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Nuovo servizio: “sportello sociale” dello SPI CGIL di Frosinone Latina

SPI CGIL

Servizi di orientamento e consulenza ai cittadini per servizi socio-assistenziali e socio-sanitari. Dichiarazione della Segretaria Generale Beatrice Moretti

spi cgil 350 260Viene attivato un nuovo servizio nelle province di Frosinone e di Latina da parte dello SPI CGIL, che si articola in ben 8 sportelli territoriali che fanno riferimento alle 6 leghe SPI CGIL del Comprensorio. Si parte oggi 16 febbraio alle ore 10 con l’inaugurazione dello sportello sociale nella sede SPI CGIL di Formia, in piazza della Vittoria, per proseguire poi con un fitto calendario di progressiva attivazione nelle altre sedi provinciali.

Lo sportello sociale è un servizio completamente nuovo che si basa sull’ attività di accoglienza, ascolto, orientamento e consulenza ai cittadini fondamentalmente sui servizi socio-assistenziali e socio-sanitari in provincia di Latina e di Frosinone. Inserito nell’ambito di un progetto politico ben più ampio, elaborato dalla CGIL e dallo SPI CGIL di Roma e Lazio, lo Sportello sociale garantisce ai cittadini una porta unica di accesso alle informazioni e ai servizi socio-sanitari, prendendo in carico le persone e le loro famiglie al fine di rendere esigibili i loro diritti, rispondendo alla necessità di dare una risposta a quei bisogni spesso inespressi che riguardano necessità ed esigenze in particolare della popolazione anziana.

Tema fondamentale dello sportello sociale è l’area della non autosufficienza e le modalità di accesso ai relativi servizi, informando sui loro diritti le persone in condizione di fragilità e accompagnandole nelle loro richieste agli Enti che erogano i servizi di cui hanno bisogno.

“In ciascuno degli 8 sportelli sociali che lo SPI CGIL sta attivando in provincia di Frosinone e di Latina opererà un nostro collaboratore appositamente formato per essere in grado di ascoltare e soprattutto di interpretare i bisogni delle persone” – dichiara Beatrice Moretti, Segretaria Generale dello SPI CGIL di Frosinone Latina – “se è necessario, gli interessati vengono indirizzati al Patronato INCA, al CAAF, all’Ufficio Vertenze, alle Associazioni Convenzionate , come AUSER, SUNIA e Federconsumatori, oppure si provvede a sollecitare le istituzioni pubbliche del territorio (Comune, ASL, Distretto sociosanitario, etc.) a dare riscontro alle diverse richieste dei cittadini”.
“Lo sportello sociale potrebbe essere sinteticamente rappresentato anche come quel luogo fisico, libero e gratuito, dove si raccoglie la domanda sociale su cui costruire le vertenze e le iniziative negoziali proprie della contrattazione sociale territoriale attraverso diverse aree di intervento che fanno riferimento agli ambiti delle politiche sociali, della sanità e della disabilità e non autosufficienza” - precisa Beatrice Moretti, che intravede in questo nuovo servizio la possibilità di diventare un osservatorio privilegiato sulla realtà territoriale, un vero e proprio centro di lettura dei bisogni sociali dei singoli e delle famiglie che vivono nelle province di Frosinone e di Latina.

Lo SPI CGIL ha messo in campo un progetto molto importante, perché ambisce a rispondere in modo fattivo alle sfide e alle opportunità che si presentano con una popolazione che invecchia, che ha diritto di poter accedere in modo rapido e semplificato ai diversi servizi di cui ha bisogno.

Frosinone, 15 febbraio 2022 La segretaria Generale Beatrice Moretti

 

 

 

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PRC Ceccano: firme contro l'ingiustizia sociale

 FIRME CONTRO IL CARO BOLLETTE E LE INGIUSTIZIE

Raccolta firme da inviare al Governo

Bandieraprc 350 260Lo scorso 8 Dicembre siamo scesi in strada per dire la nostra sull’azione politica ed economica che riguarderà , nei prossimi mesi ed anni, la stragrande maggioranza degli italiani. Infatti siamo scesi in strada con i nostri banchetti ed insieme ai Giovani Comunisti del locale circolo ed abbiamo, con orgoglio e convinzione, distribuito volantini informativi e, cosa molto importante da un punto di vista di pratica politica, siamo riusciti a raccogliere più di cento firme tra i passanti in solo un paio di ore. Firme contro il caro bollette e la riforma delle pensioni, firme che come petizione popolare saranno inviate al prefetto e quindi al governo, firme di cittadini stanchi e provati dall’ennesima manovra finanziaria e dall’ennesima stangata che il governo ha rifilato agli italiani.

Una manovra che non premia le fasce più deboli, con una “coperta” economica troppo stretta che escluderà o modificherà in buona parte le poche norme che fino ad ora stavano cercando di tutelare le fasce sociali più deboli (tipo il reddito di cittadinanza). Noi continuiamo a sostenere che la povertà non è un crimine, e se ne faccia una ragione anche Bonomi della CONFINDUSTRIA. Inoltre poco e’ stato deciso di investire su altri temi importanti come : sanità, scuola, ambiente, innovazione etc. Il fatto che molte persone si siano fermate a darci manforte e sostegno significa che c’è una grande fetta di persone, a Ceccano come nel resto d’italia, che non e’ d’accordo con queste misure emanate dal governo Draghi e dalle forze politiche che lo sostengono (PD-Lega-Forza Italia-M5S-Leu-Italia Viva).

