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Il suicidio dell' Europa. Fra armi e assordante silenzio

 UCRAINA. COMMENTI E OPINIONI

D questo articolo Donatella Di Cesare* collabora con il “Fatto Quotidiano”

di Donatella Di Cesare*
DonatellaDiCesare 390 minLa parola Occidente, in questi giorni così spesso evocata, ha un significato articolato nelle diverse epoche. Non indica un sistema di valori, una forma politica, un modo di vivere. Occidente è l’orizzonte a cui guardavano i greci: la costa italiana, il continente europeo, una futura epoca nella storia del mondo. Nel periodo tra le due guerre mondiali i filosofi hanno pensato il destino dell’Occidente non come un tramonto, bensì come un passaggio: nel buio della notte europea non c’era solo morte e distruzione, ma anche la possibilità di salvezza. L’Occidente era l’Europa, l’Europa era l’Occidente. In questa prospettiva, che oggi – con un giusto accento critico – si direbbe eurocentrica, ciò che era oltre l’Atlantico, Inghilterra compresa, non era occidentale.

Dopo il 1945, il baricentro della Storia passa dal continente europeo a quello americano. Anche la parola “Occidente” cambia significato designando l’American Way of Life, lo stile di vita americano e tutto ciò che, tra valori e disvalori, porta con sé. L’Europa si uniforma, più o meno a malincuore. Se non altro per non perdere il nesso con l’Occidente di cui è stata sempre il cardine.

Quel che avviene in questi gravissimi giorni, dietro il millantato nuovo scontro di civiltà, è un’autocancellazione dell’Europa, che rinuncia a se stessa, alla propria memoria, ai propri compiti. Il 2022 segna l’ulteriore, definitivo spostamento, l’apertura di una faglia nella storia del Vecchio continente. L’Europa tace, sovrastata dai tamburi di guerra dell’Occidente atlantico, a cui sembra del tutto abdicare. L’algida figura di Ursula von der Leyen, questa singolare, inquietante comparsa, che spunta di tanto in tanto per annunciare “nuove sanzioni alla Russia”, compendia bene in sé un’Europa cerea e spenta, incapace di far fronte a una crisi annunciata.

Possibile che dal 2014 non si sia operato per evitare il peggio? Possibile che tra dicembre e febbraio non esistesse un margine per impedire l’invasione? Possibile vietarsi l’autorità di mediare per la pace? Si tratta di una vera e propria catena di errori politici imperdonabili, di cui i cittadini europei dovranno nel futuro prossimo chiedere conto a chi ora ha ruoli decisionali. Come se non bastasse, il silenzio fatale dell’Europa è squarciato dalle sguaiate provocazioni di Boris Johnson, il promotore della Brexit, e dalle temerarie parole di John Biden, forse uno dei peggiori presidenti americani.

Il suicidio dell’Europa è sotto gli occhi di tutti. Ed è ciò che ci angoscia e ci preoccupa. Perché riguarda il futuro nostro e quello delle nuove generazioni. D’un tratto non si parla più di Next Generation Eu – nessun cenno a educazione, cultura, ricerca. All’ordine del giorno sono solo le armi. C’è chi applaude a questo, inneggiando a una fantomatica “compattezza” dell’Europa. Quale compattezza? Quella di un’Europa bellicistica, armi un pugno? Per di più ogni Paese per sé, con la Germania in testa? Non è questa certo l’Europa a cui aspiravamo. In molti abbiamo confidato nelle capacità dell’Unione, che aveva resistito alle spinte delle destre sovraniste e che sembrava uscire dalla pandemia più consapevole e soprattutto più solidale. Mai avremmo immaginato questa deriva. La faglia che si è aperta nel vecchio continente, in cui rischia di precipitare il sogno degli europeisti, è anche la rottura del legame che i due Paesi storicamente più significativi, la Germania e l’Italia, hanno intessuto con la Russia. Chi si accontenta di ripetere il refrain “c’è un aggressore e un aggredito”, ciò che tutti riconosciamo, non si interroga sulle cause e non guarda agli effetti di questa guerra. C’è una Russia europea oltre che europeista. Nella sua storia la Russia è stata sempre combattuta tra la tentazione di avvicinarsi al modello occidentale e il desiderio di volgersi invece a Est con una ostinata slavofilia, testimoniata, peraltro, nell’opera di Dostoevskij. Durante la Rivoluzione bolscevica prevalse l’apertura per via dell’internazionalismo. Se Stalin cambiò rotta, la fine dell’impero sovietico segnò il vero punto di svolta. In quella situazione caotica andò emergendo la corrente nazionalistica che aveva covato sotto la cenere. Putin è il portato sia di questo nazionalismo, fomentato anche dal pensatore dei sovranisti Aleksandr Gel’evič Dugin, sia di una frustrata occidentalizzazione. Ma a chi gioverà una Russia isolata, ripiegata su di sé, rinviata a orizzonti asiatici?

In un’immagine suggestiva che ricorre in Nietzsche, in Valéry, in Derrida, l’Europa appare un piccolo promontorio, un capo, una penisola del continente asiatico. Nessuno ha mai potuto stabilire dove sia il suo confine a Est. Ma certo ha sempre avuto il ruolo di testa, di cervello di un grande corpo. È stata il lume, la perla preziosa. Ci chiediamo dove sia finita.

 

*Donatella Di Cesare, professoressa di Filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma.
fonte del testo: infosannio.com
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Quando fa comodo meglio il silenzio

COLLEFERRO. VICENDE COMUNALI 

"Si può pretendere una riduzione della TARI"

di Meetup Colleferro 5 Stelle
M5SCittadiniColleferro 390 minNei primi giorni di agosto sono arrivate nelle case dei Colleferrini le cartelle per il pagamento della tassa sui rifiuti "TARI 2021". In un semplice raffronto con la precedente cartella esattoriale, si nota che gli importi sono di egual misura rispetto all'anno 2020 o al più aumentati, in totale, entro i cinque euro; continuando così, l'attuale Amministrazione, a non riconoscere nessuna esenzione ai nuclei familiari con disagio sociale e a non applicare alcuno sconto ai nuclei composti da un solo individuo anche se percettore di un reddito al di sotto della soglia di povertà, per esempio di una pensione minima. Provvedimenti di sostegno, questi, applicati fino al 2016 compreso ovvero fino a tutto l’anno successivo alla prima elezione del sindaco Sanna.

