore, approvato dalla Regione, da realizzarsi nel territorio di Anagni, per smaltire 84.000 tonn. di Rifiuti solidi urbani, meritano una riflessione non improvvisata. Men che mai la gazzarra invereconda delle reazioni seguite.
L’ occasione importante, la presenza delle autorità, del sindaco di Anagni e, soprattutto, l’argomento affrontato, certamente non previsto né usuale durante un’omelia, segnano un passaggio molto significativo per l’iter della vicenda alla quale i cittadini guardano con attenzione e preoccupazione crescente.
Come era prevedibile, in molti si sono affrettati a fornire un’esegesi tanto precipitosa, quanto discutibile per le interpretazioni, dai toni spesso volgari che, pur esprimendo libere opinioni, sono apparse smaccatamente funzionali al proprio esclusivo punto di vista.
Nel discorso sono stati affermati alcuni concetti chiave, che il vescovo ha chiamato “parametri di sapienza“ da usare ogniqualvolta è in gioco il bene della/delle comunità. Come in questo caso e in altri analoghi.

Monsignor Loppa ha sottolineato che :
* I rifiuti devono essere smaltiti
* La scelta dei luoghi per questo o impianti simili, non può essere quella di gravare su un solo luogo che raccolga i rifiuti di tutti ma deve risultare dall’ accordo e dal dialogo sociale
* Gruppi di città e di paesi di un determinato territorio dovrebbero assumere, sempre con il dialogo sociale, le decisioni per la salvaguardia dell’ ambiente e delle popolazioni, in una prospettiva non localistica.
* I luoghi prescelti dovrebbero essere dotati delle condizioni che garantiscano la riduzione dell’ impatto ambientale.

Sfuggire alla chiarezza delle parole del vescovo con commenti vergognosamente offensivi può rivelare soltanto una scomposta reazione di debolezza, manifestata da imprudenti affermazioni che giustificano le mega proporzioni dell’ impianto con la necessità di renderlo remunerativo.
Per chi ?

Da ultimo, tra i commenti letti abbiamo appreso, non senza emozione, che tutti noi liberi cittadini di questa provincia, siamo entrati a far parte di una grande comunità che si occupa di assicurarci sviluppo e benessere perché ci accomuna nel privilegio di godere degli effetti benefici di scelte precostituite, calate dall’alto che certo non corrispondono ai “parametri sapienziali“ invocati dal vescovo Loppa, ma piuttosto a quelli di “quisquiliarum propheti in patria nostra. Deo gratias !“

 

IL COORDINAMENTO AMBIENTALE DI ANAGNI
LE ASSOCIAZIONI:
ANAGNI VIVA, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO,
RAGGIO VERDE, DIRITTO ALLA SALUTE
30 agosto 2021

Il Coordinamento ambientale di Anagni invita gentilmente tutti a contribuire alle spese che il Coordinamento dell'ambiente di Anagni sta sostenendo, già da diverso tempo, per il ricorso al TAR contro la realizzazione del Mega biodigestore.
I contributi possono essere versati sull’ IBAN n. IT 96 X08 344 7429 000000 184 8050 intestato all'Associazione Anagni Viva, presso BancAnagni, con causale : NO al Biodigestore.

 

 

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Il NO deciso al "biodigestore" è senso di appartenenza al territorio