Oltre a quest’azione, abbiamo poi distribuito volantini informativi su un'altra questione economica che ci tocca da vicino perche’ locale, e cioè riguardante il predissesto del Comune di Ceccano, nefasto risultato ottenuto dal Sindaco Caligiore e dalla sua giunta, un risultato che comporterà disagi nei servizi comunali per tutti i cittadini e che tutti pagheremo a caro prezzo.

 

Ceccano, 12 dicembre 2021
I Giovani Comunisti
IL Circolo “5Aprile”

 

 

 

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Ex-Ilva, necessario un nuovo blocco sociale

 AMBIENTE. TARANTO

In dialogo con il segretario della Fiom–Cgil di Taranto, Giuseppe Romano, la proposta della costruzione di una prospettiva egemonica che includa i diritti di tutti, a cominciare da quello alla salute

genitori tarantini 390 min

di Alessandro Marescotti 
“Ex-Ilva, urge l’avvio della transizione ecologica”. Con questo titolo, su questo sito, viene riportato il pensiero di Giuseppe Romano, segretario Fiom-Cgil di Taranto. Vi si legge: “L’attuale stabilimento col ciclo integrale e con questo tipo di impianti – ancor più in assenza di massicce dosi di manutenzioni straordinarie, ma anche ordinarie – non è più sostenibile”. Giuseppe Romano è un sindacalista attento e ben documentato. Sull’Ilva di Taranto ha già dichiarato al giornalista Guido Ruotolo: “La questione vera, oltre alla compatibilità ambientale e sanitaria, è come si tiene l’occupazione attuale che prevede per il ciclo integrale l’equazione un milione di acciaio prodotto e mille dipendenti. Già col forno elettrico il rapporto scende a un milione di acciaio e trecentocinquanta-quattrocento lavoratori”.

Seguiamo allora il filo del discorso immaginando che l’Europa finanzi interamente i forni elettrici, sostituendo il carbone e utilizzando energie rinnovabili non inquinanti per produrre l’idrogeno. Immaginiamo che questo sistema di produzione dell’acciaio “pulito” passi rapidamente dalla fase del prototipo su piccola scala a quella della produzione su larga scala. E immaginiamo che l’Europa paghi persino l’energia necessaria a farlo decollare. Insomma, una partenza gratis per una svolta totale che affranchi Taranto dai veleni siderurgici attuali.

Il sindacato sarebbe felice per questa transizione ecologica? Il problema è che con questa “transizione” si scende – lo dice Romano – a trecentocinquanta-quattrocento addetti per milione di tonnellate/anno di acciaio.

Il nuovo ciclo produttivo decarbonizzato, altamente automatizzato, è di tipo labour saving e compensa i maggiori costi iniziali di investimento con una netta riduzione della forza-lavoro e, in prospettiva, con una minore tassazione, in vista di una carbon tax sempre più pesante per i cicli produttivi basati sul carbone.

Immaginiamo una produzione a sei milioni di tonnellate/anno di acciaio. Facendo la nuda contabilità degli apporti occupazionali di un simile stabilimento siderurgico decarbonizzato, possiamo dire che un’Ilva totalmente “green” passerebbe da oltre diecimila posti di lavoro a un numero di occupati pari a circa un quarto: duemilacinquecento lavoratori, e anche meno. Il taglio sarebbe almeno del 75% rispetto al tempo dei Riva. E se la produzione aumentasse a sette milioni di tonnellate/anno? Non si arriverebbe a tremila lavoratori. E anche nell’ipotesi di arrivare a otto milioni di tonnellate/anno – irrealistica stando all’attuale effettiva richiesta di acciaio –, ecco che l’occupazione sarebbe comunque di un terzo rispetto ai tempi dei Riva.

Di fronte a questo scenario, è lecito chiedersi se non sia diventato centrale, per il futuro dei lavoratori di quello che fu il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, una riconversione che vada oltre la fabbrica e abbracci il territorio nel suo complesso. Questione mai affrontata con la necessaria convinzione da parte sindacale, in quanto si è puntato sulla ripresa occupazionale, cosa che si sta rivelando irrealistica. Dai numeri che emergono (la decarbonizzazione non darà posti di lavoro ma li toglierà), la riconversione economica è la vera questione che riguarda il futuro dei lavoratori, i quali, in grande maggioranza, non andranno mai in pensione come lavoratori del comparto siderurgico. E i quali, da tempo, portano a casa un reddito pagato di fatto dai contribuenti italiani, viste le enormi perdite economiche dello stabilimento.

L’urgenza di una scelta di riconversione complessiva poggia sui dati drammatici emersi dalla recente ricerca pubblicata su “Environmental Research” e qui che certifica un eccesso di mortalità, nei quartieri vicini alla fabbrica, di cento persone l’anno. È il dato drammatico che è stato esposto dai ricercatori, autori dello studio, alla delegazione dell’Onu che si occupa di diritti umani e che da Ginevra si è recata a Taranto il 2 ottobre scorso. E se cento tarantini che muoiono ogni anno in più non sono capaci di smuovere la compassione del mondo, si sappia almeno che lo stabilimento è un “mostro climatico” che si classifica al primo posto in Italia per emissioni di CO2, sommando ciò che esce dai camini a ciò che fuoriesce dalle centrali termoelettriche dello stabilimento che si alimentano dai gas siderurgici. A che serve gridare contro i cambiamenti climatici – com’è accaduto nella Pre-Cop26 di Milano conclusasi il 2 ottobre –, se poi si lasciano salire al cielo le emissioni dei mostri climatici, che associano al danno sanitario locale anche il danno ecologico globale?