Inoltre si continua a non riconoscere in modo economicamente tangibile nell’importo delle cartelle esattoriali il lavoro di differenziazione dei rifiuti svolto dai Cittadini entro le mura domestiche.

Invece, con l'istituzione di Minerva società consortile a r.l. e l'inizio dell’attività di raccolta rifiuti nel dopo Lazio Ambiente, i Cittadini di Colleferro si aspettavano un qualcosa di diverso rispetto a quanto visto e vissuto con il consorzio GAIA prima e Lazio Ambiente Spa poi (o quantomeno ci speravano); qualcosa di meglio tanto in termini economico-amministrativi quanto di raccolta e gestione rifiuti nonché del servizio di pulizia e manutenzione di strade e verde pubblico. Ma ad oggi, purtroppo, il meetup Colleferro 5 Stelle non vede riscontri positivi riguardo la discontinuità con il passato.

Ma cercheremo di andare con ordine, con l'intento di ottenere chiarezza da parte di coloro che amministrano il Comune diM5S Colleferro Minerva390 min Colleferro (di fatto i project manager di tutta l'operazione):

1. I rifiuti differenziati raccolti (Carta, Vetro, Plastica, Metalli), anche grazie all’impegno e alla collaborazione di tutta la cittadinanza, e poi venduti a società addette al riciclo per la produzione di materiali post consumo (immaginiamo vincitrici a suo tempo di regolare bando di gara pubblico, i cui nomi, per trasparenza, sarebbe bene rendere noti alla Cittadinanza), che valore aggiunto danno alle casse di Minerva e comunali?

2. Tutto il rifiuto "Indifferenziato" dove viene conferito e con quali costi?

3. Nella gestione dell'"Isola ecologica", attualmente, tra costi e benefici, da che parte pende l'ago della bilancia?

4. Il servizio di spazzamento e igienizzazione di strade, marciapiedi e verde pubblico con quale modalità operativa e frequenza è garantito? A quali costi? Ed è parimenti garantito in ogni angolo della Città?

5. L'organico dei lavoratori attivi giornalmente sul territorio, al netto quindi di chi opera in ufficio, è in linea con il progetto per un servizio ottimale, sempre nel rispetto, ovviamente, di tutti i diritti dei lavoratori?

Nel consiglio comunale del 29 luglio, l'attuale Giunta, con estrema fierezza, ha deliberato la TARI 2021 sottolineando l’identicità negli importi per i Cittadini rispetto a quella del 2020, come fosse una grande vittoria senza precedenti. Noi del meetup Colleferro 5 Stelle crediamo che con il 70% di raccolta differenziata (percentuale dichiarata dal sindaco), i benefici per le casse di Minerva e comunali siano tali da pretendere una riduzione della TARI, altro che fierezza per non averla aumentata! O almeno, per cercare di pareggiare i conti, si garantisca un servizio di pulizia più consono all'occhio dei Cittadini dato che, oggi come ieri, Colleferro non brilla affatto in quanto a pulizia delle strade.

L’unica nota positiva sarebbe la chiusura della discarica di Colle Fagiolara che però, lo abbiamo già scritto in altri comunicati, risulta poco chiara e certo non aiuta in tal senso l’atteggiamento di questa Amministrazione comunale come delle altre dei Paesi più o meno limitrofi i cui sindaci vengono di tanto in tanto a sfilare davanti ad un cancello chiuso anziché in Regione Lazio dove in realtà risiedono tutte le risposte in materia di gestione rifiuti. Risposte che non sappiamo se i sindaci conoscono. Di certo non lo comunicano alla cittadinanza. Neppure a chi esplicitamente le richiede.

Ai Colleferrini, ma anche agli altri abitanti della Valle del Sacco, assicuriamo che, seppur dall’esterno del Consiglio comunale, il meetup Colleferro 5 Stelle continuerà ad impegnarsi con determinazione nella sua azione di critica costruttiva nei confronti dell’Amministrazione e di risveglio delle coscienze per una Colleferro migliore.

 

 

 

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Ruby, il silenzio di lorsignori

CRONACHE&COMMENTI

La nostra democrazia è come il pesce del proverbio...inizia a puzzare dalla testa

di Aldo Pirone
Ruby il silenzio di lorsignori minSi è discusso molto in questi anni sul declino della nostra democrazia che, guarda caso, ha coinciso con quello della sinistra. Inevitabilmente questo declino, nato sul terreno economico-sociale, si è riflesso non meccanicamente nell’ambito delle sovrastrutture culturali, ideali e politiche in un intreccio indissolubile. Non è stato un processo lineare ma ondivago, dove l’onda negativa che veniva dopo era sempre più alta.

Quando ero un giovane militante comunista mi capitava quasi quotidianamente di discutere animatamente e contestare le posizioni dei gruppuscoli extraparlamentari a sinistra del Pci perché, dicevano, che quella che vigeva in Italia era una “democrazia borghese” sancita da una Costituzione della stessa natura. Poi la storia si è incaricata di dimostrare quanto fossero astratte e ideologistiche quelle posizioni, avulse dalla realtà e quanto molti di quei “rivoluzionari” si siano poi accucciati nelle greppie loro offerte generosamente dalla borghesia di cui erano i rampolli. Tanti altri, i più, invece, divennero quadri e militanti del movimento operaio e sindacale portando in esso, dismessi gli ideologismi, energie fresche e una ventata di rinnovamento.