NO BIODIGESTORE ANAGNI

In Consiglio Comunale si difendono le ragioni della collettività e non altro

Coordinamento Associazioni, comitati e liberi cittadine e cittadini di Anagni e della Valle del Sacco
Municipio di Anagni"Il 30 luglio i consiglieri di minoranza del Comune di Sgurgola hanno dato una lezione di politica e democrazia ad amministratori e consiglieri del nostro Comune, soprattutto ai Consiglieri di maggioranza (e a chi rimane nel mezzo) che, ad oggi, rappresentano soltanto loro stessi e non la collettività che ha permesso loro di sedere gli scranni dell'assise consiliare. Il NO deciso all'impianto che si sta costituendo in questo frangente esprime un senso di appartenenza ad un territorio che oggi non può essere più ignorato. Ebbene sì, i Consiglieri di Sgurgola ce lo ricordano, questo territorio è di chi lo vive, non di chi specula sullo sfruttamento dello stesso. Non siamo più disposti a svendere il pubblico a favore dei privati il cui scopo è fare profitto. Né, tantomeno, a cedere porzioni di territorio da risanare perché gravemente compromesso da anni di inquinamento. I cittadini chiedono un'inversione di tendenza reale, uno sviluppo sostenibile che affondi le proprie radici nella vocazione della nostra terra. Quantomeno al fine di restituire ai posteri un territorio sano. I cittadini di Anagni si sono già espressi in tal senso.
È in quest’ottica che il comitato NO al Biodigestore rivolge un appello anche a tutti i consiglieri della Provincia affinché seguano il virtuoso esempio dei colleghi sgurgolani e avanzino in consiglio analoghe richieste di ordine del giorno e proposte di deliberazione sul Biodigestore di Anagni.
Lo faccia innanzitutto chi rappresenta gli anagnini a palazzo da Iseo. E poi tutti gli altri. Perché in Consiglio Comunale non si sostengono le argomentazioni dei privati. In Consiglio Comunale si difendono le ragioni della collettività. 
Qualcuno deve pur ricordarselo!"
NO BIODIGESTORE ANAGNI
Coordinamento Associazioni, comitati e liberi cittadine e cittadini di Anagni e della Valle del Sacco
 
 

 

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Il senso di un futuro per la RAI

I VIDEO DI UNOeTRE.it 

Il Prof. Stefano Balassone risponde alle domande di Valentino Bettinelli

RAI min 1Le domande poste da Valentino Bettinelli e in fondo la registrazione della video intervista svolta in diretta on line

A pochi giorni dall’avvio della discussione in Senato sul ddl di riforma della Rai, previsto per il prossimo 25 maggio, UNOeTRE.it ospita il Prof. Stefano Balassone, professore universitario, docente in materia di comunicazione e linguaggi, e già componente del consiglio di amministrazione Rai dal 1998 al 2002.
Tra le persone che hanno portato in Rai un nuovo metodo comunicativo, definito “Tv verità”. Un periodo florido dal quale nascono trasmissioni come “Quelli che il calcio”, “Avanzi”, “Un giorno in pretura” e “Chi l’ha visto”.

Con il Prof. Balassone vogliamo affrontare le prospettive future per la tv di Stato, anche e soprattutto alla luce delle imminenti novità riformatrici della stessa.
- A tal proposito inizierei con un quesito che riguarda il ruolo che una tv come la Rai può e deve rivestire in un mercato sempre più globale, dove i social network e i contenuti in streaming la fanno sempre più da padroni. Come crede che la Rai possa entrare a pieno titolo nella sfera più alta tra i network internazionali?

- Le ultime vicende relative alle polemiche del post concerto del Primo Maggio hanno riaperto una questione forse mai del tutto chiarita, ovvero quella della libertà di informazione delle tre reti nazionali. Partendo dalla sua esperienza diretta, può fornirci qualche spunto di riflessione sul ruolo che la politica riveste all’interno della gestione della Rai? Non crede che il diritto di informazione dei cittadini, che annualmente pagano il canone, vada garantito con pluralismo e senza interferenze politiche di qualsiasi genere da parte di chi fa servizio pubblico?

- Troppo spesso i contenuti della tv contemporanea sono dettati esclusivamente dai dati di audience e dallo share, a scapito della qualità degli stessi. Non trova opportuno che la televisione pubblica sia la prima a fornire una inversione di tendenza, tornando ad offrire format dalla qualità più alta e, quindi, un servizio maggiore al cittadino?

- Con l’avvento dell’era digitale l’offerta della Rai è cresciuta a livello di canali, ma personalmente trovo che tanti contenuti, soprattutto quelli prettamente culturali e di approfondimento artistico, trovino poco spazio nelle tre reti principali. Le chiedo se è d’accordo con questa mia visione, e se pensa che si possa fare di più anche su questo fronte?