Le tecnologie che possono salvare le persone e contrastare i cambiamenti climatici ci sono. Lo dice Greta. Lo dicono tutti gli scienziati. Ma quelle tecnologie non salvano tutti i posti di lavoro, anzi li falciano inesorabilmente. E proprio per questo un sindacato pro-attivo, capace cioè di anticipare i tempi e di fornire risposte prima che si verifichino gli effetti inaccettabili, dovrebbe essere pienamente consapevole che un’epoca è finita e che difendere il passato non servirà a nulla. I tempi che ci aspettano richiedono qualcosa di completamente diverso dal passato. Richiedono una difesa delle persone e dei loro diritti, non quella di obsoleti processi produttivi che hanno ridotto la speranza di vita dei lavoratori anziché aumentarla. I tempi nuovi richiedono un sindacato che, facendosi carico del destino dei lavoratori, si faccia carico anche del destino degli “altri”, di quelli che sono fuori del muro di cinta della fabbrica. Un tempo gli studenti andavano ai cancelli delle fabbriche per unirsi agli operai. Oggi non più: anzi, a Taranto vanno a quei cancelli apponendo, com’è successo, dei lucchetti e scrivendoci sopra “chiusura”. La costruzione di un blocco sociale capace di “egemonia” è l’unica strada per contrastare ingiustizie e per costruire un’idea equa di futuro, in cui nessuno sia posto in un angolo, dimenticato, o in un reparto a fare chemioterapia.

L’egemonia è un sistema di alleanze costruito con una cultura nuova, sugli intellettuali. Oggi più che mai sulla scienza e sulla ricerca. Questo ci insegnò Gramsci con i suoi Quaderni: costruire alleanze fra gruppi sociali non omogenei fra loro, ma potenzialmente convergenti per un bisogno radicale di giustizia sociale. Questa idea di egemonia, basata sul dialogo fra diverse forze sociali, è l’unica che può allargare le alleanze di una classe operaia oggi isolata, riportandola – come un tempo – al centro di un’idea di futuro basata sulla giustizia sociale e sulla condivisione di una prospettiva che includa i bisogni e i diritti di tutti.

-4 Ottobre 2021 

 

 

 

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Gentilezza: sia sentimento sociale

 LIBRI. Presentati da UNOeTRE.it

Gentilezza come sentimento sociale, come dice Filippo Cannizzo

di Barbara Abbruzzesi
Lacrime di Gentilezza COPERTINA 350 minSono passati quasi tre anni dall'uscita del primo libro di Filippo Cannizzo, "Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese", vincitore del Premio Nazionale 2018 "Per la filosofia" e del Premio Internazionale "Scriptura" 2019. Il nuovo libro “Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza peruna (ri)generazione umana”, uscito in giugno 2021, ha tanteanalogie con quel primo libro: l’apertura al dialogo, all’incontro conl’altro, alla riflessione, a ritrovarsi umani tra gli umani attraverso un escamotage narrativo: il vissuto dei due protagonisti in questo caso in un piccolo comune d’Italia (nel libro precedente in viaggio per l’Italia) e l’incontro con persone, situazioni e problemi che in fondo anche tutti noi abbiamo incontrato e incontreremo. Così la forza tipica della narrazione, del riconoscimento e dell’immedesimazione nei personaggi si fonde all’intento scientifico del libro ricco di note, dati e riferimenti bibliografici.

Filippo è riuscito di nuovo nell’impresa, anzi, la scrittura di questo secondo libro risulta ancora più poetica e gli inserti scientifici ancora più opportuni, effettivamente è un libro piacevole e denso al tempo stesso: il pensiero etico-politico prende forma all’interno di una cornice insolita per gli addetti ai lavori. Filippo riesce a ricomporre quella frattura tra la filosofia e il vissuto quotidiano, tra la filosofia e la scienza, tra la filosofia e la politica, facendo uscire la filosofia attuale da quei rigidi steccati che la relegano tra gli addetti ai lavori oppure dalla banalizzazione a cui assistiamo per cui tutto è filosofia, ricollocandola col giusto peso al centro delle nostre vite. “Lacrime di gentilezza” può esser letto come il naturale seguito della riflessione aperta da ”Briciole di bellezza”, dove il concetto della bellezza diviene il motore della nostra rinascita, della rinascita del Bel Paese. Era evidente l’intento pedagogico e politico del primo libro, ossia l’educazione alla bellezza, che ritroviamo anche in questo secondo testo arricchito dalla tensione alla pratica della “gentilezza", gentilezza intesa come sentimento sociale.

Cannizzo ha in mente non la semplice riabilitazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione, ma una vera e propria rivoluzione mentale e poi fattuale. La cultura non è un prodotto di consumo: la soluzione consiste nell’invertire la rotta, nel far dipendere l’economia dalla cultura e uscire fuori dalla logica del mercato, dell’utilitarismo, della mercificazione. “Coniugare l’estetica con l’etica" è indubbiamente il fulcro del pensiero di Cannizzo, in linea con gli ideali dei Padri Costituenti quando scrissero quell’originale articolo 9. Un articolo che coniuga il paesaggio col patrimonio storico e artistico, natura e cultura come beni di tutti: scrive in “Briciole”, “la bellezza è uno strumento di eguaglianza, inclusione sociale, integrazione. Potremmo quasi dire che siamo una Nazione per via della bellezza e non per via di sangue, stirpe o religione”. In “Lacrime” l’intento dell’articolo 9 è integrato dalla Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, meglio noto come Convenzione di Faro del 2005, che “indica la partecipazione attiva dei cittadini nel settore della cultura come chiave per accrescere la consapevolezza del valore del patrimonio culturale“ (pag39).