Parliamo di un’epoca in cui nel Parlamento sedeva una forte rappresentanza, comunista e socialista e anche cattolica, delle classi popolari e di una democrazia fortemente partecipata attraverso movimenti e lotte sociali e culturali che innervavano quelle trincee e casematte della società civile di cui ci aveva parlato Gramsci. Non era la perfezione, che nelle umane cose non esiste, ma certo non era l’avvilimento attuale. Oggi molti dei contestatori di allora rimpiangono quella democrazia e hanno eletto, giustamente, la Costituzione – che fu il frutto non borghese di una lotta popolare e della Resistenza partigiana - a emblema di una democrazia in gran parte da riconquistare nel suo quotidiano esplicarsi materiale.

Se si guarda alle odierne Istituzioni parlamentari rappresentative, ci si accorge come esse, per effetto del processo involutivo all’inizio accennato, siano state in vario modo occupate da tanti avventizi politicamente mediocri e da una media borghesia degli affari e delle professioni che rendono, in un certo senso, giustificato parlare oggi di “democrazia borghese”. Questo cammino inverso rispetto al “trentennio glorioso”, ha avuto momenti particolarmente pietosi e scandalosi nel nostro “parlamento imborghesito”. Il decennale di uno dei momenti più bassi è ricorso qualche giorno fa nell’indifferenza generale. Più che comprensibile quello degli interessati Berlusconi & c., assai meno quello dei maître à penser di lorsignori sempre pronti a eviscerare i mali populistici della nostra democrazia. Mi riferisco a quando la Camera dei deputati votò a maggioranza che Berlusconi credeva veramente che la marocchina Ruby rubacuori fosse la nipote dell’egiziano Mubarak. Da quel fatto di malcostume riguardante un Presidente del Consiglio, ne sono nati diversi procedimenti giudiziari a carico dell’ex cavaliere di Arcore, oggi omaggiato come fosse un capo di stato e non un pregiudicato “delinquente abituale” ed evasore fiscale il cui pedigree giudiziario è più lungo dell’Enciclopedia Britannica.

Il silenzio degli intellettuali di corte di lorsignori sul decennale di Ruby nipote di Mubarak ci dice che la nostra democrazia è come il pesce del proverbio popolare: inizia a puzzare sempre dalla testa.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Italcementi al VIA: Silenzio del Comune di Colleferro

 Recupero di rifiuti

 Cittadini esclusi, Comune assente,e spunta il parere positivo al VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 260Il Sindaco Pierluigi Sanna e l’Assessore all’Ambiente Giulio Calamita del Comune di Colleferro non vogliono portare alle luci della “ribalta” gli sviluppi progettuali e gestionali dell’attività di Italcementi spa, da alcuni anni interessata all’utilizzo di rifiuti nei suoi impianti produttivi.

Nel 2012 la società ha presentato un primo progetto per lo stabilimento di Colleferro che è stato “bocciato” all’unanimità dal Consiglio Comunale di allora, da molti comitati e associazioni, fino alla sua archiviazione da parte della Regione Lazio.
Nel 2016 ci riprova con un secondo progetto riguardante l'attività di recupero di rifiuti della capacità di 226.000 tonnellate l’anno in parziale sostituzione delle materie prime, con rifiuti provenienti da cicli produttivi, per la miscela cruda e per la formulazione dei cementi con alcune modifiche rispetto allo stato attuale delle tipologie oggetto di recupero.

Nel 2017 il progetto è sottoposto dagli Enti autorizzatori alla valutazione di impatto ambientale (VIA), necessaria per il rilascio dell’autorizzazione e la prosecuzione dell’attività di recupero, peraltro iniziata nel 2007, epoca nella quale la normativa non prevedeva tale obbligo.
Il 18.10.2018 e il 23.1.2020 la Regione indìce la prima e la seconda Conferenza di Servizi per acquisire i nulla osta.

Nel frattempo è cambiata l’Amministrazione comunale che deve esprimere il parere in Conferenza di servizi, dove ogni soggetto competente pubblico e privato (compresi comitati, associazioni e singoli cittadini che ne facciano richiesta) siede allo stesso tavolo per esaminare l’intervento proposto, esprimere contestualmente in modo “univoco e vincolante” la sua posizione sul progetto, formulare il parere positivo o negativo e decidere se rilasciare l’autorizzazione o meno. In mancanza di un parere il procedimento prosegue e vale il principio del silenzio-assenso.

Per l’esame del secondo progetto, Italcementi spa e tutte le Pubbliche Amministrazioni interessate sono state convocate nella Conferenza decisoria e il Comune di Colleferro, sempre puntiglioso nell’informare la cittadinanza sulle buone pratiche e azioni disinteressate di Italcementi spa, non è altrettanto solerte e presente quando deve fare chiarezza su un progetto che potrebbe avere ricadute e potenziali criticità ambientali e sanitarie.

Di fronte al generale silenzio, ribadiamo le nostre perplessità sulle ragioni per le quali il Comune, quale ente rappresentativo della collettività, a cui compete la tutela di tutti gli interessi ad esso facenti capo, tra cui la pubblica incolumità dei cittadini, non abbia partecipato né alla prima né alla seconda riunione della Conferenza, con un suo rappresentante, delegato politico o amministrativo, né abbia inviato un parere scritto.
Ha dunque deliberatamente scelto la strada del silenzio sapendo che vale assenso, come abbiamo ipotizzato nel comunicato “Italcementi, rifiuti a Colleferro” del 26.20.2018?

Sicuramente si tratta di una valutazione tutta politica che non può essere ricondotta ad un impedimento materiale. Supposizioni, le nostre, che è dovere dell’Amministrazione comunale smontare di fronte alla cittadinanza in modo trasparente, visto che l’impianto insiste nel territorio di Colleferro e che la sfera di interessi tocca da vicino una delle questioni socio-sanitarie più combattute della valle del Sacco, che attende gli interventi di bonifica.