 

 La registrazione della diretta video

 

 

 

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Il senso di un futuro per la RAI

LA TV DI STEFANO BALASSONE

In vista della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione Rai

Stefano Balassone ha contribuito al testo che segue

rai logoSono in corso le procedure di nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione Rai. Un semplice adempimento, accompagnato come sempre da varie emozioni sia nell’azienda sia nel mondo che le ruota intorno.

Al di là di questi prossimi momenti, incombe al Parlamento e al Governo la responsabilità di scelte che siano all’altezza della sfida di sistema, tecnologica, di mercato e di impresa che impegna l’intero sistema nazionale delle TLC. In questo ambito, in particolare, l’industria della comunicazione audiovisiva è colpita dalla crisi della tv nazionale, cui internet e social progressivamente sottraggono i ricavi, spingendo gli operatori privati verso nuove strade e dimensioni e mettendo a rischio la stessa presenza pubblica nella radiotelevisione. Per questo è auspicabile, in misura lancinante, che il Parlamento e il Governo non si limitino alle nomine del CdA richieste dalla legge, ma pongano mano a un’iniziativa organica che ridefinisca l’orizzonte della Rai su: 1) Specificità del soggetto pubblico rispetto alla tv commerciale e riequilibrio delle fonti di ricavo; 2) Informazione; 3) Coesione sociale; 4) Rapporto con la produzione nazionale; 5) Governo della RAI.

1 - Funzione del soggetto pubblico

La Rai, terzo gruppo per fatturatoin Italia (dopo Sky-Comcast, globale, e Mediaset italo-spagnola) mischia ricavi per due terzi pubblici (pari ai tre quarti del canone pagato dagli utenti, per il resto distolto dal Governo a favore di altri beneficiari) e per un terzo pubblicitari. Invece BBC-Channel Four, ARD-ZDF, France TV hanno un solo tipo di ricavo. Channel Four, pubblica, ma finanziata solo dalla pubblicità, grazie a questa spinta trasgredisce il mainstream di BBC e privati. Le tv pubbliche di Germania e Francia conferiscono al ricavo pubblicitario un ruolo marginale rispetto ai proventi del canone e delle vendite.

La Rai per contro si trova ad inseguire l’inserzionista pubblicitario, in sé più volatile, e utilizza il canone a compenso del minore affollamento imposto dalla legge. In sostanza, non è supplementare alla tv commerciale, ma non può neppure esserne vera concorrente.

I due antichi fondatori del Duopolio sono coinvolti dalla stessa crisi, ma possono uscirne solo da vie opposte: la Rai puntando sulle risorse pubbliche, a partire da un canone che le venga trasferito per intero; Mediaset in una dimensione internazionale.

2 - Informazione

Il diritto del cittadino ad essere informato è oggi garantito dall’assetto plurale delle imprese e dei mercati radiotelevisivi. Tanto più nella esplosione di fonti e fatti alternativi legata ai social network e all’offerta televisiva internazionale sugli schermi mobili e domestici.

Il ruolo del Servizio Pubblico può e deve concentrarsi nell’assicurare al grande pubblico nazionale un’informazione di qualità per varietà e completezza di formati e prodotti, anche nei canali internazionali. Quest’obbligo incorpora in se stesso il pluralismo culturale e il confronto dei punti di vista e delle voci e implica il superamento dell’attuale “pluralismo” politico-burocratico.

3 - Coesione sociale.

La comunicazione commerciale seleziona e coltiva target, fino all’estremo dei singoli individui contattati a mezzo social media. Il pubblico si frantuma di conseguenza in zolle separate che reciprocamente si voltano le spalle e/o confliggono quotidianamente.

La funzione specifica, complementare e supplementare, del Servizio Pubblico consiste nel rompere il chiuso delle cerchie, calarsi nelle visioni contrapposte e offrire una sorta di traduzione simultanea tra i diversi grumi. È un mestiere in parte nuovo e sconosciuto, reso attuale dall’impronta “separatista” che, a partire dai social, tende a dominare anche nei mass media ed a caratterizzare la vita pubblica nazionale, intellettuale e sociale, prim’ancora che politica. Per contro, la lunga evoluzione della crisi sanitaria e sociale, ha attivato dinamiche psicologiche più sensibili verso una comunicazione mirata oltre ogni discriminazione di razza, genere o cultura, alla reciproca attenzione critica e considerazione.