L’invito con cui si chiudeva “Briciole” era quello di desiderare la bellezza, di insegnare la bellezza ai giovani nel concreto, come azione politica che guida un popolo a riappropriarsi dei propri beni, a prender coscienza del proprio patrimonio, per condividerlo e preservarlo: “la bellezza, se intesa come condivisione, salvaguardia e sostenibilità, può rappresentare il nostro futuro. (…) creare lavoro generando bellezza non è un’illusione, ma un investimento concreto per il nostro paese”.
Così l’invito con cui si apre “Lacrime” è alla speranza, in cui la gentilezza è la bellezza che si fa gesto, scrive infatti Filippo (pag15) “dove vi è la gentilezza vi è la speranza, dove vi è gentilezza vi è il primato del noi sulla solitudine dell’io”. Per definire la gentilezza come “sentimento sociale” nella sua dimensione squisitamente relazionale, Cannizzo cita filosofi, intellettuali e musicisti di tutti i tempi da Marco Aurelio a Goethe, da Esopo a David Foster Wallace, da Hermann Hesse ai Marlene Kuntz, e scrive a pag53 “la gentilezza è una scelta, e per esercitarla occorre coraggio.

La pratica della gentilezza è uno degli antidoti al dominio della tecnica e del tentativo di inquinare le relazioni politiche, sociali, umane. Perché la gentilezza significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni, del proprio essere al mondo, del proprio essere umani” e più avanti a pag.70 “perciò la gentilezza ci consente di sentire un impegno verso ogni altro essere umano e di agire, grazie alla cultura, nel rispetto dell’altro, aprendoci alla diversità” e ancora a pag116 “gentilezza e bellezza, ne sono convinto, devono andare di pari passo. Si sostengono e si accompagnano vicendevolmente. (…) la gentilezza rappresenta quasi un atto etico”. Il discorso di Cannizzo però non ha nulla di retorico, anzi, più volte nel libro stigmatizza un certo atteggiamento attuale neoromantico fondato sulla “dilagante retorica della bellezza” (pag86): “avere cura dei luoghi significa recuperare una vocazione della casa che sia accoglienza e ospitalità. Non attraverso operazioni estetizzanti, neoromantiche, edulcorate; non guardare al passato come un altrove ma guardare al passato per volere un altro futuro possibile e un presente autentico” (pag20). E più avanti Filippo fa dire a Nino, il suo protagonista “non vorrei la restaurazione di un mondo perduto, di un Eden sfumato, bensì mi interessa parlare del presente per affermare un diverso modello di sviluppo” (pag25) e nella pagina seguente Nino “medita su un paese che andrebbe rigenerato. Il Bell Paese è un caleidoscopio di paesaggi, economie, tradizioni, dialetti, gastronomie, città, agricolture, storie. Questa è da sempre la sua risorsa, ma anche il suo limite: le sue diversità, il suo policentrismo territoriale, antropologico, sociale e culturale. Perciò proprio oggi sarebbe fondamentale cominciare a superare il localismo conservatore fatto di una nostalgica difesa dei tempi andati, del mito dell’autosufficienza, per costruire una nuova visione dell’Italia” (pag.26).

Il libro propone in maniera concreta soluzioni dove il dialogo, la collaborazione, il “fare rete” sono indubbiamente le parole chiave. Numerose le tematiche affrontate e purtroppo a tutti noi note: il problema dei rifiuti, del dissesto idrogeologico, dei boschi, delle gestione delle spiagge, della transizione energetica, dello spopolamento dei piccoli comuni, dell’emigrazione e dell’immigrazione, dei trasporti, dei piccoli borghi e degli spazi urbani abbondonati da rivitalizzare, rigenerare, riusare, in nome di quella categoria della “rigenerazione” prima urbana e poi umana che Cannizzo auspica in tutta la sua opera, come evidenzia anche il sottotitolo. Propone “un’economia della bellezza” (pag83) dove i luoghi della cultura creano un sistema integrato virtuoso, accessibile a tutti e inclusivo, generando bellezza e valore economico allo stesso tempo, attraverso per esempio la risorsa dei caffè letterari, dei parchi archeologici, dei percorsi storico-naturalistici, delle ciclovie e dell’elogio alla lentezza, dei muri della gentilezza, della street art anche in chiave ecologica oltre che estetica, una nuova visione di museo come luogo di socialità e accoglienza, una nuova visione di edilizia basata sull’architettura bioecologica, una nuova visione della cultura che sia anche enogastronomia, artigianato e agricoltura.

Cannizzo ci consegna “una lezione di gentilezza applicata” (pag136) in un paragrafo paradigmatico del libro, dal titolo “La stagione della gentilezza”, in cui con coraggio definisce “gentilezza e bellezza”, termini quantomai abusati negli ultimi tempi e spesso semplificati e banalizzati, dandone una dimensione politica, perché politico in fondo è l’intento di questo lavoro: “la gentilezza è un sentimento sociale. Pertanto, nel parlare di gentilezza, la prima dimensione da non dimenticare è quella della pluralità: non si può essere gentili da soli.” (pag136), e nell’ultima pagina del libro asserisce “la bellezza è la suprema espressione dell’umano nell’uomo, della nostra comune umanità. (…) e ci aiuta a capire quanti modi ci sono stati, e ci sono, per essere umani: ci educa alla complessità, alla tolleranza, alla laicità”.