Nel concreto vi sono aspetti di tale attività che rimangono critici o potenzialmente tali, dato l’impatto intrinseco “di partenza” di un cementificio che utilizza rifiuti come materia prima. Il progetto è stato sottoposto a VIA anche per motivazioni di carattere generale e per considerazioni conservative, vista l’entità degli impatti prodotti da altri impianti di aziende a rischio di incidente rilevante (Avio spa e Simmel Difesa spa).

E’ pacifico che su diversi aspetti (vicinanza con il centro abitato, piano regionale rifiuti, piano di risanamento della qualità dell’aria), l’impianto ha delle criticità e scopo del proponente è sforzarsi di dimostrare l’allineamento tecnologico e gestionale alle migliori tecnologie disponibili (BAT), nonchè l’invarianza in termini emissivi tra una configurazione con e senza rifiuti.

Considerato infatti il quadro delle criticità presenti nel contesto territoriale della valle del Sacco, si ritiene che, ancorchè non specificatamente attribuibile all’attività di recupero di rifiuti, qualsiasi variazione progettuale debba essere esaminata in appropriate procedure valutative, quali la VIA, alla presenza del Comune e aperte alla partecipazione del territorio. Non possono pertanto ammettersi vizi nella relativa procedura amministrativa.

Invero, abbiamo chiesto agli Uffici regionali di partecipare alle riunioni della Conferenza ma non siamo stati convocati, né abbiamo ricevuto risposte alle richieste di aggiornamento sull’iter del progetto. A seguito di accesso agli atti del 19.10.2020 abbiamo constatato la convocazione e l’esclusione. Nel momento in cui scriviamo l’iter amministrativo di VIA è sostanzialmente concluso e si attente l’adozione del relativo provvedimento. Peraltro il link per accedere alla documentazione sulla seconda Conferenza è stato caricato sul sistema regionale solo ad ottobre 2020.

Preso atto della definizione dell’iter amministrativo, abbiamo contattato telefonicamente gli Uffici regionali e rappresentato la nostra disapprovazione per l’esclusione e per la mancanza di risposte. Va detto che la Regione, contrariamente alla prassi costante del Comune di Colleferro, ha avuto un atteggiamento “postumo” corretto, nel senso che non si è negata alle richieste di interlocuzione e di chiarimenti, che ci sono state fornite, ricevendo assicurazione che circostanze del genere non avranno a ripetersi.

Abbiamo contestualmente trasmesso, in ritardo, una Nota sulla documentazione presentata da Italcementi spa in procedura di VIA affinchè resti agli atti e venga evasa, non essendo stati informati per tempo della seconda Conferenza decisoria.
Ricordiamo inoltre che nella prima riunione della Conferenza “per disguidi di natura tecnica” la convocazione e gli atti non sono stati pubblicati sul sito web regionale, non consentendoci (non ci sono state altre richieste) di visionare la documentazione, di svolgere un esame approfondito degli elaborati progettuali e di presentare osservazioni nei termini. Si consolida il mancato coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali.

In conclusione, la Conferenza sul progetto di Italcementi spa si è conclusa con il parere positivo delle altre Amministrazioni favorevoli al rilascio del provvedimento di VIA, prendendo atto dell’assenso-assenza del Comune, e la Regione, l'autorità procedente, ha negato ai rappresentanti del comitato la legittimazione a partecipare.


Ina Camilli, Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
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Tace la strada...

Viterbo deserta per il Covi 19

 Anche la didattica a distanza ha i suoi fiori all'occhiello. L'insegnante chiede alle allieve ed agli allievi della III media dove insegna, a Viterbo, di scrivere una poesia che parli del virus Covod 19. Come riferimento di composizione poetica indica agli studenti la "Pioggia nel Pineto" di Gabriele D'annunzio.

Ecco un esempio di cosa la fantasia di Edoardo è riuscita a dare, a chi legge i suoi versi.

 

 

Tace/la strada


Tace,
la strada,
tace il traffico
che era sempre presente,
tace il cortile
prima di entrare in classe
ora, immersa nel vuoto e nel silenzio
come tutte le cose.
Tace la nostra allegria
che riesploderà come un fuoco d’artificio,
tace il mondo
che in silenzio patisce.
Tutto tace
durante questa pandemia.

Ascolta,
tendi l’orecchio in questo cupo silenzio
ornato di fiori appena sbocciati
e uccelli cinguettanti.
Ascolta,
le persone più fragili,
ascolta le persone in difficoltà,
il grido d’aiuto delle migliaia di infermieri
che chiedono riposo,
perché stremati.
Ascolta insegnanti e familiari
che ti rassicurano
dicendo che tutto finirà
e torneremo a sorridere e abbracciarci.
Ascoltiamo, per comprendere meglio
le povere anime
piene di dolore,
Ascoltiamo,
con il cuore.

Noi tutti insieme
dobbiamo soprattutto ascoltare
ciò che tace.

 

Autore: Edoardo Mazzoli 19 aprile 2020 - Studente di III media

La musica: poesia dello stesso autore

 

 

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Le parole dopo il silenzio

Weinstein story e Me Too

Camille De Serres Rainville 350 mindi Fiorenza Taricone - Pochi giorni fa, su Noi Donne on-line, Maria Dell’anno ha condiviso e commentato lo scritto “Be A Lady They Said”* di Camille Rainville – giovane studentessa del Vermont – interpretato da Cynthia Nixon in un video creato per Girls Girls Girls Magazine all'indomani della condanna penale di Harvey Weinstein.

L’attrice - nota soprattutto per il suo ruolo nella serie televisiva 'Sex and the city', ma anche per la sua attività politica come candidata alla carica di Governatrice dello Stato di New York – sintetizza in pochi minuti una serie di frasi che tutte, le donne, a qualunque latitudine, prima o poi, hanno ascoltato e assecondato.