4 - Produzione Nazionale.

Nel contesto dell’unificazione del mercato audiovisivo continentale guidata dalle nuove piattaforme digitali internazionali, in tutti i maggiori Paesi europei (e nell’ultimo decennio, in qualche misura, anche in Italia) le imprese televisive in mano pubblica fungono da editore/committente strategico per la filiera della produzione nazionale, compensando, grazie alla disponibilità di un canone più o meno rilevante, le angustie strutturali del mercato nazionale e la pressione degli operatori globali sul pubblico nazionale. Il punto sta nel garantire alla produzione nazionale indipendente (di fiction, cinema, cartoon, documentari, format originali) budget di produzione competitivi nei mercati internazionali.

5 - Governo della RAI.

L’esperienza estera, e sopra tutte quella inglese, dimostra che non è utopico conciliare vertici nominati dalla politica con una sostanziale stabilità ed autonomia di conduzione dell’impresa in mano pubblica. Punti essenziali sono la separazione fra le fonti di nomina e le funzioni di controllo e rendicontazione, insieme con l’adozione di banali accorgimenti nella turnazione del “Collegio” cui siano conferiti i poteri proprietari. Funziona altrove, funzionerebbe, volendolo, da noi.

A partire da queste osservazioni ribadiamo la nostra richiesta al Parlamento affinché, superata al meglio l'incombenza delle nomine previste dalla legge, passi alla riforma strutturale del Servizio Pubblico. Contro la fatalità della lottizzazione.

 

Mario ABIS, Chicco AGNESE, p. Giulio ALBANESE, Antonella ANSELMO, Piero BADALONI, Stefano BALASSONE, Antonio BALDASSARRE, Guido BARLOZZETTI, Sergio BELLUCCI, Massimo BERNARDINI, Marcello BERNASSOLA, Antonio BETTANINI, Carlo BRANCALEONE, Angela BUTTIGLIONE, Anna CAMMARANO, Giovanni CAMPEOL, Claudio CAPPON, Paolo CARMIGNANI, Gennaro CARILLO, Salvatore CATALANO, Marco CAUSI, Liliana CAVANI, Pier Luigi CELLI, Enzo CHELI, Innocenzo CIPOLLETTA, Domenico CIRUZZI, Carla COLLICELLI, Licia CONTE, Alberto CONTRI, Massimiliano COSTA, Pier Virgilio DASTOLI, Paolo DE ANDREIS, Paola DE BENEDETTI, Piero DE CHIARA, Francesco DE DOMENICO, Domenico DE MASI, Francesco DE VESCOVI, Vittorio EMILIANI, Adriano FABRIS, Nuccio FAVA, Federico FAZZUOLI, Luciano FLUSSI, Andreas FORMICONI, Claudio FRACASSI, Carlo FRECCERO, Massimo FUSILLO, Piero GAFFURI, Gianpiero GAMALERI, Gloria GIORGIANNI, Giorgio GOBBO, Fabrizia GIULIANI, Fabrizio GIULIANI, Giuseppe GIULIETTI, Giampiero GRAMAGLIA, Alfredo GUARDIANO, Angelo GUGLIELMI, Massimiliano GUSBERTI, Luciano HINNA, Francesca IZZO, Erik LAMBERT, Giancarlo LEONE, Nicolò LIPARI, Raffaele LORUSSO, Andrea LORUSSO CAPUTI, Eugenio LUCREZI, Mario MAFFUCCI, Nino MARAZZITA, Giuseppe MARCHETTI TRICAMO, Simona MARCHINI, Gianfranco MARRONE, Donatella MARTINI, Sonia MARZETTI, Aldo MATERIA, Giacomo MAZZONE, Marco MELE, Andrea MELODIA, Emmanuele MILANO, Sergio MOCCIA, Raffaele MORESE, Massimo MUCCHETTI, Marino NIOLA, Gianluigi PEZZA, Francesco PINTO, Rosanna OLIVA DE CONCILIIS, Otello ONORATO, Matteo PALUMBO, Renato PARASCANDOLO, Antonio PARISELLA, Angelo Maria PETRONI, Sergio PISCITELLO, Pieraugusto POZZI, Massimo PRAMPOLINI, Angela RADESI METRO, Giuseppe RICHERI, Nino RIZZO NERVO, Carlo ROGNONI, Stefano ROLANDO, Patrizio ROSSANO, Francesco SAGNA, Barbara SCARAMUCCI, Bruno SOMALVICO, Michele SORICE, Celestino SPADA, Antonella STEFANUCCI, Giuseppe STRANIERO, Giancarlo TARTAGLIA, Annamaria TESTA, Riccardo TOZZI, Giuseppe VACCA, Pietro Antonio VALENTINO, Anne Sophie VANHOLLEBEKE, Carlo VERNA, Gianluca VERONESI, Vincenzo VITA, Bruno VOGLINO.