 

 

 

 

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Vasetti: Piroli ha il coraggio di proposte concrete per il sociale

“Ho scelto Emanuela Piroli per il suo coraggio di avanzare proposte concrete sul sociale"

AntoniettaVasetti ceccano a sinistra Piroli2020 350 minLa lista “Ceccano a Sinistra” annuncia la discesa in campo di Antonietta Vasetti, prima mamma e poi nonna, residente nel quartiere Di Vittorio.
“Sono impegnata dal 1985 nel sociale, con disabili, anziani e minori, e attualmente impegnata come educatrice presso una casa famiglia residenziale di Ceccano, per adulti diversamente abili”.

Antonietta Vasetti fa parte del direttivo nazionale e regionale del Partito Comunista Italiano, membro della segreteria provinciale e segretaria della sezione cittadina del PCI.
La candidatura della Vasetti è motivata da una chiara posizione politica e programmatica della candidata sindaco Emanuela Piroli e della coalizione. “Sul sociale c’è molto da offrire e ho scelto di candidarmi, perché sono in pieno accordo con il programma di Emanuela Piroli a riguardo. Bisogna iniziare dai quartieri dove si possono offrire percorsi, spazi e alternative culturali, dove le persone possano contare su una rete di servizi efficaci. È necessario potenziare gli strumenti per i minori e per i diversamente abili per una corretta integrazione scolastica”.

La Vasetti continua parlando delle sue idee per lo sviluppo sociale della città. “Necessaria la creazione di centri di aggregazione giovanile, per adolescenti e preadolescenti, in zone strategiche per distoglierli dalle strade e dalle sale giochi, offrendo loro opportunità di fruire del tempo libero in modo costruttivo e creativo”. Antonietta Vasetti continua esponendo le sue priorità parlando di “asili nido comunali per lavorare sui nuclei familiari con disagio socio-educativo, favorendo, così, anche un più semplice inserimento al lavoro. Sul fronte delle case famiglia per anziani, bisogna pensare ad una o più strutture pubbliche residenziali che possano ospitarli in modo da evitare l’emarginazione sociale e il ricovero lontano dai propri affetti”. Altre necessità di Antonietta Vasetti e del suo partito la previsione di una “piscina comunale e di strutture per la riabilitazione motoria per portatori di handicap e anziani. Bisogna, inoltre, formare un insieme di persone che rispondono alla comunità, offrendo prestazioni a determinate tipologie di bisogno”.

Antonietta Vasetti conclude con un passaggio netto su Emanuela Piroli. “Ho scelto Emanuela Piroli per il suo coraggio di avanzare proposte concrete sul sociale. Negli anni ho visto crescere a Ceccano solo assistenza domiciliare e un centro sociale. La destra che ci ha mal governato ha lasciato il sociale agli ultimi posti dell’agenda politica ed amministrativa. Solo con Emanuela e la nostra coalizione possiamo cambiare davvero Ceccano”.

Ufficio Stampa coalizione Piroli Sindaco
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Per un nuovo modello sociale e di sviluppo

Pasquale Desideri. E' un Chimico della salute e della Sicurezza sul Lavoro. Vorrebbe un nuovo modello sociale e di sviluppo. Vive a Roma

20anni1e3it minIl mio non è uno scritto, ma un commento ed un augurio alla Vostra meritevole azione. Auguri ad una voce locale ma non localistica, perché quello che accade su un territorio è la concretezza di un archetipo e le lenti della Costituzione e dell'analisi materialista con cui lo si guarda e le parole con cui lo si rappresenta lo elevano alla riflessione sugli ideali e sul sistema che lo hanno reso concreto. Avanti così, fino a quando il valori che di fratellanza, uguaglianza e solidarietà che portiamo nel nostro cuore ed esprimiamo con le nostre parole non diventeranno i pilastri portanti di una nuova e più umana nuova umanità. Auguri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Indagare le modificazioni nel vivere sociale

Verbale della teleriunione di redazione, tenuta giovedì 21 maggio 2020 alle ore 18

20anni1e3it minPresenti all’incontro, in ordine alfabetico:
- Valentino Bettinelli
- Paola Bucciarelli
- Angelino Loffredi
- Ermisio Mazzocchi
- Ignazio Mazzoli
Assenti giustificati: Tommaso Cappella, Nadeia De Gasperis, Tiziano Ziroli.

 

La riunione si apre con l’introduzione del direttore Ignazio Mazzoli sulla ricorrenza dei 20 anni di UnoeTre.it e sui temi da trattare, tenendo ben presente la crisi della politica e la necessità di affrontare l’attualità locale, in quanto voce di informazione del territorio.
Primo intervento a seguire l’introduzione del direttore, quello di Angelino Loffredi, il quale centra l’obiettivo sul costante insediamento dei padroni negli organi di informazione e nella politica stessa. Una crisi che spinge verso il più cieco liberismo, con le problematiche affrontate dal punto di vista esclusivo dei padroni, e una destra europea molto forte. Un plauso, da parte di Loffredi al lavoro di approfondimento proposto da Ermisio Mazzocchi.

Valentino Bettinelli interviene sul ruolo dell’informazione locale, intercettando nella posizione di UnoeTre.it quella di via alternativa rispetto ad una qualità di informazione appiattita. Una stampa locale quasi del tutto fagocitata da Ciociaria Oggi, dove L’Inchiesta, tra mille difficoltà, prova a tenere. In conclusione invita ad una analisi sociologica dei processi di imbarbarimento in corso, del dibattito politico e della società contemporanea.

Ermisio Mazzocchi parla della possibilità del giornale di rappresentare un punto di riferimento per i lettori democratici e progressisti, in un campo di informazione locale ormai ridotto. Secondo Mazzocchi è necessario l’allargamento al sud della provincia, per una maggiore copertura delle diverse aree, da nord a sud. Dopo la pandemia si tornerà ad un dialogo in cui la politica dell’area democratica e progressista avrà bisogno di riorganizzare seriamente le proprie fila, anche in vista di appuntamenti elettorali importanti.