Le parole accusatorie nei confronti di Weinstein di donne non tutte potenti, anzi quasi nessuna paragonabile a lui, hanno avuto la meglio rispetto a questo decalogo e per capire bene il monologo di Camilla Rainbille è bene ripercorrere la vicenda di quello che sembrava uno dei re della produzione cinematografica.

La recente apparizione di Weinstein mentre camminava per raggiungere il tribunale, aggrappato a un deambulatore, certamente destinata a impietosire, e si suppone opportunamente consigliata dagli avvocati, ha fatto il giro del mondo. Ma esattamente per non cadere nella trappola pietistica, vogliamo ricordare che nessuna persecuzione rapida è stata ordita ai suoi danni; anzi, ci sono voluti anni. L’ex potente produttore Harvey Weinstein, molestatore seriale, era già stato oggetto di accuse.
Nel 1998, Gwyneth Paltrow era stata la prima donna ad condannare pubblicamente il comportamento di Weinstein, dichiarando in un programma televisivo che Weinstein poteva obbligare “a fare una o due cose”.

Nel 2015, il New York Times riportava la notizia che Weinstein era accusato da una donna di 22 anni, la modella italiana Ambra Gutierrez di palpeggiamento; l’aspirante attrice accettava di collaborare con la polizia per ottenere una registrazione audio nella quale Weinstein ammetteva di averla toccata in modo inappropriato. Mentre l'inchiesta della polizia progrediva, iniziava un’opera di diffamazione sulla Gutierrez, descritta come un'arrivista e un’opportunista. Il procuratore di Manhattan decideva comunque di non perseguire Weinstein, allegando una mancanza di prove.

A ottobre 2017, il New York Times e il New Yorker riportavano l'accusa di molestie sessuali, aggressioni sessuali o di violenza sessuale di una dozzina di donne, cui facevano seguito molte altre personalità femminili dell'industria cinematografica. Il comportamento di cui era accusato Weinstein, chiamato in America casting couch**, subordinava ruoli e scritture a pratiche sessuali da lui stabilite.

La puritana America, unitamente a una robusta campagna femminile sfociata nel movimento Me Too, ormai dubitava delle smentite di Weinstein che veniva licenziato dalla sua compagnia, la Weinstein Company, ed espulso dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences . La stampa iniziava ad accusare apertamente Weinstein di molestie sessuali proseguite per almeno tre decenni, rivelando anche che aveva concluso otto accordi finanziari con otto donne della Miramax e della Weinstein Company. Alle molestie si aggiungeva lo stupro, e quattro attrici dichiaravano che dopo aver rifiutato le avances di Weinstein o essersene lamentate, lui avrebbe convinto altre persone a escluderle dai progetti. Il New Yorker pubblicava la registrazione della polizia di New York City del 2015 nel quale Weinstein ammetteva di aver toccato Gutierrez.

A ottobre 2017 la polizia di New York, di Londra e di Los Angeles indagavano sulle accuse di aggressione perché erano ormai 80 le donne che testimoniavano pubblicamente di essere state vittime di Harvey Weinstein. Secondo le loro testimonianze, invitava le giovani attrici in un motel o in ufficio con il pretesto di discutere della loro carriera, esigendo in seguito un massaggio o un rapporto sessuale. Colleghi e collaboratori di Weinstein hanno precisato che tutto ciò era reso possibile dalla complicità del personale, dai soci e dagli agenti che organizzavano gli appuntamenti, ed anche dagli avvocati che cancellavano le denunce con l'aiuto di minacce e accordi finanziari. The Guardian contattava 20 attori che avevano lavorato con Weinstein, ma tutti si rifiutavano di commentare. L'articolo concludeva dicendo che mentre la maggior parte delle donne condannava le azioni di Weinstein, "la maggior parte degli uomini influenti dell'industria del cinema era rimasta in silenzio".

Nel maggio 2019 viene trovato un accordo che va a chiudere i procedimenti civili ma non quelli penali; Weinstein deve versare 30 milioni di dollari ad accusatrici e creditori della Weinstein Company, più altri 14 al suo team di legali. Nel febbraio 2020 una giuria di New York lo condanna per stupro di terzo grado e atti sessuali criminali di primo grado verso l'attrice Jessica Mann.

Il monologo citato all’inizio, praticamente rifiutato dalle donne del Me Too, riassume con grande efficacia tutto ciò che è stato insegnato alle donne da secoli, se non da millenni. Tutto e il contrario di tutto, secondo la necessità dell’obbedienza. Ma è stata la trasgressione di queste raccomandazioni che ha consentito almeno per una volta di punire secondo giustizia il potente di turno che ha creduto, come tanti altri potenti della storia anche recente, di essere al di sopra del senso del limite.

Quante volte ci siamo sentite dire, scrive Maria Dell’Anno in Noi Donne, ciò che avremmo dovuto o non dovuto fare in quanto donne, in quanto esseri appartenenti al genere femminile? E quante volte ci siamo sentite raccomandare anche l’esatto contrario di quanto detto poco prima? Quante volte ci siamo sentite sbagliate, fuori posto, inadeguate, perché non corrispondenti all'immagine che ci viene detto dovremmo interpretare? Continuamente.