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GD Latina: "Il senso delle parole di Zingaretti è il nostro dramma"

PARTITI. PD Latina

Giovani Democratici Federazione Latina

BandieraGD 370 minNel bel mezzo del caos che sta investendo il PD in questi ultimi giorni, tra i pochi sul territorio a squarciare il muro del silenzio ci sono i Giovani Democratici, non mancando di toni duri e marcati.

Si era espresso per primo il Segretario Provinciale Leonardo Majocchi, nella notte di venerdì, con una lunga nota su Facebook, a sostegno del segretario neo-dimissionario Nicola Zingaretti, sottolineando quanto la situazione presente nei territori sia la stessa presente a livello nazionale.

«Il senso delle sue parole è il nostro dramma - ha scritto - È quello che accade spesso, Latina compresa. Se sei poi minoranza di qualcosa (che tu sia giovane, donna, tacciato come “radicale” e altri miti) allora è tutto più complesso e se non “emergi” è anche un po’ colpa tua perché evidentemente non ti adatti alla ferocia di certa politica», invitando poi all’apertura anche localmente di una discussione sincera che ridefinisca modi, linguaggio, paradigmi delle relazioni umane all’interno dei nostri luoghi: c’è bisogno di smuovere il tessuto intimo del nostro agire.

Rincara Stefano Vanzini, ventitreenne già candidato alla Segreteria del PD Latina lo scorso settembre con una proposta di radicale cambiamento (aveva ottenuto il 40% dei consensi), con un’analisi precisa: “Dovevamo rivolgerci ai nuovi esclusi, ad un ceto medio che andava impoverendosi, a una nuova generazione che non vedeva prospettive. Abbiamo abbandonato la capacità di fare politica fuori dalle istituzioni e nel nostro moderatismo siamo pian piano diventati irriconoscibili. La linea politica è diventato un accessorio, basti pensare a una serie di maggioranze inspiegabilmente diverse a livello comunale, provinciale, regionale che spesso risultano da evidenti equilibri di gestione del potere.”

Poi ancora, Gianluca Carbonara, Presidente Provinciale dell’Organizzazione, anch’esso duro sulla diffusa poca attenzione agli iscritti, ma che ricorda: Il nostro modello (quello della Giovanile) è il modello Piazza Grande e lo dimostriamo giorno dopo giorno mettendo al centro della nostra attività politica le diverse fragilità e i diversi mondi con i quali ci rapportiamo, cercando di distogliere l’idea di cricca elitaria e favorire l’inclusione, il dialogo e l’aggregazione.

Conclude, per ora, Maria Gabriella Taboga, candidata coordinatrice al Forum dei Giovani di Latina: “La Torre d’avorio” in cui il PD si è rinchiuso, è crollata su sé stessa. Occorre rilanciare l’idea di Piazza Grande: alla comunità del Partito Democratico, il coraggio di fare di questo tempo uno spazio per ridare la giusta centralità alle persone, per parlare di diritti, per ricordare (o almeno provare a farlo), cosa voglia dire “essere di sinistra”, non è mai mancato.

*Le parole di Zingaretti
Giovani Democratici Federazione Latina <>;

 

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