Paola Bucciarelli esordisce con l’incertezza di quello che sarà il prossimo futuro, in relazione al periodo appena trascorso nel pieno dell’emergenza. A suo avviso, nel panorama politico, il mondo della sinistra (partiti, sindacati, associazioni) non appare pronto, ma anche la destra potrebbe subire delle ripercussioni nel post Covid. Focus di riflessione sulla scuola e su una Didattica a Distanza che rischia di penalizzare tanti studenti che non hanno un accesso corretto alla rete.

In conclusione il direttore Ignazio Mazzoli, richiamando come in apertura all’attualità, ha invitato i membri della redazione ad elaborare le proprie riflessioni in un testo scritto.

A chiusura la Redazione accoglie al suo interno, su proposta del Direttore Luigi Carlini, disoccupato di Vertenza Frusinate e sindacalista già da tempo impegnato nelle cronache di lotta dei lavoratori.

 

 

 

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Quale sarà la futura condizione sociale?

“Andrà tutto bene”. ???

Angelino Loffredidi Angelino Loffredi - In questo lungo periodo determinato dal Corona Virus e dalla forzata clausura, c’è uno slogan che abbiamo ascoltato continuamente, un tam-tam assordante che con sbalorditiva sicurezza assicura che “Andrà tutto bene”.

Pur comprendendo l’iniziale necessità di neutralizzare il panico ed il senso di isolamento che colpiva tutti e contemporaneamente l’obbiettivo di rassicurare e far sperare in una positiva via d’uscita, con il passare del tempo comincio a pormi delle domande, sicuramente impegnative: “Andrà tutto bene” è riferito alla nostra salute fisica oppure alle condizioni sociali di tutti i cittadini?

Per quanto riguarda l’andamento e la diffusione in Italia della pandemia, i dati che ci vengono indicati mi sembrano essere promettenti, nello stesso tempo però, ritengo che i rischi di una ripresa dell’infezione rimangano sempre all’ordine del giorno perché basta una sottovalutazione delle indicazioni di protezione, per rilanciare il contagio.

Alla luce delle ripercussioni procurate dalla mancata produttività, vorrei provare invece a discutere e approfondire la questione riguardante la futura condizione sociale. I danni certamente saranno ingenti e attualmente incalcolabili. Mi limito allora ad avviare la discussione partendo dalle notizie sentite, lette e viste riguardanti l’estesa reazione delle varie categorie, associazioni, sindacati e varie corporazioni per indicare i danni ricevuti e la giusta protesta per le promesse fatte dal governo e non mantenute, oltre che le varie proposte di natura finanziaria o fiscale.20anni1e3it min

Accanto a questo variegato e scalpitante mondo esiste un’area umana che purtroppo non ha avuto momenti di ascolto, pur nei limiti dei divieti non è stata portata in piazza, non è al centro dei grandi dibattiti, mi riferisco a quella degli ultimi, dei disoccupati, dei poveri in generale, agli invisibili. Le varie sigle sindacali, per questa imperdonabile sottovalutazione hanno perso una buona occasione per dimostrare di essere le rappresentanti di tutti i cittadini, a cominciare dai più deboli. Hanno lasciato un’area di oltre cinque-sei milioni di persone priva di rappresentanza. L’insieme della discussione ricevuta attraverso il circuito dell’informazione è quella che tiene conto e privilegia le richieste dei settori economici più forti dell’economia. La necessaria lotta alla burocrazia sollecitata dalla Confindustria rappresenta (sperando di sbagliare) solo un maldestro tentativo per coprire la pretesa di avere mano libere, potrei scrivere di volere “Licenza di uccidere“ anche perchè settori economici come la Fiat (FCA) hanno rafforzato la loro influenza sull’opinione pubblica attraverso l’acquisto di la Repubblica, uno dei più letti giornali italiani.

Mi accorgo con preoccupazione che alcune posizioni come quella di Andrea Orlando, vice segretario del PD, riguardanti alcune sue riserve sulle ipotizzate garanzie bancarie da assicurare anche a settori economici ed industriali che hanno residenze in Paradisi Fiscali, non hanno ricevuto il necessario sostegno del suo partito. Potrei scrivere, per confermare, che il PD oramai è scalabile da chiunque a cominciare dai ceti proprietari.
Anche le stesse proposte del segretario della CGIL Maurizio Landini per provare ad uscire dalla crisi indicando linee di giustizia sociale mi sembrano essere sottovalutate dall’insieme della sua Confederazione.
Vorrei sottoporre a chi legge una piccola ma significativa questione riguardante il tele-lavoro a domicilio. Una forma di lavoro che da 23 anni vado auspicando https://www.loffredi.it/telelavoro-a-domicilio.html.

Ebbene chiedo di vedere meglio nell’interno di questa positiva applicazione per rilevare come, pur nella necessaria innovazione, c’è sempre chi privatizza i profitti e magari prova a socializzare le perdite. E’ necessario conoscere il numero esatto dei lavoranti a domicilio, sapere se tale condizione si voglia consolidarla, o se passata la pandemia si ritornerà alla prima soluzione. Infine c’è l’urgenza di conoscere la quantità dei lavoratori che hanno avviato tale attività con strumenti tecnici non messi a disposizione dalle aziende ma acquistati a proprio carico. Inoltre mi sembra opportuno verificare fino a che punto è estesa l’ipotesi, in tanti casi già attuata, della revoca del buono mensa. Diritto sempre valido sia quando si lavora in azienda, sia quando si opera da casa.