Continuamente noi donne riceviamo raccomandazioni, ordini, rimproveri per come siamo, per come ci vestiamo, per quello che diciamo, per come ci comportiamo. Continuamente il nostro destino viene collegato causalmente con qualche nostro comportamento sbagliato. “Sii una donna, hanno detto. La tua gonna è troppo corta. La tua gonna è troppo lunga. I tuoi pantaloni sono troppo aderenti. Non mostrare così tanta pelle. Non mostrare le cosce. Non mostrare il seno. Non essere tentatrice. Gli uomini non sanno controllarsi. Gli uomini hanno delle esigenze. Sii sexy. Sii attraente. Non essere provocante.
Non essere troppo grassa. Non essere troppo magra. Ordina un’insalata. Non mangiare carboidrati. Salta il dessert. Devi perdere peso. Entra in quel vestito. Mettiti a dieta. Dio, sembri uno scheletro. Perché non mangi? Sembri malata. Agli uomini piacciono le donne con un po’ di carne.
Non parlare a voce troppo alta. Non parlare troppo. Sii obbediente. Sii piacevole. Preparagli la cena. Fallo felice. Questo è il compito di una donna. Sarai una buona moglie un giorno. Prendi il suo cognome. Dagli dei figli. Non vuoi avere figli? Un giorno li vorrai. Cambierai idea. Proteggiti. Non farti stuprare. Non bere troppo. Non camminare da sola. Non uscire tardi la sera. Non vestirti così. Fai un corso di autodifesa. Non sorridere agli sconosciuti. Non dire di sì. Non dire di no”.

Le donne del Me Too, quelle che sono uscite dal silenzio e hanno parlato, che si sono vestite tutte di nero alle manifestazioni più importanti della cinematografia americana, che hanno aspettato Weinstein fuori dal tribunale, hanno certamente scelto di uscire dal tutto e contrario di tutto e fare una scelta di libertà.

 

*

“Be A Lady They Said” = Sii donna. Mi hanno detto    **
Casting couch (letteralmente: "divano per il casting") è un eufemismo della lingua inglese usato per indicare l'atto con cui una persona che ha la possibilità di assegnare ruoli per formare un cast richiede prestazioni sessuali agli aspiranti attori o attrici. Sul piano legale, viene considerato un abuso di potere.[dove? In Italia è abuso/molestia sessuale]

 

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Il silenzio del Sen. Massimo Ruspandini sancisce il fallimento

e.piroli 350 mindi Emanuela Piroli - Il fallimento nel silenzio di Massimo Ruspandini. 

La parabola dell’amministrazione Caligiore è un esempio di brutta conclusione di una pessima parentesi amministrativa. L’esperimento né né né, la cui paternità è tutta del senatore Massimo Ruspandini, fallisce rovinosamente e lui sprofonda in un imbarazzante silenzio. Perde l’unico Comune della provincia di Frosinone amministrato da FdI e non muove un dito per evitarlo, anzi, tace. Non ho alcunché da dire in merito alla modalità con cui è finita, metodo peraltro previsto dalla normativa, non posso sostenere se sarebbe stato meglio un confronto in aula che, anche alla luce dello spettacolo indecoroso che si è inscenato nel consiglio comunale precedente, probabilmente non sarebbe servito a spiegare alla cittadinanza le motivazioni della scelta, ma solo a mettere in piazza recriminazioni, accuse varie ed altre piccolezze di questo genere. Trovo invece più interessante, analizzare come si sia arrivati al punto critico che ha portato alle dimissioni. Ne ho già scritto qualche giorno fa, ma anche alla luce di altre analisi uscite sulla stampa recentemente, mi sento di aggiungere qualche cosa.

Il collasso dell’amministrazione si è certamente verificato internamente alla destra, vuoi per ambizioni personali, vuoi per contrasti o ingerenze nei ruoli, o addirittura per diffidenze all’interno della squadra di governo cittadino; ma il motivo principale è da ricercarsi nell’inganno iniziale di una candidatura “neutra” che neutra non è mai stata, né nella composizione della compagine di governo né nell’atteggiamento della parte predominate e dell’ex sindaco in primis, e nello scarso senso di squadra che la maggioranza ha mostrato già dal primo periodo.

Adesso che il tappo è saltato, è probabile che ci sia da aspettarsi una battaglia per la successione, in cui ognuno cercherà di accreditarsi come il riferimento di una area orfana degli attori che fino ad oggi hanno dettato la linea. In tale ottica si possono inquadrare Del Brocco, Savoni e perfino l’ex vice sindaco Sodani.

Una considerazione a parte va fatta per l’ex presidente del consiglio Corsi, che punta ad una candidatura civica e che, ritengo abbia commesso degli errori strategici, che possono averne in parte compromesso l’immagine di candidato alternativo. Visto il ruolo che ricopriva, ha tentennato troppo nel prendere una decisione, inizialmente ha scaricato la responsabilità politica del suo gesto sulla nuova formazione formatasi in seno alla maggioranza, poi è passato a definire fallimentare la gestione dell’amministrazione di cui egli stesso era parte integrante fino a qualche settimana fa. Mi chiedo, alla luce di queste dichiarazioni, perché non staccare prima la spina? Perché non prendere le distanze, prima, da una attività amministrativa che non si condivide? Completamente assente, del resto, una sana autocritica, dimenticando di avere avallato anche egli una serie di provvedimenti ben poco condivisibili.

La serie di ”botta e risposta”, di accuse reciproche, di rivendicazioni, che sta caratterizzando la discussione politica in questo delicato e confuso momento, mi lascia allibita. La città, che dovrebbe essere al centro, completamente dimenticata, quello che conta è cercare di apparire l’uno più “pulito” dell’altro, screditandosi e insultandosi a vicenda. La crisi sembrerebbe aver palesato tutte le debolezze di una ormai ex coalizione, che non ha mai lavorato per il bene comune. Prendere le distanze da questo indegno teatrino è “dovere” e opportunità per chiunque voglia costruire una alternativa di governo cittadino.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Nel centrosinistra ad una prima vista non si vede niente di promettente. Vorrei evitare di parlare del PD per ovvi motivi, ma anche le altre formazioni storiche di centrosinistra non sembrano godere di buona salute a Ceccano. Sono troppo impegnate in discussioni sulla prevalenza dell’uno sull’altro, e, questo, non è un bene, ci tengo a sottolinearlo, senza una vera idea su come tornare ad essere forza di governo. Si ragiona su schemi superati, che non trovano riscontro nella situazione attuale, e si pensa che la logica della somma delle liste possa essere un palliativo alla mancanza di idee.

Noi vorremmo tentare di rappresentare una proposta di alternativa nuova, basata su una condivisione di idee e progetti, superando le vecchie logiche spartitorie e ragionando su schemi e proposte che possano intercettare i bisogni di un paese che merita risposte alle molte difficoltà che lo affliggono, dall’annoso problema dell’inquinamento, alla necessità di trovare nuovi modelli per la crescita che possano coinvolgere le energie del territorio, in particolare quelle giovanili, al fine di progettare la Ceccano del futuro.

 

 

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L'Urban Waste ciociara: già tutto silenzio?

urbanwaste anagnidi Antonella Necci - Daniele Natalia e Antonio Corsi: la nuova politica avanza? Mettiamola al fresco!
L'inchiesta, sviluppatasi dal 2017 al 2018 e ancora nella fase procedurale istruttoria, denominata Urban Waste e predisposta dal GIP di Frosinone, che vede coinvolti politici e funzionari amministrativi, oltre che comuni cittadini proprietari di imprese, abbraccia in un colpo solo episodi di corruzione, turbativa d'asta, affari illeciti e falsi in attestazioni e certifcazioni.

Tra quei comuni della provincia che, tramite la prima fase dell’inchiesta, risultano coinvolti in attività illecite, vi sono il comune di Sgurgola e quello di Anagni. Dopo un lavoro certosino svolto dai Carabinieri Forestali ed indicato, in forma sintetica, nel comunicato stampa del 4 luglio, anche attraverso l’ordinanza emessa dal GIP, tutta la provincia è venuta a conoscenza che la TAC ECOLOGICA di Alfredo Coratti, operante nella raccolta dei rifiuti urbani nel comune di Sgurgola aveva iniziato, con la complicità del tecnico del comune Luciano Giovanni Bellardini e del consigliere Lucio Giuseppe Formaggi, una serie di attività illecite.

È il Bellardini Luciano che chiede aiuto al Coratti nello smaltimento di rifiuti ingombranti che la sua società di multiservizi BIEMME srl, sita in località Finocchieto-Osteria della Fontana in Anagni, avrebbe dovuto smaltire.

È il Coratti che offre a Mattia Bellardini (figlio di Luciano), la possibilità di ottenere appalti edili per la Città Metropolitana di Roma, corrompendo tale Vincenzo Rocchi(impiegato del comune Roma Capitale) con la somma di € 2,500. 

È l’ospedale Spaziani di Frosinone che continua, per parecchio tempo dopo la prestazione eseguita da BIEMME srl di sistemazione delle aree verdi, a retribuire, emettendo fatture per servizi mai prestati, la su indicata multiservizi BIEMME, con la complicità del dipendente ASL di Frosinone e quasi pensionato Domenico Spaziani, con la promessa di vedersi pagato il pranzo per la celebrazione del pensionamento.

In carcere si trovano, per ora, Alfredo Coratti (con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, turbativa d'asta) e Luciano Giovanni Bellardini ( con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, concorso con il medico curante per falsa attestazione).
Agli arresti domiciliari Lucio Giuseppe Formaggi, Mattia Bellardini, Vincenzo Rocchi, Paola Murgia, Alessandro Recine, Domenico Spaziani.
Tra i 17 il cui operato è ancora sottoposto a fase investigativa, oltre ad amministratori di società coinvolti nelle gare d’appalto truccate dal Coratti, spiccano i nomi di due sindaci, unici politici coinvolti.

Uno, Antonio Corsi, sindaco di Sgurgola, già coinvolto in affari illeciti con la Tac Ecologica e Alfredo Coratti.
L’altro, Daniele Natalia,indagato a piede libero per corruzione, che ha ottenuto una proroga per accertamento nel coinvolgimento dell’assegnazione della disinfestazione della città di Anagni alla società BIEMME srl, nel mese di agosto 2018, senza il passaggio opportuno del bando di gara.
In tale assegnazione rientra anche il funzionario del comune, tale Ranelli, che ha eseguito quanto gli è stato richiesto senza richiamare la normativa.
Si parla addirittura della richiesta di assegnazione di tale incarico fatto sotto l’emotivo input dei ricordi scolastici del sindaco. Se ciò fosse vero, si aggiungerebbe una ulteriore nota di ridicolo ad una vicenda che già ne contiene parecchie.

Oltre al senso di onnipotenza dei due esponenti politici che, tra l’altro, o continuano a negare il “nero su bianco” dell'ordinanza, o continuano a fingere di non capire poiché sottoposti a proroga dei termini, si aggiunge il completo disprezzo delle regole e dei principi legislativi che regolano sia le gare di appalto che di corresponsione delle fatture incriminate e che coinvolge non solo i sei individui agli arresti domiciliari ma anche gli altri 17 ancora indagati.
Qui si parla, è vero, di fenomeni di corruzione che, rispetto a quanto sta accadendo in questo momento su scala nazionale con il “CASO SIRI”, rientrano nella categoria dei “peccati veniali”, ma pur sempre di corruzione si parla.
E a tali atti che partono dalla presunzione di superiorità di individui dotati di grande bassezza morale si dovrebbe rispondere non già richiedendo a gran voce che il sindaco Daniele Natalia la finisca di fare orecchie da mercante, come ben gli è stato consigliato dar Batman de noantri, vuoi per periodo politico oscuro e vile, vuoi per cecità politica o meglio per mancanza di riferimenti politici seri.

No.
Semmai, visto che tutto sta scritto nelle 200 pagine dell'ordinanza emessa dal GIP di Frosinone, io penso che si possa bypassare sia il sindaco, sia la sua giunta da rimpastare, sia I magnifici quattro della segreteria del sindaco, che in quattro sanno scrivere un comunicato stampa di dieci righe, sia, e soprattutto, una maggioranza anonima e facebookiana, aggrappata alla sedia come la cozza allo scoglio.
Si possono bypassare tutti questi ostacoli e boicottarli evitando di parlare con loro.
Così come un sindaco si rifiuta di incontrare i propri cittadini per chiarire di fronte a loro le discutibili scelte operate.