Fatte queste rapide considerazioni, non sento di accodarmi a chi afferma che andrà tutto bene anzi, ritengo che si debba aprire un’altra finestra di discussione legata all’altra grande affermazione: “Niente sarà come prima” eliminandone l’equivoco, l’illusione, l’ambivalenza per affrontare la decisiva questione : sarà meglio o sarà peggio di prima? E dirimerne un’altra ancora più decisiva: meglio o peggio per quali ceti, quali categorie, quali classi? Non so come andrà a finire ma dopo questi mesi mi sento di scrivere di aver visto le classi dominanti sempre più aggressive e predatorie, prive di attenzione verso gli altri ceti, ma confesso purtroppo, di non vedere l’elaborazione di una linea alternativa proposta dalle forze del lavoro che possa ridurre le disuguaglianze, che ripristini i servizi universali (sanità, scuola, ricerca), preservi l’ambiente, ristabilisca il diritto sui posti di lavoro, assicuri l’occupazione.

Ceccano 26 maggio 2020

 

 

 

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Certosa di Trisulti: Ora un grande Piano di Responsabilità Sociale

La Voce delle Associazioni ricorrenti: Ora un grande Piano di Responsabilità Sociale

Certosa di Trisulti 390 260 minApprendiamo con soddisfazione della decisione del Mibact di ricorrere al Consiglio di Stato per ribaltare la sentenza del Tar di Latina, che il 26 Maggio ha riconosciuto a DHI il diritto di rimanere all’interno della Certosa. Così come abbiamo appreso con senso di giustizia che la Corte dei Conti vigila con attenzione sui beni patrimonio dello Stato, avendo citato in giudizio Benjamin Harnwell per mancato pagamento del canone

La stessa sentenza, che ha dichiarato al contempo le Associazioni ricorrenti quale soggetto non ammissibile, ha suscitato più di qualche perplessità. Molte le voci che si sono alzate in queste ore, molte di sdegno, altre decisamente fuori luogo. Indipendentemente da ciò che è dichiarato nel dispositivo, la nostra posizione resta ferma e siamo quindi assolutamente fiduciose che l'ultima parola non sia ancora stata scritta.

Al di là delle varie considerazioni lette in queste ore, restano due dati di fatto concreti e tangibili: ci sarà un ricorso al Consiglio di Stato per ricostituire una situazione di legittimità e c'è sul territorio un Soggetto plurale e trasversale pronto a mettere in campo tutte le azioni che si renderanno necessarie affinché ciò accada.

Il nostro ruolo in questa vicenda è chiaro e intellegibile, fin da quando abbiamo iniziato con le prime azioni di moral suasion per sollevare il velo su una vicenda dai contorni poco chiari e dai risvolti internazionali: Vogliamo essere attori e promotori di un nuovo Piano di Responsabilità Sociale, che chiami a sostegno dell’azione di ricorso del MIBACT anche quei soggetti istituzionali che fino ad ora sono rimasti silenti. E ’ una questione di rappresentanza civica, e a sostenerlo per primi sono stati i legali dello Studio Spirito Ianni che hanno seguito fin dall’inizio la vicenda e hanno preparato il nostro ricorso pro bono.

La sfida ora è questa, ed è una sfida inusuale per il nostro territorio: una grande opera di riappropriazione di un Bene Comune che passi attraverso la responsabilità sociale di tanti.

Comunità Solidali,

Amici del Cammino di San Benedetto,

Associazione Gottifredo,

Alle Origini del Cammino di San Benedetto,

Club Alpino Italiano Sezione di Alatri,

De Rerum Natura,

Gruppo di Azione Locale Versante Laziale del Parco Nazionale di Abruzzo,

Circolo Legambiente il Cigno di Frosinone,

Fondazione L'Abbadia,

Res Ciociaria,

Sylvatica,

--
Comunità Solidali

https://www.facebook.com/comunitasolidalifr/
https://comunitasolidalifr.wordpress.com/

 

 

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Ricostruzione economica e sociale con il lavoro

Lavorare in sicurezza per superare la crisi Covid 19

lavoro fase 2 350 mindi Donato Galeone* - "Tutti in casa” . Riflettendo, leggendo e ascoltando in attesa del 4 e 18 maggio giornate di ripresa graduale delle attività produttive e dei servizi - è apparso in me e forse in molti di noi - l'antica immagine comunitaria del dopoguerra, più estesa e più coesa, tanto nella sofferenza di oggi giorno quanto solidale nella corsa per raggiungere quei traguardi auspicati e proclamati in “coro armonico” sia per il 1° maggio 2020 che nei messaggi per i 70 anni della CISL: da Papa Francesco, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da Giuseppe Conte a nome del Governo.

Ha detto Papa Francesco a Santa Marta il 1° maggio Festa del Lavoro: «Il lavoro dà la dignità. Dignità tanto calpestata dalla storia. Anche qui ci sono tanti schiavi, schiavi del lavoro per sopravvivere: lavori forzati, male pagati, con la dignità calpestata. Si toglie la dignità alle persone. Anche qui, da noi, succede con i lavoratori giornalieri con una retribuzione minima per tante ore lavorate, con la domestica che non viene pagato il giusto e non ha le sicurezze sociali e la pensione. Questo succede qui: è calpestare la dignità umana. Ogni ingiustizia che si fa al lavoratore è calpestare la dignità umana».