Allo stesso modo si dovrebbe evitare di parlare con quella sorta di maggioranza che si attiva tanto su Facebook e altri social, addirittura vantandosi di aver preso per il naso l'opposizione. Che poi, opposizione è una parola grossa, con quella mina vagante di Antonio Necci che non troverà pace se non riuscirà a piazzare la sua sedia dall'altra parte della barricata. Non ha ancora ben capito che a breve Anagni sarà nuovamente commissariata.
Già miei cari Anagnini, ben presto sarete commissariati e l'anno prossimo ritornerete alle urne.
L'enigma da sciogliere in quel caso sarà “ma per chi diavolo dovrete votare?“

 

Fonti: Ciociaria Oggi, ilfattoquotidiano.it e ilmessaggero.it

 

 

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Politica. Bisogna essere in partita, il silenzio porterà all'estinzione

salvini renzi dimaio mindi Valentina Calcagni - La Politica si è trasformata in uno storytelling. Mi appassionano e mi interrogo sugli archetipi che i maggiori Partiti o Movimenti incarnano. È passato lo scontro ideologico siamo allo scontro tra storie.
Guerrieri/Ribelli/Saggi/Maghi/Guaritori, in ogni storia c'è spazio per una sola voce, per ciascuno di loro.

Il M5S esprime l'archetipo dell'uomo comune quello del Ribelle, unico fine è abbattere chi è al potere, per questo scopo ogni strumento è legittimo. Ogni incoerenza nello spazio ideologico (destra e sinistra), nel tempo cronologico (ieri si è detto A oggi si dice B ) è totalmente irrilevante.
Non è richiesta alcuna capacità o esperienza sono un plotone di esecuzione fedele alla causa.
Raggiunto lo scopo, nella rimozione dello status quo, arrivato al Governo il Ribelle ha compiuto il suo arco narrativo. La sia storia è finita.

Al contrario l'archetipo della Lega - il Guerriero è ancora al primo atto.
La storia è appena iniziata, il Guerriero deve combattere e difendere la comunità dal nemico, se il Ribelle ha bisogno di un nemico interno, il Guerriero lotta contro nemici esterni.
Salvini ne ha individuati due, gli Immigranti poveri e l'asse ricco Franco/Tedesco.
Il linguaggio violento rozzo funziona a rafforzare l'immagine di questo archetipo che deve "solo" combattere all'infinito, non occorre che vinca.

Nel Partito Democratico oggi, dopo la narrazione di Renzi (caratterizzata dalla velocità), c'è silenzio. Siamo ad una narrazione reattiva, si risponde agli avversari proprio nei punti in cui non sono vulnerabili, finendo spesso per rafforzare i loro archetipi.
1 - essere contro il Populismo racconta un PD contro il popolo;
2 - difendere le istituzione racconta un PD che non difende il popolo;
3 - spiegare le cose parlando alla testa prima ancora che alla pancia racconta un PD rigido e arrogante.

E allora sembrerebbe non esserci spazio per l'archetipo Democratico!
Io ritengo che la nostra narrazione sia lunga e che occorra cominciare adesso a costruire la figura del Guaritore, serio credibile affidabile da spendersi nel "dopoguerra" quando le ferite saranno profonde e dolorose.

In un ecosistema narrativo ogni archetipo deve avere voce, essere in partita, il silenzio porterà all'estinzione.

 

 

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Ferentino. Silenzio assoluto sui disagi della Cava Sigillo

cava foto mezzo carico e scopertodi Maurizio Berretta, Consigliere comunale DemocraticaMente - “Alla data odierna il sindaco di Ferentino non ha ritenuto rispondere all’interrogazione consiliare protocollata in data 30/06 dal sottoscritto, facendo scadere i termini regolamentari d’urgenza richiesta, e tantomeno non si è degnato di dare risposte ai residenti, ai quali aveva chiesto 10 giorni di tempo per regolarizzare le inadempienze sia del comune che del privato, così come previsto in convenzione, deliberata dal Consiglio comunale ad ottobre 2016. A maggio 2017, avevo richiesto anche l’attuazione di disposizioni ben precise per limitare i disagi sia in termini di traffico mezzi pesanti che in termini ambientali, ma anche in questo caso l’amministrazione comunale latita.
La situazione intorno alla Cava Sigillo sta peggiorando, adesso addirittura i mezzi pesanti a pieno carico escono dalla cava senza telonatura, e di controverso tornano nella cava vuoti con tanto di copertura della parte cassonata. Avevo chiesto un controllo da parte dei Vigili Urbani, ai quali avevo girato la prima missiva, ma di risposte sempre il nulla.
E’ singolare anche il silenzio di tutta la maggioranza di governo, c’è un’intera contrada popolasa, che per tutto l’arco della giornata subisce tutti questi disagi, in Consiglio comunale, invece di ascoltare i nostri suggerimenti, si sono solo preoccupati di palesare il voto favorevole al cospetto del proprio sindaco.maurizioberretta 350
La Città è stanca, le problematiche della cava Sigillo sono solo la punta di un iceberg ben più grande, una Citta’ dimenticata dalla propria amministrazione, 5 anni di abbandono saranno per il futuro un masso pesante da rimuovere.
Per tutelare la Comunità che sta subendo i disagi palesati, non farò passare le mancate risposte nel silenzio voluto da Pompeo ed i suoi, nei prossimi giorni formalizzerò la diffida ad adempiere per la risposta alle risoluzioni da attuare, conivolgendo anche l’Organo di Governo Territoriale, S.E. Il Prefetto.
Ferentino, li 17 Luglio 2017

Maurizio Berretta
Consigliere comunale DemocraticaMente

 

 
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