Il Presidente Sergio Mattarella, con il suo messaggio dal Quirinale per la Festa del Lavoro scrive che: “ Nei 74 anni di Repubblica il lavoro è stato il motore della crescita sociale, economica, nei diritti, perché il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone”. Mattarella conclude sottolineando che: «Non ci può essere Repubblica senza lavoro, come afferma solennemente il primo articolo della nostra Costituzione».

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte sullo sviluppo e il lavoro ritiene che «l'Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l'orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l'occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all'interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano».

Ed è proprio nella “ricostruzione economica e sociale con il lavoro” che milioni di lavoratori sono in cassa integrazione e rischiano di trovarsi senza impiego ai loro rientri, oltre ai giovani e le donne che attendono lavoro, in particolare, nelle aree del Mezzogiorno.

Così come l'annuncio sul “reddito di emergenza” del Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, da estendere a tutte le categorie che hanno provato bisogno, dovrebbe configurarsi quale occasione mirata - anche - verso la emersione del lavoro nero e irregolare che è sfruttamento umano.

La SVIMEZ indica le “persone prive di tutela” che attendono un reddito di emergenza e si contano in circa 1,8 milioni ai quali si devono aggiungere i 2 milioni di irregolari, oltre agli 800 mila disoccupati che, certamente, non potranno accedere al mercato del lavoro nei prossimi mesi.

Ma la platea – sappiamo – è enorme tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi che è pari a 14,7 milioni, sostenuta dalle casse integrazioni e da temporanei sussidi pubblici. Complessivamente si possono contare - dati SVIMEZ - in circa 19 milioni (75%) rispetto agli addetti occupati, mediamente, in Italia (circa 25 milioni). Se teniamo in conto che, dal 4 maggio, potrebbero aver ripreso lavoro 4, 5 milioni di persone, restano circa 15 milioni di italiani ai quali si dovrà garantire sia il sostegno al reddito con ammortizzatori sociali che con i sussidi pubblici di sopravvivenza.

La Fase della graduale ripresa produttiva - dalla mezzanotte del 4 maggio - osservando i 13 punti dell'intesa definita il 24 aprile tra le parti sociali, datori di lavoro e Governo - sottoscritto dai Sindacati del lavoratori ed a seguito di un lungo confronto - è certamente innovativa verso le aziende per la salubrità dei luoghi, con verifica continua per la massima sicurezza sul lavoro.

La innovazione condivisa sulla sicurezza non può non tendere verso il “cambiamento del modello organizzativo del lavoro” - anche - con la riduzione e distribuzione degli orari di lavoro che, salvaguardando la salute delle persone, può migliorare la qualità delle produzioni ed i livelli di produttività, mediante la partecipazione dei lavoratori nelle scelte produttive aziendali.

Oltre i luoghi di lavoro - dopo il protocollo sulla sicurezza per la salute condiviso dal Governo e le parti sociali - è stata riproposta, in questi giorni, al Governo dalla CGIL-CISL-UIL la elaborazione di un “Patto Sociale di Sviluppo e Lavoro” per modernizzare e ricostruire la economia del nostro Paese: nelle infrastrutture materiali e immateriali; nella ricerca e nella formazione di ogni livello, nel digitale e nella tutela dell'ambiente (Sbarra Cisl).

Procedere, quindi, con un “Piano Straordinario” per la creazione di nuovi posti di lavoro e per costruire una società inclusiva e senza barriere nella dimensione europea : regolarizzando il lavoro degli emigrati più che sfruttati sia dal caporalato che dalle mafie; rivoluzionando il modello dei servizi resi alle nostre comunità; rendendo sicuri e soddisfacente la domanda dei trasporti, innanzitutto, per favorire una migliore conciliabilità tra i luoghi di lavoro e la vita famigliare.

Anche queste mie riflessioni conclusive fatte a 70 anni dalla costituzione della CISL – 30 aprile 1950 – testimoniate personalmente oltre che riconosciute e confermate - attraverso la esperienza della CISL verso tutto il movimento sindacale dei lavoratori italiani ed europei - dovrebbero concorrere ad avviare tra CGIL-CISL-UIL e Governo la discussione “sulla Fase 3 e seguenti Fasi di una programmata e pianificata ripresa della economia e del lavoro” tenendo presente, anche, i riconoscimenti del ruolo sindacale dei lavoratori mediante le comunicazioni sia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte inviate alla CISL il 30 aprile 2020:

Sergio Mattarella: «un sindacato che ha contribuito in modo significativo alla costruzione di una Italia democratica, più moderna e più giusta, sapendo sempre di far coincidere gli interessi dei lavoratori con l'interesse generale del Paese. Il sindacato, oggi, è consapevole di essere di fronte a sfide con un obiettivo immutato: confermare, in un nuovo contesto, i valori della persona, la cui dignità è intangibile rispetto a ogni pur rispettabile interesse».

Giuseppe Conte: «i valori del sindacato più che mai si rilevano di straordinaria attualità per l'Italia, ed oggi a 70 anni dalla fondazione delle CISL, ci troviamo ad affrontare una delle più gravi ed impegnative sfide per la tutela dell'essere umano, della sua natura e del suo lavoro».

Questo “coro armonico” di solenni affermazioni, condivisioni e riconoscimenti che ho voluto richiamare, dovrebbero trovare coerenza morale e umana in ogni sede decisionale ed operativa responsabilmente, mentre si rilevano - con rammarico e nonostante le pubbliche scuse del Governo - immotivati ritardi nell'erogare quelle minime somme di sopravvivenza annunciate a milioni di persone che ne hanno bisogno - tutti in casa - ma sempre disponibili per un lavoro equamente contrattato e partecipato.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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